Gli Scrittori del Re

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LA STORIA DI LISEY ("Lisey's Story", 2006), di Stephen King

Avevo già letto questo romanzo al momento della sua uscita, e mi era piaciuto molto, diventando in pratica uno dei miei preferiti. L'ho riletto di recente, come spesso mi capita con i libri più amati e confortevoli, e non l'ho trovato cambiato, nè meno bello.
Di solito le storie kinghiane nelle quali compaiono personaggi di scrittori sono piuttosto buone, e anche interessanti per il Fedele Lettore che può giocare a riconoscere gli elementi autobiografici, valutando quanto l'autore li abbia realmente trasposti o fantasiosamente trasfigurati. SALEM'S LOT riguarda i vampiri, ma anche le esperienze di un giovane srittore; THE DARK HALF è un omaggio alla letteratura d'azione, ma anche una riflessione sulla complessità dello scrittore in rapporto alla realtà e all'immaginazione; in THE TOMMICKNOKERS ci sono addirittura gli alieni cattivi, ma anche uno scrittore ubriacone e pieno di sensi di colpa, alla ricerca della propria redenzione, quella stessa redenzione che cercherà - trovandola infine - anche lo scrittore di DESPERATION. MISERY è la storia delle tragiche ossessioni di una donna disturbata, ma contemporaneamente riesce anche a parlare di un romanziere popolare che vorrebbe scrivere cose più serie; BAG OF BONES in apparenza è un racconto di fantasmi, ma guardando più a fondo ci si accorge che è soprattutto una storia di elaborazione del lutto, nella quale uno scrittore finisce per ammettere che la letteratura, se non ha dietro la vita, non vale nulla o quasi.
Anche LISEY'S STORY riguarda l'elaborazione di un lutto: all'inizio del romanzo lo scrittore protagonista - Scott Landon - è già morto da due anni, e la Lisey del titolo è la sua vedova, alle prese con la triste necessità di sgombrare lo studio del marito.
Lisey è una quasi cinquantenne bella, forte e abbastanza serena che crede sinceramente di aver ormai superato il dolore e lo sconcerto per la prematura morte del marito, stroncato improvvisamente da una polmonite. In realtà ciò è vero solo sino ad un certo punto: Lisey è pienamente consapevole del vuoto che la morte di Scott ha lasciato nella sua esistenza privata (mentre pubblicamente la perdita va ancora condivisa con quanti lo avevano amato e ammirato come scrittore): non è però altrettanto consapevole del fatto che la sua coscienza e la sua memoria hanno rimosso tantissimi particolari riguardanti la loro vita passata, così enormi e scomodi da risultare pericolosi. E tuttavia quei particolari giacciono appena sotto la superficie della memoria - quella che Lisey visualizza come un sipario viola - e sono pronti ad essere recuperati.
Scott ha lasciato manoscritti, bozze, documenti, materiale editoriale riguardante lui ed il suo lavoro, e tante altre cose che vanno valutate e riordinate: il contatto con quanto gli era appartenuto e la necessità di sgomberare finalmente lo studio del marito fanno dunque riscoprire a Lisey i limiti delle sue percezioni, mettendone in moto i ricordi. A nulla varrà il timore di recuperare storie incredibili e dolorose, perchè ad un certo punto Lisey si renderà conto di seguire una serie di tappe obbligate, una specie di "caccia al tesoro" predisposta dallo stesso Scott al fine di salvarla da se stessa e dagli orrori che potrebbero minacciarla: e quel sentiero va percorso sino in fondo.
Gran parte della bellezza del romanzo risiede nell'abilità con cui Stephen King riesce a realizzare il montaggio delle immagini appartenenti al passato più o meno remoto con quelle collocate nel presente: tutto riemerge gradualmente in Lisey ed è attraverso di lei che anche il lettore riesce a "vedere".
Vengono così rievocati tanti momenti importanti: il fidanzamento, la volta in cui Lisey salvò la vita di Scott colpendo lo squilibrato che voleva sparargli, le molte occasioni in cui Lisey ha presenziato umilmente - un passo indietro, sorriso indistruttibile - mentre il grand'uomo mieteva i propri successi.
E poi, soprattutto, ciò che Scott ha rivelato di sè: soltanto Lisey in tutto il mondo conosceva il vero Scott, l'uomo dolce e tormentato che si nascondeva dietro lo scrittore, così popolare e così abile nel giocare con le parole.
Scott ha avuto un'infanzia che limitarsi a definire "terrificante" non è sufficiente a darne l'idea; una vena di follia scorre da sempre nel sangue della sua famiglia e se Scott è comunque sopravvissuto, non altrettanto si può dire del padre e dell'amatissimo fratello Paul.
Sin da bambino, forse proprio per trovare rifugio dalla sanguinosa realtà nella quale era costretto a vivere, Scott era capace di trasferirsi in un mondo diverso e affascinante, ma non pienamente migliore: quel mondo - da lui chiamato Boo' ya Moon - ha poi nutrito la sua immaginazione di scrittore, e infine lo ha ucciso.
Anche Lisey, pur non ricordandolo, ha sviluppato la stessa capacità di raggiungere Boo' ya Moon: ci vorrà del coraggio, ma ciò le sarà utile per risolvere alcuni problemi riguardanti un maniaco psicopatico che l'ha presa di mira, e per recuperare almeno in parte la sua disturbatissima sorella Amanda.
La sorprendente "caccia al tesoro" predisposta da Scott servirà invece a salvarla per sempre dal lato oscuro di Boo' ya Moon e a regalarle finalmente la pace reale derivante dal superamento di tutte le amarezze.
Dopo essersi riconciliata con se stessa, Lisey si congeda da Scott in maniera dolce ma definitiva: il loro amore, gli splendidi venticinque anni di matrimonio non saranno dimenticati, il resto della sua vita però apparterrà soltanto a lei.
Con LA STORIA DI LISEY (dove il titolo indica tanto la STORIA che parla di Lisey quanto la STORIA che lei possiede) Stephen King ha scritto uno straordinario romanzo: crepuscolare, in parte autobiografico, e comunque degno della sua vena migliore. E' ovviamente anche un tributo a sua moglie Tabitha, che con Lisey ha in comune il fatto di essere oggetto di un grande amore, nonchè la scomoda partecipazione ad una vita pubblica che non è sua e della quale probabilmente farebbe volentieri a meno.
Stephen King, inoltre, che ha solo un fratello maggiore, si è ispirato alle molte sorelle della moglie (cinque, se non ricordo male) per creare i personaggi delle sorelle di Lisey, quasi altrettanto numerose. Molto bello questo piccolo mondo famigliare, costituito da peculiari rapporti di grande rivalità e di solidarietà non meno grande. Un piccolo mondo tutto femminile illustrato da un uomo al quale per fortuna non fa difetto la sensibilità.
LadyJack || 16:53 || martedì, 29 luglio 2008
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PETALI SULL'ACQUA - Kathleen E. Woodiwiss

Le lettrici di Kathleen E. Woodiwiss che sognavano un replicante del Ruark Beauchamp di “Shanna” sono state accontentate con la creazione di Gage Thornton, protagonista di PETALI SULL’ACQUA (“Petals on the river” – 1997). Anzi, a due capitoli dalla fine di questo romanzo, assistiamo addirittura all’apparizione di tutti i fratelli Beauchamp, in epoca pre-Shanna, giunti ad incontrare Gage, dal quale il capitano Nathaniel Beauchamp è in procinto di acquistare un veliero.
Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.

La storia di “Petali sull’acqua” è meno avventurosa di quella che in futuro vivrà Ruark, ma l’atmosfera del Nuovo Mondo ancora da sgrezzare lega fra loro questi audaci e laboriosi coloni. Siamo in Virginia, nel piccolo villaggio di Newportes Newes, nel 1747. Una nave galera, la London Pride, approda con il suo carico di detenuti deportati e pronti per essere messi in vendita come schiavi. Non tutti questi sventurati individui sono realmente colpevoli dei reati che vengono loro imputati e, fra essi, vi è una giovane fanciulla diciottenne dal cuore innocente: la stupenda Shemaine O’Hearn. La ragazza è la figlia di un ricco commerciante irlandese e della sua bella moglie inglese e ha avuto un’educazione raffinata, abituata agli agi e alle affettuose premure dei genitori che stravedono per lei. Purtroppo, nonostante i modi perfetti e la ricchezza di Shemaine, le sue origini non sono aristocratiche e la sua grave colpa è stata proprio quella di fidanzarsi con lo splendido marchese Maurice du Mercer, il giovane partito più desiderato di Londra, che si è perdutamente innamorato di lei. L’unica parente di Maurice, la nonna Edith, ha ben altre mire per il nipote, per il quale sogna un matrimonio che gli permetta di frequentare la vita di corte. L’anziana donna non ha scrupoli e, non essendo riuscita a convincere Shemaine a lasciare Maurice e l’Inghilterra, ordisce una trama per fare accusare la fanciulla di furto. Shemaine, mentre rientra da una cavalcata, viene portata via da un cacciatore di taglie e non riesce nemmeno a fare avvertire i suoi genitori. Gettata nel carcere di Newgate, viene condannata senza possibilità di difesa, grazie al danaro speso da Edith du Mercer per comprare la complicità di giudice e guardie. La marchesa giunge a commissionare l’omicidio di Shemaine, ma il secondino non riesce nel suo intento, così la ragazza finisce direttamente sulla nave galera che la porterà in Virginia. Edith du Mercer non è ancora soddisfatta e vuole comunque la morte di Shemaine, temendo che il nipote possa andarla a cercare fino in America. Così sulla London Pride Shemaine farà la conoscenza dei due personaggi che, a sua insaputa, sono stati pagati per renderle la vita un inferno fino cercare in ogni modo di ucciderla: il mozzo Potts e la prostituta Morrissa Hatcher la perseguiteranno fino alle ultime pagine del romanzo.
Nonostante non abbia mai avuto esperienze di tale durezza e sia sempre stata protetta dalla sua famiglia, Shemaine si rivela sorprendentemente capace di far fronte alle difficoltà, lotta e si adatta alle situazioni peggiori, senza mai lamentarsi o dare l’idea di essere sul punto di cedere. Siamo in pieno romance e quindi l’irrealtà di fatti e comportamenti non ci deve sorprendere, però la perfezione di Shemaine e quella del suo futuro padrone, Gage Thornton, vanno al di là di ogni più rosea immaginazione. Nei romanzi della Woodiwiss troviamo cattivi che possono esserlo talmente da diventare ridicoli e buoni che vanno oltre la santità. Non ci sono le vie di mezzo, a parte qualche personaggio di contorno. Shemaine, con i suoi capelli rosso fiamma, gli occhi verde smeraldo e la pelle color avorio, è già di per sé una visione soprannaturale, ma se a ciò si aggiunge la sua disumana e subitanea accettazione della propria condizione di galeotta e futura schiava, che per lei diventa immediatamente naturale, come prima lo era quella di agiata figlia di papà, non ci sono più confini alla favola. Il principe azzurro di Shemaine, ora che il ricordo del bellissimo e appassionato Maurice è stato sfocato dagli eventi, arriva sotto le sembianze di Gage Thornton, un trentatreenne vedovo che ha un figlio di due anni, Andrew, per il quale è in cerca di una bambinaia. Gage è giunto in Virginia dall’Inghilterra nove anni prima, a causa di un dissidio con il padre, Lord William Thornton, conte di Thornhedge. Una ragazza aveva affermato di aspettare un bambino da Gage e Lord William voleva che lui la sposasse per riparare. Gage aveva rifiutato, sapendo di non essere il padre ed era partito per l’America, per costruirsi una nuova vita con le proprie mani. Lord William è un ricco costruttore navale e Gage stesso ha fatto un prezioso apprendistato, prima come ebanista e poi come disegnatore di navi. La sua ambizione è poterne creare e costruire di proprie e in Virginia ha gettato le basi per dare corpo a tutto il talento di cui è dotato. Con grande abilità ed ingegno, Gage ha messo in piedi un laboratorio in cui, coadiuvato da alcuni fidati dipendenti, progetta e realizza mobili di altissima qualità, che vende ai benestanti dei dintorni e, nel frattempo, sta costruendo il suo primo veliero, al quale dedica giornalmente parte del proprio tempo. Purtroppo la moglie Victoria è morta un anno prima, cadendo sulle rocce mentre si trovava sulla prua della nave in costruzione e nel villaggio alcune malelingue credono che Gage l’abbia uccisa, mentre in realtà lui era in casa ad accudire al figlioletto ed era accorso sentendo le grida. Roxanne Corbin, una zitella esaltata e bruttina che spasima per lui e odia qualunque donna ostacoli il suo folle sogno di averlo per sé, era invece presente al fattaccio…
A Gage, dopo un anno, la vedovanza comincia a pesare e spera di unire l’utile al dilettevole, quando quella mattina si avvicina alla London Pride per dare un’occhiata alle donne che stanno per essere vendute come schiave. Ovviamente tutti gli occhi sono puntati su di lui, non solo per la voce che circola sulla morte di sua moglie, ma anche per il suo notevole aspetto. Gage Thornton è un uomo di non comune bellezza (ma va!), alto e dal fisico perfetto, a cui si aggiungono un’espressione enigmatica, un atteggiamento incurante dei giudizi altrui e una tenacia orgogliosa. Ha anche una grande generosità d’animo e un bellissimo rapporto con il proprio figlio, per il quale è un padre attento, affettuoso e sempre presente. Insomma, un altro fenomeno di perfezione! D'altro canto, il piccolo Andrew, ha due anni, ma, da come viene descritto dalla Woodiwiss, sembra averne almeno sei o sette, dato che parla perfettamente, capisce i concetti al volo e si atteggia da ometto alla minima sollecitazione...
L’incontro di due esseri soprannaturali inevitabilmente crea un’atmosfera sublime. Gage vede Shemaine in mezzo alle altre prigioniere e, benché sporca e stracciata, rimane folgorato dalla sua bellezza e dolcezza. Riesce a comprarla, spendendo tutto il suo denaro, guadagnato faticosamente, strappandola alle grinfie del capitano della nave, che già sognava di portarsela a terra per farne la propria schiava, all’insaputa della moglie-cerbero. Tutti quelli che vedono Shemaine sbavano per lei, tutte quelle che vedono Gage vanno in sollucchero per lui… ovviamente. La casa sul fiume in cui Gage vive con il figlio è un’altra opera magistrale, scaturita dal suo talento: l’ingegno permea l’intera struttura, ogni mobile, ogni comodità, perché Gage l’ha concepita come il luogo ideale nel quale crescere la sua famiglia e quella del Mulino Bianco gli fa un baffo. Da subito si capisce che per lui Shemaine non sarà mai una schiava e il modo in cui la tratta fin dall’inizio ci fa comprendere come egli già aneli il matrimonio con lei. Shemaine, ingenua e dolcissima, si impegna nel ruolo di angelo del focolare e riesce miracolosamente a ricordarsi le lezioni di economia domestica che la sua lungimirante madre l’aveva costretta a prendere… Per cui, appena arrivata, meraviglia se stessa e Gage con un’infornata di focaccine prelibate, primo passo verso un cammino disseminato di pranzi luculliani che fanno realizzare a Gage di avere centrato l’obiettivo: Shemaine O’Hearn è in realtà Biancaneve. Quindi, non solo la flessuosa e morbida visione lo tortura e gli fa sognare di poterla avere carnalmente, ma in lei scopre la personificazione del suo ideale di moglie e madre per suo figlio. Nel frattempo, Shemaine comincia a sbirciare di sottecchi le fattezze del suo aitante padrone e il fatto che lui sia così premuroso e caldo nei suoi confronti spazza via in fretta i suoi timori virginali. La passione non tarda ad ardere in loro, ma nel romanzo dei perfetti nulla può accadere prima del matrimonio. Incurante delle cattiverie che le pettegole del villaggio dicono alle spalle sue e di Shemaine, Gage la corteggia sempre più pressantemente e una sera le fa la proposta di diventare sua moglie. A quel punto la ragazza è già cotta da un pezzo e accetta di slancio. Le nozze si celebrano e finalmente i due sposini danno il via alla lussuria più sfrenata. Intanto, gli assassini tentano più volte di fare la pelle a Shemaine e allo stesso Gage. Assistiamo all’arrivo del di lui padre, pentito e desideroso di riconquistare il suo affetto, tanto che, durante uno dei vari tentativi di omicidio, Lord William si getterà a scudo sul figlio e si beccherà una lancia nella schiena per salvarlo. Ovviamente l’anziano genitore non morirà, anzi farà un’allegra convalescenza, durante la quale si rivelerà un nonno meraviglioso. Shemaine, istruita da Gage nell’uso del moschetto, dovrà uccidere un paio di cattivi che, cercando di ammazzare lei, se la stanno prendendo con il marito, minacciandolo di morte. Altri cadaveri fioccheranno come le mosche, tanto che in una delle scene finali Gage passerà la notte a raccogliere corpi e costruire bare. I genitori di Shemaine, accompagnati dal suo ex fidanzato Maurice, piomberanno a turbare la famigliola con la ferma decisione di riportare a casa la fanciulla. Ma, nonostante la bellezza e il fiero cipiglio del marchese reggano alquanto bene il confronto con quelli di Gage Thornton, Shemaine ha già fatto la sua scelta da tempo e non ha alcuna intenzione di abbandonare l’amatissimo marito, dal quale ora aspetta anche un bambino. Oh, che romantico! La terribile Edith du Mercer, nell’estremo tentativo di fare uccidere Shemaine, perderà per sempre il nipote, il quale, dopo avere digerito il rifiuto finale di Shemaine, decide di restare anche lui a vivere in Virginia e di corteggiare la bella sorella di Ruark Beauchamp, Garland, con la quale si sposerà. In “Shanna” vedremo Garland arrivare con una neonata in braccio e ora sappiamo l’antefatto.
Gage e Shemaine ingrandiranno la loro casa, in previsione di futuri lieti eventi e anche la costruzione di mobili e navi avrà un florido sviluppo. Tutti i famigliari dei due piccioncini si riuniranno con loro in Virginia e così la bella favola avrà il suo giusto epilogo.
Scena clou del libro: Shemanine sta facendo il bagno e, acchiappando un asciugamano posto in una cesta su di uno sgabello lì vicino, snida un serpente a sonagli, che saetta verso di lei per morderla. La ragazza salta fuori dalla tinozza con il piccolo asciugamano che le copre scarsamente le vergogne e Gage, all’epoca non ancora suo marito, irrompe nella stanza con un coltello per uccidere il serpente. Con un colpo gli taglia la testa, ma subito posa lo sguardo sulle fattezze della pulzella tremante e gocciolante. Ah, il guerriero e la sua dama hanno così il loro primo approccio fugace e foriero di futuri sguardi tentatori…
ArchieGoodwin || 01:35 || lunedì, 28 luglio 2008
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Realtà & Magia

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IL COMMISSARIO INCANTATO di Maurizio Matrone [ Marcos y Marcos ed., 2008 ]
Prima di questo romanzo non avevo mai letto niente di Maurizio Matrone, ma è scarsamente probabile che dello stesso autore io legga qualcos'altro in futuro.
In teoria il romanzo, ambientato a Bologna (dove Matrone vive e fa il poliziotto) sarebbe scritto in maniera interessante: ma alla fin fine direi che mi ha un po' deluso.
L'autore si spinge a definirlo "romanzo poliziesco" ma penso si tratti di una specie di scherzo: l'unico elemento poliziesco del romanzo è dato dal fatto che anche il protagonista è un poliziotto. Gli si adatta meglio il titolo un po' ottocentesco di "romanzo di formazione": uno di quei romanzi, insomma, dove il protagonista ripercorre la propria vita, le tappe fondamentali che dalla giovinezza in avanti hanno contribuito a renderlo l'essere umano che è.
Qui infatti, sotto forma di una serie di lettere immaginarie rivolte alla defunta amica Wilma (che è poi Wilma Lanzarini, editorialista scomparsa qualche tempo fa) il protagonista, che parzialmente si identifica in maniera autobiografica con l'autore, racconta di sè e della sua crescita - da aspirante cantante di rock religioso a poliziotto promosso per meriti letterari - citando vari eventi e i personaggi principali che lo hanno affiancato negli anni.
La parte iniziale è molto divertente: il protagonista viene ingaggiato come cantante in un gruppo che rielabora brani religiosi (avrei voluto sentire la versione electro-punk di  TU SCENDI DALLE STELLE... ), poi però l'editore musicale fallisce e lui si ritrova a fare il gigolò a New York.
Ma di lì a poco tutto si perde e si annacqua.
A mio parere il romanzo soffre della propria frammentarietà: risulta infatti che molti capitoli siano stati concepiti e pubblicati originariamente come racconti brevi a sè stanti, per cui la narrazione procede un po' a blocchi, spesso senza veri legami tra una storia e l'altra.
A volte poi l'umorismo scivola in barzelletta un po' insulsa (come nel cap. IL BRIGATISTA, dedicato ad un farsesco tentativo d'arresto in Stazione) o in butade di gusto discutibile (come nel cap. EMORROIDI), o ancora in tragicommedia venata di attualità (come nel cap. MIO ZIO NON ERA UN PASTICCERE, ove compare persino l'attentato alle Twin Towers).
Uno dei guai del romanzo - e forse non il minore - è infine il fatto che si tratta di un
romanzo surrealista, ispirato nientepopodimenoche a LA VITA INTENSA di Massimo Bontempelli (1920): mi piacerebbe leggerlo, questo romanzo, che però è ormai di difficile reperibilità. Ai tempi dell'esame di Letteratura Italiana lessi VITA DI ALBERTO PISANI di Dosso Dossi: discretamente "fuori" anche lui... ma immagino che non sia la stessa cosa.
Benchè il Surrealismo ambisse a toccare e coinvolgere qualunque attività umana, diventando un modo di vivere e non solo di fare arte, personalmete stento un po' ad ammettere che anche la Letteratura possa davvero essere Surrealista.
Certi quadri di DeChirico somigliano ai paesaggi dei miei sogni, e l'immagine surrealista mi pare concepibile. Ma un romanzo?!
Per capire bisogna forse rifarsi al concetto di "realismo magico", inventato proprio da Bontempelli, che detto in breve corrisponde ad un modo fantasioso, individuale ed istintivo di sperimentare e tradurre in parole la realtà. Cito dalla Wikipedia:

"Unico strumento del nostro lavoro sarà l'immaginazione. Occorre reimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. [...] Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale. Perché non per niente l'arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all'uomo. Lo scopo è di imparare a dominarlo, fino a poterne sconvolgere a piacere le leggi. Ora, il dominio dell'uomo sulla natura è la magia. [...]. Immaginazione, fantasia: ma niente di simile al favolismo delle fate: niente milleunanotte. Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo: rischio continuo, e continuo sforzo di eroismi o di trappolerie per scamparne. L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco. Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dell'impressionismo. [...]. Ecco la regola di vita e d'arte per cent'anni ancora: avventurarsi di minuto in minuto, fino al momento in cui o si è assunti in cielo o si precipita".
Bontempelli: Opere scelte. Milano 1978, pp.750-7


La convinzione di Bontempelli ha un suo fascino tutto particolare: ma per ciò che riguarda i miei gusti in fatto di Letteratura, ciò vale più nella teoria che nella pratica.
LadyJack || 15:02 || martedì, 22 luglio 2008
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MAGNIFICA PREDA - Kathleen E. Woodiwiss

Deliziosa e leggerissima, un soffio di favola rosa ambientata in Inghilterra al tempo di Elisabetta I. Questo è MAGNIFICA PREDA (“So worthy my love” – 1989). Un nobile cavaliere, una fanciulla rapita, buffi servitori, assassini e intrighi di corte. Un po’ “bisbetica domata”, un po’ rievocazione dei film con Bette Davis ed Erroll Flynn, un po’ “oggi le comiche”.

Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.
Al centro della storia l’ingiusta accusa di alto tradimento inflitta all’apollineo ed audace marchese di Bradbury, Lord Maxim Seymour, che viene incolpato di avere ucciso un agente di Sua Maestà e di tramare per assassinare la stessa regina. Il marchese, che è stato incastrato dal vero colpevole, viene espropriato di tutti i suoi averi, privato del titolo e condannato alla decapitazione. Ma, durante il trasferimento dalla Torre al patibolo, riesce a fuggire con l’aiuto dei suoi fedeli servitori, viene ferito gravemente e creduto morto. Il capitano Nicholas von Reijn, membro della Lega Anseatica, è un caro amico di Maxim e conduce il ferito al sicuro ad Amburgo, dove potrà essere curato. Nel frattempo, a Londra, si celebra il matrimonio fra la bella figlia di Edward Stamford, Arabella e Lord Reland Huxford. La giovane è reduce da sei fidanzamenti andati a monte, a causa della morte prematura di tutti i suoi promessi, cosa che le fa pensare di avere su di sé una specie di maledizione. Il sesto fidanzato di Arabella era stato proprio Lord Seymour, l’unico che il di lei padre avrebbe realmente gradito come genero, essendo un partito facoltoso e di grande prestigio. Edward Stamford si è comunque appropriato della residenza e dell’entourage del marchese di Bradbury, il quale ora progetta di vendicarsi. La sera del matrimonio di Arabella un misterioso individuo incappucciato si aggira per il salone, fingendo di essere un servitore, ma in realtà i suoi occhi color smeraldo sono molto simili a quelli del ritratto dell’ex padrone di casa… Ritratto che ora è coperto e relegato in una stanza non visitata, ma che non è sfuggito allo spirito di osservazione della nipote di Edward, la graziosissima Elise Radborne, una fanciulla di diciassette anni non priva di risorse sorprendenti. Elise è l’unica figlia di Sir Ramsey Radborne, recentemente scomparso e forse rapito dai suoi stessi parenti e della sfortunata Deirdre, morta in circostanze misteriose quando Elise aveva solo due anni. La famiglia di Elise è composta da vari serpenti: oltre all’avido Edward, ci sono la zia Cassandra ei suoi degni figli. Cassandra, vedova del fratello di Ramsey, ha tutte le caratteristiche dell’arpia disposta a tutto per accaparrarsi le ricchezze di chicchessia. Al momento la sua vittima designata è Elise. Corrono voci che il padre della ragazza, prima di scomparire, avesse convertito molti suoi beni in denaro ed avesse nascosto il tesoro da qualche parte, per salvaguardare il futuro della figlia. Cassandra e i suoi figli, nel tentativo di estorcere ad Elise il nascondiglio del fantomatico tesoro, l’aveva rapita e tenuta prigioniera, non ottenendo nulla. Ora Elise, sfuggita alle grinfie della zietta, è ospite dello zio Edward e ne governa l’andamento domestico, pagandogli anche una profumata pigione. La sera del matrimonio di Arabella, Elise è occupata a sorvegliare che tutto proceda a dovere e, salendo le scale, si imbatte in un uomo che riconosce subito come colui che è raffigurato nel ritratto. L’imprevisto rovina il piano originario di Lord Seymour e un equivoco fatale unisce il suo destino con quello di Elise. Salita nella stanza di Arabella per aiutarla a prepararsi per la prima notte di nozze, Elise la trova deserta e, nella penombra, viene catturata da un paio di individui maldestri che tuttavia riescono a portarla via dal castello. Nel frattempo, Lord Seymour si palesa agli ospiti resi poco reattivi dalle libagioni e dal sonnifero che lui ha mescolato ai vini: salta sui tavoli con la spada sguainata e sfida Edward Stamford, urlandogli tutta la sua rabbia. Poi fugge nella notte e a nulla serve lo sgangherato inseguimento da parte di quelli che erano in grado di stare in piedi. Il rapimento di Elise è l’inizio di una comica degna di Stanlio e Ollio e forse proprio a loro si è ispirata la Woodiwiss quando ha creato i personaggi di Fitch e Spence, i due servitori imbranati e paurosi ai quali Lord Seymour ha affidato il ratto della fanciulla. Peccato che la ragazza da prendere, nei piani del marchese, fosse la sua ex-fidanzata Arabella, che lui avrebbe voluto accogliere nel suo rifugio di Amburgo e sposare prima che lei avesse consumato il matrimonio con Reland. La sorpresa e lo scorno di Maxim, quando i suoi prodi gli portano la recalcitrante ed infuriata Elise, sono nulla a paragone con la reazione della fanciulla offesa. Impacchettata come un salame e trascinata da Fitch e Spence su di una ridicola imbarcazione lungo il fiume e poi caricata sulla nave del capitano von Reijn, la giovane giunge finalmente a conoscere il mandante del suo rapimento. Il luogo in cui avrebbe dovuto essere ospitata non è il palazzo che Maxim aveva affittato ad Amburgo, perché i suoi servitori si sono fatti truffare dall’intermediario e il gruppetto si trova a dovere alloggiare in un cadente, freddo e lurido maniero sulla cima di un’altura, lontano dalla città. L’inverno del Mare del Nord e le tempeste di neve delle terre baltiche aumentano i disagi in cui si dibattono i nostri eroi. Una serie di umoristiche situazioni imperversano da qui in poi e il lettore non può che sorridere e divertirsi. Maxim Seymour è un uomo molto affascinante, coraggioso e nobile. Elise Radborne è una ragazza assai dotata dalla natura, sia di carattere, sia di aspetto. Le scintille fra i due giovani sprizzano in lungo e in largo. Piccole ripicche, scherzi di varia natura costellano la prima parte del loro rapporto. Maxim è affascinato dalla ragazza e nella sua mente il ricordo di Arabella, poco a poco, si affievolisce e scompare. Elise è assai colpita dalla bellezza e dal carisma di Maxim, ma non vuole mostrarsi debole al suo cospetto. Il capitano Nicholas von Reijn, che durante il viaggio in cui ha trasportato Elise sulla sua nave, si è invaghito di lei, le fa una strenua corte, inizialmente autorizzato da Maxim. Il clima avverso non permette che la fanciulla venga subito riportata in Inghilterra, per cui la convivenza forzata fra lei e Maxim si evolve da punzecchiatura maliziosa a passione inespressa, che poi diventerà un grande amore. Maxim, sempre più geloso del corteggiamento del capitano nei confronti di Elise, comincia a dimostrarle le sue intenzioni. Elise è inizialmente timorosa che lui voglia solo soddisfare i suoi istinti virili, dopo la lunga astinenza. Fatto sta che i sentimenti dei due si rivelano lentamente, finché, durante un soggiorno a casa del capitano von Reijn a Lubecca, Maxim porta Elise in una chiesetta e la sposa. Elise si trasforma da dispettosa fanciulla a dolcissima e adorante moglie e Maxim comincia a progettare il suo futuro con lei, cercando il modo di riabilitare il proprio nome ed ottenere giustizia dalla regina Elisabetta. Alle vicende amorose di Elise e Maxim si intrecciano i vari intrighi e le lotte di potere non solo a corte, ma anche ai vertici della Lega Anseatica, il cui capo è un individuo spietato che vorrebbe acquistare i servizi di Lord Seymour, per abbattere lo strapotere nei mari di Sir Francis Drake, pirata alle dipendenze di Elisabetta. Ovviamente Maxim saprà come destreggiarsi, riconquistare l’onore e la piena fiducia di Sua Maestà, a discapito di cattivi e pericolosissimi nemici. Cappa e spada, avvelenamenti, nemici insospettabili in agguato, capovolgimenti e lieto fine. I nostri eroi torneranno trionfalmente a casa, Maxim riavrà ciò che gli era stato ingiustamente tolto e l’amore fra lui e la bella Elise sarà coronato dal primo erede in arrivo.
ArchieGoodwin || 23:18 || lunedì, 21 luglio 2008
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Midsomer News

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Sabato 5 luglio, dopo due innocue repliche e del tutto a tradimento, LA7 ha trasmesso un episodio inedito de "L'ispettore Barnaby".
Dato il carattere inatteso della cosa, ne ho perso l'inizio: importante non solo per lo svolgimento della storia (che sono riuscita a seguire bene lo stesso), quanto piuttosto per i credits e il titolo italiano, che andranno recuperati altrove.
In ogni caso, credo di essere riuscita ad identificare l'episodio. Le ricerche però non sono state nè lineari nè del tutto soddisfacenti, per cui ciò che vado scrivendo qui va preso con riserva, sinchè non sarò in grado di correggere o di fare affermazioni più assolutamente sicure.
Pare dunque che l'episodio sia un "Christmas Special", ovvero uno di quegli episodi che proprio grazie all'ambientazione natalizia della trama vengono trasmessi durante le Feste. Ce n'era già stato un altro qualche anno fa: "Ghosts of Christmas Past" (FANTASMI DEL PASSATO), appartenente all'Ottava Stagione e trasmesso appunto il 25 dicembre 2004.
L'episodio in questione, "Days of Misrule", dovrebbe essere aggregato alla Undicesima Stagione, in quanto le Liste Episodi che lo citano (non molte, a dire il vero) lo indicano come "Christmas Special 2008". In realtà ciò non è convincente, perchè significherebbe che l'episodio è stato trasmesso - fuori stagione - prima da noi che in GB: e questo è francamente improbabile. A mio parere, tra l'altro, la scansione dei giorni interna all'episodio si adatterebbe meglio al 2007, anno in cui il Natale è caduto di martedì.
Inoltre ci sono altri particolari che inducono al dubbio: l'aspetto degli interpreti ad es. pare leggermente più giovanile rispetto alle più recenti realizzazioni, e in una sequenza dell'episodio si vede un'auto che sul parabrezza mostra quello che sembrerebbe il tagliando del bollo o dell'assicurazione recante la data 2005 (giudico invece meno significativo un poster o una specie di calendario appeso alla parete di un garage-officina con la data 1997).
Insomma, personalmente non sono sicurissima riguardo alla collocazione cronologica dell'episodio; posso dire però che con quella sua atmosfera a metà fra umorismo e tragedia mi è piaciuto molto.
Attualmente la programmazione de "L'ispettore Barnaby" è andata in vacanza; dai trailers pubblicitari pare di capire che in autunno potrebbe riprendere con altri episodi inediti (l'epilogo dell'Undicesima Stagione?).
Ad ogni buon conto si dice che della nostra serie preferita siano previste almeno altre due Stagioni.


65 - DAYS OF MISRULE (scritto da Elizabeth-Anne Wheal)
Si avvicina il Natale. Mentre Joyce è impegnata con la sua partecipazione ai cori natalizi che allieteranno le vie di Causton, l'ispettore Barnaby e il sergente Jones hanno ben altri problemi.
C'è innanzitutto l'ispezione del sovrintendente Cotton, un burocrate dal cervellino piccolo  e pignolo, sostenitore della razionale distribuzione del lavoro e del pensiero positivo, dotato di quello che senza mezzi termini Jones definisce "sorrisetto da idiota". Cotton tiene il fiato sul collo dell'ispettore, nel tentativo di "convertirlo", e Barnaby fa di tutto per sfuggirgli e per continuare a svolgere il proprio lavoro nel modo che a lui piace di più e che ha sempre dato i risultati migliori.
Poi c'è l'indagine del momento: un'esplosione dolosa che ha semidistrutto il deposito di autotrasporti appartenente all'ex colonnello Parkes.
Attorno all'uomo ruota tutto un mondo di ex militari - a lui ancora molto fedeli - che si dilettano con severi wargames nei boschi della contea, nonchè un figlio ambiguo ed arrogante, appena tornato dalla Francia.
Il giovane James Parkes è un ex compagno di scuola di Jones, che lo ricorda testualmente come un "cretino"; bello e ricco, non è simpatico a nessuno, nemmeno a sua nonna, e pare avere le mani in pasta in attività non propriamente lecite. Che fosse lui, il bersaglio della bomba al deposito?
Le cose si complicano quando da un laghetto riemerge un fresco cadavere in qualche modo legato a James, dato che si tratta di un uomo con il quale aveva litigato. Di lì a poco lo stesso James viene ucciso con una coltellata al cuore, e su questo omicidio le possibilità sono sin troppe: una ragazza ingannata, i genitori di una ragazza rimasta incinta e suicidatasi, un complice delle attività illegali, un concorrente, un ricattatore o un ricattato, qualcuno che voleva proteggere il colonnello, qualcuno che voleva sottrarsi alle imposizioni e alla mancanza di scrupoli di James... la nonna, magari?!
Alla fine Barnaby, beffando l'inconsistente Cotton, riuscirà a capire i legami tra gli eventi - la bomba, gli omicidi ed un traffico d'auto d'epoca - individuando i rapporti di causa / effetto, nonchè l'assassino.

NOTA : ormai il personaggio di Gayle Stevens è abbastanza ricorrente al fianco dell'ispettore e di Jones.




LadyJack || 11:14 || lunedì, 14 luglio 2008
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COME CENERE NEL VENTO - Kathleen E. Woodiwiss

Riguardo a COME CENERE NEL VENTO (“Ashes in the wind” – 1979), potrei già spingermi a dire che si tratta del più riuscito dei romanzi di Kathleen E. Woodiwiss, anche se non li ho ancora letti tutti. 
Tanti scrittori si sono cimentati nell’epopea della Guerra di Secessione americana, sfornando opere di vario livello, ma comunque avvincenti, non fosse altro che per il fascino esercitato sul pubblico dall’unico vero momento in cui gli Stati Uniti hanno avuto una loro storia da raccontare. Prima non c’era stato molto da quelle parti… La Woodiwiss si muove dunque su di un terreno conosciuto e dimostra anche il gusto della ricostruzione di luoghi, sentimenti e fatti che portarono distruzione e spargimento di sangue nella sua terra, facendola poi rinascere piena di dignità e forte di una grande democrazia.

Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.

Il romanzo è diviso in due parti, proprio come due e opposti fra loro sono i lati degli Stati Uniti da cui muovono i protagonisti. Alaina MacGaren ha il sangue scozzese e le radici americane piantate nel suolo sudista della Louisiana, ad Alexandria. L’eroe maschile, Cole Latimer, di origine austriaca, viene da una famiglia del Minnesota, nell’estremo nord. Kathleen E. Woodiwiss nacque proprio ad Alexandria e morì a Princeton, Minnesota. Possiamo quindi dedurre il motivo per il quale questo romanzo è così preciso nelle descrizioni dell’atmosfera che respirano i personaggi e riesce a catturare anche chi, dopo “Via col vento”, pensa che dalla guerra fra Nord e Sud sia già stato cavato tutto il possibile in termini romanzeschi. In più, essendo questo un romance in piena regola, non manca il lieto fine, che viene raggiunto con tocchi a metà fra Daphne Du Murier, una spruzzatina di sorelle Brontë e tanto divertimento. La vena comica pervade anche i momenti più avventurosi della storia e, come in tutti i romanzi della Woodiwiss, siamo gratificati dalla leggerezza e dal garbo, accompagnati da un’allegra ironia. 
Ci troviamo a New Orleans, Louisiana, nel 1863 e i nordisti hanno preso possesso della città, mentre la guerra continua a mietere vittime. Il sud è destinato alla sconfitta e le sue terre, un tempo floride e indolenti, sono preda di razzie e distruzione selvaggia, non solo da parte dei soldati dell’Unione, ma soprattutto ad opera di degli sciacalli arricchitisi sul dolore altrui. Alaina McGaren è una diciassettenne privata dei sogni e degli affetti: la madre è morta di crepacuore dopo avere perso il marito ed un figlio in guerra, mentre l’altro fratello, Jason, anche lui soldato della Confederazione, è disperso. La fattoria di Briar Hill, nei pressi di Alexandria, è distrutta e Alaina, che aveva continuato nell’opera della madre, offrendo cibo e asilo ai soldati sudisti feriti o bisognosi di rifugio, viene bollata come spia e ricercata dall’esercito dell’Unione che ha posto una taglia sulla sua testa. Tradita da un vicino di casa, Alaina è costretta a travestirsi da monello, assumendo le sembianze maschili per non essere catturata e, perdendo per strada anche la protezione del fedele schiavo Saul, inseguito dai soldati, sale su un battello diretto a New Orleans, dove pensa di chiedere ospitalità agli zii. Alaina, ora Al, sporca e cenciosa per non rivelare la sua vera identità, sbarca spaurita con la sua valigia di vimini e subito viene aggredita da un gruppetto di soldati imberbi, che cominciano a provocare e torturare il ragazzetto indifeso. La scena attira l’attenzione di un soldato blu, il capitano Cole Latimer, ufficiale medico presso un ospedale dell’Unione insediatosi in città. Cole, alto, occhi azzurrissimi, fisico perfetto, diventa l’angelo custode di Al, che però non dimostra di gradire. Nel cuore di Alaina cova un odio sordo per gli yankees, che hanno provocato la morte dei suoi cari e l’orrore in cui si sta dibattendo. Ma Cole è testardo e riesce a convincere Al a seguirlo e a  fargli mangiare un piatto caldo alla locanda e poi lo accompagna a casa degli zii. Nessuno si aspetta di vedere arrivare Alaina sotto quelle puzzolenti e arruffate sembianze, ma i parenti le tengono il gioco, sapendo che anche loro rischierebbero la sua stessa sorte, se venisse scoperta l’identità della ragazza. Sulla soglia di casa Craighugh non sono però lo zio Angus e la zia Leala ad accogliere Al, ma la cugina Roberta, una bellissima fanciulla bruna che fa subito gli occhi dolci all’aitante capitano Latimer e comincia a tendere la sua velenosa rete per intrappolarlo, intravedendo avidamente in lui il solo mezzo per uscire dalle privazioni della guerra e diventare l’ammirata moglie di un facoltoso medico. Accecata da sogni di sfarzosi guardaroba, ricevimenti e vita di società, Roberta disprezza l’orgoglio sudista della sua gente e usa ogni mezzo per raggiungere il suo scopo. Anche vendere se stessa. E’ come se la Woodiwiss avesse diviso in due il personaggio di Rossella O’Hara, dandone la parte esasperante, cinica e calcolatrice a Roberta Craighugh e riservandone il lato fiero, orgoglioso, impavido e legato alla terra ad Alaina McGaren. Cole Latimer offre ad Al un posto come addetto alle pulizie nell’ospedale militare e, dopo numerosi scontri verbali, fra il ragazzetto sudicio e il testardo capitano comincia ad instaurarsi un reciproco rispetto, dato dall’ammirazione. Naturalmente Al è in vantaggio, perché sa con chi ha a che fare, mentre Cole non si dimostra particolarmente acuto, non accorgendosi minimamente di avere a che fare con una fanciulla. La licenza narrativa porterà ad estremi paradossali e ad una serie di opportuni equivoci, oltre che a numerose spassosissime scene fra i due. Il carattere di Cole si evolve, partendo da medico che ama la sua professione, dedito a salvare vite, orgoglioso, tenace, generoso, finché, incontrando sulla sua strada la meschina Roberta e la sfuggente Alaina, si trasforma in vittima delle donne, ingannato, offeso, insoddisfatto, un bel po’ gonzo, ombroso e infelice. Questo per tre quarti del romanzo. Alaina, vivendo le miserie umane dell’ospedale, si avvicina al dolore dei soldati e comprende che non ci sono differenze sotto le due uniformi in guerra. Il suo atteggiamento anti-yankee resta burbero solo in superficie, ma le piacerebbe molto potere svelare le proprie sembianze femminee per attirare l’attenzione di Cole, che comincia a turbare i suoi sonni. Una circostanza rocambolesca porta Alaina a salvare per la prima volta la vita al capitano Latimer, che è stato aggredito e spogliato di notte da malintenzionati e gettato nel Mississippi. Non stiamo qui a chiederci come una ragazzina minuta, quale ci viene descritta Alaina, possa riuscire a trarre dalle acque melmose del grande fiume un uomo di stazza doppia della sua che sta annegando, privo di sensi e obnubilato dall’alcol, perché altrimenti non sapremmo nemmeno come spiegarci in che modo lo stesso scricciolo possa poi issarlo sul cavallo e portarlo a casa degli zii, farlo salire per le scale al buio, benché ruzzolando una volta, ma senza svegliare nessuno e adagiarlo nella camera degli ospiti, sperando che non si svegli fino alla mattina, quando lei pensa di poterlo fare svicolare non visto. Altro posto non le viene in mente, perché la chiave dell'appartamento di Cole è misteriosamente sparita (rubata da Roberta che voleva farsi trovare lì nuda da lui e abbindolarlo per poi farsi sposare, ma quel piano era miseramente fallito...) e non se la sente di abbandonarlo in quelle condizioni nella stalla. Così quando Alaina, si toglie i panni di Al e va a farsi un bagno, lascia il capitano addormentato in quel letto… ma il sonno dell’uomo si interrompe e, ancora sotto i fumi dell’alcol e con il bernoccolo fresco, Cole si alza incapace di rendersi conto del luogo in cui si trova e, brancolando nel buio, fa cadere un lume, imprecando. Alaina, temendo che ciò svegli la zia e la cugina Roberta, si dimentica di essere in camicia da notte ed entra nella stanza degli ospiti per cercare di rimetterlo a letto. Lui è stordito e indifeso, così ad Alaina viene la luminosissima idea di fargli credere di trovarsi in un bordello, per avere la scusa di fargli bere un altro goccetto affinché ripiombi nel sonno. Gli si avvicina blandendolo, offrendogli il bicchiere, ma lui, in astinenza amatoria da un po’, si attizza davanti a quelle sinuose forme che fluttuano sotto la camicia da notte al chiarore della luna. Alaina, verginella ingenua, pensa di poterlo tenere a bada, mentre Cole, ormai convinto di essere davvero in un bordello, pretende soddisfazione dalla ragazza e l’abbranca. Alaina si divincola per un po’, ma poi si lascia trasportare, inebriata dal mascolino ardore del capitano Latimer. La breve e intensa esperienza di passione lascia entrambi segnati per il resto della storia. Alaina torna nella sua camera e si addormenta, senza accorgersi che Roberta, sentendo strani rumori, è sgusciata dalla propria stanza e l’ha vista uscire da quella degli ospiti. Incuriosita, la ragazza entra e vede Cole sdraiato nudo nel letto, nel mondo dei sogni. Le viene la folgorazione, notando le macchie rosse di sangue sparse sul lenzuolo (al buio!) e coglie due piccioni con una fava: lei non è più vergine, avendo già corso la cavallina con un tipo che ora è morto in guerra, ma può farsi passare per l’innocente che il capitano Latimer ha sedotto quella notte, inducendolo ad un propizio, per lei, matrimonio riparatore. Si ficca prontamente nel letto e, la mattina successiva, Cole si sveglia stordito sotto il tiro della pistola del padre di Roberta, deciso a fargli rimediare l’onta di avere sverginato la sua creatura. Incapace di mettere a fuoco gli avvenimenti della notte precedente, Cole pensa di avere fatto sesso con Roberta e, ricordandosi della beatitudine provata, pensa di avere trovato in lei la donna giusta, così si lascia trascinare in un subitaneo matrimonio, che sconvolge la povera Alaina. Cole si rende vagamente conto che la figuretta morbida e sensuale che aveva tenuto fra le braccia non sembra avere le stesse forme della prosperosa Roberta e comincia a temere di avere preso un granchio. Non sa che ha preso molto di peggio! Roberta è una vipera insensibile ed egoista, alla quale interessano solo i soldi e le apparenze e che non ha alcun sentimento nei confronti del marito. Lo sopporta passivamente a letto e lo tratta come un mezzo per ottenere i lussi che anela. Cole si è costruito una prigione infernale senza volere e, per giunta, continua a sognare quella donna che ora è convinto non sia affatto Roberta. Ossessionato dal ricordo di quelle sensazioni, l’uomo insegue fantasmi, che in realtà sono i vari travestimenti di Alaina, anche se lui non riesce ancora a comprenderlo. Persino un soldato ferito che ha perso la vista e versa in pessime condizioni in ospedale si rende conto che Al è una ragazza, ma Cole, per gli scopi della storia, è momentaneamente fesso. Alaina ha due buoni amici nel dottor Brooks e nell’anziana e simpaticissima signora Hawthorne, che conoscono la sua identità e comprendono anche i sentimenti che la ragazza nutre per il capitano. Verso pagina duecentoottanta, una circostanza fortuita fa sì che Cole incocci in Alaina vestita, anzi svestita da donna, nella stanza di Roberta e finalmente gli si aprono gli occhi e capisce persino che è lei la ragazza di quella notte. L’ossessione in lui aumenta a dismisura, ora che realizza in quale perverso guaio si è cacciato, sposando per la ragione sbagliata la donna che gli ha rovinato la vita, mentre si strugge per Alaina. Il divorzio non è contemplato dal romanzo e Roberta si autoeliminerà più avanti, lasciando posto alla seconda parte della storia. Nel frattempo cominciano i “voglio ma non posso” fra Cole ed Alaina, finché il capitano, in preda alla delusione e all’amarezza, si arruola volontario per una spedizione che lo porta lontano da New Orleans ed Alaina fugge dalla casa degli zii, inseguendo l’unica volontà che le rimane: rivedere i resti della sua casa di Briar Hill prima che la fattoria venga venduta all’asta ai nordisti. Cole, che, per caso, si trova proprio nei pressi di Briar Hill, nel tentativo di salvare i feriti che la sua truppa voleva lasciare indietro durante una ritirata, viene a sua volta ferito ad una gamba e catturato da alcuni disgraziati del luogo, gli stessi che avevano tradito Alaina consegnando il suo nome ai nordisti. Tenuto prigioniero in una baracca, il destino vuole che Cole venga salvato di nuovo da Alaina, che si aggirava in cerca di cibo, di nuovo vestita da ragazzo, insieme al ritrovato Saul. La fuga di Alaina, Saul e Cole per ritornare a New Orleans e salvare la gamba offesa del capitano, avviene a bordo di un carro funebre. Cole si nasconde nella bara semichiusa e i curiosi vengono allontanati con lo spauracchio che il caro estinto sia deceduto di febbre gialla. Alaina gode abbastanza a torturare un po’ il povero Cole e l’avventura è molto amena. La scheggia metallica conficcata nella gamba di Cole lo renderà zoppo per parecchie pagine e contribuirà, insieme al tormento causatogli dal lugubre matrimonio, ad abbrutirlo e farlo comportare in modo irascibile. Congedato dall’esercito per la ferita e promosso maggiore per l’atto eroico, Cole decide di tornare nelle sue proprietà in Minnesota e Roberta, che sperava di recitare la parte della moglie di un ufficiale nei salotti di Washington, si infuria, meditando la fuga appena in grado di portarsi via i soldi necessari. Il maggiore Latimer cerca di convincere Alaina ad accettare almeno il suo appartamento e una somma in denaro, ma lei rifiuta sdegnosamente e Cole, che vorrebbe darle molto di più, non sa fare altro che supplicarla almeno di passare quegli ultimi giorni insieme a lui. Ovviamente la ragazza lo schiaffeggia e fugge in lacrime e così lui parte per il nord. La signora Hawthorne, per gli amici Tally, e il dottor Brooks sono buoni custodi di Alaina, finché un giorno giunge opportuna la notizia della morte di Roberta, a causa di un aborto spontaneo. Poiché un losco figuro, di nome Jacques Du Bonnè, che fa sporchi affari e minaccia da tempo la virtù di Alaina, si sta facendo sempre più pericoloso, Tally pensa di scrivere a Cole per farglielo sapere e lui, non potendosi muovere dal Minnesota per il problema alla gamba, chiede per lettera la mano di Alaina allo zio di lei. Ecco che nasce il secondo grande equivoco, dopo il travestimento della ragazza: lo zio Angus, che non si dà pace per la morte della diletta figlia Roberta e ne incolpa il povero Cole (il quale non ha più fatto sesso con la moglie da quando ha scoperto la trama da lei ordita per farsi sposare e quindi non è nemmeno il padre del bambino per sbarazzarsi del quale lei è morta), pensa che sia una giusta punizione dare il consenso alle nozze della nipote facendole credere che il dottor Latimer la sposa perché si sente in debito e vuole solo un matrimonio formale. Contemporaneamente scrive a Cole che Alaina acconsente solo a patto che si tratti di un matrimonio di nome e non di fatto e così, per sfuggire alle grinfie di Du Bonnè, Alaina sposa per procura Cole e parte per il Minnesota. L'accordo prenuziale, che in realtà nessuno dei due ha chiesto, fa immaginare le cose sbagliate ad entrambi e Cole ed Alaina si rinfacciano e si beccano in continuazione, incapaci di rendersi conto del loro reciproco amore.
La seconda parte del romanzo si svolge totalmente in Minnesota, a guerra finita e, dopo esserci immedesimati nei tormenti del profondo sud per mezzo della storia di Alaina, divenuta per forza Al, ora siamo nel nevoso ed impervio nord, ai confini con la realtà, nel mondo di Cole Latimer. Un lungo tira e molla fra i due novelli sposi, condito da misteri ed altri nuovi personaggi, cambia ed evolve la storia. Il matrimonio, dopo un bel po’, viene finalmente consumato ed Alaina e Cole diventano quello che in effetti sono sempre stati: una coppia inseparabile e innamoratissima. Il destino cinico e baro continuerà a tentare di distruggere la loro serenità e molti altri avvenimenti ci terranno con il fiato sospeso in attesa del gran finale, quando tutti i cattivi smetteranno di incombere sulla famigliola, nel frattempo allietata dalla nascita di una bella bambina.
Le avventure di Cole ed Alaina sono un vero sollazzo e meritano di essere lette anche da chi non ama questo genere. La conclusione della storia è quasi grottesca nella sua irrealtà, ma è impossibile non affezionarsi a questo libro.

ArchieGoodwin || 02:00 || lunedì, 14 luglio 2008
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Amori & Matrimoni

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EMMA [ id.; iniziato intorno al 1814; pubblicato anonimo nel 1815 ]

Confesso che Miss Emma Woodhouse non mi è troppo simpatica. Ma a ben guardare, nessuno dei personaggi di Jane Austen mi piace veramente: i romanzi in sè - intendo le storie e il modo in cui sono costruite - sono fantastici; i personaggi però hanno sempre qualcosa di eccessivo che li rende ameni oggetti di un interesse storico-archeologico più che veramente umano.
Sono troppo introversi, troppo modesti o al contrario troppo vivaci, o troppo stupidi, o troppo pomposi, o troppo ligi all'etichetta. O troppo ricchi e orgogliosi. O troppo qualcos'altro.
Emma è decisamente troppo piena di sè e risulterebbe francamente insopportabile se la sua autrice per prima non la rendesse bersaglio della propria ironia, oltre che della propria indulgente simpatia.
Il personaggio infatti ci viene così presentato: "Bella, intelligente, ricca, con una casa fatta per viverci bene e un'indole felice, Emma Woodhouse sembrava riunire alcuni dei beni più preziosi della vita. [ ... ] In realtà, il guaio vero della situazione di Emma erano la possibilità di fare un po' troppo a modo suo e una certa tendenza a pensare un po' troppo bene di se stessa - due svantaggi che minacciavano ormai di turbare i suoi molti diletti ma che, il pericolo essendo ancora inavvertito, non avevano peraltro assunto l'aspetto di malanni". [trad. di Bruno Maffi]
Si noti l'accorta ironia di quel "sembrava" e di quegli "un po'", per non parlare poi dell'altrettanto accorta scelta di termini quali "preziosi", "svantaggi" e "diletti", quest'ultimo in accostamento al verbo "turbare".
Emma insomma, che a differenza di altre eroine austeniane non ha problemi economici nè avverte minacce al proprio status sociale, ha un unico vero cruccio: si annoia da morire. E data la sua nature fattiva ed impicciona, non può astenersi dal combinare un sacco di guai, nessuno dei quali - per fortuna - è davvero irreparabile.
Dall'alto della profonda esperienza conferitale dai suoi ventun anni, Emma si crede molto accorta e attenta, furba persino: in realtà è vittima di molti fraintendimenti, false convinzioni ed errori di valutazione che la portano quasi sempre a capire poco di tutto e di tutti.
In particolare, si è messa in testa di essere bravissima a combinare matrimoni, a capire chi sia l'uomo più giusto per la donna più giusta, e di tale convinzione fanno allegramente le spese amici e nemici. E (qui sta l'ironia) ne fa le spese lei stessa, che sino all'ultimo non si accorge di essere profondamente amata da quel bel campione del sesso forte che è Mr. Knightley... il quale, sia detto per inciso, grazie alla sua forza morale e al suo buon senso, non meno che grazie al suo sense of humour, è probabilmente l'unica creatura al mondo in grado di apprezzare, arginare ed eventualmente correggere Miss Emma Woodhouse.
In un certo senso, comunque, il comportamento di Emma è comprensibile: non tanto perchè sia abituata ad essere libera e viziata, ma piuttosto perchè si trova in una situazione forse esilarante per il lettore, ma certo per lei abbastanza difficile.
Orfana di madre sin da piccola, perde anche la sua amica-governante, che si sposa ed inizia una nuova vita (alla distanza di un paio di chilometri... ). Sua sorella vive a Londra con il prosaico marito e un mare di bambini.
Ad Emma cosa rimane? Una grande casa da governare, un vecchio padre ipocondriaco e rompiballe (da lei comunque molto amato), l'amicizia della frigida Miss Jane Fairfax, troppo perfetta per essere vera (e infatti si scopre poi che perfetta non è) e infine il presunto e da molte parti auspicato corteggiamento di quel simpatico cretino che è Frank Churchill.
Per non parlare poi dell'atmosfera generale del villaggio di Highbury, che vorrebbe a tutti i costi sembrare molto meno provinciale di quel che in realtà è.
Emma in definitiva deve fare qualcosa: peccato però che quasi tutto ciò che fa sia praticamente sbagliato. Errare humanum est, perseverare diabolicum... ma si suppone che con il matrimonio Emma si darà una calmata.
Il romanzo, la cui forma possiede la consueta straordinaria eleganza, è insomma una specie di divertente commedia degli errori.
Molti sono gli incroci degli eventi, molte le coincidenze. Anche se poi alla fine ci si accorge con una punta di sorpresa che l'ineffabile Jane Austen ha costruito un bellissimo e lunghissimo romanzo quasi sul nulla.

LadyJack || 10:57 || mercoledì, 09 luglio 2008
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