
STAGIONE DODICI
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SEGRETI E SPIE ("Secrets and Spies"). Sceneggiatura di Michael Aitkens; regia di Renny Rye.
Episodio 3 di Stagione Dodici. Messa in onda originale: 7 luglio 2009. Prima TV in Italia: LA7, sabato 31 ottobre 2009.
Antefatto - Berlino Est, 1982: un uomo e una donna fanno fuggire un ragazzino oltre il Muro, utilizzando la galleria che corre sotto un cimitero. La donna e il bambino riescono a passare, ma ad Ovest qualcuno tradisce e l'uomo viene preso.
Il fatto, che riporta all'atmosfera grigia della Guerra Fredda nel periodo precedente la caduta del Muro, dà immediatamente il tono dell'intero episodio, la cui trama pullula infatti di spie ed ex spie (chi avrebbe mai pensato che a Midsomer ce ne fosse una così alta concentrazione! Persino Barnaby ha dei trascorsi giovanili nell'MI6... ), nonchè di tutti i problemi connessi alla segretezza per il bene del Paese.
Inghilterra, oggi. Allenby House, nei pressi di Midsomer Plaza, è una grande tenuta adibita ad albergo, gestita dalla famiglia Frazer: Sir Malcolm, un vecchietto strambo, semicieco e un po' svanito, costantemente impegnato nelle prove del proprio funerale; suo figlio Nicky, debole nullità alcolizzata, e la moglie di questi, la bella e sarcastica Jenny.
I tre hanno servito la Compagnia come spie nella Germania degli anni Ottanta e ancora, occasionalmente, mettono a disposizione del governo Allenby House per ospitare diplomatici e personaggi in vista, il cui soggiorno va tutelato con discrezione. La cosa sreve anche a rimpinguare le non floride finanze dei Frazer.
Il più recente ospite dei Frazer è Geoffrey Larkin, a sua volta ex spia, attualmente impegnato in importanti colloqui diplomatici.
Larkin, arricchitosi come consulente per la sicurezza dopo la fine della Guerra Fredda, non è simpatico a nessuno; Sir Malcolm, che ha con lui alcuni spiacevoli faccia a faccia, lo considera un traditore. Tuttavia Larkin è stato anche giocatore semiprofessionista di cricket e dal punto di vista sportivo la sua presenza finisce per essere ritenuta molto utile: l'uomo viene inserito nella squadra di Allenby che dovrà disputare la tradizionale partita contro la squadra del villaggio. Si tratta in pratica di uno scontro fra "arisocratici" (o presunti tali) e "proletari": di solito la partita finisce in una gigantesca rissa, e le chiamate assurde del vecchio Sir Malcolm non aiutano certo a garantire la regolarità del gioco.
Per questo Jones, che fa parte della squadra del villaggio, convince Barnaby ad assumere il ruolo di arbitro; l'ispettore accetta, benchè con scarso entusisamo, ma alla fine nemmeno la sua presenza sarà garanzia sufficiente per salvare la partita.
Tuttavia di lì a poco ci saranno ben altri problemi da prendere in considerazione: Larkin viene ucciso e il suo corpo sfigurato sembrerebbe indicare che la responsabilità sia della cosiddetta "Bestia di Midsomer", una specie di mostro leggendario già autore di una morìa di pecore.
La morte di Larkin, per quanto avvenuta entro i confini della Contea, solleva problemi di sicurezza nazionale, e quasi immediatamente Barnaby viene esautorato: del caso si occuperanno i Servizi Segreti, nell'irritante persona di Glen Jarvis.
L'ispettore non rimane comunque con le mani in mano e ciò gli è poi utile quando un secondo cadavere - quello di Nicky Frazer - viene trovato ugualmente sfigurato e rende di nuovo necessario l'intervento del Dipartimento di Polizia.
Joyce, che aveva vissuto qualche brutto momento all'idea di trovarsi costantemente intorno il marito frustrato e disoccupato, torna a respirare più liberamente; l'ispettore, per parte sua, mette di nuovo in campo doti investigative e diplomatiche per riuscire a risolvere il caso senza ulteriori osatacoli: cosa non facile, dal momento che tutti quanti mentono alla grande, per deformazione professionale, se non per opportunismo.
Le pressioni di Barnaby in ogni caso si concentrano soprattutto su Brenda Packard, un'amabile anziana signora dedita al giardinaggio e alla beneficenza, che è in realtà un alto papavero in seno alla Compagnia, e anche su Jimmy Wells, proprietario di un autonoleggio con (pure lui!) un attivissimo passato da spia.
Le loro rivelazioni saranno fondamentali per permettere a Barnaby di comprendere il filo delittuoso che lega il presente al passato, e per salvare in extremis Sir Malcolm, in procinto di essere cremato - ancora vivo - dentro la propria bara.
Il colpevole, benchè non del tutto dimentico dei benefici economici ricavabili dai suoi delitti, è stato spinto all'azione soprattutto dall'infelicità e dal desiderio di vendicare i vecchi torti.
- Episodio discreto; vedere un po' di cricket è sempre positivo. 
Uno dei temi principali sembra essere il rapporto di Barnaby con l'autorità: come arbitro sportivo dichiara sogghignando di sentirsi una specie di divinità entro i confini di un mondo limitato; quando però l'autorità viene esercitata su di lui, se ne risente profondamente e fa di tutto per riconquistare la propria autonomia.
Nel corso dell'episodio l'agente Gail Stephens viene promossa detective: ha così modo di iniziare a preoccuparsi degli abiti borghesi che dovrà indossare, nonchè di fornire a Barnaby e a Jones il punto di vista femminile su alcune importanti questioni.
Tra gli interpreti spiccano (almeno per me) un paio di volti noti: quello di Anna Massey (Brenda), veterana di mille battaglie cinetelevisive; tra le altre cose, è stata Miss Prism nella versione cinematografica di "The Importance of Being Earnest" (2002). Per "Midsomer Murders" era già stata Honoria Lyddiard in "Written in Blood" (1998), episodio 1 di Stagione Uno.
E poi il volto di Alice Krige (Jenny - vedi foto qui a fianco), ormai ultracinquantenne ma ancora bellissima. E' stata una notevole Regina Borg in "First Contact" (1996), ottavo film della serie STAR TREK: uno dei miei preferiti.
IL BUG ("The Glitch"). Sceneggiatura di Michael Russell; regia di Richard Holthouse.
Episodio 4 di Stagione Dodici. Messa in onda originale: 21 luglio 2009. Prima TV in Italia: LA7, sabato 7 novembre 2009
I dintorni di Aspern Tallow sono teatro delle gesta dei cosiddetto "uomo del secchio" (in originale Bucketman), un ciclista mascherato con un passamontagna che tira secchiate di verrnice mista a colla contro auto sportive e relativi occupanti. Poichè in tre mesi le quattro vittime dei lanci risultano essere tutte legate alla "Soft Earth Systems", un'azienda informatica, forse sotto gli attentati c'è qualcosa di più dell'animosità da parte del locale gruppo ciclistico contro l'arroganza degli automobilisti.
Sul caso sta indagando - con ben poco successo - il sergente Jones, ma ad un certo punto viene chiamato in causa lo stesso ispettore: il più recente lancio di vernice ha colpito Clinton Finn, alto papavero della "Soft Earth", il quale si è lamentato con il Sovrintendente che ovviamente ha scaricato la grana sulle capaci e diplomatiche spalle dell'ispettore.
Nemmeno Barnaby però ottiene risultati immediati e le cose si complicano quando la quinta vittima di Bucketman - Helen Markam, marketing manager della "Soft Earth" e amante di Finn a tempo perso - si ritrova a sua volta l'auto danneggiata: questa volta il lancio è stato di sola vernice, senza colla.
Di lì a poco la situazione peggiora nettamente: il clima di tensione non lasciava presagire nulla di buono, ma quando infine avviene un omicidio (o meglio, una morte sospetta riconosciuta come delitto da parte di Barnaby per ottime ragioni) forse la vittima non è quella che ci si aspettava.
A morire è Emily Harte, maestra di scuola elementare e membro di spicco del club ciclistico. La ragazza, dolce, gentile e apparentemente del tutto innocua, è stata investita da un'auto: era buio, forse l'autista era ubriaco... Emily insomma sembrerebbe una semplice vittima della strada.
Senonchè la bici che inforcava al momento dell'incidente non era la sua - priva di luci - bensì quella dell'amico e compagno di club George Jeffers: al buio il ciclista era del tutto irriconoscibile, ma la bicicletta risultava comunque inconfondibile.
Questo apre una più ampia gamma di indagini, dato che a differenza di Emily, George ha molti nemici.
Certo, c'è la possibilità che Emily fosse la vittima designata, se si prendono in considerazione motivi di carattere personale (Melanie Jeffers, moglie divorziata di George, ad esempio la odiava perchè l'ex marito e il figlio Tom la preferivano a lei), ma la pista più promettente sembra un'altra.
Basandosi sugli studi e le scoperte di George Jeffers, scienziato informatico di alto livello e docente nel locale St.Frideswide's College, la "Soft Earth" ha sviluppato un sistema di controllo aereo che dovrebbe fruttare milioni. La stessa Università ci guadagnerebbe un nuovo e pubblicizzatissimo Istituto di Scienze, che forse porterebbe anche ad un rinnovamento nelle gerarchie interne.
George però, per il quale l'integrità morale vale più del denaro, crede che nel sistema esista una falla (un "bug" appunto) che ne renderebbe troppo rischiosa l'applicazione pratica e non perde occasione per ricordarlo alla "Soft Earth". E' quindi plausibile pensare che qualcuno desideri farlo tacere prima che le voci inizino a circolare.
Questa pista viene sostanzialmente confermata quando si ha una seconda vittima: è Daniel Snape, gestore dell'officina meccanica locale dove sono finite quasi tutte le auto danneggiate negli ultimi mesi. Per aiutare Jones, Snape stava cercando di compilare una lista di modelli automobilistici compatibili con le tracce di vernice verde rinvenute in occasione del fatale incidente di Emily: evidentemente ciò ha causato anche la sua morte.
Sarà però una notizia arrivata a Barnaby in maniera del tutto fortuita a portare finalmente le indagini sulla pista giusta.
Raggiunto in corsa (è il caso di dire così... ) da Barnaby durante la Gita dei Pellegrini - l'annuale corsa ciclistica non competitiva i cui proventi andranno in beneficenza all'Ospedale dei Bambini - il colpevole confessa, rivelando un movente più personale che veramente economico.
- La media-cadaveri è insolitamente bassa (solo due) e gli omicidi sono molto meno creativi del solito: un banale investimento ed uno pseudo-incidente in officina che non inganna nessuno: il dottor Bullard non ha nemmeno bisogno dell'autopsia per verificare che il corpo presenta almeno una ferita incompatibile con il ponte dal quale presumibilmente dovrebbe essere stato schiacciato.
Episodio buono ma non eccelso, in cui risalta soprattutto la magnifica ambientazione: abbondano gli esterni ed i panorami infiniti della bellissima campagna inglese.
Per l'occasione, il Wellington College nel Berkshire si è "travestito" da St.Frideswide's.
IL VILLAGGIO IN MINIATURA ("Small Mercies"). Sceneggiatura di Peter Hammond; regia di Peter Smith.
Episodio 5 di Stagione Dodici. Messa in onda originale: 20 settembre 2009. Prima TV in Italia: LA7, sabato 14 novembre 2009
Cosa più unica che rara, in questo episodio non bisogna aspettare per avere un cadavere: quando la storia si apre ai nostri occhi, un omicidio è già stato commesso e ci vogliono solo pochi minuti perchè le immagini ci conducano alla scena del crimine.
A Little Worthy, poco dopo le nove del mattino, l'anziano Bob Moss sta ispezionando come al solito il villaggio in miniatura di cui si occupa: si tratta di un'attrazione turistica veramente carina e interessante, anche se poi si rivelerà poco (e mal) frequentata.
Tra le casette e i pupazzetti del villaggio Bob scopre il cadavere di un giovane uomo: è Richard Tanner, uno dei residenti. E' stato pugnalato al fianco destro, poi il suo corpo è stato legato a terra in quella che - a causa delle miniature che lo circondano - sembra la macabra parodia di una scena del "Gulliver" di Jonathan Swift.
Chiamati ad occuparsi del caso, Barnaby e Jones fanno ben pochi progressi; scoprono che Richard Tanner non era particolarmentte benvoluto, ma nessuno sembra aver avuto un movente davvero convincente per ucciderlo. Saltano fuori piuttosto tanti piccoli rancori, tanti piccoli motivi d'attrito: c'è la signorina Rebecca Rix, la maestra di scuola, che Richard ha lasciato tempo prima; c'è Jackie Tanner, sorella alquanto possessiva; c'è Mike Johnson, il tombeur de femmes locale, che con Richard aveva litigato proprio a proposito di Jackie.
Ci sono le anziane signorine Compton, Harriet e Hilary, proprietarie del villaggio in miniatura, non esattamente in ottimi rapporti con il resto di Little Worthy. O meglio, Hilary, gentile e disponibile, è sostanzialmente integrata; ma sua sorella Harriet, aspra e maniacalmente religiosa, lo è molto meno.
C'è infine Christa Palfrey, una ragazza dai gusti dark che con Richard aveva una seria relazione, e che ora si ritrova distrutta dal dolore per la sua morte, infelice per aver perduto l'uomo che amava.
O forse sarebbe esatto dire che Christa si ritrova improvvisamente più infelice di quanto fosse di solito: sua madre se ne è andata con un commerciante di birra quando lei era ancora molto piccola, e Christa è stata cresciuta dal padre Edward, scialbo e triste gestore dell'albergo locale. Edward sta cercando di rifarsi una vita accanto alla più giovane Bernice, una ragazza che da circa quattro anni lo aiuta nel lavoro, e Bernice - un cuorcontento non certo bella nè molto intelligente - fa di tutto per essere accettata anche da Christa: ma la scontrosa adolescente trasforma ogni tentativo in un fallimento.
Christa Palfrey diventa poi la seconda vittima della storia: trafitta dal tridente di Nettuno nel corso di una gara nautica in costume. Nettuno era Mike Johnson e il tridente era stato realizzato da Jackie Tanner, ma ancora una volta mancano prove certe e indicazioni di un movente, a meno di non voler ipotizzare che Christa avesse visto qualcosa in occasione dell'omicidio di Richard.
Quando viene uccisa anche Harriet Compton - colpita al capo con una martellata mentre stava pregando nella cappella privata di casa sua - le cose si complicano ulteriormente, ma si dispongono anche ad essere finalmente chiarite.
Il vecchio Bob Moss si fa trovare in possesso del martello insanguinato e confessa gli omicidi: ma a qual punto l'ispettore Barnaby (assieme agli spettatori più svegli) è in grado di determinare che l'uomo è innocente e che sta solo cercando di coprire il vero assassino.
La triste soluzione del caso, su cui si innesta addirittura un quarto omicidio avvenuto a Goodman's Fellow e di cui nessuno avrebbe mai sospettato, risiede come al solito nello scontro fra il presente ed il passato: antichi segreti, uno scandalo messo a tacere, affetti fraintesi e malriposti... sono questi gli elementi che hanno portato l'assassino ad essere tale.
- A dire il vero, l'impianto strettamente poliziesco della storia risulta un po' debole: per lungo tempo non ci sono tracce evidenti che Barnaby o gli spettatori possano seguire e alla fine il movente dell'assassino risiede nella sua fragilità mentale più che in qualunque altra cosa. L'omicidio maggiormente "giustificato" potrebbe essere quello di Harriet Compton, ma Richard e Christa sono vittime quasi inutili; per Richard risalta almeno la bizzarra coreografia dell'omicidio, la quale però non ha poi uno sviluppo all'altezza delle premesse.
La parte migliore della storia è piuttosto quella che riguarda i complessi rapporti tra i personaggi: amori, disamori, tradimenti, rancori, motivi di infelicità.
Tra gli interpreti si segnala Paul Bentall (Edward Palfrey), il cui aspetto depresso e deprimente è molto efficace.
Al di là di quella relativa a "I Viaggi di Gulliver", un'altra citazione letteraria della storia è riscontrabile nel nome della sala da tè del villaggio: "Butterball", che richiama l'omonimo racconto di Guy de Maupassant (in originale "Boule de Suif").
Il villaggio in miniatura che compare nell'episodio è un'attrazione turistica realmente esistente: è il Bekonscot Model Village di Beaconsfield, nel Buckinghamshire.
Ultimamente sono stati pubblicati numerosi libri dedicati a persone che nel passato, più o meno remoto, sono rimaste vittime dell'illegalità: persone uccise da terroristi, o da sicari di vario genere, mafioso e non. Diversi sono i libri, perchè molte sono state le vittime; tuttavia dietro questo particolare filone editoriale c'è anche e soprattutto il desiderio di non dimenticare: tanto più feroce e necessaro quanto più i tempi nuovi si dimostrano inclini ad un comodo oblio.THE DOME ("Under the Dome", 2009), di Stephen King [ Sperling & Kupfer ed., 2009; trad. di Tullio Dobner ]
Romanzo strano e interessante, triste e non del tutto convincente, abbastanza differente dai romanzi kinghiani
che lo hanno preceduto. Sembra scritto da una persona diversa, e forse in parte è così: è stato scritto da uno Stephen King invecchiato e ormai maturo, incline alla solidità piuttosto che alla sperimentazione, un autore reso più cupo e pessimista dalla recente storia americana.
Stephen King dichiara che l'idea iniziale del romanzo risale al 1976 e può darsi allora che il personaggio di Dale Barbara - uno dei protagonisti - fosse in origine un reduce del Vietnam piuttosto che dell'Iraq: ma a parte questo, il racconto è intriso di attualità, e non proprio nel senso più positivo: ambientato in un'America in cui Obama è già Presidente, il romanzo mostra un presente che stenta ancora a distaccarsi dal passato, tanto in senso genericamente politico quanto in senso particolarmente umano.
Ha una storia abbastanza sgradevole piena di personaggi molto sgradevoli, e nemmeno l'Apocalisse finale, non esattamente inattesa nè per i personaggi stessi nè per il lettore, offre un vero senso di giustizia o di sollievo: riporta aria pulita in senso tanto letterale quanto metaforico, questo sì, però tutto rimane lo stesso un po' grigio e incerto.
Nella storia ci sono i buoni ed i cattivi, e ci sono anche figure più difficilmente collocabili in una delle due categorie: ma se il romanzo vuole essere un'allegoria, questa volta la lotta del Bene contro il Male c'entra sino ad un certo punto.
Questa volta basta essere umani (e prima ancora "americani") per mostrare immediatamente più limiti che pregi, e per assumere comunque contorni alquanto sfumati: religiosi che hanno perduto la Fede, drogati infelici che si credono Guerrieri di Dio, commercianti opportunisti che in fondo non sono cattivi, politici che con la scusa del pubblico bene coltivano alla grande il proprio orticello (questa non mi suona nuova... ).
E in mezzo a tutto ciò, una cosa strana e singolare: l'eroe della storia, o almeno il personaggio che più facilmente viene avvertito come tale, che per tutto il tempo non fa quasi nulla, tranne esserci.
Alla fin fine i personaggi più autentici, onesti e tutti d'un pezzo sono solo quelli dei tre cani: Horace (un corgi a cui piacciono i pop corn), Clover (un cane lupo dotato di un grande senso di lealtà) e Audrey (una golden retrievier immersa negli affetti famigliari). Ma anche fra loro, due su tre non ne escono vivi.
LA MASSA - Il romanzo è un tomo ponderoso di oltre mille pagine. La storia stessa finisce per essere così affollata e complessa, da aver richiesto alcuni "supporti". E' preceduta infatti da una piantina topografica dei luoghi dell'azione, nonchè da un elenco dei personaggi principali, che già in sè è lungo tre pagine.
I LUOGHI - La storia è ambientata nel Maine, in uno dei tanti borgi semifittizi inventati da Stephen King. Si tratta di Chester's Mill, una cittadina il cui territorio a forma di calzino (sic!) si estende a Nord-Est di Castle Rock. Confina anche con Motton e Harlow, altri luoghi tutt'altro che ignoti ai Fedeli Lettori.
I TEMPI - La cronologia è insieme precisa e fittizia. La storia si svolge esattamente tra la mattina di sabato 21 ottobre e la mattina di domenica 29 ottobre: un ottobre narrativo che però nella realtà non esiste. Infatti da numerosi accenni, nel libro Obama risulta Presidente USA al suo primo mandato, con tutta l'intenzione di ricandidarsi per il 2012 ("Yes, we can again"): ma nell'arco di tempo compreso tra il 2009 e gli anni immediatamente seguenti, il 21 ottobre non è mai caduto nè mai cadrà di sabato.
TRAMA: L'autunno è già inoltrato, ma il Maine occidentale gode ancora di un clima mite. Ci sono giornate di cielo terso e luminoso che si estende all'infinito sul verde dei campi e il rosseggiare dei boschi. E quel 21 ottobre, quando la storia inizia, è appunto una giornata così: normale e meravigliosa.
All'improvviso però gli abitanti di Chester's Mill, circa duemila anime, si trovano a fare i conti con un evento inquietante, la cui realtà sembra negare la bellezza e la stessa normalità del mondo: sulla cittadina, coincidendo esattamente con i confini del suo territorio, cala ciò che verrà poi chiamato "la Cupola". Una sorta di muro invisibile e invalicabile, appena permeabile all'aria e all'acqua; un campo di forza, forse, la cui origine e la cui natura sono totalmente ignote. La Cupola c'è, e basta.
La sua calata provoca incidenti e qualche vittima immediata, ma il peggio verrà nei giorni seguenti. Gradualmente sotto la Cupola il calore aumenta e il clima inizia a mutare; l'aria interna si inquina mentre la superficie esterna comincia a ricoprirsi di polveri e detriti che filtrano la luce, dando al cielo un colorito giallastro e alle stelle una sfumatura rosata: cielo e stelle viste da dentro, ovviamente, perchè al di fuori tutto è immutato.
Da parte di militari e scienziati vengono compiuti numerosi tentativi di infrangere la Cupola, alcuni dei quali molto energici (lancio di missili Cruise, uso di acidi sperimentali) ma nessuno è coronato dal successo: l'America intera - e forse il mondo - pregano per Chester's Mill, ma il fatto puro e semplice è che Chester's Mill ha cessato di appartenere all'America o al mondo.
Completamente tagliato fuori da ogni possibilità di intervento, anche se le comunicazioni rimangono attive, il piccolo borgo del Maine diventa un'isola alla quale non si può approdare e dalla quale non si può partire.
L'approvvigionamento non costituisce un problema immediato: i viveri promettono di durare per un po', quasi tutte le abitazioni hanno generatori autonomi e i pozzi artesiani sono numerosi. Esistono tuttavia problemi di altro genere: ci sono famiglie smembrate, se quel sabato mattina qualcuno era semplicemente andato a fare la spesa oltre confine; ci sono ignari turisti venuti ad ammirare le foglie e ritrovatisi in gabbia; ci sono persone che gradualmente perdono la speranza di uscire dalla situazione e che scelgono la "liberazione" del suicidio. Ci sono personaggi-chiave della vita comunitaria che vengono a mancare per incidenti e circostanze varie, comunque legate alla presenza della Cupola: Chester's Mill si ritrova così senza il proprio sceriffo, senza l'unico vero medico (entrambi morti nei primi giorni), con un Dipartimento di Polizia a ranghi ridotti e del tutto priva di autopompe: parte dei poliziotti e tutti i vigili del fuoco erano stati impegnati, quel sabato 21 ottobre, in esercitazioni a Castle Rock.
Infine, quello che si rivelerà il problema più grave e pericoloso: la presenza a capo del municipio di "Big" Jim Rennie, titolare di una rivendita di auto usate, diacono della chiesa fondamentalista locale, secondo consigliere dietro l'inetto e succube Andy Sanders, e dunque vero ago della bilancia in una situazione politica che si è fatta improvvisamente spinosa.
Jim Rennie infatti è sempre stato un abile opportunista, un intrallazzatore capace di indirizzare i suoi sottoposti - presunti ed effettivi - tanto con le buone quanto con le cattive. Il defunto capo Howard Perkins stava lavorando alla sua incriminazione per corruzione, abuso di potere, distrazione di fondi pubblici nonchè per produzione e spaccio di stupefacenti: con la complicità di uno scelto gruppuscolo di collaboratori, Rennie aveva forse impiantato il più grosso laboratorio per la produzione di metanfetamine del Nord America... eppure la maggior parte degli abitanti del Mill aveva continuato a considerarlo un punto di riferimento, una autorità utile e imprescindibile, un uomo incapace di risparmiarsi, a dispetto del suo cuore malandato.
Per Jim Rennie la Cupola diventa una grande opportunità: non solo gli dà tempo per far sparire le tracce delle illegalità commesse, ma gli offre immediatamente l'occasione di consolidare il proprio potere. In pochi giorni, mentre le forze sane del luogo si rimboccano le maniche per mantenere in funzione i servizi essenziali, Jim Rennie trasforma Chester's Mill in una dittatura di fatto: ricrea un corpo di polizia che equivale ad un esercito personale, si prepara ad eliminare qualunque opposizione, fomenta addirittura sommosse ed incidenti allo scopo di essere considerato indispensabile, e in generale si circonda di persone deboli, stupide e ambiziose, che può manovrare a piacimento.
Lo asseconda alla grande il figlio Junior, i cui freni morali sono ormai totalmernte inibiti da un tumore al cervello; ben presto entrambi i Rennie (e poi anche qualcuno dei loro fiancheggiatori) passano all'omicidio come soluzione per i problemi più irritanti. Bastano un paio di giorni per avviare questa discesa infernale, e ad ogni ora che passa la situazione si fa peggiore: ma chi può fermare "Big" Jim? Non certo quelli di fuori, anche se sanno; quelli di dentro ci provano, ma la cosa è ardua.
E' praticamente impossibile ripercorrere qui tutte le fasi della vicenda, tutte le storie individuali che essa tocca e coinvolge, perchè sono veramente tante. Sarà comunque un devastante incendio interno alla Cupola a risolvere finalmente qualcosa, nel bene e nel male: un'Apocalisse di fuoco che offre a Stephen King l'occasione per cimentarsi in descrizioni di grande potenza e per inserire numerosi momenti di straziante ed intensa umanità.
Alla fine la Cupola (che in sostanza si rivela un manufatto alieno) scompare così come era comparsa e i pochissimi superstiti - meno di una ventina - possono tornare a vivere e a respirare liberamente.
Tra loro non c'è Jim Rennie, ad un certo punto rimasto vittima (in senso tanto metafisico quanto letterale) delle proprie vittime. Junior era già morto in precedenza.
- Data la complessità della trama, la storia si fa apprezzare soprattutto per la coerenza con la quale si sviluppa. Stephen King ne governa la costruzione, attraverso i fatti ed i personaggi, con la consueta ammirevole perizia.
Tuttavia ci sono cose che non mi sono piaciute: innanzitutto, come dicevo, la patina opaca di grigiore - e forse di stanchezza - che ricopre tutto e tutti, limitando fortemente il possibile legame empatico tra il lettore e i personaggi, anche quelli più positivi. E pensare che ce ne sarebbero parecchi: valga in generale l'esempio di Dale e Julia, la cui storia è essenzialmente una grande storia di amicizia.
E poi, soprattutto, non mi ha favorevolmente colpito la rivelazione relativa alla natura e alla funzione della Cupola, nonchè l'illustrazione della sua scomparsa: gli alieni in sè non mi turbano eccessivamente perchè con la fantascienza, persino in versione lievemente filosofica, ho ancora un discreto rapporto. Però c'è modo e modo di essere più o meno convincenti, e qui a mio parere Stephen King lo è poco.
Come appassionata di salda fede, ho visto anch'io l'episodio di STAR TREK intitolato "Il Cavaliere di Gothos" (il bambino alieno che gioca con gli "animaletti"... ): ma non è mai stato uno dei miei preferiti.
Far calare la Cupola così come avviene, per creare uno spazio unico e nuovo, separato, necessariamente governato da regole proprie, è cosa ottima e giustificata; poi però avrei trovato più opportuno farla scomparire senza dover ricorrere a fronzoli moraleggianti.
Anche l'etica è cosa ottima e giustificata, tanto per uno scrittore quanto per i suoi personaggi: ma il rischio in agguato è quello della retorica un po' noiosa.
FATHERLAND (id., 1992), di Robert Harris [ Mondadori ed., 1992 ]
Romanzo non nuovo, ma bello e soprattutto significativo: non è mai superfluo rinfrescare la memoria riguardo a cosa può essere - o essere stato - un regime di tipo totalitario, anche se lo si fa attraverso una narrazione di fantapolitica, il cui punto di partenza risponde all'ipotesi "cosa sarebbe accaduto se... ?".
Nel caso specifico il quesito si concretizza nel "cosa sarebbe accaduto se la Germania Nazionalsocialista di Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale". Il romanzo in sè costituisce UNA delle risposte possibili, forse la più semplice, e la più inquietante: la descrizione di un mondo la cui apparente normalità si impone con peso inamovibile.
Persino lo stile narrativo, scorrevolissimo ma rinunciatario nei confronti di qualunque preziosismo, concorre a definire come molto credibile questa realtà alternativa che noi possiamo negare solo attraverso l'esperienza storica diretta.
Privilegio che, ovviamente, i personaggi del romanzo non possiedono affatto.
TRAMA : Berlino, metà novembre del 1953: mancano pochi giorni al settantacinquesimo compleanno di Adolf Hitler, fervono i preparativi per i grandiosi festeggiamenti. L'aria risuona delle note de "La Vedova Allegra", l'operetta preferita dall'anziano Fürher.
La città è dominata dalle monumentali architetture di Albert Speer, ciclopiche creazioni che non hanno pari in Europa e che immancabilmente suscitano il rispettoso stupore dei numerosi turisti.
La Grande Germania si estende geograficamente dal Reno agli Urali; dopo la guerra la Polonia ha cessato di esistere assieme ad alcune delle Republiche ex sovietiche. Il Reich è circondato da Paesi satelliti, come la Francia e l'Italia; solo la Svizzera mantiene inalterate la propria autonomia e la propria neutralità.
L'Inghilterra è un Paese alleato che fornisce ottime cameriere; Winston Churchill si trova in esilio in Canada, e con lui c'è anche Elisabetta di Windsor, che non rinuncia comunque a rivendicare il trono, attualmente occupato dal cugino Edoardo VII e dalla sua regina, Wallis Simpson.
Persino l'America è ormai incline alla distensione; presidente degli Stati Uniti è un Kennedy: non il giovane John Fitzgerald però, bensì l'anziano Joseph P., fortemente conservatore e (così si dice) fieramente antisemita.
La Germania è forte in apparenza ma la sua stabilità inizia ad essere seriamente minata da fenomeni che ovviamente non vengono resi di dominio pubblico. Sul fronte orientale la guerra permanente voluta da Hitler per tenere vivo lo spirito bellico germanico sta andando piuttosto male; i coloni iniziano a rifiutare di trasferirsi ad Est e all'interno della Germania esistono comunque fronde giovanili (in parte eredi dirette della Rosa Bianca del ventennio precedente) che si configurano come potenzialmente ribelli: giovani meno inquadrati dei loro padri, giovani dai capelli troppo lunghi che ascoltano di nascosto la musica proibita (come quella di un gruppo di depravati inglesi che cantano "I wanna hold your hand"... )e si vestono con relativa libertà.
Tuttavia l'importanza e il peso del regime, con le sue rigide norme e le sue gerarchie, sono cose ancora presenti, determinanti.
L'atmosfera della storia è un po' orwelliana, ma in modo moderatamente quotidiano: ed è questo il particolare più agghiacciante, l'assoluta normalità dell'insieme.
Altrettanto normale in apparenza è anche il protagonista della storia, il maggiore Xavier March, quarantaduenne investigatore della Polizia Criminale. Divorziato, con un figlio decenne che lo detesta, Xavier non è iscitto al Partito e risulta inquadrato nell'Esercito solo perchè secondo la legge un poliziotto deve esserlo: indossa la sua divisa nera ma odia la reazione di immancabile terrore e servilismo che essa suscita.
Durante la guerra ha servito in Marina sugli U-Boot, sino a raggiungere il grado di capitano, ma la sua fedeltà e la sua disciplina sono solo una necessaria facciata. Xavier in realtà ha più dubbi e domande che risposte o certezze; fa il suo lavoro perchè ci crede eppure si scontra continuamante con infinite forme di prevaricazione, di opportunismo e di negazione della verità.
Un giorno, subentrando fuori turno ad un collega in ritardo, gli viene affidata l'indagine su di un probabile suicidio: un uomo anziano trovato annegato nelle acque del lussuoso complesso residenziale suburbano nel quale abitava.
Nessuno può ancora saperlo, ma quello è il primo passo che cambierà la Storia: ed è una felice ironia - anche se non per Xavier, che pagherà personalmente un prezzo molto alto - il fatto che un mutamento così grande e travolgente prenda l'avvio da una piccola fortuita coincidenza: la disponibilità, al momento giusto, di qualcuno che indagherà sino in fondo.
Al primo suicidio ne segue ben presto un secondo, poi un uomo scompare e viene braccato dalla Gestapo: Xavier scopre che le morti non sono state volontarie e sono state precedute da altre altre morti. Qualcuno sta eliminando una serie di persone scomode e Martin Luther, l'uomo scomparso, è l'ultimo sopravvissuto.
La strada di Xavier nel frattempo ha incrociato quella di una giornalista americana che sta per essere espulsa dalla Germania; la ragazza, Charlotte Maguire detta Charlie, vorrebbe ripartire con uno scoop e offre (o meglio, impone... ) la propria collaborazione. In seguito si scoprirà che il coinvolgimento di Charlie - figlia di un diplomatico americano e di un'attrice tedesca - non è stato del tutto casuale, rimane comunque il fatto che la sua presenza al fianco di March, per quanto pericolosa per entrambi, riuscirà ad essere di grande utilità.
I due continuano ad indagare ostinatamente, sfruttando i pochi spazi a loro concessi. Raggiungono anche la Svizzera, dove gli uomini morti e quello scomparso avevano un deposito di sicurezza, e là trovano una cosa sorprendente ma di dubbia utilità: un quadro che si pensava perduto nella Polonia occupata e che loro non riescono immediatamente ad identificare (il lettore invece può farlo con la massima facilità).
Parrebbe dunque che a monte di tutto ci sia un traffico illegale di opere d'arte e l'illecito arricchimento di alcuni gerarchi durante la guerra: la cosa risponde al vero, ma non è ancora quello il nodo reale della questione.
Xavier March oltre ad essere un uomo che si sforza di comportarsi nel modo più giusto, è anche un ottimo investigatore: così, quando le sue deduzioni lo portano a mettere le mani su alcuni documenti nascosti dall'ormai defunto Martin Luther, scopre finalmente il vero motivo di tanta agitazione. E sarà una scoperta angosciosa, davvero epocale per il mondo al quale lui appartiene, anche se dal nostro punto di vista è piuttosto qulacosa che serve a rimettere la Storia sui propri binari.
Nel mondo post bellico ricreato da Robert Harris l'unico Olocausto che i personaggi conoscono è quello staliniano; il problema ebraico invece è stato tacitamente accantonato nelle coscienze, malgrado qualche sospetto: ciò che si sa è genericamente che gli ebrei sono stati deportati a Est. Nessuno invece sa con esattezza dove siano finiti e quale sia stata la loro sorte.
I documenti di cui Xavier entra in possesso, stilati da vari gerarchi come "assicurazione sulla vita" in caso di sconfitta della Germania, raccontano la verità e l'orrore: non solo le deportazioni, ma anche i campi di concentramento e il resto. La cancellazione assoluta, inutilmente crudele e indiscriminata di undici milioni di vite.
Se e quando quei documenti verranno resi pubblici, la Germania di Hitler - che non partecipò personalmente alla Conferenza di Wansee e che evitò accuratamente di apporre la propria firma in calce a qualunque tipo di documento sulla "soluzione finale" - diventerà oggetto dell'isolamento internazionale. Anche l'America dovrà recedere dalla propria buona disposizione. La Grande Germania insomma ha in vista la fine.
Ecco spiegato il perchè di tanto timore nelle alte sfere, di tanta ostinazione nell'ostacolare le indagini.
Ormai braccato, tradito persino dal proprio figlio e dal migliore amico, Xavier riesce a compiere soltanto un'ultima disperata impresa: depista gli inseguitori, tirandoseli dietro sino all'ex confine polacco, per permettere a Charlie di scappare e di portare in Patria i documenti.
Arrivato al luogo dove sorgeva Auschwitz, ormai demolito, Xavier trova però tra l'erba alcuni vecchi mattoni che gli fornisconoo un'ultriore conferma: i campi sono esistiti, tutto l'orrore è stato vero.
Mentre Charlie passa il confine con la Svizzera, a centinaia di chilometri di distanza Xavier pensa a lei per l'ultima volta.
L'epilogo del romanzo, pur senza renderlo esplicito, lascia intendere che Xavier si uccide per non essere di nuovo preso e torturato. Quando muore, Xavier March è un uomo libero nel senso più ampio del termine.
Il romanzo regge bene innanzitutto comer thriller: l'impianto poliziesco della storia in sè è molto solido, ricco di colpi di scena, di linee investigative intelligenti e di soluzioni interessanti; però a differenza di altri autori di genere (ad esempio T.R.Smith) Richard Harris non fa mai prevalere il tono avventuroso su quello dei significati.
Il romanzo, io credo, risponde innanzitutto ad un impegno morale da parte dell'autore: la ricostruzione dell'Olocausto è interamente basata su documenti reali e non lascia certo spazio per gli alleggerimenti della fantasia.
Nel libro però ci sono molte altre cose che colpiscono favorevolmente il lettore: lo stile fluido e agevole di Robert Harris, innanzitutto, la cui scrittura sembra addirittura facile, anche se in realtà è l'esatto contrario.
Ottima poi la costruzione della storia, degli ambienti e dei personaggi, soprattutto quello splendido di Xavier.
Alcune pagine si segnalano particolarmente per la loro bellezza e intensità: la parte in cui Xavier e Charlie scoprono nel caveau svizzero il quadro misterioso (che altro non è se non "La Dama con l'Ermellino" di Leonardo: e nel divario di conoscenze tra i personaggi e il lettore sta tutto il senso di un mondo così alieno) ; i momenti brevi in cui i due scoprono e vivono la reciproca umanissima attrazione; la lettura e la decifrazione dei documenti ritrovati, il cui contenuto fa precipitare il passato come un'enorme cascata di sangue: l'orrore, il disgusto - anche per se stessi - la tristezza.
Su FATHERLAND - romanzo, film (che io non ho visto) e sfondo storico - la Wikipedia inglese contiene una scheda molto bella ed esauriente: en.wikipedia.org/wiki/Fatherland_(novel)
Questa volta Andrea Camilleri accentua il proprio realismo narrativo e dà vita ad un romanzo bello e deprimente, nel quale la cronaca più nera si sposa perfettamente ad un'immaginazione che poi tanto fantastica non è.

Link al mio post su LORD OF SCOUNDRELS di Loretta Chase:
esteticaromance.blogspot.com/2009/11/lord-of-scoundrels-1995-by-loretta.html#links
Letto in versione originale.
Mio giudizio sul romanzo: ![]()
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