
Ho appena finito di leggere due libri faticosi, voluminosi, che mi hanno fatto soffrire e che non so ancora se ho più odiato od amato.
COME IN UNO SPECCHIO ("Through a glass darkly" - 1986) e CUSTODISCI IL TUO CUORE ("Now face to face" - 1995), scritti da un'autrice americana, KARLEEN KOEN, che dopo una laurea ed un'esperienza come editorialista per una rivista di casa e giardinaggio, ha scelto la vita di moglie e madre. Finché, un bel giorno, ha deciso di dedicarsi al suo antico amore per la scrittura e ha cominciato a fare ricerche per il suo primo romanzo. Dopo cinque anni di lavoro, "Come in uno specchio" è finito sul tavolo di un editore, che ne è rimasto talmente colpito, da volerlo pubblicare e da lì è arrivato recentemente fino a me, prestatomi da un'amica.
L’opera prima può prendere la mano, perché l’entusiasmo è alle stelle. Ho l’impressione che Karleen Koen abbia voluto riversare in questi suoi libri tutto ciò che le veniva in mente e anche di più. Si tratta di romanzi storici e l’uno è il seguito dell’altro, così che, leggendoli, si finisce per essere completamente immersi nella vita della protagonista e degli innumerevoli personaggi che ne popolano le tante pagine (695 il primo e 661 il secondo) e si viene assorbiti dai loro sentimenti e dalle tragedie che li tormentano.
Nonostante le sensazioni contrastanti che mi ha suscitato la lettura di questi due volumi, apprezzo moltissimo l'abilità dimostrata da Karleen Koen nella ricostruzione di fatti e personaggi storici, da lei sapientemente intrecciati con le vicende dei protagonisti creati dalla sua fantasia. La narrazione approfondisce il clima e la vita di un'epoca ricca di fascino, ripercorre fedelmente e con dovizia di particolari avvenimenti che hanno coinvolto i popoli di due nazioni e rende vividamente i costumi e gli eccessi del primo settecento. Da questo punto di vista, vale assolutamente la pena di leggere la Koen. E con questo intendo mitigare la severità del commento che ho scritto in calce a questo post.
COME IN UNO SPECCHIO comincia nel 1715, a Londra, quando la quindicenne, impetuosa, ribelle ed innocente Barbara Alderley passa improvvisamente da una fanciullezza spensierata e felice nella dimora di campagna della nonna, la duchessa Alice Tamworth, ad una vita movimentata ed intensa, in cui la grandezza di amore e morte si intrecciano continuamente. Sullo sfondo, riccamente narrate, le vicende legate alle lotte dei giacobiti per insediare il pretendente Giacomo Stuart sul trono d’Inghilterra, occupato da re Giorgio I di Hannover.
Il padre di Barbara, Kit, ha dissipato tutto il patrimonio di famiglia con il gioco e l’alcol, si è macchiato della colpa di essere un sostenitore degli Stuart e, per evitare la decapitazione, è fuggito in Francia. La madre della ragazza, Diana, figlia di Alice e del defunto duca di Tamworth, Richard Saylor, è una donna bellissima, egoista, crudele e fredda, che ha messo al mondo undici figli (di cui solo sette sopravvissuti) e poi li ha abbandonati alle cure della duchessa, tornandosene a fare la vita di sempre, da dissoluta cortigiana d’alto bordo. Avida solo di denaro e di sesso, Diana vuole sfruttare la dote della figlia per accasarla con un conte che possa pagare gli enormi debiti di Kit e garantirle un vitalizio. L’uomo scelto per la bisogna è Roger Montgeoffry, diventato conte Devane per i servigi forniti a Giorgio I quando ancora si trovava ad Hannover. Ricco, bellissimo, con gli occhi azzurri come il cielo, di gran classe e pieno di fascino, ma proprio per questo amatissimo dalle donne, con le quali si concede ogni tipo di sollazzo. Roger ha quarantadue anni ed è stato un valoroso ufficiale, aiutante di campo del nonno di Barbara, Richard, che fu un eroe nazionale nelle guerre contro la Francia. Per Barbara la notizia dei progetti della madre è una fonte di felicità inaspettata ed assoluta, in quanto fin da bambina nutre un amore incondizionato per il meraviglioso amico del nonno. Roger è per Barbara il sogno che si realizza e lei non vede che lui, dall’inizio alla fine, sempre. Roger ha per la dolce fanciulla una grande tenerezza ed è commosso dai sentimenti di lei e dal fatto che quel luminoso sorriso la renda tanto simile al nonno Richard, che lui aveva adorato. La dote di Barbara è rappresentata da un terreno sul quale Roger sogna di edificare una piazza ed un palazzo che portino il proprio nome, con attorno giardini, ville, una chiesa progettata da Sir Christopher Wren, il tutto a formare un complesso che possa perpetuare il suo nome e la sua memoria nel centro di una Londra in piena espansione artistica ed urbanistica. Il sogno di Roger è diverso da quello di Barbara, la differenza di età li porta ad uno strano tipo di rapporto, in cui la passione li unisce e altri segreti li dividono. La giovane sposa, con la forza del suo immenso sentimento nei confronti del marito, si trasforma, a poco, a poco, in una donna affascinante, moderna e sensuale e riesce ad attirarlo sempre di più verso di sé. Ma, ovviamente, il destino è in agguato e il passato inconfessabile da cui Roger non riesce a liberarsi torna per sconvolgerlo. Non riuscirà a gestire la situazione e un risveglio scioccante porterà Barbara lontana da lui per quattro anni. Nel frattempo la vita avrà strappato a Barbara innumerevoli pezzi di cuore, attraverso lutti, rapporti nati per sottrarsi alla mancanza del marito e per questo destinati a soccombere ed il fatto di non potersi nemmeno consolare con l’amore di un figlio.
Questa è la parte centrale della storia, ma è impossibile raccontare tutto il contorno, in quanto il romanzo è stipato di personaggi e delle loro intricate vicende, di avvenimenti, fatti storici, descrizioni della vita di corte, duelli, congiure andate in fumo e qualunque cosa possa alimentare un’epopea corposissima.
In CUSTODISCI IL TUO CUORE si continua la storia della tormentata Barbara, passata
attraverso un’infinità di drammi che annienterebbero chiunque, ma non lei. La duchessa sua nonna e la madre Diana restano i punti fermi della sua vita, oltre all’amatissima Tamworth Hall, alla volontà di rivincita e di vendetta contro i nemici e l’estremo tentativo di tenere insieme la parvenza di famiglia che si è creata attraverso il dolore delle perdite subite. A corte, Barbara diventa la preferita del re e del principe di Galles, senza mai cedere. Fedele ad un solo amore nonostante tutto, lotta per ridare dignità a Lord Devane e alla sua memoria e per trovare un po’ di gioia per se stessa. Le congiure giacobite dominano questo romanzo, anche quando all’inizio Barbara si trova in Virginia per prendere visione di una piantagione di proprietà di sua nonna Alice. Della duchessa si dovrebbe parlare molto, perché è lei uno dei personaggi portanti di questi romanzi, tanto che Karleen Koen ne ha recentemente pubblicato un terzo, non ancora tradotto in italiano, che costituisce l’antefatto della storia fin qui narrata ed ha come protagonista proprio la giovane Alice Verney: DARK ANGELS (544 pagine nella versione originale). Il rapporto fra Alice e Barbara è strettissimo, come quello fra una madre ed una figlia e la duchessa rappresenta la continuità, la fede ed il contatto con le radici della terra, alle quali Barbara torna ogni volta che si sente perduta.
Attenzione: per chi non ha letto questi libri, nel commento che si può leggere cliccando qui sotto, vi sono riferimenti espliciti alla trama che ne rivelano punti salienti.
QUALCHE FOGLIA VERDE ("A Few Green Leaves", 1980)
[ La Tartaruga ed., 1989 ]
Il titolo del romanzo questa volta non è una citazione poetica, ma più semplicemente riassume il concetto fondamentale del romanzo, concetto peraltro tipico di Barbara Pym: sono le piccole cose, i piccoli tocchi poco vistosi a rendere migliore la vita, come accade a qualche ramo verde inserito tra le rose che decorano un altare (cfr. cap. 25).
Protagonista del romanzo è la quasi trentenne Emma Howick, antropologa che si è rifugiata in un villaggio dell'Oxfordshire per terminare un suo lavoro di ricerca. Inizialmente Emma avrebbe intenzione di rimanere isolata per lavorare in pace, poi però viene trascinata nel vortice delle iniziative comunitarie (feste, gite parrocchiali, beneficenza, conferenze, raccolta di more... ), integrandosi perfettamente in mezzo agli altri abitanti. Emma dice a se stessa che il suo interesse è pur sempre di carattere scientifico, dettato dal desiderio di svolgere una ricerca antropologica avente come oggetto la comunità rurale; ed in effetti la ricerca vede la luce... ma accanto a questo c'è per Emma qualcosa di più profondo, la necessità di far prendere alla sua vita una direzione precisa e possibilmente felice.
Dal punto di vista personale non si è mai curata troppo di se stessa, e dal punto di vista sentimentale il tentativo di riallacciare una vecchia relazione si risolve in maniera deludente (e secondo me è meglio così, perchè il lui in questione, l'antropologo Graham Pettifer, è noiosissimo e troppo egoista). Per cui Emma, quasi distrattamente, guarda altrove ed i suoi occhi incontrano Tom Dagnall, il parroco del villaggio, vedovo cinquantenne di bell'aspetto, appassionato di storia locale del XVII secolo, quasi perennemente circondato dal gregge di anziane signore che lo aiutano a copiare registri ed iscrizioni antiche.
A Tom Emma è tutt'altro che indifferente, e malgrado il loro non possa definirsi un grande amore passionale, l'epilogo del romanzo suggerisce con precisa fermezza che insieme saranno felici.
Il villaggio è ovviamente popolato dai soliti tipi e personaggi minori: vecchie zitelle, ora sottomesse ora autoritarie, spesso amanti degli animali; uno scapolo esigente di mezza età, il cui lavoro è quello di ispettore culinario, pronto a demolire la credibilità di motel e trattorie (mi ha ricordato un episodio de "L'ispettore Barnaby"... ); e i medici condotti, il vecchio e il giovane: ed è quest'ultimo ad essere specializzato in geriatria.
Il villaggio vive nel ricordo delle antiche glorie della residenza signorile del luogo, e nella semileggendaria ricerca dei resti del villaggio di epoca medioevale: le antiche glorie sono definitivamente passate, ma i ruderi ad un certo punto saltano fuori davvero.
E tra una pagina e l'altra saltano fuori anche le ormai consuete citazioni di personaggi da altre storie: l'ambiente accademico e un funerale fanno riemergere alcune figure di "Un po' meno che Angeli", mentre un necrologio fa riemergere l'ex vedovo Driver di "Jane e Prudence".
E' una novità, questo riemergere dei personaggi attraverso la loro morte, ma del resto si tratta di un particolare molto in carattere con il tono crepuscolare dell'intera storia, più dimessa del solito e a mio parere meno interessante di altre.
E' ambientata negli Anni Settanta ed ormai sono cambiate molte cose: la TV è una presenza costante e spesso fastidiosa, il passato è patrimonio degli anziani e degli studiosi di Storia, e la moglie del giovane dottore ha messo gli occhi sulla canonica (troppo grande per il solo Tom, dopo la partenza della sorella Daphne), dal momento che la sua casetta è troppo piccola per la famiglia con tre bambini e per la suocera-babysitter che vive con loro...
Questo è praticamente l'ultimo romanzo di Barbara Pym, che sarebbe morta appunto nel 1980, un po' sul filo del rasoio, tanto che il copyright originale è già attribuito alla sorella Hillary; i seguenti romanzi furono tutti pubblicati postumi.
Forse è anche questo che fa scendere un velo di lieve ed ulteriore malinconia su di una storia che già in sè è relativamente più moderna ma meno confortevole.
UN SACCO DI BENEDIZIONI ("A Glass of Blessings", 1958)
[ La Tartaruga ed., 1995 ]
La storia è di nuovo ambientata nella periferia di Londra, dove "la linea di demarcazione tra eleganza e squallore è spesso esigua". Sono passati circa dieci anni dalla fine della guerra, e certe architetture ne mostrano ancora le conseguenze. La città non è pienamente la "swinging London" che poi sarà, ma già si prepara ad esserlo.
Il titolo del romanzo ricalca un verso del poema "The Pully" di George Herbert:
"Quando Dio creò l'uomo,
aveva vicino un sacco di benedizioni;
versiamo (disse) su di lui quanto più possiamo:
lasciamo che i beni del mondo, ora sparsi,
si raccolgano nella durata di una vita."
I versi che seguono subito dopo ricordano che in fondo alla coppa, dopo tutte le benedizioni elagite, rimane il riposo. L'originale inglese in ogni caso è più poetico, perchè il termine glass al di là del senso della quantità contenuta, dà l'idea di qualcosa da cui sia possibile versare con grazia... oltre che con Grazia.
Il succo del romanzo è in apparenza veramente semplice: la storia di una donna forse un po' annoiata che crede di essere felice, poi crede invece che le manchi qualcosa e infine riconosce, accettandolo, il valore del suo tipo di vita.
"Forse avevo già tutte le benedizioni, e non me ne accorgevo", si dice ad un certo punto, lievemente sorpresa.
La protagonista della storia - che narra in prima persona - è Wilmet (il nome le deriva da un romanzo di Charlotte Yonge, autrice amata da sua madre): trentatreenne elegante, bella, rispettabile, languidamente conservatrice e molto inglese. Moglie di Rodney Forsyth, solido impiegato ministeriale che non ritiene decoroso per lei lavorare, Wilmet riempie le sue giornate con la disposizione dei fiori, le visite agli amici, le lezioni di portoghese e, soprattutto, con le attività parrocchiali.
Attorno a lei ruotano molti personaggi diversi, caratterizzati da Barbara Pym con la solita mescolanza di affettuosa ironia. Ci sono parecchi ecclesiastici, ovviamente, dall'anziano Padre Oswald Thames, amante delle cose belle, al pacioso e rubicondo Padre Bode, che come canonico è meno rinomato, ma è molto più confortevole e convincente. C'è il loro cuoco-governante Wilfred Bason, pieno di sussiego, petulante, loquace, permaloso ed effusivo: una vera "zitella", non fosse per il suo vizietto - a metà fra desiderio di bravate e cleptomania - di "prendere in prestito" oggetti d'antiquariato esteticamente eccitanti.
E ci sono le amiche: Rowena, abbastanza somigliante a Wilmet, e la pia Mary Beamish, che pensa di entrare in convento ma poi sposa il bel curato Marius Ransome, forse non del tutto indifferente ai suoi soldi, ma per il quale lei è perfettamente adatta come moglie.
C'è la distaccata ed energica suocera Sybil, con cui Wilmet va molto d'accordo, malgrado l'agnosticismo della vecchia signora e la sua passione per l'archeologia.
E ci sono gli uomini che hanno un debole per Wilmet, come Harry, il marito di Rowena, o per i quali Wilmet ha un debole, come il cinico e pigro fratello della stessa Rowena, Piers Longridge.
Bel giovane di scarso successo ed umore ombroso e mutevole, quest'ultimo richiama l'attenzione di Wilmet che pensa abbia bisogno di lei per imparare ad essere migliore e più felice. Ma una più approfondita conoscenza e la scoperta che Piers abita con un gentile giovanotto di nome Keith che fa il fotomodello (e con il quale probabilmente ha una relazione, anche se l'autrice è molto elittica in proposito), procurano a Wilmet una delusione cha la guarisce dall'infatuazione e la riporta sulla retta via. Con l'aiuto del marito, che sceglie proprio quel momento per riavvicinarsi a lei.
In sostanza nella vita di Wilmet non c'è nulla di veramente clamoroso, nemmeno i ricordi del tempo passato in Italia durante la guerra come ausiliaria della Marina. Non c'è un figlio e si avvicina la mezza età, ma l'autrice finisce lo stesso per donare al suo personaggio quella serenità che deriva dalla quiete e dalle piccole cose: la migliore perchè più duratura.
- Curiosità. Anche in questo romanzo vengono citati brevemente alcuni personaggi di storie precedenti: l'Arcidiacono Hoccleve di "Qualcuno da amare", che ha una lontana parentela con Wilmet per parte di madre, viene ricordato per i suoi classici sermoni, e la bella e intelligente Prudence Bates di "Jane e Prudence" evidentemente colleziona ancora amori sbagliati. Dopo aver rotto il suo ultimo promettente fidanzamento (proprio quello auspicato da Jane nel finale del loro romanzo) ha un breve flirt con il marito di Wilmet, che dunque non è poi così frigido e posato come sembrava.
E questa è una strana sorpresa per Wilmet, più abituata a pensare di essere amata che a considerare gli amori degli altri, e comunque lontana mille miglia dal sospettare che il marito potesse guardare un'altra donna!
Attenzione: il post contiene particolari sulla trama che potrebbero disturbare chi non avesse ancora letto il romanzo e volesse farlo in futuro.
DUMA KEY ("Duma Key", 2008), di Stephen King - [ Sperling & Kupfer, 2008 ]
E' una fortuna che Stephen King scriva romanzi interessanti, perchè 700 pagine e passa sarebbero tollerabili in ben pochi altri autori.
E a dire il vero, in questa storia non ci sono soltanto uccelli che volano a testa in giù, ma anche cavalli che sorridono, rane giganti dagli strani colori, mani-fantasma capaci di dipingere, e ammassi di conchiglie che - frullate dalla marea - bisbigliano come voci... o come ossa.
Ma cominciamo dall'inizio.
TRAMA: Edgar Freemantle è un cinquantenne sereno, che nel natio Minnesota si occupa con successo di costruzioni. Sino al terribile incidente avvenuto in uno dei suoi cantieri, quando una gru malfunzionante riduce la sua auto - e lui stesso - ad un mucchietto di rottami.
Edgar esce vivo dall'incidente, ma ha perduto il braccio destro (per "fortuna" è mancino... ) e gran parte della memoria; è afasico e collerico: per lui l'espressione "vedere rosso" comincia ad avere un senso letterale. Tutto ciò pone fine al suo matrimonio perchè la moglie Pam è troppo spaventata dagli inquietanti sviluppi della sua personalità: Edgar ha persino tentato di strangolarla... e non se lo ricorda.
Nella difficile riabilitazione Edgar è assistito da un'energica fisioterapista e dal voluminoso psicologo Kamen, simile ad un monumentale idolo africano: ma è in se stesso che deve trovare la forza per continuare, e per rinunciare al suicidio. In ciò lo aiuta anche l'idea del dolore che procurerebbe alle figlie: Melinda che ormai vive a Parigi, e l'amabile Ilse, la sua preferita.
La soluzione sta forse in un cambiamento totale di ambiente e di abitudini; Edgar affitta allora per un anno una casa che sorge sulla costa di un'isoletta della Florida, nel Golfo del Messico; è Salmon Point, ribattezzata da Edgar Big Pink: il primo passo verso la rinascita.
Ed è qui che inizia la vera storia, non solo perchè quanto precede corrisponde più o meno al racconto "Memory", ma anche perchè è a Duma Key - così si chiama l'isola - che Edgar inizia la sua seconda vita.
E non sarà una vita facile perchè se è vero che dal punto di vista fisico Edgar migliora decisamente, riprende a camminare e ritrova un certo gusto per le piccole cose, è anche vero che ben presto attorno a lui si scatena una tacita lotta di forze soprannaturali.
Edgar non comprende subito la portata degli eventi, anche perchè in realtà a Duma Key gli accade una cosa magnifica e inattesa: si scopre capace di dipingere quadri deliranti di ispirazione surrealista che affascinano e inquietano chiunque li veda, compreso il proprietario di una galleria d'arte di buon livello. Per dare un'idea del lavoro di Edgar: uno dei suoi dipinti più acclamati si intitola "Rose che nascono da Conchiglie", e c'è tutta una serie di quadri intitolati "Bambina e Nave", dove nei modi più fantasiosi è sempre rappresentato lo stesso soggetto: una barchetta con una bambina vista di spalle che si avvicina al rudere di un veliero.
Insomma, la fonte principale di ispirazione per Edgar pare essere essenzialmente ciò che vede dalla finestra panoramica del suo studio, la spiaggia e il Golfo con i suoi tramonti infuocati di giallo e di blu. Ma occasionalmente dai suoi dipinti emerge qualcosa di più misterioso e inquietante, finchè Edgar si accorge che la sua arte è capace di influenzare in certa misura la realtà. E sarà questa capacità, una sorta di "magia bianca" estrapolata dal più nero dei doni, ad aiutare parzialmente Edgar a tenere le cose sotto controllo. La battaglia finale contro la malvagia entità che si sta risvegliando a Duma Key andrà però combattuta nella parte più nascosta e dimenticata dell'isola, con l'aiuto prezioso e le indicazioni di alcuni amici che come Edgar non si tireranno indietro.
Sino alla sua morte dovuta all'Alzheimer e all'età avanzata, accanto ad Edgar ci sarà soprattutto Elizabeth Eastlake, l'ultraottantenne proprietaria di gran parte di Duma; in seguito gli resteranno il giovane Jack Cantori, suo assistente tuttofare, e Wireman, il robusto e gioviale cinquantenne che faceva da balia ad Elizabeth, ormai non più autosufficiente.
Con Wireman Stephen King ha creato uno dei suoi personaggi migliori e più credibili: l'imponenza fisica, la dolcezza di carattere e la pacata saggezza che si esprime in una miriade di azzeccate e divertenti citazioni, nascondono un uomo buono ma tormentato.
Wireman ha perduto moglie e figlia a causa di stupide fatalità e quando il dolore lo ha spinto a tentare il suicidio, è riuscito soltanto ad incastrarsi nel cervello un'inestraibile pallottola che gradualmente lo sta rendendo cieco.
Questa è una delle chiavi della "magia" in azione sull'isola, il fatto che a Duma le persone menomate possono diventare speciali: Edgar e Wireman a causa dei rispettivi incidenti, e così Elizabeth: l'altra chiave per comprendere gli eventi è infatti legata all'infanzia di lei, ai terribili eventi che ebbero luogo quando era bambina e già viveva a Duma con il padre vedovo, le sorelle e un'affezionata governante di colore.
Era il 1927, e l'isola divenne teatro di tragici fatti che per Edgar e per i suoi sarà vitale riportare alla luce.
"Il dono ha fame"
- Edgar -
Questa volta tra l'altro il romanzo mi è sembrato non solo bello, ma anche solido, maturo e crepuscolare ancor più di quanto già non fosse "Lisey's Story". Per il Fedele Lettore è evidente come Stephen King provi ancora gusto nel cercare le soluzioni più ingegnose e brillanti per far procedere al meglio la storia (si veda ad es. il perchè Edgar disegna il ponte, Wireman e Jack prima di partire per la vecchia casa degli Eastlake); questo però non va a scapito del resto. In "Duma Key", anzi, al di là della trama pura e semplice ci sono descrizioni paesaggistiche di indicibile bellezza e suggestione, e i personaggi sono tutti magnifici, tanto i protagonisti quanto i comprimari. Alcuni vengono certo delineati con maggior affetto, poi il lettore è libero di provare le proprie personali simpatie; ma credo che in ogni caso in ciascun personaggio non si possa evitare di apprezzare soprattutto il lato umano: Elizabeth, che è stata una donna straordinaria e una bambina assurdamente geniale, vive ora un declino che fa compassione e rabbia; Wireman, con tutti i suoi guai, in genere pensa ad Elizabeth e agli altri prima che a se stesso; Jack è giovane e ancora spensierato, ma quando viene a conoscenza di ciò che sta accadendo non prende nemmeno in considerazione l'idea di chiamarsi fuori.
La famiglia di Edgar, la moglie (che ad un certo punto anche il lettore vorrebbe strangolare... ) e le figlie, così diverse tra loro, sono fisicamente lontane da Duma, eppure diventano costantemente presenti e vive attraverso i ricordi di Edgar, il suo affetto, la sua esasperazione, i suoi rimpianti.
Edgar infine è in ogni pagina: è lui che narra la storia, quattro anni dopo la sua conclusione, ed è lui dunque che rievoca il modo in cui è passato dalla sua prima vita alla seconda, dall'incidente alla pace dopo aver attraversato l'inferno.
L'incidente di Edgar, con la descrizione del trauma, del dolore e della lenta ripresa tanto fisica quanto mentale, allude ovviamente all'altro incidente di cui fu vittima lo stesso Stephen King nel giugno del 1999. Si tratta di un evento che ha segnato indelebilmente la sua vita e che potrebbe davvero dividerla in a.i. e d.i. (avanti incidente, dopo incidente); qui però l'evento viene finalmente trattato senza vittimismi e senza retorica, e concorre dunque a dimostrare la raggiunta maturità dell'autore.
Già in passato infatti c'erano stati personaggi kinghiani rimasti vittime di terrificanti incidenti: ma se nell'ambito della saga de "La Torre Nera" gli eventi del '99 svolgono una fondamentale ed intrigante funzione narrativa, l'investimento di uno dei personaggi ne "L'Acchiappasogni" non risultava altrettanto sopportabile, nè altrettanto interessante.
Insomma, alla faccia di chi lo dava ormai per spacciato come scrittore, Stephen King mi sembra ancora abbastanza vivo e vegeto.
Traduco da un saggio pubblicato in inglese su Wikipedia, che tratta la storia e le caratteristiche di questo genere di letteratura. Il punto di vista è quello del mercato americano:
Il romance è un genere letterario che si è sviluppato principalmente nei paesi di lingua inglese.
I romanzi che appartengono a questo genere sono focalizzati sulle relazioni sentimentali e sull’amore romantico fra due persone e devono avere un finale ottimista e soddisfacente dal punto di vista emotivo. Fra il 20° e l’inizio del 21° secolo, questi romanzi si sono sviluppati attraverso due tipologie commerciali: category romances, costituita da volumi di dimensioni più ridottie, che restano in vendita per un mese e single-title romances, che sono generalmente più lunghi e rimangono in vendita per un maggiore lasso di tempo. A prescindere dal tipo a cui appartengono, i romances possono rientrare in diversi sottogeneri, che includono il contemporaneo, lo storico e il paranormale.
Uno dei primi romances fu il popolare “Pamela, or virtue rewarded”, scritto da Samuel Richardson nel 1740, che fu rivoluzionario sotto due aspetti: si incentrava quasi completamente sul corteggiamento e lo faceva dalla prospettiva di una protagonista femminile. Nel secolo successivo, Jane Austen sviluppò il genere e il suo “Pride and Prejudice” è spesso considerato l’esempio tipico di historical romance. La Austen ispirò Georgette Heyer, che inventò i romances storici nel 1921.
Dieci anni dopo, la compagnia inglese Mills and Boon cominciò a pubblicare i primi romances di categoria. I loro libri erano venduti in nord America dalla Harlequin Enterprises Ltd., che iniziò a fare marketing nei confronti delle lettrici e a far sì che il mercato di massa li diffondesse.
Il genere romance moderno nacque nel 1972 con la pubblicazione da parte della Avon del libro di Kathleen E. Woodiwiss, “The flame and the flower”, il primo single-title romance ad essere pubblicato come paperback originale. Il genere ebbe il suo boom negli anni ’80, con l’aggiunta di numerose linee di romances di categoria e l’incremento dei single-title romances. Le autrici popolari cominciarono ad estendere i confini del genere e trame e personaggi si modernizzarono.
Nel nord America i romances sono il settore più popolare della letteratura moderna, con una percentuale del 55% di tutti i libri paperback venduti nell’anno 2004. Il genere è diffuso anche in Europa e in Australia e le storie romance vengono pubblicate in 90 lingue. La maggior parte dei libri, comunque, è scritta da autrici di lingua inglese, cosa che conduce ad una prospettiva anglosassone nel racconto.
Nonostante la sua popolarità e il diffuso successo di vendite, il genere romance ha sempre attirato notevole derisione, scetticismo e critiche.
DEFINIZIONE
Secono l'associazione Romance Writers of America, la trama principale di un romance deve ruotare attorno a due persone che sviluppano un reciproco amore romantico e combattono per costruire il loro rapporto. Sia il conflitto, sia il climax del romanzo devono essere direttamente connessi con questo tema centrale, anche se la storia può contenere intrecci secondari che non sono specificamente collegati con l’amore dei due protagonisti. Inoltre, la storia deve avere un finale ottimista ed emotivamente soddisfacente.
In genere, i romances premiano i personaggi buoni e penalizzano i cattivi e una coppia che lotta e crede nella propria relazione sarà con ogni probabilità ricompensata con un amore incondizionato.
L’autrice di best sellers Nora Roberts riassume le caratteristiche del genere, dicendo: “Questi libri celebrano l’innamoramento, il sentimento, l’impegno reciproco e tutte quelle cose che noi realmente vogliamo. La letteratura femminile non è considerata parte del genere romance, perché in essa il rapporto dell’eroina con la sua famiglia ed i suoi amici può essere di eguale importanza rispetto a quello con il protagonista maschile della storia".
Alcune autrici e lettrici di romance pensano che il genere abbia ulteriori restrizioni, dal punto di vista dell’intreccio, come il fatto che i protagonisti devono incontrarsi all’inizio della storia e che l’adulterio non deve essere contemplato. Altri dibattiti si sono concentrati sul requisito fondamentale del lieto fine, o la collocazione di rapporti omosessuali all’interno del genere. Alcune lettrici ammettono che ci possano essere racconti senza lieto fine, se il centro della storia è comunque l’amore romantico fra i due protagonisti (ad esempio “Romeo e Giulietta”). Altri ancora sono convinti che la definizione di romance debba essere resa più chiara, includendo solo coppie eterosessuali. Mentre la maggior parte dei romances si attengono ai criteri più ortodossi, ci sono molti libri che sono generalmente considerati romances, che deviano da queste regole. Perciò la definizione generale adottata dalla Romance Writers of America e dagli editori include solo l’accento sullo sviluppo della relazione romantica con il lieto fine.
Purché il romance si attenga a questi due criteri, esso può essere ambientato in qualunque epoca ed in qualsiasi luogo. Non ci sono restrizioni particolari su ciò che può o non può essere incluso in un romance. Anche temi controversi possono essere introdotti nei romances, compresi lo stupro al primo appuntamento (date rape), la violenza domestica, la dipendenza e la disabilità. La combinazione della cornice storica, dell’ambientazione e dell’intreccio collocano un romanzo in un determinato sottogenere di romance. Nonostante le molteplici possibilità che questo consente, molta stampa afferma che “tutti i romances si assomigliano”. Gli stereotipi sul genere romance abbondano. Ad esempio, alcuni credono che tutti i romances siano simili a quelli di Danielle Steel, che narra di gente glamour che viaggia in luoghi esotici. Invece molte lettrici pensano che la Steel non scriva affatto romances e considera le sue opere fiction generica.
I romances sono spesso definiti “sconci” o pornografia femminile. Mentre alcuni di essi contengono realmente numerosi atti erotici, in altri romances i protagonisti non si scambiano altro che casti baci. Il genere romance può andare da un estremo all’altro. Poiché la maggior parte del pubblico che legge romances è femminile, la gran parte di questi romanzi è raccontata dal punto di vista di una donna, sia in prima, sia in terza persona.
FORMATO
I romances si dividono in due formati: category romances, conosciuti anche come series romances, e single-title romances.
CATEGORY ROMANCE
Il category romance è breve, solitamente non più di 200 pagine, circa 55.000 parole. I libri sono pubblicati in linee ben definite, con un certo numero di volumi editi per ciascuna linea ogni mese. Questi romanzi hanno una larga distribuzione, spesso mondiale, ma una singola edizione americana, che rimane sugli scaffali dei venditori fino ad esaurimento o fino al mese successivo, quando viene sostituita da nuovi titoli. Le autrici del più grande editore di category romance, Harlequin/Mills & Boon, hanno i loro romanzi tradotti in 26 lingue e venduti in oltre 100 mercati internazionali.
Per potere scrivere un romanzo di successo di questa lunghezza limitata, l’autrice deve ridurre la storia all’essenziale. Sottotrame e personaggi minori vengono eliminati o relegati sullo sfondo. Tuttavia, le linee di category romance hanno un’identità distinta che può comprendere ambientazioni, personaggi, periodi storici, livelli di sensualità o tipi di conflitti simili fra loro. Gli editori di category romance di solito pubblicano le caratteristiche di ciascuna linea, specificando gli elementi necessari affinché un romanzo venga incluso in una di esse. A seconda dell’andamento del mercato e delle reazioni riguardo alle preferenze del pubblico, gli editori inaugurano spesso nuove linee o sopprimono quelle esistenti. Recentemente, sono state introdotte la linea erotica e quella d'ispirazione religiosa, mentre la linea del regency romance tradizionale è stata chiusa.
SINGLE-TITLE ROMANCE
Questi romances sono più lunghi dei category romances e si aggirano su di un numero di pagine fra le 350 e le 400. Gli editori possono pubblicare questi romanzi per un periodo più breve, a causa della velocità delle vendite e per ragioni pubblicitarie, ma, in media, le autrici scrivono 1,5 romance per anno e ne hanno uno pubblicato ogni anno. I single-title romances rimangono nei punti vendita per un tempo deciso a discrezione del negozio.
A dispetto della loro definizione, i single-title romances non sempre sono storie singole. Alcuni autricii preferiscono scrivere diversi libri collegati fra loro, che vanno da trilogie a lunghe serie, così da potere rivisitare personaggi o ambienti.
ROMANCE CONTEMPORANEO
E’ ambientato dopo la Seconda Guerra Mondiale. E’ la fetta più ampia del genere romance e si colloca nell’epoca in cui è scritto, riflettendo i costumi di quel tempo. Le eroine del romance contemporaneo scritto prima del 1970 solitamente lasciano il proprio lavoro quando si sposano o hanno figli, mentre quelle dei romanzi di epoca successiva al 1970 hanno una carriera e la mantengono. Sviluppandosi, i romances contemporanei hanno cominciato ad avere trame sempre più complesse e realistiche e la linea di demarcazione fra questo sottogenere e la letteratura femminile è diventata invisibile.
ROMANCE STORICO
Il romance storico è ambientato prima della Seconda Guerra Mondiale ed include una varietà di altri sottogeneri, compreso il Regency romance. Poiché i romances storici sono principalmente pubblicati in formato paperback e venduti dalla grande distribuzione, le loro fortune sono legate alle mode del momento.
Nel 2001 sono stati pubblicati 778 titoli di romance storici e nel 2004 questo numero è sceso a 486. Sembra che anche le autrici si stiano convertendo al contemporaneo.
SUSPENSE ROMANCE
Comprende un intrigo o un mistero che i protagonisti devono risolvere. Spesso l’eroina è la vittima di un crimine o di un tentato crimine e lavora con l’eroe, che tende a muoversi in un campo grazie al quale può fornirle protezione, come ad esempio un agente di polizia, della FBI, una guardia del corpo o un membro della marina militare. Alla fine della storia, il mistero è risolto e l’interazione fra i due protagonisti si è evoluta in un solido rapporto sentimentale. Questi romanzi sono principalmente ambientati ai giorni nostri, ma autrici come Amanda Quick hanno allargato il genere includendo anche collocazioni storiche.
In questo genere la relazione fra i due ha un peso fondamentale in ogni decisione che prendono ed aumenta la tensione della suspense, fornendo un propellente alla storia. Gli eventi e la suspense influenzano la relazione amorosa e la fanno sviluppare. Questi romances hanno tendenzialmente un linguaggio più “pulito”, senza le descrizioni “emozionali ed intime” spesso usate nei romances più tradizionali. Questo perché il mistero è l’aspetto cruciale dell’intreccio e quindi questi romanzi si incentrano più sulla trama che sui personaggi.
Questa unione di romance e mistero è stata perfezionata da Mary Stewart, che ha scritto dieci suspense romances fra il 1955 ed il 1967, combinando per la prima volta i due filoni.
ROMANCE PARANORMALE
Il romance paranormale mescola la realtà con la fantasia o la fantascienza. Gli elementi fantastici possono essere costituiti da versioni alternative del nostro mondo in una specie di fantasia urbana che comprende vampiri, demoni e/o licantropi, o essere manifestazioni più “normali” di paranormale: esseri umani con abilità fisiche, streghe o fantasmi. Viaggi nel tempo, romances futuristici ed extraterrestri fanno anch’essi parte del romance paranormale.
Questi romanzi spesso uniscono ai loro temi fantastici elementi di altri sottogeneri, come la suspense, il mistero. Alcuni paranormali sono ambientati esclusivamente nel passato e sono strutturati come un romance storico. Altri sono ambientati nel futuro e a volte in mondi alternativi. Altri ancora hanno l’elemento del viaggio nel tempo con l’eroe o l’eroina che viaggia nel passato o nel futuro.
Fra il 2002 e il 2004 il numero di romances paranormali pubblicato negli Stati Uniti è raddoppiato a 170 all’anno. Un titolo di successo di questo genere può vendere oltre 500.000 copie.
ROMANCE FANTASCIENTIFICO
Il primo romance futuristico ad essere pubblicato fu “Sweet starfire” di Jayne Ann Krentz, del 1986 e si trattava del “classic road trip romance” che casualmente si svolgeva in un’altra galassia. Questo genere è diventato molto più popolare dal 2000.
ROMANCE VIAGGIO NEL TEMPO
E’ una versione della classica storia “pesce fuor d’acqua”. Nella maggior parte le eroine del presente viaggiano nel passato ed incontrano il loro eroe. Per avere successo, questo tipo di romance deve far sì che i personaggi reagiscano logicamente all’esperienza ed indaghino le differenze, fisiche e mentali fra il mondo in cui vivono e quello in cui sono atterrati. Alcune scrittrici scelgono di concludere i romanzi con i protagonisti intrappolati nei diversi periodi storici e impossibilitati di stare insieme, con lo sconforto di molte lettrici.
ROMANCE D'ISPIRAZIONE RELIGIOSA
Al momento attuale, l’inspirational romance combina esplicitamente temi cristiani con lo sviluppo di una relazione romantica. Nel 2004 sono state pubblicati 167 romanzi di questo sottogenere. Ovviamente questi romances non includono violenza gratuita o bestemmie e il corteggiamento è casto. Il sesso, se mai è presente, avviene dopo il matrimonio e non viene esplicitamente descritto. Molti romanzi di questo filone vertono sulla fede dei protagonisti che trasforma la storia d’amore in un “triangolo: l’uomo e la donna e la loro relazione con Dio”. Sono comuni temi come il perdono, l’onestà e la fedeltà.
La prima linea di inspirational romances debuttò poco dopo l’elezione presidenziale americana del 1980, quando la Silhouette lanciò la Silhouette Inspirations line, che fu chiusa quando la Harlequin acquistò la Silhouette nel 1984 perché non era redditizia. I libri erano destinati ad un pubblico che apparteneva alla chiesa dei born-again Christians ed erano venduti in negozi di libri religiosi. In ogni caso, gli editori di romance cristiani continuano a pubblicare titoli, sia storici, sia contemporanei, con alcuni contenuti anche più esplicitamente sessuali, benché sempre entro i confini dell’eterosessualità coniugale.
ROMANCE MULTICULTURALE
In essi i protagonisti sono afro-americani, anche se alcune linee multiculturali comprendono eroi ed eroine asiatici o ispanici o relazioni interrazziali.
ROMANCE EROTICO
I romances erotici sono caratterizzati da un forte contenuto erotico, ma possono contenere elementi di qualunque altro sottogenere di romance. Tendono ad usare un linguaggio più esplicito, evitando molti degli eufemismi utilizzati nei libri più soft. Questi romanzi hanno anche molte scene di sesso, focalizzate sull’atto vero e proprio, piuttosto che su una più tradizionale scena d’amore e possono contenere atti e posizioni inusuali. A dispetto di una forte enfasi sulle scene di sesso, comunque, i romances erotici non devono essere confusi con la pornografia. Mentre la pornografia si concentra esclusivamente sugli atti sessuali, questi romanzi hanno personaggi ben sviluppati ed una trama che potrebbe esistere anche senza le scene di sesso.
La lunghezza dei romances erotici va dalle storie brevi ai single-title. Alcuni sono pubblicati come parte di una category, come Harlequin Blaze, mentre altri sono pubblicati come parte di un antologia e sono solo racconti. Anche i single-title erotic romances possono essere brevi come un racconto. Attualmente sono molti gli editori che producono “erotica”, fra cui Black Lace, Samhain Publishing, Avon Red, Spice, Ellora’s Cave.
fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Romance_novel
Per un esaustivo ed ulteriore approfondimento del tema, consiglio vivamente di leggere il contenuto di questo link:
http://romance.altervista.org/introduzione.htm