In larga parte il post fa riferimento al seguente volume:
I Grandi del Mistero - R.Austin Freeman (A.Mondadori ed., 1985) che contiene i romanzi L'IMPRONTA SCARLATTA ("The Red Thumb-Mark", 1907), L'OCCHIO DI OSIRIDE ("The Eye of Osiris", 1911) e il racconto PREMEDITAZIONE ("A Case of Premeditation", originariamente inserito nella raccolta "Dr. Thorndyke's Casebook", 1923).
R. Austin Freeman (Londra 1862 - Gravesend 1943) fu un popolarissimo autore di romanzi polizieschi. Oggi ricordato quasi esclusivamente dagli appassionati, andrebbe invece tenuto più presente come una delle pietre miliari del genere, al pari di molti altri Grandi.
Superficialmente i suoi romanzi, veramente classici per ciò che riguarda intrecci e personaggi, subiscono l'influsso di Arthur Conan Doyle e i suoi stessi personaggi principali non sono che una intelligente variazione di Holmes e Watson. Nelle storie di R. Austin Freeman il ruolo dell'investigatore è rivestito dal dottor Thorndyke, un uomo alto, magro, di nobile aspetto e di misurata parola, coadiuvato dal dottor Christopher Jarvis, uno dei suoi ex allievi, fortunosamente reincontrato (e salvato dall'indigenza... ) nella prima delle loro comuni avventure.
Anche le trame riportano a quella Londra tra fine Ottocento e inizi Novecento, così cara ai fans di Holmes, nonchè agli intrecci classici del giallo d'epoca: clamorosi furti, omicidi eccellenti, misteriose sparizioni, romantiche - benchè sobrie - storie d'amore.
Ne L'IMPRONTA SCARLATTA ad esempio, che fu il primo romanzo della serie dedicata al dottor Thorndyke, un uomo viene accusato di furto nell'agenzia dove lavora perchè nella cassaforte è stata rinvenuta una chiarissima (ma molto sospetta... ) impronta insanguinata che vine identificata come appartenenete al suo pollice sinistro.
Ne L'OCCHIO DI OSIRIDE invece la sparizione di un gentiluomo ricco ed asppassionato di Egittologia si intreccia con le particolarità legali presentate dal suo testamento. Poi la sparizione misteriosa diventa un sospetto omicidio e il ritrovamento di ossa umane in vari stagni della campagna vicina e lontana complicano ulteriormente la faccenda.
Sin qui nulla di clamoroso, anche se bisogna sottolineare come R. Austin Freeman possedesse una scrittura fluida e intelligente, unita ad una certa originalità di ispirazione.
La vera innovazione per la quale è rimasto famoso riguarda però un altro elemento dei suoi romanzi, ovvero il ruolo della scienza esatta. Il dottor Thorndyke innanzitutto non è un investigatore dilettante, bensì un medico legale e come tale è attivo in tribunale ed insegna all'Università. In casa possiede un fornitissimo laboratorio e le sue nozioni teorico-pratiche di anatomia, biologia, chimica e simili sono spaventosamente numerose: ciò che non sa con certezza, si dà poi da fare per apprenderlo sperimentando.
Inoltre - ed è questo l'aspetto più moderno delle sue storie - un tale empirismo viene applicato costantemente nel corso delle indagini che lo coinvolgono, al fine di stabilire la verità vera, provata e non una verità apparente o di comodo.
Per intenderci: se l'impronta scarlatta è sospetta, bisogna lavorare per vedere se sia stato possibile falsificarla (ed Austin Freeman fu il primo a dimostrare che le impronte digitali hanno seri limiti, come prove); se le ossa ritrovate presentano troppe stranezze, bisogna lavorare per cercare di spiegarle (e le osservazioni di Thorndyke sull'aspatto delle ossa o sul ruolo degli insetti in relazione alla cronologia del delitto sono degne di CSI o dei romanzi di Kathy Reichs).
Quindi Thorndyke, che ha una grande capacità di osservazione e di riflessione, finisce costantemente per tradurre il pensiero in azione, e l'azione in qualcosa di utilmente dimostrabile: il perfetto percorso scientifico come lo conosciamo ancor oggi, insomma, seppur inserito in romanzi che rimangono sostanzialmente di fantasia.
Ma che R. Austin Freeman fosse un Grande, lo dimostra anche un altro particolare, forse sconosciuto ai
più o comunque trascurato: fu lui l'inventore della cosiddetta inverted detection... gli appassionati seguaci del Tenenete Colombo in TV dovrebbero sapere bene di cosa si tratta; per i non addetti si può invece dire che la "investigazione rovesciata" è quel meccanismo per cui in una storia poliziesca PRIMA di tutto si assiste al crimine nei suoi minimi particolari, tanto che nemmeno il colpevole rimane occulto; il detective entra in scena solo IN SEGUITO e grazie alla propria abilità e alle proprie osservazioni ricostruisce ciò che noi già sappiamo, sino allo scioglimento del caso. Esattamente come fa da almeno quarant'anni il Tenente Colombo; ma il dottor Thorndyke lo aveva già fatto negli anni Venti, e PREMEDITAZIONE dimostra in che modo.
- Il racconto è diviso in due parti: la prima (programmatica al massimo!) si intitola "L'eliminazione del signor Pratt" e la seconda, corrispondente alla relazione sul caso stilata dal dottor Jarvis, è "Segugi a confronto".
L'inizio del racconto vede il distinto e normalissimo signor Rufus Pembury salire su di un treno e manifestare mentalmente il proprio disappunto per il fatto che il suo tranquillo scompartimento di Prima Classe è stato invaso da un altro viaggiatore rozzo e fastidioso, la cui presenza risulta alquanto urtante.
Di lì a poco però i problemi del signor Pembury si aggravano drammaticamente: lo sconosciuto attacca discorso e gradualmente, tra una cosa e l'altra, si propone come ricattatore.
Dice di essere il signor Pratt, ora intendente nella tenuta del generale O'Gorman ma nel passato secondino del penitenziario di Portland. Nel signor Pembury ha riconosciuto Francis Dobbs, un detenuto evaso qualche anno prima che si pensava fosse morto annegato durante il tentativo di fuga. Ciò che chiede Pratt è ovvio: denaro in cambio del proprio silenzio.
Per Rufus Pembury, che dopo l'evasione ha cambiato vita ed ha raggiunto una dignitosa posizione sociale, il colpo è durissimo da incassare. Prò non può far altro che accettare l'appuntamento per un primo pagamento, consapevole del fatto che la la cosa non finirà mai. I due si accordano per trovarsi all'inizio del viale che conduce alla proprietà del generale, dato che la tenuta non dista molto dal villaggio di Baysford dove Pembury vive.
Ma l'ex galeotto, con una prontezza davvero invidiabile, ha già elaborato un suo piano alternativo che mira naturalmente all'eliminazionedll'importuno signor Pratt. Piano complicatissimo (il racconto ne segue passo passo la realizzazione) il cui punto di forza è il seguente: false tracce da dare quasi letteralmente in pasto alla muta di cani da caccia del generale porteranno gli inseguitori lontani dalla scena del delitto, dando all'assassino il tempo di nascondersi e di fuggire, celando per di più la vera arma del delitto.
Il piano riesce perfettamente e del delitto viene accusato Jack Ellis, tuttofare alla Stazione di Polizia, mentre Rufus Pembury torna alla propria vita.
Qualcuno però è molto preoccupato dal modo in cui il caso sembra essersi concluso e da Londra viene chiamato in causa il dottor Thorndyke, che ha fama di essere un abile risolutore di casi bizzarri.
Il dottore infatti non delude le aspettative: osservando solo gli elementi concreti (impronte di scarpe, macchie di sangue, rami spezzati) ed ignorando ciò che l'assassino ha voluto "far vedere" tanto ai cani quanto agli investigatori, ricostruisce il vero andamento dell'omicidio e punta il dito contro il probabile colpevole. Il quale comunque non verrà arrestato perchè nel frattempo il distinto signor Pembury ha fatto le valige, ha realizzato i suoi titoli bancari ed è partito per destinazione ignota.
Il dottor Thorndyke, che non è del tutto sprovvisto di spirito sportivo, non se la prende più di tanto: a lui basta aver ricostruito la verità.
E nemmeno il lettore è scontento del finale: un po' perchè il personaggio di Pembury non è del tutto antipatico (viene costuito come un ometto normale che diventa tremendo solo in quanto messo alle strette da qualcuno che è peggiore di lui) e un po' perchè di Pembury si finisce per ammirare l'ingegnosità e soprattutto la prontezza mentale.
Chi si trovasse in difficoltà dovrebbe veramente augurarsi di riuscire ad essere bravo come Pembury ad elaborare soluzioni ai problemi improvvisi. Anche se poi - almeno nei romanzi - la Giustizia tende lo stesso a trionfare: generazioni di astuti assassini smascherati da innumerevoli investigatori (compreso il Tenente Colombo) lo hanno imparato a proprie spese!
LadyJack || 17:22 ||
martedì, 24 febbraio 2009
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NÉ QUI NÉ ALTROVE. Una notte a Bari, di Gianrico Carofiglio
[ Editori Laterza GLF, Collana Contromano, 2008 ]
Non si tratta di un romanzo vero e proprio nè di un racconto, ma piuttosto di una piccola storia in cui l'ispirazione autobiografica e l'immaginazione sconfinano l'una nell'altra senza che sia davvero possibile distinguere dove la voce narrante appartenga all'autore e dove al personaggio principale.
E' una storia affidata all'onda dei ricordi, benchè il personaggio-autore affermi ad un certo punto di non essere troppo soggetto alle nostalgie; una storia che forse proprio attorno al valore dei ricordi costruisce il suo perchè. Dice la voce a pag.156: "Chi lo sa quanto i nostri ricordi dipendono dal ricordo e quanto invece dalla fantasia e dal nostro bisogno di confortarci. Con le bugie, con le illusioni, con le storie".
E per fortuna che a scrivere questa storia è Gianrico Carofiglio, il cui stile inconfondibile può tranquillamente permettersi di scavare nelle gioie, nel dolore e in generale nella vita senza mai e poi mai scadere nel patetico. Variando invece dalla tenerezza alla comicità, passando anche per certe asprezze, ma costringendo comunque il lettore a seguirlo pagina dopo pagina come in un breve viaggio che in altre mani sarebbe semplicemente banale.
La trama della storia è in effetti un piccolo viaggio: viaggio nel tempo (la giovinezza è ormai finita, e bisogna dirselo ad un certo punto) nonchè nello spazio (una città - Bari - conosciuta eppure anche adatta ad essere guardata con occhi nuovi), un viaggio che coinvolge tre personaggi e le poche ore da loro passate insieme.
L'autore (mai esplicitamente nominato) ha l'imprevista occasione di ritrovarsi con due ex compagni d'Università che non aveva più incontrato nè sentito da almeno vent'anni ("E che ci faceva Giampiero Lanave nel mio telefono quella sera di dicembre del 2007?").
Lui, Giampiero Lanave e Paolo Morelli si incontrano per iniziativa di Giampiero: c'è un po' di imbarazzo, un po' di disagio per il tempo trascorso e per la noncuranza della separazione. Pian piano qualcosa si scioglie, ma sostanzialmente i tre ex amici si sentono estranei, faticano a recuperare il rapporto interrotto. Fatica specialmente Paolo, che ormai vive e lavora in America ed è tornato a Bari solo per un brevissimo periodo; fra lui e l'autore tra l'altro si interpongono fraintendimenti ed esperienze non sempre piacevoli, certi rancori e cose mai dette... tutta roba che non aiuta.
I tre vanno a cena, poi iniziano a vagare per la città in cui erano stati ragazzi insieme; salgono e scendono dall'auto un'infinità di volte, vedono cose e intrecciano silenzi. Fanno qualche tappa di pellegrinaggio per permettere a Paolo di ricreare immagini da portarsi via, oltreoceano.
E intanto l'autore ne approfitta per rinverdire le proprie memorie di bambino e poi di ragazzo appartenente ad una famiglia borghese, la moderata felicità che ha riempito il suo passato, gli stupori travasati nel presente, il privilegio di aver avuto quasi sempre il mare a portata di mano.
In tutto ciò c'è molto amore per Bari, una città di cui vengono rievocati i cambiamenti epocali e i cambiamenti minimi, quelli vissuti dalla collettività e quelli vissuti a livello personale. E c'è molto amore per tutto ciò che è umano, fragile, aspro, allegro, momentaneo o duraturo.
Sono divagazioni che vanno dalle palme sul lungocorso (viste quella notte come se non fossero mai esistite prime) alle trasgressive e francamente comiche esperienze sessuali da anni Sattanta, passando magari per il vecchio Randy, che "era vissuto a lungo ed era stato un cane felice".
Intanto sullo sfondo si delinea, per frammenti, anche il recupero di ciò che gli amici sono diventati: uomini con presunte certezze ed evidenti problemi, uomini con qualche segreto e - ovviamente - non esenti da molto dolore. Esseri umani, insomma, che come l'autore non sono più giovanissimi, non hanno ottenuto tutto ciò che avevano sperato e devono comunque continuare a vivere, cercando magari di confortarsi con ciò che di bello hanno ancora a disposizione: un pensiero, un profumo, la rievocazione di un pomeriggio lontano che si vorrebbe rivivere "perchè quella è stata una delle poche volte della mia vita in cui sono stato perfettamente felice, e me ne sono accorto mentre succedeva".
Poi la notte sfuma nell'alba e i tre si separano, dopo aver parlato ancora un po', dopo aver litigato e riappianato, senza aver davvero risolto nulla ma anche senza più doversi qualcosa.
La notte finisce e tutti se ne vanno, probabilmente per non rivedersi mai più, nè lì nè altrove.
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Alla stessa collana Contromano appartiene anche un'altra storia che ho letto tempo fa e che ha qualche punto di contatto ideale con quella di Carofiglio:
LA VITA QUOTIDIANA A BOLOGNA AI TEMPI DI VASCO, di Enrico Brizzi (2008).
Intrecciando il passato e il presente sullo sfondo dei ricordi e delle sperienze in una città molto amata - Bologna, questa volta - l'autore costuisce una specie di autobiografia romanzata eppure reale, la cui immaginaria colonna sonora è indubbiamente data dalla musica di Vasco. Ma non solo...
"Quando incontro qualcuno che scuote la testa e dice che Bologna
non è più quella frizzante e anticonformista di una volta, vorrei
domandargli piccato: Perchè, te sì? Hai ancora il sorriso e il cuore
leggero di quando avevi vent'anni?"

LadyJack || 16:56 ||
martedì, 17 febbraio 2009
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NEW TRICKS
"New Tricks" è una deliziosa serie poliziesca prodotta dalla BBC, trasmessa anche in Italia da LA7: per noi attualmente è in riprogrammazione la Prima Stagione, risalente al 2004, ma nel recente passato si era già arrivati almeno alla Seconda.
Nel Regno Unito la serie debuttò il 27 marzo 2003; nel 2008 è stata trasmessa la Quinta Stagione e dato il successo crescente, per il 2009 ne è stata commissionata una sesta: mi auguro vivamente che tutta questa roba raggiunga anche noi perchè la serie - a metà fra il dramma e la commedia - merita alla grande di essere vista e apprezzata.
Il titolo NEW TRICKS deriva indirettamente dal detto anglosassone "The old dog doesn't need new tricks" (forse attraverso la versione adattata "New Tricks for Old Foxes", che fa dei personaggi qualcosa di simile a "vecchi marpioni"... ) ed è particolarmente appropriato dato cha la serie narra le avventure di una piccola ed eccentrica squadra di investigatori decisamente avanti con gli anni e di fatto già pensionati. Sostanzialmente la UCOS (Unsolved Crime and Opened Case Squad) è stata formata in seno al Dipartimento di Polizia londinese con il preciso scopo di occuparsi di vecchi casi irrisolti o rimasti in sospeso, ed i suoi membri sono tutti ex poliziotti che ora - come civili - continuano a mettere a frutto la loro esperienza, e in fondo anche il loro amore per la Giustizia.
Esistono altre serie TV ispirate allo stesso concetto: tra le più recenti c'è ad esempio l'americana "Cold Cases" prodotta dalla CBS, dove la squadra protagonista riprende in mano vecchi casi la cui soluzione sembra ormai al di fuori della portata - e forse anche dell'interesse - dei più. "New Tricks" però si distingue nel panorama generale del poliziesco soprattutto grazie allo spirito particolare che anima le sue storie e all'amabile eccentricità dei suoi personaggi. Le trame possono essere più o meno interessanti e coinvolgenti a seconda degli episodi e degli argomenti trattati, ma ciò che non viene mai meno è quel sano umorismo che riesce ad infiltrarsi anche nei momenti più improbabili, alleggerendo il dramma pur senza togliergli nulla in quanto a dignità.
Per le vittime vecchie e nuove del crimine c'è sempre, da parte della UCOS, un grande rispetto e il lavoro da fare viene immancabilmente impostato tenendo conto di quanto possa costare in termini umani riaprire vecchie ferite e rivangare tragedie semisepolte (ma anche quale sollievo possa portare ai vivi e ai morti il raggiungimento delle verità). In parallelo a questo aspetto diciamo così "ufficiale" c'è però quello che va considerato come il vero punto di forza del programma, ovvero i quattro personaggi principali, le cui vicende private e professionali si inseriscono nella trama a livelli spesso inestricabili. Data l'età, ciascuno dei membri della UCOS ha alle spalle un lungo passato che diventa parte integrante dell'atteggiamento nei confronti dei colleghi e delle stesse indagini che devono essere affrontate: e poichè i quattro sono caratterizzati da particolarità e stranezze che li rendono davvero unici ed impagabili, è facile immaginare quale vasto panorama di possibilità si apra sotto la penna degli sceneggiatori e davanti agli occhi degli spettatori.
Personalmente, confesso che non riesco a decidere quale possa essere il mio personaggio preferito in assoluto perchè ciascuno dei quattro ha molto di buono e di simpatico.
Le vicende attraversano momenti ora intensamente emotivi ora biecamente comici... e forse alla fin fine è più facile - ma anche più giusto - affermare che il tutto va preso in blocco così com'è: godendosi gli alti e i bassi di un eccentrico ma interessante divertimento.
I PERSONAGGI
SANDRA PULLMAN, sovrintendente [ interpretata da Amanda Redman ]
E' il capo dell'unità UCOS ed è l'unica ad aver mantenuto il suo status di ufficiale di polizia: i suoi tre sottoposti hanno invece uno status di collaboratori civili. Malgrado la non verdissima età Sandra è ancora una donna molto bella e vitale, non di rado in grado di attrarre uomini ben pià giovani di lei. Ma la sua vita sentimentale è un disastro: fra passato e presente ha collezionato una serie impressionante di relazioni fallite - in genere con uomini già sposati - e di delusioni.
In parte è il suo stesso carattere ad aver pesato negativamente: Sandra è sempre stata ambiziosa, energica, aggressiva, impegata in una rapida carriera che non ha lasciato spazio per nient'altro. Figlia di un ufficiale di polizia, Sandra nel corso della serie scopre anche qualche spiacevole segreto famigliare che non fa che inasprire il suo rapporto con la realtà; frequenta assiduamente - e direi con scarso successo - un'analista alla quale è molto affezionata.
A volte manifesta uno scarsissimo rispetto per le regole.
Le piacciono le cose belle ed è in grado di apprezzarle, benchè l'eleganza pura non faccia parte del suo stile. Verso i suoi uomini - che un po' la temono ma che imparano a volerle bene e a preoccuparsi per lei - ha inizialmente un attegiamento rigido che poi si stempera in qualcosa di molto simile all'amicizia: non è raro, da un certo punto in avanti, vedere i quattro che tutti insieme si godono un bicchiere di birra al pub.
E se vi state chiedendo come mai questo bel campione di poliziotta sia finita a guidare una scalcinata squadra di dubbia reputazione (perchè è così che la UCOS viene percepita nelle alte sfere), sappiate che la sua carriera è stata frenata e danneggiata dall'aver accidentalmente sparato ad un cane durante un'azione di liberazione di un ostaggio (sic!).
JOHN ALAN "JACK" HALFORD, ex sovrintendente [ interpretato da James Bolam ]
E' un vero signore, nel senso più alto ed antiquato del termine: onesto, pacato, seriamente interessato ai colleghi che in lui - più o meno consapevolmente - trovano un appoggio e un punto di riferimento. E' stato il superiore di Sandra nella Squadra Omicidi ed ora è un po' il suo braccio destro o meglio, è l'elemento che riesce ad equilibrare dall'interno quell'eterogeneo gruppo che è la UCOS.
Jack ha lasciato la polizia verso la fine degli anni Ottanta, in seguito alla tragica morte dell'amatissima moglie Mary, perita in un incidente stradale il cui responsabile non è mai stato identificato (ma nel corso della serie la vicenda avrà degli sviluppi e un colpevole salterà fuori... con altre spiacevoli conseguenze).
Anche se la morte di Mary costituisce un preciso spartiacque nella sua vita, Jack continua ad essere legatissimo alla moglie: non tanto al suo ricordo, quanto piuttosto a LEI come persona. Spesso le parla come se fosse presente, le spiega le sue idee e le chiede consiglio; a volte ci litiga addirittura se quella parte di coscienza che lui identifica ancora con la donna amata non gli risponde adeguatamente.
Nel giardino di casa Jack ha una semplice targa commemorativa sotto la quale riposano le ceneri di Mary, e lì attorno lui passeggia, cura i fiori o gioca a golf. Intendiamoci: Jack prova un dolore profondo ed è perfettamente consapevole della morte della moglie, ma l'ha amata così tanto che ne rifiuta l'assenza. E se proprio deve farci i conti, desidera farlo a suo modo, con tranquillità.
Su questo nessuno degli altri ha nulla da ridire.
GERALD "GERRY" STANDING, ex sergente [ interpretato da Dennis Waterman ]
Ai sui tempi è stato un gran poliziotto, ma lo ha danneggiato l'abitudine di non saper mantenere le giuste distanze dai criminali. Infatti su di lui sono circolate voci di corruzione, e il suo brutto carattere ha fatto il resto: un occhio nero procurato ad un diretto superiore lo ha fatto espellere dal Corpo. In realtà Gerry è onesto e non ha mai commesso gravi irregolarità; però è irritabile, menefreghista, nonchè appassionato scommettitore sulle corse ippiche: e tutto ciò non aiuta a renderlo universalmente simpatico e ben accetto. Persino Sandra all'inizio non lo sopporta: poi i due sviluppano un reciproco e più che giustificato rispetto.
Gerry si è unito alla UCOS soprattutto per ragioni economiche: aveva - e continua ad avere - problemi di soldi, un po' a causa delle scommesse, un po' a causa di tutti gli alimenti di cui deve farsi carico. Sposato e divorziato tre volte, ha avuto una figlia da ciascun matrimonio e la maggiore (mammina single) lo rende pure nonno nel corso della Prima Stagione.
A suo dubbio onore bisogna ammettere che i rapporti di Gerry con le ex mogli sono rimasti eccellenti: non di rado tutti quanti si ritrovano per cenare e chiacchierare amichevolemente. E Gerry - per il quale malgrado l'età ogni lasciata è ancora persa - non disdegna a volte di ritentare qualche avance.
Professionalmente Gerry non nutre una grande passione per le regole, ma in genere fa in modo di rivestire il proprio operato con un rispetto almeno apparente: anche perchè in caso contrario dovrebbe vedersela con Sandra, i cui furori possono davvero essere temibili.
BRIAN LANE, ex ispettore [ interpretato da Alun Armstrong ]
Tra i membri della UCOS è il più strano ed eccentrico, ma anche il più dolcemente inetto. Unisce una grande intelligenza ed una spaventosa (ma utile) memoria ad una preoccupante fragilità emotiva e psichica, tanto che gli altri tre, mentre ne ammirano le qualità, finiscono per sentirsi molto prottettivi nei suoi confronti.
La crisi di Brian e il suo abbandono della Polizia hanno origine in una tragica vicenda: la morte di un prigioniero posto sotto la sua custodia. I sensi di colpa lo hanno portato all'alcol, a disturbi psichici ossessivi (tra cui la convinzione di essere vittima di una congiura) e ad una asocialità patologica. Nel corso del tempo le cure ed i medicinali riportano Brian ad uno stato un po' più simile alla normalità, tuttavia per lui le cose non potranno mai più essere facili.
Nè lo sono per sua moglie Esther, che ad un certo punto lo lascia (portandosi via pure il cane) ma poi torna, commossa da Brian stesso che per una volta manifesta sentimenti ed emozioni, inginocchiandosi addirittura sotto le sue fineste, pregandola di non abbandonarlo... e di restituirgli il suo cane!
In realtà i due si amano, benchè più con abitudine che con passione, ed Esther sa che Brian ha bisogno di lei: è rasseganta e le va bene così (almeno all'inizio della serie).
Per l'attività della UCOS le qualità professionali di Brian sono fondamentali: lui è capace di "vedere" e ricordare cose alle quali gli altri non penserebbero nemmeno. Lo stress però lo danneggia in maniera strisciante giorno dopo giorno, e verso la fine della Quinta Stagione ciò avrà gravi conseguenze.
LE STORIE
L'ambientazione della serie è del tutto contemporanea; la città che fa da sfondo è una Londra un po' periferica, lontana dagli itinerari turistici più consueti ma ugualente caratteristica e riconoscibile.
Le trame dei vari episodi uniscono, come ho detto, elementi che appartengono alla vita privata dei personaggi con elementi esterni che costituiscono di volta in volta l'oggetto e l'ossatura dell'indagine.
L'omicidio non cade in prescrizione, per cui i casi di cui in maggioranza si occupa la UCOS possono avere origini anche molto lontane nel tempo, tanto che spesso la squadra deve fare i conti con l'assenza di testimoni o addirittura di presunti colpevoli, ormai morti o comunque irreperibili.
I casi affidati alla UCOS possono tornare attuali per i motivi più diversi: perchè viene ritrovata una vecchia arma del delitto, perchè si trova finalmente un corpo scomparso, perchè qualcuno improvvisamente si interessa di vecchie faccende, perchè qualcuno che era stato creduto colpevole si dimostra invece innocente.
Oppure perchè c'è sotto qualcosa di più personale: a volte Sandra e i suoi tornano in contatto con casi già affrontati... e in almeno una occasione Gerry fa in modo di aprire un'indagine seria per ripagare un debito di gioco che non potrebbe onorare altrimenti. Quando si dice "unire l'utile al dilettevole"... (ma ciò è MOLTO tipico di Gerry!).
CURIOSITA'
- Il tema musicale della serie (sigla di apertura e chiusura) è un'allegra canzoncina intitolata "It's Alright", scritta da Mike Moran.
La canta Dennis Waterman, che nella serie interpreta Gerry Standing.
- Il personaggio di Esther Lane, l'estenuata moglie di Brian, è interpretato da Susan Jameson, che nella realtà è la moglie di James Bolam (l'inconsolabile vedovo Jack Halford).
- Nella Terza Stagione (e successivamente anche nella Quarta e nella Quinta) compare il personaggio di Emily Standing, una giovane poliziotta che afferma ed è convinta di essere figlia naturale di Gerry. Ciò non corrisponde a verità, anche se per lungo tempo lo stesso Gerry continuerà a lasciargielo credere.
Il personaggio di Emily è interpretato da Hannah Waterman che nella realtà è la vera figlia di Dennis Waterman (alias Gerry).
- Uno dei creatori della serie, Roy Mitchell, è un grande tifoso della squadra di calcio West Bromwich Albion, per cui moltissimi personaggi della Prima Satgione portano il nome di calciatori che giocano - o hanno giocato - nella squadra stessa.

SITO UFFICIALE
http://www.bbc.co.uk/drama/newtricks
LadyJack || 15:52 ||
lunedì, 16 febbraio 2009
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DUCHI, CONTI, VEDOVE INTRAPRENDENTI E MASCHERATE NOTTURNE
Attenzione: spoilers
Il meccanismo della “saga”non mi piace e, purtroppo, esso è un caposaldo del mondo romance. La trappola del “se leggo questo, devo leggere anche gli altri della serie” rovina l’originalità di trame e personaggi e, spesso, ci si trova a ripercorrere la stessa storia molte volte, con poche significative variabili.
Lo stratagemma, però, non cattura me e, se mi è piaciuto AMARE UN DUCA (“The taming of the Duke” – 2006. Ambientazione: 1817) di ELOISA JAMES, ciò non significa che intendo leggere tutti gli altri romanzi della saga dedicata alle “sorelle Essex”. Indubbiamente si fa un po’ fatica all’inizio, perché si intuisce che la protagonista, Imogen Essex, ha già vissuto parte della sua storia nei romanzi precedenti, in cui le eroine erano le sue sorelle e che il rapporto complicato con il loro tutore, Raphael (Raf) Jourdain, duca di Holbrook, ha già avuto un antefatto. Ma la James è abbastanza brava a tirare le fila e a farci entrare quasi subito nel cuore della vicenda.
Imogen è giovane, ma vedova da un anno. Il suo matrimonio con l’irresponsabile ed inconsistente Draven Maitland è durato solo quindici giorni, prima che lui morisse cadendo da cavallo dopo una folle corsa. Le nozze erano avvenute per sfida ed incoscienza da parte di lui, che non era realmente innamorato e per l’errata convinzione di Imogen che Draven fosse l’uomo della sua vita. La ragazza aveva sempre sognato di essere amata ed il dolore per la perdita del marito aveva mascherato l’amarezza per essersi resa conto del grande errore commesso. Questa smania di essere di nuovo viva e di scegliersi un’avventura amorosa di sua soddisfazione, conduce Imogen a tentare di sedurre qualcuno che in realtà non la vuole: ciò la mette al sicuro da impegni, ma continua a farla soffrire per il fatto di sentirsi priva di reali attrattive. Il prescelto sarebbe Gabriel Spenser, detto Gabe, fratellastro, spuntato fuori dal nulla, di Rafe. Gabe è il figlio bastardo del defunto duca e fa il professore di teologia a Cambridge. Un bel giorno, si presenta al cospetto di Rafe, che non sapeva della sua esistenza e gli chiede di aiutarlo a mettere in scena un’opera amatoriale nel teatro che la defunta duchessa madre aveva allestito a Holbrook Court. Questa insolita richiesta nasce dal desiderio di Gabe di ripagare un’attrice che lui aveva incontrato a Londra e con la quale aveva fornicato, mettendola incinta. Ora la giovane, a causa della gravidanza, è stata cacciata dalla compagnia teatrale di Covent Garden e si trova senza lavoro. Il frutto del fugace accoppiamento è una tenera neonata, che rappresenta per Gabe il centro dell’universo e che lui porta con sé a Holbrook Court. Rafe, che dal giorno della morte del fratello maggiore è diventato un cinico ubriacone e si sta autodistruggendo, accoglie fratellastro e nipote con generosità e affetto, senza curarsi minimamente di ciò che potrebbe dire la gente. Lui è un duca infelice, solo ed alcolizzato, ma, all’improvviso, ecco che attorno a lui si sta creando uno strano, confortevole ambiente familiare. Imogen, tornata sotto il suo tetto, lo sorveglia e lo tormenta perché smetta di bere. Le sue battute taglienti nascondono, in realtà, una seria preoccupazione per lui e si capisce chiaramente che le scintille e i battibecchi fra i due hanno un risvolto che sfocerà nel sentimento. L’alcol ha deformato lo stomaco e annebbiato la mente di Rafe, ma il pensiero della sua nuova famiglia da proteggere ed il pungolo dell’apparente disprezzo di Imogen, gli fanno prendere la decisione di smettere di attaccarsi alla bottiglia. La disintossicazione è dolorosa e degradante, ma Imogen lo assiste e fra lei e Rafe l’antica schermaglia si trasforma in una complicità più intima ed emotivamente coinvolgente. Ma Imogen è determinata a sedurre Gabe e quest’ultimo, che ha capito i sentimenti tormentati del duca, decide di invitare la ragazza ad una serata inconsueta in città, alla quale entrambi parteciperanno celati sotto travestimenti che li porranno al riparo dai pettegolezzi e da spiacevoli conseguenze. Al posto suo, però, Gabe manda Rafe, dopo avergli rivelato la stuzzicante tresca. Rafe, ora stoicamente sobrio e con il fisico reso di nuovo asciutto ed abile ai rapporti amorosi, dopo anni di inattività, si camuffa sotto un paio di baffi neri e si presenta all’appuntamento.
Non siamo così ingenui da pensare che un simile travestimento sia sufficiente a confondere le idee, ma il piccolo sotterfugio fa comodo alla trama, che è, tutto sommato, piacevole e divertente e noi stiamo volentieri al gioco.
Così Imogen vive piccanti avventure notturne con colui che lei crede essere il bel Gabe, il quale, però, stranamente, di giorno non la considera come lei vorrebbe, mentre Rafe, che ha ricominciato a dar prova della sua virile prestanza, brama rivelarle la propria identità e scoprire se lei sente per lui la passione che gli dimostra durante le uscite in maschera. Ad un certo punto, Imogen percepisce qualcosa, ma resta insicura di potere attrarre un uomo solo con le sue forze, alla luce del sole.
Il rapporto fra Imogen e Rafe è descritto con bravura da Eloisa James. Il personaggio di lui è quello che attrae maggiormente l’attenzione, in quanto tipico eroe tormentato, ma pieno di calore interno, che aspetta solo di essere portato alla luce. Rafe è forte, passionale e buono, ma ha anche quel lato maliziosamente ironico che lo rende irresistibile. Affascinante, vulnerabile e sensuale, egli è il genere di protagonista maschile che piace alla lettrice di romance.
E Imogen comprende che è lui l’amore vero che andava cercando e che lo era sempre stato, regalandoci un finale tenerissimo e appassionato.



Attenzione: spoilers
Ne IL PRINCIPE E LA PREDA (“The Raven Prince” – 2006. Ambientazione: 1760) di ELIZABETH HOYT, il cui titolo avrebbe dovuto essere “IL PRINCIPE CORVO”, ma ai curatori della collana I Romanzi Mondadori pareva troppo da romanzo fantasy (e questo ci dà il senso del provincialismo e della chiusura mentale di certi editori italiani), troviamo un altro eroe maschile tormentato da un doloroso passato e un diverso tipo di vedova ardita.
Edward De Raaf, conte di Swartingham, ha il viso ed il corpo sfigurati dal vaiolo, l’orribile morbo che ha sterminato la sua famiglia quando lui era solo un ragazzo. La gioiosa vita domestica di Ravenhill Abbey ha lasciato, da allora, il posto al silenzio, interrotto solo dagli accessi d’ira del conte, che spaventa i domestici e mette in fuga schiere di segretari con il suo carattere ombroso e incupito dalla tragedia. Sposatosi giovane con una donna che non lo amava e che provava ripulsa per le sue cicatrici, Edward era rimasto vedovo quando lei era morta di parto, maledicendolo ed il bambino non era sopravvissuto.
Anna Wren è una giovane vedova che vive modestamente con la suocera al villaggio di Battleford e che ha scoperto il tradimento del marito dopo la sua morte. Bisognosa di lavorare per pagare i debiti, Anna, scopre per caso che il conte cerca un segretario per rimpiazzare l’ennesimo dipendente fuggito dinnanzi alle sue intemperanze. E’ così che uno scricciolo di donna, di umile livello sociale e di aspetto non appariscente, entra nell’universo tetro e tempestoso del conte di Swartingham. Lui la spaventa un po’, ma lei non arretra e, con determinato pragmatismo, si dedica al meticoloso lavoro di ricopiatura degli appunti di tecnica agraria di cui Edward è un esperto e che gli consentono di curarsi delle sue terre con risultati eccellenti.
Ogni capitolo del romanzo è introdotto da alcuni paragrafi di una favola ad esso parallela, che ha per protagonista un principe corvo e la sua giovane sposa che per amore riesce a ridargli le sembianze umane che un incantesimo gli aveva tolto. La parabola fiabesca tesse la trama della storia di Edward ed Anna. Lui non crede che una donna possa vedere al di là delle sue cicatrici e cerca la passione in un bordello lussuoso di Londra, perché pensa che al buio nessuna possa provare ribrezzo per lui ed è convinto che soltanto la sua posizione sociale attiri le donne nel suo letto. Anna non è impressionata dai segni del vaiolo… ma dal suo petto possente e dalla sensuale peluria che conduce più in giù… Ah, ah, ah!!! La bella e la bestia, Jane Eyre e chi più ne sa, più ne citi, però il racconto di Elizabeth Hoyt è ben scritto e mantiene una sapiente aspettativa nei confronti dei due improbabili amanti.
La dolce ed inesperta Anna Wren viene a sapere che il bordello dove si reca Edward è frequentato anche da nobili donne in cerca di brividi licenziosi, che si presentano mascherate e scelgono chi portarsi a letto per una notte, senza essere riconosciute.
Siamo nel 1760 e l’ambientazione dà adito a fantasie erotiche impensabili nella Londra del secolo successivo, o almeno così parrebbe. In ogni caso, gli incontri sotto mentite spoglie con il conte si rivelano carichi di significato e di soddisfazione reciproca. Lui, che nel frattempo, sta negoziando un matrimonio di convenienza per assicurarsi un erede, ma che sente sempre di più la necessità di avere Anna con sé, ora si trova anche a dovere combattere con l’attrazione fatale per la misteriosa dama del bordello. Un gesto spontaneo ed inconsapevole di Anna, gli rivela l’arcano e, nonostante l’iniziale furia per la sensazione di essere stato usato, aumentata dalla convinzione che anche lei non lo voglia incontrare apertamente a causa delle cicatrici, Edward comprende l’ineluttabilità dei forti sentimenti che prova per la sua segretaria.
Un bel po’ irreale il fatto che una tranquilla vedovella di paese si trasformi in un’insaziabile dea del sesso in un bordello chiamato “L’Antro di Afrodite”, per godere di irrivelabili piaceri con un burbero e sfigurato conte sprizzante sex appeal da tutti i suoi villosi pori. Ma vi assicuro che la storia, che non lascia nulla all’immaginazione ed infatti è pubblicata nella serie rossa “Passione”, è avvincente e gradevole e si legge tutta d’un fiato. Un plauso all’autrice che esordisce benissimo, sfruttando al meglio consolidati clichés romantici.




TENTATIVI FALLITI DI ROMANCE, OVVERO BRACCIA RUBATE AI LAVORI DOMESTICI
POKER DI REGINE (“Four in hand” – 1993) di STEPHANIE LAURENS è un guazzabuglio informe che scimmiotta con esiti deprimenti il genio di Georgette Heyer, di cui la Laurens si proclama fervida ammiratrice. Non basta, però, essere fans del romanzo “regency” per essere capaci di scriverne uno decente.
Un abbozzo di trama, con troppi personaggi e nessun approfondimento. Una noia mortale. E non c’è nemmeno una sapida scena di sesso per ripagare l’incauto acquisto.
PECCATI E SENTIMENTI (“Sin and sensibility” – 2005) di SUZANNE ENOCH è scritto male e tradotto peggio. I dialoghi sono confusi, i personaggi sono caricature senza senso. La trama è schizoide e persino il finale è monco, oltre che da operetta. L’unico personaggio decente è un comprimario: il duca di Melbourne, fratello maggiore e presunto tiranno della protagonista.
Valentine Corbett, marchese di Deverill, è la parodia di un libertino incallito. La prima scena del romanzo è la descrizione di un atto sessuale, stile Clinton/Lewinsky, consumato dietro una tenda dal marchese con una delle sue amanti sposate, durante un ricevimento aristocratico. Data l’ambientazione regency, il linguaggio utilizzato nella traduzione, che presumo si attenga all’originale, è troppo moderno nella descrizione degli attributi maschili e, in ogni caso, le citazioni di volatili non giovano all’impalpabile intreccio. La protagonista femminile, Elinor Griffin, è insopportabile ed inutile. Vuole a tutti i costi rivendicare una non precisata libertà dalle regole imposte dalla sua posizione di sorella di un duca, protetta da tre nobili e affezionati fratelli, che portano una gran pazienza nei suoi confronti. Ma che tipo di libertà sogna codesta fanciulla in fiore? Tuffarsi nuda in uno stagno di Hyde Park di notte sembra realizzare i suoi più segreti e tarpati aneliti, ma, in realtà, tutto ciò per cui Elinor smania è il bel marchese di Deverill dagli scintillanti occhi verdi. La vergine e il libertino è ormai un canovaccio sfruttato in lungo e in largo e ci vogliono ironia, gusto e talento per non scrivere un papocchio informe e banale. Questo romanzo è senza capo, né coda, forse è stato scritto senza convinzione o un’idea ben sviluppata all’origine. La fuga verso Gretna Green, appiccicata frettolosamente per concludere in modo “audace” l’avventura, è quanto di più desolante si potesse escogitare.
Da evitare.
ArchieGoodwin || 23:42 ||
domenica, 08 febbraio 2009
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