Incipit, più o meno

INDAGINE NON AUTORIZZATA di Carlo Lucarelli (1993)
Non si tratta del primissimo romanzo scritto e pubblicato da Carlo Lucarelli, ma è senz'altro quello che lo rese popolare e lo fece conoscere al grande pubblico - come si dice.
Come in altri romanzi polizieschi ambientati nel Ventennio che aveva già scritto o avrebbe scritto in seguito, Lucarelli riversò nella storia le sue conoscenze del periodo: anche la sua tesi di laurea verteva sullo stesso argomento, la Repubblica di Salò e la polizia in epoca fascista.
Nel 1993 il romanzo vinse il Premio Tedeschi per il Miglior Giallo italiano inedito, e come da regolamento fu pubblicato nella collana Gialli Mondadori (n.°2339); in seguito diventò disponibile anche in edizione HOBBY & Work, e lo è tuttora.

LA TRAMA: 1936, anno XIV dell'Era Fascista (ma lo sceneggiato corrispondente ambienta l'azione nel 1938).
Sulla spiaggia di Riccione viene rinvenuto il cadavere di Palmina Tabanelli, in arte Miranda Rubino detta la Bella Culona. Una prostituta. Le hanno sparato in un occhio ed il cadavere è senza mutande.
Date le premesse, l'omicidio potrebbe rivestire ben poco interesse: non fosse per il fatto che in vista della spiaggia del ritrovamento sorge l'anonima villetta in cui il Duce in persona sta trascorrendo le sue abituali vacanze.
Allo scopo di dimostrare la massima efficienza il Commissariato di Rimini, competente per territorio, si mobilita e in poche ore identifica il colpevole nel protettore della ragazza, Oscar Tabanelli, lo arresta e lo induce a confessare. Seguono vive congratulazioni da parte del Duce (prontamente informato, è ovvio... ), e tutto sembrerebbe finito.
Ma c'è almeno un poliziotto che nutre seri dubbi sulla veridicità della soluzione trovata: ed è l'ispettore  Marino.
A differenza di quasi tutti gli altri, che sono più che altro burocrati opportunisti sempre pronti a dire di sì al momento giusto e quindi destinati  a fare carriera, Marino è semplicemente un buon poliziotto ed un uomo onesto, i cui principi personali - con qualche lieve ed occasionale tentennamento - valgono ancora più della politica e delle verità di comodo. E in fondo, anche più del dolore per la perdita della moglie, che lo ha abbandonato proprio perchè ambiziosa e desiderosa di un'altra vita.
Nell'omicidio di Miranda Rubino ci sono parecchi dettagli che non lo convincono, e a quelli Marino si attacca per continuare l'indagine: ma deve farlo autonomamente, senza autorizzazione alcuna, perchè ufficialmente il caso è già stato brillantemente risolto.
Trova l'aiuto di un giornalista di simpatie comuniste dall'incredibile nome di Gabriele Dannunzio (senza l'apostrofo...), e di un magistrato al quale la Giustizia interessa ancora: ma nemmeno grazie a loro - che del resto dichiarano anche scopi personali - il suo lavoro diventa più semplice.
Ben presto Marino si perde in un labirinto di sospetti che coinvolgono personaggi troppo in vista, si trova a dover valutare tracce confuse o contaddittorie, e ad un certo punto comprende di dover fare molta attenzione, perchè in gioco potrebbe esserci non solo la carriera ma la sua stessa vita.
Nel corso dell'indagine incontra numerosi personaggi, letterariamente interessanti ma narrativamente ambigui e pericolosi: il conte Utimperger, probabilissimo candidato-colpevole; le cosiddette "Streghe", al secolo Valeria Utimperger, la sorella del conte, e la sua strana amica Giovanna; "il Biondo" e "Amedeo Nazzari", delinquenti di mezza tacca che frequentavano il giro di Oscar Tabanelli; Mario Silvestro, il Console Generale della Milizia, che pare molto interessato al caso.
E infine Laura Utimperger, moglie del conte e altra probabile colpevole, non fosse per il fatto che la sera del delitto si trovava impegnata (nientemeno!) a giocare a tennis con Mussolini.
Di lei Marino si innamora perdutamente, e forse lei di lui; in Laura però, ex profuga fiumana uscita dalla miseria più nera a caro prezzo, prevale senza esitazione la volontà di rimanere una ricca contessa, moglie di un futuro Ambasciatore. Senza contare il fatto, inoltre, che la vicenda in cui tutti quanti sono coinvolti presenta aspetti ben più numerosi e complicati di quanto Marino avesse potuto sospettare sin dall'inizio.
Così alla fine, l'ispettore capisce perfettamente come siano andate le cose e chi sia il colpevole: ma non può far nulla, tranne lasciar perdere... ed essere in seguito promosso e trasferito a Roma in premio della forzata acquiescienza.
Nel suo ufficio romano, un giorno in cui gli capitano tra le mani le segnalazioni riguardanti i simpatizzanti comunisti che cercano di espatriare per combattere in Spagna nelle Brigate Internazionali, Marino trova e fa sparire la scheda di Dannunzio: e finalmente sorride.
Leggendo ho sorriso anch'io parchè Dannunzio mi sta veramente simpatico: e a quel punto è confortante pensare che Marino - malgrado tutto - sia riuscito a fare qualcosa di bello.
Non è escuso infatti che Dannunzio ci muoia, in Spagna, ma nel caso lo avrà fatto da uomo libero.
E' questo che intendevo in un post precedente, parlando dei finali sospesi o aperti di Lucarelli: dopo l'ultima pagina di quasi tutti i romanzi c'è ancora un mondo che aspetta solo di essere immaginato.
LadyJack || 16:54 || mercoledì, 28 maggio 2008
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Commissario De Luca, poliziotto (i romanzi)

I romanzi di Carlo Lucarelli si leggono e si rileggono nel tempo senza problemi: su questi ho perduto il conto....

CARTA BIANCA (Sellerio ed., 1990)
Seconda metà di aprile del 1945. Reduce da una fruttuosa ma ambigua esperienza lavorativa nella Brigata Ettore Muti, la sezione speciale della Polizia Politica, il commissario - ex comandante - De Luca si è fatto ritrasferire alla Squadra Mobile presso la Questura di Bologna.
Subito gli viene affidato un caso di omicidio: un difficile e confuso caso di omicidio che a rigor di termini nessuno dovrebbe veramente aspettarsi di vedere risolto.
Bello, biondo e agiato, il cittadino italiano di origine trentina Vittorio Rehinard è stato ucciso con due coltellate, una (mortale) al cuore ed una (superflua ma significativa) all'inguine. Come stallone, spacciatore di morfina o come faccendiere Rehinard era in contatto con almeno metà della Bologna-bene dell'epoca; è quindi probabile che ad assassinare il non perfetto gentiluomo sia stata una gentildonna delusa o tradita in qualche modo: qualcuno insomma fornito dei necessari agganci utili a coprirsi le spalle e a sfuggire alla Giustizia. In queste condizioni nè De Luca nè la squadra che collabora con lui, guidata dal maresciallo Pugliese, si aspettano di mantenere per lungo tempo la responsabilità del caso.
Invece, con grande sorpresa di tutti, la ricerca del colpevole viene appoggiata in pieno dal Questore ed anche dal locale Segretario del Fascio: anzi, soprattutto da quest'ultimo, che garantisce uomini, mezzi e carta bianca nelle procedure d'indagine... anche se nel frattempo non manca di suggerire qualche "utile" indizio.
E' così che De Luca e i suoi capiscono di essere precipitati, come strumenti eventualmente sacrificabili, nel pieno di una brutta faccenda che riguarda non tanto l'omicidio in sè, quanto piuttosto una lotta di potere, e una prova di forza da parte del PNF nei confronti di quei gerarchi ormai apertamente doppiogiochisti che in vista della Liberazione (gli Alleati sono quasi arrivati al Po) cercano di prepararsi al "dopo".
La soluzione ufficiale del caso infatti andrà in direzione di uno scandalo atto a coinvolgere la famiglia del Conte Alberto Maria Tedesco, il vero bersaglio sin dall'inizio: e poco importa che ci siano andati di mezzo, come cadaveri, due vecchi coniugi sprovveduti ed una ragazzina infelice e squilibrata, nonchè uno dei poliziotti di De Luca.
La soluzione vera invece, trovata dallo stesso De Luca e dai suoi, sarebbe molto più semplice e banale: ma questa non interessa a nessuno.
Alla fine, a malincuore, non interessa più nemmeno al commissario che, deposte le ingenue speranze di poter dimostrare la propria estraneità ai peggiori eccessi del regime sotto il quale ha comunque servito, viene indotto alla fuga dal rapidissimo avanzamento del fronte verso Bologna.
L'inutile indagine è durata tre giorni. E' il 20 aprile del 1945.

L'ESTATE TORBIDA (Sellerio ed., 1991)
Estate del 1945: nel clima incerto e ancora pericoloso che è seguito alla Liberazione, De Luca si allontana ulteriormente da Bologna e si dirige a Sud, continuando il suo tentativo di fuga.
Pur non essendo mai stato fascista per convinzione il commissario è sin troppo consapevole di essere - come poliziotto e soprattutto come ex appartenente alla Sezione Politica - ugualmente compromesso con il passato regime. Proprio in quei giorni il suo ex superiore, il capitano Rassetto, viene sottoposto ad un processo che inevitabilmente si chiuderà con la condanna a morte.
Nei pressi del paese di Sant' Andrea in Romagna purtroppo De Luca viene riconosciuto dal brigadiere Leonardi del CNL. L'uomo, che non può vantare una grande esperienza ma che desidera fare carriera come agente nel nuovo mondo post-bellico, si permette di giocare un po' con De Luca, tenendolo sulla corda; infine però gli propone chiaramente un patto: è disposto a tacere sull'identità del commissario in cambio dell'aiuto per risolvere un caso di omicidio avvenuto di recente in paese. L'intera famiglia Guerra è stata ammazzata a bastonate, il capofamiglia Delmo è stato anche torturato.
De Luca non può che accettare. Inizialmente lo fa per paura: sa bene cosa lo aspetta se viene riconosciuto ed identificato; poi però in lui prende il sopravvento l'istinto del poliziotto, e nell'indagine ritrova un po' di vita, dimenticando quasi tutto il resto.
I problemi comunque rimangono molti, anche perchè il possibile colpevole dei delitti viene scoperto abbastanza rapidamente (si tratta dell'ex partigiano Learco Padovani, detto Carnera), mentre assolutamente misterioso rimane l'eventuale movente.
Carnera inoltre è un duro che spaventa, ed è un eroe, per cui Leonardi si mostra piuttosto riluttante a seguire De Luca nella pista contro di lui. A ciò si aggiungono le omertà dei compaesani, la maggioranza dei quali è soprattutto interessata alla ricostruzione, i delicati incroci degli equilibri politici, ed anche la presenza di Francesca detta la Tedeschina, la donna sulla quale a Carnera piace pensare di avere qualche diritto, ma che in realtà si sottrae a lui come a tutti gli altri.
Alla fine comunque, di fronte all'evidenza delle prove che De Luca riesce faticosamente ad accumulare, Leonardi è costretto ad arrendersi all'idea che Carnera sia colpevole.
E continuando ad indagare, i due iniziano anche ad intuire quale possa essere il movente della strage: Delmo Guerra aveva visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, forse un tentativo di corromperlo non è andato a buon fine, e allora lui ed i suoi famigliari sono stati eliminati come testimoni scomodi.
Tutto sembra ricondurre all'uccisione del Conte - il ricco possidente del paese - e alla sparizione di alcuni gioielli. Ma il Conte era un noto collaborazionista, per cui non può essere la sua eliminazione a preoccupare tanto Carnera.
Alla fine, scavando ai margini di un campo minato, De Luca e Leonardi riusciranno a far luce su tutti gli aspetti della vicenda, scoprendo finalente qual è "la cosa terribile" che tanto spaventava l'ex partigiano.
In seguito però Leonardi non riuscirà (e forse nemmeno vorrà veramente) sottrarre De Luca all'arresto da parte dei carabinieri, che lo prendono e se lo portano via.
Leggendo per la prima volta questo inatteso epilogo della storia il mio cuore si accartocciò miserabilmente nell'angoscia...


VIA DELLE OCHE (Sellerio ed., 1996)
Il romanzo si svolge a Bologna tra mercoledì 14 aprile 1948 (vigilia delle prime elezioni democratiche del dopoguerra) e giovedì 15 luglio 1948: il giorno in cui Bartali conquista la Maglia Gialla al Tour, deviando (quasi incredibile ma storicamente vero) le tensioni sociali e politiche seguite all'attentato contro Togliatti, e soffocando di fatto l'insorgere di una guerra civile.
De Luca, che ha fortunosamente evitato l'epurazione (ma non viene specificato il COME), torna alla Questura di Bologna: è di nuovo vicecommissario (aggiunto) e non è stato assegnato alla Mobile bensì alla Buoncostume, ma almeno è vivo e può continuare a fare il suo mestiere.
In città De Luca ritrova il maresciallo Pugliese, e sin dal suo arrivo si scontra nuovamente con le gerarchie interne al Corpo di Polizia e con gli inevitabili giochi di potere, acuiti in quel momento specifico dal delicato passaggio politico che il Paese sta vivendo.
E tuttavia il caso - non meno della sua ostinazione - mette De Luca in condizione di svolgerlo davvero, il suo mestiere: in un appartamento di Via delle Oche (la via bolognese dei bordelli, sino all'introduzione della Legge Merlin) viene ritrovato un uomo impiccato. Sembra suicidio ma si tratta in realtà di un omicidio. Nel suo ruolo di rappresentante della Buoncostume De Luca viene interessato all'indagine, ed ha così modo di accorgersi come due omicidi successivi (un fotografo sgozzato alla Montagnola e una prostituta soffocata in un alberghetto di San Lazzaro) siano direttamente collegati al primo.
Certo, la cosa non è facile da dimostrare e quando l'indagine si pone su di una strada pericolosamente costellata di aspetti fortemente politici, la sua libertà di pensiero e di movimento viene immediatamente bloccata per ordine dei superiori.
Eppure De Luca, che praticamente non mangia e non dorme, nè sembra poter trovare qualcosa per cui vivere, recupera tutte le proprie forze se si tratta di fare il poliziotto, il buon poliziotto: e così con caparbietà e con l'aiuto di Pugliese, sgusciando abilmente e con prontezza tra ostacoli e divieti, De Luca continua a seguire la sua difficile pista, e alla fine riesce addirittura ad arrestare l'assassino.
Ma poichè dietro gli eventi si celano i soliti giochi politici e la solita italica tendenza all'occultamento di quanto può risultare scomodo (e qui, alla base di tutto, c'è un Onorevole democristiano schiattato in un bordello proprio alla vigilia delle elezioni...figuriamoci!), la soluzione del caso servirà a ben poco. Anzi, danneggerà tanto De Luca quanto Pugliese, il primo di nuovo nei guai a causa del suo passato di poliziotto in epoca fascista, il secondo trasferito d'ufficio in Sicilia a dare la caccia al bandito Giuliano. Nei romanzi di Lucarelli raramente c'è un happy end totalizzante che premia i buoni e punisce i malvagi: e non si tratta di pessimismo, quanto piuttosto di puro e semplice realismo.
Questo romanzo in particolare, comunque, vive meravigliosamente non solo attorno al personaggio di De Luca, ma anche attraverso la convincente ricostruzione d'epoca e d'ambiente.
Per me, che di Bologna amo ogni centimetro, è bellissimo ritrovare tra le pagine tanti elementi così famigliari: la Questura, Piazza Galilei, Via IV Novembre, la Montagnola, e quella Via Marconi che ancor oggi trattiene tante testimonianze architettoniche di epoca fascista.
E poi Via Strazzacappe, Via del Porto, e la stessa Via delle Oche, anche se di lì non ci passo molto spesso.
In Via dell'Orso invece ci sono andata di recente, apposta: mi sono messa sotto l'arco, ho chiuso gli occhi e ho immaginato la pioggia..

LadyJack || 17:29 || sabato, 24 maggio 2008
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Commissario De Luca, poliziotto (in TV)

Tra la fine di aprile e gli inizi di maggio Rai 1 ha trasmesso quattro sceneggiati tratti da altrettanti romanzi di Carlo Lucarelli: sotto il titolo complessivo de "Il Commissario De Luca" sono stati raggruppati "Indagine non Autorizzata", "Carta Bianca", "L'Estate Torbida" (ma in TV è sparito l'articolo) e "Via delle Oche". In pratica, uno dei primi e più famosi romanzi di Lucarelli più l'intera saga dedicata al commissario De Luca: tutte vicende poliziesche ambientate nell'Italia di epoca fascista.
Quando mi erano giunte le prime notizie sul progetto e sull'imminente programmazione non mi ero ritrovata troppo contenta: sono ormai noti - credo - i miei pregiudizi e la mia sfiducia nei confronti dei libri che diventano immagine. In questo caso, inoltre, si trattava della trasposizione di romanzi che avevo amato moltissimo, e di un personaggio per cui provavo un enorme rispetto e del quale già da anni possedevo una versione mentale sin troppo precisa.
In tali circostanze, come avrei potuto non temere la delusione in agguato?
Forse dovevo tenermi lontana dalla TV...
E poi, cosa c'entrava "Indagine non Autorizzata" con De Luca?! Nel romanzo il Commissario non c'è, ed il protagonista che indaga è diverso, anche se indubbiamnte un po' gli somiglia: a condurre le indagini tra Riccione e Rimini nell'estate del 1936 è il commissario Marino... sicuramente dovevo tenermi lontana dalla TV!
Per un po' sono rimasta incerta, tanto è vero che gli sceneggiati li ho registrati tutti, accantonandoli senza guardarli. Poi ha preso il sopravvento la curiosità, quella buona e positiva che ti spinge ad affrontare le esperienze semplicemente perchè sono esperienze e non perchè debbano necessariamente essere esperienze piacevoli.  Ho riesumato le registrazioni, ho sospirato e le ho guardate: o meglio, ho guardato la prima, poi le altre... ho dovuto abbracciarle!
A volte vale davvero la pena di accendere il nefasto elettrodomestico: questa è stata una di quelle volte, perchè alla fin fine gli sceneggiati sono risultati una delle cose migliori mai prodotte dalla Rai a livello di fiction.
Realizzati con gusto e con grande senso storico, gli sceneggiati non erano privi di spettacolarità, di complessità, nè di sesso o violenza: in realtà però ben poco è stato cambiato rispetto alla pagina scritta (in caso di trasposizioni, il contrario mi irrita sempre parecchio... ), e quel poco non ha influito negativamente: dai titoli di testa si desume una supervisione del lavoro ad opera dello stesso Lucarelli, e anche questo vorrà pur dire qualcosa. Con la lieve eccezione di "Via delle Oche", che infatti mi ha un po' deluso, gli sceneggiati usavano i romanzi originali come robuste sceneggiature di base per i fatti e addirittura per molti dei dialoghi.
Sostanzialmente le modificazioni e gli spostamenti sono stati motivati dal desiderio di dare maggiore continuità alla versione televisiva delle storie, come se i quattro sceneggiati fossero altrettanti momenti di un unico affresco. In questa prospettiva si giustifica persino l'abusivo inserimento di "Indagine non Autorizzata" nella saga del Commissario: non solo perchè già in partenza la storia in sè era sufficientemente coerente con tutto il resto, ma proprio perchè è interessante immaginare quanto De Luca fosse già se stesso sin dagli Anni Trenta, da quella italica breve epoca dorata che precedette l'entrata del Paese nel conflitto mondiale.
L'elemento più importante che permeava l'insieme, non a caso, mi è parso proprio il grande senso di rispetto: rispetto per le storie nei loro valori e nei loro significati, rispetto per la complessità e la profondità dei personaggi, rispetto per l'ambientazione. Rispetto per qui momenti difficili della storia nazionale che ancora oggi - a più di mezzo secolo di distanza - fanno discutere e meditare.
Sullo sfondo delle vicende che - non dimentichiamolo - sono vicende di carattere poliziesco, c'è la guerra, poi la Liberazione e infine la ricostruzione, resa per molti versi più ardua da quella fase del conflitto che si era praticamente risolta in guerra civile.
C'è il Fascismo, ovviamente, con il suo peso storico-politico, e con tutto il suo assurdo apparato normativo e scenografico: forse risibile per noi che lo guardiamo in prospettiva, meno risibile per coloro che si dovettero (o vollero) assoggettarvisi. Certamente fastidioso per De Luca, che crede in poche cose: e la politica ritualizzata non è una di quelle.
Lui ama l'ordine, le cose che funzionano permettendogli di svolgere al meglio il proprio lavoro, e aspira a far tornare tutti i conti; ma il Fascismo con il quale si trova ad avere a che fare è diretto quasi interamente nel senso contrario.
Già... De Luca.
Inizialmente non mi ero nemmeno soffermata a considerare il problema di CHI avrebbe interpretato il personaggio; probabilmete il mio subconscio rifiutava di ammettere che qualcuno avrebbe pur dovuto assumere il ruolo, se gli sceneggiati esistevano. Ed anche quando ho capito che il protagonista era Alessandro Preziosi, non ho pensato nulla di particolare.
All'epoca in cui fu trasmessa credo di non aver visto più di dieci minuti complessivi di "Elisa di Rivombrosa", inoltre tutto ciò che so di gossip mi deriva dai racconti di mia madre, ai quali a volte non riesco proprio a sfuggire.
Per cui, voglio dire: Alessandro Preziosi in sè non pregiudicava nulla perchè per me, a priori, lui o chiunque altro si collocavano su di un medesimo livello di inadeguatezza.
Razionalmente avrei potuto considerare che il curriculum di Alessandro Preziosi, specialmente dal punto di vista teatrale, va un po' al di là del semplice drammone in costume: ma quando si tratta di passioni e di gelosia (sì, perchè io della mia idea di De Luca ero e continuo ad essere veramente gelosa), figuriamoci se rimane spazio per la logica.
Ma anche sul personaggio ammetto di poter fare ammenda: Alessandro Preziosi non si è limitato a rivestire il ruolo del commissario De Luca, bensì è diventato qualcosa di molto vicino al commissario De Luca: per questo non amo di meno il personaggio nè amo di più l'attore, ma certamente l'attore ha tutta la mia gratitudine e tutta la mia ammirazione.
Con Alessandro Preziosi si è in pratica realizzato un piccolo miracolo mimetico: lui, così dannatamente bello, è riuscito a calarsi credibilmente nei panni dimessi e sempre stazzonati di De Luca, nelle sue paure, nei suoi dubbi, nella sua stanchezza ma anche nelle sua forza. Sino a mostrare a volte, quasi distrattamente, quel mordersi l'interno della bocca che in De Luca è un gesto tipico che ricorre nei momenti di tensione o di concentrazione.
Tra le pagine dei romanzi il personaggio di De Luca è a tutti gli effetti quello di un uomo che sembra malato, tanto che si sarebbe portati a ritenerlo molto molto più vecchio dei suoi trentacinque o trentasei anni: dorme pochissimo, non mangia e va avanti a caffè e a vino, ansima, singhiozza, perde quel poco di fiato che sembra mantenere un po' per miracolo. E' sempre stanchissimo, grigio, stropicciato, introverso. Soffre di nausee ricorrenti, e qui non è nemmeno necessrio scomodare Sartre per capire che il suo stato fisico rispecchia semplicemente e dolorosamente uno stato mentale e spirituale, che in parte gli è congenito e in parte viene irrimediabilmente aggravato dal tempo in cui gli è toccato vivere.
De Luca riprende energia e sembra capace di pensare, di agire, di rischiare e di arrivare ad essere veramente cattivo solo se si tratta di fare ciò che lui sa fare: il poliziotto.
Ma anche in questo, anzi soprattutto in questo, il suo tempo non lo aiuta: troppo spesso il senso di giustizia che De Luca avverte e caparbiamnte persegue si scontra con il senso nettamente contrario delle opportunità politiche e degli abusi di potere. Il colpevole, la soluzione dei casi a lui affidati, il Commissario li trova sempre: ma l'unica vera applicazione di giustizia che gli riesce è quella delle intenzioni.
Tra i romanzi di De Luca ho sempre preferito "L'Estate Torbida", forse perchè si tratta di una storia apparentemente semplicissima che è invece molto complicata: dopo non molti capitoli la soluzione dell'enigma poliziesco inizia a profilarsi con crescente intensità; direi però che la parte migliore e più importante non è quella prettamente gialla, ma quella che riguarda la costruzione dei personaggi e dello sfondo in cui essi si muovono.
Tra gli sceneggiati invece mi è piaciuto soprattutto "Carta Bianca" (e in subordine anche "Via delle Oche"), forse perchè è lì che si vede maggiormente Bologna, ricostruita come io non l'ho mai conosciuta, a differenza dei miei genitori e dei nonni.
Nei confronti di Bologna comunque il mio amore non conosce limiti, nemmeno quelli dell'immaginazione: e per fortuna, perchè in TV con venti metri di Via Castiglione (nel caso del primo sceneggiato) e due angoli un po' così, più la piazzetta di San Giovanni in Monte (nel caso dell'altro) sono riusciti a "fare" mezza città: cosa divertentissima per chi conosce i luoghi reali.
In fondo però la scelta deve essere stata abbastanza obbligata: ormai a Bologna anche quegli spazi che maggiormente conservano testimonianze architettoniche di epoca fascista - in primis proprio la Questura, con tanto di colonne, aquile ed una magnifica iscrizione che un vero Romano antico decifrerebbe con qualche esitazione - sono troppo permeati e circondati dalla postmodernità per risultare credibilmente presentabili in un salto cronologico lungo sessant'anni.
Per la Questura poi c'erano anche da considerare i problemi di sicurezza.
Meglio quindi affidarsi ad altro - alla fantasia - per rievocare quell'epoca in un certo senso mitica benchè tutt'altro che lontana, in cui "Il Resto del Carlino" sembrava ancora un giornale serio e in cui il cucchiaino nella tazza del caffè lo si metteva "per bellezza", perchè tanto lo zucchero non c'era...

LadyJack || 15:49 || sabato, 24 maggio 2008
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Adua & dintorni

L'OTTAVA VIBRAZIONE (Einaudi, STILE LIBERO • BIG)

 

- PROSSIMAMENTE -

LadyJack || 13:52 || sabato, 24 maggio 2008
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In Lode di Carlo

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Scrivevo nel diario-agenda, in data 20 agosto 2001: "[...] le mie letture sperimentali continuano ad aggirarsi attorno a Carlo Lucarelli [...]. Con lui, anche se ho già letto parecchi suoi romanzi, mi trovo tuttora in fase di studio, e quindi accanto al profondo interesse riesco ancora a provare un'autentica sorpresa ogni volta che mi immergo in una nuova storia; è per questo, in realtà, che sto battendo a tappeto la sua intera produzione: per il gusto di continuare a trovare conferme al confortante senso di delizia. Con Camilleri è stato diverso: i suoi romanzi mi divertivano tanto che non avrei potuto non amarli; con Carlo Lucarelli invece è piuttosto una questione di ...sintonia. Sì, sintonia con la bellezza che trovo nelle sue pagine, alcune delle quali però sono tutt'altro che divertenti [...].
Carlo Lucarelli possiede - sul passato come sul presente - quello sguardo attento che delle cose si impadronisce a fondo, a volte con molto amore, a volte con apparente distacco: ma sempre con intelligenza [...]
."


In tutto il tempo trascorso da allora le mie idee su Carlo Lucarelli non sono cambiate: si sono perfezionate, semmai, però non ho ancora trovato un suo libro che non mi sia piaciuto o che mi abbia deluso.
Da poco è uscito il suo più recente romanzo ambientato nel periodo coloniale - "L'Ottava Vibrazione" - e qualche sttimana fa in TV hanno trasmesso alcuni sceneggiati tratti da suoi romanzi giallo-storici ambientati in epoca fascista. Di tutto ciò scriverò prossimamente, e con grande piacere: ora però voglio soffermarmi ancora un po' sul passato, sui tanti romanzi di Lucarelli che attraverso la lettura sono diventati miei, per sempre.
Come qualunque scrittore che meriti di essere considerato tale, Carlo Lucarelli ha imparato a scrivere sempre meglio con il passare del tempo: ma le basi del suo talento c'erano già - solidissime - sin dagli anni '90. Onestamente non ricordo quale sia stato il romanzo che ho letto per primo; so bene, invece, che delle sue pagine globalmente intese mi ha colpito la fluidità, la profondità, l'apparente semplicità.
Di Lucarelli come autore mi ha colpito la rara capacità di saper descrivere i dettagi senza mai risultare pedante, e la straordinaria attenzione che dimostra costantemente nei confronti dei cinque sensi e di tutto ciò che mette i suoi personaggi - ma anche il lettore - in contatto diretto con la realtà da lui creata o ricreata.
I suoi paesaggi sono tiepidi di sole, oppressi dall'afa, umidi di pioggia, spazzati dal vento, coperti dalla notte e dalla nebbia. I colori sono vivi, immediati, avvolgenti per l'occhio dell'immaginazione e per la mente. E a volte, leggendo, ci si sente attraversati persino dai sapori e dagli odori: magari non sempre piacevoli, ma ci sono anche quelli.
Tuttavia è soprattutto con i suoni che Carlo Lucarelli riesce a dare il meglio di sè: nelle sue pagine i suoni sono dappertutto, sotto forma di rumori, di voci, di musica (quante canzoni vecchie e nuove, nei romanzi!), e persino di elementi minori, come il ronzio degli insetti, lo scatto di un otturatore o l'eco lontana per qualcosa di indefinito).
Non è un caso che uno dei suoi gialli più conosciuti, "Almost Blue", sia tutto costruito attorno alle percezioni di un ragazzi cieco: Simone vede solo il buio e immagina che i capelli della donna che ama siano blu, ma è la sua capacità di percepire e distinguere i suoni che fa della storia una storia speciale, e che alla fine conduce la polizia sino all'Iguana, il serial killer di turno.
"Almost Blue" comunque è solo la classica punta dell'iceberg, perchè davvero in Lucarelli i suoni sono ovunque: mai oppressivi o superflui, ma sempre importanti e significativi, cosicchè per contrasto il lettore è indotto a considerare persino il silenzio - quando c'è - nel modo più serio e completo.
Il romanzo che forse concentra in sè la più alta percentuale di elementi sensoriali è anche il mio preferito: "L'Isola dell'Angelo Caduto". Ambientato in un luogo ove le condizioni meteorologiche, geografiche, politiche ed umane si confondono in modo strano ed inquietante, la storia è piena di sensazioni tattili, visive ed uditive. Sarebbe lungo rievocarle tutte, ma c'è almeno un capitolo che può essere ricordato: il Ventottesimo, quello che inizia così: "Ci sono certi venti che si possono chiamare gentili [...] si avvicinano con un sospiro tiepido e leggero [...]". Poi entrano in scena elementi del paesaggio, l'elenco dei venti si allunga, ciascuno con le proprie caratteristiche di dolcezza o di violenza, i colori sfumano nei suoni e i suoni prendono il sopravvento: sinchè ad un certo punto il lettore si trova ad ascoltare la sinfonia che uno dei personaggi aveva descritto in precedenza, quella creata dai venti stessi che percuotono le strutture metalliche del Molo Vecchio immerso nella nebbia. Il finale però interrompe l'atmosfera ovattata e sognante, riportando l'attenzione su di un'immagine brutale, eppure tutt' altro che estranea: "Chiuso nella torretta del faro, sigillata dalle vetrate e impermeabile ad ogni spiffero d'aria, non c'era ragione per cui l'ufficiale postale, appeso per il collo a una trave del soffitto, non dovesse rimanere immobile come un filo a piombo in un cono sottovuoto, eppure oscillava.".
Perchè in fondo Carlo Lucarelli scrive gialli e noir, e non se lo dimentica.
Il fatto che l'autore sia così bravo con le sensazioni non deve in ogni caso far pensare che il suo stile approdi ad un verismo esasperato: nei romanzi la realtà - storica o contemporanea - è sempre ricreata con grande rispetto ma anche con grande e trascinante immaginazione, e alla fin fine si può tranquillamente affermare che Carlo Lucarelli è tanto abile nelle suggestioni quanto nelle descrizioni.
Non è un caso infatti che molte delle sue storie si concludano in maniera più sospesa che assoluta, dopo aver fornito al lettore quel tanto di informazioni sufficienti ad ipotizzare ciò che potrebbe accadere ma lasciandolo di fatto libero di immaginare come: la trilogia del Commissario De Luca finisce con il protagonista nei guai, per l'ennesima volta nelle sua carriera di poliziotto; il commissario dell' "Isola" e sua moglie Hana vengono proiettati in un futuro angoscioso e non felicissimo, ma soprattutto - e quasi letteralamente - avvolto nella nebbia; Grazia Negro e Simone cominciano a discutere del loro avvenire giusto un attimo prima che "Un Giorno Dopo l'Altro" arrivi all'ultima riga dell'ultimo capitolo; nell'epilogo di "Guernica" tutti i personaggi iniziano a convergere verso la città che (noi a posteriori lo sappiamo bene) sarà bombardata di lì a cinque giorni... e si potrebbe continuare ancora e ancora, per tutti i libri sino all' "Ottava Vibrazione", perchè Carlo Lucarelli tiene per mano il suo lettore solo per fargli compagnia.
Molte delle storie di Lucarelli sono drammatiche e tristi, non solo per via dei crimini che vi vengono perpetrati ma anche per le umane crisi che attanagliano i personaggi e per l'inesorabilità degli sfondi storici. Eppure que e là, a volte, riesce ad emergere un bizzarro umorismo, spesso nerissimo ma ugualmente divertente.
Di Carlo Lucarelli amo anche questo, come amo gran parte dei suoi personaggi: specialmente quelli ricorrenti, che di libro in libro si fanno conoscere meglio e più profondamente. L'ispettore Grazia Negro, tosta e fragile insieme. Il commissario De Luca, per il quale nutro una passione illlimitata. Il sovrintendente Coliandro, uno di cui all'inizio ti viene da pensare: questo dovevano strangolarlo alla nascita! ma poi ti accorgi che persino lui è un essere umano, e ti ci riconcilii... almeno un po'. E poi tutti gli straordinari personaggi che popolano gli altri romanzi, dal commissario senza none dell' "Isola" al collettivo militare dell' "Ottava Vibrazione", così variegato e umano - di nuovo.
Infine, naturalmente, Bologna: Bologna che amo e che amo ritrovare - contemporanea o storicamente determinata - in moltissime delle pagine scritte da Carlo Lucarelli.
Se non avessi tanti altri motivi di apprezzamento nei confronti del suo lavoro forse già questo bastererebbe a farmi innamorare di lui: il fatto che le sue storie vivano in gran parte negli stessi spazi - se non negli stessi tempi - in cui da sempre vivono il mio spirito, il mio cuore e la mia memoria.
Per Carlo Lucarelli, hip hip hurrà!


LadyJack || 11:07 || sabato, 24 maggio 2008
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BookCrossing

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L'INFERNO DEL NOSTRO SCONTENTO ("BookCrossing Inferno", 1999)
di Troy Underwood - [ Robin ed., 2003 ]
E' un libro strano, un po' diverso da ciò che sono abituata a leggere. Un libro difficile da recensire: non solo perchè non mi è piaciuto molto, ma anche perchè presenta una struttura volutamente disordinata e frammentaria.
La linea principale della narrazione è comunque data dall'"Inferno" di Dante: grazie al bookcrossing - l'abitudine di abbandonare i libri in luoghi pubblici perchè siano trovati e letti da qualunque lettore possibile - il volume viaggia attraverso mani diverse, seminando disperazione e morte.
I personaggi in realtà quel libro non lo leggono: ciascuno piuttosto finisce in contatto solo con quei pochi versi che possono avere un legame con la sua vita, e da quei versi viene sopraffatto.
C'è il grigio ometto che si butta sotto la metro perchè in verità non ha mai vissuto (Inf., gli ignavi), il cecchino che si espone al fuoco nemico per fare ammenda delle troppe morti causate in passato (Inf., i suicidi), la lussuriosa colpita dall'AIDS che si suicida, non prima però di avere fatto fuori anche le sue odiose sorelle. E poi un Paolo e una Francesca travolti da una amore eterno che dura un'ora, ed un Ulisse perduto dalla ricerca della conoscenza assoluta.
Infine Cassandra, la chiave iniziale e finale dell'odissea circolare compiuta dal volume dantesco, che viene non si sa da dove e viaggia verso non si sa che.
Ma non bisogna cercare una spiegazione razionale per la storia di questo romanzo, che è piuttosto costruita sulle suggestioni e sui suggerimenti.
Personalmente però mi sfugge un po' il significato più profondo voluto dall'autore: dimostrare che la realtà si sottrae al controllo, presenta lati inquietanti e a volte ricade sotto la pena del contrappasso? (ma non era necessario  pianificare una strage letteraria, bastava accendere la TV). Che il bookcrossing è pericoloso? (ma in Spagna ho amici che lo praticano e che per quanto ne so sono ancora tutti vivi e vegeti). Che l'autore italo-americano aveva un irresistibile desiderio di omaggiare la sua cultura di origine? (anche se poi non riesco ad immaginare come possa essersela cavata un medio lettore americano con tutte quelle citazioni arcaiche).
E' un po' strana, tra l'altro, anche la sensazione che dà questo romanzo scritto da un americano con nomi e ambientazione italiana; ad un certo punto mi è sembrata decisamente sforzata, falsa, e mi sono addirittura chiesta se l'autore esiste davvero.
Forse è colpa di un paio di coincidenze che mi è capitato di notare: l'autore si chiama Troy Underwood e c'è un personaggio di Stephen King che si chiama Larry Underwood; è nato a Derry nel Maine, e Derry è uno dei luoghi in cui si svolgono molte delle storie di Stephen King, e che in toria non dovrebbe essere reale. Inoltre dal frontespizio risulta che il copyright originale di "BookCrossing Inferno" appartiene alla Sara Laughs Editions, dove di nuovo Sara Laughs è un luogo-personaggio a cui Stephen King ha dedicato (vedi "Bag of Bones") molte suggestive pagine.
Ovviamente tutto ciò può anche non significare nulla di particolare, e del resto l'intero volume - dal titolo alle citazioni, passando per molti dei suoi momenti - è soprattutto un grande omaggio al LIBRO in quanto tale. Anzi, nella versione italiana del titolo accanto a Dante sono riusciti ad aggiungere addirittura un soffio di Shakespeare con il suo "Riccardo III".
I libri fatti di libri di solito sono i migliori, ed i miei preferiti: peccato però che questo rientri nell'opaca categoria del "non mi ha convinto".


volume ricevuto da Franca B.:  http://www.librinprestito.splinder.com/
LadyJack || 11:24 || giovedì, 22 maggio 2008
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L'ispettore Barnaby, di nuovo

In occasione della rinnovata programmazione di episodi inediti della serie, sabato 10/5 LA7 ha trasmesso uno special intitolato "I Misteri dell'Ispettore Barnaby".
Credo che il filmato, della durata di circa un'ora, originariamente intitolato "Midsomer Murders" come l'intera serie, possa essere identificato come uno dei vari "contenuti speciali" inseriti nei cofanetti DVD in vendita ormai da qualche tempo.
Doppiato in italiano nella parte delle interviste, era invece in lingua originale con sottotitoli nelle parti tratte dagli episodi: in genere brevi ma significative... ed in grado di comunicare un gran desiderio di udirseli tutti, gli episodi in inglese! In particolare John Nettles ha una bellissima voce con una dizione perfetta che probabilmente gli deriva dalla sua lunga esperienza teatrale. Prima di calarsi nei panni di Barnaby, infatti, John Nettles ha recitato per dieci anni nella Royal Shakespeare Company; in passato comunque aveva già rivestito anche il ruolo di un investigatore nella serie "Bergerac", grande e duraturo successo degli anni '70.
Lo special su "Barnaby" era costituito da un montaggio di interviste agli interpreti principali e ai principali responsabili del programma, più qualche intervento della stessa Caroline Graham (che non conoscevo e che ho trovato assolutamente deliziosa), il tutto intervallato da spezzoni degli episodi che servivano ad illustrare gli argomenti di cui si stava parlando.
Lo special infatti narrava in breve la genesi della serie, nel passaggio dalla pagina scritta al piccolo schermo.
A partire dal 1987, già quarantenne, Caroline Graham ha scritto sette romanzi dedicati alle avventure dell'Ispettore: non ne scriverà altri perchè pensa di aver già concluso quella parte del suo lavoro; cinque di quei romanzi sono diventati altrettanti episodi TV, a partire dal pilot (trasmesso in Inghilterra nel marzo 1997), poi il gioco è passato nelle mani degli scenegggiatori, che hanno iniziato ad elaborare storie inedite.
Sino ad ora sono stati prodotti più di 50 episodi (con un numero di bizzarri delitti che supera i 140... ), affidati a quattro registi che lavorano a rotazione.
La serie TV ha mantenuto inalterato il contrasto di fondo tra l'ambiente bucolico della campagna inglese e l'efferatezza dei crimini che vi vengono perpetrati (elemento che la Graham ha mutuato da Agatha Christie, autrice alla quale si è indubbiamente ispirata). Ha invece cambiato parecchie cose riguardanti i personaggi: lo stesso John Nettles corrisponde solo in piccola parte al Barnaby originale (corpulento cinquantenne dal colorito acceso e dalle sopracciglia cespugliose), e in quanto a Troy - che nei romanzi è piuttosto volgare, razzista e molto conservatore - il personaggio è stato addolcito e reso più simpatico... anche se gli è stata lasciata l'imbarazzante capacità di dire sempre quello che pensa. Gli altri due sergenti, Scott e Jones, sono un'invenzione tutta televisiva.
Più importante è comunque che di Barnaby siano stati rispettati il carattere e le caratteristiche di fondo: i valori famigliari a cui può sempre appoggiarsi fiduciosamente, e il fatto che a differenza di tanti investigatori della letteratura e del cinema, l'Ispettore sia un uomo sereno e abbastanza felice.
Lo special trasmesso da LA7, in definitiva, ha confermato cose di cui già ci eravamo accorti: quanto "Midsomer Murders" sia bella e interessante, costruita - dalla progettazione alla musica, passando per la recitazione - con un'attenzione solida e minuziosa, non priva di molto umorismo.
Serie cult, se mai ce n'è stata una, della quale personalmente sarà difficile che mi stanchi.


Caroline Graham con due delle sue "creature"


MATRIMONIO CON DELITTO ("Blood Wedding", episodio 60, stagione XI - 2007/2008)
L'aristocratica quiete della ricca e spocchiosa famiglia Fitzroi viene turbata da alcuni delitti. La damigella d'onore al matrimonio del primogenito, l'amministratore, un'anziana ex cuoca: tutti gli omicidi avvengono in casa e nella tenuta, ma date le confuse circostanze è difficile dire se siano direttamente collegabili agli antipatici membri della famiglia, che in ogni caso si mostrano ben poco collaborativi.
L'ispettore Barnaby e il sergente Jones dovranno far valere tutta la loro autorità contro l'aristocratica presunzione dei Fitzroi, ma alla fine (e con grande soddisfazione!) incastreranno il colpevole.
Sullo sfondo della vicenda, i preparativi frenetici e disorganizzati per il matrimonio di Cully con Simon: cerimonia con cui (alleluja!) l'episodio si chiude.
Breve cameo di Troy - ora Ispettore a sua volta - che torna a Midsomer per partecipare al matrimonio  come amico della sposa. Ancora non sa guidare ...
Impegnatissimo  Jones, in questa storia: investiga, prende utili iniziative, aiuta molto Barnaby preso tra i  contrastanti fuochi della famiglia e del lavoro, rimorchia una governante carina ed offre a Cully un'amichevole spalla su cui poggiare i dubbi riguardanti la vita matrimoniale.
Mi piace da matti, Jones.


"Sei la governante... governa!"

- Sir Edward a Sally, durante il ricevimento di nozze
"invaso" dai poliziotti a seguito
del primo omicidio -


- Elenco episodi (aggiornamento dei precedenti post):

Undicesima stagione (2007 - 2008)

  • Blood Wedding (Matrimonio con Delitto)
  • Shot at Dawn (La Faida)
  • Left for Dead (Patto di Sangue)
  • Midsomer Life (Recensioni Pericolose)
  • Talking to the Dead (Il Rito d'Iniziazione)
  • The Blood Point

 

LadyJack || 11:06 || lunedì, 12 maggio 2008
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