Las sombras de España

IL SILENZIO DEI CHIOSTRI ("El Silencio de los Claustros", 2009), di Alicia Giménez-Bartlett [ Sellerio ed., 2009; trad. di Maria Nicola ]

Tra i numerosi romanzi polizieschi scritti da Alicia Giménez-Bartlett, questo "Il silenzio dei chiostri" non è il primo che leggo: ma sino ad ora è senz'altro il migliore.
Nella storia si ritovano molti elementi ormai consueti, dato che l'autrice barcellonese rientra nel novero dei serial-writers al pari di Camilleri, Simenon o Mankell (tanto per citare tre tipologie del giallo geograficamente e crononologicamente un po' sparpagliate, ma di grande e somigliante valore). E come Camilleri, Simenon o Mankell, anche Alicia Giménez-Bartlett costruisce le sue storie - assolutamente contemporanee - attorno ad una città (Barcellona) e ad alcuni personaggi ricorrenti, tra i quali primeggia l'ispettore Petra Delicado del Cuerpo Nacional de Policia.
Petra è esattamente come la dipinge il suo nome: una donna tosta e sensibile che dopo aver abbandonato l'avvocatura, nell'investigazione ha trovato l'attività più congeniale al suo carattere determinato, alla sua umana intelligenza e alla sua altrettanto umana curiosità.
Cinica e sarcastica, amata e più spesso temuta dai colleghi, in perenne lotta contro la stampa, la burocrazia e i superiori, spinta da un senso della Giustizia che a volte non viene pienamente soddisfatto, Petra è un vero poliziotto dalla testa ai piedi, per ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni l'anno: e non è facile.
In questo romanzo la sua vita viene ulteriormente complicata dalla non sempre lieta mescolanza fra il lato professionale e quello privato; alla fine del romanzo precedente "Nido vuoto" Petra ha sposato l'architetto Marcos, uomo tranquillo e comprensivo che dopo due divorzi pare davvero in grado di fornirle quella felice stabilità di cui lei - ormai non più giovanissima - aveva bisogno. Senonchè anche Marcos ha due divorzi alle spalle e (per usare le parole della stessa Petra) "più figli di uno sceicco arabo": c'è il ventenne Federico, che studia a Londra, ci sono i gemelli dodicenni Hugo e il temibile Teo (che da grande vuole fare il terrorista islamico... ); c'è infine la piccola Marina di otto anni, dolce e intelligente, nata dal secondo matrimonio.
Petra non ha figli e gli ex mariti sono del tutto usciti dalla sua vita: con Marcos tuttavia ha messo insieme quella che le piace chiamare "la famigliastra", quindi anche se non come madre bensì come matrigna, si trova a dover gestire ardui problemi che le erano ignoti: in primis la curiosità truculenta e morbosa dei bambini nei confronti del suo lavoro, da loro immaginato a livello di telefilm americano. Meno eroicamente invece Petra è costante preda delle frustrazioni che le derivano dallo scontro con la realtà.
In ogni caso i bambini stravedono per lei (le ex mogli di Marcos un po' meno... ) e anche il più adulto Federico, in visita dall'Inghilterra, ha modo di dimostrarle tutta la propria simpatia. Così Marcos, che del resto non è a sua volta del tutto privo di angustie professionali, può almeno bearsi delle vibrazioni positive irradiate all'interno della sua variegata comunità famigliare.
Unico cruccio, che l'uomo riesce comunque a gestire bene grazie al suo stesso carattere indipendente, è il poco tempo che può trascorrere in compagnia della moglie, continuamente strappata da cene e sonnellini ristoratori ad opera di telefonate urganti che la fanno scattare e correre via.
Da un punto di vista oggettivo Petra trascorre molto più tempo in compagnia del suo vice Fermín Garzón, poliziotto altrettanto in gamba, ex vedovo sciattone ripulito e livemente imborghesito dopo il matrimonio con la ricca, paziente e per fortuna molto simpatica Beatriz.
I lunghi dialoghi o meglio, gli acidi ma fruttuosi battibecchi tra Petra e Garzón sono una delle cose più appetibili e divertenti dei romanzi di Alicia Giménez-Bartlett, forse l'elemento che ha maggiormente contibuito a renderli popolari: pagine e pagine nelle quali i due personaggi confrontano tra loro tanto i differenti approcci alle indagini quanto le diverse convinzioni esistenziali.
Petra è il capo (se è il caso, non esita a farlo pesare... ) e rappresenta la mente decisionale, a volte utilmente immaginativa; il più anziano Garzón è invece la razionalità prosaica e quotidiana, altrettanto utile ma infinitamente diversa.
Limitarsi a dire che i due si integrano e si completano a vicenda non rende pienamente giustizia al complesso e divertente rapporto che li lega: meno di un matrimonio, ben oltre un'amicizia... qualcosa che comunque non esclude occasionali e solenni sbronze nei bar di mezza Barcellona.

Questa volta però non rimane molto tempo per gli alcolici, nè per qualunque altra distrazione perchè il caso affidato a Petra e a Garzón è complesso, con mille possibili ramificazioni, e presenta inoltre aspetti inquietanti che sfiorano l'assurdo.
In una cappella isolata del convento cittadino del Cuore Immacolato è stato rinvenuto il corpo di un monaco assassinato: frate Cristóbal, che si trovava lì per curare il restauro delle spoglie incorrotte (be', quasi incorrotte... ) del beato Asercio de Montcada è stato violentemente colpito alla testa. La teca che ospitava la sacra reliquia è vuota, l'unica porta esterna della cappella risulta aperta ma non forzata e l'unica testimone - Eulalia Hermosilla, una barbona forse psicolabile - afferma che nella notte fatale un paio di figura hanno caricato su di un furgone quello che poteva anche essere un corpo.
Dopo aver reso testimonianza verbale Eulalia scompare; di lì a un paio di giorni viene ritrovata morta in una fabbrica abbandonata: anche lei è stata colpita al capo con violenza, ma stavolta l'assassino (o comunque  una delle persone coinvolte nei fatti) ha commesso un errore: ha dimenticato uno dei suoi guanti di lattice, dal quale sarà possibile rilevare le impronte.
La cosa ha poi un'importanza relativa perchè le impronte non trovano un riscontro immediato, e intanto Petra ed i suoi devono affrontare mille problemi, non ultimo la reticenza delle suore del Cuore Immacolato  per le quali la tragica vicenda rappresenta soprattutto una sgradita invasione della loro clausura. A dire il vero, alcune suore mostrano al contrario di non essere troppo dispiaciute per avere avuto l'occasione di riprendere contatto con il mondo: suor Guillermina ad esempio, la madre superiora, trova molto gratificanti gli incontri-scontri con Petra, con la quale finisce per instaurare una specie di strana amicizia; e suor Domitila, storica appassionata e competente, mette al servizio della polizia tutte le conoscenze che possono avere attinenza con il caso.
Ad un certo punto la pista più promettente pare proprio essere quella storica: chi ha rubato le spoglie del beato Asercio comincia a farne ritrovare alcuni pezzi (i piedi, poi una mano) in vari luoghi di Barcellona riconducibili a conventi non più esistenti in quanto distrutti durante la cosiddetta Settimana Tragica, un doloroso periodo del secolo XIX segnato da scontri fra conservatori e liberali. Parrebbe insomma di poter collegare il furto e l'omicidio ad una strana e alquanto tardiva vendetta messa in opera dai discendenti di qualcuno che durante la Settimana Tragica era stato ucciso o imprigionato. Soluzione contorta, e anche pericolosa perchè la pista porta dritta alla famiglia Piñol i Ruidpera, i cui membri sono i maggiori finanziatori del Cuore Immacolato.
Le cose si complicano sempre di più; mentre Petra riflette cupamente sulla povera Spagna ancora gravata da supestizione e oscurantismo, Garzón, più prosaicamente, manda al diavolo preti suore e quant'altro: ma gradualmente entrambi si convincono che la soluzione del caso vada cercata non sul piano mistico-religioso bensì su quello terreno e quotidiano.
Alla fine avranno ragione: fra nobili fattisi managers rampanti, psichiatri narcisisti dediti all'autopromozione, suore fumatrici oppresse dai sensi di colpa e giornali scandalistici davvero molto fantasiosi, Petra e Garzón - grazie anche ad una piccola illuminazione "celeste" - agguantano il filo giusto e riescono a seguirlo sino in fondo, arrivando alla più impensata ed umana delle soluzioni.

I libri di Alicia Gimenéz-Bartlett si fanno leggere tutti d'un fiato grazie alla bellezza delle storie, alla grande scorrevolezza della scrittura (densa ma resa brillante dal costante umorismo) e all'abilità con cui sono costruiti i personaggi, anche quelli di contorno. Qui ad esempio si segnala tra gli altri il personaggio dell'ispettore Villamagna, addetto alle Pubbliche Relazioni: in conferenza stampa compare come una specie di principe ereditario, elegante ed educato ad Oxford o giù di lì, in privato ha un look da punk ultrà ed un eloquio che definire sboccato è un po'... ehm... riduttivo.


"[ ... ] il placido e familiare Mediterraneo, origine della nostra visione del mondo,
del nostro gusto di vivere, del senso che davamo alle cose
e dell'umorismo con cui le affrontavamo".




Monastero di Poblet (Catalogna)
- é da qui che proviene frate Cristóbal -


LadyJack || 11:06 || giovedì, 30 aprile 2009
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LE REGOLE DELLA SEDUZIONE ("The rules of seduction" - 2006) di MADELINE HUNTER

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Attenzione: spoilers!

Questo è un romance bellissimo, scritto davvero bene.
Una storia coinvolgente e perfettamente strutturata. I personaggi sono vividi e originali.
L’andamento avvolgente, armonico e fortemente sensuale della narrazione ne fa, a mio parere, un piccolo capolavoro del genere.
Madeline Hunter ha saputo dare profondità ai suoi caratteri, li ha analizzati con sapiente abilità psicologica, li ha dotati di spessore emozionale, li ha resi interessanti e carismatici. I dialoghi sono intelligenti e non privi di ironia e i personaggi secondari perfettamente tratteggiati. I due fratelli di Hayden Rothwell, il protagonista della storia, emanano fascino e mistero come lui e, in poche righe, l’autrice li ha dipinti in modo tale da attrarre l’attenzione anche su di loro, incuriosendomi a leggere i successivi episodi della serie, a loro dedicati.
Hayden è un personaggio complesso, che lascia il segno. Le sue astrazioni nel mondo dei numeri e dei calcoli matematici, la sua indole razionale e pratica saranno sconvolti e rivoluzionati dagli occhi viola e dalla bocca seducente di una donna la cui caduta nella scala sociale non ne ha minimamente scalfito l’orgoglio e la classe innata. Alexia Welbourne, rimasta senza una casa dopo la morte del padre, vive presso i cugini Longworth e non si fa illusioni sul proprio futuro. Per lei rimangono solo la tranquillità di una vita modesta e abitudinaria e l’affetto delle due cugine, Roselyn e Irene. Riguardo agli altri due Longworth, Titmothy la tollera senza particolare interesse, mentre il solare ed impavido Benjamin, l’illusione d’amore che Alexia aveva coltivato per un breve periodo, è morto in mare alcuni anni prima. I Longworth appartengono al ramo gentilizio della società inglese di campagna e Benjamin aveva risollevato le loro modeste sorti economiche, fondando una banca a Londra. Per un po’ di tempo la famiglia aveva vissuto nel lusso e il destino era parso benevolo, ma poi, dopo la morte di Benjamin, il fratello non era riuscito a mantenere gli impegni e la situazione stava già precipitando, quando Lord Hayden Rothwell, fratello cadetto del marchese di Easterbrook, fa il suo ingresso nella casa di Hill Street. Mentre chi legge viene subito a sapere la verità sulle truffe perpetrate da Timothy e Benjamin ai danni degli ignari clienti della loro banca, la vulnerabile ed orgogliosa Alexia crede di avere di fronte l’artefice della rovina della sua famiglia. Hayden, che conserva i cospicui fondi dei Rothwell depositati nella banca, costringe Timothy a vendere tutto ciò che possiede per rifondere, in parte, la gente che ha ingannato, ma gli promette di non rivelare il suo segreto alle sorelle e alla loro cugina. Un debito d’onore lega Hayden a Benjamin, che fu il suo più caro amico e che lo salvò da un’atroce morte per mano dei Turchi quando entrambi si trovavano in guerra in Grecia. Così egli si carica sulle spalle il peso di un’ingiusta immagine di arido speculatore e dona la casa di Hill Street, ora di sua proprietà, alla petulante zia Henrietta, che deve fare debuttare in società la figlia Caroline.
Il primo incontro fra Alexia e Hayden, nella penombra della casa in subbuglio, è segnato da questo equivoco che si trascinerà per tutto il romanzo, ma che non impedisce alla giovane donna, da tutti considerata scialba e ormai fuori dal mercato matrimoniale, di suscitare in lui un’istantanea attrazione fisica e mentale. Hayden è un uomo bello e sicuro di sé. Il padre ha forgiato il suo carattere e quello dei fratelli nella disciplina e nell’autocontrollo. Ma tutti e tre questi figli, che il defunto marchese aveva cercato di rendere dissimili dalla loro sensibile madre, hanno sviluppato un mondo interiore nel quale rifugiarsi nei momenti di maggiore angoscia, una realtà parallela che lascia interdetti gli estranei, ma che li unisce e li rende solidali, tanto che, pur da adulti, continuano a vivere in perfetto cameratismo sotto lo stesso tetto. Un sentimento fraterno fortissimo li unisce ed è magnifico intuirne le estrose personalità.
Alexia non sfugge al magnetismo di Hayden e lui si sente responsabile per lei, la più indifesa di quella famiglia allo sbando, per cui le offre un’ancora di salvezza: un posto di istitutrice per la propria cugina Caroline e la possibilità, quindi, di restare a vivere a Hill Street, anche se come dipendente. Questo, per Hayden, è anche un modo per averla vicina, perché ormai Alexia sta diventando la sua ossessione. L’uomo che, per l’educazione inculcatagli dal padre, rifugge ogni traccia di romanticismo, prova commozione per la risoluta, pratica ed inconsapevolmente sensuale signorina Welbourne. Subisce la sfida con la memoria del fanciullesco Benjamin e la combatte con la propria presenza calda e decisa. Alexia gli cede, in un momento in cui lui la consola in modo assai convincente e, dopo alcuni tentennamenti, accetta di sposarlo. E’ subito chiaro che fra i due la tensione erotica e la passione sono un fattore predominante, ma dalla vicinanza e dall’intima conoscenza nascono sentimenti sempre più intensi ed inaspettati. Entrambi non li riconoscono subito, anche se Hayden cade molto presto vittima del grande amore. Ma Alexia, pur abbandonandosi totalmente fra le braccia del marito, non sa che i misfatti di cui lo incolpa sono tutti a carico dei fratelli Longworth, per cui è tormentata da sentimenti contrastanti. In lei prevale la lealtà coniugale e, alla fine, il suo cuore sarà premiato dalla scoperta di avere fatto la scelta giusta, restando al fianco di colui che amerà per il resto della sua vita.



I successivi episodi della serie sono:
LESSONS OF DESIRE (2007) - protagonisti: Elliot Rothwell e Phaedra Blair (vincitore del premio RITA 2008 per il miglior romance storico)
SECRETS OF SURRENDER (2008) - protagonisti: Roselyn Longworth e Kyle Bradwell
THE SINS OF LORD EASTERBROOK (2009) - protagonisti: Christian Rothwell, marchese di Easterbrook e Leona Montgomery

www.madelinehunter.com/index.html

ArchieGoodwin || 22:46 || sabato, 25 aprile 2009
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Midsomer Miscellanea

Nella categoria : ispettore barnaby - Permalink

E' definitivamente accertato: con la programmazione di "Midsomer Murders" in Italia siamo in vantaggio, anche se di poco, rispetto all'Inghilterra. Nel momento in cui scrivo noi abbiamo già visto episodi come "The Dogleg Murders" o "The Black Book" che là non sono ancora stati trasmessi.
Intanto pare che LA7 abbia già acquisito anche i diritti relativi alla Stagione Tredici di prossima realizzazione.


Dopo un'ardua ricerca (per la quale si ringraziano tutti coloro che hanno offerto utili informazioni e suggerimenti) sembra di poter ricostruire le due più recenti Stagioni della serie nel modo che segue:

STAGIONE UNDICI (2008)

  • Shot at Down (La Faida)
  • Blood Wedding (Matrimonio di Sangue)
  • Left for Dead (Patto di Sangue)
  • Midsomer Life (Recensioni Pericolose)
  • Days of Misrule (Giorni di Malgoverno)
  • The Magician's Nephew (Rito di Iniziazione)
  • Talking to The Dead (Fantasmi a Monks Burton)

STAGIONE DODICI
(2008-2009)

  • The Dogleg Murders (Omicidi sul campo da Golf)
  • The Black Book (Il Taccuino Nero)
  • Secret and Spies (- ? - )
  • The Glitch ( - ? - )
  • Small Mercies ( - ? - )

Rimane in sospeso l'episodio "The Blood Point" di cui alcuni siti e/o blog riportano indicazioni e sinossi,  ma che per ora non risulta chiaramete collocato in alcun posto preciso. Se ho ben capito l'episodio non è mai stato effettivamente girato, ed è un peccato perchè la storia pare interessante. La concezione dell'episodio in ogni caso non è recente, ed è riferibile al periodo in cui accanto all'ispettore Barnaby c'era ancora il sergente Scott.
La trama di "The Blood Point", ambientata a Badger's Drift, ruota attorno alla storica inimicizia che oppone le antiche famiglie Melts e Ashmoore; un'inimicizia che crea problemi all'intero villaggio e che subisce un drammatico tracollo nel momento in cui uno dei Melts e una delle Ashmoore vengono uccisi. I corpi sono rinvenuti dal prete Dave Errol e da sua moglie Margarita nel cimitero del villaggio: sono stati pugnalati, le teste sbattute violentemente sulle tombe dei loro avi.
Ovviamente le due famiglie lanciano reciproche accuse, ma la situazione è forse più complessa di quanto potrebbe sembrare: Barnaby e Scott navigano in alto mare.
Le morti si moltiplicano, compaiono lettere minatorie, spuntano problemi finanziari; l'ispettore scopre che i Melts e gli Ashmoore, malgrado la loro rivalità, hanno lontane radici comuni.
Intanto Joyce, amica di Margarita Errol ed entrata come al solito nella vicenda per vie molto traverse, rischia a sua volta di diventare una delle vittime: l'ispettore è costretto ad agire in fretta per identificare l'assassino... e per evitare di rimanere vedovo.


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DA JASON A BEN

Mi è capitato di trovare il testo di una recente intervista a Jason Hughes, l'interprete del sergente Ben Jones. Poichè il personaggio mi piace moltissimo, ho deciso di riportarne qui i punti salienti, anche se di solito nel BOOKSnotes preferisco pubblicare testi inediti di mia produzione: in ogni caso la parte "creativa" sarà data dal fatto che l'intervista è stata da me liberamente tradotta, adattata e anche integrata relativamente ai passaggi che potevano risultare oscuri per gli spettatori italiani. La fonte originale è il website di ITV (many thanks for the report to Helen Hackwell of
www.midsomermurders.net ).

 Tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, quando già da un po' ricopriva il ruolo di Ben Jones, Jason Hughes ha attraversato un frenetico e soddisfacente periodo, sia sul piano personale sia su quello professionale.
Innazitutto si è sposato con Natasha Dahlberg, sua compagna da più di un decennio: i due avevano già avuto dei figli, Molly e Max, quest'ultimo più piccolo della sorellina di circa cinque anni.
Niente luna di miele, in ogni caso, perchè gli obblighi di Jason erano molpteplici: "Midsomer Murders" lo impegnava - e ancora lo impegna - per dieci mesi l'anno; inoltre sullo scorcio del 2006, durante un breve allontanamento da Midsomer, Jason partecipò alla realizzazione di una Special Reunion riguardante la serie che lo aveva reso popolare in Inghilterra: "This Life".
La serie fu prodotta per due stagioni, tra il 1996 e il 1997, da BBC Two: raccontava le avventure di un gruppo di giovani diplomati in legge che entravano per la prima volta nel mondo del lavoro e che vivevano tutti insieme nella stessa casa nel Sud di Londra. I personaggi rappresentavano vari caratteri e diverse etnie; Jason Hughes interpretava Warren Jones, un gay di origine gallese.
La Reunion del 2006, trasmessa nel gennaio 2007, si intitolava "+10" e narrava cosa era accaduto ai personaggi nel decennio successivo alla conclusione della serie originale.
Per Jason Hughes si è trattato di una bella parentesi nostalgica, prima di reimmergersi totalmente in "Midsomer Murders".
Il giovane attore considera molto interessante il personaggio di Ben Jones, ed è fiero che abbia potuto diventare sergente. Con John Nettles il rapporto, umano e professionale, è ottimo. "Lui mi fa ridere un sacco" dice Jason "Ha lavorato con tantissima gente ed è divertente mettersi seduti e sentirlo raccontare le sue esperienze".
Siamo così abituati a vederlo in un certo modo, che è buffo pensare che al momento delle audizioni per "Midsomer Murders" Jason Hughes fosse quanto di più lontano si possa immaginere rispetto ad un poliziotto: aveva un accento poco raffinato e capelli lunghi in stile Jim Morrison. Per fortuna, come chiosa lui stesso: "Tutti quanti hanno guardato al potenziale oltre le apparenze", e alla fine il ruolo è stato suo.


CONTATTI

ITV, il canale della TV inglese che trasmette "Midsomer Murders" (di solito la domenica sera, alle ore 21) ha di recente dedicato uno spazio del suo sito alla serie:
http://www.itv.com/Drama/copsandcrime/midsomermurdersweekend/default.html
LadyJack || 17:08 || giovedì, 23 aprile 2009
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Let's introduce THE MALORYS'S SAGA

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Attenzione: spoilers!

QUELL’UNICO AMORE (“Love only once” – 1985) di JOHANNA LINDSEY

Con questo romanzo Johanna Lindsey ha dato inizio ad una longeva saga dedicata alla famiglia Malory, una specie di tormentone che molte fans del romance giudicano una pietra miliare del genere, assolutamente imperdibile. La Mondadori ha pubblicato questo mese il primo episodio della serie ed io non ho saputo resistere alla curiosità di leggerlo. Recentemente mi ero abituata a stili più moderni e ad un linguaggio meno aulico, per cui mi ha fatto un po’ l’impressione di riprendere in mano le prime opere della Woodiwiss. Anche se l’ambientazione è inglese e l’epoca è quella regency, una vaga rimembranza de “Il fiore e la fiamma” mi ha attraversato la memoria mentre scorrevo le pagine di questo libro. Saranno stati forse la rudezza del comportamento del protagonista, costretto suo malgrado ad un matrimonio riparatore dopo una sola toccata e fuga con la bella vergine di turno, o l’apparizione inaspettata di pirati gentiluomini, in ogni caso questo ritorno al romance vecchio stile mi è piaciuto. E, come dimostrano le copertine che hanno contrassegnato le prime edizioni uscite negli anni ‘80, se paragonate a quella attualmente in catalogo, i gusti sono davvero cambiati moltissimo anche esteticamente.
Il motivo per il quale Nicholas Eden, visconte di Montieth, a ventisette anni conduce una vita da svergognato libertino e non ha alcuna intenzione di sposarsi è l’onta dell’illegittimità, che lui pensa nessuna moglie vorrebbe mai sopportare insieme a lui. La società non ne è al corrente, ma quella che lui, fino a dieci anni, considerava sua madre, un giorno gli ha rivelato la storia della sua nascita. Miriam Eden non riusciva a portare a termine una gravidanza e questo l’aveva resa instabile, fino a che si era rifiutata di continuare a condividere il talamo coniugale con il marito. Così Charles Eden aveva trovato conforto con un’altra donna e da questo rapporto era nato Nicholas. L’odio di Miriam nei confronti del figlio bastardo di suo marito era cresciuto negli anni e, dopo la morte di Charles, fra i due era diventata impossibile la convivenza. Nicholas vive nel continuo timore che la matrigna riveli le sue sordide origini al mondo e l’impossibilità di essere sincero con le donne ne influenza negativamente il comportamento, dandogli un’immagine arrogante, distaccata, crudele e dissoluta. Naturalmente tutto il genere femminile dell’aristocrazia londinese, siano esse mogli insoddisfatte, vedove o giovani debuttanti, vanno in sollucchero per questo bellissimo, tenebroso e sensuale uomo e lui se ne approfitta. E’ proprio cercando di abbandonare la sua ennesima fiamma, che Nicholas commette un tragico errore che segnerà il suo destino. Selena Eddington vuole costringerlo a condurla ad un ricevimento a cui lui non vuole andare e lei, pensando di ingelosirlo, decide di farsi accompagnare da un altro gentiluomo. A Nicholas, che si aggira nottetempo per Londra ubriaco insieme ad un amico, pare di vederla scendere dalla carrozza che la porterebbe a casa del suo cavaliere e pensa di farle uno scherzo. Le piomba addosso alle spalle, la incappuccia e la getta nell’oscurità della carrozza, poi la conduce nella propria casa e la rinchiude in una stanza. In questo modo crede di averle rovinato la serata, impedendole di andare alla festa, ma, quando lui stesso si reca al ballo, vede proprio Selena danzare con un altro e si rende conto di avere scambiato la donna con una sconosciuta. La ragazza che si trova nelle stanze della dimora londinese di Lord Nicholas Eden è la diciannovenne, stupenda Regina Ashton, rampolla orfana che vive sotto la protezione di quattro amorevoli zii materni, che si contendono il suo affetto e la considerano un tesoro inestimabile. I Malory sono una famiglia prestigiosa e nobile, che, nonostante alcuni dissapori, si mostra sempre unita e compatta quando uno di loro ha un problema o è minacciato da qualcosa. Il capofamiglia è lo zio Jason, che ha quarantacinque anni e poi ci sono gli altri fratelli: Edward, James e Anthony, il più giovane, di trentaquattro anni. I primi due sono sposati con prole, James fa il pirata in giro per il mondo e Anthony è un inguaribile libertino dal cuore d’oro che Regina adora più di tutti. Uno stuolo di cugini e cugine completano il quadro familiare, che sarà illustrato negli anni attraverso i numerosi romanzi della saga.

Quando Nicholas vede le sembianze del suo bottino, ne rimane abbacinato. Lo stesso effetto, a dire il vero, fa lui a Regina, che lo paragona, per fama e aspetto, all'adorato zio Tony e se ne innamora all’istante. La fanciulla è corteggiata da dozzine di pretendenti, ma nessuno trova il benestare degli esigenti zii, per cui la ricerca di un marito consono l’ha esaurita. Farsi sedurre dall’affascinante visconte di Montieth pare ai suoi occhi la soluzione di tutti i problemi. Lui le piace e, d’altra parte, la situazione compromettente esige una riparazione. Nicholas, ignaro dei pensieri arditi di Regina, non sa resistere alla tentazione e la bacia appassionatamente. Il misfatto giunge alle orecchie dello zio Tony, che è deciso a lavare l’onta nel sangue. Il duello non ci sarà, perché la ragazza convincerà i parenti che preferisce sposare il suo rapitore e che, anzi, essi devono fare in modo di convincerlo ad accettare. Nicholas, inorridito, rifiuta a più riprese e, nonostante l’attrazione insopprimibile che prova per l’incomparabile bellezza di lei, non cede e temporeggia, sperando di farla desistere comportandosi in modo spregevole. Il fidanzamento va per le lunghe e una sera, ad un ballo, i due si appartano in giardino e nel gazebo, sotto la luna, Regina perde la propria virtù. A questo punto, per Nicholas è più difficile sottrarsi al matrimonio, anche se lei non gli rivela di essere rimasta incinta. Un uomo molto efficace sotto tutti i punti di vista… Passano quattro mesi e la gravidanza non si nota ancora, ma il matrimonio viene celebrato. Nicholas sa che presto la sua matrigna spiattellerà tutta la vecchia storia della sua nascita alla giovane moglie e, con un nuovo tocco di crudeltà mentale, gliela recapita a domicilio, portando Regina nella tenuta di campagna di famiglia e lasciandola a vivere lì da sola con Miriam, mentre lui se ne va dall’Inghilterra. Trascorrerà sei mesi nelle sue proprietà nelle Indie Occidentali, mentre Regina imparerà ad odiarlo e metterà al mondo suo figlio, con il solo conforto della zia di lui, la dolce Eleanor, venuta a farle compagnia e a proteggerla dalle grinfie della suocera. Durante i mesi di assenza, nella mente di Nicholas matura la consapevolezza dell’inutilità di nascondere la testa sotto la sabbia e la nostalgia della moglie, di cui è ovviamente strainnamorato, gli fa prendere la decisione di tornare a casa e di affrontare la situazione, cercando di farsi perdonare. Nel frattempo lo zio pirata di Regina, James, che per vie traverse lo conosce e ha per lui un’innata antipatia, lo scova e lo costringe con le cattive a più miti consigli, non sapendo che Nicholas ha già deciso autonomamente di tornare in patria. Gli amorevoli zietti di Regina sono poco propensi a dare un’altra possibilità al visconte, il quale avrà i suoi problemi anche ad accettare il fatto che la moglie ha partorito in sua assenza e che il figlio sia realmente suo. I fraintendimenti e le recriminazioni reciproche hanno alzato una barriera fra i due coniugi, ma l’amore che li unisce è lì che cova sotto la cenere e, prima o poi, è destinato ad affiorare. Alcune circostanze aiuteranno la sorte, anche perché a Regina, in realtà, non importa un accidenti che il marito sia un figlio illegittimo ed egli non si rende conto di essersi fatto un immenso problema per un motivo inesistente. Tutta la trama del romanzo poggia su questo equivoco, un po’ deboluccio, a dire il vero. Come accade nelle interminabili soap operas, una breve spiegazione eviterebbe trecentocinquanta puntate. E, proprio come nelle soap operas, in questo romanzo si risolve tutto in dieci pagine e vissero felici e contenti. Tranne Miriam, che proprio non si redime.



L'ALBERO GENEALOGICO DELLA FAMIGLIA MALORY

ArchieGoodwin || 21:31 || domenica, 19 aprile 2009
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La vita non è una cosa meravigliosa

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UN SABATO, CON GLI AMCI, di Andrea Camilleri (Mondadori ed., 2009)

Il più recente romanzo di Camilleri è scritto "in italiano", questo si sapeva; ciò che non sapevo, e che non avrei mai nemmeno voluto sospettare, è che non mi sarebbe piaciuto.
L'uso diverso della lingua potrebbe anche avere un suo peso, perchè la trasposizione del dialetto siculo con il quale parlano le storie antiche e moderne di Vigata è uno degli elementi che le rendono simpatiche; questo romanzo in particolare però presenta ben altri elementi che me lo rendono indigesto: la storia e i personaggi, in primo luogo... ovvero - a ben pensare - quasi TUTTO.
Dall'infanzia alla maturità passando per l'adolescenza, il romanzo segue le poco esaltanti parabole esistenziali di sette personaggi - Andrea, Anna, Fabio, Gianni, Giulia, Matteo e Renata detta Rena - che tra la scuola, l'università, il lavoro e i matrimoni finiscono per intrecciare le loro vite nel segno dell'amicizia, dell'opportunità e dell'antagonismo.
L'inizio del libro è dedicato ai personaggi bambini, o più precisamente ad esperienze traumatiche da loro vissute, fissate come ricordi che condizioneranno pesantemente il futuro ma anche presentate come momenti rivelatori di un'indole, di un carattere.
Solo la parte finale del romanzo, riprendendo quei flash individuali, quasi luci che si accendono e si spengono in alternanza su di un palcoscenico teatrale, rivela poi pienamente i fatti, la loro portata: e si tratta di episodi uno più spiacevole dell'altro.
La piccola Anna aveva visto il corpo della madre che si era tagliata le vene adagiato in un letto di sangue; il piccolo Andrea aveva assistito all'omicidio della sua babysitter ad opera di un amante abbandonato. I due, crescendo, sviluppano una fascinazione per la morte, che diventa il loro legame più eccitante; per un certo periodo si lasciano, spaventati dall'intensità della cosa (Anna sposa Matteo), poi però si ritrovano, approdando fatalmente all'omicidio.
Fabio bambino aveva assistito all'adulterio della madre, Gianni e Giulia avevano entrambi subito abusi in famigli: Fabio e Giulia continueranno ad avere seri problemi relazionali ed emotivi, finchè si metteranno insieme.
Rena avava ucciso la sorellina per punirla degli scherzi che doveva continuamente subire e aveva fatto in modo che la colpa ricadesse su di un comodo capro espiatorio; cresciuta, è poi diventata un'opportunista manipolatrice, in grado di usare utilmente la propria bellezza e le proprie capacità "recitative" per ricatti ed altro.
Matteo infine da bambino era stato inconsapevolmente crudele con gli animali; cresciuto aveva intrecciato con Gianni, suo compagno di scuola, una relazione fatta di complicità, sesso e droga, per approdare poi a sponde più perverse (pedofilia violenta, pare di intuire).
Andrea ha sposato Rena ed Anna ne è frustrata e gelosa; Rena comunque, coerente con se stessa, non perde un colpo: ha avuto una relazione con Fabio (e i due sono ancora amici), è rimasta in contatto con Gianni, ma non disdegna qualche botta con Matteo.
Le parti riguardanti l'adolescenza e l'età adulta dei personaggi sono narrativamente più discorsive rispetto ai flah riguardanti l'infanzia: la storia ad un certo punto coinvolge le mire politiche di Gianni (candidato per un fantomatico partito di sinistra), un processo per appropriazione indebita in cui è imputato lo stesso Gianni e nel quale l'accusa sarà rappresentata da Fabio, nonchè la ricomparsa di foto compromettenti sulle vecchie attività di Gianni e Matteo, con annesso ricatto ad opera di anonimo.
Poi la storia accellera il proprio andamento: la più recente riunione del sabato, tradizione ormai consolidata nella quale Gianni si inserisce per la prima volta dopo anni di lontananza, mette silenziosamente a fuoco il peggio dei fatti e delle sensazioni: la serata finisce con un omicidio (che con ogni probabilità resterà impunito) e con l'ennesima mossa vincente messa a segno da Rena, una che sarebbe quasi da ammirare per l' intraprendenza e la capacità di cogliere al volo le occasioni, se la sua totale mancanza di scrupoli non la rendesse così inumana.
In conclusione, a parte Gianni al quale va peggio di tutti dato che ci rimette direttamente la pelle, pare di capire che il resto della vita per i personaggi non si svolgerà in maniera molto migliore rispetto al passato: grazie al cielo però il lettore può finalmente liberarsi di loro e lasciarli a se stessi con la fine del capitolo 11. Per ciò che mi riguarda, si tratta di una separazione assolutamente priva di rimpianti.
Capisco la volontà da parte dell'autore di mettere insieme una storia contemporanea e diversa dal solito, una storia di carattere vagamente "teatrale" in cui nemmeno lo status borghese dei personaggi è baluardo sufficiente ad arginare le loro deficitarie attitudini (anzi!... ). E del resto i personaggi stessi non sono tutti uguali: Fabio e Giulia ad esempio somigliano a vittime, più che a qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, anche se gli esseri umani di solito non fanno molto per smentire l'esistenza dei peggiori tra loro, ritrovarne esemplari così disgustosi durante una lettura non è stata un'esperienza particolarmente piacevole. 
LadyJack || 10:52 || sabato, 18 aprile 2009
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Delitti per Procura

Nella categoria : thrillers - spy stories - Permalink

Attenzione: il post contiene accenni ai punti salienti della trama e al finale del romanzo

IL SUGGERITORE, di Donato Carrisi [ Longanesi ed., 2009 ]

TRAMA: Cinque bambine fra i sette e i tredici anni di età vengono rapite e uccise: di loro l'assassino fa ritrovare solo le braccia sinistre. Debby, Anneke, Sabine, Melissa, Caroline... la scomparsa delle bambine era nota e segnalata; ma c'è un problema: nel piccolo e macabro "cimitero" in mezzo ad una radura le braccia rinvenute alla fine sono sei. Chi è dunque l'ennesima vittima del serial killer e perchè di lei, malgrado l'attenzione e gli allarmi sollevati dal caso, non si sa nulla? Le indagini vengono affidate alla Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila; in un secondo tempo agli agenti Klaus Boris, Stern e Sarah Rosa si unisce anche Mila Vasquez, investigatrice specializzata nel ritrovamento di persone scomparse. Cosa, ques'ultima, che si rivela particolarmente utile nel momento in cui si scopre che la sesta (e sempre ignota) bambina è stata sì mutilata ma non uccisa: per qualche motivo il rapitore ha deciso di tenerla in vita, forse proprio per sfidare gli agenti speciali a trovarla in tempo, per giocare con loro in maniera perversa e secondo regole tutte sue.
Ad un certo punto iniziano ad essere ritovati anche i cadaveri, e in circostanze tali che ciascuno di essi porta la Squadra alla scoperta di nuovi crimini: il primo corpo si trova nel bagagliaio dell'auto di un pedofilo, il secondo in un fatiscente orfanotrofio abbandonato che cela vecchi segreti, il terzo all'interno di un esclusivo complesso residenziale dove è stata seviziata e massacrata un'intera famiglia, il quarto nella proprietà di un ricchissimo cinquantenne che sta morendo di cancro e che per anni ha dato sfogo alle sue perversioni a danno di giovani uomini. Il quinto corpo infine viene ritrovato negli uffici della stessa Squadra Speciale e deve forse essere posto in relazione con un vecchio caso risolto ma finito male: e c'è la possibilità che questa volta il responsabile del crimine in oggetto (una morte all'epoca archiviata come suicidio) sia proprio uno degli agenti di Gavila.
All'interno della Squadra iniziano a serpeggiare il sospetto e lo sconforto; e mentre le pressioni "politiche" in seno al Dipartimento si intensificano in maniera spiacevole, il tempo a disposizione della sesta bambina va esaurendosi velocemente.
In un crescendo di eventi, di scoperte e di intuizioni il serial killer viene infine individuato. Anche l'identità della bambina cessa di essere un mistero, e la piccola può essere salvata. Tuttavia la soluzione "materiale" del caso - che nel frattempo ha comunque già travolto un paio di membri della Squadra Speciale - risulta definitiva solo per certi versi, per altri non fa che condurre ad un nuovo irrisolvibile enigma: quello riguardante il vero responsabile di tutto, il burattinaio che a lungo ha tirato i fili tanto dei criminali quanto dei poliziotti. Colui che ha costruito e distrutto, mormorando a distanza senza sporcarsi direttamente le mani: il Suggeritore.

Il romanzo è uno di quelli di cui ultimamente si sente molto parlare: li vedi ovunque sugli scaffali delle librerie, mentre pubblicistica e mercato si raccolgono estasiati attorno all'ennesimo caso edotoriale; fra l'altro si tratta di un thriller scritto da un autore italiano e anche questo sconfinamento in un genere di solito patrimonio preferenziale degli americani fa notizia.
In biblioteca non ho raccolto pareri favorevoli da chi lo aveva letto prima di me; qualcuno si è addirittura spinto a definirlo "una vera schifezza"... tuttavia, fedele al proposito di mantenere libero il mio giudizio, ho cercato di non farmi influenzare nè dall'entusiasmo nè dalle critiche: l'ho letto e basta. E alla fine il mio giudizio personale si può forse collocare a metà fra i due precedenti: il romanzo ha qualche difetto e alcuni pregi, si lascia leggere senza eccessivi problemi e in definitiva è abbastanza buono, benchè non mi sia certo sembrato quel capolavoro dirompente che a detta delle più recenti notizie avrebbe già mandato in fibrillazione le case editrici di mezzo mondo.
Di positivo c'è il fatto che pur avendo costruito una storia stratificatissima e complessa, l'autore riesce a governare il gigantesco puzzle dall'inizio alla fine senza sbavature (be'... quasi senza sbavature, perchè quando entra in scena la suora sensitiva la cosa pare un po' eccessiva e risibile, anche se si tratta di un espediente narrativo per ricostruire una parte di passato altrimenti irrecuperabile).
Di meno positivo c'è il fatto che si rendono necessarie 458 densissime pagine per approdare ad un epilogo in cui l'unico significato è la (voluta) mancanza di significati: viene spontaneo chiedersi perchè l'autore, il suo serial killer ed il suo Suggeritore abbiano dovuto sobbarcarsi una così immane fatica organizzativa solo per dimostrare che il Male si espande lungo le linee del Caos, mentre i poveri esseri umani interessati a costruire e a ricordare anzichè a distruggere, devono barcamenarsi come possono, a volte con esito felice, a volte con esito fatale, troppo spesso in balia del puro caso.
La stessa scrittura è buona, ma senza nulla di veramente affascinante: più che altro è funzionale ad una storia molto complicata e a tratti faticosa, fatta di numerose vicende che si intrecciano tra loro dal passato e nel presente. In genere ciascuna vicenda viene presa piuttosto alla larga, e solo gradualmente si riesce a comprendere come sia possibile innestarla sul tronco principale; in ciò ha probabilmente un peso anche l'esperienza dell'autore come sceneggiatore perchè spesso le sue pagine sono costruite come immagini che vanno dal dettaglio all'insieme. Nè i dialoghi nè le descrizioni presentano qualità particolari ma le suggestioni sono numerose, e interessanti da cogliere. L'esempio più chiaro riguarda forse le pagine in cui viene narrata in prima persona l'esperienza traumatica della bambina rapita, il buio, i pensieri, il dolore: viene spontaneo credere che si tratti della sesta vittima del killer, invece ad un certo punto - con un rovesciamento a sorpresa che implica comunque identificazione - si scopre che quelle pagine riguardano l'esperienza personale di Mila Vasquez, che in passato era stata a sua volta una bambina rapita.
Allo stesso modo la vita di Goran Gavila, apparentemente non facile eppure alleggerita da un certo grado di serenità, ad un certo punto rivela di essere - letteralmente - soltanto una triste illusione.
E' come se l'autore continuasse a dire, in tanti modi diversi, che a volte le cose non sono come si pensava che fossero; ciò non riguarda comunque la classica "scoperta del colpevole" che al lettore è preclusa a priori per mancanza di indizi: il serial killer fa la sua vera e propria comparsa a pagina 402 e solo a pagina 413 è citato con nome e cognome. L'autore ha i suoi motivi, ma sostanzialmente lo fa comparire se non dal nulla assoluto, almeno dalla nebbia più fitta: viola così una delle regole del giallo classico, ma del resto non è certo quello il genere in cui ambisce collocarsi.
All'interno del romanzo nessuno dei personaggi mi ha suscitato una particolare empatia; inoltre, anche se l'assenza di dati cartteristici e un certo grado di "normalità" fanno volutamente parte delle intenzioni dell'autore, ho trovato deludente l'opacità nella figura del Suggeritore, la sua assoluta mancanza di un carisma che pure dovrebbe possedere, per aver rivestito il ruolo che ha rivestito.
Ancor più fastidioso il fatto che sia impossibile collocare geograficamente l'intera vicenda: probabilmente la storia è ambientata negli Stati Uniti (ci sono numerosi particolari che conducono a questa ipotesi... e molti altri che la mettono in dubbio), ma in certi momenti se nel paesaggio comparissero più mucche potremmo anche trovarci in Svizzera. In ciò non aiutano nemmeno i nomi dei personaggi, troppo ecumenici (anglosassoni, latini, slavi, greci) per essere veramente utili.
Qua e là si ha la sensazione che l'indeterminatezza nasconda l'incapacità, da parte dell'autore, di decidere da quale parte stare: non solo in quale Paese e in mezzo a quale gente, ma anche in quale atmosfera, perchè agli orrori della cronaca e a certi topoi del genere thriller si mescolano senza problemi tanto i dati dell'immaginazione quanto i frutti dell'iperrealtà.
In sintesi, "Il Suggeritore" mi è parso un romanzo onestamente laborioso e competente, ma un po' inutile.

LadyJack || 16:27 || giovedì, 16 aprile 2009
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Sabato pomeriggio con Poirot in TV

IL RITRATTO DI ELSA GREER ("Five Little Pigs", primo episodio della Nona Stagione di "Poirot", 2003. Regia di Paul Unwin)

Su Rete4 continuano i sabati pomeriggio dedicati agli sceneggiati ispirati alle opere di Agatha Christie; questa volta (11 aprile '09) è stato il turno de "Il Ritratto di Elsa Greer" in forma di vero e proprio TV movie. La cosa mi ha reso felice perchè come ho già avuto modo di spiegare in un precedente post, il romanzo è uno dei miei preferiti; ancor più felice sono poi stata nel rendermi conto che la drammatizzazione era non soltanto molto fedele all'originale, ma anche suggestiva e realizzata con intelligenza: il che non si può dire di altri episodi della serie dove - fatto salvo il costante impegno di David Suchet nel rendere al meglio il personaggio di Poirot - a volte gli adattamenti e le variazioni risultano ben poco convincenti.
Qui invece è stata rispettata non solo la storia (già bella di per sè) ma soprattutto l'atmosfera: triste e nostalgica, gravata di tutto il peso di ciò che avrebbe potuto essere, e non è stato.
La trama è abbastanza nota. Al raggiungimento della maggiore età la bella Lucy Lemarchant, cresciuta in America presso alcuni parenti, viene a conoscenza di un doloroso  segreto famigliare: sua madre - Caroline Crale - è morta in carcere dopo essere stata giudicata colpevole dell'omicidio del marito Amyas Crale, un famoso pittore. La vicenda risale a quattordici anni prima, quando Lucy era ancora bambina. Durante un'estate maledetta i Crale avevano riunito nella loro casa alcuni amici; in particolare Amyas aveva ospitato la giovane Elsa Greer, alla quale stava facendo il ritratto.
Amyas e Caroline erano sempre stati uniti da un rapporto violentemente passionale, anche se Amyas aveva tradito la moglie in più occasioni. Caroline aveva sempre perdonato, consapevole del suo ruolo escusivo nella vita del marito; l'arrivo di Elsa però, viziata egoista e determinata, aveva infranto fragili equilibri.
La morte di Amyas, avvenuta di lì a poco e dovuta ad avvelenamento, era stata pertanto attribuita a Caroline con il movente della gelosia: e Caroline, pur avendo inizialmente insinuato che la morte fosse dovuta a suicidio, durante il processo non aveva fatto nulla per scagionarsi.
Ora però Lucy, che non crede alla colpevolezza della madre, desidera riesaminare gli eventi: incarica Poirot di individuare il reale colpevole o, in alternativa, di dimostrare definitivamente e con chiarezza le responsabilità di Caroline.
Poirot accetta il difficile compito e attraverso numerosi colloqui con gli attori e i testimoni del vecchio dramma riesce a ricostruire una strana verità, che comprende anche le motivazioni del singolare comportamento tenuto da Caroline, la quale in sostanza e in virtù di un tragico fraintendimento, si era fatta carico di colpe non sue.
Ironia della sorte: tentando di coprire la persona che credeva colpevole e verso la quale si sentiva in eterno debito, Caroline aveva in realtà coperto il suo peggior nemico, la persona responsabile del disgregamento della sua vita e della sua felicità.

Già il romanzo originale è permeato di un'atmosfera rarefatta e fatalmente tragica, all'interno della quale ciascuno dei personaggi ruota vanamente attorno ai propri rimpianti e alle proprie illusioni: attraverso le immagini il film rende ancor più chiaro il concetto, grazie all'ottima ricostruzione dei luoghi, agli interpreti tutti perfetti e dotati del giusto "aspetto d'epoca", e persino grazie alla musica, struggente e maliconica, a suggerire l'irrimediabile succedersi degli eventi.
Ancor più chiaramente che sulla pagina, lo schermo dice quanto i personaggi fossero inizialmente giovani, intensi, pieni di passioni forse pericolose. Caroline possiede una grazia commovente, e Philip Blake è talmente bello e infelice che fa male guardarlo, ma persino Mrs. Williams (meno giovane degli altri) e la stessa Elsa (affascinante ed ipnotica nei suoi enormi occhi, più che veramente bella) rimangono positivamente nella memoria, e così tutti gli altri.
Nell'alternanza tra il presente e il passato, che si spinge sino all'epoca in cui Amyas, Caroline, Philip e Meredith erano ragazzi, emergono tutti i difficili rapporti esistenti tra i personaggi: ciò che nel libro viene raccontato attraverso i memoriali dei cinque testimoni principali, nello sceneggiato trova voce in maniera più immediata e diretta. Alla fine è comunque Poirot ad interpretare le parole, le ammissioni, e persino i dolorosi silenzi.
Poche le varianti rispetto alla storia originale: Caroline non si limita a morire in carcere, ma più crudelmente viene proprio impiccata; Lucy (che nel romanzo si chiama Mary)  è autonoma e non ha nessun matrimonio in vista a motivare il suo desiderio di verità; Adrienne Warren, la sorellastra di Caroline, è stata ribattezzata Angela. Alcuni dei personaggi inoltre sono animati da sentimenti più ambigui e complessi rispetto ai loro corrispondenti romanzeschi, in un modo che ad Agatha Christie sarebbe stato abbastanza estraneo, ma che all'interno dello sceneggiato funziona ed intensifica il tutto: Mrs. Williams aveva nutrito una fortissima ed irrisolta inclinazione per Caroline, mentre Philip era - e malgrado la morte, è ancora - perdutamente innamorato di Amyas.
In nessun momento dello sceneggiato è visibile qualcuno dei quadri di Crale, nemmeno il ritratto di Elsa, ma va bene così: perchè doverli immaginare è infinitamente preferibile al restarne delusi.

PERSONAGGI E INTERPRETI:

- Hercule Poirot: David Suchet

- Caroline Crale: Rachael Stirling (da adulta) e Lottie Unwin (da ragazza)

- Amyas Crale: Aidan Gillen (da adulto) e Darien Smith (da ragazzo)

- Philip Blake: Toby Stephens (da adulto) e Jacek Bilinski (da ragazzo)

Meredith Blake: Marc Warren (da adulto) e Joel De Temperley (da ragazzo)

- Elsa Greer: Julie Cox

- Mrs. Williams: Gemma Jones

- Lucy Lemarchant: Aimee Mullins (da adulta) e Melissa Suffield (da bambina)

- Angela Warren: Sophie Winkleman (da adulta) e Talulah Riley (da bambina)

Curiosità: Gemma Jones, che nello sceneggiato presta il suo volto intenso, quasi privo di trucco e disfatto dalle illusioni perdute al personaggio di Mrs. Williams, negli anni Settanta fu la popolarissima "Duchessa di Duke Street".

LadyJack || 14:59 || martedì, 14 aprile 2009
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