CALIFORNIA SUITE

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I lavori di Neil Simon, commediografo statunitense nato nella seconda metà degli anni Venti, sono stati spesso trasposti per il cinema; non di rado la sceneggiatura di quei film era poi opera dello stesso Simon.
Chi non ricorda pellicole come "A piedi nudi nel parco", "La strana coppia", "I ragazzi irresistibili" o "Il prigioniero della Seconda Strada"? Commedie umoristiche tipiche degli anni Sessanta e storie più introspettive appartenenti al periodo successivo, intrecci brillanti con picchi decisamente comici, personaggi normali, piccoli antieroi in perenne lotta contro le insidie della vita moderna o della sorte.
Sono film entrati a loro modo nella storia del cinema, arricchiti dal talento di attori "d'epoca" come Robert Redford, Jane Fonda, Walter Matthau o Jack Lemon... quel tipo di film che - come si dice con un pizzico di rimpianto - non si fanno più.
Ce n'è uno in particolare al quale mi sento molto legata, con l'affetto e la memoria: un gioiellino che dopo l'uscita nelle sale si caricò di premi grazie all'interpretazione di una delle sue attrici. Il film è "California Suite", e l'attrice è Maggie Smith.

CALIFORNIA SUITE (Columbia Pictures, 1978). Regia di Herbert Ross; sceneggiatura di Neil Simon, dalla sua omonima commedia del 1976. [ Distribuito in Italia da CEIAD ].
Per la sua partecipazione al film in un ruolo di attrice non protagonista, nel 1979 Maggie Smith vinse l'Oscar, il Golden Globe e il Kansas City Film Critics Circle Award.

Pur senza essere un vero e proprio film ad episodi, "California Suite" riesce comunque ad intrecciare cinque storie di altrettante coppie che alla vigilia della consegna degli Oscar si ritrovano ad occupare alcune stanze nello stesso Hotel di Los Angeles.
Da un punto di vista pratico la maggior parte delle storie si mantengono indipendenti le une dalle altre: l'unica cosa che le accomuna davvero è il luogo ove si svolgono, un Hotel di lusso (ma senza nome) in quella città adrenalinica e un po' isterica che è Los Angeles.
Analizzate meglio risultano però storie che hanno in comune anche qualcosa di più profondo: ciascuna a suo modo, sono tutte storie di piccole o grandi sconfitte a cui i personaggi reagiscono (e sopravvivino) in maniera diversa. Alcune più divertenti, altre semplicemente umane, tutte dotate di un certo significato.
C'è la storia di Bill e Hannah Warren (Alan Alda e Jane Fonda): sono divorziati e non si vedono da nove anni, ma lei è volata in California dove vive lui per recuperare la figlia diciassettenne Jenny, fuggita da New York (con i propri risparmi!) ed evidentemente molto scontenta del rapporto con la madre.
Hannah è un'intellettuale, una giornalista, una donna dura che copre con il sarcasmo le proprie paura. Bill dopo il divorzio è molto più rilassato, ringiovanito, persino preoccupato per la propria salute: la California gli fa bene, e tutto sommato lui pensa che potrebbe far bene anche a Jenny.
Alla fine di una stressante giornata costellata di caustiche battute e illuminata a sorpresa da affetti riscoperti, Hannah si convince a lasciare Jenny con il padre: supera la propria intansigenza e il proprio dolore per il bene della figlia. Capisce che ora deve continuare a vivere con lei lontana, anche se la California le sembra un posto davvero pessimo in cui crescere!
Nel frattempo sono sbarcate all'Hotel dove Hannah ha occupato una stanza anche due coppie di colore: i dottori Willis Panama (Bill Cosby) e Chauncey Gump (Richard Pryor) con le rispettive consorti. I due sono amici, lavorano nello stesso ospedale ed ora stanno concludendo a Los Angeles una vacanza che hanno passato insieme.
Il loro soggiorno è costellato da un'incredibile serie di disavventure e incidenti che ad un certo punto sfociano in aperta ostilità: una disgraziata partita a tennis finisce per diventare il catalizzatore di rancori sopiti e reciproche accuse. Finisce in rissa, ma quando i quattro - malconci e incerottati - salgono sull'aereo che li riporterà a casa, tutto sommato sono tornati amici, ancora disposti a sopportarsi a vicenda.
Un po' peggio invece rischia di andare per un altro personaggio: Marvin Michaels (Walter Matthau), giunto a Los Angeles per presenziare alla cresima di un nipote.
Marvin e sua moglie Millie (Elaine May) evitano sempre di volare insieme, in modo che - in caso di incidente aereo - i loro figli non si ritrovino orfani di entrambi i genitori. Millie quindi arriverà il mattino successivo.
In sua assenza fa compagnia a Marvin il fratello Henry, un erotomane di mezza età che dopo cena, pensando di fare una cosa utile e divertente, spedisce in camera dello stesso Marvin una giovane squillo per allietargli la nottata di solitudine.
Il povero Marvin fronteggia male la sorperesa, ma cede. In realtà il mattino dopo, con i postumi di una brutta sbronza, non ricorda quasi niente; la ragazza però, decisamente ancor più ubriaca, è ancora nel suo letto e non accenna minimamente a svegliarsi. Arriva Millie e Marvin cerca di fare l'impossibile per nasconderle l'imbarazzante presenza, alla fine però è costretto a confessare.
Millie la prende abbastanza bene: è incazzata nera ma decide di comportarsi dignitosamente e di "dimenticare" l'accaduto. Intanto però si vendica prosciugando la carta di credito del marito in abiti e cure estetiche: alla festa sarà bellissima ed elegante come forse non era mai stata. Dulcis in fundo: per recarsi alla festa, dato che sono in ritardo, Millie costringe un imbarazzato Marvin a dividere il taxi con la simpatica squillo, finalmente sveglia.
In questa parte del film ho sempre apprezzato molto la partecipazione di Elaine May, caratterista relativamente famosa che presta a Millie le sue sembianze apparentemente scialbe e dimesse. Come direbbe Camilleri, ha proprio la faccia che dovrebbe avere una moglie... ma (aggiungo io) possiede anche la fermezza e la simpatia di una gran donna.
Sin qui, quattro storie amene e interessanti. Ma la mia preferita, quella per cui cerco di rivedere il film ogni volta che passa in TV, è la quinta (che poi sarebbe in realtà la prima e ultima, la storia con cui il film si apre e si chiude). Si tratta di un episodio interpretato da Maggie Smith e Michael Caine, che tra passato e presente sono forse i miei attori più amati in assoluto, ma si tratta anche di una storia buffa, tenera e agrodolce che già da sola varrebbe la visione per chiunque.
Nei panni di Diana Barrie, Maggie Smith è entrata nella storia del cinema come la prima ed unica attrice a vincere un Oscar per aver interpretato il ruolo di un'attrice che l'Oscar NON lo vince.
Nei panni di Sidney Cochran, Michael Caine ha invece affrontato una delle tre interpretazioni di un personaggio gay riscontrabili nella sua lunghissima carriera. (Maggie e Michael in ogni caso torneranno ad essere "sposati" anche in "Amori e Ripicche" ovvero "Curtain Call", un film del 1999).
In "California Suite" i due sono coniugi londinesi che approdano a Los Angeles perchè lei, affermata e famosissima attrice, è candidata all'Oscar. Diana Barrie in realtà è una grande attrice teatrale, capace (come il personaggio che si trova in uno dei romanzi di Rex Stout!) di recitare tanto Shakespeare quanto Ibsen, ma il premio potrebbe conquistarlo per "Niente Curve a Sinistra", uno stupido film comico interpretato al fianco di James Coburn (che nel ruolo di se stesso fa un divertito cameo).
Sidney Cochran invece è solo un antiquario; esiste all'ombra della celebre moglie e la cosa pare non turbarlo affatto.
Come quasi tutto il resto del film, anche questa parte vive di battute ora aspre ora brillanti, tanto più riuscite quanto più sorprendenti: e il meglio della vicenda consiste appunto nel fatto che solo gradualmente lo spettatore è messo in grado di cogliere la natura profonda del rapporto tra Diana e Sidney.
Lei ostenta indifferenza, in realtà fibrilla e forse vincere non le dispiacerebbe affatto; dopo un po' però si inizia a comprendere che il suo nervosismo, il suo sarcasmo e la sua saltuaria cattiveria hanno ben poco a che fare con il premio e il noioso contorno. Diana è una donna frustrata e profondamente infelice: lei e Sidney hanno un matrimonio agiato e brillante che dura ormai da dodici anni, ma che è anche un'enorme e comoda finzione: Diana si appoggia umanamente a Sidney, capace di assecondarla senza essere servile, e in cambio lei lo lascia libero di vivere - con grande discrezione - la propria omossessualità.
Il problema consiste nel fatto che Diana è perdutamente innamorata di Sidney; anche lui l'ama, a suo modo, però non è in grado di offrirle tutto ciò di cui lei avrebbe bisogno.
Qualche occasionale "gin & tonic" serve solo a rappezzare una situazione che per Diana si va facendo difficoltosa.
Le cose non migliorano quando l'Oscar le sfugge: la mancata vittoria in sè non è importante ma diventa elemento scatenante di una crisi che potrebbe trasformarsi in tragedia se Diana e Sidney non fossero quegli ineffabili personaggi che in effetti sono. Lei muta la rabbia e il dolore represso in un'accorata richiesta d'aiuto alla quale lui per una volta risponde sino in fondo: i due si parlano apertamente come non facevano da tempo e alla fine Diana avrà una tenera notte d'amore californiano, come se il suo matrimonio fosse un matrimonio vero.
Il giorno seguente, ripartiti alla volta di Londra, Diana e Sidney tornano ad "interpretare" se stessi: caustici o imperturbabili, a seconda delle circostanze, perfettamente consapevoli dei limiti imposti alla loro convivenza, e di nuovo disposti ad accettarli. Forse non proprio felici, ma nemmeno più infelici rispetto alla media dei normali esseri umani.

- Limitarsi a dire che in questo film Maggie Smith e Michael Caine sono perfetti non rende ancora sufficiente giustizia al loro talento. Stanno benissimo insieme e lo spettatore arriva ad amarli entrambi allo stesso modo, con le loro dolci debolezze ed i loro isterismi soavi.

Nota a margine:
- Forse risponde a verità che la California sia un luogo intellettualmente piuttosto discutibile, però ci sarebbe lo stesso da farci un pansierino. Se non altro, per motivi climatici: il film comprende la cerimonia degli Oscar, dunque è solo la fine di marzo... eppure Hannah Warren riesce a fare un bagno nell'Oceano, e indossa un bikini!

LadyJack || 11:09 || venerdì, 31 luglio 2009
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Montalbano e lo "sconcerto metafisico"

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LA DANZA DEL GABBIANO, di Andrea Camilleri [ Sellerio ed., 2009 ]

Quindicesimo volume dell'ormai lunga (e sempre bella) saga dedicata alle avventure del commissario Montalbano. Uno dei più complessi e sfumati, direi: la vicenda del romanzo è abbastanza stratificata e coinvolge umanamente i personaggi - in primis il commissario - quanto e più del solito.
Ci sono molte cose: Montalbano che lotta contro le conseguenze delle "vicchiaglie", immerso in una tarda primavera ancora un po' troppo fredda; il suo rapporto con Livia, che si fa eterno ma non certo più facile; il confronto a distanza (molto pirandelliano... ) tra lui-personaggio, l'attore Zingaretti che lo interpreta in TV e lo stesso Andrea Camilleri, autore di storie che lo sopraffanno.
C'è anche una durissima e difficile indagine su alcuni omicidi legati ad un caso di contrabbando.
Ma prima di tutto c'è la "danza del gabbiano" che dà il titolo al romanzo e che diventa metafora della nostra inadeguatezza di fronte alla morte altrui. E' un gabbiano che precipita dal cielo - così, senza causa apparente - sulla spiaggia di Marinella, poco lontano dalla verandina. Montalbano ne vede la breve agonia, le ultime stentate e disperate movenze quando l'uccello sembra danzare prima di restare immobile per sempre, con le piume appena mosse dal vento. E' una visone che lo colpisce a fondo, nemmeno lui sa bene il perchè; continuerà ad esserne ossessionato a lungo, sino al momento in cui avrà l'occasione di accostare mentalmente la danza del gabbiano all'agonia di uno dei cadaveri dell'indagine: un uomo bestialmente torturato e costretto a danzare a sua volta la propria morte.
E' un mondo sempre più ostile, quello in cui vive e agisce il commissario: mondo di nature stravolte, di realtà importanti sommerse e imbalsamate dalle chiacchiere televisive, di pensieri che vorrebbero essere stanchi e non possono permetterselo.
Montalbano avanza con l'età e ha in vista la fine della propria carriera: ma non è ancora da lui l'abbandonarsi all'illusione di non aver più nulla da perdere.

TRAMA: Dopo tre mesi di lontananza, Livia si è presa qualche giorno di ferie ed è volata in Sicilia; il commissario ne è molto contento. Insieme visiteranno quelle parti dell'Isola che ancora lei non conosce.
Intanto in commissariato si presenta un tal Adolfo Rizzica, propietario di una piccola flotta di motopescherecci: sospetta che una delle sue barche, in costante ritardo quando si tratta di far ritorno a Vigata dopo la notte di pesca, possa essere immischiata in un traffico di droga.
Montalbano ascolta distrattamente il racconto dell'uomo, poi lo scarica a Mimì perchè la cosa non lo interessa; di lì a poco comunque avrà ben altro a cui pensare perchè all'improvviso Fazio (il nostro Fazio!) risulta scomparso, e in circostanze tali da far temere il peggio. Io stessa mi sono detta: ecco, ci siamo: ho temuto a lungo che Camilleri scrivesse qualcosa di irreparabile ed ora l'irreparabile è qui...
A detta della moglie (gran donna) una sera Fazio è stato convocato al porto da una telefonata di Montalbano poi, contrariamente alle sue abitudini, non ha più dato notizie di sè. E' semplicemente scomparso.
La telefonata di Montalbano a Fazio non c'è mai stata, ma ci sono state altre telefonate di un vecchio amico e insomma, sembra proprio che Fazio abbia iniziato una sua indagine senza confidarsi con nessuno. Di lui non ci sono tracce negli ospedali, nelle cliniche private nè tantomeno (per fortuna) all'obitorio. Quando però il commissario e Mimì, già in fibrillazione per l'ansia, vanno a curiosare al porto, trovano tracce di una sparatoria; niente cadaveri ma molti indizi che incrinano comunque la speranza.
Di lì a poco, dietro segnalazione di un latitante (un informatore di Niccolò Zito, che nel frattempo ha subodorato parte della storia) vengono disposte le ricerche di un corpo in località Tre Pozzi, una zona arida, piena di grotte e fenditure che deve il suo nome a tre profondi sbalanchi che hanno spesso occultato prove di omicidi. E anche questa volta i pozzi non si smentiscono: due di essi ospitano effettivamente altrettanti cadaveri, uno di qualche giorno ed un altro ben più fresco.
Indescrivibile lo stato d'animo di Montalbano mentre i vigili del fuoco organizzano il difficile recupero del secondo corpo: lunghissimi momenti di passione che per fortuna sboccano nel sollievo. Quando si rende conto che non si tratta di Fazio, per la tensione Montalbano sviene tra le braccia di Mimì. Poi però si riprende perchè c'è molto da fare.
Mettendo insieme vari indizi risulta innanzitutto probabile che quel morto ammazzato sia opera dello stesso Fazio, per leggittima difesa e per avere l'occasione di scappare; dunque è verosimile che Fazio - quasi sicuramente ferito - sia nascosto o disperso nelle vicinanze. Un'attenta ricerca lo fa infatti ritrovare dentro una delle gallerie della zona: ha una commozione cerebrale e soffre di momentanee amnesie, tanto che prima di essere preso si mette a sparare contro gli amici e colleghi. Le sue condizioni tuttavia non sono gravi quanto si era temuto: ricoverato in tutta fretta all'ospadale di Fiacca, Fazio viene operato con ottimi risultati.
Nei giorni seguenti, a pezzi e bocconi per non stancarlo, Montalbano verrà a sapere da lui quanto basta per confermare quanto già scoperto, per aprire un'indagine e per identificare i morti dei Tre Pozzi. Ma la questione si rivelerà lunga, diificoltosa e ben più complessa del previsto. Ad un certo punto anche la confusa storia narrata da Adolfo Rizzica assume un suo preciso significato: non quello che potrebbe sembrare a prima vista, però.
Gli eventi hanno persino fatto dimenticare a Montalbano la presenza di Livia: lei, incazzatissima, viene placata solo dalle mezze rivelazioni di un premuroso (e insolitamente "coraggioso") Catarella.
La vacanza però è sfumata e Montalbano dovrà poi ricorrere a tutta la propria teatrale creatività per riuscire a svolgere l'indagine a suo modo e senza interferenze burocratiche. Tra l'altro ad un certo punto Fazio deve essere trasferito e messo sotto protezione perchè gli attentati alla sua vita sono tutt'altro che finiti: il trasferimento con scorta verso Palermo provoca il quasi arresto - ed il sicuro infarto - di un vescovo... ma questa è una piccola disavventura marginale (non per il vescovo, in ogni caso!).
Occorre tempo, sagacia e pazienza, nonchè un pizzico di fortuna e la forzata collaborazione di un'infermiera bella e traditora perchè Montalbano riesca finalmente a ricomporre interamente il rompicapo crudele, che in sostanza svela un traffico di armi chimiche, fornite dalla mafia russa, verso un Paese arabo. C'entra un esponente della famiglia Sinagra e ci sono coinvolgimenti politici di alto livello, per cui l'indagine è di quelle "col botto".
Poichè Camilleri non può rinunciare al suo giusto umorismo nemmeno nelle circostanze più impervie, l'epilogo del caso viene così descritto: "
Fu 'na jurnata di tirribilio. Giornalisti, televisioni, interviste telefoniche, il questore incazzato pirchì quello strunzo d'Arquà gli aviva consignato 'na littra scottante che invici doviva dari a Montalbano e accussì facenno l'aviva mittuto nei guai, Tommaseo che non ci aveva accapito 'na minchia e annava in giro dicenno che era merito sò, la scena di Sinagra in mutanne ammanettato in tutti i telegiornali nazionali...".
Poi il commissario, seduto sulla verandina in compagnia della propria malinconia, cerca di consolarsi sbafando uno dei piatti gioiosi di Adelina.

ANACRONIE (ma niente di grave... )
- A pag.14 del romanzo si trova un brano - a mio giudizio aggiunto in corsa poco prima della pubblicazione - in cui si fa cenno "a 'na coppia 'mportanti che si era separata, un fotografo che fotografava quello che non doviva, l'omo cchiù ricco e potenti del paìsi al quali sò moglieri aviva pubblicamente scivuto per rimproverarlo di certe paroli dette a un'altra fìmmina". Eco di fatti recenti, insomma, che però contrastano con l'altro punto del romanzo da cui si evince che all'epoca della storia Bush era ancora il presidente USA.
Certo, si può obiettare che la libertà romanzesca è libera (appunto... ) e non soggetta a simili pignolerie; inoltre le chiacchiere sono chiacchiere oggi come ieri, ed i presidenti americani per noi alla fin fine sono tutti uguali.
In ogni caso, poichè Montalbano si dice ripetutamente di avere ormai cinquantasette anni, la storia dovrebbe essere ambientata nell'anno 2007, a partire da metà maggio.

LadyJack || 10:28 || lunedì, 27 luglio 2009
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IT'S IN HIS KISS by JULIA QUINN (2005 - the seventh Bridgerton novel)

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Letto nell'edizione originale americana pubblicata dalla Avon Books (an imprint of HarperCollins Publishers).
In Italia il romanzo è stato pubblicato ne I Romanzi Mondadori con il titolo di "Tutto in un bacio".

Attenzione: spoilers.

Tenderei a non classificare questo romanzo fra i più brillanti e originali scritti da Julia Quinn.
Inizialmente sono rimasta interdetta dal senso di dejavu suscitatomi dal fatto che mi trovavo a leggere le gesta di un altro "nipote preferito" di Lady Danbury e di un'altra assertiva giovane che teneva testa alla linguacciuta vegliarda, facendole compagnia tutti i martedì pomeriggio.
I due futuri innamorati in questione sono Gareth St. Clair, ovviamente bellissimo e sfacciato rake e la più piccola dei Bridgerton, Hyacinth, una replicante delle sue sorelle, dotata della penetrante curiosità e saccenza di chi si è dovuto distinguere nella numerosa nidiata... last, but not least.
La carenza di argomenti nuovi per la saga ha fatto sì che Julia Quinn supplisse con il mestiere e l'incomparabile bravura nell'inventare dialoghi arguti. La storia è inconsistente, anche per un romance leggero e procede senza coinvolgere. In certi momenti sembra che l'autrice abbia perso un po' il bandolo della matassa e sfrutti gli stereotipi del genere e i punti fermi del proprio repertorio per tirare un po' i remi in barca. Ne risulta che Gareth e Hyacinth (quest'ultimo nome già di per sè è impronunciabile, ma associato a quello di lui è pure peggio, tanto che persino il fratello Gregory ci scherza su, mettendosi a parlare dei due farfugliando parole piene di "th"...), seppure molto gradevoli, sono quasi le caricature involontarie dei protagonisti dei precedenti episodi della saga.
Le poche scene che formano il tutto sono allungate oltre il necessario e il cosiddetto "mistero" sul quale si intreccia la vicenda è piuttosto stentato, ma serve ovviamente a dare ai due piccioncini lo spunto per passare tempo insieme e approfondire la reciproca conoscenza.
Lady Danbury e Lady Violet Bridgerton vedono con grande favore la possibilità che i rispettivi nipote e figlia uniscano le proprie vite e spingono per creare l'opportunità affinché ciò avvenga.
Gareth è sostanzialmente un ragazzo buono, intelligente e onorevole, ma ha passato tutta la vita a reagire con comportamenti strafottenti e pieni di giovanile ribellione nei confronti della freddezza, del disprezzo e dell'odio che suo padre, il barone St. Clair, gli ha sempre elargito a piene mani. Finché, un giorno, l'uomo, oberato dai debiti, non aveva cercato di imporre al figlio un matrimonio di convenienza che Gareth aveva rifiutato. Il barone gli aveva quindi sputato in faccia la verità: la madre di Gareth, morta da anni, lo aveva concepito con un altro uomo, tradendo il marito (che, d'altro canto, se lo meritava alla grande), il quale in quel periodo si era assentato da Londra per un paio di mesi. Ad aggravare i rapporti fra Lord St. Clair ed il figlio di sua moglie si era aggiunta l'improvvisa morte del primogenito legittimo, George. Ora Gareth è l'unico erede e il barone, avendolo riconosciuto nel vincolo coniugale al momento della sua nascita, non può ripudiarlo ora senza rendere pubbliche le proprie corna, cosa improponibile per il suo orgoglio.
Hyacinth è una ragazza di bell'aspetto, come tutti i Bridgerton, alla sua terza season e di non facile collocazione matrimoniale. Non certo perché non fornita di un'eccellente posizione sociale e di una generosa dote, ma perché è troppo intelligente, caustica e conscia di sè, cosa che terrorizza i pretendenti più appetibili. Casualmente, Gareth St. Clair adora la propria nonna materna Lady Danbury, la quale ha un debole per Hyacinth che le somiglia moltissimo negli atteggiamenti e nell'acume intellettuale. Quindi a Gareth dovrebbe piacere anche Hyacinth è infatti la storia si sviluppa in quel senso. Anche Hyacinth è catturata dalle prerogative di Gareth: bello, ironico, sexy e con una mente capace di tenere testa alla propria progenitrice e quindi anche a lei in quanto emula della predetta.
Hyacinth, ben presto, si innamora. Gareth è un po' più lento. Ma solo perché è preso da altri problemi da risolvere con il cosiddetto padre.
Nel mezzo si pone un misterioso diario, scritto in italiano dalla madre del barone, Isabella St. Clair, morta da anni e originaria del Bel Paese. Naturalmente l'inesauribile Hyacinth ha avuto una governante italiana ed è in grado di tradurre il diario, che potrebbe portare alla luce fantomatici braccialetti di diamanti nascosti a casa St. Clair da Isabella e forse la verità che ella probabilmente conosceva sulla paternità di Gareth. Lanciati in questa caccia al tesoro, all'insaputa del barone, Gareth e Hyacinth si introducono alcune volte nottetempo nella casa dell'uomo, mentre questi si intrattiene in serate mondane. Galeotto fu il diario, ecc., ecc.
Impacchettato sul finale, il romanzo ci regala qualche ameno sorriso e la consapevolezza che Julia Quinn ci sa fare a prescindere.
L'epilogo è un tiro mancino, un lampo furbetto e imprevisto, che ci fa chiudere il libro chiedendoci se ci sarà un'ulteriore sviluppo nel prossimo ed ultimo della serie.

ArchieGoodwin || 20:16 || domenica, 26 luglio 2009
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Il Labirinto del Mondo

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I DELITTI DELLA BIBLIOTECA SCOMPARSA ("Ex - Libris", 1998), di Ross King [ Sylvestre Bonnard ed., 2002; trad. di Bruno Amato ]

Incipit: "Chi avesse desiderato comperare un libro a Londra nell'anno 1660 aveva la possibilità di scegliere tra quattro zone. Le opere ecclesiastiche si potevano acquistare presso i librai di St.Paul's Churchyard, mentre i negozi e i chioschi di Little Britain erano specializzati in volumi greci e latini, e quelli sul lato occidentale di Fleet Street offrivano i testi giuridici per gli avvocati e i magistrati della città. Il quarto luogo dove cercare un libro - di gran lunga il migliore - era il London Bridge".

Quando mi trovo di fronte ad un libro che parla di libri la mia prima reazione è sempre un po' diffidente, tanto più se il libro in questione ha una dimensione storiografica e promette di sviluppare un sottofondo di tipo "giallo".
L'atteggiamento è dovuto al fatto che dopo tanti anni per me "Il Nome della Rosa" continua a rimanere la pietra di pargone nel genere... e oggettivamente, si tratta di un esempio difficile da superare.
Così, quando sugli scaffali della mia biblioteca è comparso questo volume di Ross King, mi sono incuriosita ma ero pronta a non aspettarmi granchè. Il romanzo invece mi è piaciuto, anche se devo ammettre che si è trattato di una lettura piuttosto impegnativa. L'autore mi sembra comunque un discepolo di Umberto Eco, e il romanzo presenta numerosi punti di contatto e di ispirazione tanto con "Il Nome della Rosa" (la ricerca di un testo importante e proibito) quanto con "L'Isola del Giorno Prima" (il secolo XVII dei viaggi e delle scoperte, della scienza e della Controriforma insieme).
C'è molta erudizione, inutile negarlo: è preferibile che il lettore di Ross King abbia qualche conoscenza storica (la storia d'Inghilterra, ma anche quel tragico e inestricabile caos che fu la Guerra dei Trent'anni) e non risulta superflua neppure la disponibilità ad addentrarsi in una narrazione complessa e stratificata. Tuttavia lo stile di Ross King è estremamente chiaro e affascinante insieme, per cui alla fine fine la lettura risulta ben più agevole di quanto ci si potesse aspettare.
"Ex-Libris" è insomma uno di quei volumi le cui pagine si vorrebbero girare in fretta, per sapere cosa viene dopo... ed è forse questo il massimo complimento che gli si può tributare.
Il titolo italiano non è molto bello nè rende giustizia al vero argomento del romanzo; immagino sia stato scelto per ragioni di marketing, dato che un delitto possiede sempre un certo peso "pubblicitario". Il cuore della narrazione però ha ben poco a che fare con un'indagine di tipo tradizionale; torna piuttosto ad uno dei principi fondamentali già contenuti ne "Il Nome della Rosa": il fatto che indagare equivale a conoscere, ad accumulare esperienze che portano alla crescita e al cambiamento. Il fatto che indagare significa in genere lottare contro le forze che preferiscono la palude dell'immobilismo e dell'ignoranza.

TRAMA: Londra, estate dell'anno 1660. La vicenda è narrata in prima persona da quello che si rivelerà poi essere il suo protagonista: Mr Isaac Inchbold, quarantenne libraio, proprietario e gestore della "Nonsuch Books".
Protagonista alquanto improbabile, per sua stessa ammissione: Mr Inchbold, che è vedovo ed ha già perduto i quattro figli, è miope, zoppo, asmatico... ben poco adatto all'avventura, insomma, tanto più che il suo carattere lo dispone alla vita semplice e sedentaria. In quarant'anni ha lasciato Londra solo per recarsi a qualche Fiera del Libro, e il panorama del ponte e del fiume è tutto ciò che ama, e a cui è abituato.
Tuttavia Mr Inchbold non è uno sprovveduto: è anzi un uomo intelligente, di grande cultura e sensibilità; conosce a fondo il suo mestiere e anche se il punto privilegiato dei suoi pensieri e delle sue esperienze sono i libri, ciò non significa che egli sia al di fuori della realtà.
E' comunque nella sua qualità di libraio che Mr Inchbold viene trascinato nella strana avventura.
Un giorno riceve da parte di una certa Lady Marchamont l'invito a recarsi a Pontifex Hall, la sua residenza nel Dorsetshire, per una questione segreta e urgente. Il biglietto non dice molto ma Inchbold, che ha notato alcuni curiosi particolari, decide di accettare l'invito. Intraprende così il faticoso viaggio - uno dei più lunghi che abbia fatto in vita sua - e raggiunge il Dorset.
Pontifex Hall è una grandiosa rovina: il palazzo, circondato da un enorme e incolto parco, mostra ancora le tracce della passata magnificenza, ma è diroccato, spoglio al limite dello squallore, minacciato da infiltrazioni d'acqua dal sottosuolo che ne rendono precaria la stabilità.
Bisogna tenere conto comunque che ci si trova in un tempo di poco successivo alla conclusione della guerra civile: la nobiltà di ritorno dall'esilio si è vista restituire palazzi i cui legni hanno alimentato i fuochi delle truppe di Cromwell, e le cui inferriate sono state trasformate in palle di cannone. Pontifex Hall riunisce in sè gli effetti del saccheggio e dell'abbandono.
Lady Alethea Marchamont si adatta perfettamente all'ambiente: abiti opachi e consunti, aristocratica eppure prosaica, non bellissima ma certo affascinante. Essendo vedova può ormai disporre liberamente del patrimonio ed è sua intenzione restaurare la proprietà per riportarla agli antichi splendori, così come era stata progettata e realizzata dal suo amatissimo (e ormai defunto) padre, Sir Ambrose Plessington.
Mr Inchbold rimane colpito dalla gentildonna (per dirla tutta, malgrado la differente condizione sociale se ne innamorerà un po'): non al punto da credere ciecamente a tutto ciò che lei dice, ma certo la storia di Lady Marchamont è ben più che interessante.
In sostanza Mr Inchbold riceve l'incarico di rintracciare uno dei testi dispersi della biblioteca di Pontifex Hall, una delle cose che Lady Marchamont vuole ricostruire. Si tratta di un raro e poco conosciuto manoscritto, "Il Labirinto del Mondo", appartenente al canone del "corpus hermeticum". A dire il vero, i Libri tradizionalmente attribuiti ad Ermete Trismegisto sono stati da poco riconosciuti come una falsa creazione, tuttavia la pergamena possiede valore in sè, ed era stata salvata da Sir Ambrose in persona quando nel 1620 le Lega Cattolica aveva conquistato Praga e la Biblioteca Imperiale era stata trasferita, e in seguito parzialmente dispersa. Si tratta insomma di un libro di grande peso storico.
Dei particolari di questa parte della vicenda Mr Inchbold verrà a conoscenza più tardi; il lettore invece li apprende gradualmente, procedendo di capitolo in capitolo. Per lui, la cronaca stilata dalla stesso Mr Inchbold si alterna con un'altra cronaca oggettiva e più antica, riguardante la fuga da Praga nel 1620 - e poi il lungo viaggio sino all'Inghilterra - di un singolare terzetto di personaggi: Sir Ambrose in persona, Vilèm il bibliotecario imperiale ed Emilia Molyneux, una dama di corte innamorata di Vilèm, che nel corso del viaggio scopre di aspettare da lui un bambino.
Sir Ambrose era già stato procacciatore di libri e di tesori d'arte per il vecchio imparatore Rodolfo II, e in quel mometo di crisi (sul trono sedevano imperatori protestanti, la città era sotto attacco da parte della Lega Cattolica) aveva curato il difficile trasferimento della Biblioteca e di gran parte del contenuto delle cosiddette Sale Spagnole: oggetti preziosi e curiosità esotiche che non potevano essere abbandonate ai bombardamenti e al saccheggio.
Con il procedere della sua avventura Mr Inchbold verrà a conoscenza di molte altre cose interessanti sulla vita di Sir Ambrose Plessington, ad esempio il fatto che il nobiluomo - grande viaggiatore, inventore, uomo di cultura, fine politico, buon suddito realista e protestante - aveva partecipato con una sua nave all'ultima sfortunata spedizione di sir Walter Raleigh, quella che nel 1617-18 avrebbe dovuto portare gli inglesi alla scoperta di una favolosa miniera d'oro in Guiana, e che invece si era conclusa con il fallimento e la condanna al patibolo di Sir Walter.
Tornato a Londra dopo aver lasciato Pontifex Hall, Mr Inchbold è ancora lontano dalle complicazioni - e dai pericoli - che si troverà ad affrontare successivamente; per ora pensa soltanto di poter rintracciare la pergamena perduta attraverso canali abbastanza tradizionali: le aste librarie, i cataloghi dei collezionisti, qualche fortunato contatto nell'ambiente. Ed è in tale direzione che inizia a muoversi.
Ben presto però complicazioni inattese, nonchè qualche attentato alla sua vita e alle sue proprietà, mostrano a Mr Inchbold che le cose non stanno come era sembrato, e il piccolo acciaccato libraio è costretto a trasformarsi da uomo di pensiero in uomo d'azione.
Impossibile ripercorrere qui tutte le sue traversie: basti dire che ad un certo punto Mr Inchbold si ritrova - sotto mentite spoglie e con il riparo di un inedito travestimento - ad occupare una delle stanze nella Locanda della Mezzaluna (in realtà, un bordello... ), in una delle zone malfamate di Londra.
Il fatto più importante però è che tra una cosa e l'altra, tra un pericolo ed un ambiguo incontro, Mr Inchbold procede nella sua indagine ed acquisisce informazioni e certezze crescenti. Alla fine purtroppo si rende conto che Lady Marchamont gli ha mentito, ed è forse responsabile di parte dei suoi guai.
Mr Inchbold torna dunque a Pontifex Hall per chiedere conto alla gentildonna delle spiacevoli verità che ha scoperto e per esigere qualche spiegazione. E' una giornata di pioggia torrenziale e l'oscurità dell'aria e del cielo sembra riflettere le ombre del suo animo: l'uomo si chiede perchè abbia dovuto perdere tante cose e lasciare la sua vita tranquilla, perchè una donna come Alethea lo abbia tradito e perchè mai un libro perduto sia tanto importante, tanto pericoloso da giustificare furti, delitti e chissà quali altri crimini.
Il colloquio con Lady Marchamont - l'ultimo che Mr Inchbold avrà con lei - chiarisce ogni cosa: Alethea rifiuta la responsabilità per gli attentati alla vita di Mr Inchbold, ammette però di essersi servita di lui per depistare i nemici nella ricerca del libro (che in realtà è sempre stato in suo possesso). Alla donna, che dal padre ha ereditato ottime capacità scientifiche, era necessaria qualche settimana di tempo per recuperare il vero testo contenuto nella pergamena: "Il Labirinto del Mondo" insomma è un palinsesto che nasconde uno dei grandi segreti dell'epoca, l'ubicazione di una terra incognita, ricca di metalli preziosi. In pratica, L'Eldorado: un mito finalmente calato nella realtà scientifica e geografica.
Lady Marchamont mostra ad Isaac il testo in fase di recupero e soddisfa le sue ultime curiosità; il loro colloquio viene però interrotto dal sopraggiungere dei nemici e dalla pioggia violenta, che infiltrandosi nelle vetuste e malconce fondamenta di Pontifex Hall, inizia rapidamente a disgregare il palazzo.
Un'Apocalisse d'acqua, di terra e di polvere travolge Pontifex, i sicari venuti da Londra, qualche nemico più vicino che Alethea ignorava di avere, la stessa Lady Marchamont e la pergamena. Si salva solo Mr Inchbold, testimone impotente dell'immane disastro.
Tornato a Londra, Mr Inchbold non può far altro che riprendere la propria esistenza. In lui non c'è esaltazone per aver sfiorato uno dei grandi misteri della Storia, nè dispiacere profondo per la perdita del manoscritto: del resto, già Sir Ambrose alla fine aveva progettato di distruggerlo, ritenendolo quasi maledetto, inadatto ad essere divulgato nei tempi nuovi aperti dalla guerra civile, e probabilmente Lady Marchamont avrebbe finito per convincersi a sua volta.
Per Mr Inchbold l'unico vero senso di perdita, espresso però con molto elittico ritegno, è quello che riguarda Alethea, il soffio di vita e di "diversità" che lei gli ha comunicato.
Il corpo della gentildonna non è mai stato ritrovato tra le rovine di Pontifex Hall e ancora quarant'anni più tardi (nell'epilogo si scopre che Isaac sta terminando la sua cronaca nell'anno 1700) Mr Inchbold a volte scruta un volto seminascosto dietro la tendina di una carrozza sperando, illudendosi per un attimo che Alethea Marchamont sia tornata.




- Qualunque riassunto della trama di "Ex-Libris", per quanto lungo e particolareggiato, non riuscirà mai a dare un'idea precisa di tutte le sottigliezze storiche, politiche e di pensiero contenute nel romanzo.
Per l'inghilterra il Seicento fu il secolo della guerra civile, della decapitazione di un re e della successiva Restaurazione; ma più in generale per l'Europa quello fu il tempo di una guerra lunga trent'anni, il tempo degli scontri religiosi, dei cambi di alleanze, dei fronti di combattimento estesi ovunque. Fu il tempo in cui vennero tirate alcune somme derivanti dai viaggi e dalle esplorazioni del secolo precedente; fu il tempo della scienza e insieme quello della Controriforma.
Fu il tempo in cui si cercò di risolvere un vecchio e pesantissimo problema, ovvero l'impossibilità di calcolare in terra e soprattutto in mare l'esatta longitudine tra due punti geografici.
Nel romanzo si trova tutto questo, ed altro ancora, assieme ad un'affascinante ricostruzione della Londra dell'epoca e ad un'immaginifica - eppure molto realistica - narrazione sulla caduta di Praga.
In fondo però l'intera storia trova il proprio fondamento semplicemente in un fatale incrocio del destino, che avviene in alto mare: l'inatteso incontro fra una nave da guerra che porta il nome di un poeta (la Philip Sidney di Sir Ambrose Plessington) ed una nave spagnola - la Sacra Familia - permeata di un profumo meraviglioso che si spande per miglia e miglia tra le onde...
LadyJack || 17:54 || martedì, 21 luglio 2009
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I romanzi di "Bird" Parker / 3

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"La prosa evocativa di Connolly
e le battute taglienti rendono i suoi libri
stranamente simili alla poesia"
         - Daily Telegraph -

GENTE CHE UCCIDE ("The Killing Kind", 2001), di John Connolly [ Rizzoli ed., 2002; trad. di Stefano Bortolussi ]

E' piuttosto difficile stilare una graduatoria dei romanzi di John Connolly in base alla loro bellezza globale o alla densità delle atmosfere. Ogni volta ciascun libro colpisce l'attenzione in modo diverso e prende con sè un pezzo di cuore, di interesse, di memoria. Direi in ogni caso che "The Killing Kind" è uno dei romanzi più belli dell'intera saga dedicata a Charlie "Bird" Parker, e insieme uno dei più cupi.
La storia è solida, coinvolgente, non priva del tipico umorismo connolliano (alcune impagabili battute, la breve ma intensa odissea giudiziaria del regista pornografo Harvey Ragle... ), tuttavia Bird scivola sempre più precisamente sull'ormai noto confine tra i mondi, e l'indagine in cui viene coinvolto lo espone al contatto con eventi pericolosi e ad incontri alquanto spiacevoli.
Lo tengono a galla nell'immenso mare del dubbio solo pochi ma decisivi elementi: la sua irrevocabile scelta etica, con la promessa di redenzione che essa porta con sè; l'amore crescente per Rachel; la forza dei ricordi migliori; l'indiscussa amicizia di Angel e di Louis, dotati tanto di coerente determinazione e di ironia, quanto di un arsenale adeguato ad una piccola guerra.
Purtroppo per Bird e per i suoi, questa volta si tratta di affrontare qualcosa di particolarmente rischioso e distruttivo, un'orgogliosa manifesatzione del Male che pretende di giudicare senza appello le debolezze umane, portando sulla Terra un'anticipata e spietata Apocalisse.
La lotta sarà durissima per tutti ma alla fine dello scontro, a parte i morti, sarà Angel a dover pagare il prezzo più alto.
Romanzo fortemente consigliato ai lettori appassionati e intrepidi che non temono di ritrovare tra le pagine le peggiori e più crude nefandezze (mai gratuite, però). Altrettanto fortemente sconsigliato agli impressionabili, ai deboli di stomaco e soprattutto agli aracnofobici. Fidatevi, so ciò che dico, perchè il romanzo l'ho letto almeno quattro volte.

 TRAMA: E' già passato quasi un anno e mezzo dalla morte di Susan e di Jennifer (è la primavera del 1998). Bird si è definitivamente trasferito a Scarborough nella vecchia casa del nonno, la casa della sua adolescenza. Si sta riprendendo fisicamente e psicologicamente, e si è dedicato in pianta stabile all'attività di detective privato; non tocca un'arma da parecchi mesi. Per evitare il dolore e le angosce sperimentate nel recente passato ha deciso di occuparsi soltanto di truffe e di frodi aziendali. Il lavoro è sporco quanto ci si può aspettare da un'attività il cui fine consiste nel cercare i vermi sotto i sassi, ma è anche decentemente pagato, e in qualche modo Bird deve pur vivere. Tuttavia non durerà. Lontano da Scarborough si verificano alcuni eventi, apparentemente slegati eppure intimamente connessi tra loro, che finiranno per coinvolgerlo in un'indagine di ben altro genere... e alla fine Bird sarà quasi contento che Louis gli abbia procurato una nuova pistola:

- A Minneapolis la sessantenne dottoressa Alison Beck, medico abortista determinato e un po' stanco, viene uccisa all'interno della sua auto in un modo che la maggior parte di voi non vuole sapere (gli altri possono leggre il "Prologo" del romanzo)

- A New York il giovane rabbino progressista Yossi Epstein muore nel suo appartamento; la causa sembra un attaco cardiaco, in realtà l'uomo è stato soffocato e intossicato con veleno di ragno. Quella stessa sera qualcuno lancia una bomba incendiaria contro la sede della Lega Ebraica per la Tolleranza fondata da Epstein.

- A Nord nello Stato del Maine, sulle rive del lago St.Froid, in un paesaggio reso spettrale dal grigiore del gelo e dagli ululati degli ibridi di lupo, un argine fangoso cede e rivela una sepoltura di vecchie ossa umane. Ben presto i resti vengono identificati come appartenenti ai cosiddetti "battisti di Aroostook", una piccola comunità religiosa di cui si erano perdute le tracce dall'inverno del 1963. Tra loro non viene rinvenuto il corpo del reverendo Aaron Faulkner, che della comunità era stato capo e guida spirituale.

Il lavoro di Bird comunque inzia da un'altra parte: viene assunto dal miliardario Jack Mercier per indagare sulla morte di Grace Peltier, figlia del suo ex socio Curtis Peltier; Mercier dichiara di volersi assumere le spese dell'incarico dato che il padre di Grace non è in grado di sostenerle. Apparentemente Grace si è suicidata nella propria auto con un colpo di pistola alla testa, ma nessuno di coloro che la conoscevano crede a questa versione dei fatti. La ragazza non possedeva una pistola, non aveva ragioni per uccidersi e anzi stava lavorando alla sua tesi di dottorato, una ricerca che la appassionava e la coinvolgeva moltissimo. Lo stesso Bird, che scopre di aver già conosciuto Grace, con la quale aveva avuto una breve e sfortunata relazione adolescenziale, fatica a conciliare il ricordo della ragazza con l'ipotesi del suicidio. L'unica labile traccia conduce ad un appuntamento - forse mancato - che Grace aveva chiesto a Carter Paragon, il capo spirituale della cosiddetta Comunità, una di quelle sette religiose che in America furoreggiano in TV. La Comunità non si mostra molto pronta alla collaborazione e Bird deve faticare parecchio per ottenere poche risposte alle sue numerose domande; quella pista rimane a lungo sospesa e incerta. Pian piano però Bird riesce ugualmente ad appurare cose utili e interessanti, anche se quasi tutte le sue scoperte seguono una scia di cadaveri e di morti violente.
Innanzitutto Jack Mercier era il padre naturale di Grace, ed è lui che aveva procurato alla ragazza la borsa di studio per il dottorato assieme a molto del raro materiale utile per la sua tesi, intitolta "La Ricerca del Luogo Sacro" e dedicata a ricostruire l'esperienza religiosa attuata dai cosiddetti "battisti di Aroostook" negli anni Sessanta. Grace era lontanamente imparentata con una delle donne che avevano fatto parte della comunità e questo fatto sembrava averla particolarmente toccata. Jack Mercier aveva inoltre rapporti di amicizia e di affari tanto con Alison Beck quanto con Yossi Epstein, i quali sono entrambi morti. Di lì a poco lo stesso Jack Mercier morirà, assieme a parte della sua famiglia.
Alle spalle di tutto questo si delinea una Comunità occulta, ben diversa da quella pubblica simpaticamente rappresentata in TV da Carter Paragon. E alle spalle della Comunità occulta è forse da collocare un'ombra nera ancora più occulta: quella del reverendo Aaron Faulkner, scomparso nel '63 e ormai da tutti dato per morto. Faulkner invece è più che mai vivo, e dedito alle sue vecchie attività: giudice implacabile delle umane debolezze, nonchè autore e rilegatore di mirabili volumi miniati dedicati all' Apocalisse di Giovanni, con illustrazioni ispirate ai più allucinati pittori di tutte le epoche, dal Medioevo all'età moderna.
Una di queste Apocalisse è stata venduta e con la sua recente fattura dimostra che Faulkner è vivo; un'altra Apocalisse, un volume macabro e molto particolare che sottratto da Grace ne ha provocato la morte, lo mette invece in relazione con il massacro dei battisti di Aroostook e con molte altre morti. Il volume è fatto di pelle umana, ossa e altri reperti anatomici sottratti alle vittime: è un Libro che registra i nomi di coloro che Faulkner ha considerato e continua a considerare Peccatori. Coloro i cui spettri mutilati iniziano ad apparire a Bird, chiamandolo all'azione in nome di una qualche forma di giustizia.
Tra una cosa e l'altra Bird fa la spiacevole conoscenza di una strana ed inquietante coppia: un uomo dal repellente aspetto, abbastanza simile ai ragni che tanto ama (arti lunghi, rada peluria, veleno nel cuore), e una donna resa muta da una cancro alla gola, la cui scarsa avvenenza fisica rispecchia perfettamente la bruttezza e la cattiveria dell'animo. A loro piace essere chiamati Monker e Nakir - i demoni della tradizione iranica preposti al Giudizio - ma ad un certo punto Bird li identifica con Leonard e Muriel Faulkner, i figli del reverendo, come lui scomparsi nel '63: progenie del demonio, se mai ne è esistita una.
Mentre il reverendo Faulkner rimane costantemente dietro le quinte nella caccia che si è aperta al Libro dell'Apocalisse, Bird, Angel, Louis e Rachel (che li ha raggiunti a Scarborough) avranno a che fare soprattutto con Leonard e Muriel: e non saranno belle esperienze. Bird viene minacciato a più riprese e controllato, Rachel rischia di morire avvelenata, e alla fine accade la cosa peggiore: i Faulkner riescono a rapire Angel, rimasto solo per breve tempo, e se ne servono come merce di scambio per riavere il Libro. E' ovvio che il ricatto non contempla davvero la possibilità che Angel rimanga vivo, Bird però deve cedere ugualmente. Anzi, dato che Louis - la cui maschera di impassibilità nasconde a stento i timori per la sorte del compagno - si trova troppo lontano per agire, tocca proprio a lui andare a cercare i Faulkner nel loro nacondiglio: il faro abbandonato di Lubec, sulla costa settentrionale.
Lì Bird trova la risposta a molte domande, comprese quelle sulla morte di Grace Peltier, ma trova anche qualcosa di peggio: Angel ammanettato in precario equilibrio, nudo, ferito, coperto di lividi, la schiena parzialmente scorticata, lasciato a dissanguarsi lentamente. E' stato torturato con disumana crudeltà, per puro sadismo. E' ancora vivo e persino cosciente, ma la notizia è buona soltanto a metà perchè dopo quell'esperienza di tenebra (i cui particolari saranno accennati nel romanzo successivo, "The White Road"), per lungo tempo Angel non sarà più lo stesso uomo.
Malgrado la situazione sfavorevole, Bird e Angel insieme riescono ad eliminare (quanto faticosamente!) sia Muriel che Leonard. Quando però si trovano di fronte il reverendo Aaron Faulkner in persona, Bird sceglie di non premere il grilletto: Faulkner ha un'arma scarica, sta scappando e ucciderlo equivarrebbe a cedere alla stessa malvagità che lo sta consumando. Di questa decisione - non condivisa nè da Angel nè da Louis - avranno modo di pentirsi un po' tutti, nel futuro; in quel momento però Bird si dimostra giustamente coerente con la sua rinuncia alla violenza gratuita, la rinuncia alla pura vendetta.
Vuole agire se ce n'è bisogno, ma vuole anche iniziare a sentirsi in pace con la propria coscienza. Vuole una vita nuova e diversa... e forse l'avrà: nella penultima riga dell'ultima pagina Rachel gli rivela di essere incinta.

LadyJack || 10:47 || giovedì, 16 luglio 2009
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WHEN HE WAS WICKED by JULIA QUINN (2004 - the sixth Bridgerton novel)

Nella categoria : romance, romanzi storici - Permalink
Letto nell'edizione originale americana pubblicata dalla Avon Books (an imprint of HarperCollins Publishers).
In Italia il romanzo è stato pubblicato ne I Romanzi Mondadori con il titolo di "Amare un libertino".

Attenzione: spoilers.

Julia Quinn aveva provato già in precedenza a tingere di colori più intensi i propri romanzi, ma non aveva prodotto esiti convincenti. Con WHEN HE WAS WICKED è riuscita ad inserire una storia che resta al cento per cento Bridgerton all'interno di una trama più introspettiva, equilibrando il suo proverbiale senso dell'umorismo con sentimenti, passioni e sfondo psicologico.
Non sono d'accordo con chi dice che questo romanzo sia così diverso ed estraneo allo stile della Quinn. Sicuramente l'ironia che vi troviamo ha un sapore più tagliente e amaro, ma ciò è a causa del sottofondo tormentoso che attanaglia l'eroe protagonista, Michael Stirling. Trovata la chiave giusta, l'autrice ha in questo caso realizzato un romance più maturo e completo, che mi è piaciuto molto.
Intendiamoci, se analizziamo con occhio critico e distaccato i capisaldi dell'intreccio, scopriamo che è intriso dei soliti facili appigli alle più comuni semplificazioni psicologiche tipiche dei romances, ma se ci avviciniamo a questo genere di letture aspettandoci originalità e polpa, possiamo astenerci a priori.
Potremmo però divertirci a raccontare
WHEN HE WAS WICKED da due punti di vista: quello disincantato (versione A) e quello della lettrice che apprezza il genere (versione B).


Versione A
Francesca Bridgerton è l'ennesima rappresentante dalla spiccata personalità di questa mirabolante famiglia del ton londinese. Si è sposata a vent'anni, per amore, con John Stirling, conte di Kilmartin e con lui vive felice nelle loro terre scozzesi, scendendo a Londra solo per la season.
John ha un cugino: Michael, che ha un anno più di lui e con il quale è cresciuto da quando il padre di Michael, gemello del suo, era morto prematuramente. John e Michael sono quindi profondamente legati e si sentono come fratelli.
Michael, però, è anche innamorato della moglie di John, esattamente da quando l'ha vista per la prima volta, tre giorni prima che convolasse con il cugino.
Fra Michael e Francesca vi è una sintonia che va ben oltre il normale rapporto fra parenti acquisiti. Lei lo ritiene il suo migliore amico e confidente e si diverte a stuzzicarlo, chiedendogli per gioco di raccontarle i particolari piccanti delle sue avventure erotiche. Sì, perché Michael Stirling, che non ha titolo, nè ricchezze, né uno scopo dominante nella vita, trascorre il suo tempo riverniciando costantemente la propria immagine di scandaloso rake. Tutte lo vogliono, tutte lo amano, ma lui è ossessionato da Francesca Stirling e si trastulla con le altre per scacciarne l'onnipresente immagine dalla propria mente.
John, Francesca, Michael. Sentimenti, sensi di colpa, dolore esplodono quando, molto opportunamente, il conte muore per un'improvvisa emorragia cerebrale. Francesca è dilaniata dal lutto e cerca conforto spirituale nell'unico essere umano che può capire il suo stato d'animo: Michael, che conosceva tutto di John e che sa tutto di lei. Michael che viveva in simbiosi con loro.
Peccato che Michael, seppure a pezzi per la perdita del cugino, continui a struggersi per Francesca. Ciò aumenta la sua angoscia, perché anche se ora il posto accanto a Francesca è vacante e il titolo di conte passerà a lui, gli riesce impossibile tradire la memoria dell'amato cugino.
C'è un momento di sospensione, quando Francesca rivela di essere incinta, ma dura poco, perché naturalmente un aborto spontaneo toglie di mezzo l'ultima probabilità che ella rimanga legata per sempre al ruolo di vedova inconsolabile. La giovane ha anche tre madri a cui rivolgersi in questi momenti cupi: la propria, quella di John e quella di Michael. Ma non trova ugualmente pace.
La sofferenza di Francesca è diretta, facile da riconoscere e da comprendere; quella di Michael è un groviglio inestricabile. Con l'innocente egoismo di chi è ignaro delle pene altrui, Francesca gli chiede aiuto e lui fugge in India, per quatto anni, perché non può rivelarle che l'ama e non può stare a guardarla mentre piange per il marito morto.
Trascorsi i quattro anni, durante i quali ha ricevuto lettere dall'India, ma non ha mai avuto il coraggio di rispondere, Francesca prende la decisione di uscire dal guscio e di rimettersi in cerca di marito, per avere quel figlio che desidera più di ogni altra cosa al mondo. Non ritiene possibile o concepibile trovare di nuovo l'amore, ma una blanda affettuosità coniugale le pare il giusto obiettivo da perseguire. Bacetti a fil di labbra e strette di mano, insomma... perché mai nessuno potrà sostituire John nel suo cuore. Ma il giorno stesso in cui lei rimette piede a Londra per partecipare ai balli della stagione, anche Michael torna in città, bello più che mai, così abbronzato e sensuale... deciso ad assumersi le sue responsabilità di conte, per giunta. L'uomo piomba di notte nella casa che ora è sua, ma nella quale la vedova di suo cugino vive ancora da padrona. Situazione ambigua e terreno fertile per sviluppi complicati. Uno sguardo tira l'altro, una parola qui, un gesto là... ci scappa il bacio. Per Michael è l'inizio di una nuova tortura. Per Francesca cominciano i dubbi, le fughe, gli scatti in avanti e i repentini dietrofront. Lui la provoca, cerca di prenderla dal lato passionale e la seduce sfoderando uno spettacolare repertorio da esperto amatore. Francesca odia la popria debolezza e rifiuta di ammettere con se stessa di provare cose che ha deciso non possano mai esistere fra lei e un altro uomo che non sia John. Ma il suo corpo non la ascolta e la trascina nel vortice della passione proprio con Michael. Lui spera di farsi amare e, intanto, si prende quello che passa il convento. Lei si sente una donna perduta e fugge in Scozia...
Michael Stirling è il prototipo dell'eroe che la lettrice di romance idealizza: innamorato perso della sua dama, pieno di fuoco, nobile d'animo, sensibile, intelligente, capace di risposte acute ed ironiche, pronto a farsi da parte e ad affogare i propri bollori con donne di cui ovviamente non gli importa nulla. La sua non è sostanza sprecata, per giunta, perché le esperienze lo rendono ancora più affascinante ed irresistibile. Come se non bastasse tanta sorte avversa, Julia Quinn si accanisce contro di lui per farcelo amare maggiormente e per preparare il terreno al finale in cui finalmente si accenderà una lampadina nella mente offuscata della bella Francesca: Michael è pure affetto da malaria, contratta durante la sua permanenza in India. Febbri altissime lo colpiscono, costringendolo a letto per un po' e Francesca teme per la sua vita. Ma continua le sue fughe: due o tre volte la troviamo vagante per i terreni che circondano Kilmartin, battuti dalle inclementi piogge scozzesi. Non le viene nemmeno un raffreddore, perché è Michael l'unico che deve stare male, sempre e costantemente, per le esigenze della trama.
Ma, fra una scampagnata piovosa e l'altra, Francesca non riesce a sfuggire del tutto a febbri ben più ardenti, che l'attirano fra le braccia di Michael nel suo letto. Insolitamente rispetto ai suoi precedenti romanzi, Julia Quinn reitera qui, con dovizia di particolari, lunghe e calienti scene di seduzione e di sesso, prendendoci forse anche un po' di gusto lei stessa. La nostra autrice sembra un po' innamorata del suo palpitante protagonista e ne ha ben donde.
Anche Francesca è un bel personaggio, coerente nei suoi principi, ma capace di lasciarsi andare e di affidarsi ai sentimenti che la dominano. Alla fine, ma proprio alla fine, coglie l'essenza di ciò che trascina il suo cuore e si rende conto che il legame che ha con Michael non è fatto solo di bisogno fisico e di vicinanza spirituale, ma è un amore vero e profondo che non può più stentare a riconoscere e nemmeno negare. Anzi, in un certo senso ammette anche di provare con lui emozioni che le erano sconosciute prima.
Nel frattempo, Michael riesce persino a sposare la donna dei suoi sogni e i due, finalmente liberi da remore, si abbandonano alle frasi amorose che avevamo atteso fiduciosi per trecentocinquantotto pagine.
Ma la conclusione del romanzo non risolve due questioni fondamentali: Michael guarirà dalla malaria? Francesca potrà coronare la ritrovata felicità concependo il figlio che tanto desidera, o resterà sterile come sembra? Sicuramente, viste le premesse, lei e Michael si impegneranno a fondo per avere bambini, ma sarà sufficiente? Julia Quinn sta scrivendo gli epiloghi brevi di tutti i romanzi della saga Bridgerton, disponibili, per ora, solo in formato e-book e pare che ci siano sviluppi interessanti per il conte e la contessa di Kilmartin. Se ci sarà un'edizione in formato cartaceo, non me la perderò!
Menzione speciale per il diabolicamente sagace Colin Bridgerton che ha un ruolo piccolo, ma essenziale in
WHEN HE WAS WICKED. Colin e Michael, dopo tutto, hanno in comune più di quanto sembri.

Versione B
:
  ... Uguale alla Versione A.   
Aggiungo che ora questo è diventato il mio romanzo preferito della serie e che mi piacerebbe che Julia Quinn trovasse l'ispirazione giusta per scriverne altri similmente avvincenti ed intriganti.

ArchieGoodwin || 22:46 || domenica, 12 luglio 2009
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TO SIR PHILLIP, WITH LOVE by JULIA QUINN (2003 - the fifth Bridgerton novel)

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Letto nell'edizione originale americana pubblicata dalla Avon Books (an imprint of HarperCollins Publishers).
In Italia il romanzo è stato pubblicato ne I Romanzi Mondadori con il titolo di "A Sir Phllip con amore".

Attenzione: spoilers.

Dopo An offer from a gentleman potrei dire che questo è un altro dei romanzi un po' "stiracchiati" della saga Bridgerton. Ma ciò non significa che io non ne abbia gradito la lettura. Qualcosa di godibile c'è sempre nelle storie narrate da Julia Quinn.
Si doveva trovare un marito anche per Eloise Bridgerton e così, di punto in bianco, è saltato fuori uno schivo vedovo, padre di due irrequieti gemelli, che ha ereditato il titolo di baronetto dal fratello morto a Waterloo e che vive per lo più rintanato nella serra della sua dimora del Gloucestershire. Sir Phillip Crane esordisce nel romanzo in modo insolitamente cupo e drammatico per gli standards di Julia Quinn: la moglie Marina, malata di depressione cronica, tenta il suicidio nelle acque del lago vicino alla loro casa; Phillip la salva, ma lei muore dopo tre giorni, a causa dell'infezione polmonare insorta per il gelido tuffo. Una moglie non sposata per amore, ma per compiere un atto dovuto, poiché lei era la fidanzata di suo fratello morto in guerra. E con questo matrimonio Phillip aveva ereditato anche i doveri nei confronti della proprietà e aveva abbandonato i progetti di una vita da studioso di botanica all'università di Cambridge. Poi erano arrivati i gemelli, Oliver e Amanda, e la moglie era piombata definitivamente nel suo baratro di tristezza, rinchiudendosi per sempre nella propria stanza a piangere. Così Phillip, liberato dal peso della tetraggine durata otto anni, sente impellente il bisogno di dare una madre ai propri figli, i quali, per reazione, stanno ora dando sfogo ad una irrefrenabile esuberanza e macinano governanti, ideando terribili marachelle che le fanno fuggire tutte.
L'approccio di Phillip nei confronti dei propri figli, che pure ama profondamente, è impacciato, ritroso e incapace e la paura di non sapersi controllare quando li deve punire lo costringe a stare alla larga da loro e a rifugiarsi sempre di più fra le sue piante nella serra. Cercando di non sentire gli strepiti dei due bambini, che tentano disperatamente di attirare la sua attenzione spingendosi a compiere disastri ogni giorno peggiori.
In questa situazione surreale giungono le missive di Eloise Bridgerton, che era cugina della sua defunta moglie. Eloise ama scrivere lettere e così un biglietto per esprimere condoglianze si trasforma in una fitta corrispondenza, perché inaspettatamente il laconico Phillip le risponde ogni volta, spingendosi a compiere gesti quasi romantici, come l'inserire un fiore pressato fra le pagine. Eloise, colpita dall'improvviso matrimonio della sua migliore amica Penelope con suo fratello Colin, sente una puntura di gelosia per i sentimenti dei due e non è più tanto convinta di trascorrere il resto della sua vita da zia zitella, avendo perso chi, nella sua fantasia, avrebbe dovuto condividere con lei tale destino. Quando in una lettera Phillip Crane accenna alla possibilità che lei possa andarlo a trovare nel Gloucestershire per vedere se i loro caratteri sarebbero adatti ad un connubio matrimoniale, la decisionista e positiva Eloise coglie la palla al balzo. Si dilegua durante il ballo del duca di Hastings, quello dell'annuncio fatidico di Colin Bridgerton che ha concluso con il botto il precedente romanzo e parte nella notte verso una nuova vita, lasciando un biglietto per i suoi che nessuno troverà e causando un parapiglia nel clan dei Bridgerton.  Il problema è che l'arrivo di Eloise a casa Crane, pur essendoci stato una sorta di invito, giunge senza preavviso e la reazione di Phillip è goffa, ruvida e assai diversa da come Eloise si era immaginata. Dopo avere rifiutato tante proposte di matrimonio per attendere l'amore e l'uomo ideale, di certo Sir Phillip Crane non le si presenta come il romantico e delicato eroe che lei aveva pensato di scorgere fra le righe delle sue lettere. Phillip ha dentro di sè un mondo di sentimenti che non sa esternare, ma li ha rinchiusi troppo a lungo e non è pronto. Eloise non accetta di tornarsene a casa sconfitta, di dovere spiegare alla sua famiglia il proprio irrazionale comportamento e, stringendo i denti, resta per essere sicura di non doversene poi pentire. Un tentativo va fatto, dopo tutto.
Phillip è un uomo vigoroso e dall'aspetto piacevole, che per otto anni è vissuto senza soddisfare le proprie necessità con una donna e nella femmina Eloise si tufferebbe all'istante con grande entusiasmo. Anzi, la passione che la ragazza gli suscita, unita al fatto che con quel carattere ciarliero ed assertivo rappresenta per lui la panacea di tutti i problemi di gestione domestica, gli fa prendere di stringere i tempi e sposarla senza indugi. Questione che viene accelerata dalla calata nel Gloucestershire dei quattro fratelli Bridgerton, determinati ad avere il suo scalpo o a costringerlo a lavare l'onta della virtù in pericolo di Eloise con le nozze riparatrici. L'interludio dei maschi Bridgerton a confronto con l'impreparato, ma sempre onorevole Sir Phillip Crane, è il momento più divertente del romanzo e lo rende del tutto meritevole di essere letto.
Eloise resta infastidita dall'intrusione della sua famiglia e perde momentaneamente la determinazione a proseguire lo strano rapporto con il suo presunto pretendente. Ma il matrimonio s'ha da fare. Così fra Eloise e Phillip si crea una perfetta ed entusiasmante intesa fra le lenzuola, mentre il resto si risolverà con un po' di pazienza ed i giusti compromessi.
La dolcezza e l'affetto di una madre fanno miracoli per i piccoli diavoletti Oliver e Amanda e anche per il rude Phillip dal cuore tenero e tormentato. Piccole confessioni e scoperte reciproche avvicineranno sempre di più i due novelli sposi, fino allo sbocciare di quell'amore forte e appassionato che Eloise sognava e che Phillip non avrebbe mai osato sperare di trovare. Lui cercava una madre per i suoi figli e una donna a cui affidare l'andamento della casa, per non sentirsi più solo e incapace. Con Eloise impara ad essere un padre, un marito e un uomo fiero di sè.
Una favola, un po' di psicologia elementare, dialoghi teneri e divertenti. Poche pretese, ma qualche ora di spensierata lettura fa sempre bene.

ArchieGoodwin || 22:31 || domenica, 12 luglio 2009
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