
Attenzione: sconsiglio la lettura del presente post a chi già non conosca - e non voglia conoscere - l'intera parabola esistenziale del personaggio di Hercule Poirot.
All'interno della vasta produzione di Agatha Christie i miei romanzi preferiti sono sempre stati quelli con
Poirot; e benchè la suddetta produzione comprenda gioielli polizieschi come "Tragedia in Tre Atti" o " Il Ritratto di Elsa Greer" (tanto per citare a caso), insieme a opera discusse e discutibili come "L'Assassinio di Roger Ackroyd" o "Dieci Piccoli Indiani", io sono sempre rimasta soprattutto affascinata dal fatto che la saga dedicata al "piccolo investigatore belga" abbia un inizio e una fine ben precisi, e che sia paragonabile ad una sorta di grandioso cerchio esistenziale e avventuroso che si apre e si chiude - molti anni più tardi - esattamente nello stesso luogo: la tenuta di Styles Court, nell'Essex.
Inoltre, se l'esordio dell'autrice e dei suoi personaggi può essere ormai identificato senza dubbio come una delle pietre miliari della letteratura gialla, non da meno deve essere valutato il loro congedo: romanzo strano e in fondo senza più nulla da perdere, ma costruito con emozione oltre che con abilità.
[ I due romanzi cui si fa riferimento nel post, editi singolarmente a più riprese da Mondadori, sono reperibili insieme ad alcuni racconti anche nel volume OMNIBUS GIALLI (1976, 1981) intitolato "Vita Morte e Miracoli di Poirot" ].
POIROT A STYLES COURT ("The Misterious Affair at Styles", 1920)
Anno 1916, l'Europa è nel pieno della Prima Guerra Mondiale. Il giovane capitano Arthur Hastings è in congedo, dopo essere stato ferito, e decide di approfittare del tempo a sua disposizione per accettare l'invito di un vecchio amico, John Cavendish, che vorrebbe ospitarlo per un po' nella tenuta di famiglia.
Hastings raggiunge così Styles Court: lì trova John con sua moglie Mary, Lawrewnce Cavendish, il fratello minore di John, nonchè Cynthia Murdoch, una giovane infermiera dalla chioma fulva. Tutti ospiti di Styles, legalemente appartenente alla matrigna di John e Lawrence, che l'ha ereditata dopo la morte del marito.
La donna si è risposata di recente con Alfred Inglethorp, un bizzarro individuo che tutti detestano, considerandolo un opportunista e un cacciatore di dote.
I luoghi sono incantevoli ma la situazione è tesa, tanto che una lite tra la signora Inglethorp e la sua assistente-segretaria, signorina Evelyn Howard, provoca l'offesa partenza di quest'ultima.
I problemi però sono soltanto all'inzio: persino Hastings, di carattre sensibile ma in genere piuttosto ingenuo nel valutare il prossimo, si accorge che tutti gli abitanti di Styles, ciascuno a suo modo, sono profondamente infelici.
Poco tempo dopo il suo arrivo, poi, scoppia il dramma: al termine di una giornata cupa e agitata, la signora Inglethorp si sente male e muore. Le successive indagini non tardano a confermare ciò che da subito sembrava evidente: la donna è stata avvelenta. Rimane incerto quale sia stato il mezzo con il quale le è stato somministrato il veleno - stricnina - e tutto sommato molte persone avrebbero avuto movente e opportunità... tuttavia l'opinione prevalente identifica senza incertezze il colpevole in Alfred Inglethorp, il marito.
John, desideroso di arginare un possibile scandalo e di trattare la faccenda con discrezione, chiede l'aiuto di Hastings, e il capitano non lo delude. Per caso e con grande gioia ha reincontrato a Syles un altro vecchio amico, Hercule Poirot, un ex poliziotto belga ora profugo in Inghilterra in seguito all'invasione del suo Paese; ne ricorda bene le eccezionali capacità investigative e non esita dunque a metterlo in contatto con John.
Poirot, altrettanto lieto di aver ritrovato Hastings e molto motivato dal fatto che la signora Emily Inglethorp era la benefattrice dell'intero gruppo di profughi belgi, accetta di occuparsi della questione, alla quale si dedica con il suo tipico atteggiamento metodico e ordinato.
Così mentre tutto sembra dimostrare sempre più chiaramente la colpevolezza di Alfred Inglethorp, Poirot si ritrova ad agire contro il tempo per evitare che accadano cose irreparabili, in grado di sottrarre l'assassino alla giustizia.
Mettendo insieme anche i più minuscoli e apparentemente trascurabili particolari, Poirot alla fine ricompone il difficile puzzle e riconsegna gli abitanti di Styles ad un'esistenza se non migliore in assoluto, almeno sgombra da menzogne ed equivoci.
Hastings, cha da buon romantico aveva sviluppato interessi platonici tanto nei confronti di Mary quanto nei confronti di Cynthia, deve ovviamente rinunciare ad entrambe: inizia lì la lunga saga dei suoi innamoramenti (tutti a vuoto, tranne uno... ), in genere guardati da Poirot con benevola comprensione e un bel po' di sadico divertimento.
SIPARIO ("Curtain", 1975)
Sono passati ormai molti anni, ma l'ex capitano Hastings si ritrova di nuovo a Styles Court. I Cavendish se ne sono andati, la casa è stata ammodernata ed è diventata un albergo: se ne occupano il colonnello Littrell e sua moglie Daisy, borghesi alquanto decaduti che stanno tentando di risollevare le proprie sorti.
E' Poirot in persona a richiamare Hastings nei vecchi luoghi: l'investigatore, ormai vecchio e invalido, trascorre a Styles un periodo di riposo. Desidera avere accanto a sè l'amico di tutta una vita per motivi che all'inzio rimangono piuttosto oscuri; Hastings comunque è felice di accettare l'invito: è ormai vedovo, non ha nulla di meglio da fare, rivedrà dopo lungo tempo una persona che tanto ha significato per lui ed avrà inoltre l'occasione di stare con la figlia Judith, a sua volta presente a Styles. La ragazza, che si è laureata in scienze biologiche, è l'assistente del dottor John Franklin, un ricercatore entusiasta (e spiantato) ospite a Styles con la moglie Barbara, la cui malferma salute richiede in quel periodo un po' d'aria di campagna.
Completano il gruppo di residenti Sir William Boyd Carrington (tipico inglese delle colonie, bonario e pedante: Hastings lo prende in grande simpatia), il maggiore Allerton (che tutti gli uomini trovano antipatico e tutte le donne irresistibile), l'opaco Stephen Norton (un ometto poco appariscente dedito al birdwatching), la signorina Elizabeth Cole (bellezza triste e austera, che sembra ben più anziana dei suoi trentacinque anni) e infine la signorina Craven (l'esuberante e un po' frustrata infermiera che si occupa della signora Franklin).
Come avrà modo di notare uno dei personaggi, si tratta di un nutrito gruppo di ruderi falliti.
Ma la persona più malandata in assoluto - Hastings ha modo di constatarlo con grande dolore - è proprio Hercule Poirot: l'ex investigatore è ridotto in carrozzina, il suo cuore è ormai sull'orlo del baratro e solo il suo eccezionale cervello è ancora quello di un tempo. Accanto a lui non c'è più il maggiordomo George, bensì un assistente di nome Curtiss la cui robusta struttura fisica stride penosamente con quella del malato.
Superato lo shock iniziale, Hastings è finalmente in grado di ascoltare i motivi del richiamo da parte di Poirot: secondo lui è probabile che a Styles stia per accadere un omicidio.
Uno degli ospiti, di cui rifiuta di rivelare l'identità, è già responsabile di alcuni delitti: in maniera indiretta, però, e questo lo rende ancor più pericoloso. In sostanza il metodo dell'ignoto - detto X, per brevità - consiste nell'indurre altri al delitto, suggestionandoli in modo che pensino di aver eliminato qualcuno che meritava di morire. X esercita un potere enorme e sfuggente, puramente malvagio, ma non può essere toccato. A sostegno della sua tesi Poirot illustra ad Hastings una lunga serie di casi di omicidio in cui il colpevole è sempre stato individuato: secondo lui però a monte c'è sempre X.
Ad Hastings viene affidato il compito di essere gli occhi e le orecchie di Poirot, dato che il piccolo belga è immobilizzato sulla sua sedia; tuttavia il compito è arduo... come si può infatti prevenire un omicidio di cui non si sa quasi nulla?
Le cose rimangono piuttosto incerte e nel frattempo Hastings deve vedersela anche con il cinico modernismo e lo spirito di indipendenza della sua Judith. Accadono però un paio di strani fatti: il collonnello Luttrell ferisce la petulante ed insopportabile moglie con un colpo di fucile destinato invece a colpire un piccione selvatico, e lo stesso Hastings si trova lì lì per avvelenare il maggiore Allerton, secondo lui colpevole di attentare alla virtù di Judith. Per Poirot non c'è dubbio: X è all'opera... Hastings da parte sua continua ad essere molto perplesso.
Alla fine però un delitto vero e proprio accade: a morire avvelenata è Barbara Franklin, al termine di un piccolo ricevimento al quale hanno partecipato quasi tutti gli ospiti. In cima alla lista dei sospettati c'è ovviamente il dottor Franklin, tuttavia l'inchiesta ufficiale stabilisce che Barbara Franklin - depressa e ipocondriaca, piuttosto che veramente malata - si è suicidata per smettere di essere un peso ed un ostacolo alla carriera del marito (il quale, come hanno capito tutti, ad eccezione di Hastings, è innamorato cotto della bella Judith, che lo ricambia con pari entusiasmo).
Di lì a poco avviene un altro stranissimo suicidio: Stephen Norton si spara un colpo di pistola in fronte. Purtroppo nel corso di quella stessa notte il cuore di Poirot cede definitivamente e il grande piccolo uomo viene ritrovato morto nel suo letto.
Come dice Hastings, non ne voglio parlare: si tratta di un fatto troppo inatteso e doloroso, per lui come per il lettore, un fatto che si stenta ad accettare ogni volta che si torna su quelle pagine.
Ma il romanzo non è ancora finito e l'epilogo della storia riserva alcune tragiche e sorprendenti rivelazioni. Poirot ha lasciato per Hastings un certo numero di indizi e quattro mesi dopo la morte dell'amico il capitano riceve una lettera postuma in cui la sfuggente identità di X è finalmente svelata con chiarezza. La lettera spiega come sono andate le cose e giustifica il comportameno omertoso dello stesso Poirot; dice inoltre chi abbia assassinato Barbara Franklin (grossa sorpresa per Hastings!) e chi abbia assassinato Norton (sorpresa ancora più grande).
Tutto è perfettamente chiarito, tutto sfocia nell'unica soluzione praticabile, tanto per l'autrice quanto per Poirot; Hastings però si ritrova più vecchio e solo, anche se forse una raccomandazione dell'amico morto lo porterà ad avvicinarsi all'infelice signorina Elizabeth Cole.
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IL RITRATTO DI ELSA GREER ("Five Little Pigs", primo episodio della Nona Stagione di "Poirot", 2003. Regia di Paul Unwin)
Su Rete4 continuano i sabati pomeriggio dedicati agli sceneggiati ispirati alle opere di Agatha Christie; questa volta (11 aprile '09) è stato il turno de "Il Ritratto di Elsa Greer" in forma di vero e proprio TV movie. La cosa mi ha reso felice perchè come ho già avuto modo di spiegare in un precedente post, il romanzo è uno dei miei preferiti; ancor più felice sono poi stata nel rendermi conto che la drammatizzazione era non soltanto molto fedele all'originale, ma anche suggestiva e realizzata con intelligenza: il che non si può dire di altri episodi della serie dove - fatto salvo il costante impegno di David Suchet nel rendere al meglio il personaggio di Poirot - a volte gli adattamenti e le variazioni risultano ben poco convincenti.
Qui invece è stata rispettata non solo la storia (già bella di per sè) ma soprattutto l'atmosfera: triste e nostalgica, gravata di tutto il peso di ciò che avrebbe potuto essere, e non è stato.
La trama è abbastanza nota. Al raggiungimento della maggiore età la bella Lucy Lemarchant, cresciuta in America presso alcuni parenti, viene a conoscenza di un doloroso segreto famigliare: sua madre - Caroline Crale - è morta in carcere dopo essere stata giudicata colpevole dell'omicidio del marito Amyas Crale, un famoso pittore. La vicenda risale a quattordici anni prima, quando Lucy era ancora bambina. Durante un'estate maledetta i Crale avevano riunito nella loro casa alcuni amici; in particolare Amyas aveva ospitato la giovane Elsa Greer, alla quale stava facendo il ritratto.
Amyas e Caroline erano sempre stati uniti da un rapporto violentemente passionale, anche se Amyas aveva tradito la moglie in più occasioni. Caroline aveva sempre perdonato, consapevole del suo ruolo escusivo nella vita del marito; l'arrivo di Elsa però, viziata egoista e determinata, aveva infranto fragili equilibri.
La morte di Amyas, avvenuta di lì a poco e dovuta ad avvelenamento, era stata pertanto attribuita a Caroline con il movente della gelosia: e Caroline, pur avendo inizialmente insinuato che la morte fosse dovuta a suicidio, durante il processo non aveva fatto nulla per scagionarsi.
Ora però Lucy, che non crede alla colpevolezza della madre, desidera riesaminare gli eventi: incarica Poirot di individuare il reale colpevole o, in alternativa, di dimostrare definitivamente e con chiarezza le responsabilità di Caroline.
Poirot accetta il difficile compito e attraverso numerosi colloqui con gli attori e i testimoni del vecchio dramma riesce a ricostruire una strana verità, che comprende anche le motivazioni del singolare comportamento tenuto da Caroline, la quale in sostanza e in virtù di un tragico fraintendimento, si era fatta carico di colpe non sue.
Ironia della sorte: tentando di coprire la persona che credeva colpevole e verso la quale si sentiva in eterno debito, Caroline aveva in realtà coperto il suo peggior nemico, la persona responsabile del disgregamento della sua vita e della sua felicità.
Già il romanzo originale è permeato di un'atmosfera rarefatta e fatalmente tragica, all'interno della quale
ciascuno dei personaggi ruota vanamente attorno ai propri rimpianti e alle proprie illusioni: attraverso le immagini il film rende ancor più chiaro il concetto, grazie all'ottima ricostruzione dei luoghi, agli interpreti tutti perfetti e dotati del giusto "aspetto d'epoca", e persino grazie alla musica, struggente e maliconica, a suggerire l'irrimediabile succedersi degli eventi.
Ancor più chiaramente che sulla pagina, lo schermo dice quanto i personaggi fossero inizialmente giovani, intensi, pieni di passioni forse pericolose. Caroline possiede una grazia commovente, e Philip Blake è talmente bello e infelice che fa male guardarlo, ma persino Mrs. Williams (meno giovane degli altri) e la stessa Elsa (affascinante ed ipnotica nei suoi enormi occhi, più che veramente bella) rimangono positivamente nella memoria, e così tutti gli altri.
Nell'alternanza tra il presente e il passato, che si spinge sino all'epoca in cui Amyas, Caroline, Philip e Meredith erano ragazzi, emergono tutti i difficili rapporti esistenti tra i personaggi: ciò che nel libro viene raccontato attraverso i memoriali dei cinque testimoni principali, nello sceneggiato trova voce in maniera più immediata e diretta. Alla fine è comunque Poirot ad interpretare le parole, le ammissioni, e persino i dolorosi silenzi.
Poche le varianti rispetto alla storia originale: Caroline non si limita a morire in carcere, ma più crudelmente viene proprio impiccata; Lucy (che nel romanzo si chiama Mary) è autonoma e non ha nessun matrimonio in vista a motivare il suo desiderio di verità; Adrienne Warren, la sorellastra di Caroline, è stata ribattezzata Angela. Alcuni dei personaggi inoltre sono animati da sentimenti più ambigui e complessi rispetto ai loro corrispondenti romanzeschi, in un modo che ad Agatha Christie sarebbe stato abbastanza estraneo, ma che all'interno dello sceneggiato funziona ed intensifica il tutto: Mrs. Williams aveva nutrito una fortissima ed irrisolta inclinazione per Caroline, mentre Philip era - e malgrado la morte, è ancora - perdutamente innamorato di Amyas.
In nessun momento dello sceneggiato è visibile qualcuno dei quadri di Crale, nemmeno il ritratto di Elsa, ma va bene così: perchè doverli immaginare è infinitamente preferibile al restarne delusi.
PERSONAGGI E INTERPRETI:
- Hercule Poirot: David Suchet
- Caroline Crale: Rachael Stirling (da adulta) e Lottie Unwin (da ragazza)
- Amyas Crale: Aidan Gillen (da adulto) e Darien Smith (da ragazzo)
- Philip Blake: Toby Stephens (da adulto) e Jacek Bilinski (da ragazzo)
- Meredith Blake: Marc Warren (da adulto) e Joel De Temperley (da ragazzo)
- Elsa Greer: Julie Cox
- Mrs. Williams: Gemma Jones
- Lucy Lemarchant: Aimee Mullins (da adulta) e Melissa Suffield (da bambina)
- Angela Warren: Sophie Winkleman (da adulta) e Talulah Riley (da bambina)
Curiosità: Gemma Jones, che nello sceneggiato presta il suo volto intenso, quasi privo di trucco e disfatto dalle illusioni perdute al personaggio di Mrs. Williams, negli anni Settanta fu la popolarissima "Duchessa di Duke Street".

Di romanzi belli Agatha Christie ne ha scritti molti: non è forse possibile stabilire, al di là delle preferenze personali, quale sia il migliore in assoluto, ma certo "Il Ritratto Di Elsa Greer" si colloca piuttosto in alto in qualunque tipo di classifica. L'abilità della trama si coniuga con l'intelligente psicologia dei personaggi, rendendo non solo credibile ma addirittura affascinante quella che in altre circostanze sarebbe una ben strana storia, e il romanzo si legge tutto d'un fiato, dal classico inizio all'inquietante epilogo.CARTE IN TAVOLA ("Cards on the table", 1936)
Tra i romanzi di Agatha Christie non è quello a cui mi sento maggiormente affezionata, però "Carte in Tavola" è ugualmente interessante, ben costruito e persino insolitamente ricolmo di colpi di scena: di norma Agatha Chistie, pur nascondendo al meglio l'identità del colpevole (o dei colpevoli), tesse le sue trame in maniera relativamete più lineare. Qui invece il romanzo procede dietro più di un paravento e attraverso un certo numero di "scatole cinesi" contrapposte: tanto è vero che - sorpresa delle sorprese! - gli indiziati per il delitto al centro della storia sono solo quattro...alla fin fine però gli assassini sono almeno due.
Altro motivo di interesse è poi il fatto che accanto a Poirot compare il personaggio ricorrente di Ariadne Oliver, scrittrice di gialli ed alter ego della Christie, anche se più arruffata e meno elegante di lei.
TRAMA: Il ricco e misterioso signor Shaitana, cha ama atteggiarsi ad impeccabile e mefistofelico dandy, organizza un singolare ricevimeno per mostrare a Poirot quella che con lievi insinuazioni ha definito la sua "collezione di campioni". Dotato di un personalissimo senso artistico che aborrisce la banalità, Shaitana afferma infatti di poter raccogliere non solo oggetti raffinati, preziosi o curiosi, ma anche qualcosa di più raro: un certo numero di assassini che non si sono fatti prendere (il contrario sarebbe cosa volgare... ).
Alla serata sono presenti persone di vario tipo che per lo più si conoscono a malapena.
C'è il dottor Roberts, più uomo di mondo che di scienza, e c'è la signora Lorrimer, elegante vedova sessantenne appassionata di bridge; poi il maggiore Despard, bell'uomo dalla vita avventurosa, e la signorina Ann Meredith, timida bellezza con gli occhioni verdi e i riccioli neri.
A loro si uniscono Poirot, la signora Oliver, il sovrintendente Battle di Scotland Yard e il colonnello Race dei Servizi Segreti.
Insomma: pare che Shaitana abbia voluto riunire alla sua tavola quattro "segugi" o specialisti che dir si voglia, e quattro ignoti assassini... o almeno, quattro persone che lui ritiene tali. Durante la cena varie velate insinuazioni da parte dell'anfitrione richiamano l'attenzione dei presenti sull'argomento, suscitando perplessità ed imbarazzi che vengono superati solo grazie al buon cibo e alla buona educazione.
Dopo cena, in due salotti contigui, vengono organizzati tavoli di bridge per gli ospiti, mentre Shaitana sprofonda in una comoda poltrona vicino al fuoco che si trova nella seconda stanza, quella al cui tavolo siedono Roberts, Despard, la signora Lorrimer e Ann Meredith.
E quando molto più tardi, dopo parecchie partite, Shaitana viene ritrovato con il cuore trafitto da un pugnale ingioiellato, sono proprio i quattro ospiti suddetti ad essere automaticamente sospettati. Ciascuno di loro ha lasciato il tavolo almeno una volta...ma è credibile che l'omicidio sia stato commesso senza che gli altri tre abbiano avvertito nulla?
Ai "segugi", coordinati da Poirot e da Battle, non resta che investigare sul passato degli indiziati, per verificare se davvero almeno uno di loro avesse già commesso un omicidio ed avesse pertanto motivo di temere le insinuazioni di Shaitana.
Strada ragionevole da imboccare, ma anche irta di complicazioni: questa volta per arrivare ad una soluzione saranno necessarie cellule grigie e ricerche d'archivio, assieme ad una certa dose d'intuito femminile, a un po' di fortuna e a un paio di piccoli sotterfugi.
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L'episodio TV che corrisponde al romanzo è buono ma gli è nettamente inferiore.
Molti nomi sono stati cambiati rispetto agli originali, così come sono stati cambiati molti degli elementi che caratterizzano i personaggi e i loro ruoli. Nella trama hanno subito variazioni sia particolari di poco conto (al sergente O'Connor viene tolta la brillante occasione di sedurre una cameriera... ) sia particolari più importanti: e sono questo ultimi che accumulandosi finiscono per conferire alla storia un aspetto strano, un po' confuso e meno convincente rispetto all'originale.
Mi riferisco in particolare alle alterazioni subite dalla vicenda dei coniugi Luxmore e da quella dei coniugi Craddock, al fatto che Shaitana abbia "collaborato" alla propria morte (va bene l'ennui... ma così è troppo!), nonchè all'introduzione di un movente omosessuale che Agatha Christie non avrebbe preso in considerazione nemmeno per uno dei suoi romanzi più tardi: e qui siamo ancora negli anni Trenta.
Altrettanto dannosa l'inversione tra virtù e cattiveria attuata sui personaggi di Ann Meredith e della sua amica Dorothy (o Rhoda che dir si voglia), per non parlare poi delle assurde ombre imbastite attorno alla figura del sovrintendente. O meglio: per come sono state impostate le cose nella versione televisiva, forse anche lui avrebbe potuto ragionevolmente essere sospettato da Poirot, dalla signora Oliver e dal colonnello; non dagli spettatori, però, i quali a differenza dei "segugi" nel momento in cui il sovrintendente scopre che Shaitana è morto hanno modo di accorgersi perfettamente che dal petto del cadavere sporge già l'impugnatura dello stiletto. Ergo, il sovrintendente avrà anche qualche scheletro nell'armadio, ma il colpo mortale non lo ha vibrato lui.
Le uniche cose dello sceneggiato che stavolta mi hanno pienamente soddisfatto sono l'arredamento (deliziosamente orripilante il grande ritratto fotografico di Shaitana in stile surrealista, sulla parete del salone) e gli interpreti.
Su David Suchet non ho molto di nuovo da dire: di lui ormai si apprezzano anche gli accenni di sorriso che gli mettono fuori asse i baffi e i rapidi bagliori che gli illuminano l'angolo dell'occhio.
Riguardo ad Ariadne Oliver avevo nutrito qualche timore, ma Zoë Wanamaker (da me già molto apprezzata in "Wilde" e in "Harry Potter") si è dimostrata all'altezza: abbastanza stropicciata e femminista da ricordare positivamente l'originale, benchè la mia immagine mentale della scrittrice fosse differente.
Lode inoltre ad Alexander Faddig che nel breve ruolo di Shaitana non ha modo di espandersi più di tanto, ma che essendosi elevato da ST-DS9 a qualcosa di meglio si è conquistato il diritto al nostro incoraggiamento.
Più che adeguati e abbastanza persuasivi tutti gli altri.
Menzione speciale - e molto personale - per il maggiore Despard (Tristan Gemmill): atletico, bellissimo, elegante e virile persino da seduto. Nella versione italiana gli hanno dato la voce di Luca Ward... e non dico altro.