
Tra i numerosi romanzi polizieschi scritti da Alicia Giménez-Bartlett, questo "Il silenzio dei chiostri" non è il primo che leggo: ma sino ad ora è senz'altro il migliore.
Monastero di Poblet (Catalogna)Attenzione: spoilers!
Questo è un romance bellissimo, scritto davvero bene.
Una storia coinvolgente e perfettamente strutturata. I personaggi sono vividi e originali.
L’andamento avvolgente, armonico e fortemente sensuale della narrazione ne fa, a mio parere, un piccolo capolavoro del genere.
Madeline Hunter ha saputo dare profondità ai suoi caratteri, li ha analizzati con sapiente abilità psicologica, li ha dotati di spessore emozionale, li ha resi interessanti e carismatici. I dialoghi sono intelligenti e non privi di ironia e i personaggi secondari perfettamente tratteggiati. I due fratelli di Hayden Rothwell, il protagonista della storia, emanano fascino e mistero come lui e, in poche righe, l’autrice li ha dipinti in modo tale da attrarre l’attenzione anche su di loro, incuriosendomi a leggere i successivi episodi della serie, a loro dedicati.
Hayden è un personaggio complesso, che lascia il segno. Le sue astrazioni nel mondo dei numeri e dei calcoli matematici, la sua indole razionale e pratica saranno sconvolti e rivoluzionati dagli occhi viola e dalla bocca seducente di una donna la cui caduta nella scala sociale non ne ha minimamente scalfito l’orgoglio e la classe innata. Alexia Welbourne, rimasta senza una casa dopo la morte del padre, vive presso i cugini Longworth e non si fa illusioni sul proprio futuro. Per lei rimangono solo la tranquillità di una vita modesta e abitudinaria e l’affetto delle due cugine, Roselyn e Irene. Riguardo agli altri due Longworth, Titmothy la tollera senza particolare interesse, mentre il solare ed impavido Benjamin, l’illusione d’amore che Alexia aveva coltivato per un breve periodo, è morto in mare alcuni anni prima. I Longworth appartengono al ramo gentilizio della società inglese di campagna e Benjamin aveva risollevato le loro modeste sorti economiche, fondando una banca a Londra. Per un po’ di tempo la famiglia aveva vissuto nel lusso e il destino era parso benevolo, ma poi, dopo la morte di Benjamin, il fratello non era riuscito a mantenere gli impegni e la situazione stava già precipitando, quando Lord Hayden Rothwell, fratello cadetto del marchese di Easterbrook, fa il suo ingresso nella casa di Hill Street. Mentre chi legge viene subito a sapere la verità sulle truffe perpetrate da Timothy e Benjamin ai danni degli ignari clienti della loro banca, la vulnerabile ed orgogliosa Alexia crede di avere di fronte l’artefice della rovina della sua famiglia. Hayden, che conserva i cospicui fondi dei Rothwell depositati nella banca, costringe Timothy a vendere tutto ciò che possiede per rifondere, in parte, la gente che ha ingannato, ma gli promette di non rivelare il suo segreto alle sorelle e alla loro cugina. Un debito d’onore lega Hayden a Benjamin, che fu il suo più caro amico e che lo salvò da un’atroce morte per mano dei Turchi quando entrambi si trovavano in guerra in Grecia. Così egli si carica sulle spalle il peso di un’ingiusta immagine di arido speculatore e dona la casa di Hill Street, ora di sua proprietà, alla petulante zia Henrietta, che deve fare debuttare in società la figlia Caroline.
Il primo incontro fra Alexia e Hayden, nella penombra della casa in subbuglio, è segnato da questo equivoco che si trascinerà per tutto il romanzo, ma che non impedisce alla giovane donna, da tutti considerata scialba e ormai fuori dal mercato matrimoniale, di suscitare in lui un’istantanea attrazione fisica e mentale. Hayden è un uomo bello e sicuro di sé. Il padre ha forgiato il suo carattere e quello dei fratelli nella disciplina e nell’autocontrollo. Ma tutti e tre questi figli, che il defunto marchese aveva cercato di rendere dissimili dalla loro sensibile madre, hanno sviluppato un mondo interiore nel quale rifugiarsi nei momenti di maggiore angoscia, una realtà parallela che lascia interdetti gli estranei, ma che li unisce e li rende solidali, tanto che, pur da adulti, continuano a vivere in perfetto cameratismo sotto lo stesso tetto. Un sentimento fraterno fortissimo li unisce ed è magnifico intuirne le estrose personalità.
Alexia non sfugge al magnetismo di Hayden e lui si sente responsabile per lei, la più indifesa di quella famiglia allo sbando, per cui le offre un’ancora di salvezza: un posto di istitutrice per la propria cugina Caroline e la possibilità, quindi, di restare a vivere a Hill Street, anche se come dipendente. Questo, per Hayden, è anche un modo per averla vicina, perché ormai Alexia sta diventando la sua ossessione. L’uomo che, per l’educazione inculcatagli dal padre, rifugge ogni traccia di romanticismo, prova commozione per la risoluta, pratica ed inconsapevolmente sensuale signorina Welbourne. Subisce la sfida con la memoria del fanciullesco Benjamin e la combatte con la propria presenza calda e decisa. Alexia gli cede, in un momento in cui lui la consola in modo assai convincente e, dopo alcuni tentennamenti, accetta di sposarlo. E’ subito chiaro che fra i due la tensione erotica e la passione sono un fattore predominante, ma dalla vicinanza e dall’intima conoscenza nascono sentimenti sempre più intensi ed inaspettati. Entrambi non li riconoscono subito, anche se Hayden cade molto presto vittima del grande amore. Ma Alexia, pur abbandonandosi totalmente fra le braccia del marito, non sa che i misfatti di cui lo incolpa sono tutti a carico dei fratelli Longworth, per cui è tormentata da sentimenti contrastanti. In lei prevale la lealtà coniugale e, alla fine, il suo cuore sarà premiato dalla scoperta di avere fatto la scelta giusta, restando al fianco di colui che amerà per il resto della sua vita.
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I successivi episodi della serie sono:
LESSONS OF DESIRE (2007) - protagonisti: Elliot Rothwell e Phaedra Blair (vincitore del premio RITA 2008 per il miglior romance storico)
SECRETS OF SURRENDER (2008) - protagonisti: Roselyn Longworth e Kyle Bradwell
THE SINS OF LORD EASTERBROOK (2009) - protagonisti: Christian Rothwell, marchese di Easterbrook e Leona Montgomery
www.madelinehunter.com/index.html

ma che per ora non risulta chiaramete collocato in alcun posto preciso. Se ho ben capito l'episodio non è mai stato effettivamente girato, ed è un peccato perchè la storia pare interessante. La concezione dell'episodio in ogni caso non è recente, ed è riferibile al periodo in cui accanto all'ispettore Barnaby c'era ancora il sergente Scott.
Le morti si moltiplicano, compaiono lettere minatorie, spuntano problemi finanziari; l'ispettore scopre che i Melts e gli Ashmoore, malgrado la loro rivalità, hanno lontane radici comuni.
Tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, quando già da un po' ricopriva il ruolo di Ben Jones, Jason Hughes ha attraversato un frenetico e soddisfacente periodo, sia sul piano personale sia su quello professionale.Attenzione: spoilers!
QUELL’UNICO AMORE (“Love only once” – 1985) di JOHANNA LINDSEY
Con questo romanzo Johanna Lindsey ha dato inizio ad una longeva saga dedicata alla famiglia Malory, una specie di tormentone che molte fans del romance giudicano una pietra miliare del genere, assolutamente imperdibile. La Mondadori ha pubblicato questo mese il primo episodio della serie ed io non ho saputo resistere alla curiosità di leggerlo. Recentemente mi ero abituata a stili più moderni e ad un linguaggio meno aulico, per cui mi ha fatto un po’ l’impressione di riprendere in mano le prime opere della Woodiwiss. Anche se l’ambientazione è inglese e l’epoca è quella regency, una vaga rimembranza de “Il fiore e la fiamma” mi ha attraversato la memoria mentre scorrevo le pagine di questo libro. Saranno stati forse la rudezza del comportamento del protagonista, costretto suo malgrado ad un matrimonio riparatore dopo una sola toccata e fuga con la bella vergine di turno, o l’apparizione inaspettata di pirati gentiluomini, in ogni caso questo ritorno al romance vecchio stile mi è piaciuto. E, come dimostrano le copertine che hanno contrassegnato le prime edizioni uscite negli anni ‘80, se paragonate a quella attualmente in catalogo, i gusti sono davvero cambiati moltissimo anche esteticamente.
Il motivo per il quale Nicholas Eden, visconte di Montieth, a ventisette anni conduce una vita da svergognato libertino e non ha alcuna intenzione di sposarsi è l’onta dell’illegittimità, che lui pensa nessuna moglie vorrebbe mai sopportare insieme a lui. La società non ne è al corrente, ma quella che lui, fino a dieci anni, considerava sua madre, un giorno gli ha rivelato la storia della sua nascita. Miriam Eden non riusciva a portare a termine una gravidanza e questo l’aveva resa instabile, fino a che si era rifiutata di continuare a condividere il talamo coniugale con il marito. Così Charles Eden aveva trovato conforto con un’altra donna e da questo rapporto era nato Nicholas. L’odio di Miriam nei confronti del figlio bastardo di suo marito era cresciuto negli anni e, dopo la morte di Charles, fra i due era diventata impossibile la convivenza. Nicholas vive nel continuo timore che la matrigna riveli le sue sordide origini al mondo e l’impossibilità di essere sincero con le donne ne influenza negativamente il comportamento, dandogli un’immagine arrogante, distaccata, crudele e dissoluta. Naturalmente tutto il genere femminile dell’aristocrazia londinese, siano esse mogli insoddisfatte, vedove o giovani debuttanti, vanno in sollucchero per questo bellissimo, tenebroso e sensuale uomo e lui se ne approfitta. E’ proprio cercando di abbandonare la sua ennesima fiamma, che Nicholas commette un tragico errore che segnerà il suo destino. Selena Eddington vuole costringerlo a condurla ad un ricevimento a cui lui non vuole andare e lei, pensando di ingelosirlo, decide di farsi accompagnare da un altro gentiluomo. A Nicholas, che si aggira nottetempo per Londra ubriaco insieme ad un amico, pare di vederla scendere dalla carrozza che la porterebbe a casa del suo cavaliere e pensa di farle uno scherzo. Le piomba addosso alle spalle, la incappuccia e la getta nell’oscurità della carrozza, poi la conduce nella propria casa e la rinchiude in una stanza. In questo modo crede di averle rovinato la serata, impedendole di andare alla festa, ma, quando lui stesso si reca al ballo, vede proprio Selena danzare con un altro e si rende conto di avere scambiato la donna con una sconosciuta. La ragazza che si trova nelle stanze della dimora londinese di Lord Nicholas Eden è la diciannovenne, stupenda Regina Ashton, rampolla orfana che vive sotto la protezione di quattro amorevoli zii materni, che si contendono il suo affetto e la considerano un tesoro inestimabile. I Malory sono una famiglia prestigiosa e nobile, che, nonostante alcuni dissapori, si mostra sempre unita e compatta quando uno di loro ha un problema o è minacciato da qualcosa. Il capofamiglia è lo zio Jason, che ha quarantacinque anni e poi ci sono gli altri fratelli: Edward, James e Anthony, il più giovane, di trentaquattro anni. I primi due sono sposati con prole, James fa il pirata in giro per il mondo e Anthony è un inguaribile libertino dal cuore d’oro che Regina adora più di tutti. Uno stuolo di cugini e cugine completano il quadro familiare, che sarà illustrato negli anni attraverso i numerosi romanzi della saga.

Quando Nicholas vede le sembianze del suo bottino, ne rimane abbacinato. Lo stesso effetto, a dire il vero, fa lui a Regina, che lo paragona, per fama e aspetto, all'adorato zio Tony e se ne innamora all’istante. La fanciulla è corteggiata da dozzine di pretendenti, ma nessuno trova il benestare degli esigenti zii, per cui la ricerca di un marito consono l’ha esaurita. Farsi sedurre dall’affascinante visconte di Montieth pare ai suoi occhi la soluzione di tutti i problemi. Lui le piace e, d’altra parte, la situazione compromettente esige una riparazione. Nicholas, ignaro dei pensieri arditi di Regina, non sa resistere alla tentazione e la bacia appassionatamente. Il misfatto giunge alle orecchie dello zio Tony, che è deciso a lavare l’onta nel sangue. Il duello non ci sarà, perché la ragazza convincerà i parenti che preferisce sposare il suo rapitore e che, anzi, essi devono fare in modo di convincerlo ad accettare. Nicholas, inorridito, rifiuta a più riprese e, nonostante l’attrazione insopprimibile che prova per l’incomparabile bellezza di lei, non cede e temporeggia, sperando di farla desistere comportandosi in modo spregevole. Il fidanzamento va per le lunghe e una sera, ad un ballo, i due si appartano in giardino e nel gazebo, sotto la luna, Regina perde la propria virtù. A questo punto, per Nicholas è più difficile sottrarsi al matrimonio, anche se lei non gli rivela di essere rimasta incinta. Un uomo molto efficace sotto tutti i punti di vista… Passano quattro mesi e la gravidanza non si nota ancora, ma il matrimonio viene celebrato. Nicholas sa che presto la sua matrigna spiattellerà tutta la vecchia storia della sua nascita alla giovane moglie e, con un nuovo tocco di crudeltà mentale, gliela recapita a domicilio, portando Regina nella tenuta di campagna di famiglia e lasciandola a vivere lì da sola con Miriam, mentre lui se ne va dall’Inghilterra. Trascorrerà sei mesi nelle sue proprietà nelle Indie Occidentali, mentre Regina imparerà ad odiarlo e metterà al mondo suo figlio, con il solo conforto della zia di lui, la dolce Eleanor, venuta a farle compagnia e a proteggerla dalle grinfie della suocera. Durante i mesi di assenza, nella mente di Nicholas matura la consapevolezza dell’inutilità di nascondere la testa sotto la sabbia e la nostalgia della moglie, di cui è ovviamente strainnamorato, gli fa prendere la decisione di tornare a casa e di affrontare la situazione, cercando di farsi perdonare. Nel frattempo lo zio pirata di Regina, James, che per vie traverse lo conosce e ha per lui un’innata antipatia, lo scova e lo costringe con le cattive a più miti consigli, non sapendo che Nicholas ha già deciso autonomamente di tornare in patria. Gli amorevoli zietti di Regina sono poco propensi a dare un’altra possibilità al visconte, il quale avrà i suoi problemi anche ad accettare il fatto che la moglie ha partorito in sua assenza e che il figlio sia realmente suo. I fraintendimenti e le recriminazioni reciproche hanno alzato una barriera fra i due coniugi, ma l’amore che li unisce è lì che cova sotto la cenere e, prima o poi, è destinato ad affiorare. Alcune circostanze aiuteranno la sorte, anche perché a Regina, in realtà, non importa un accidenti che il marito sia un figlio illegittimo ed egli non si rende conto di essersi fatto un immenso problema per un motivo inesistente. Tutta la trama del romanzo poggia su questo equivoco, un po’ deboluccio, a dire il vero. Come accade nelle interminabili soap operas, una breve spiegazione eviterebbe trecentocinquanta puntate. E, proprio come nelle soap operas, in questo romanzo si risolve tutto in dieci pagine e vissero felici e contenti. Tranne Miriam, che proprio non si redime.
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L'ALBERO GENEALOGICO DELLA FAMIGLIA MALORY

Il più recente romanzo di Camilleri è scritto "in italiano", questo si sapeva; ciò che non sapevo, e che non avrei mai nemmeno voluto sospettare, è che non mi sarebbe piaciuto.
Attenzione: il post contiene accenni ai punti salienti della trama e al finale del romanzo
IL SUGGERITORE, di Donato Carrisi [ Longanesi ed., 2009 ]
TRAMA: Cinque bambine fra i sette e i tredici anni di età vengono rapite e uccise: di loro l'assassino fa ritrovare solo le braccia sinistre. Debby, Anneke, Sabine, Melissa, Caroline... la scomparsa delle bambine era nota e segnalata; ma c'è un problema: nel piccolo e macabro "cimitero" in mezzo ad una radura le braccia rinvenute alla fine sono sei. Chi è dunque l'ennesima vittima del serial killer e perchè di lei, malgrado l'attenzione e gli allarmi sollevati dal caso, non si sa nulla? Le indagini vengono affidate alla Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila; in un secondo tempo agli agenti Klaus Boris, Stern e Sarah Rosa si unisce anche Mila Vasquez, investigatrice specializzata nel ritrovamento di persone scomparse. Cosa, ques'ultima, che si rivela particolarmente utile nel momento in cui si scopre che la sesta (e sempre ignota) bambina è stata sì mutilata ma non uccisa: per qualche motivo il rapitore ha deciso di tenerla in vita, forse proprio per sfidare gli agenti speciali a trovarla in tempo, per giocare con loro in maniera perversa e secondo regole tutte sue.
Ad un certo punto iniziano ad essere ritovati anche i cadaveri, e in circostanze tali che ciascuno di essi porta la Squadra alla scoperta di nuovi crimini: il primo corpo si trova nel bagagliaio dell'auto di un pedofilo, il secondo in un fatiscente orfanotrofio abbandonato che cela vecchi segreti, il terzo all'interno di un esclusivo complesso residenziale dove è stata seviziata e massacrata un'intera famiglia, il quarto nella proprietà di un ricchissimo cinquantenne che sta morendo di cancro e che per anni ha dato sfogo alle sue perversioni a danno di giovani uomini. Il quinto corpo infine viene ritrovato negli uffici della stessa Squadra Speciale e deve forse essere posto in relazione con un vecchio caso risolto ma finito male: e c'è la possibilità che questa volta il responsabile del crimine in oggetto (una morte all'epoca archiviata come suicidio) sia proprio uno degli agenti di Gavila.
All'interno della Squadra iniziano a serpeggiare il sospetto e lo sconforto; e mentre le pressioni "politiche" in seno al Dipartimento si intensificano in maniera spiacevole, il tempo a disposizione della sesta bambina va esaurendosi velocemente.
In un crescendo di eventi, di scoperte e di intuizioni il serial killer viene infine individuato. Anche l'identità della bambina cessa di essere un mistero, e la piccola può essere salvata. Tuttavia la soluzione "materiale" del caso - che nel frattempo ha comunque già travolto un paio di membri della Squadra Speciale - risulta definitiva solo per certi versi, per altri non fa che condurre ad un nuovo irrisolvibile enigma: quello riguardante il vero responsabile di tutto, il burattinaio che a lungo ha tirato i fili tanto dei criminali quanto dei poliziotti. Colui che ha costruito e distrutto, mormorando a distanza senza sporcarsi direttamente le mani: il Suggeritore.
Il romanzo è uno di quelli di cui ultimamente si sente molto parlare: li vedi ovunque sugli scaffali delle librerie, mentre pubblicistica e mercato si raccolgono estasiati attorno all'ennesimo caso edotoriale; fra l'altro si tratta di un thriller scritto da un autore italiano e anche questo sconfinamento in un genere di solito patrimonio preferenziale degli americani fa notizia.
In biblioteca non ho raccolto pareri favorevoli da chi lo aveva letto prima di me; qualcuno si è addirittura spinto a definirlo "una vera schifezza"... tuttavia, fedele al proposito di mantenere libero il mio giudizio, ho cercato di non farmi influenzare nè dall'entusiasmo nè dalle critiche: l'ho letto e basta. E alla fine il mio giudizio personale si può forse collocare a metà fra i due precedenti: il romanzo ha qualche difetto e alcuni pregi, si lascia leggere senza eccessivi problemi e in definitiva è abbastanza buono, benchè non mi sia certo sembrato quel capolavoro dirompente che a detta delle più recenti notizie avrebbe già mandato in fibrillazione le case editrici di mezzo mondo.
Di positivo c'è il fatto che pur avendo costruito una storia stratificatissima e complessa, l'autore riesce a governare il gigantesco puzzle dall'inizio alla fine senza sbavature (be'... quasi senza sbavature, perchè quando entra in scena la suora sensitiva la cosa pare un po' eccessiva e risibile, anche se si tratta di un espediente narrativo per ricostruire una parte di passato altrimenti irrecuperabile).
Di meno positivo c'è il fatto che si rendono necessarie 458 densissime pagine per approdare ad un epilogo in cui l'unico significato è la (voluta) mancanza di significati: viene spontaneo chiedersi perchè l'autore, il suo serial killer ed il suo Suggeritore abbiano dovuto sobbarcarsi una così immane fatica organizzativa solo per dimostrare che il Male si espande lungo le linee del Caos, mentre i poveri esseri umani interessati a costruire e a ricordare anzichè a distruggere, devono barcamenarsi come possono, a volte con esito felice, a volte con esito fatale, troppo spesso in balia del puro caso.
La stessa scrittura è buona, ma senza nulla di veramente affascinante: più che altro è funzionale ad una storia molto complicata e a tratti faticosa, fatta di numerose vicende che si intrecciano tra loro dal passato e nel presente. In genere ciascuna vicenda viene presa piuttosto alla larga, e solo gradualmente si riesce a comprendere come sia possibile innestarla sul tronco principale; in ciò ha probabilmente un peso anche l'esperienza dell'autore come sceneggiatore perchè spesso le sue pagine sono costruite come immagini che vanno dal dettaglio all'insieme. Nè i dialoghi nè le descrizioni presentano qualità particolari ma le suggestioni sono numerose, e interessanti da cogliere. L'esempio più chiaro riguarda forse le pagine in cui viene narrata in prima persona l'esperienza traumatica della bambina rapita, il buio, i pensieri, il dolore: viene spontaneo credere che si tratti della sesta vittima del killer, invece ad un certo punto - con un rovesciamento a sorpresa che implica comunque identificazione - si scopre che quelle pagine riguardano l'esperienza personale di Mila Vasquez, che in passato era stata a sua volta una bambina rapita.
Allo stesso modo la vita di Goran Gavila, apparentemente non facile eppure alleggerita da un certo grado di serenità, ad un certo punto rivela di essere - letteralmente - soltanto una triste illusione.
E' come se l'autore continuasse a dire, in tanti modi diversi, che a volte le cose non sono come si pensava che fossero; ciò non riguarda comunque la classica "scoperta del colpevole" che al lettore è preclusa a priori per mancanza di indizi: il serial killer fa la sua vera e propria comparsa a pagina 402 e solo a pagina 413 è citato con nome e cognome. L'autore ha i suoi motivi, ma sostanzialmente lo fa comparire se non dal nulla assoluto, almeno dalla nebbia più fitta: viola così una delle regole del giallo classico, ma del resto non è certo quello il genere in cui ambisce collocarsi.
All'interno del romanzo nessuno dei personaggi mi ha suscitato una particolare empatia; inoltre, anche se l'assenza di dati cartteristici e un certo grado di "normalità" fanno volutamente parte delle intenzioni dell'autore, ho trovato deludente l'opacità nella figura del Suggeritore, la sua assoluta mancanza di un carisma che pure dovrebbe possedere, per aver rivestito il ruolo che ha rivestito.
Ancor più fastidioso il fatto che sia impossibile collocare geograficamente l'intera vicenda: probabilmente la storia è ambientata negli Stati Uniti (ci sono numerosi particolari che conducono a questa ipotesi... e molti altri che la mettono in dubbio), ma in certi momenti se nel paesaggio comparissero più mucche potremmo anche trovarci in Svizzera. In ciò non aiutano nemmeno i nomi dei personaggi, troppo ecumenici (anglosassoni, latini, slavi, greci) per essere veramente utili.
Qua e là si ha la sensazione che l'indeterminatezza nasconda l'incapacità, da parte dell'autore, di decidere da quale parte stare: non solo in quale Paese e in mezzo a quale gente, ma anche in quale atmosfera, perchè agli orrori della cronaca e a certi topoi del genere thriller si mescolano senza problemi tanto i dati dell'immaginazione quanto i frutti dell'iperrealtà.
In sintesi, "Il Suggeritore" mi è parso un romanzo onestamente laborioso e competente, ma un po' inutile. 
IL RITRATTO DI ELSA GREER ("Five Little Pigs", primo episodio della Nona Stagione di "Poirot", 2003. Regia di Paul Unwin)
Su Rete4 continuano i sabati pomeriggio dedicati agli sceneggiati ispirati alle opere di Agatha Christie; questa volta (11 aprile '09) è stato il turno de "Il Ritratto di Elsa Greer" in forma di vero e proprio TV movie. La cosa mi ha reso felice perchè come ho già avuto modo di spiegare in un precedente post, il romanzo è uno dei miei preferiti; ancor più felice sono poi stata nel rendermi conto che la drammatizzazione era non soltanto molto fedele all'originale, ma anche suggestiva e realizzata con intelligenza: il che non si può dire di altri episodi della serie dove - fatto salvo il costante impegno di David Suchet nel rendere al meglio il personaggio di Poirot - a volte gli adattamenti e le variazioni risultano ben poco convincenti.
Qui invece è stata rispettata non solo la storia (già bella di per sè) ma soprattutto l'atmosfera: triste e nostalgica, gravata di tutto il peso di ciò che avrebbe potuto essere, e non è stato.
La trama è abbastanza nota. Al raggiungimento della maggiore età la bella Lucy Lemarchant, cresciuta in America presso alcuni parenti, viene a conoscenza di un doloroso segreto famigliare: sua madre - Caroline Crale - è morta in carcere dopo essere stata giudicata colpevole dell'omicidio del marito Amyas Crale, un famoso pittore. La vicenda risale a quattordici anni prima, quando Lucy era ancora bambina. Durante un'estate maledetta i Crale avevano riunito nella loro casa alcuni amici; in particolare Amyas aveva ospitato la giovane Elsa Greer, alla quale stava facendo il ritratto.
Amyas e Caroline erano sempre stati uniti da un rapporto violentemente passionale, anche se Amyas aveva tradito la moglie in più occasioni. Caroline aveva sempre perdonato, consapevole del suo ruolo escusivo nella vita del marito; l'arrivo di Elsa però, viziata egoista e determinata, aveva infranto fragili equilibri.
La morte di Amyas, avvenuta di lì a poco e dovuta ad avvelenamento, era stata pertanto attribuita a Caroline con il movente della gelosia: e Caroline, pur avendo inizialmente insinuato che la morte fosse dovuta a suicidio, durante il processo non aveva fatto nulla per scagionarsi.
Ora però Lucy, che non crede alla colpevolezza della madre, desidera riesaminare gli eventi: incarica Poirot di individuare il reale colpevole o, in alternativa, di dimostrare definitivamente e con chiarezza le responsabilità di Caroline.
Poirot accetta il difficile compito e attraverso numerosi colloqui con gli attori e i testimoni del vecchio dramma riesce a ricostruire una strana verità, che comprende anche le motivazioni del singolare comportamento tenuto da Caroline, la quale in sostanza e in virtù di un tragico fraintendimento, si era fatta carico di colpe non sue.
Ironia della sorte: tentando di coprire la persona che credeva colpevole e verso la quale si sentiva in eterno debito, Caroline aveva in realtà coperto il suo peggior nemico, la persona responsabile del disgregamento della sua vita e della sua felicità.
Già il romanzo originale è permeato di un'atmosfera rarefatta e fatalmente tragica, all'interno della quale
ciascuno dei personaggi ruota vanamente attorno ai propri rimpianti e alle proprie illusioni: attraverso le immagini il film rende ancor più chiaro il concetto, grazie all'ottima ricostruzione dei luoghi, agli interpreti tutti perfetti e dotati del giusto "aspetto d'epoca", e persino grazie alla musica, struggente e maliconica, a suggerire l'irrimediabile succedersi degli eventi.
Ancor più chiaramente che sulla pagina, lo schermo dice quanto i personaggi fossero inizialmente giovani, intensi, pieni di passioni forse pericolose. Caroline possiede una grazia commovente, e Philip Blake è talmente bello e infelice che fa male guardarlo, ma persino Mrs. Williams (meno giovane degli altri) e la stessa Elsa (affascinante ed ipnotica nei suoi enormi occhi, più che veramente bella) rimangono positivamente nella memoria, e così tutti gli altri.
Nell'alternanza tra il presente e il passato, che si spinge sino all'epoca in cui Amyas, Caroline, Philip e Meredith erano ragazzi, emergono tutti i difficili rapporti esistenti tra i personaggi: ciò che nel libro viene raccontato attraverso i memoriali dei cinque testimoni principali, nello sceneggiato trova voce in maniera più immediata e diretta. Alla fine è comunque Poirot ad interpretare le parole, le ammissioni, e persino i dolorosi silenzi.
Poche le varianti rispetto alla storia originale: Caroline non si limita a morire in carcere, ma più crudelmente viene proprio impiccata; Lucy (che nel romanzo si chiama Mary) è autonoma e non ha nessun matrimonio in vista a motivare il suo desiderio di verità; Adrienne Warren, la sorellastra di Caroline, è stata ribattezzata Angela. Alcuni dei personaggi inoltre sono animati da sentimenti più ambigui e complessi rispetto ai loro corrispondenti romanzeschi, in un modo che ad Agatha Christie sarebbe stato abbastanza estraneo, ma che all'interno dello sceneggiato funziona ed intensifica il tutto: Mrs. Williams aveva nutrito una fortissima ed irrisolta inclinazione per Caroline, mentre Philip era - e malgrado la morte, è ancora - perdutamente innamorato di Amyas.
In nessun momento dello sceneggiato è visibile qualcuno dei quadri di Crale, nemmeno il ritratto di Elsa, ma va bene così: perchè doverli immaginare è infinitamente preferibile al restarne delusi.
PERSONAGGI E INTERPRETI:
- Hercule Poirot: David Suchet
- Caroline Crale: Rachael Stirling (da adulta) e Lottie Unwin (da ragazza)
- Amyas Crale: Aidan Gillen (da adulto) e Darien Smith (da ragazzo)
- Philip Blake: Toby Stephens (da adulto) e Jacek Bilinski (da ragazzo)
- Meredith Blake: Marc Warren (da adulto) e Joel De Temperley (da ragazzo)
- Elsa Greer: Julie Cox
- Mrs. Williams: Gemma Jones
- Lucy Lemarchant: Aimee Mullins (da adulta) e Melissa Suffield (da bambina)
- Angela Warren: Sophie Winkleman (da adulta) e Talulah Riley (da bambina)
Curiosità: Gemma Jones, che nello sceneggiato presta il suo volto intenso, quasi privo di trucco e disfatto dalle illusioni perdute al personaggio di Mrs. Williams, negli anni Settanta fu la popolarissima "Duchessa di Duke Street".
