Alfa & Omega

Attenzione: sconsiglio la lettura del presente post a chi già non conosca - e non voglia conoscere - l'intera parabola esistenziale del personaggio di Hercule Poirot.

All'interno della vasta produzione di Agatha Christie i miei romanzi preferiti sono sempre stati quelli con Poirot; e benchè la suddetta produzione comprenda gioielli polizieschi come "Tragedia in Tre Atti" o " Il Ritratto di Elsa Greer" (tanto per citare a caso), insieme a opera discusse e discutibili come "L'Assassinio di Roger Ackroyd" o "Dieci Piccoli Indiani", io sono sempre rimasta soprattutto affascinata dal fatto che la saga dedicata al "piccolo investigatore belga" abbia un inizio e una fine ben precisi, e che sia paragonabile ad una sorta di grandioso cerchio esistenziale e avventuroso che si apre e si chiude - molti anni più tardi - esattamente nello stesso luogo: la tenuta di Styles Court, nell'Essex.
Inoltre, se l'esordio dell'autrice e dei suoi personaggi può essere ormai identificato senza dubbio come una delle pietre miliari della letteratura gialla, non da meno deve essere valutato il loro congedo: romanzo strano e in fondo senza più nulla da perdere, ma costruito con emozione oltre che con abilità.

[ I due romanzi cui si fa riferimento nel post, editi singolarmente a più riprese da Mondadori, sono reperibili insieme ad alcuni racconti anche nel volume OMNIBUS GIALLI (1976, 1981) intitolato "Vita Morte e Miracoli di Poirot" ].


POIROT A STYLES COURT ("The Misterious Affair at Styles", 1920)

Anno 1916, l'Europa è nel pieno della Prima Guerra Mondiale. Il giovane capitano Arthur Hastings è in congedo, dopo essere stato ferito, e decide di approfittare del tempo a sua disposizione per accettare l'invito di un vecchio amico, John Cavendish, che vorrebbe ospitarlo per un po' nella tenuta di famiglia.
Hastings raggiunge così Styles Court: lì trova John con sua moglie Mary, Lawrewnce Cavendish, il fratello minore di John, nonchè Cynthia Murdoch, una giovane infermiera dalla chioma fulva. Tutti ospiti di Styles, legalemente appartenente alla matrigna di John e Lawrence, che l'ha ereditata dopo la morte del marito.
La donna si è risposata di recente con Alfred Inglethorp, un bizzarro individuo che tutti detestano, considerandolo un opportunista e un cacciatore di dote.
I luoghi sono incantevoli ma la situazione è tesa, tanto che una lite tra la signora Inglethorp e la sua assistente-segretaria, signorina Evelyn Howard, provoca l'offesa partenza di quest'ultima.
I problemi però sono soltanto all'inzio: persino Hastings, di carattre sensibile ma in genere piuttosto ingenuo nel valutare il prossimo, si accorge che tutti gli abitanti di Styles, ciascuno a suo modo, sono profondamente infelici.
Poco tempo dopo il suo arrivo, poi, scoppia il dramma: al termine di una giornata cupa e agitata, la signora Inglethorp si sente male e muore. Le successive indagini non tardano a confermare ciò che da subito sembrava evidente: la donna è stata avvelenta. Rimane incerto quale sia stato il mezzo con il quale le è stato somministrato il veleno - stricnina - e tutto sommato molte persone avrebbero avuto movente e opportunità... tuttavia l'opinione prevalente identifica senza incertezze il colpevole in Alfred Inglethorp, il marito.
John, desideroso di arginare un possibile scandalo e di trattare la faccenda con discrezione, chiede l'aiuto di Hastings, e il capitano non lo delude. Per caso e con grande gioia ha reincontrato a Syles un altro vecchio amico, Hercule Poirot, un ex poliziotto belga ora profugo in Inghilterra in seguito all'invasione del suo Paese; ne ricorda bene le eccezionali capacità investigative e non esita dunque a metterlo in contatto con John.
Poirot, altrettanto lieto di aver ritrovato Hastings e molto motivato dal fatto che la signora Emily Inglethorp era la benefattrice dell'intero gruppo di profughi belgi, accetta di occuparsi della questione, alla quale si dedica con il suo tipico atteggiamento metodico e ordinato.
Così mentre tutto sembra dimostrare sempre più chiaramente la colpevolezza di Alfred Inglethorp, Poirot si ritrova ad agire contro il tempo per evitare che accadano cose irreparabili, in grado di sottrarre l'assassino alla giustizia.
Mettendo insieme anche i più minuscoli e apparentemente trascurabili particolari, Poirot alla fine ricompone il difficile puzzle e riconsegna gli abitanti di Styles ad un'esistenza se non migliore in assoluto, almeno sgombra da menzogne ed equivoci.
Hastings, cha da buon romantico aveva sviluppato interessi platonici tanto nei confronti di Mary quanto nei confronti di Cynthia, deve ovviamente rinunciare ad entrambe: inizia lì la lunga saga dei suoi innamoramenti (tutti a vuoto, tranne uno... ), in genere guardati da Poirot con benevola comprensione e un bel po' di sadico divertimento.


SIPARIO ("Curtain", 1975)

Sono passati ormai molti anni, ma l'ex capitano Hastings si ritrova di nuovo a Styles Court. I Cavendish se ne sono andati, la casa è stata ammodernata ed è diventata un albergo: se ne occupano il colonnello Littrell e sua moglie Daisy, borghesi alquanto decaduti che stanno tentando di risollevare le proprie sorti.
E' Poirot in persona a richiamare Hastings nei vecchi luoghi: l'investigatore, ormai vecchio e invalido, trascorre a Styles un periodo di riposo. Desidera avere accanto a sè l'amico di tutta una vita per motivi che all'inzio rimangono piuttosto oscuri; Hastings comunque è felice di accettare l'invito: è ormai vedovo, non ha nulla di meglio da fare, rivedrà dopo lungo tempo una persona che tanto ha significato per lui ed avrà inoltre l'occasione di stare con la figlia Judith, a sua volta presente a Styles. La ragazza, che si è laureata in scienze biologiche, è l'assistente del dottor John Franklin, un ricercatore entusiasta (e spiantato) ospite a Styles con la moglie Barbara, la cui malferma salute richiede in quel periodo un po' d'aria di campagna.
Completano il gruppo di residenti Sir William Boyd Carrington (tipico inglese delle colonie, bonario e pedante: Hastings lo prende in grande simpatia), il maggiore Allerton (che tutti gli uomini trovano antipatico e tutte le donne irresistibile), l'opaco Stephen Norton (un ometto poco appariscente dedito al birdwatching), la signorina Elizabeth Cole (bellezza triste e austera, che sembra ben più anziana dei suoi trentacinque anni) e infine la signorina Craven (l'esuberante e un po' frustrata infermiera che si occupa della signora Franklin).
Come avrà modo di notare uno dei personaggi, si tratta di un nutrito gruppo di ruderi falliti.
Ma la persona più malandata in assoluto - Hastings ha modo di constatarlo con grande dolore - è proprio Hercule Poirot: l'ex investigatore è ridotto in carrozzina, il suo cuore è ormai sull'orlo del baratro e solo il suo eccezionale cervello è ancora quello di un tempo. Accanto a lui non c'è più il maggiordomo George, bensì un assistente di nome Curtiss la cui robusta struttura fisica stride penosamente con quella del malato.
Superato lo shock iniziale, Hastings è finalmente in grado di ascoltare i motivi del richiamo da parte di Poirot: secondo lui è probabile che a Styles stia per accadere un omicidio.
Uno degli ospiti, di cui rifiuta di rivelare l'identità, è già responsabile di alcuni delitti: in maniera indiretta, però, e questo lo rende ancor più pericoloso. In sostanza il metodo dell'ignoto - detto X, per brevità - consiste nell'indurre altri al delitto, suggestionandoli in modo che pensino di aver eliminato qualcuno che meritava di morire. X esercita un potere enorme e sfuggente, puramente malvagio, ma non può essere toccato. A sostegno della sua tesi Poirot illustra ad Hastings una lunga serie di casi di omicidio in cui il colpevole è sempre stato individuato: secondo lui però a monte c'è sempre X.
Ad Hastings viene affidato il compito di essere gli occhi e le orecchie di Poirot, dato che il piccolo belga è immobilizzato sulla sua sedia; tuttavia il compito è arduo... come si può infatti prevenire un omicidio di cui non si sa quasi nulla?
Le cose rimangono piuttosto incerte e nel frattempo Hastings deve vedersela anche con il cinico modernismo e lo spirito di indipendenza della sua Judith. Accadono però un paio di strani fatti: il collonnello Luttrell ferisce la petulante ed insopportabile moglie con un colpo di fucile destinato invece a colpire un piccione selvatico, e lo stesso Hastings si trova lì lì per avvelenare il maggiore Allerton, secondo lui colpevole di attentare alla virtù di Judith. Per Poirot non c'è dubbio: X è all'opera... Hastings da parte sua continua ad essere molto perplesso.
Alla fine però un delitto vero e proprio accade: a morire avvelenata è Barbara Franklin, al termine di un piccolo ricevimento al quale hanno partecipato quasi tutti gli ospiti. In cima alla lista dei sospettati c'è ovviamente il dottor Franklin, tuttavia l'inchiesta ufficiale stabilisce che Barbara Franklin - depressa e ipocondriaca, piuttosto che veramente malata - si è suicidata per smettere di essere un peso ed un ostacolo alla carriera del marito (il quale, come hanno capito tutti, ad eccezione di Hastings, è innamorato cotto della bella Judith, che lo ricambia con pari entusiasmo).
Di lì a poco avviene un altro stranissimo suicidio: Stephen Norton si spara un colpo di pistola in fronte. Purtroppo nel corso di quella stessa notte il cuore di Poirot cede definitivamente e il grande piccolo uomo viene ritrovato morto nel suo letto.
Come dice Hastings, non ne voglio parlare: si tratta di un fatto troppo inatteso e doloroso, per lui come per il lettore, un fatto che si stenta ad accettare ogni volta che si torna su quelle pagine.
Ma il romanzo non è ancora finito e l'epilogo della storia riserva alcune tragiche e sorprendenti rivelazioni. Poirot ha lasciato per Hastings un certo numero di indizi e quattro mesi dopo la morte dell'amico il capitano riceve una lettera postuma in cui la sfuggente identità di X è finalmente svelata con chiarezza. La lettera spiega come sono andate le cose e giustifica il comportameno omertoso dello stesso Poirot; dice inoltre chi abbia assassinato Barbara Franklin (grossa sorpresa per Hastings!) e chi abbia assassinato Norton (sorpresa ancora più grande).
Tutto è perfettamente chiarito, tutto sfocia nell'unica soluzione praticabile, tanto per l'autrice quanto per Poirot; Hastings però si ritrova più vecchio e solo, anche se forse una raccomandazione dell'amico morto lo porterà ad avvicinarsi all'infelice signorina Elizabeth Cole.


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Per ciò che riguarda la trama pura e semplice, il primo romanzo è decisamente superiore all'ultimo. Tuttavia non vanno trascurate le sottigliezze psicologiche che di "Curtain" costituiscono l'ossatura principale, ma che nemmeno in "Styles Court" sono del tutto assenti.
Nel confronto tra i due romanzi, però, la cosa migliore in assoluto, quella che mi ha sempre colpito, è data dal contrasto delle atmosfere, da tutto ciò che rivela il passare del tempo, il mutare delle circostanze. Il primo romanzo ha una leggerezza evanescente, art nouveau e belle époque: anche se sullo sfondo delle vivcende ci sono gli orrori e le tragedie della guerra, la campagna inglese è fresca e bellissima, intrisa di ombre e di colori, profumata di erbe e di fiori, illuminata da quella luce forte e tranquilla che agli inizi del Novecento sembrava riempirsi di ottimismo ed energia.
L'altro romanzo invece, pur lasciando il tutto su di un piano alquanto sfumato, porta con sè il peso della modernità, l'aspetto logoro delle cose che il tempo muta e consuma. In quell'Inghilterra la campagna non possiede più lo stesso fascino, è quasi incolta e un po' polverosa.
La realtà appartiene ad una nuova generazione, a giovani entusisti, spigolosi e un po' cinici come il dottor Franklin e Judith; i vecchi gentiluomini conservatori e tradizionalisti come Hastings sono ormai fuori posto.
Nelle conversazioni si citano ancora gli splendori coloniali dell'Impero, i ricordi di un mondo vasto eppure chiuso in se stesso, ma il passato si allontana sempre di più, viene superato perchè la vita vera risiede nel futuro. Quel futuro che in ogni caso non apparterrà in alcun modo nè a Poirot nè alla sua autrice.
In realtà la cronologia è uno degli elementi più imperfetti nei romanzi di Agatha Christie, che ad un certo punto lasciò perdere il coerente invecchiamento dei personaggi: Poirot risultava già in pensione a inizio secolo e il trentenne capitano Hastings che approda a Styles per la prima volta, quando vi ritorna più di mezzo secolo dopo è a malapena cinquantenne.
Accade così che "Curtain" risulti ambientato in una specie di indefinito limbo temporale, a differenza di "Styles Court" la cui collocazione era ben più certa: ma ciò non ha alcun peso nei confronti del lettore affezionato che in quei libri continuerà a ritrovare di volta in volta l'acuta intelligenza di un uomo buono, assieme alle dolci (e in genere utilissime!) ingenuità di un uomo onesto.
I romanzi di Agatha Christie possono essere letti e riletti senza limiti, ed ogni volta sembrerà sempre la volta migliore.
LadyJack || 11:02 || venerdì, 10 luglio 2009
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Sabato pomeriggio con Poirot in TV

IL RITRATTO DI ELSA GREER ("Five Little Pigs", primo episodio della Nona Stagione di "Poirot", 2003. Regia di Paul Unwin)

Su Rete4 continuano i sabati pomeriggio dedicati agli sceneggiati ispirati alle opere di Agatha Christie; questa volta (11 aprile '09) è stato il turno de "Il Ritratto di Elsa Greer" in forma di vero e proprio TV movie. La cosa mi ha reso felice perchè come ho già avuto modo di spiegare in un precedente post, il romanzo è uno dei miei preferiti; ancor più felice sono poi stata nel rendermi conto che la drammatizzazione era non soltanto molto fedele all'originale, ma anche suggestiva e realizzata con intelligenza: il che non si può dire di altri episodi della serie dove - fatto salvo il costante impegno di David Suchet nel rendere al meglio il personaggio di Poirot - a volte gli adattamenti e le variazioni risultano ben poco convincenti.
Qui invece è stata rispettata non solo la storia (già bella di per sè) ma soprattutto l'atmosfera: triste e nostalgica, gravata di tutto il peso di ciò che avrebbe potuto essere, e non è stato.
La trama è abbastanza nota. Al raggiungimento della maggiore età la bella Lucy Lemarchant, cresciuta in America presso alcuni parenti, viene a conoscenza di un doloroso  segreto famigliare: sua madre - Caroline Crale - è morta in carcere dopo essere stata giudicata colpevole dell'omicidio del marito Amyas Crale, un famoso pittore. La vicenda risale a quattordici anni prima, quando Lucy era ancora bambina. Durante un'estate maledetta i Crale avevano riunito nella loro casa alcuni amici; in particolare Amyas aveva ospitato la giovane Elsa Greer, alla quale stava facendo il ritratto.
Amyas e Caroline erano sempre stati uniti da un rapporto violentemente passionale, anche se Amyas aveva tradito la moglie in più occasioni. Caroline aveva sempre perdonato, consapevole del suo ruolo escusivo nella vita del marito; l'arrivo di Elsa però, viziata egoista e determinata, aveva infranto fragili equilibri.
La morte di Amyas, avvenuta di lì a poco e dovuta ad avvelenamento, era stata pertanto attribuita a Caroline con il movente della gelosia: e Caroline, pur avendo inizialmente insinuato che la morte fosse dovuta a suicidio, durante il processo non aveva fatto nulla per scagionarsi.
Ora però Lucy, che non crede alla colpevolezza della madre, desidera riesaminare gli eventi: incarica Poirot di individuare il reale colpevole o, in alternativa, di dimostrare definitivamente e con chiarezza le responsabilità di Caroline.
Poirot accetta il difficile compito e attraverso numerosi colloqui con gli attori e i testimoni del vecchio dramma riesce a ricostruire una strana verità, che comprende anche le motivazioni del singolare comportamento tenuto da Caroline, la quale in sostanza e in virtù di un tragico fraintendimento, si era fatta carico di colpe non sue.
Ironia della sorte: tentando di coprire la persona che credeva colpevole e verso la quale si sentiva in eterno debito, Caroline aveva in realtà coperto il suo peggior nemico, la persona responsabile del disgregamento della sua vita e della sua felicità.

Già il romanzo originale è permeato di un'atmosfera rarefatta e fatalmente tragica, all'interno della quale ciascuno dei personaggi ruota vanamente attorno ai propri rimpianti e alle proprie illusioni: attraverso le immagini il film rende ancor più chiaro il concetto, grazie all'ottima ricostruzione dei luoghi, agli interpreti tutti perfetti e dotati del giusto "aspetto d'epoca", e persino grazie alla musica, struggente e maliconica, a suggerire l'irrimediabile succedersi degli eventi.
Ancor più chiaramente che sulla pagina, lo schermo dice quanto i personaggi fossero inizialmente giovani, intensi, pieni di passioni forse pericolose. Caroline possiede una grazia commovente, e Philip Blake è talmente bello e infelice che fa male guardarlo, ma persino Mrs. Williams (meno giovane degli altri) e la stessa Elsa (affascinante ed ipnotica nei suoi enormi occhi, più che veramente bella) rimangono positivamente nella memoria, e così tutti gli altri.
Nell'alternanza tra il presente e il passato, che si spinge sino all'epoca in cui Amyas, Caroline, Philip e Meredith erano ragazzi, emergono tutti i difficili rapporti esistenti tra i personaggi: ciò che nel libro viene raccontato attraverso i memoriali dei cinque testimoni principali, nello sceneggiato trova voce in maniera più immediata e diretta. Alla fine è comunque Poirot ad interpretare le parole, le ammissioni, e persino i dolorosi silenzi.
Poche le varianti rispetto alla storia originale: Caroline non si limita a morire in carcere, ma più crudelmente viene proprio impiccata; Lucy (che nel romanzo si chiama Mary)  è autonoma e non ha nessun matrimonio in vista a motivare il suo desiderio di verità; Adrienne Warren, la sorellastra di Caroline, è stata ribattezzata Angela. Alcuni dei personaggi inoltre sono animati da sentimenti più ambigui e complessi rispetto ai loro corrispondenti romanzeschi, in un modo che ad Agatha Christie sarebbe stato abbastanza estraneo, ma che all'interno dello sceneggiato funziona ed intensifica il tutto: Mrs. Williams aveva nutrito una fortissima ed irrisolta inclinazione per Caroline, mentre Philip era - e malgrado la morte, è ancora - perdutamente innamorato di Amyas.
In nessun momento dello sceneggiato è visibile qualcuno dei quadri di Crale, nemmeno il ritratto di Elsa, ma va bene così: perchè doverli immaginare è infinitamente preferibile al restarne delusi.

PERSONAGGI E INTERPRETI:

- Hercule Poirot: David Suchet

- Caroline Crale: Rachael Stirling (da adulta) e Lottie Unwin (da ragazza)

- Amyas Crale: Aidan Gillen (da adulto) e Darien Smith (da ragazzo)

- Philip Blake: Toby Stephens (da adulto) e Jacek Bilinski (da ragazzo)

Meredith Blake: Marc Warren (da adulto) e Joel De Temperley (da ragazzo)

- Elsa Greer: Julie Cox

- Mrs. Williams: Gemma Jones

- Lucy Lemarchant: Aimee Mullins (da adulta) e Melissa Suffield (da bambina)

- Angela Warren: Sophie Winkleman (da adulta) e Talulah Riley (da bambina)

Curiosità: Gemma Jones, che nello sceneggiato presta il suo volto intenso, quasi privo di trucco e disfatto dalle illusioni perdute al personaggio di Mrs. Williams, negli anni Settanta fu la popolarissima "Duchessa di Duke Street".

LadyJack || 14:59 || martedì, 14 aprile 2009
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Painted in Blood

IL RITRATTO DI ELSA GREER, di Agatha Christie
[ 1943. In GB, "Five Little Pigs"; in USA, "Murder in Retrospect" ]

Di romanzi belli Agatha Christie ne ha scritti molti: non è forse possibile stabilire, al di là delle preferenze personali, quale sia il migliore in assoluto, ma certo "Il Ritratto Di Elsa Greer" si colloca piuttosto in alto in qualunque tipo di classifica. L'abilità della trama si coniuga con l'intelligente psicologia dei personaggi, rendendo non solo credibile ma addirittura affascinante quella che in altre circostanze sarebbe una ben strana storia, e il romanzo si legge tutto d'un fiato, dal classico inizio all'inquietante epilogo.
TRAMA: Mary Lemarchant, una bella ragazza canadese da poco maggiorenne, si rivolge a Poirot per far luce su di una delittuosa vicenda avvenuta nella campagna inglese sedici anni prima. Mary in realtà non si chiama Lemarchant, bensì Crale: è la figlia di Carolina e Amyas Crale, il famoso pittore. Le è stato cambiato nome tanti anni prima quando, bambina di quattro anni, venne spedita dall'Inghilterra al Canada per vivere con alcuni parenti. Sua madre Carolina infatti era stata accusata e condannata per l'omicidio del marito - evitando la forca solo grazie alle circostanze attenuanti - e alla piccola erano stati risparmiate le tragiche conseguenze del fatto. Compiuti i ventun anni però Mary è venuta a conoscenza di tutto; le è stata anche consegnata una lettera della madre, morta in carcere ormai da tanto tempo, nella quale Carolina assicura la figlia della propria innocenza.
Il problema di Mary, che sta per sposarsi e non desidera ombre nel suo passato, è appunto questo: non solo desidera sapere tutto ciò che è accaduto in quella lontana estate che ovviamente non ricorda, ma vuole anche che Poirot l'aiuti a dimostrare l'innocenza della madre, nella quale lei crede fermamente.
Lusingato dalla fiducia che Mary nutre nei confronti delle sue capacità, Poirot accetta il difficile caso, rifiutando di lasciarsi influenzare tanto dalla presunta innocenza di Carolina quanto dal verdetto di colpevolezza che l'aveva rinchiusa in carcere. Tuttavia sin dall'inizio si rende conto che le difficoltà sono enormi: le prove contro Carolina erano davvero schiaccianti, quasi nessuno dubita della sua colpevolezza e al tempo del processo la stessa accusata sembrava dimostrare, con il suo atteggiamento rinunciatario, la triste consapevolezza di aver ucciso l'uomo che amava.
Perchè questo è innegabile: Carolina amava Amyas alla follia, tanto da lasciarlo libero nella sua arte, sopportando pazientemente persino tutte le scappatelle del marito, molto sensibile al fascino femminile. Amyas però era sempre tornato all'ovile... almeno finchè non aveva incontrato la bellissima Elsa Greer.
La ragazza, giovanissima, ricca egoista e senza scrupoli, lo aveva catturato e non intendeva più lasciarlo; con l'insensibilità che gli era propria Amyas aveva portato Elsa nella sua bella casa di Alderbury per farle un ritratto, imponendo in pratica alla moglie la presenza dell'amante. La situazione si era fatta tesa e sempre più difficile: liti, riappacificazioni e alla fine, Elsa che dichiarava l'intenzione da parte di Amyas di lasciare la moglie per sposare lei.
Il giorno seguente Amyas moriva avvelenato mentre stava per terminare il ritratto fatale; il veleno era nel suo bicchiere di birra ghiacciata, e quella birra glie l'aveva portata Carolina. Come dubitare dunque della concatenazione degli eventi?
L'unico modo per ricostruire l'accaduto, al di là degli aridi resoconti ufficiali, è quello di affidarsi alla memoria di coloro che ne erano stati partecipi. Poirot contatta dunque le cinque persone che erano state presenti ad Alderbury assieme ai Crale: Philip Blake, il miglior amico di Amyas, e suo fratello Meredith; la sorellastra di Carolina, Adrienne Warren, e la sua istitutrice, la signorina Cecily Williams. Infine lei, la ragazza del ritratto, il perno di tutta la vicenda: Elsa Greer.
Ciascuno di loro parla con l'investigatore e compila un resoconto dei fatti, così come li ha vissuti e come li ricorda: da quei colloqui e da quelle pagine Poirot riuscirà a trarre infine l'unica verità, spiegando così non solo lo strano atteggiamento assunto da Carolina durante il processo, ma illustrando anche come erano realmente andate le cose.
La soluzione del caso risulterà insieme liberatoria e del tutto priva di pietà.

- Come dicevo, il romanzo è notevole.
La parte più straordinaria è quella dei memoriali scritti dai testimoni: potrebbe risultare noiosa, invece è estremamente viva. In pratica, per cinque volte viene narrata la stessa identica cosa ma sono i punti di vista, a fare la differenza: ed è proprio tra le varie affermazioni, le dichiarazioni, le omissioni e le sfumature che Poirot riesce infine a leggere la verità.
Altrettanto affascinanti i personaggi: il prosaico Philip, legato a Carolina da un complesso sentimento di amore-odio, che è diventato un ricco agente di cambio; l'antiquato e tentennante Meredith, quasi troppo cavalleresco per essere vero; Adrienne Warren, che da ragazzina scapestata si è trasformata in archeologa di fama; la signorina Williams, povera ma intelligente e indomita; Elsa Greer, ancora bella, ma spenta e rabbiosa dopo la morte di Amyas: ora è Lady Dittisham, al suo terzo matrimonio.
E su tutti Carolina Crale: bella e delicata, impetuosa al limite della violenza, amata e innamorata, infelice e strana... un enigma alla fine faticosamente svelato.
LadyJack || 10:59 || sabato, 13 dicembre 2008
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La Vita è un Treno

IL MISTERO DEL TRENO AZZURRO ("The Mystery of the Blue Train", 1928)
Il treno come scena del delitto ha spesso affascinato i migliori giallisti, forse perchè al pari della nave, dell'aereo o della villa di campagna isolata il vagone ferroviario costituisce un ambiente ristretto e chiuso, perfetto come sfondo per le più classiche fra le trame poliziesche.
Agatha Christie si è mostrata particolarmente affezionata ai treni: basterebbe ricordare "Assassinio sull'Orient-Express" ("Murder on the Orient-Express", 1933). Già nel 1925, però, quasi all'inizio della sua carriera, aveva scritto il breve racconto "L'Espresso per Plymouth" ("The Plymouth Express") che qualche anno dopo, ampliato e largamente modificato, si sarebbe trasformato in un vero e proprio romanzo: "Il Mistero del Treno Azzurro".
Onestamente, non si tratta di una delle sue migliori creazioni: il romanzo risulta ancora piuttosto acerbo, non tanto per ciò che riguarda la trama, ma per ciò che riguarda la costruzione, i dialoghi, i personaggi, e lo stesso Poirot non è ancora quella figura completa e tridimensionale che si ritroverà in molte immortali pagine dei tempi successivi. Tuttavia il pregio maggiore del romanzo è proprio costituito dal suo aspetto frivolo e démodé, in cui l'avventura misteriosa e romantica prende il sopravvento sull'indagine: insomma, Poirot c'è e agisce da par suo, ma intorno a lui ruotano favolosi gioielli dalle equivoche origini, maliarde spendaccione e traditrici, virtuose fanciulle dagli occhi belli, gentiluomini traviati e criminali dal pedigree internazionale, in un'atmosfera da inizio-secolo briosa e ancora esente dal peso degli orrori futuri.
Si tratta di curiosità storico-narrative che suscitano una certa nostalgia.
TRAMA: Il milionario americano Rufus Van Aldin regala alla propria figlia Ruth una parure di gioielli (forse grondanti di storia e di sangue) il cui pezzo forte è il rubino detto "Cuore di Fuoco".
Il dono vuole testimoniare il grande affetto paterno di Van Aldin per l'unica figlia, infelicemente sposata a Derek Kettering che la trascura e la tradisce con la danzatrice Mireille.
Anche se Ruth si consola con un antico spasimante, l'equivoco conte de la Roche, tra padre e figlia si comincia a parlare di un possibile ed opportuno divorzio; ma prima di arrivare ad una vera e propria decisione Ruth, partita per svernare in Riviera,  viene uccisa nel suo scompartimento sul Treno Azzurro in viaggio da Londra a Nizza, mentre i rubini svaniscono nel nulla.
Che lo ammettano o meno, sullo stesso treno si trovavano molte altre persone legate a Ruth e ai suoi interessi (compreso il marito), per cui la rosa dei sospetti è abbastanza ampia, sia per ciò che riguarda il furto sia per ciò che riguarda l'omicidio.
Con l'aiuto e la collaborazione della signorina Katherine Grey, giovane ereditiera a sua volta presente sul treno, Poirot inizia ad indagare, ricostruendo minuziosamente i fatti. E alla fine sarà in grado di indicare all'affranto Van Aldin i responsabili della sorte della povera Ruth.

La dolce, intelligente e generosa Katherine invece, dopo aver suscitato in Poirot un delicato sentimento "paterno", diventerà la donna giusta per quello che inizialmente era sembrato essere l'uomo sbagliato.


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Già poco intrigante in originale, il romanzo non viene affatto migliorato dalla versione televisiva, che tra l'altro presenta le ormai consuete aggiunte e variazioni di nomi, personaggi e circostanze; alcune di esse sono abbastanza superflue se non dannose: ad es. l'introduzione della madre pazza di Ruth, o il fatto che Mireille sia l'amante di Van Aldin e non di Derek.
In generale l'ambientazione è carina, gli interpreti però sono quasi tutti molto insoddisfacenti (e forse condannati a gravi danni polmonari causa la partecipazione a questo episodio, a meno che in scena non si fumassero solo false sigarette al mentolo... ).
Si salvano un po' i parenti di Katherine che abitano in Costa Azzurra - spensierati, opportunisti e bohémiennes come si conviene - assieme a Derek, belloccio e giustamente debosciato.
Pessimi invece i personaggi femminili: Ruth non è nè bella nè bionda nè tantomeno affascinante; Katherine è troppo insipida, e persino Mireille, seppur sufficientemente esotica, manca di quel fuoco e di quella egoistica nonchalance che nel romanzo la rendono insopportabile ma unica.
Dei colpevoli, infine, non posso rivelare molto: tranne il fatto che risultano quasi meno credibili di tutti gli altri.

[ NOTA: il titolo di questo post è mutuato dal capitolo XXXVI del romanzo ]
LadyJack || 11:13 || giovedì, 27 dicembre 2007
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Giocare con il morto

CARTE IN TAVOLA ("Cards on the table", 1936)
Tra i romanzi di Agatha Christie non è quello a cui mi sento maggiormente affezionata, però "Carte in Tavola" è ugualmente interessante, ben costruito e persino insolitamente ricolmo di colpi di scena: di norma Agatha Chistie, pur nascondendo al meglio l'identità del colpevole (o dei colpevoli), tesse le sue trame in maniera relativamete più lineare. Qui invece il romanzo procede dietro più di un paravento e attraverso un certo numero di "scatole cinesi" contrapposte: tanto è vero che - sorpresa delle sorprese! - gli indiziati per il delitto al centro della storia sono solo quattro...alla fin fine però gli assassini sono almeno due.
Altro motivo di interesse è poi il fatto che accanto a Poirot compare il personaggio ricorrente di Ariadne Oliver, scrittrice di gialli ed alter ego della Christie, anche se più arruffata e meno elegante di lei.
TRAMA: Il ricco e misterioso signor Shaitana, cha ama atteggiarsi ad impeccabile e mefistofelico dandy, organizza un singolare ricevimeno per mostrare a Poirot quella che con lievi insinuazioni ha definito la sua "collezione di campioni". Dotato di un personalissimo senso artistico che aborrisce la banalità, Shaitana afferma infatti di poter raccogliere non solo oggetti raffinati, preziosi o curiosi, ma anche qualcosa di più raro: un certo numero di assassini che non si sono fatti prendere (il contrario sarebbe cosa volgare... ).
Alla serata sono presenti persone di vario tipo che per lo più si conoscono a malapena.
C'è il dottor Roberts, più uomo di mondo che di scienza, e c'è la signora Lorrimer, elegante vedova sessantenne appassionata di bridge; poi il maggiore Despard, bell'uomo dalla vita avventurosa, e la signorina Ann Meredith, timida bellezza con gli occhioni verdi e i riccioli neri.
A loro si uniscono Poirot, la signora Oliver, il sovrintendente Battle di Scotland Yard e il colonnello Race dei Servizi Segreti.
Insomma: pare che Shaitana abbia voluto riunire alla sua tavola quattro "segugi" o specialisti che dir si voglia, e quattro ignoti assassini... o almeno, quattro persone che lui ritiene tali. Durante la cena varie velate insinuazioni da parte dell'anfitrione richiamano l'attenzione dei presenti sull'argomento, suscitando perplessità ed imbarazzi che vengono superati solo grazie al buon cibo e alla buona educazione.
Dopo cena, in due salotti contigui, vengono organizzati tavoli di bridge per gli ospiti, mentre Shaitana sprofonda in una comoda poltrona vicino al fuoco che si trova nella seconda stanza, quella al cui tavolo siedono Roberts, Despard, la signora Lorrimer e Ann Meredith.
E quando molto più tardi, dopo parecchie partite, Shaitana viene ritrovato con il cuore trafitto da un pugnale ingioiellato, sono proprio i quattro ospiti suddetti ad essere automaticamente sospettati. Ciascuno di loro ha lasciato il tavolo almeno una volta...ma è credibile che l'omicidio sia stato commesso senza che gli altri tre abbiano avvertito nulla?
Ai "segugi", coordinati da Poirot e da Battle, non resta che investigare sul passato degli indiziati, per verificare se davvero almeno uno di loro avesse già commesso un omicidio ed avesse pertanto motivo di temere le insinuazioni di Shaitana.
Strada ragionevole da imboccare, ma anche irta di complicazioni: questa volta per arrivare ad una soluzione saranno necessarie cellule grigie e ricerche d'archivio, assieme ad una certa dose d'intuito femminile, a un po' di fortuna e a un paio di piccoli sotterfugi.

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L'episodio TV che corrisponde al romanzo è buono ma gli è nettamente inferiore.
Molti nomi sono stati cambiati rispetto agli originali, così come sono stati cambiati molti degli elementi che caratterizzano i personaggi e i loro ruoli. Nella trama hanno subito variazioni sia particolari di poco conto (al sergente O'Connor viene tolta la brillante occasione di sedurre una cameriera... ) sia particolari più importanti: e sono questo ultimi che accumulandosi finiscono per conferire alla storia un aspetto strano, un po' confuso e meno convincente rispetto all'originale.
Mi riferisco in particolare alle alterazioni subite dalla vicenda dei coniugi Luxmore e da quella dei coniugi Craddock, al fatto che Shaitana abbia "collaborato" alla propria morte (va bene l'ennui... ma così è troppo!), nonchè all'introduzione di un movente omosessuale che Agatha Christie non avrebbe preso in considerazione nemmeno per uno dei suoi romanzi più tardi: e qui siamo ancora negli anni Trenta.
Altrettanto dannosa l'inversione tra virtù e cattiveria attuata sui personaggi di Ann Meredith e della sua amica Dorothy (o Rhoda che dir si voglia), per non parlare poi delle assurde ombre imbastite attorno alla figura del sovrintendente. O meglio: per come sono state impostate le cose nella versione televisiva, forse anche lui avrebbe potuto ragionevolmente essere sospettato da Poirot, dalla signora Oliver e dal colonnello; non dagli spettatori, però, i quali a differenza dei "segugi" nel momento in cui il sovrintendente scopre che Shaitana è morto hanno modo di accorgersi perfettamente che dal petto del cadavere sporge già l'impugnatura dello stiletto. Ergo, il sovrintendente avrà anche qualche scheletro nell'armadio, ma il colpo mortale non lo ha vibrato lui.
Le uniche cose dello sceneggiato che stavolta mi hanno pienamente soddisfatto sono l'arredamento (deliziosamente orripilante il grande ritratto fotografico di Shaitana in stile surrealista, sulla parete del salone) e gli interpreti.
Su David Suchet non ho molto di nuovo da dire: di lui ormai si apprezzano anche gli accenni di sorriso che gli mettono fuori asse i baffi e i rapidi bagliori che gli illuminano l'angolo dell'occhio.
Riguardo ad Ariadne Oliver avevo nutrito qualche timore, ma Zoë Wanamaker (da me già molto apprezzata in "Wilde" e in "Harry Potter") si è dimostrata all'altezza: abbastanza stropicciata e femminista da ricordare positivamente l'originale, benchè la mia immagine mentale della scrittrice fosse differente.
Lode inoltre ad Alexander Faddig che nel breve ruolo di Shaitana non ha modo di espandersi più di tanto, ma che essendosi elevato da ST-DS9 a qualcosa di meglio si è conquistato il diritto al nostro incoraggiamento.
Più che adeguati e abbastanza persuasivi tutti gli altri.
Menzione speciale - e molto personale - per il maggiore Despard (Tristan Gemmill): atletico, bellissimo, elegante e virile persino da seduto. Nella versione italiana gli hanno dato la voce di Luca Ward... e non dico altro.

LadyJack || 17:25 || martedì, 18 dicembre 2007
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Dame Agatha 4 ever

DOPO LE ESEQUIE di Agatha Christie
(ed. UK, "After The Funeral"; ed.USA, "Funerals Are Fatal", 1940)

A Enderby, aristocratica e un po' tetra villa di campagna, si riuniscono due generazioni di Abernethie; l'occasione non è lieta: il capofamiglia Richard Abernethie è morto di recente, all'improvviso, ed i parenti si sono ritrovati per partecipare al funerale.
C'è Helen, vedova di Leo, uno dei fratelli di Richard, e c'è Maude, moglie dell'altro fratello Timothy, assente per ragioni di salute.
C'è Cora Lansquenet, sorella minore di Richard, Leo e Timothy, a sua volta vedova. E ci sono i nipoti: George Crossfield, Susan e Rosamund, queste ultime accompagnate dai rispettivi mariti, Gregory Banks e Mick Shane.
Tutti vengono premurosamente accolti dal fedele maggiordomo Lanscombe, ormai molto anziano e quasi cieco, e dal notaio Entwhistle, vecchio amico di Richard e suo esecutore testamentario: c'è infatti un testamento da rendere noto, e anche per questo gli Abernethie si sono riuniti.
Tuttavia, malgrado i timori di alcuni e le speranze di altri, le ultime volontà di Richard non riservano grandi sorprese: il suo ingente patrimonio viene equamente diviso fra tutti i parenti, per cui l'unico a rimanere deluso è forse Timothy, che come fratello maggiore si aspettava di essere l'erede principale.
La vera sorpresa ad un certo punto viene piuttosto da Cora che nel bel mezzo della riunione, nel modo sciocco e privo di tatto che la caratterizza, afferma che "naturalente" Richard è stato ucciso, e si congratula per l'insabbiamento dello scandalo. I presenti rimangono imbarazzati e sconcertati, poi però finiscono per considerare la cosa come una delle tipiche bizzarrie di Cora, abituata da sempre a dire con naturalezza le cose più assurde.
Senonchè il giorno successivo, tornata a casa nel suo villino del Berkshire, Cora viene uccisa a colpi d'ascia durante la breve assenza della sua dama di compagnia, la signorina Gilchrist: questo purtroppo sembra gettare una nuova ed inquietante luce su ciò che era accaduto il giorno del funerale. In particolare Entwhistle comincia a ripensare a tutte le occasioni del passato in cui Cora aveva sì fatto affermazioni sconcertanti, contenenti però anche un fondo di verità.
Alla fine, per dipanare l'ambiguo groviglio, Entwhistle si rivolge all'amico Poirot che ovviamente non deluderà nè lui nè i lettori.
"Dopo le Esequie" è uno dei romanzi di Agatha Christie che preferisco; in particolare mi ha sempre affascinato il "trucco" fenomenale di cui si serve l'assassino, uno di quei giochi di prestigio basati sulla sottile differenza tra il vedere e il credere di aver visto che tanto piacevano a Dickson Carr.

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Del romanzo esiste una vecchia versione cinematografica ("Murder at the Gallop", dove però Poirot viene stranamente sostituito da Miss Marple) ed anche una più recente versione televisiva, appartenente alla serie inglese interpretata dal sempre ottimo David Suchet.
L'episodio in questione mi è piaciuto abbastanza, benchè il "trucco" cui accennavo sopra sia più facile da illustrare a parole che per immagini: davanti alla TV può sorgere qualche sospetto di troppo... a me comunque la cosa importava relativamente, dato che il colpevole lo conoscevo già.
Rispetto all'originale, la versione televisiva risulta un tantino sintetica, ma comunque molto fedele. Sono stati sfrondati alcuni particolari ed è stato del tutto cancellato il personaggio di Gregory Banks; i rapporti famigliari tra gli altri personaggi sono stati inoltre  lievemente modificati, in modo tale da aprire possibilità relative ai moventi del delitto che il romanzo non contempla.
Più inspiegabilmente invece sono state apportate modifiche del tutto superflue ad un altro paio di particolari: il pittore ex marito di Cora da francese diventa italiano ed è tutt'altro che defunto, mentre l'originale quadro di Vermeer in TV diventa un Rembrandt, per di più bruttino.
In ogni caso, nessuna di queste differenze pesa negativamente sulla trama o sulla resa globale dello sceneggiato, all'interno del quale David Suchet si muove con la consueta grazia intellettuale, affascinante e un po' démodé.
LadyJack || 15:51 || mercoledì, 12 dicembre 2007
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Piccoli Omicidi in Famiglia

All'interno della sua vastissima produzione, Agatha Christie ha più volte dichiarato di preferire due romanzi in particolare: E' UN PROBLEMA  e LE DUE VERITA'.
Ciò può apparire strano, dato che non si tratta di romanzi molto famosi; eppure l'autrice sostiene di averli scritti con piacere e grande facilità.
In effetti i romanzi in questione, privi come sono di personaggi fissi, possono forse deludere gli affezionati estimatori di Poirot e Miss Marple, ma un'attenta lettura porta senz'altro a capire perfettamente perchè ad Agatha Christie piacessero tanto: semplicemente, si tratta di romanzi interessanti e molto ben riusciti, e - direi - superiori alla media della scrittrice inglese.
Si tratta anche di due storie abbastanza somiglianti e ciò dimostra, da parte dell'autrice, una buona capacità di variazione partendo da uno schema semi-fisso.
Entrambi i romanzi riguardano infatti omicidi commessi all'interno di un ristretto gruppo famigliare; nel corso della ricerca che vuole portare al colpevole i personaggi assumono dimensione concreta e profondità psicologica, sotto lo sguardo indagatore di un "estaneo" che assume di fatto il ruolo del detective, perchè un detective vero e proprio non c'è.
Pian piano emergono i sentimenti - positivi o negativi - e i rapporti che legano i personaggi. E sullo sfondo l'eterna domanda che tutti quanti (compreso il lettore) si pongono: CHI E' STATO?
Ma all'interno della narrazione il problema assume anche un altro aspetto: c'è forse QUALCUNO  che SA e tace? E se è così, PERCHE'?


LE DUE VERITA' ("Ordeal by innocence", 1957)
Dopo una lunghissima assenza dall'Inghilterra, il professor Arthur Calgary scopre con sgomento che se non fosse partito la sua testimonianza avrebbe potuto fornire un alibi al giovane Jacko Argyle, accusato due anni prima di matricidio.
Purtroppo ormai Jacko è morto in prigione, ma Calgary si dà da fare per riabilitarne la memoria. Spinto dal senso di colpa e dal desiderio di giustizia egli si reca anche presso la famiglia Argyle per spiegare il proprio ingrato ruolo nel destino del loro congiunto; ma là lo attende una grossa sorpresa: nessuno dei famigliari si dimostra felice o sollevato per l'innocenza di Jacko. Tutti lo avevano sempre considerato un anormale, un piccolo delinquente, e non aveva veramente sorpreso l'omicidio a lui attribuito a scopo di furto.
Presto però Calgary si rende conto che il cuore reale del problema è qualcosa di ben più inquietante: con Jacko innocente, infatti, CHI ALTRI può essere stato, se non un membro della famiglia?
E' stato uno dei figli, tutti adottivi, della vittima? L'algida Mary o Mickey, pieno di rabbia e risentimento?  La problematica Hester?  Tina, creola silenziosa e sempre infreddolita?  O forse la fedele governante?
E che dire del marito, che voleva sposare la bella segrataria? E lei lo sapeva, e lo ha forse aiutato? Insomma, le possibilità sono innumerevoli.
In un pesante clima di reciproco sospetto, attraverso una serie di pazienti mosse che inducono il colpevole a commettere un altro delitto, Calgary approda finalmente ad una strana ma convincente verità.



E' UN PROBLEMA ("Crooked house", 1949)
Il giovane diplomatico Charles Hayward e la bella Sophia Leonides si incontano al Cairo, durante la guerra; si innamorano ma gli eventi li separano per circa due anni.
Quando si incontrano di nuovo in Inghilterra, a guerra finita, la loro felicità viene offuscata da un cupo avvenimento: muore il patriarca della famiglia Leonides, il ricchissimo nonno di Sophia,  e la morte non è naturale.
Sophia, dotata di grande forza morale non meno che di sensibilità, rifiuta di sposare Charles finchè le cose non saranno chiarite; la ragazza infatti prima di tutti gli altri si rende conto che l'omicidio dev'essere maturato in famiglia, e non desidera quindi complicare il suo rapporto con Charles... tanto più che sa di essere lei l'erede universale dell'immensa fortuna del nonno.
A tutti i membri della famiglia farebbe molto comodo se il vecchio Aristides (88 anni) fosse stato avvelenato dalla giovane seconda moglie (37 anni) e dal di lei presunto amante, Lawrence Brown, il precettore dei nipotini: ma la supposizione è molto difficile da provare.
E poi, è proprio quella la soluzione giusta?
Charles, ovviamente interessato ad aiutare Sophia, inizia a curiosare... e alla fine identifica il più insospettabile dei colpevoli e il più sconcertante dei moventi.




LadyJack || 11:06 || venerdì, 20 luglio 2007
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