
I lavori di Neil Simon, commediografo statunitense nato nella seconda metà degli anni Venti, sono stati
spesso trasposti per il cinema; non di rado la sceneggiatura di quei film era poi opera dello stesso Simon.
Chi non ricorda pellicole come "A piedi nudi nel parco", "La strana coppia", "I ragazzi irresistibili" o "Il prigioniero della Seconda Strada"? Commedie umoristiche tipiche degli anni Sessanta e storie più introspettive appartenenti al periodo successivo, intrecci brillanti con picchi decisamente comici, personaggi normali, piccoli antieroi in perenne lotta contro le insidie della vita moderna o della sorte.
Sono film entrati a loro modo nella storia del cinema, arricchiti dal talento di attori "d'epoca" come Robert Redford, Jane Fonda, Walter Matthau o Jack Lemon... quel tipo di film che - come si dice con un pizzico di rimpianto - non si fanno più.
Ce n'è uno in particolare al quale mi sento molto legata, con l'affetto e la memoria: un gioiellino che dopo l'uscita nelle sale si caricò di premi grazie all'interpretazione di una delle sue attrici. Il film è "California Suite", e l'attrice è Maggie Smith.
CALIFORNIA SUITE (Columbia Pictures, 1978). Regia di Herbert Ross; sceneggiatura di Neil Simon, dalla sua omonima commedia del 1976. [ Distribuito in Italia da CEIAD ].
Per la sua partecipazione al film in un ruolo di attrice non protagonista, nel 1979 Maggie Smith vinse l'Oscar, il Golden Globe e il Kansas City Film Critics Circle Award.
Pur senza essere un vero e proprio film ad episodi, "California Suite" riesce comunque ad intrecciare cinque storie di altrettante coppie che alla vigilia della consegna degli Oscar si ritrovano ad occupare alcune stanze nello stesso Hotel di Los Angeles.
Da un punto di vista pratico la maggior parte delle storie si mantengono indipendenti le une dalle altre: l'unica cosa che le accomuna davvero è il luogo ove si svolgono, un Hotel di lusso (ma senza nome) in quella città adrenalinica e un po' isterica che è Los Angeles.
Analizzate meglio risultano però storie che hanno in comune anche qualcosa di più profondo: ciascuna a suo modo, sono tutte storie di piccole o grandi sconfitte a cui i personaggi reagiscono (e sopravvivino) in maniera diversa. Alcune più divertenti, altre semplicemente umane, tutte dotate di un certo significato.
C'è la storia di Bill e Hannah Warren (Alan Alda e Jane Fonda): sono divorziati e non si vedono da nove anni, ma lei è volata in California dove vive lui per recuperare la figlia diciassettenne Jenny, fuggita da New York (con i propri risparmi!) ed evidentemente molto scontenta del rapporto con la madre.
Hannah è un'intellettuale, una giornalista, una donna dura che copre con il sarcasmo le proprie paura. Bill dopo il divorzio è molto più rilassato, ringiovanito, persino preoccupato per la propria salute: la California gli fa bene, e tutto sommato lui pensa che potrebbe far bene anche a Jenny.
Alla fine di una stressante giornata costellata di caustiche battute e illuminata a sorpresa da affetti riscoperti, Hannah si convince a lasciare Jenny con il padre: supera la propria intansigenza e il proprio dolore per il bene della figlia. Capisce che ora deve continuare a vivere con lei lontana, anche se la California le sembra un posto davvero pessimo in cui crescere!
Nel frattempo sono sbarcate all'Hotel dove Hannah ha occupato una stanza anche due coppie di colore: i dottori Willis Panama (Bill Cosby) e Chauncey Gump (Richard Pryor) con le rispettive consorti. I due sono amici, lavorano nello stesso ospedale ed ora stanno concludendo a Los Angeles una vacanza che hanno passato insieme.
Il loro soggiorno è costellato da un'incredibile serie di disavventure e incidenti che ad un certo punto sfociano in aperta ostilità: una disgraziata partita a tennis finisce per diventare il catalizzatore di rancori sopiti e reciproche accuse. Finisce in rissa, ma quando i quattro - malconci e incerottati - salgono sull'aereo che li riporterà a casa, tutto sommato sono tornati amici, ancora disposti a sopportarsi a vicenda.
Un po' peggio invece rischia di andare per un altro personaggio: Marvin Michaels (Walter Matthau), giunto a Los Angeles per presenziare alla cresima di un nipote.
Marvin e sua moglie Millie (Elaine May) evitano sempre di volare insieme, in modo che - in caso di incidente aereo - i loro figli non si ritrovino orfani di entrambi i genitori. Millie quindi arriverà il mattino successivo.
In sua assenza fa compagnia a Marvin il fratello Henry, un erotomane di mezza età che dopo cena, pensando di fare una cosa utile e divertente, spedisce in camera dello stesso Marvin una giovane squillo per allietargli la nottata di solitudine.
Il povero Marvin fronteggia male la sorperesa, ma cede. In realtà il mattino dopo, con i postumi di una brutta sbronza, non ricorda quasi niente; la ragazza però, decisamente ancor più ubriaca, è ancora nel suo letto e non accenna minimamente a svegliarsi. Arriva Millie e Marvin cerca di fare l'impossibile per nasconderle l'imbarazzante presenza, alla fine però è costretto a confessare.
Millie la prende abbastanza bene: è incazzata nera ma decide di comportarsi dignitosamente e di "dimenticare" l'accaduto. Intanto però si vendica prosciugando la carta di credito del marito in abiti e cure estetiche: alla festa sarà bellissima ed elegante come forse non era mai stata. Dulcis in fundo: per recarsi alla festa, dato che sono in ritardo, Millie costringe un imbarazzato Marvin a dividere il taxi con la simpatica squillo, finalmente sveglia.
In questa parte del film ho sempre apprezzato molto la partecipazione di Elaine May, caratterista relativamente famosa che presta a Millie le sue sembianze apparentemente scialbe e dimesse. Come direbbe Camilleri, ha proprio la faccia che dovrebbe avere una moglie... ma (aggiungo io) possiede anche la fermezza e la simpatia di una gran donna.
Sin qui, quattro storie amene e interessanti. Ma la mia preferita, quella per cui cerco di rivedere il film ogni volta che passa in TV, è la quinta (che poi sarebbe in realtà la prima e ultima, la storia con cui il film si apre e si chiude). Si tratta di un episodio interpretato da Maggie Smith e Michael Caine, che tra passato e presente sono forse i miei attori più amati in assoluto, ma si tratta anche di una storia buffa, tenera e agrodolce che già da sola varrebbe la visione per chiunque.
Nei panni di Diana Barrie, Maggie Smith è entrata nella storia del cinema come la prima ed unica attrice a vincere un Oscar per aver interpretato il ruolo di un'attrice che l'Oscar NON lo vince.
Nei panni di Sidney Cochran, Michael Caine ha invece affrontato una delle tre interpretazioni di un personaggio gay riscontrabili nella sua lunghissima carriera. (Maggie e Michael in ogni caso torneranno ad essere "sposati" anche in "Amori e Ripicche" ovvero "Curtain Call", un film del 1999).
In "California Suite" i due sono coniugi londinesi che approdano a Los Angeles perchè lei, affermata e famosissima attrice, è candidata all'Oscar. Diana Barrie in realtà è una grande attrice teatrale, capace (come il personaggio che si trova in uno dei romanzi di Rex Stout!) di recitare tanto Shakespeare quanto Ibsen, ma il premio potrebbe conquistarlo per "Niente Curve a Sinistra", uno stupido film comico interpretato al fianco di James Coburn (che nel ruolo di se stesso fa un divertito cameo).
Sidney Cochran invece è solo un antiquario; esiste all'ombra della celebre moglie e la cosa pare non turbarlo affatto.
Come quasi tutto il resto del film, anche questa parte vive di battute ora aspre ora brillanti, tanto più riuscite quanto più sorprendenti: e il meglio della vicenda consiste appunto nel fatto che solo gradualmente lo spettatore è messo in grado di cogliere la natura profonda del rapporto tra Diana e Sidney.
Lei ostenta indifferenza, in realtà fibrilla e forse vincere non le dispiacerebbe affatto; dopo un po' però si inizia a comprendere che il suo nervosismo, il suo sarcasmo e la sua saltuaria cattiveria hanno ben poco a che fare con il premio e il noioso contorno. Diana è una donna frustrata e profondamente infelice: lei e Sidney hanno un matrimonio agiato e brillante che dura ormai da dodici anni, ma che è anche un'enorme e comoda finzione: Diana si appoggia umanamente a Sidney, capace di assecondarla senza essere servile, e in cambio lei lo lascia libero di vivere - con grande discrezione - la propria omossessualità.
Il problema consiste nel fatto che Diana è perdutamente innamorata di Sidney; anche lui l'ama, a suo
modo, però non è in grado di offrirle tutto ciò di cui lei avrebbe bisogno.
Qualche occasionale "gin & tonic" serve solo a rappezzare una situazione che per Diana si va facendo difficoltosa.
Le cose non migliorano quando l'Oscar le sfugge: la mancata vittoria in sè non è importante ma diventa elemento scatenante di una crisi che potrebbe trasformarsi in tragedia se Diana e Sidney non fossero quegli ineffabili personaggi che in effetti sono. Lei muta la rabbia e il dolore represso in un'accorata richiesta d'aiuto alla quale lui per una volta risponde sino in fondo: i due si parlano apertamente come non facevano da tempo e alla fine Diana avrà una tenera notte d'amore californiano, come se il suo matrimonio fosse un matrimonio vero.
Il giorno seguente, ripartiti alla volta di Londra, Diana e Sidney tornano ad "interpretare" se stessi: caustici o imperturbabili, a seconda delle circostanze, perfettamente consapevoli dei limiti imposti alla loro convivenza, e di nuovo disposti ad accettarli. Forse non proprio felici, ma nemmeno più infelici rispetto alla media dei normali esseri umani.
- Limitarsi a dire che in questo film Maggie Smith e Michael Caine sono perfetti non rende ancora sufficiente giustizia al loro talento. Stanno benissimo insieme e lo spettatore arriva ad amarli entrambi allo stesso modo, con le loro dolci debolezze ed i loro isterismi soavi.
Nota a margine:
- Forse risponde a verità che la California sia un luogo intellettualmente piuttosto discutibile, però ci sarebbe lo stesso da farci un pansierino. Se non altro, per motivi climatici: il film comprende la cerimonia degli Oscar, dunque è solo la fine di marzo... eppure Hannah Warren riesce a fare un bagno nell'Oceano, e indossa un bikini!
LA DANZA DEL GABBIANO, di Andrea Camilleri [ Sellerio ed., 2009 ]
Quindicesimo volume dell'ormai lunga (e sempre bella) saga dedicata alle avventure del commissario Montalbano. Uno dei più complessi e sfumati, direi: la vicenda del romanzo è abbastanza stratificata e coinvolge umanamente i personaggi - in primis il commissario - quanto e più del solito.
Ci sono molte cose: Montalbano che lotta contro le conseguenze delle "vicchiaglie", immerso in una tarda primavera ancora un po' troppo fredda; il suo rapporto con Livia, che si fa eterno ma non certo più facile; il confronto a distanza (molto pirandelliano... ) tra lui-personaggio, l'attore Zingaretti che lo interpreta in TV e lo stesso Andrea Camilleri, autore di storie che lo sopraffanno.
C'è anche una durissima e difficile indagine su alcuni omicidi legati ad un caso di contrabbando.
Ma prima di tutto c'è la "danza del gabbiano" che dà il titolo al romanzo e che diventa metafora della nostra inadeguatezza di fronte alla morte altrui. E' un gabbiano che precipita dal cielo - così, senza causa apparente - sulla spiaggia di Marinella, poco lontano dalla verandina. Montalbano ne vede la breve agonia, le ultime stentate e disperate movenze quando l'uccello sembra danzare prima di restare immobile per sempre, con le piume appena mosse dal vento. E' una visone che lo colpisce a fondo, nemmeno lui sa bene il perchè; continuerà ad esserne ossessionato a lungo, sino al momento in cui avrà l'occasione di accostare mentalmente la danza del gabbiano all'agonia di uno dei cadaveri dell'indagine: un uomo bestialmente torturato e costretto a danzare a sua volta la propria morte.
E' un mondo sempre più ostile, quello in cui vive e agisce il commissario: mondo di nature stravolte, di realtà importanti sommerse e imbalsamate dalle chiacchiere televisive, di pensieri che vorrebbero essere stanchi e non possono permetterselo.
Montalbano avanza con l'età e ha in vista la fine della propria carriera: ma non è ancora da lui l'abbandonarsi all'illusione di non aver più nulla da perdere.
TRAMA: Dopo tre mesi di lontananza, Livia si è presa qualche giorno di ferie ed è volata in Sicilia; il commissario ne è molto contento. Insieme visiteranno quelle parti dell'Isola che ancora lei non conosce.
Intanto in commissariato si presenta un tal Adolfo Rizzica, propietario di una piccola flotta di motopescherecci: sospetta che una delle sue barche, in costante ritardo quando si tratta di far ritorno a Vigata dopo la notte di pesca, possa essere immischiata in un traffico di droga.
Montalbano ascolta distrattamente il racconto dell'uomo, poi lo scarica a Mimì perchè la cosa non lo interessa; di lì a poco comunque avrà ben altro a cui pensare perchè all'improvviso Fazio (il nostro Fazio!) risulta scomparso, e in circostanze tali da far temere il peggio. Io stessa mi sono detta: ecco, ci siamo: ho temuto a lungo che Camilleri scrivesse qualcosa di irreparabile ed ora l'irreparabile è qui...
A detta della moglie (gran donna) una sera Fazio è stato convocato al porto da una telefonata di Montalbano poi, contrariamente alle sue abitudini, non ha più dato notizie di sè. E' semplicemente scomparso.
La telefonata di Montalbano a Fazio non c'è mai stata, ma ci sono state altre telefonate di un vecchio amico e insomma, sembra proprio che Fazio abbia iniziato una sua indagine senza confidarsi con nessuno. Di lui non ci sono tracce negli ospedali, nelle cliniche private nè tantomeno (per fortuna) all'obitorio. Quando però il commissario e Mimì, già in fibrillazione per l'ansia, vanno a curiosare al porto, trovano tracce di una sparatoria; niente cadaveri ma molti indizi che incrinano comunque la speranza.
Di lì a poco, dietro segnalazione di un latitante (un informatore di Niccolò Zito, che nel frattempo ha subodorato parte della storia) vengono disposte le ricerche di un corpo in località Tre Pozzi, una zona arida, piena di grotte e fenditure che deve il suo nome a tre profondi sbalanchi che hanno spesso occultato prove di omicidi. E anche questa volta i pozzi non si smentiscono: due di essi ospitano effettivamente altrettanti cadaveri, uno di qualche giorno ed un altro ben più fresco.
Indescrivibile lo stato d'animo di Montalbano mentre i vigili del fuoco organizzano il difficile recupero del secondo corpo: lunghissimi momenti di passione che per fortuna sboccano nel sollievo. Quando si rende conto che non si tratta di Fazio, per la tensione Montalbano sviene tra le braccia di Mimì. Poi però si riprende perchè c'è molto da fare.
Mettendo insieme vari indizi risulta innanzitutto probabile che quel morto ammazzato sia opera dello stesso Fazio, per leggittima difesa e per avere l'occasione di scappare; dunque è verosimile che Fazio - quasi sicuramente ferito - sia nascosto o disperso nelle vicinanze. Un'attenta ricerca lo fa infatti ritrovare dentro una delle gallerie della zona: ha una commozione cerebrale e soffre di momentanee amnesie, tanto che prima di essere preso si mette a sparare contro gli amici e colleghi. Le sue condizioni tuttavia non sono gravi quanto si era temuto: ricoverato in tutta fretta all'ospadale di Fiacca, Fazio viene operato con ottimi risultati.
Nei giorni seguenti, a pezzi e bocconi per non stancarlo, Montalbano verrà a sapere da lui quanto basta per confermare quanto già scoperto, per aprire un'indagine e per identificare i morti dei Tre Pozzi. Ma la questione si rivelerà lunga, diificoltosa e ben più complessa del previsto. Ad un certo punto anche la confusa storia narrata da Adolfo Rizzica assume un suo preciso significato: non quello che potrebbe sembrare a prima vista, però.
Gli eventi hanno persino fatto dimenticare a Montalbano la presenza di Livia: lei, incazzatissima, viene placata solo dalle mezze rivelazioni di un premuroso (e insolitamente "coraggioso") Catarella.
La vacanza però è sfumata e Montalbano dovrà poi ricorrere a tutta la propria teatrale creatività per riuscire a svolgere l'indagine a suo modo e senza interferenze burocratiche. Tra l'altro ad un certo punto Fazio deve essere trasferito e messo sotto protezione perchè gli attentati alla sua vita sono tutt'altro che finiti: il trasferimento con scorta verso Palermo provoca il quasi arresto - ed il sicuro infarto - di un vescovo... ma questa è una piccola disavventura marginale (non per il vescovo, in ogni caso!).
Occorre tempo, sagacia e pazienza, nonchè un pizzico di fortuna e la forzata collaborazione di un'infermiera bella e traditora perchè Montalbano riesca finalmente a ricomporre interamente il rompicapo crudele, che in sostanza svela un traffico di armi chimiche, fornite dalla mafia russa, verso un Paese arabo. C'entra un esponente della famiglia Sinagra e ci sono coinvolgimenti politici di alto livello, per cui l'indagine è di quelle "col botto".
Poichè Camilleri non può rinunciare al suo giusto umorismo nemmeno nelle circostanze più impervie, l'epilogo del caso viene così descritto: "Fu 'na jurnata di tirribilio. Giornalisti, televisioni, interviste telefoniche, il questore incazzato pirchì quello strunzo d'Arquà gli aviva consignato 'na littra scottante che invici doviva dari a Montalbano e accussì facenno l'aviva mittuto nei guai, Tommaseo che non ci aveva accapito 'na minchia e annava in giro dicenno che era merito sò, la scena di Sinagra in mutanne ammanettato in tutti i telegiornali nazionali...".
Poi il commissario, seduto sulla verandina in compagnia della propria malinconia, cerca di consolarsi sbafando uno dei piatti gioiosi di Adelina.
ANACRONIE (ma niente di grave... )
- A pag.14 del romanzo si trova un brano - a mio giudizio aggiunto in corsa poco prima della pubblicazione - in cui si fa cenno "a 'na coppia 'mportanti che si era separata, un fotografo che fotografava quello che non doviva, l'omo cchiù ricco e potenti del paìsi al quali sò moglieri aviva pubblicamente scivuto per rimproverarlo di certe paroli dette a un'altra fìmmina". Eco di fatti recenti, insomma, che però contrastano con l'altro punto del romanzo da cui si evince che all'epoca della storia Bush era ancora il presidente USA.
Certo, si può obiettare che la libertà romanzesca è libera (appunto... ) e non soggetta a simili pignolerie; inoltre le chiacchiere sono chiacchiere oggi come ieri, ed i presidenti americani per noi alla fin fine sono tutti uguali.
In ogni caso, poichè Montalbano si dice ripetutamente di avere ormai cinquantasette anni, la storia dovrebbe essere ambientata nell'anno 2007, a partire da metà maggio.
Letto nell'edizione originale americana pubblicata dalla Avon Books (an imprint of HarperCollins Publishers).
In Italia il romanzo è stato pubblicato ne I Romanzi Mondadori con il titolo di "Tutto in un bacio".
Attenzione: spoilers.
Tenderei a non classificare questo romanzo fra i più brillanti e originali scritti da Julia Quinn.
Inizialmente sono rimasta interdetta dal senso di dejavu suscitatomi dal fatto che mi trovavo a leggere le gesta di un altro "nipote preferito" di Lady Danbury e di un'altra assertiva giovane che teneva testa alla linguacciuta vegliarda, facendole compagnia tutti i martedì pomeriggio.
I due futuri innamorati in questione sono Gareth St. Clair, ovviamente bellissimo e sfacciato rake e la più piccola dei Bridgerton, Hyacinth, una replicante delle sue sorelle, dotata della penetrante curiosità e saccenza di chi si è dovuto distinguere nella numerosa nidiata... last, but not least.
La carenza di argomenti nuovi per la saga ha fatto sì che Julia Quinn supplisse con il mestiere e l'incomparabile bravura nell'inventare dialoghi arguti. La storia è inconsistente, anche per un romance leggero e procede senza coinvolgere. In certi momenti sembra che l'autrice abbia perso un po' il bandolo della matassa e sfrutti gli stereotipi del genere e i punti fermi del proprio repertorio per tirare un po' i remi in barca. Ne risulta che Gareth e Hyacinth (quest'ultimo nome già di per sè è impronunciabile, ma associato a quello di lui è pure peggio, tanto che persino il fratello Gregory ci scherza su, mettendosi a parlare dei due farfugliando parole piene di "th"...), seppure molto gradevoli, sono quasi le caricature involontarie dei protagonisti dei precedenti episodi della saga.
Le poche scene che formano il tutto sono allungate oltre il necessario e il cosiddetto "mistero" sul quale si intreccia la vicenda è piuttosto stentato, ma serve ovviamente a dare ai due piccioncini lo spunto per passare tempo insieme e approfondire la reciproca conoscenza. 
Lady Danbury e Lady Violet Bridgerton vedono con grande favore la possibilità che i rispettivi nipote e figlia uniscano le proprie vite e spingono per creare l'opportunità affinché ciò avvenga.
Gareth è sostanzialmente un ragazzo buono, intelligente e onorevole, ma ha passato tutta la vita a reagire con comportamenti strafottenti e pieni di giovanile ribellione nei confronti della freddezza, del disprezzo e dell'odio che suo padre, il barone St. Clair, gli ha sempre elargito a piene mani. Finché, un giorno, l'uomo, oberato dai debiti, non aveva cercato di imporre al figlio un matrimonio di convenienza che Gareth aveva rifiutato. Il barone gli aveva quindi sputato in faccia la verità: la madre di Gareth, morta da anni, lo aveva concepito con un altro uomo, tradendo il marito (che, d'altro canto, se lo meritava alla grande), il quale in quel periodo si era assentato da Londra per un paio di mesi. Ad aggravare i rapporti fra Lord St. Clair ed il figlio di sua moglie si era aggiunta l'improvvisa morte del primogenito legittimo, George. Ora Gareth è l'unico erede e il barone, avendolo riconosciuto nel vincolo coniugale al momento della sua nascita, non può ripudiarlo ora senza rendere pubbliche le proprie corna, cosa improponibile per il suo orgoglio.
Hyacinth è una ragazza di bell'aspetto, come tutti i Bridgerton, alla sua terza season e di non facile collocazione matrimoniale. Non certo perché non fornita di un'eccellente posizione sociale e di una generosa dote, ma perché è troppo intelligente, caustica e conscia di sè, cosa che terrorizza i pretendenti più appetibili. Casualmente, Gareth St. Clair adora la propria nonna materna Lady Danbury, la quale ha un debole per Hyacinth che le somiglia moltissimo negli atteggiamenti e nell'acume intellettuale. Quindi a Gareth dovrebbe piacere anche Hyacinth è infatti la storia si sviluppa in quel senso. Anche Hyacinth è catturata dalle prerogative di Gareth: bello, ironico, sexy e con una mente capace di tenere testa alla propria progenitrice e quindi anche a lei in quanto emula della predetta.
Hyacinth, ben presto, si innamora. Gareth è un po' più lento. Ma solo perché è preso da altri problemi da risolvere con il cosiddetto padre.
Nel mezzo si pone un misterioso diario, scritto in italiano dalla madre del barone, Isabella St. Clair, morta da anni e originaria del Bel Paese. Naturalmente l'inesauribile Hyacinth ha avuto una governante italiana ed è in grado di tradurre il diario, che potrebbe portare alla luce fantomatici braccialetti di diamanti nascosti a casa St. Clair da Isabella e forse la verità che ella probabilmente conosceva sulla paternità di Gareth. Lanciati in questa caccia al tesoro, all'insaputa del barone, Gareth e Hyacinth si introducono alcune volte nottetempo nella casa dell'uomo, mentre questi si intrattiene in serate mondane. Galeotto fu il diario, ecc., ecc.
Impacchettato sul finale, il romanzo ci regala qualche ameno sorriso e la consapevolezza che Julia Quinn ci sa fare a prescindere.
L'epilogo è un tiro mancino, un lampo furbetto e imprevisto, che ci fa chiudere il libro chiedendoci se ci sarà un'ulteriore sviluppo nel prossimo ed ultimo della serie.
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I DELITTI DELLA BIBLIOTECA SCOMPARSA ("Ex - Libris", 1998), di Ross King [ Sylvestre Bonnard ed., 2002; trad. di Bruno Amato ]
Incipit: "Chi avesse desiderato comperare un libro a Londra nell'anno 1660 aveva la possibilità di scegliere tra quattro zone. Le opere ecclesiastiche si potevano acquistare presso i librai di St.Paul's Churchyard, mentre i negozi e i chioschi di Little Britain erano specializzati in volumi greci e latini, e quelli sul lato occidentale di Fleet Street offrivano i testi giuridici per gli avvocati e i magistrati della città. Il quarto luogo dove cercare un libro - di gran lunga il migliore - era il London Bridge".
"La prosa evocativa di Connolly
e le battute taglienti rendono i suoi libri
stranamente simili alla poesia"
- Daily Telegraph -
GENTE CHE UCCIDE ("The Killing Kind", 2001), di John Connolly [ Rizzoli ed., 2002; trad. di Stefano Bortolussi ]
E' piuttosto difficile stilare una graduatoria dei romanzi di John Connolly in base alla loro bellezza globale o alla densità delle atmosfere. Ogni volta ciascun libro colpisce l'attenzione in modo diverso e prende con sè un pezzo di cuore, di interesse, di memoria. Direi in ogni caso che "The Killing Kind" è uno dei romanzi più belli dell'intera saga dedicata a Charlie "Bird" Parker, e insieme uno dei più cupi.
La storia è solida, coinvolgente, non priva del tipico umorismo connolliano (alcune impagabili battute, la breve ma intensa odissea giudiziaria del regista pornografo Harvey Ragle... ), tuttavia Bird scivola sempre più precisamente sull'ormai noto confine tra i mondi, e l'indagine in cui viene coinvolto lo espone al contatto con eventi pericolosi e ad incontri alquanto spiacevoli.
Lo tengono a galla nell'immenso mare del dubbio solo pochi ma decisivi elementi: la sua irrevocabile scelta etica, con la promessa di redenzione che essa porta con sè; l'amore crescente per Rachel; la forza dei ricordi migliori; l'indiscussa amicizia di Angel e di Louis, dotati tanto di coerente determinazione e di ironia, quanto di un arsenale adeguato ad una piccola guerra.
Purtroppo per Bird e per i suoi, questa volta si tratta di affrontare qualcosa di particolarmente rischioso e distruttivo, un'orgogliosa manifesatzione del Male che pretende di giudicare senza appello le debolezze umane, portando sulla Terra un'anticipata e spietata Apocalisse.
La lotta sarà durissima per tutti ma alla fine dello scontro, a parte i morti, sarà Angel a dover pagare il
prezzo più alto.
Romanzo fortemente consigliato ai lettori appassionati e intrepidi che non temono di ritrovare tra le pagine le peggiori e più crude nefandezze (mai gratuite, però). Altrettanto fortemente sconsigliato agli impressionabili, ai deboli di stomaco e soprattutto agli aracnofobici. Fidatevi, so ciò che dico, perchè il romanzo l'ho letto almeno quattro volte.
TRAMA: E' già passato quasi un anno e mezzo dalla morte di Susan e di Jennifer (è la primavera del 1998). Bird si è definitivamente trasferito a Scarborough nella vecchia casa del nonno, la casa della sua adolescenza. Si sta riprendendo fisicamente e psicologicamente, e si è dedicato in pianta stabile all'attività di detective privato; non tocca un'arma da parecchi mesi. Per evitare il dolore e le angosce sperimentate nel recente passato ha deciso di occuparsi soltanto di truffe e di frodi aziendali. Il lavoro è sporco quanto ci si può aspettare da un'attività il cui fine consiste nel cercare i vermi sotto i sassi, ma è anche decentemente pagato, e in qualche modo Bird deve pur vivere. Tuttavia non durerà. Lontano da Scarborough si verificano alcuni eventi, apparentemente slegati eppure intimamente connessi tra loro, che finiranno per coinvolgerlo in un'indagine di ben altro genere... e alla fine Bird sarà quasi contento che Louis gli abbia procurato una nuova pistola:
- A Minneapolis la sessantenne dottoressa Alison Beck, medico abortista determinato e un po' stanco, viene uccisa all'interno della sua auto in un modo che la maggior parte di voi non vuole sapere (gli altri possono leggre il "Prologo" del romanzo)
- A New York il giovane rabbino progressista Yossi Epstein muore nel suo appartamento; la causa sembra un attaco cardiaco, in realtà l'uomo è stato soffocato e intossicato con veleno di ragno. Quella stessa sera qualcuno lancia una bomba incendiaria contro la sede della Lega Ebraica per la Tolleranza fondata da Epstein.
- A Nord nello Stato del Maine, sulle rive del lago St.Froid, in un paesaggio reso spettrale dal grigiore del gelo e dagli ululati degli ibridi di lupo, un argine fangoso cede e rivela una sepoltura di vecchie ossa umane. Ben presto i resti vengono identificati come appartenenti ai cosiddetti "battisti di Aroostook", una piccola comunità religiosa di cui si erano perdute le tracce dall'inverno del 1963. Tra loro non viene rinvenuto il corpo del reverendo Aaron Faulkner, che della comunità era stato capo e guida spirituale.
Il lavoro di Bird comunque inzia da un'altra parte: viene assunto dal miliardario Jack Mercier per indagare sulla morte di Grace Peltier, figlia del suo ex socio Curtis Peltier; Mercier dichiara di volersi assumere le spese dell'incarico dato che il padre di Grace non è in grado di sostenerle. Apparentemente Grace si è suicidata nella propria auto con un colpo di pistola alla testa, ma nessuno di coloro che la conoscevano crede a questa versione dei fatti. La ragazza non possedeva una pistola, non aveva ragioni per uccidersi e anzi stava lavorando alla sua tesi di dottorato, una ricerca che la appassionava e la coinvolgeva moltissimo. Lo stesso Bird, che scopre di aver già conosciuto Grace, con la quale aveva avuto una breve e sfortunata relazione adolescenziale, fatica a conciliare il ricordo della ragazza con l'ipotesi del suicidio. L'unica labile traccia conduce ad un appuntamento - forse mancato - che Grace aveva chiesto a Carter Paragon, il capo spirituale della cosiddetta Comunità, una di quelle sette religiose che in America furoreggiano in TV. La Comunità non si mostra molto pronta alla collaborazione e Bird deve faticare parecchio per ottenere poche risposte alle sue numerose domande; quella pista rimane a lungo sospesa e incerta. Pian piano però Bird riesce ugualmente ad appurare cose utili e interessanti, anche se quasi tutte le sue scoperte seguono una scia di cadaveri e di morti violente.
Innanzitutto Jack Mercier era il padre naturale di Grace, ed è lui che aveva procurato alla ragazza la borsa di studio per il dottorato assieme a molto del raro materiale utile per la sua tesi, intitolta "La Ricerca del Luogo Sacro" e dedicata a ricostruire l'esperienza religiosa attuata dai cosiddetti "battisti di Aroostook" negli anni Sessanta. Grace era lontanamente imparentata con una delle donne che avevano fatto parte della comunità e questo fatto sembrava averla particolarmente toccata. Jack Mercier aveva inoltre rapporti di amicizia e di affari tanto con Alison Beck quanto con Yossi Epstein, i quali sono entrambi morti. Di lì a poco lo stesso Jack Mercier morirà, assieme a parte della sua famiglia.
Alle spalle di tutto questo si delinea una Comunità occulta, ben diversa da quella pubblica simpaticamente rappresentata in TV da Carter Paragon. E alle spalle della Comunità occulta è forse da collocare un'ombra nera ancora più occulta: quella del reverendo Aaron Faulkner, scomparso nel '63 e ormai da tutti dato per morto. Faulkner invece è più che mai vivo, e dedito alle sue vecchie attività: giudice implacabile delle umane debolezze, nonchè autore e rilegatore di mirabili volumi miniati dedicati all' Apocalisse di Giovanni, con illustrazioni ispirate ai più allucinati pittori di tutte le epoche, dal Medioevo all'età moderna.
Una di queste Apocalisse è stata venduta e con la sua recente fattura dimostra che Faulkner è vivo; un'altra Apocalisse, un volume macabro e molto particolare che sottratto da Grace ne ha provocato la morte, lo mette invece in relazione con il massacro dei battisti di Aroostook e con molte altre morti. Il volume è fatto di pelle umana, ossa e altri reperti anatomici sottratti alle vittime: è un Libro che registra i nomi di coloro che Faulkner ha considerato e continua a considerare Peccatori. Coloro i cui spettri mutilati iniziano ad apparire a Bird, chiamandolo all'azione in nome di una qualche forma di giustizia.
Tra una cosa e l'altra Bird fa la spiacevole conoscenza di una strana ed inquietante coppia: un uomo dal repellente aspetto, abbastanza simile ai ragni che tanto ama (arti lunghi, rada peluria, veleno nel cuore), e una donna resa muta da una cancro alla gola, la cui scarsa avvenenza fisica rispecchia perfettamente la bruttezza e la cattiveria dell'animo. A loro piace essere chiamati Monker e Nakir - i demoni della tradizione iranica preposti al Giudizio - ma ad un certo punto Bird li identifica con Leonard e Muriel Faulkner, i figli del reverendo, come lui scomparsi nel '63: progenie del demonio, se mai ne è esistita una.
Mentre il reverendo Faulkner rimane costantemente dietro le quinte nella caccia che si è aperta al Libro dell'Apocalisse, Bird, Angel, Louis e Rachel (che li ha raggiunti a Scarborough) avranno a che fare soprattutto con Leonard e Muriel: e non saranno belle esperienze. Bird viene minacciato a più riprese e controllato, Rachel rischia di morire avvelenata, e alla fine accade la cosa peggiore: i Faulkner riescono a rapire Angel, rimasto solo per breve tempo, e se ne servono come merce di scambio per riavere il Libro. E' ovvio che il ricatto non contempla davvero la possibilità che Angel rimanga vivo, Bird però deve cedere ugualmente. Anzi, dato che Louis - la cui maschera di impassibilità nasconde a stento i timori per la sorte del compagno - si trova troppo lontano per agire, tocca proprio a lui andare a cercare i Faulkner nel loro nacondiglio: il faro abbandonato di Lubec, sulla costa settentrionale.
Lì Bird trova la risposta a molte domande, comprese quelle sulla morte di Grace Peltier, ma trova anche
qualcosa di peggio: Angel ammanettato in precario equilibrio, nudo, ferito, coperto di lividi, la schiena parzialmente scorticata, lasciato a dissanguarsi lentamente. E' stato torturato con disumana crudeltà, per puro sadismo. E' ancora vivo e persino cosciente, ma la notizia è buona soltanto a metà perchè dopo quell'esperienza di tenebra (i cui particolari saranno accennati nel romanzo successivo, "The White Road"), per lungo tempo Angel non sarà più lo stesso uomo.
Malgrado la situazione sfavorevole, Bird e Angel insieme riescono ad eliminare (quanto faticosamente!) sia Muriel che Leonard. Quando però si trovano di fronte il reverendo Aaron Faulkner in persona, Bird sceglie di non premere il grilletto: Faulkner ha un'arma scarica, sta scappando e ucciderlo equivarrebbe a cedere alla stessa malvagità che lo sta consumando. Di questa decisione - non condivisa nè da Angel nè da Louis - avranno modo di pentirsi un po' tutti, nel futuro; in quel momento però Bird si dimostra giustamente coerente con la sua rinuncia alla violenza gratuita, la rinuncia alla pura vendetta.
Vuole agire se ce n'è bisogno, ma vuole anche iniziare a sentirsi in pace con la propria coscienza. Vuole una vita nuova e diversa... e forse l'avrà: nella penultima riga dell'ultima pagina Rachel gli rivela di essere incinta.
Letto nell'edizione originale americana pubblicata dalla Avon Books (an imprint of HarperCollins Publishers). 
Letto nell'edizione originale americana pubblicata dalla Avon Books (an imprint of HarperCollins Publishers). 