Georgette Heyer: UN DONO DAL CIELO - BEAU WYNDHAM ("The Corinthian" - 1940)

Lady Wyndham depose i sali per esclamare: "Mai, mai spingerei mio figlio a un gesto che gli fosse sgradito, ma era inteso da anni che Richard e Melissa Brandon sigillassero con il legame matrimoniale la lunga amicizia tra le nostre famiglie!"
"Se Richard non desidera sposare Melissa, non sarò certo io a incalzarlo perché lo faccia", annuì Louisa. "Ma è tempo ormai che sposi qualcuno, e se non ha messo l'occhio su un'altra giovane donna, deve sposare Melissa."
"A quel che so, suo padre, Lord Saar, non vivrà più di cinque anni. Non ha un solo bene che non sia ipotecato, e beve come una spugna. Dicono che il padre abbia fatto lo stesso."
Le due donne guardarono George con scarsa simpatia. "Mi auguro, George", disse Lady Louisa, "non intendiate affermare che Melissa è dedita al bere?"
"Oh, no, no davvero, nulla di simile! Senza dubbio è una giovane ineccepibile. Ma vi dirò una cosa, Louisa: non biasimo Richard se non la vuole. Tanto varrebbe sposare una statua."

Il dialogo fra la madre, la sorella e il cognato di Sir Richard Wyndham, incomparabile dandy membro dei Corinthians, prosegue su questa linea per alcune, esilaranti pagine, finche non entra in scena l'oggetto delle loro preoccupazioni.

In quel momento la porta del salotto si aprì: un impareggiabile dandy, ritto sulla soglia, osservava cinicamente la sua famiglia. "Vogliate scusarmi", disse con voce tediata e cortese. "Servo vostro, signora. E vostro, Louisa. Mio povero George! Attendevo dunque una vostra visita?"

E, dopo un ameno scambio di battute, arriviamo alla vera descrizione di Sir Richard:

"Devo riconoscere", ammise Lady Wyndham il cui materno orgoglio non poteva tacere oltre, "che non vi è alcuno, con l'eccezione del Signor Brummel, s'intende, che abbia un aspetto ammirevole come il vostro."
Sir Richard s'inchinò, ma parve accogliere quelle parole come un doveroso tributo. E in verità il suo aspetto era impareggiabile. Dai capelli pettinati a colpo di vento (acconciatura difficile tra tutte) alle punte dei lucenti stivali assiani, avrebbe potuto rappresentare l'ideale dell'uomo alla moda. I modi e lo sguardo rivelavano il tedio più profondo, ma nessun abito, nessun voluto languore potevano celare la forza e il vigore della sua figura. Il bel viso annoiato tradiva un profondo disinganno. Le palpebre pesanti erano socchiuse su due intelligenti occhi grigi che parevano volersi fissare soltanto sulle manchevolezze dell'umanità; il sorriso, che sfiorava appena quella bocca volitiva, sembrava farsi beffe della follia degli uomini.

"Immagino," disse Louisa, "vi chiediate perché siamo qui."
"Non mi stanco mai in vane ipotesi. Sono certo che me lo direte voi."

Insomma, BEAU WYNDHAM, alla bella età di ventinove anni, si deve assolutamente sposare, per perpetuare la stirpe e accontentare madre e sorella. Ma si annoia e non trova interesse in nessuna delle innumerevoli fanciulle della Londra aristocratica e colei che la sua famiglia vorrebbe affibbiargli come moglie è un iceberg, come la definisce il cognato George. Melissa Brandon è stata educata ad immaginare il matrimonio come un contratto di convenienza e, nel suo caso, lo è ancora di più, dato che in tal modo salverebbe la propria famiglia dai soliti, fastidiosi debiti di gioco seminati da padre e fratelli.
Quando Sir Richard, di malavoglia, va a parlare a Melissa per immolarsi e chiedere la sua mano, sembra l'uomo più infelice e disingannato del mondo e la sera prima del colloquio ufficiale con il padre della ragazza, gioca e perde molto denaro al club, cercando di annegare la disperazione nell'alcol. Ubriaco fradicio, vaga nella notte per le strade di Londra. La visione di un ragazzetto che scappa dalla finestra di un palazzo, calandosi con un lembo di lenzuolo, gli fa credere di avere toccato il fondo e di avere la mente totalmente annebbiata. Ma, avvicinandosi, si accorge che è tutto vero e capisce anche che il ragazzo è in realtà una giovanissima fanciulla. Penelope Creed, orfana, ma ereditiera, sta sfuggendo alle mire della zia che la ospita e che vuole imporle il matrimonio con il proprio figlio Fred, faccia da merluzzo (come lo descrive Penelope, "E ha la bocca sempre umida"). Se Fred, improbabile seguace del dandysmo e fan sfegatato di Beau Wyndham e del suo proverbiale modo di annodare la cravatta (il famoso nodo alla Wyndham), sapesse che Penelope se lo trova ora davanti e si prepara a vivere con lui una mirabolante avventura...
Comunque Sir Richard decide che sarà fantastico sparire dalla circolazione e non sposare Melissa l'iceberg, per cui taglia i riccioli dorati di Penelope, la fa vestire da maschietto e promette di condurla alla casa avita che lei erediterà, dove ha passato l'infanzia e dove vuole ricongiungersi con il suo compagno di giochi, a cui la sua mente ingenua crede di essersi promessa fin da bambina.
Il viaggio in diligenza, gli incontri alle locande, le avventure che li coinvolgono nel furto di una collana di diamanti, un omicidio e altro ancora, mettono alla prova l'abilità di Sir Richard, che resta elegante e raffinatissimo, ma è perfettamente capace di districarsi e anche di menare le mani a dovere... Un uomo assai interessante anche agli occhi della fantasiosissima, ardita e deliziosa Penelope, che a diciassette anni lo vede inizialmente come uno zio, ma che poi comincia a provare per lui ben altri sentimenti... Ovviamente anche Sir Richard si è lasciato trascinare in questa compromettente faccenda perché la ragazza lo attira. Lo attira a tal punto che... Ovvio.

ArchieGoodwin || 21:00 || domenica, 30 marzo 2008
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Georgette presto di nuovo in libreria!

E' in corso di pubblicazione un altro imperdibile "regency" di Georgette Heyer: SCAMBIO DI CUORI ("False colours" - 1963).



Sperling Paperback - serie oro - 338 pagine

YESSSSSS!!!!!

ArchieGoodwin || 20:17 || lunedì, 24 marzo 2008
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Georgette Heyer: INCONTRO A SORPRESA (The reluctant widow - 1946)

Premetto che sui romanzi di Georgette Heyer sono diventata completamente acritica e che il suo inconfondibile stile è per me fonte di inesauribile divertimento, per cui è impossibile che io non tessa le lodi di qualunque suo scritto, nei secoli dei secoli.

Detto ciò, vado a raccontare la trama di uno dei pochi romanzi che LadyJack non ha ancora recensito: INCONTRO A SORPRESA.

Elinor Rochdale è una giovane e bella fanciulla caduta dalle stelle alle stalle, dopo che il padre, dedito alla bella vita e al gioco, ha dissipato la fortuna di famiglia ed è morto oberato dai debiti. Elinor si vede costretta ad affrontare la dura realtà e cerca un lavoro come governante. Risponde all'annuncio della signora Macclesfield che vuole affidarle la cura del suo indisciplinato pargolo, ma durante il viaggio, complice la serata nebbiosa e fredda, sale sulla carrozza sbagliata e si trova, anziché presso la casa della sua futura datrice di lavoro, nella dimora cadente del membro dissoluto e poco raccomandabile di una famiglia del Sussex. Ad accoglierla è l'imperturbabile, aristocratico ed estremamente affascinante (nonché di gradevolissimo aspetto) Lord Edward Carlyon: anch'egli aveva messo un annuncio, ma di ben diversa natura... Cercava una donna disposta a sposare all'istante il membro dissoluto di cui sopra, suo cugino Eustace Cheviot. Questo perché il nonno di Eustace aveva posto una condizione all'eredità della tenuta di Highnoons: Lord Carlyon non l'avrebbe avuta se Eustace fosse morto ammogliato e, siccome tutto si può dire tranne che l'ineccepibile Lord sia interessato a far correre dicerie sul suo interessamento all'eredità dello snaturato Eustace, occorre assolutamente trovare il modo che questi non muoia scapolo. D'altro canto Eustace conduce una vita talmente corrotta e viziosa, che la morte per lui è sicuramente prossima (minato dall'alcol, ovviamente) e quindi Lord Carlyon, chiarito l'equivoco con la stupefatta Elinor, le suggerisce di abbandonare l'idea di andare a fare la governante dalla signora Macclesfield e di cogliere senz'altro l'occasione di sposare un uomo praticamente morto, avendo così la possibilità di ereditare Highnoons, anche se, dopo averne pagato i debiti, non le resterà che una piccola rendita.
Naturalmente Lord Carlyon è ricco di suo, anzi è stato in grado di mandare avanti la famiglia alla morte dei genitori, badando agli studi di tre fratelli e ai matrimoni di tre sorelle e possiede una notevole proprietà, giusto a sette miglia da Highnoons. Normalissimo chiedere ad una sconosciuta di sposare il cugino quella notte stessa, tanto non sarà un matrimonio durevole!
Nel frattempo, accade che il vituperato Eustace Cheviot muoia davvero in quegli istanti, in una locanda del villaggio, mentre in preda ai fumi dell'alcol aveva osato attaccare le innumerevoli qualità di Lord Carlyon davanti al di lui irrequieto fratellino Nicholas (appena espulso da Oxford per avere inseguito un orso ammaestrato). Nicky, difendendo il fratello maggiore, si azzuffa con Eustace, il quale tira fuori un coltello e nella lotta vi cade sopra, conficcandoselo in un punto letale. Ma non muore subito e Nicky corre da Lord Carlyon per raccontargli l'incidente, così che l'occasione per il matrimonio diventa una realtà ed Elinor, che, per inciso, non ha alcuna voglia di fare la governante, si lascia convincere dalla logica schiacciante di Carlyon. La licenza e il prete sono pronti, Eustace, in fin di vita, crede di fare un torto all'odiato cugino impedendogli di avere l'eredità e accetta di sposare la sconosciuta, prima di esalare.
Dopo la cerimonia Elinor diventa vedova ed eredita Highnoons, i debiti e la protezione dell'irresistibile Lord Carlyon. Peccato che nella casa si celino segreti ben più pericolosi, dato che Eustace, per trovare il danaro necessario a nutrire i suoi eccessi, aveva intrallazzato con le spie francesi di Napoleone, o meglio, si era trovato in un giro di segreti di Stato traditi che avrebbero potuto mettere in pericolo i piani di Wellington e la libertà dell'Inghilterra. Da qualche parte a Highnoons è nascosto un memorandum che dev'essere ritrovato, prima che cada in mani nemiche, ma c'è qualcuno che non ha le stesse patriottiche intenzioni e penetra di notte nella casa e...
Nonostante le proteste di Elinor, che si sente strapazzata dall'insensibile (a suo dire) Lord Carlyon, il quale (a suo dire) la mette in pericolo e si disinteressa (a suo dire) delle conseguenze, i tre fratelli Carlyon si danno un gran da fare per risolvere l'enigma nel migliore dei modi, senza scandalo per la famiglia e pericoli per la ragazza.
I dialoghi fra Elinor e Carlyon sono piacevolmente ricchi di umorismo e il gusto per l'assurdo è, come sempre, il leit motiv della storia. Naturalmente i due sono destinati al classico finale heyeriano... del resto, lui è irresistibile...

GEORGETTE FOREVER!!!


ArchieGoodwin || 20:08 || lunedì, 24 marzo 2008
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Quart por la tele

Nel corso del 2007 il canale Antena 3 della televisione spagnola ha prodotto una miniserie in sei episodi, basata sui personaggi de "La Pelle del Tamburo". In omaggio al titolo di uno dei capitoli del romanzo è stata chiamata "QUART - EL HOMBRE DE ROMA".
Ne parlo per dovere di cronaca e come curiosa rarità, dato che in Italia è ancora inedita... e probabilmente lo rimarrà anche in furturo.
Vedere un po' di paesaggi ispanici, la gente, e soprattutto sentir parlare castigliano - una lingua che mi piace moltissimo - è stata una bella ed utile esperienza: avendo amato tanto il romanzo originale, però, non ho potuto fare a meno di gridare al consumistico tradimento.
Volendo essere generosi si può dire che la serie in sè - benchè non del tutto priva di momenti francamente risibili -  è per lo meno dignitosa; di certo però non è eccezionale nè dal punto di vista poliziesco (ci sono congiure, misteri e reliquie perdute che a mio parere denuciano la nefasta influenza de "Il Codice Da Vinci") nè dal punto di vista generale: le storie, le situazioni, i personaggi e i loro atteggiamenti non brillano certo per originalità, benchè alcuni degli interpreti - non tutti - abbiano fatto evidentemente del loro meglio.
Il problema di fondo, tuttavia, consiste per lo spettatore in una certa spiacevole sorpresa data dalla constatazione che in sostanza e malgrado gli accrediti, il rapporto della serie con il romanzo di Arturo Pérez-Reverte è molto labile: sono stati conservati i nomi di quasi tutti i personaggi, e il fatto che Lorenzo Quart è un prete... ma non molto altro.
Forse ancor più grave, poi, è la banalizzazione dei personaggi, delle loro motivazioni, dei loro rapporti:  gran parte di ciò che nel romanzo era sottile, umanamente sofferto ed esistenzialmente significativo, nella serie TV diventa superficiale, lineare, possibilmente tendente allo spettacolare.
La banalizzazione coinvolge tanto l'aspetto spirituale della vicenda quanto quello erotico; padre Quart è un prete e in certi momenti se lo ricorda meglio che in altri: ma se nel romanzo Lorenzo Quart è soprattutto un uomo tormentato che riesce a riavvicinarsi alla dimensione sacerdotale attraverso le proprie debolezze non meno che grazie al proprio coraggio, nelle serie tutti i suoi problemi sembrano concentrarsi in qualche languido sguardo colpevole scambiato con Macarena. E non tira nemmeno aria di "Uccelli di Rovo" perchè se nel romanzo Macarena si porta a letto Quart per inserirlo nei suoi complessi progetti (e lui si lascia usare consapevolmente perchè la solitudine gli pesa da morire), nella serie lei vorrebbe ma lui ha altro da fare, e a domanda diretta finisce per rispondere più o meno: "No puedo... no quiero... es lo mismo".
Mancanza di determinazione nelle sceneggiature, insomma, con un'incertezza erotica che è solo vagamente pruriginosa e in fondo alquanto noiosa: il sesso di prammatica Macarena se lo concede solo con il leggitimo fidanzato Pedro e - se vi interessa saperlo - mostra di non avere preferenze tra il bianco e il nero per ciò che riguarda i completini intimi.
A differenza di ciò che accade nel libro infatti lei non è sposata nè separata, non è una duchessa ma si interessa di oggetti d'arte in quanto restauratrice: ed è in veste di consulente per le indagini riguardanti reliquie rubate o scomparse che la Macarena televisiva si affianca al ritrovato Quart, suscitando i sospetti e le ire di Pedro (ex ladro e ricettatore) che alla fine ne avrà abbastanza e abbandonerà la presunta fedifraga e vera mentitrice.
Il filo conduttore della storia, insomma, risulta infinitamente diverso dall'originale. Volendo riassumere al massimo si potrebbe dire che consiste in questo: lavorando a vari casi misteriosi, nella sua qualità di agente vaticano inviato in Spagna, Quart scopre una cospirazione interna alla Chiesa; al problema politico-spiritual-poliziesco si accompagnano poi i suoi problemi personali, nei rapporti con le istituzioni, con gli amici e con gli avversari.
Tra questi ultimi va annovarato soprattutto Monsignor Aguirre, il nunzio della diocesi madrilena, paternamente disponibile in apparenza, ma in realtà eversivo e pericolosamente ambizioso. Al fine di controllare meglio Quart, Monsignor Aguirre gli affianca come aiutante il nipote Judas, giovane seminarista ancora ingenuo e inesperto, che nel V episodio si scopre poi essere suo figlio, e che nel VI episodio rinverdisce l'antico legame con una sexy cuginetta, dimostrando di possedere ancora una sana libido adolescenziale, ma anche "freni" molto potenti.
Nel momento del bisogno, in ogni caso, Judas tira fuori sufficiente giudizio e passa  dalla parte giusta, diventando uno dei Nostri (la cosa è un vago omaggio al padre Óscar Lobato del romanzo).
Per non sporcarsi le mani, pertanto, a Monsignor Aguirre non rimane che ricorrere all'aiuto di quel killer in tonaca che è Rodrigo: uno sguardo e una pistola che mai e poi mai si vorrebbero incontrare in qualche vicolo isolato e oscuro.
In base ad alcuni accenni interni si deduce che gli eventi della serie sono successivi a quelli di Siviglia narrati nel romanzo, ma non è possibile stabilire di quanto.
D'altra parte è ormai chiaro che le preoccupazioni contenutistiche non sono una delle caratteristiche di questo trascurabile prodotto televisivo, per cui la cronologia un po' vaga non è nemmeno particolarmente fastidiosa.
Rimane piuttosto il rimpianto per tutte le piccole e le grandi cose scomparse, escluse o trascurate: l'ambiguo fascino di Macarena, la "templarità" di Quart, la mimica fantasiosa del viceispettore Navajo...
E naturalmente l'irripetibile trio per cui solo le pagine del romanzo hanno potuto trovare un giusto e nostalgico spazio: don Ibrahim, la Niña, il Potre. Ma forse per loro è meglio così, meglio che si siano fermati all'immagine creata dall'autore per il lettore sulla pagina: al mondo non ci sono attori che avrebbero potuto interpretarli come meritano.
E del resto, dal punto di vista della resa tanto globale quanto visiva, nemmeno gli altri personaggi corrispondono seppur lontanamente alla grandezza  degli originali: Macarena è carina ma non speciale, le mancano il fascino bruno e ambrato della vera Macarena, nonchè le sue morbide curve. L'ispettore Navajo non ha nulla dello pseudo-hippy e somiglia piuttosto ad un borghese pacioccone (ma mi è simpatico lo stesso, se non altro perchè capisco tutto quello che dice... ).
E in quanto a Lorenzo Quart (Roberto Enríquez che lo interpreta è troppo dolce e non molto espressivo), dov'è mai finito l'uomo al quale le turiste americane a Roma chiedono inutili informazioni solo per avere il piacere di guardarlo da vicino?!


QUART - EL HOMBRE DE ROMA

Capítulo 1 - EL HOMBRE DE ROMA
Il cardinale Spada invia Quart di nuovo in Spagna, a Madrid, per investigare sul furto della Croce di Caravaca. La scomparsa della preziosa reliquia ha provocato la morte di una persona ed ha aperto spazi per inquietanti ipotesi.
Quart, che a Madrid ritrova vecchie conoscenze (Macarena, Pedro) e stabilisce nuovi rapporti umani (Judas), scopre che dietro il furto si nascondono incredibili egoismi privati, e l'inizio di una cospirazione interna alla Chiesa.

Capítulo 2 - TRITONUS
A Santiago de Compostela alcuni omicidi che si rivelano correlati tra loro pongono Quart sulle tracce di una "seconda tomba" dell'Apostolo Giovanni, che dovrebbe racchiudere una profezia agognata tanto da forze eretiche quanto da forze ortodosse ma eversive.
Espostosi ad un rischio mortale pur di proteggere una vita (anche se si tratta di quella dell'assassino), padre Quart non è nemmeno premiato dal ritrovamento della leggendaria reliquia, che all'ultimo gli viene sottratta dall'agente dei cospiratori.

Capítulo 3 - MANADA DE LOBOS
Una famiglia viene sterminata all'interno della propria casa e l'unico superstite, un bambino di dieci anni, scompare.
Affiancando l'ispettore Navajo nelle indagini, prima per ritrovare poi per proteggere il piccolo, Quart scopre una setta di neonazisti, forse custodi dell'ennesima inquietante reliquia: la Lancia di Longino.

Capítulo 4 - PROFECÍAS
Di nuovo in gara con i cospiratori capeggiati da Monsignor Aguirre, Quart si pone alla ricerca di un antico rotolo contenente profezie scritte da un monaco del XV secolo.
Dopo aver scoperto e decifrato il codice necessario ad individuare il nascondiglio delle profezie (e il nascondiglio è una delle cose più intelligenti e logiche dell'intera serie), Quart cerca di impadronirsene, ma viene di nuovo battuto, anche a causa del tradimento di uno dei membri del suo gruppo di ricerca.

Capítulo 5 - EL SECRETO DE LOS BORGIAS
Un convento di monache di clausura al quale è annesso anche uno studentato possiede una ricca collezione di oggetti e documenti riconducibili alla famiglia Borgia.
Uno di questi oggetti - il dito di San Vincenzo Ferrer, ancora ornato dell'anello con cui si dice il santo operasse i suoi miracoli - scompare, e nella sala in cui è avvenuto il furto viene ritrovato il cadavere di una delle studentesse.
Chiamato a far luce, Quart dimostra che furto ed omicidio sono solo indirettamente collegati; purtroppo però scopre anche che alla vicenda non è del tutto estraneo Pedro, il fidanzato di Macarena.

Capítulo 6 - LOS HIJOS DE LOKI
Monsignor Aguirre affida a Quart un incarico "speciale", allo scopo di tenerlo occupato e lontano da Madrid: la profanazione della chiesa di San Damiano a Toledo fa sospettare l'esistenza in loco di una setta satanica, sulla quale è opportuno indagare.
La realtà che Quart scopre è poi diversa (si tratta di neopagani e non di veri e propri satanisti), ma qui più che mai non è la trama la cosa più importante dell'episodio, con il quale si conclude la miniserie.
Ben più centrali sono i rapporti che si sviluppano o si concludono fra tutti i personaggi principali, illuminandoli definitivamente: Judas riscopre una parte della propria infanzia felice nella persona della cugina Teresa, ma contemporaneamente rafforza anche la propria vocazione al sacerdozio. Lorenzo e Macarena si separano, forse per sempre, proprio mentre Pedro - ormai stanco di menzogne e sotterfugi - lascia la stessa Macarena.
Monsignor Aguirre infine, sempre più preso dal proprio occulto orgoglio di padre non meno che dalla propria sete di potere, è in procinto di essere nominato cardinale. Cosa questa che lascia presagire un futuro difficile per i suoi nemici, Monsignor Spada e padre Quart, e forse per l'intera Chiesa.

NOTA PARTICULAR:
Quiero agradecerle a mi amiga Loly de Vitoria el envío del DVD con todos los capítulos de la serie.
Es sólo en gracia de su cortesía que pude ver y sobre todo oír la versión original de la serie (¡ sin publicidad !), verificando cómo la tele maltrató y falló la novela de Arturo Pérez-Reverte.



LadyJack || 16:26 || sabato, 22 marzo 2008
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Da Roma a Siviglia

LA PELLE DEL TAMBURO ("La Piel del Tambor", 1995), di Arturo Pérez-Reverte
In Italia Arturo Pérez-Reverte è noto soprattutto per aver scritto il romanzo "Il Club Dumas", da cui Roman Polansky ha poi tratto il film "La Nona Porta" con Johnny Depp: il libro l'ho letto con piacere, il film non l'ho mai visto, ma in ogni caso il romanzo di Arturo Pérez-Reverte che preferisco in assoluto è un altro. Si tratta de "La Pelle del Tamburo", una storia bella e difficile che non si può dimenticare: una sorta di giallo ecclesiastico - dato che c'è un enigma da risolvere e che in più di un modo c'entra la Chiesa - anche se in realtà è un po' limitativo voler inserire il romanzo in una categoria troppo definita.  L'inizio è interessante: un hacker riesce ad infiltrarsi nel computer personale del Santo Padre, lasciandovi un messaggio che è anche una richiesta d'aiuto. Il messaggio dice, un po' cripticamente, che a Siviglia esiste una chiesa che "uccide per difendersi" e suggerisce che sarebbe opportuno fare qualcosa in proposito.
L'hacker, al quale viene dato il nome in codice di Vespro (perchè è all'ora dei vespri che effettua le sue incursioni) preoccupa molto i Servizi Segreti vaticani sia per la facilità con cui si è infiltrato, sia per ciò che il suo messaggio implica: a Siviglia c'è davvero una chiesetta in cui sono accaduti un paio di spiacevoli incidenti mortali, e dato che l'edificio si trova al centro di una complicata controversia alla quale non è estranea la Chiesa locale, forse è il caso di andare a fondo della questione.
Monsignor Spada, combattivo cardinale a capo dell'Istituto per le Opere Esteriori - ovvero dei Servizi Segreti del Vaticano - perennemente in lotta con le frange più conservatrici e tradizionaliste della Santa Sede, decide di inviare in Spagna uno dei suoi uomini migliori: padre Lorenzo Quart, trentottenne sacerdote di grande esperienza diplomatica, non alieno però dalle azioni sul campo.
Padre Quart è uno dei personaggi più belli ed intensi della letteratura di tutti i tempi, e non solo spagnola: riduttivamente lo si potrebbe definire come una specie di James Bond ecclesiastico, ma in realtà egli è molto di più.
Bello ed elegante, è un uomo complicato che porta con sè (e soffoca) molti rimorsi; è un sacerdote al quale in fondo manca il conforto della fede. Costantemente spinto dall'orgoglio, nella Chiesa ha trovato ordine e rifugio dopo un'infanzia povera e vuota; nemmeno ora è felice - "felicità" non è una parola a cui pensa coscientemente - però può saldamente aggrapparsi al senso del dovere, agli ordini che gli vengono impartiti, alle missioni che gli vengono affidate. Lui agisce, non discute: il che non equivale alla fede, ma ne è un discreto surrogato.
Personalmente Quart si vede come un buon soldato o meglio, come un onesto e solido templare. Nei rari momenti di libertà mentale legge non a caso "L'Elogio della Milizia " di Bernardo di Chiaravalle, ma la sua convinzione ha valenza più generale: oppresso dal caos e soprattutto dal vuoto, Quart tende ad identificarsi non solo con un templare, ma più precisamente con uno stanco templare che ancora impugna la spada benchè circondato dagli amici morti, sotto le mura di Hattin.
Per chi conosce minimamente la storia, o semplicemente per chi ha sufficiente immaginazione, si tratta di una visione di struggente bellezza e di grande dolore: dal punto di vista cristiano Hattin (luglio 1187) fu un arido inferno, una battaglia disperata ed un massacro colossale.
Padre Quart viene dunque inviato a Siviglia per investigare e stendere un rapporto sulla questione della chiesa: non è suo compito intervenire in alcun modo, lui deve solo osservare e riferire.
E questo egli vorrebbe fare, senonchè la situazione sul campo si rivela ben più complessa di quanto si potesse supporre da Roma e Quart, malvisto da tutte le parti in causa, si trova presto in difficoltà.
La chiesa di Nostra Signora delle Lacrime, cadente edificio barocco che si trova in un angolo della vecchia Siviglia, è strenuamente difesa da un piccolo gruppo di anime, e fortemente minacciata da quanti vorrebbero demolirla per ragioni di interesse: il comune, una banca che ha varato progetti di riconversione edilizia, e forse la stessa diocesi, che in apparenza si dichiara neutrale e tuttavia non è estranea a prospettive di guadagno.
Tra coloro che si oppongono all'annientamento, anche qui per ragioni molto differenti, ci sono il parroco, il cocciuto don Príamo Ferro, per il quale ogni chiesa - e particolarmente la sua chiesa - è un piccolo ed intoccabile pezzo di Cielo; e poi Gris Marsala, una suora architetta di origine americana, anticonformista e sempre alla ricerca di una buona causa per cui impegnarsi; e don Óscar Lobato, un giovane sacerdote che la curia avrebbe introdotto in Nostra Signora come spia, ma che si è "ravveduto" ed ha scoperto la sua vocazione di prete scomodo.
Infine, non meno importanti di tutti gli altri, Macarena Bruner e sua madre Cruz, la duchessa vedova del Nuevo Extremo, dodici volte Grande di Spagna, donna anziana e dolcissima, saldamente ancorata al passato ma anche intelligentemente consapevole del presente. Le due gentildonne sono interessate alla questione in quanto amiche di don Príamo, ed anche perchè Nostra Signora delle Lacrime fu fatta costruire dai Bruner nel XVII secolo: contiene sepolture e reliquie di famiglia, e dopo più di tre secoli ogni giovedì viene ancora celebrata una Messa di suffragio per l'antenato fondatore: questo è il fatto migliore in difesa della chiesa. Finchè la Messa verrà regolarmente celebrata, ottemperando alla clausola di un vecchio contratto, l'edificio rimarrà infatti sotto il controllo dei Bruner, il comune non potrà espropriarlo, la curia non potrà venderlo nè la banca demolirlo.
La bella Macarena, tra l'altro, si serve della propria posizione di forza per vendicarsi dell'ex marito Pencho Gavira, che è il rampante vicedirettore della banca in questione; per lo stesso scopo, ad un certo punto, Macarena si servirà anche di Lorenzo Quart, al quale non saranno sufficienti i buoni propositi e le docce fredde per resisterle più di tanto. I due avranno un'unica notte indimenticabile, e per un po' Quart cesserà di essere un buon soldato...
Il problema di fondo, in ogni caso, è dato dal fatto che padre Quart, inizialmete osservatore ed investigatore imparziale, ben presto (ed anche prima di conoscere Macarena) non può fare a meno di rimanere coinvolto: pensava di avere a che fare con un gruppuscolo di beghine testarde, capitanate da un prete ignorante,  ed invece si trova a fare i conti con pochi ma agguerriti personaggi, le cui ragioni gli diventano via via più chiare e condivisibili.
In pratica padre Quart finisce per capire ed accettare il fatto che Nostra Signora delle Lacrime è un simbolo di resistenza fortissimo: non è necessario avere fede per assistere ed affiancare chi la fede ce l'ha e ne ha bisogno per superare il dolore, i problemi, la solitudine, lo sconforto.
La Chiesa come istituzione è ormai troppo distante dalle sue radici puramente umane, ma luoghi come Nostra Signora non se ne sono mai allontanati.
Ed è così vero il convincimento di padre Quart che in occasione della forzata assenza di don Príamo (prima rapito da sicari della banca, poi accusato delle morti avvenute nella chiesa) sarà lui a rivestire - dopo tanto tempo - i paramenti sacerdotali per celebrare l'immancabile Messa del giovedì. Si tratta solo di una dilazione perchè comunque quella celebrazione sarà l'ultima, ma Quart ha ormai scoperto tutta la forza e il valore dei simboli. E del resto di lì a poco anche la Santa Sede deciderà che Nostra Signora vale la pena di essere difesa e salvata.
Vincono i "buoni", insomma, anche se Quart pagherà poi la sua disobbedienza con l'esilio in un paio di oscure nunziature cilene, senza contare la rinnovata solitudine ed il dolore ancora presente.
Via da Siviglia, comunque, Quart porta con sè anche un paio di segreti che rimarranno ben custoditi: l'identità del vero assassino, al quale don Príamo ha fatto scudo, e l'ancor più incredibile identità di Vespro. Cose trascurabili, nell'economia dell'equilibrio universale e personale che tutti i personaggi hanno cercato e cercano di perseguire, ma che all'attento lettore possono interessare.
Come dicevo all'inizio, in ogni caso, il romanzo non è semplicemente un giallo, seppur di altissimo livello: è piuttosto una grande storia, nel senso migliore che si può attribuire al termine.
E' una celebrazione piena di amore nei confronti di Siviglia, città arsa dal sole ma ingentilita dal profumo degli aranci e dei gelsomini non meno che dal Guadalquivir, e dalle memorie secolari che scorrono sulle sue acque.
Ed è un grande palcoscenico su cui si esibiscono numerosi e vari personaggi del passato e del presente, ognuno dei quali parla alla fantasia in modo potentissimo ed avvincente.
A parte i protagonisti, io amo particolarmente un trio di comprimari che è assolutamente impossibile non amare.
Si tratta di tre patetiche figure di piccoli delinquenti, anche se loro non si definirebbero mai in questo modo: quel gran signore di don Ibrahim il Cubano, corpulento falso ex avvocato ed equivoco pseudoavventuriero caraibico; la Niña Puñales, vistosa ed avvizzita ex cantante flamenca con la voce arrocchita dall'alcool e le speranze disidratate dall'attesa; e infine il Potre del Mantenil, ex pugile, ex torero ed ex ladruncolo, un po' tardo di mente e di parola ma dotato di una granitica fedeltà agli ideali.
Il sogno di don Ibrahim e del Potre è quello di far soldi per aprire un locale notturno in cui potrà tornare a rifulgere il talento misconosciuto della Niña: e questo è il motivo per cui vengono coinvolti nella faccenda riguardante Nostra Signora, dato che qualcuno (abbastanza disperato per farlo...) si rivolge a loro prima per incendiare la chiesa, poi per rapire il parroco.
Ciò che ottengono è solo di creare guai, con alcuni intermezzi dolenti ma anche molto umoristici: nel frattempo però il lettore ha avuto modo di conoscerli meglio, adottandoli senza esitazione nel giardino del proprio cuore, con il sottofondo delle bislacche massime di cui don Ibrahim è prodigo, quando traduce liberamente dal latino o cita altrettanto liberamente dai classici.
Nei tre personaggi si concentrano tutto l'amore, l'empatia e gli ideali nostalgici di cui l'autore è capace.
Con loro Arturo Pérez-Reverte sembra riassumere e comunicare il senso finale del romanzo, senza bisogno di sprecare inutili ed inadeguate parole: gli esseri umani soffrono, lottano, disperano ma in genere tengono duro.
Vivono, in breve, e questo è tutto ciò che possono fare.

LadyJack || 15:02 || sabato, 22 marzo 2008
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Adele

IL TAILLEUR GRIGIO (A.Mondadori ed., 2008)
Tra le cose più belle, a proposito dei romanzi di Andrea Camilleri, ci sono sempre state le illustrazioni di copertina: in genere riproduzioni di quadri o stampe il cui soggetto misteriosamente manifesta qualche legame con la trama che si sviluppa all'interno, e i cui colori rimandano ai profumi, ai sapori e persino ai suoni di una Sicilia a metà fra realtà storica e sogno dell'immaginazione.
Questo "Tailleur grigio" non fa eccezione in quanto al fascino dell'immagine, una suggestiva e furtiva figura di donna che pur vista di spalle suggerisce di essere bellissima ("L'Amante", tela di Gianni Maiotti): eppure c'è in essa, nei suoi colori, nelle sue ombre, anche una freddezza che raggela e inquieta.
Niente fulgori mediterranei, questa volta: un mistero irrisolto, piuttosto.
E in definitiva, nulla potrebbe essere più adatto di questa copetina ad introdurre un romanzo la cui storia - in apparenza molto semplice e lineare - ruota tutta attorno ad una donna che nessuno, neppure l'autore, è in grado di definire con assoluta certezza.
Le note interne la definiscono una femme fatale, una dark lady, una donna appassionante eppure temibile: io, che a differenza degli altri personaggi e dello stesso Camilleri non ne subisco il fascino, trovandola anzi discretamente antipatica, preferirei piuttosto definirla una donna molto pragmatica, egoista ed egocentrica, nonchè buona e convincente attrice.
Ad un certo punto persino il marito arriva a vederla in questo modo, poi però il giudizio gli scivola di nuovo nell'incertezza: e in ogni caso, santa o puttana, lui l'ha sempre amata ed accettata così com'è e com'era stata. Dunque il problema di base rimane, e Adele - così si chiama LEI - sfugge da sempre e per sempre ai limiti di una chiara descrizione: la si può intuire, forse, ma non ascrivere ad un'unica e netta categoria.
Come dicevo più sopra, la trama in sè è abbastanza semplice.
Protagonista maschile (e innominato) della storia è un ex bancario di alto livello che nel suo primo giorno da pensionato si trova a doversi riorganizzare la vita. Per anni si è barcamenato con abilità e successo fra i problemi della finanza (e le ingerenze della mafia), ora però le giornate gli si stendono davanti come un grande e terrificante deserto.
Ha un figlio a Londra che sta per renderlo nonno ed una seconda moglie - Adele, appunto - più giovane di lui. L'ha sposata da circa dieci anni, quando lei è rimasta vedova di un altro bancario dopo soli otto mesi di matrimonio. In Adele ci sono state considerazioni di convenienza, ma forse anche di amore; nell'uomo invece c'è stata certamente - e ancora resiste quasi intatta - una fascinazione irrazionale e fortissima.
Il rapporto tra i coniugi è strano e poco lineare: lei mente e tradisce il marito spesso e volentieri, lui lo sa e gli importa sino ad un certo punto; si lascia guidare e manovrare da lei, sempre più consapevolmente man mano che il tempo passa, giocando a sua volta, magari, senza mai ribellarsi però o sottrarsi veramente.
C'è in entrambi la vaga preoccupazione di mantenere una facciata di cortese decoro tanto reciproco quanto volto all'esterno, ma nulla di più.
In fondo nel romanzo non accade granchè: pagina dopo pagina si succedono tanti piccoli (e a volte irritanti) eventi quotidiani, pubblici o privati, sempre filtrati dalla visione e dalle considerazioni del protagonista: fino a quando egli si scopre irrimediabilmente malato, e ciò sorprendentemente fornisce ad Adele più di un'occasione per dimostrare la propria paziente ed affettuosa devozione.
Ma anche questa, è autentica o soltanto recitata?
Adele è veramente colpita dal dolore e spinta dal senso del dovere, o sta invece già organizzando mentalmente il proprio futuro (in fondo ha solo quarant'anni), in attesa di indossare quel suo castigatissimo tailleur grigio pre o post lutto, che come lei stessa va ad assumere aspetti incerti ed inquietanti?
A me pare che il romanzo non sappia o non voglia dare risposte definitive ai tanti dubbi e ai tanti quesiti suscitati nel lettore: l'essere umano, l'esistenza, ciò che accade... tutto ha un inizio ed una fine, ma in quanto ai significati il dibattito resta molto aperto.
Si sapeva a priori che questo romanzo di Camilleri era diverso dai precedenti: niente Montalbano, Palermo al posto di Vigata, ed un'inedita protagonista femminile, benchè in generale le donne di Camilleri non siano mai state nè insulse nè trascurabili.
Qualcuno lo ha definito un giallo e non so perchè, dato che non lo è; qualcun altro lo ha definito un noir, e forse qui c'è qualcosa di più vero: ma la definizione che mi pare più azzeccata in assoluto è quella di "romanzo francese", un romanzo cioè appartenente a quel tipo di narrativa che sull'eccezionalità degli accadimenti fa prevalere la dimensione psicologica, la gamma dei sentimenti e delle sensazioni.
Adele, sui libri che legge, di solito si limita a dare uno di questi tre giudizi: mi è piaciuto, non mi è piaciuto, non ci ho capito niente.
Su "Il Tailleur Grigio" sarei fortemente tentata di oscillare fra il secondo e il terzo giudizio... in armonia con la ricca e sgusciante complessità del romanzo e dei personaggi, però, ne confezionerò un quarto: il libro non mi ha convinto.

LadyJack || 17:36 || mercoledì, 19 marzo 2008
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Georgette a Waterloo

LA STRANIERA - LA SPOSA SPAGNOLA ("The Spanish Bride", 1940)
A differenza di molti altri romanzi di Georgette, questo mi ha soddisfatto ben poco: il denso e preponderante sfondo storico, la vicenda sentimentale molto lineare ed i personaggi più schematici del solito lo rendono un po' pesante e non troppo interessante.
L'azione narrativa si dipana nel corso di tre anni, sullo sfondo delle campagne antinapoleoniche, toccando vari Paesi: si va dall'assedio di Badajoz in Spagna (marzo 1812) al periodo immediatamente successivo alla battaglia di Waterloo in Belgio (giugno 1815), passando per Francia ed Inghilterra, e con una sottintesa puntatina persino in America.
Nel corso di questo lungo periodo i due protagonisti passano dai venticinque ai ventotto anni d'età (lui) e dai quattordici ai diciassette (lei); risultano già sposati più o meno all'altezza del secondo capitolo, per cui in seguito il romanzo è praticamente tutto giocato sulle ripetute e forzate lontananze a cui la guerra li costringe.
Nel corso dell'assedio di Badajoz, Harry Smith, efficente ed energico capobrigata dell'esercito, con sette anni d'esperienza maturati nel 95° fucilieri, conosce la giovanissima Juana, profuga appartenente ad una nobile ma decaduta famiglia spagnola, per la quale una più matura sorella chiede la protezione degli inglesi.
Lei è ovviamente bellissima ed intensa, ed Harry - che se ne è innamorato a prima vista come molti altri - decide che sposarla è il modo migliore di proteggerla. Juana, a sua volta molto presa, non ha obiezioni, per cui la cerimonia viene velocemente celebrata.
I primi tempi di convivenza sono dedicati alla reciproca conoscenza, con Harry (ribatezzato Enrique) impegnato a sopportare e ad arginare certi impeti caratteriali della moglie, e Juana impegnata a tenere sotto controllo gelosia ed altri eccessi mediterranei. Dopo un po' comunque i due vanno a formare un'affiatata felicissima coppia e Juana, malgrado la giovane età, ha modo di dimostrare tutto il proprio coraggio e la propria amorevole intelligenza.
La guerra però procede e la carriera militare di Harry decolla; si rendono necessarie ripetute e a volte lunghissime separazioni e ad un certo punto, mentre Juana viene spedita in Inghilterra presso i parenti del marito, Harry va e torna un paio di volte tra l'Europa e l'America.
Infine si arriva alla fuga di Napoleone dall'Elba e alla successiva battaglia di Waterloo, nella quale purtroppo Harry viene annoverato tra i caduti.
Sopraffatta dal dolore, Juana parte per ritrovare il corpo del marito e poi morire a sua volta: ritrova invece Harry vivo e deciso a non separarsi da lei mai più.
Finisce il buio periodo bellico ed inizia la loro nuova luminosa esistenza.
A parte qualche particolare minore e qualche deviazione secondaria, la storia è tutta qua.
Come ho detto, romanzo poco soddisfacente, privo di quelle sorprese e di quei momenti divertenti che caratterizzano le migliori realizzazioni di Georgette Heyer.
Leggibile, assolutamente: ma non imperdibile.
LadyJack || 16:20 || mercoledì, 12 marzo 2008
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