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7.03.2001.
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IL SILENZIO DEI CHIOSTRI ("El Silencio de los Claustros", 2009), di Alicia Giménez-Bartlett [ Sellerio ed., 2009; trad. di Maria Nicola ]
Tra i numerosi romanzi polizieschi scritti da Alicia Giménez-Bartlett, questo "Il silenzio dei chiostri" non è il primo che leggo: ma sino ad ora è senz'altro il migliore.
Nella storia si ritovano molti elementi ormai consueti, dato che l'autrice barcellonese rientra nel novero dei serial-writers al pari di Camilleri, Simenon o Mankell (tanto per citare tre tipologie del giallo geograficamente e crononologicamente un po' sparpagliate, ma di grande e somigliante valore). E come Camilleri, Simenon o Mankell, anche Alicia Giménez-Bartlett costruisce le sue storie - assolutamente contemporanee - attorno ad una città (Barcellona) e ad alcuni personaggi ricorrenti, tra i quali primeggia l'ispettore Petra Delicado del Cuerpo Nacional de Policia.
Petra è esattamente come la dipinge il suo nome: una donna tosta e sensibile che dopo aver abbandonato l'avvocatura, nell'investigazione ha trovato l'attività più congeniale al suo carattere determinato, alla sua umana intelligenza e alla sua altrettanto umana curiosità.
Cinica e sarcastica, amata e più spesso temuta dai colleghi, in perenne lotta contro la stampa, la burocrazia e i superiori, spinta da un senso della Giustizia che a volte non viene pienamente soddisfatto, Petra è un vero poliziotto dalla testa ai piedi, per ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni l'anno: e non è facile.
In questo romanzo la sua vita viene ulteriormente complicata dalla non sempre lieta mescolanza fra il lato professionale e quello privato; alla fine del romanzo precedente "Nido vuoto" Petra ha sposato l'architetto Marcos, uomo tranquillo e comprensivo che dopo due divorzi pare davvero in grado di fornirle quella felice stabilità di cui lei - ormai non più giovanissima - aveva bisogno. Senonchè anche Marcos ha due divorzi alle spalle e (per usare le parole della stessa Petra) "più figli di uno sceicco arabo": c'è il ventenne Federico, che studia a Londra, ci sono i gemelli dodicenni Hugo e il temibile Teo (che da grande vuole fare il terrorista islamico... ); c'è infine la piccola Marina di otto anni, dolce e intelligente, nata dal secondo matrimonio.
Petra non ha figli e gli ex mariti sono del tutto usciti dalla sua vita: con Marcos tuttavia ha messo insieme quella che le piace chiamare "la famigliastra", quindi anche se non come madre bensì come matrigna, si trova a dover gestire ardui problemi che le erano ignoti: in primis la curiosità truculenta e morbosa dei bambini nei confronti del suo lavoro, da loro immaginato a livello di telefilm americano. Meno eroicamente invece Petra è costante preda delle frustrazioni che le derivano dallo scontro con la realtà.
In ogni caso i bambini stravedono per lei (le ex mogli di Marcos un po' meno... ) e anche il più adulto Federico, in visita dall'Inghilterra, ha modo di dimostrarle tutta la propria simpatia. Così Marcos, che del resto non è a sua volta del tutto privo di angustie professionali, può almeno bearsi delle vibrazioni positive irradiate all'interno della sua variegata comunità famigliare.
Unico cruccio, che l'uomo riesce comunque a gestire bene grazie al suo stesso carattere indipendente, è il poco tempo che può trascorrere in compagnia della moglie, continuamente strappata da cene e sonnellini ristoratori ad opera di telefonate urganti che la fanno scattare e correre via.
Da un punto di vista oggettivo Petra trascorre molto più tempo in compagnia del suo vice Fermín Garzón, poliziotto altrettanto in gamba, ex vedovo sciattone ripulito e livemente imborghesito dopo il matrimonio con la ricca, paziente e per fortuna molto simpatica Beatriz.
I lunghi dialoghi o meglio, gli acidi ma fruttuosi battibecchi tra Petra e Garzón sono una delle cose più appetibili e divertenti dei romanzi di Alicia Giménez-Bartlett, forse l'elemento che ha maggiormente contibuito a renderli popolari: pagine e pagine nelle quali i due personaggi confrontano tra loro tanto i differenti approcci alle indagini quanto le diverse convinzioni esistenziali.
Petra è il capo (se è il caso, non esita a farlo pesare... ) e rappresenta la mente decisionale, a volte utilmente immaginativa; il più anziano Garzón è invece la razionalità prosaica e quotidiana, altrettanto utile ma infinitamente diversa.
Limitarsi a dire che i due si integrano e si completano a vicenda non rende pienamente giustizia al complesso e divertente rapporto che li lega: meno di un matrimonio, ben oltre un'amicizia... qualcosa che comunque non esclude occasionali e solenni sbronze nei bar di mezza Barcellona.
Questa volta però non rimane molto tempo per gli alcolici, nè per qualunque altra distrazione perchè il caso affidato a Petra e a Garzón è complesso, con mille possibili ramificazioni, e presenta inoltre aspetti inquietanti che sfiorano l'assurdo.
In una cappella isolata del convento cittadino del Cuore Immacolato è stato rinvenuto il corpo di un monaco assassinato: frate Cristóbal, che si trovava lì per curare il restauro delle spoglie incorrotte (be', quasi incorrotte... ) del beato Asercio de Montcada è stato violentemente colpito alla testa. La teca che ospitava la sacra reliquia è vuota, l'unica porta esterna della cappella risulta aperta ma non forzata e l'unica testimone - Eulalia Hermosilla, una barbona forse psicolabile - afferma che nella notte fatale un paio di figura hanno caricato su di un furgone quello che poteva anche essere un corpo.
Dopo aver reso testimonianza verbale Eulalia scompare; di lì a un paio di giorni viene ritrovata morta in una fabbrica abbandonata: anche lei è stata colpita al capo con violenza, ma stavolta l'assassino (o comunque una delle persone coinvolte nei fatti) ha commesso un errore: ha dimenticato uno dei suoi guanti di lattice, dal quale sarà possibile rilevare le impronte.
La cosa ha poi un'importanza relativa perchè le impronte non trovano un riscontro immediato, e intanto Petra ed i suoi devono affrontare mille problemi, non ultimo la reticenza delle suore del Cuore Immacolato per le quali la tragica vicenda rappresenta soprattutto una sgradita invasione della loro clausura. A dire il vero, alcune suore mostrano al contrario di non essere troppo dispiaciute per avere avuto l'occasione di riprendere contatto con il mondo: suor Guillermina ad esempio, la madre superiora, trova molto gratificanti gli incontri-scontri con Petra, con la quale finisce per instaurare una specie di strana amicizia; e suor Domitila, storica appassionata e competente, mette al servizio della polizia tutte le conoscenze che possono avere attinenza con il caso.
Ad un certo punto la pista più promettente pare proprio essere quella storica: chi ha rubato le spoglie del beato Asercio comincia a farne ritrovare alcuni pezzi (i piedi, poi una mano) in vari luoghi di Barcellona riconducibili a conventi non più esistenti in quanto distrutti durante la cosiddetta Settimana Tragica, un doloroso periodo del secolo XIX segnato da scontri fra conservatori e liberali. Parrebbe insomma di poter collegare il furto e l'omicidio ad una strana e alquanto tardiva vendetta messa in opera dai discendenti di qualcuno che durante la Settimana Tragica era stato ucciso o imprigionato. Soluzione contorta, e anche pericolosa perchè la pista porta dritta alla famiglia Piñol i Ruidpera, i cui membri sono i maggiori finanziatori del Cuore Immacolato.
Le cose si complicano sempre di più; mentre Petra riflette cupamente sulla povera Spagna ancora gravata da supestizione e oscurantismo, Garzón, più prosaicamente, manda al diavolo preti suore e quant'altro: ma gradualmente entrambi si convincono che la soluzione del caso vada cercata non sul piano mistico-religioso bensì su quello terreno e quotidiano.
Alla fine avranno ragione: fra nobili fattisi managers rampanti, psichiatri narcisisti dediti all'autopromozione, suore fumatrici oppresse dai sensi di colpa e giornali scandalistici davvero molto fantasiosi, Petra e Garzón - grazie anche ad una piccola illuminazione "celeste" - agguantano il filo giusto e riescono a seguirlo sino in fondo, arrivando alla più impensata ed umana delle soluzioni.
I libri di Alicia Gimenéz-Bartlett si fanno leggere tutti d'un fiato grazie alla bellezza delle storie, alla grande scorrevolezza della scrittura (densa ma resa brillante dal costante umorismo) e all'abilità con cui sono costruiti i personaggi, anche quelli di contorno. Qui ad esempio si segnala tra gli altri il personaggio dell'ispettore Villamagna, addetto alle Pubbliche Relazioni: in conferenza stampa compare come una specie di principe ereditario, elegante ed educato ad Oxford o giù di lì, in privato ha un look da punk ultrà ed un eloquio che definire sboccato è un po'... ehm... riduttivo.
"[ ... ] il placido e familiare Mediterraneo, origine della nostra visione del mondo, del nostro gusto di vivere, del senso che davamo alle cose e dell'umorismo con cui le affrontavamo".
Monastero di Poblet (Catalogna)
- é da qui che proviene frate Cristóbal -