
Quest'anno Londra è stata avara nei confronti delle nostre aspettative. Dico, mie e di Francesca: lei, che si è
recata là per fare shopping e dedicarsi al saccheggio di libri e DVD; io, che dall'incursione speravo di ottenere qualche vantaggio di rimbalzo. Purtroppo anche là hanno chiuso - o si sono ridimensionati - molti negozi, tanto che Francesca alcuni dei libri che cercava li ha poi trovati al ritorno da queste parti, in un normalissimo Feltrinelli International.
Dal viaggio è comunque riuscita a riportarmi un romanzo di Caroline Graham (many thanks!), e non sembri poco: dato che l'autrice è praticamente inedita in Italia, anche un solo libro corrisponde ad un piccolo tesoro. Se poi quel romanzo si rivela bello e interessante - e in effetti così è stato - il tesoro esce dalla categoria dei beni di lusso ed entra di diritto in quella dei generi di assoluta necessità.
Attenzione: il post discute liberamente particolari della trama e del finale relativi tanto al romanzo quanto al corrispondente episodio televisivo.
FAITHFUL UNTO DEATH, di Caroline Graham [ Headline Publishing Group, 1996, 2007 ]
Incipit: "Simone Hollingsworth disappeared on Thursday, 6 June. You could have said she had a wonderful day for it. A warm breeze was circulating beneath a sky so clear and bright it was almost colourless. The hedges were trick with blossom and in the fields rabbits and hares were larking about from sheer joie de vivre, as is the way of very young creatures who have yet not twigged what the world has in store for them".
[ "Simone Hollingsworth scomparve il 6 giugno, un martedì. Si sarebbe tentati di dire che per farlo ebbe a disposizione una giornata meravigliosa. Una brezza calda spirava sotto un cielo così chiaro e luminoso da sembrare quasi bianco. Le siepi erano cariche di fiori e nei prati lepri e conigli impazzavano con pura joie de vivre, come è tipico della creature molto giovani che ancora non hanno capito ciò che il mondo ha in serbo per loro" - la traduzione è mia ]
Quinto dei sette romanzi dedicati da Caroline Graham alle avventure dell'ispettore Barnaby, "Faithful Unto Death" corrisponde al Terzo episodio della Prima Stagione, in italiano intitolato "Il Mulino di Morton Fendle". (vedi recensione: booksnotes.splinder.com/post/18626600/L%27ispettore+Barnaby+-+Prima+St ).
TRAMA : La storia è ambientata nel villaggio di Fawcett Green; l'azione principale si svolge nelle due settimane successive al 6 giugno, anche se poi la conclusione giudiziaria prenderà altro tempo. In base a numerosi riferimenti interni (cronologia, nuovi film appena usciti in sala) l'anno è il 1995.
Tutto inizia con l'improvvisa e misteriosa scomparsa di Simone, la bella moglie di Alan Hollingsworth.
La coppia, benestante e apparentemente felice, non mostrava problemi. Alan aveva sempre socializzato poco e Simone era forse una donna leggera e annoiata, ma su di loro non si potrebbe dire di più.
Però le cose prendono sin dall'inizio uno strano aspetto: innanzitutto, sono i vicini a notare che Simone non si vede più in giro. Lo stesso per il suo gatto. Richiesto di una spiegazione, Alan dice che la donna si è recata a trovare la madre malata. Qualcuno però finisce per ricordare cha la madre di Simone è morta da molti anni, e intanto Alan subisce drammatici cambiamenti: smette di uscire di casa, si aggira in giardino, probabilmente ubriaco da mattina a sera, e un giorno viene notato mentre scava e poi ricopre una piccola buca.
Il poliziotto del villaggio, l'agente Perrot, e il vicario Bream tentano entrambi un approccio con Alan, ma l'uomo li respinge con asprezza. Appare disperato e infelice. Comincia a formarsi in tutti quanti la convinzione che Simone lo abbia lasciato.
Una sera Alan esce di casa in fretta, prende l'auto e rimane assente per alcune ore. Il giorno dopo, quando Barnaby (nel frattempo interessato dalla segnalazione di una vicina, che ha ipotizzato qualcosa di peggio di una scomparsa) si reca da Alan assieme a Troy e a Perrot, trova che l'uomo è morto: avvelenato da una fortissima dose di tranquillanti sciolta nell'ultimo whisky che ha bevuto. Sembra un suicidio, c'è pure un messaggio di addio, ma Barnaby, insospettito dalla mancanza dell'involucro del medicinale (niente tracce in giro e in base all'autopsia, niente nemmeno nello stomaco di Alan), indirizza l'indagine su di una strada più ampia.
I fatti gli daranno ragione: si scopre che Simone non è semplicemente scomparsa, ma è stata rapita (sepolte in giardino ci sono foto che lo provano), inoltre alla questione sembra riconnettersi anche la strana morte di Brenda Brockley, una vicina di casa Hollingsworth brutalmente investita nel parcheggio dell'aeroporto di Heathrow.
La ragazza, bruttina e introversa, aveva nutrito per Alan un amore segreto e infelice; la sera dell'improvvisa uscita dell'uomo lo aveva seguito, lasciando casa senza fornire spiegazioni agli attoniti genitori, che ora rimangono annientati dalla notizia della sua morte.
Si pensa che Brenda, per sua sfortuna, abbia assistito alla consegna del riscatto; notata da qualcuno, sarebbe poi stata uccisa per evitare rischi. Il lettore sa che questo è sostanzialmente vero, ma le cose sono ancora più complicate di quanto appaiano.
Simone continua a rimanere assente e ormai si pensa possa essere morta. Intanto si scoprono molte cose strane ed inquietanti: a detta del dottor Jennings che l'aveva in cura, Simone era probabilmente una moglie maltrattata. Alan le dava tutto ciò che la ricchezza può procurare (la casa è piena di abiti eleganti, scarpe, cosmetici) ma in cambio esercitava un ferreo e geloso controllo: telefonate a tutte le ore, divieto di andare troppo in giro e di farsi dei veri amici. A volte Simone aveva lividi sulle braccia.
Alla fin fine forse Alan non era nemmeno tanto ricco quanto si poteva credere: la sua azienda di computer era ed è rimasta fiorente, ma il suo rapporto con il denaro si rivela piuttosto oscuro. Il suo socio Gray Patterson dichiara di essere stato truffato da Alan a proposito dello sviluppo di un nuovo programma, con una perdita di circa 200.000 sterline: somma che ha mandato Patterson in rovina, ma che si scopre essere servita ad Alan per comprare un favoloso collier di diamanti regalato a Simone.
Naturalmente, anche la collana è scomparsa.
Barnaby e Troy, in mancanza di amici e parenti ai quali fare riferimento, interrogano più volte tutti i vicini degli Hollingsworth; alcuni colloqui rivelano cose interessanti che al momento giusto Barnaby saprà interpretare nel modo più utile. Intanto una delle persone interrogate, Sarah Lawson, risveglia qualche sospetto: di temperamento artistico ed emotivo, la donna ha uno strano comportamento e viene colta in fallo a proposito di alcune delle cose dichiarate. Ma prima che Barnaby possa approfondire la questione, anche lei scompare: questa volta si tratta verosimilmente di una vera e propria fuga.
Il ritrovamento di Sarah, avvenuto di lì a poco, sarà il primo passo per la definitiva risoluzione del caso.
A sorpresa ricompare nel frattempo la perduta Simone, gettata in strada fuori da un furgone rubato che subito si dilegua: la donna è malconcia ma viva. Anche questa stranezza andrà a far parte della soluzione.
Ma ciò che Barnaby finisce per concludere è arduo da dimostrare: Simone, anzichè essere la vittima che tutti credevano, sarebbe invece la "mente" del piano criminoso. Responsabile della morte di Alan e di Brenda, ha usato la povera Sarah - innamorata di lei - per montare un finto rapimento che avrebbe dovuto fruttarle i soldi del riscatto (il conto bancario era del solo Alan) e il pieno possesso della collana. Il tutto, da godersi in compagnia di un ex cognato balordo e privo di scrupoli.
Tutto questo è più che vero, ma non ci sono prove; in sede processuale Simone sfrutterà al massimo il suo aspetto fragile e innocente per farsi credere la vittima che non è . Intanto Sarah sconterà la sua pena per la parte avuta nel rapimento e con ogni probabilità - tradita e privata delle cose per cui vivere - si lascerà lentamente morire di fame.
Barnaby dovrà ammettere con se stesso la propria sconfitta; riuscirà ad accettarla come triste parte del lavoro, ma il lavoro non è tutta la sua vita.
A pagare qualche conseguenza "morale" sarà invece Troy, che da Simone era rimasto affascinato come chiunque altro l'avesse conosciuta (il parallelo esplicito è con il personaggio di Marlene Dietrich ne "L'Angelo Azzurro"). Lo stesso Alan era ossessionato, soggiogato da Simone, anche se al processo si dirà il contrario, e il povero Troy, seppur brevemente, si ritrova nella stessa posizione.
La scoperta della verità sarà per lui un durissimo colpo.
DIFFERENZE - La sceneggiatura televisiva di Douglas Watkinson si prende molte libertà rispetto alla storia
originale, costruendo un racconto che ruota attorno ai fondi scomparsi che avrebbero dovuto finanziare la costruzione di un Centro d'Arte. Ognuno degli investitori truffati potrebbe essere il responsabile della scomparsa di Simone, per vendicarsi di Alan e recuperare i propri soldi.
Cambiano quasi tutti i nomi dei personaggi e quello del villaggio.
Ma è l'epilogo del romanzo, privo di concessioni al lieto fine e dunque più realistico, a costituire il punto di distacco maggiore rispetto all'episodio TV: là Barnaby riusciva ad usare la riluttante testimonianza di Sarah per incastrare Simone, che si ritrovava così a scontare la sua giusta parte di pena.
Nel romanzo la massima soddisfazione è invece data dal fatto che il testamento di Alan esclude Simone dall'eredità, ponendola sotto la tutela economica di alcuni parenti che tra una cosa e l'altra decidono innanzitutto di risarcire il povero Gray Patterson.
Simone però sarà probabilmente libera in pochi mesi, essendo le accuse a suo carico dimostrabili solo negli aspetti più leggeri e meno compromettenti.
Un'altra grande diffrenza tra libro e TV è che nel telefilm nè Simone nè Sarah sono bionde e fragili come dovrebbero essere: la prima, una bambolina angelica e infantile; la seconda, un'artista eterea, malinconica e nervosa.
Il romanzo costruisce il personaggio di Simone come qualcosa di straordinario e incredibile, una donna capace di esercitare un fascino naturale al quale è legato lo svolgimento stesso della vicenda. Con tutto il rispetto per l'attrice che l'ha interpretata, la versione TV non regge minimamente il confronto con l'originale.
ALTRE DIFFERENZE / I PERSONAGGI PRINCIPALI - Molti altri particolari differenziano poi anche i personaggi letterari principali dai loro omolghi televisivi: parzialmente già lo sapevo, ma è stato davvero sorprendente constatare sino a che punto le due realtà - quella romanzesca e quella televisiva - divergano e risultino in fondo abbastanza autonome l'una rispetto all'altra.
Come siano le cose nella serie, non starò a ricordarlo: chiunque la segua non avrà difficoltà a capire.
Nel romanzo l'ispettore Barnaby ha un fisico imponente (un po' come Gerard Dapardieu), colorito acceso e folte sopracciglia sempre pronte ad inarcarsi. I suoi occhi sono marroni, tuttavia riescono occasionalmente a sembrare freddi. Giustamente autoritario, forte dei suoi trent'anni di esperienza, molti ne sono intimoriti. E' professionale ma umano; il lavoro è importante per lui, ma più importante ancora è la famiglia.
Gli interessa il giardinaggio, non disprezza il buon cibo (che spesso si prepara da solo) e gli piace la Guiness
originale irlandese. Risulta nato nel 1941. La sua auto personale è una Rover 400 (e questo mi pare che nel telefilm corrisponda). Ama sua moglie in modo ancora abbastanza passionale.
Joyce, che nel romanzo è a pochi giorni dal suo cinquantesimo compleanno, è preoccupata per l'avanzare dell'età ma sostanzialmente è sicura dell'affetto del marito (che qui in effetti le regala un raro profumo il cui prezzo implica un semi-svenamento: e la commessa del negozio crede che l'ispettore abbia fatto l'acquisto per un'amichetta... ).
Come cuoca è assolutamente negata, anche se non è disposta ad ammetterlo (ed è questa la tragedia... ), tuttavia possiede ben altri talenti artistici. Cura allestimenti teatrali, ad esempio, insegna musica e canto, e possiede lei stessa una voce in grado di interpretare Mozart senza vergogna.
Cully è giovane e bionda, più charmante forse rispetto al telefilm. Fa l'attrice per inclinazione naturale ed è già sposata da un pezzo, tanto che i suoi genitori (ad imitazione del dottor Bullard che ha avuto da poco il primo nipotino) sperano di poter diventare nonni... prima o poi. Il marito di Cully però non è Simon Dixon come nel telefilm, bensì Nicholas Bradley, l'attore che in TV fu il suo fidanzato solo per alcuni episodi delle Stagioni iniziali (anche se là il suo cognome era Bentley).
Il loro matrimonio è felice ma anche burrascoso; occasionalemnte implica liti con lancio di stoviglie e successive teatralissime riconciliazioni (in tutto questo, onestamente, Laura Howard non ce la vedo... ).
Infine Troy: dimenticate del tutto Daniel Casey.
Nei romanzi Gavin Troy ha una pelle pallida, quasi trasparente, il naso lungo e dritto, i capelli rossi. Di bell'aspetto, atletico, è ambizioso, poco amichevole, sarcastico e brontolone. Insicuro, in fondo: prende a calci il mondo prima che il mondo prenda a calci lui.
E' un proletario fatto e finito, con qualche tendenza all'astio verso i ricchi borghesi. Creatura urbana, la campagna non lo incanta: piuttosto gli pare squallida.
Fuma un sacco (Rothmans). E' sposato con Maureen, una donna che probabilmente lo ha inquadrato sin troppo bene; sua suocera è (dice lui) "velenosa".
Troy ha anche una bambina di tre anni, Talisa-Leanne, verso la quale nutre affetto e le ansie tipiche di tutti i padri. Da bravo maschilista qual è, è solo un po' deluso dal fatto che si tratti di una femmina; tuttavia sa di essere giovane, con tutto il tempo per produrre magari qualcosa di meglio.
Sul lavoro è più scettico e distaccato rispetto al suo capo, non ha nemmeno lo stesso rispetto per la morte. Nei confronti dell'ispettore i suoi sentimenti sono complessi: lo ammira, lo critica, lo invidia, ma sostanzialmente non lo capisce.
Troy non è ancora un ottimo poliziotto, e forse non lo sarà mai.
ALTRI PERSONAGGI. LO SFONDO. LE ATMOSFERE - Malgrado il fatto che la Causton romanzesca sia una cittadina più grande e caotica di quella televisiva, con un commissariato ospitato in un enorme palazzone di fronte al quale la stazione di polizia del telefilm scompare vergognosa, il fascino maggiore e più intrigante del romanzo stesso consiste ancora nell'ambientazione rurale, ricca di piccoli centri, nonchè nell'attenzione affettuosa con la quale vengono delineati i tanti personaggi minori che in quei luoghi vivono.
Il villaggio racchiude in sè il meglio e il peggio dell'umano. Più o meno tutti si conoscono e in caso di necessità l'aiuto non verrà a mancare. Il rovescio della medaglia è che la concentrazione non tarda a farsi spesso pettegola: tutti quanti sanno tutto di tutti, e ciò che non sanno lo inventano, lo ipotizzano o lo scoprono. In un villaggio i segreti tendono a rimanere tali per un tempo molto limitato e le chiacchiere naturalmente si diffondono alla velocità della luce.
E' così che nella parte iniziale viene vissuta la scomparsa di Simone: prima se ne accorgono i vicini, poi la voce si sparge a macchia d'olio, sempre più largamente, sino a coinvolgere le autorità.
Ma la parte migliore e più divertente è proprio quella in cui si intrecciano senza sosta le osservazioni, le ipotesi, le domande e anche le malignità: perchè Alan chiama il gatto, se non se ne è mai curato? Cosa ha sepolto in quella buca, troppo piccola per contenere un cadavere? Perchè non fa più entrare nessuno in casa? Come mai ha smesso di lavarsi e di radersi?
E mentre il villaggio mormora, il povero Alan vive i suoi ultimi giorni d'inferno: ma questa è un'altra faccenda.
La più brava e astuta del Reame alla fine risulta essere Simone, che ha costruito e messo in atto il suo piano senza che nessuno ne avesse sentore: la donna anzi si è servita in suo favore proprio delle chiacchiere e dell'immagine che tutti avevano di lei.
Sullo sfondo di Fawcett Green si muovono poi una miriade di altri personaggi: l'agente Colin Perrot, pieno di buona volontà, umano e amichevole, ma piuttosto carente come intelligenza investigativa. La dolce Avis Jennings, moglie del dottore, che intrattiene i visitatori con amabili (e utili) conversazioni, e con paradisiache torte al cioccolato. I Brockley, riservati in maniera quasi patologica, preoccupatissimi di ciò che si può dire e pensare di loro: dopo la morte di Brenda, a parte il dolore, avranno modo di sperimentare anche gli aspetti più sgraditi della notorietà.
E poi, i miei preferiti: Mrs Elfrida Molfrey e Cubby Dawlish, gli anziani abitanti dell'Arcadia Cottage.
Lei, ex stella del varietà, amabile e altruista, solo lievemente impicciona (ma sempre a fin di bene), vive il proprio radicale declino in modo tranquillo e privo di amarezza. Sembra il personaggio di un libro di fiabe, e la sua unica debolezza è quella di guardare troppi polizieschi in TV, credendo fermamente che gli stessi principi possano poi essere applicati alla realtà.
Lui, dolce e paffuto, appena appena svanito, è il suo cavalier servente, nel senso più classico del termine: per Cubby Dawlish è un onore anche solo respirare la stessa aria di Elfrida Molfrey. Si stupirebbe alquanto nello scoprire che per altri possa non essere così.
Per parte sua Elfrida accetta l'omaggio con naturalezza e senza affettazione.
Insieme vivono un sereno crepuscolo che sembra quasi di poter invidiare.
HANNIBAL LECTER - LE ORIGINI DEL MALE ("Hannibal Rising"). 2007. Regia di Peter Webber; sceneggiatura dI Thomas Harris dal suo omonimo romanzo
Con: Gaspard Ulliel (Hannibal); Gong Li (Lady Murasaky); Dominic West (ispettore Popil); Rhys Ifans (Vladis Grutas)
Molte utili considerazioni sul film sono già state fatte nella sezione dei COMMENTI relativi al post che parlava del romanzo. Inoltre non intendo addentrarmi nell'eterna discussione sul rapporto tra letteratura e cinema, pertanto qui aggiungerò solo poche cose, tra le quali la più importante è che il film mi è piaciuto solo moderatamente.
Tanto in generale quanto in particolare trovo che il romanzo sia molto più convincente.
In ogni caso il film ripercorre la storia del romanzo: la comprime (ad es. tra l'abbandono del castello da parte dei Lecter e l'incidente che provoca la morte degli adulti non passano certo tre anni), la sfronda ( scompare tutta la parte relativa al furto dei quadri che ricompaiono poi a Parigi), ma sostanzialmente le rimane molto fedele, soprattutto per ciò che riguarda lo spirito e le atmosfere. Cupa e decadente, fredda di neve e priva dei colori più caldi, la fotografia è una delle cose migliori del film.
Come è noto, la trama è tutta imperniata sulla vendetta che dopo la Guerra il diciottenne Hannibal Lecter intraprende contro i responsabili della morte di sua sorella Misha, uccisa e mangiata durante il rigido inverno del '44 da un gruppo di mercenari sbandati, guidati da Vitas Grutas (che nel film non ha affatto i suoi "occhi blu").
All'epoca Hannibal aveva solo otto anni; sopravvissuto a vari pericoli, era finito prima in un orfanotrofio sovietico,
oragnizzato in quello che era stato il castello di famiglia dei Lecter, in Lituania; in seguito era poi stato accolto dagli unici parenti ancora viventi, il fratello del padre e sua moglie, una giapponese scampata ad Hiroshima.
Nel film Hannibal, che non viene cercato dagli zii ma fugge dall'orfanotrofio per raggiungerli in Francia, trova sin dall'inizio la sola Lady Murasaky, già rimasta vedova.
Hannibal cresce come un giovane educato, colto, riservato e molto intelligente. Si dedica agli studi di medicina e quando giunge il momento intraprende, senza esitazioni e con un bel po' di fortuna, la propria vendetta, sino a compierla pienamente e sanguinosamente.
Questo crea un'irreparabile frattura nell'affetto che si era sviluppato tra lui e Lady Murasaky: la donna ha sempre saputo e lo ha sempre protetto, ma alla fine sente di doversi staccare da quell'orrore che non può ulteriormente condividere.
Infine Hannibal parte per il Nuovo mondo, dove si è rifugiato l'ultimo degli ex mercenari, e la storia si riconnette dunque a quello che sarà poi il suo futuro: l'esistenza da bon vivant sino alla mezza età, Will Graham, il manicomio criminale di Baltimora, Clarice Starling e il resto.
Il cuore della storia, in sostanza, consiste nel dimostrare come e perchè Hannibal Lecter sia diventato ciò che abbiamo imparato a conoscere: una creatura il cui fascino e la cui eleganza ricoprono una totale inumanità.
Come essere umano Hannibal "muore" da bambino assieme alla piccola Misha: ciò che rimane in seguito è un guscio vuoto e freddo, privo di sentimenti o di emozioni, tranne forse la curiosità. E queste non sono buone notizie, per quelle che saranno le sue numerose vittime...
Comunque, Hannibal è anche una creatura del tutto intrappolata nel proprio destiono: non a caso la primissima immagine del film è una ragnatela che freme lieve al vento.
Se da adulto Hannibal Lecter ha avuto la fortuna ormai storica di essere incarnato da Anthony Hpkins - un attore che quando ne ha voglia riesce ad essere ottimo - in versione giovanile ha invece fruito della meno felice interpretazione di Gaspard Ulliel. Il quale è sì carino ed elegante, ma praticamente possiede solo una paio di espressioni: una con lo sguardo da sotto in su ed una senza. Come imperturbabilità sembra un po' eccessiva.
Nel film tra l'altro il personaggio sfoggia a tratti una crudeltà maligna e compiaciuta che non appartiene esattamente all'originale, altrettanto deciso ma anche più sfumato: e nemmeno questo aiuta ad accettare con pienezza il giovane attore.
Mi è piacuita molto invece la Lady Murasaky di Gong Li (alla quale in italiano hanno dato la bella voce di Francesca Fiorentini): non solo affascinante e intensa, dolce silente e severa, ma soprattutto capace di delineare
la complessità del suo rapporto con il nipote: una passione tenuta sotto ferreo controllo, un affetto che per lei implica addirittura la complicità negli omicidi, e che tuttavia non cede alle soluzioni più facili. Lady Murasaky è una donna orgogliosa e forte che non cerca scuse, ma il suo dolore nel distacco volontario da Hannibal è grande e profondo.
Nel film non è escluso che l'ispettore Popil (il quale è pur sempre un poeta... ) riesca a consolare la sua solitudine, ma nel romanzo - cosa più credibile - Lady Murasaky torna in Patria, probabilmente per rimboccarsi le maniche e partecipare alla ricostruzione, pur continuando a coltivare i ricordi.
Molto buona anche l'interpretazione selvaggia eppure non priva di classe di Rhys Ifans nel ruolo di Vladis Grutas: e comunque è sempre un'ottima cosa quando in un film il cattivo possiede un volto che può essere odiato senza mezze misure.

Curiosità: a proposito del doppiaggio, si può notare come quelle date ai protagonisti siano alcune delle più belle e interessanti voci del panorama italiano. A parte la già citata Francesca Fiorentini (Lady Murasaky), Gaspard Ulliel è doppiato da Stefano Crescentini, già noto almeno per avere prestato la voce a Kerr Smith / Jack McPhee in "Dawson's Creek".
L'ispettore Popil invece usufruisce della voce di Luca Ward, sempre meravigliosa, per quanto a lui non proprio adeguata.
PALUDE ("The White Road", 2002), di John Connolly [ Rizzoli ed., 2003; trad. di Stefano Bortolussi ]
La vicenda del romanzo è ambientata fra la tarda estate e l'inizio d'autunno del 2000; si svolge in parte nel Maine e in parte nel South Carolina, a Charleston e dintorni.
Sono trascorsi due anni e mezzo dalla morte di Susan e di Jennifer; Bird abita ormai stabilmente a Scarborough: ha venduto la casa del nonno su Mussey Road e si è trasferito pochi chilometri più in là, in una casa costruita negli anni Trenta che sorge ai bordi di una vasta palude salata.
Rachel, entrata ormai nel secondo trimestre di gravidanza, vive con lui da circa quattro settimane. I due hanno persino un cane, un cucciolo golden retrivier di nome Walter. A Bird è dispiaciuto lasciare la vecchia casa, con tutti i ricordi che conteneva; pensa però che la nuova vita che lo aspetta con Rachel e con il bambino che sta per arrivare meriti un inizio tutto suo, la possibilità di creare altri ricordi, altrettanto duraturi e forse migliori di quelli del passato.
La vita sembra scorrere abbastanza tranquilla anche se l'attività investigativa di Bird e la sua immutata empatia continuano ad essere una rischiosa fonte di sofferenza: c'è ad esempio una ragazza scomparsa da quasi sei anni, Cassie Blythe, i cui genitori sperano ancora. Bird sta cercando di aiutarli, benchè non dubiti del fatto che Cassie sia morta, ma il caso è veramente "freddo" e l'indagine stenta a procedere: tutto ciò che Bird può fare è evitare che Ruth e Irving Blythe si ritrovino troppo soli con il loro dolore... lui stesso però, tra il sonno e la veglia, verrà visitato dalla "presenza" di Cassie, e da quel momento saprà con certezza di doverne soltanto cercare i resti.
Ma questo dovrà aspettare perchè la relativa tranquillità di Bird e di Rachel viene bruscamente interrotta da una telefonata che costituisce l'inizio di un'altra gran brutta storia.
Elliot Norton, avvocato di Charleston e vecchio amico di Bird, lo chiama per avere il suo aiuto: ha accettato di difendere un ragazzo di colore, Atys Jones, accusato di avere stuprato e ucciso a sassate la sua bella fidanzata bianca. Già in questo modo la cosa si presenta male, ma in realtà è anche peggio: la ragazza, Marianne Larousse, era figlia di Earl Larousse, un ricchissimo industriale sudista con innumerevoli agganci politici e personali, la cui dinastia affonda le radici nella storia stessa dello Stato. Come se non bastasse, inoltre, i Jones e i Larousse sono divisi da una faida secolare, colma di odio e risentimento, risalente al tempo in cui i Larousse erano già ricchi possidenti e i Jones lavoravano come schiavi nelle loro piantagioni di riso.
In sostanza Atys Jones, che si portava a letto Marianne perchè era carina (e forse perchè ne era innamorato), ma che probabilmente non aveva del tutto dimenticato il passato, è già un uomo morto: il processo al quale sta per essere sottoposto ha tutta l'aria di una pura formalità e la fine del giudizio non può che coincidere con l'iniezione letale.
Senonchè Atys Jones si dichiara innocente; Elliot Norton è disposto a credergi ed è intenzionato a dimostrare la non colpevolezza del suo cliente.
Inizialmente Bird rifiuta di farsi coinvolgere; però l'idea che Marianne - giovane, piena di vita e pur sempre figlia di qualcuno che ora la piange - sia morta in modo tanto brutale, lo tormenta. Con la riluttante approvazione di Rachel finisce così per accettare e parte per il South Carolina. Lì inizia ad indagare e trova la consueta, tragica mescolanza di passato e presente.
Ci sono due ragazze di colore, misteriosamente scomparse da diciannove anni: Addy e Melia Jones, la madre e la zia di Atys.
C'è un gruppo di ex adolescenti, legati da vincoli di amicizia e di dipendenza, forse oppressi - e perseguitati - da un vecchio segreto.
C'è un ex detenuto semicieco di nome Tereus, rilasciato da un carcere dell'Alabama dopo aver scontato vent'anni per omicidio; ora fa il predicatore ed ha regalato ad Atys Jones un crocefisso d'acciaio che nasconde una lama letale.
Ci sono migliaia di voci e di interessi contrastanti... e c'è una donna ammantata di bianco - forse una visione, forse il fantasma di antichi rimorsi - che infesta la plaude del Congaree, un territorio dichiarato parco nazionale, vasto e oscuro, depositario di troppi segreti.

Ci sono alcune strane morti, suicidi, sparizioni... Elliot Norton e Bird hanno nascosto Atys Jones in una casa sicura, ma ciò non basta a salvare il ragazzo che scompare in brutte circostanze. Il suo corpo viene ritrovato poche ore più tardi: Atys è stato torturato, come se i suoi assassini avessero assolutamente voluto sapere qualcosa da lui.
Scompare anche Elliot, la cui auto piena di sangue viene poi ritrovata abbandonata dentro ad un canale.
Mettendo insieme i numerosi ma labili indizi di cui è entrato in possesso Bird (che nel frattempo continua ad essere tormentato dalle sue febbrili visioni) alla fine riesce faticosamente a capire ciò che è accaduto, tanto nel passato quanto nel presente che ne è la conseguenza. Capisce soprattutto di essere stato tradito da Elliot Norton, usato per scopi molteplici e attirato in una trappola i cui confini risultano ben più vasti rispetto al "semplice" omicidio di Marianne Larousse.
La vicenda del South Carolina raggiunge il proprio drammatico epilogo senza vincitori veri e propri; alla fine Bird deve accontentarsi di aver reso giustizia a Marianne, ad Addy e Melia Jones, e forse anche allo stesso Atys, tuttavia il numero dei morti supera di gran lunga quello dei sopravvissuti, e c'è da chiedersi se veramente il sangue sia in grado di cancellare qualunque tipo di colpa.
Il romanzo in ogni caso non si esaurisce con questa vicenda: accanto ai fatti del South Carolina viene ripresa e portata a conclusione anche la questione riguardante il reverendo Aaron Faulkner, iniziata e lasciata in sospeso nel romanzo precedente.
Dopo i fatti di Lubec, Faulkner è stato rinchiuso nella prigione di Stato a Thomaston e mentre Bird si trova lontano dal Maine, i legali del reverendo stanno cercando di fargli ottenere la libertà provvisoria per ragioni di salute. In caso di rilascio la cauzione sarebbe ovviamente astonomica, ma ciò non sembra essere un problema dato che a favore di Faulkner si sono mobilitate varie associazioni religiose e di estrema destra, compresi i neonazisti di Roger Bowen, intenzionati ad utilizzare lo stesso Faulkner come utile bandiera per ogni bieca causa conservatrice.
Per Bird e i suoi il problema consiste nel fatto che il reverendo, una volta rilasciato, si renderà certamente irreperibile, e tutti loro saranno di nuovo in pericolo.
Inoltre c'è Angel, che non ha ancora superato interamente le conseguenze fisiche di ciò a cui è stato sottoposto, nè può dimenticare le ferite ben più profonde che sono state inflitte al suo senso di dignità e che hanno riportato a galla gli spiacevoli fantasmi di altri soprusi subiti: vecchie cose che Angel credeva di aver sepolto per sempre.
I peggiori timori si realizzano e Faulkner viene rilasciato. Per fronteggiare la minaccia costituita dal reverendo viene elaborato un piano complesso e strategicamente geniale che contempla la collaborazione del rabbino Ben Epstein (già incontrato nel romanzo precedente) e della sua organizzazione.
Mentre a Scarborough Rachel deve vedersela con un serial killer psicopatico sguinzagliato contro di lei dal reverendo, Bird, Angel e Louis avranno modo di saldare i conti con Faulkner che - ucciso dai tre in contemporanea - sparirà letteralmente dalla faccia della Terra.
L'ultima parte del romanzo è tutta costruita come una sorta di perfetto meccanismo ad orologeria nel quale i due rami della vicenda si alternano e si intersecano, sino a confluire nel sollievo della ritrovata normalità.
Si tratta di un finale in cui il confine tra applicazione della giustizia ed esercizio della vendetta si fa molto labile: ciascun personaggio avverte la cosa a suo modo, ma il lettore non dubita nemmeno per un istante che le alternative fossero inesistenti.
- Il romanzo è complesso e stratificato come tutti i romanzi di John Connolly, questa volta però tra le sue pagine trovano largo spazio soprattutto i personaggi di Louis e di Angel.
Nel "Prologo" viene rievocata la già nota storia di Errol Rich, "l'uomo che brucia", l'uomo di colore impiccato e arso vivo non lontano dalla casa di Louis, nella Georgia del 1964. A Louis e ad Angel - dopo trent'anni - spetta la vendetta di quell'atrocità; ma il romanzo si sofferma anche ad illustrare le storie personali dei due, nonchè le buffe circostanze del loro primo incontro.
Particolarmente bella risulta la definizione del loro rapporto, un amore saldissimo benchè tutt'altro che spettacolare.
Lo stesso Bird ritiene - a torto - che il legame tra Angel e Louis sia sobrio, lineare, probabilmente governato da concetti come protezione, collaborazioe e condivisione, il cui equilibrio dovrebbe essere a favore di Louis.
In teoria fra i due è Angel il più debole, il più fragile. Mentre Louis è un assassino dall'età di sedici anni, Angel è solo un ex scassinatore portato ad uccidere dalle circostanze. E' Louis, alto, nero, dotato di una minacciosa bellezza, a sembrare il più forte, il più pericoloso, il più duro.
In apparenza il rapporto tra Louis ed Angel si sviluppa soprattutto attraverso i loro interminabili (e in genere divertentissimi) battibecchi; ma questo è solo un gioco e a differenza di Bird, il lettore ha modo di imbattersi in brevi gesti, accenni e sottintesi che di quel legame rivelano una ricchezza molto maggiore.
Il rapporto è in realtà imperniato su Angel, che ne rappresenta la stabilità, e del quale Louis ha bisogno non meno di quanto Angel stesso abbia bisogno di lui.
Forse non la manifesta esternamente, ma nei confronti del compagno il duro Louis prova persino una grande tenerezza. Dopo i fatti di Lubec soffre per le sue sofferenze e non ha pace finchè non riesce a trovare il modo di offrirgli il sollievo della vendetta: è per Angel che questa volta Louis usa la propria intelligenza e la propria determinazione, è per Angel che Louis elabora il piano dal quale il reverendo Faulkner non uscirà vivo.
-I romanzidi John Connolly sono pieni dell'alternanza fra i mondi, della mescolanza fra ciò che è soggetto alla realtà e ciò che è oggetto della immaginazione, e forse della fede.
Qui anche The White Road, la Strada Binca, ha un suo significato: è il luogo in cui i morti si mescolano ai vivi con le loro richieste, le loro voci che esigono di essere ascoltate.
E per tutti, per i vivi quanto per i morti, è preferibile rimanere sulla strada, ai bordi della quale occheggiano scarne e arse figure, esseri neri e consunti dalle grandi ali: gli angeli caduti, i demoni... ma di loro parlerà il romanzo successivo, il quinto nella saga di Charlie "Bird" Parker.
C'è un nuovo post pubblicato da me su: esteticaromance.blogspot.com/2009/09/pirata-e-gentiluomo-for-love-of-pirate.html#links
IL CANE DI TERRACOTTA, di Andrea Camilleri [ Sellerio ed., 1996 ]
Secondo romanzo dedicato dall'autore siciliano al suo ormai notissimo personaggio. Non è certo la prima volta che lo leggo (e nemmeno la seconda... o la decima), ma ho deciso che lentamente andrò a riprendere e a recensire tutti i romanzi della serie: lavoro lungo, giustificato però dall'immutabile piacere con il quale possono essere lette - e rilette - le opere di Camilleri. Lo stesso principio non vale invece per gli sceneggiati: belli sì, ma visti una volta o due, li si può accantonare.
TRAMA: Un pericoloso latitante, Gaetano Bennici detto Tano "u grecu", stanco e malato, decide di consegnarsi alla giustizia: o meglio, decide di farsi arrestare, per salvare la faccia.
Prende così contatto con il commissario Montalbano, "uno che le cose le capisce", ed è quindi la persona più indicata per organizzare un po' di onesto "tiatro".
L'operazione riesce a meraviglia e l'arresto di Tano u grecu diventa in breve il fiore all'occhiello dell'Antimafia e della Procura di Palermo, tanto che Montalbano comincia seriamente a preoccuparsi di poter essere promosso vicequestore, cosa che lo terrorizza perchè comporterebbe l'abbandono di quel tipo di vita su misura che con fatica è andato ritagliandosi negli anni (già l'egocentrismo di Montalbano si appresta a diventare leggendario... ).
Di lì a poco però il commissario avrà ben altro di cui preoccuparsi: Tano deve essere punito per l'affronto fatto all'Organizzazione e durante un trasferimento viene ferito a morte. Prima di spirare in ospedale, in un ultimo colloquio con Montalbano, riesce a vendicarsi rivelando l'ubicazione di un deposito di armi della mafia di enormi proporzioni.
Le conseguenze negative dell'arresto però si allargano a macchia d'olio, inoltre i trafficanti d'armi, finiti nel mirino del commissariato, devono tutelarsi al meglio. Iniziano a farne le spese tutti coloro che in qualche modo sono stati coinvolti nell'operazione, e ad un certo punto cadono in un agguato anche lo stesso Montalbano e il suo amico Gegè (già incontrato nel romanzo precedente), l'informatore che era stato il collegamento originario con Tano. Gegè muore sul colpo, Montalbano rimane ferito in modo molto grave: riesce ugualmente a rispondere al fuoco che lo ha falciato e ad uccidere uno degli aggressori, poi però entra nel buio.
Si risveglia in ospedale circondato dalle sue donne affrante: Livia, Ingrid e Anna (in un'inedita composizione del tipo le "Tre Marie"). In seguito saprà che Catarella gli ha donato il sangue, ma inizierà soprattutto a preoccuparsi di dover mangiare in bianco per il resto della vita... cosa che poi invece gli sarà risparmiata.
Montalbano comunque se la cava: la ripresa è lenta ma sicura e alla fin fine la convalescenza gli sarà molto utile per dedicarsi a cose che altrimenti avrebbe dovuto fare con difficoltà. Va in vacanza assieme a Livia, che con grande disperazione di Adelina è rimasta per un po' in Sicilia, ma soprattutto dà vita a quella che in seguito sarà nota come l'indagine "del cane di terracotta".
Nella grotta che fungeva da deposito per le armi di contrabbando era stata fatta un'altra interessante scoperta: l'esistenza di una seconda grotta dall'ingresso murato, nella quale riposavano i corpi mummificati di un ragazzo e di una ragazza abbracciati.
Circondati da strani oggetti, tra cui un cane di terracotta a grandezza naturale, i cadaveri mostravano segni di violenza: un omicidio commesso cinquant'anni prima però - perchè di questo si tratta - non riveste grande interesse; solo qualche giornale ci ricama sopra, sfornando storie romantiche quanto improbabili.
Montalbano invece è di diverso avviso: la cosa lo affascina, lo inquieta, lo incuriosisce e in sostanza attrae quelle parti della sua mente e del suo carattere che appartengono sì ad uno sbirro, ma ad uno sbirro la cui abile intelligenza preferisce in genere esercitarsi ai margini, anzichè al centro.
L'indagine diventa una sorta di ossessione. Si tratta tra l'altro di un'impresa difficile perchè il tempo trascorso ha cancellato molte tracce: lo stesso assassino, se mai fosse ancora vivo, sarebbe solo un vecchio rudere.
E' qui comunque che il romanzo trova la propria inusuale bellezza, perchè l'unico modo per risolvere il caso consiste nell'usare la fortuna e la memoria: la prima in effetti non viene a mancare e una serie di circostanze favorevoli e di coincidenze aiutano molto. Ma è con il recupero della seconda che si ottengono poi i risultati migliori: soccorso dai ricordi - e dalle nostalgie - di un gruppo di ormai anziani signori, Montalbano riesce gradualmente a scoprire tutto ciò che gli occorre.
Dà vita a quella che lui stesso definisce "un'indagine in pantofole", fatta di lunghi e meditativi colloqui, ricerca di foto e vecchi diari, recupero di ricordi non propriamente felici. Ritorna idealmente agli ultimi anni di guerra, ai bombardamenti che avevano quaisi spopolato Vigata, allo sbarco alleato nell'Isola, e ad una tragica storia d'amore che malgrado il suono gentile dei nomignoli di alcuni protagonisti (Lillo, Lisetta) è una storia di violenza privata all'interno di quella più grande violenza che era stata la guerra.
Montalbano identifica i corpi nella grotta e ricostruisce la loro vita. Poi, usando la fantasia - che certo non gli manca! - nonchè cinque milioni delle vecchie lire tratte dai suoi personali risparmi, riesce anche a far uscire allo scoperto il responsabile dell'occultamento: non l'assassino, bensì colui che aveva compiuto un delirante atto d'amore.
Un altro anziano signore, che in un lungo e faticoso faccia a faccia rivelerà infine le poche cose che Montalbano non avesse giò scoperto o dedotto.
Il romanzo può così chiudersi dolcemente, nella pace un po' stanca che i suoi personaggi stemperano nel sonno.
- Malgrado sia stato pubblicato più di dieci anni fa, è interessante notare come il romanzo, per ciò che riguarda lo sfondo, sembri scritto oggi o ieri: la disastrosa e scoraggiante situazione politica, il becerume dei mass media, sono gli stessi da cui ancora ci troviamo circondati.
Le differenze riguardano piuttosto altri elementi della narrazione: personaggi di cui poi si perderanno le tracce (Anna Ferrero) o personaggi che cambieranno nel tempo (qui Catarella è solo un poliziotto raccomandato e coglione, non ancora "l'angilu 'nnucenti" del futuro). Il commissariato di Vigata invece è già un'entità plasmata ad immagine e somiglianza di Montalbano, e così rimarrà anche in seguito. Montalbano e Mimì sono già legati da un saldo vincolo di fratellanza e antagonismo; Montalbano e Fazio già sono più che amici e colleghi. Livia già posside la sua stressante capacità dialettica, ma ancora non è stata inasprita dai dolorosi eventi relativi alla maternità frustrata: lei e il commissario progettano addirittura di sposarsi, ma se lo dicono così, senza una profonda convinzione e tuttavia senza ansia o sofferenza.
Nella storia c'è ancora il vecchio questore, persona dignitosa e onesta che Montalbano stima immensamente, e c'è ancora Jacomuzzi, l'ineffabile capo della Scientifica con un debole per le pubbliche relazioni: in seguito entrambi i personaggi verranno sostituiti, e il cambiamento non sarà per il meglio.
Soprattutto poi c'è Montalbano, già fortemente caratterizzato in un modo che non incontrerà contraddizioni, bensì ulteriori conferme.
Svariando tra il drammatico e il suo contrario (il finto arresto di Tano è un pezzo di irresistibile comicità) il romanzo risulta alla fine abbastanza singolare.
Romanzo più poetico che giallo, si potrebbe dire, non fosse per il fatto che Camilleri si sottrae a qualunque tipo di rigida classificazione.
Romanzo di memoria, e questo lo si può sostenere più tranquillamente: perchè la MEMORIA, sia essa storica e nazionale o privata e personale, è per Camilleri uno dei pochi autentici valori da preservare con feroce determinazione.
LA LUNGA NOTTE - Dylan Dog, Albo Gigante n.°15. Sceneggiatura di Paola Barbato; disegni di Luigi Piccatto; copertina di Angelo Stano (Il personaggio di Dylan Dog è stato creato da Tiziano Sclavi).
Sergio Bonelli ed., novembre 2006.
In un impeto nostalgico di fine estate, alla ricerca di conforto morale, alcuni giorni fa sono andata a riprendere un albo a fumetti uscito circa tre anni fa; un Albo Gigante di Dylan Dog (familiarmente chiamato "Dylandogone"), uno dei migliori che siano mai stati pubblicati... e dire che di cose belle su Dylan ne esistono parecchie. Qui pesa positivamente soprattutto la sceneggiatura della sempre grande Paola Barbato.
In larga misura la storia dell'albo è un omaggio a "I Guerrieri della Notte", immortale film di Walter Hill (da cui il titolo del presente post: se non sapete a cosa si riferisce mi spiace, è troppo lungo da spiegare); tuttavia sono riscontrabili anche altri collegamenti, in particolare con alcuni romanzi di Anne Rice, dato che tra i personaggi sono i vampiri a rivestire il ruolo più importante.
Da Anne Rice deriva senz'altro l'idea delle congreghe di vampiri dedite ad un estenuato estetismo ed ubicate nel sottosuolo, ma anche l'idea che i vampiri possano essere creati per pietà oltre che con odio e violenza: Lestat rese vampira sua madre Gabrielle che stava per morire, preservandone l'esistenza: la stessa cosa accade ad uno dei personaggi dell'albo.
Il nome vampiresco di Drusilla deriva forse dalla serie TV di "Buffy" ma in generale nella trama del fumetto abbondano le suggestioni di una lunga tradizione cine-letteraria: i vampiri, del resto, non sono mica nati ieri!
L'impianto sportivo schermato da un incantesimo e pertanto invisibile agli umani mi sembra invece derivare dal IV volume di "Harry Potter"; dalla saga potteriana è mutuata anche la resistenza ai cattivi incantesimi mediante i ricordi felici: cosa che del resto si trova già in "Peter Pan".
- La sequenza iniziale dell'albo è un tipico esempio di umorismo dylaniato. Si vede Dylan alla guida del maggiolone, è notte e lui ha un'espressione seria. Riquadro dopo riquadro, l'azione è accompagnata da un pensiero che va componendosi lentamente:
ARRIVA IL MOMENTO / IN CUI ANCHE LA TEMPRA PIU' FORTE / INTACCATA DALL'USURA DEL TEMPO / E DALLE AVVERSITA' DELLA VITA / CEDE.
L'ENNESIMO VIAGGIO DI RITORNO DA UN CONVEGNO AMOROSO / LA SOLITA, UMIDA MALINCONIA DELLA NOTTE. LA SOLITUDINE DELLE STRADE.
IMPROVVISAMENTE SENTII CHE ERA TROPPO PER ME / AVEVO RESISTITO TANTE VOLTE, SUPERATO MOMENTI TERRIBILI / EPPURE LA FATICA MI INVESTI' COME UN VORTICE A CUI NON SEPPI RESISTERE, E COSI' / MI FERMAI.
Si è portati a credere che lo stato d'animo espresso sia quello di Dylan, caduto in depressione... e invece la cosa riguarda il maggiolone, che improvvisamente si blocca e lo lascia a piedi, lontano da casa e variamente imprecante.
Quando gli si avvicina un gruppo di ragazzi dall'inequivocabile aspetto punk, Dylan crede per un attimo che verrà pure rapinato; invece i ragazzi cercano di aiutarlo con l'auto: non riescono a riparare il guasto (anzi, smontano allegramente il motore... ) però sono gentili e Dylan si unisce a loro per fare due chiacchiere e per non rimanere solo.
Purtroppo è un errore perchè di lì a poco il gruppo dei sei ragazzi (Febo, Morgan, Drusilla, Clo e gli slavi Divna e Ion) si incontra - e si scontra - con un'altra banda di sei, guidata dall'iracondo Seth.
Nella concitazione della contesa, il cui oggetto sembra essere Varja, una ragazza che sta con Seth ma che interessa anche a Febo, tutti quanti si trasformano: Febo e i suoi sono vampiri, gli altri licantropi. Il povero Dylan invece è solo umano e non si trasforma affatto, cosa che suscita la sgradita attenzione di Seth, il quale propone di farlo fuori.
Per salvargli la vita, Febo finge allora che Dylan fosse destinato a diventare uno di loro, e lo morde sul collo. Per il momento questo mette fine alla lite ma mentre i licantropi se ne vanno, i problemi sono appena iniziati.
Perchè Dylan diventi un vero vampiro dovrebbe a sua volta bere il sangue di Febo, il rito però viene momentaneamente sospeso in attesa di vedere cosa accadrà: ma nel suo cuore Dylan sa già che alla fine si tratterà di scegliere se vivere da vampiro o morire da umano.
Per ora non gli resta che seguire Febo e gli altri, ai quali è comunque grato, e che nei suoi confronti continuano ad essere piuttosto amichevoli.
Dylan apprende così che quella è una notte speciale, la notte in cui come accade ogni anno le rappresentanze di tutte le razze magiche, aliene e mostruose si incontrano per rinnovare, sotto la guida di un giudice supremo e imparziale, il patto di tolleranza reciproca che permette la loro sopravvivenza.
Il rito contempla la realizzazione di un incantesimo fatto con elementi recati dalle varie razze: ed è qui che accade l'irreparabile, perchè quando più tardi, di fronte all'intera affollatissima assemblea viene recato l'elemento dei vampiri (sangue di vergine... e come ti sbagli?!) si scatena una reazione infausta che uccide il giudice supremo.
Febo e i suoi, subito giudicati responsabili, sono costretti ad una fuga precipitosa ed ovviamente Dylan è con loro.
Inizia così una lunga notte durante la quale i vampiri dovranno sottrarsi agli attacchi di tutte le altre razze e contemporaneamente cercare di scagionarsi. In realtà è evidente che il presunto sangue usato per l'incantesimo sia stato trasformato in qualcosa di diverso e pericoloso: i vampiri non possono trasmutare (come sanno anche i lettori di "Harry Potter", per cambiare la materia ci vuole un mago o una strega), quindi sono innocenti... a meno che non si siano assicurati la complicità di qualcuno. Non l'hanno fatto, ma questo va dimostrato.
Mentre scappano e si difendono, Dylan ha modo di conoscere meglio i compagni: Febo con il suo amore irrisolto per Varja (le razze non vanno mescolate, un vampiro e una licantropa non possono stare insieme); la dolce Drusilla, morta a diciassette anni, resa vampira da Febo che rimediò così in extremis al suo tragico tentativo di suicidio, causato da un amore infelice; la bellissima Divna, morta al mondo come strega (anche se non lo era) e rinata come potente vampira...
Ciascuno di loro ha alle spalle una storia, tanto dolore e infelicità; il presente si è fatto eterno, ma ancora non esclude la stanchezza.
Nelle storie dylaniate la dimensione "mostruosa" è spesso metafora della diversità e dell'alienazione, e questo albo non fa eccezione: la narrazione delinea l'esistenza di un mondo non umano in apparenza, ma sin troppo somigliante all'umano in sostanza. Anche lì pesano i pregiudizi, le divisioni e - come verrà dimostrato alla fine - persino le beghe politiche e le congiure.
In ogni caso i vampiri continuano la lotta e la fuga; Dylan li aiuta come può. Il gruppo viene inaspettatamente soccorso dai licantropi, i loro peggiori nemici, e viene invece tradito da una congrega di vampiri. I Nostri perdono Morgan, giovane e allegro, ucciso e decapitato dai demoni in Trafalgar Square.
E intanto Dylan sente crescere dentro di sè il vampiro in potenza, la cui natura comincia a sopraffare il lato umano. Per resistere a quello e agli altri pericoli della lunga notte Dylan può contare sull'appoggio di Febo, ma deve anche ricorrere a se stesso, alla propria immaginazione, alla capacità di opporre il sogno all'incubo: ed è durissima.
Si arriva infine all resa dei conti, l'ultima parte della lotta in cui si scopre che in effetti la responsabilità dell'immane casino va fatta risalire ad un gruppo deviato di streghe e negromanti, interessati ad avere un giudice supremo meno imparziale del solito e forse corruttibile.
Il nuovo giudice invece è un demone la cui irreprensibilità è all'altezza dei precedenti: ed è il suo intervento, quando ormai per i vampiri sembrava finita, a rimettere a posto le cose.
Giudicati finalmente innocenti, Febo e i suoi sono liberi. Gli ultimi eventi hanno però causato un grave danno: nelle fasi finali della battaglia la dolce Drusilla ha ricevuto una ferita mortale.
Mentre tutti se ne vanno, lasciando i vampiri al loro privato dolore e al rito che dovrebbe portare alla nascita del nuovo vampiro, la ragazza muore tra le braccia di un affranto Dylan, dopo avergli fatto giurare di baciarla, una volta spirata.
E' quello l'ultimo tributo di Drusilla all'amore in generale, all'affetto che aveva cominciato a nutrire per Dylan, il suo dono d'addio: nel bacio Dylan entra in contatto con una delle poche cose che possono uccidere un vampiro, ovvero il sangue di un morto. Il sangue di Drusilla insomma uccide il vampiro che c'è in lui e lo lascia di nuovo interamente umano.
Arriva così il momento del congedo: Febo, i vampiri superstiti e Dylan si lasciano da amici, con una punta di amara tristezza perchè probabilmente non si incontreranno mai più.
Poi, in un finale strappacuore che andrebbe incorniciato, Dylan si ritrova su di una verdeggiante collina con a fianco i corpi di Morgan e Drusilla: a lui è stato lasciato il compito di prendersi cura dei caduti.
Sorge l'alba, spira una lieve brezza, la lunga notte è finalmente terminata: la luce del sole nascente arde con una vampa improvvisa i corpi dei morti vampiri, e insieme illumina con pieno fulgore la malinconia di un uomo rimasto solo di nuovo.
- E provate a dire che sono "solo" fumetti...
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