QUALUNQUE COSA SUCCEDA, di Umberto Ambrosoli [ Sironi ed., 2009 ]
Ultimamente sono stati pubblicati numerosi libri dedicati a persone che nel passato, più o meno remoto, sono rimaste vittime dell'illegalità: persone uccise da terroristi, o da sicari di vario genere, mafioso e non. Diversi sono i libri, perchè molte sono state le vittime; tuttavia dietro questo particolare filone editoriale c'è anche e soprattutto il desiderio di non dimenticare: tanto più feroce e necessaro quanto più i tempi nuovi si dimostrano inclini ad un comodo oblio.
Spesso questo genere di libri è opera dei figli delle vittime stesse: bambini ai tempi della tragedia, ora adulti che si interrogano e vogliono capire i modi ed i motivi di ciò che ha cambiato per sempre le loro vite.
"Qualunque cosa succeda" è scritto da un giovane avvocato (classe '71) che ha perduto il padre quando aveva solo otto anni. E' Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, ucciso nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1979 a causa del suo impegno come ufficiale liquidatore dopo il crack del cosiddetto "impero
Sindona".
La tragedia più grande, quasi assurda nella sua normalità di base, è data dal fatto che Giorgio Ambrosoli morì perchè stava facendo il proprio lavoro. Con rara coscienza ed onestà, questo è vero, ma si trattava pur sempre
e soltanto di un lavoro.Ambrosoli si scontrò con l'arroganza e le pretese di impunità del potere, e per questo fu ucciso: la sua presenza ostacolava soluzioni facili e occulte di un immenso pasticcio finanziario e ad un certo
punto si ritenne opportuno rimuovere l'ostacolo.
Il libro ricostruisce l'intera vicenda con dovizia di particolari, cercando nel contempo di rimanere leggibile anche per coloro ai quali il campo economico e finanziario è del tutto estraneo. Ci riesce bene, a mio giudizio: senza rinunciare ad illustrare i passaggi più complessi, li inserisce sullo sfondo dei ricordi personali e di un'ottima ricostruzione d'epoca, stemperando l'aspra aridità dei dati e delle operazioni bancarie con aspetti in parte largamente storici, in parte puntualmente umani: gli uni e gli altri usati con il massimo buon senso, e del
tutto esenti dal peso della retorica.
Nelle pagine del saggio viene così rievocato il crack Sindona, un enorme buco finanziario dovuto alla gestione
illegale e disinvolta da parte del banchiere dei fondi a lui affidati.
Viene rievocato l'opera di Giorgio Ambrosoli, che nominato liquidatore con lo scopo di recuperare e redistribuire il possibile, per anni lavorò faticosamente alla ricostruzione dell'incredibile percorso seguito da soldi distratti e dirottati.
Viene però rievocato anche il Giorgio Ambrosoli uomo, avvocato, marito (di una donna fortunatamente intelligente) e padre di tre figli, poi cresciuti senza di lui.
Nato nel 1933, prima monarchico poi liberale, impegnato nel senso migliore della parola, ad un primo incontro forse Giorgio Ambrosoli poteva anche non risultare simpatico: un po' duro, sostenuto, magari arrogante. Conoscendolo meglio - come lo conobbero i "pochi ma buoni" che finirono per lavorare con lui - ci si rendeva conto che il suo atteggiamento dipendeva solo dalla dirittura morale, dalla certezza inflessibile che lo animava: la convinzione che le cose giuste, per quanto difficli, andassero fatte comunque.
Dai ricordi di Umberto, in ogni caso, emerge anche un padre forzatamente assente per lunghe ore ma sollecito e affettuoso: un padre che nel vortice sempre più cogente dei suoi impegni ufficiali trovava lo stesso il tempo di partecipare a qualche riunione scolastica, o di raggiungere per un paio di giorni la famiglia in vacanza.
Un uomo a cui piacevano da matti gli spaghetti alle vongole, che fumava come un turco e che non riusciva a smettere, nemmeno quando stava imparando a sciare: buffissimo il ricordo di lui sulle piste, che si ferma ogni pochi metri per riaccendere.
A parte la tragedia umana e personale che Umberto Ambrosoli richiama alla memoria, ciò che nel libro colpisce di più è la ricostuzione del freddo grigiore tipico degli anni Settanta. Sono gli anni della crisi economica, dopo il boom del decennio precedente; sono gli anni in cui l'Italia viene governata da personaggi ed esecutivi mediocri ma tenaci; sono gli anni del terrorismo, degli scontri di piazza, degli attentati e dei morti ammazzati: Telegiornali come bollettini di guerra e un rosario infinito di vittime civili e non.
La vicenda Ambrosoli e la vicenda Sindona sono già state oggetto di giudizi che hanno definitivamente ricostruito fatti e responsabilità, nonchè quei coinvolgimenti politici che inizialmente erano stati negati. L'omicidio di Giorgio Ambrosoli ha avuto un preciso mandante (Sindona) e un esecutore identificato; lo stesso Sindona è morto in carcere, probabilmente suicida (il famoso caffè al cianuro), e la bancarotta dei suoi istituti di credito non è stata sanata a spese dello Stato Italiano (ovvero dei cittadini) così come invece si progettava di fare. Quest'ultimo fatto vergognoso venne evitato in larga parte proprio grazie all'impegno dello stesso Ambrosoli, anche se l'operazione di salvataggio già non godeva dei favori da parte della Banca d'Italia.
Ambrosoli fu aiutato da pochi, ostacolato da parecchi; non proprio lasciato solo, ma quasi.
Se fosse stato più superficiale e menefreghista, se si fosse limitato ad una liquidazione contabile anzichè
investigativa, probabilmente non sarebbe morto così, sparato sulla porta di casa. Sarebbe invece invecchiato, e diventato nonno: ma avrebbe anche potuto vedere una Italia, qualla del nostro presente, non dissimile dall'Italia del suo passato. Peggiore però, ancor più spregiudicata e addirittura molto meno preoccupata di
dissimulare.
LadyJack || 17:35 ||
mercoledì, 25 novembre 2009
commenti ||
commenti (popup)
M -L'ENIGMA CARAVAGGIO ("M", 1998), di Peter Robb
Le biografie di Michelangelo Merisi da Caravaggio ormai si contano a stento: la "riscoperta" e la valorizzazione del pittore operate da Roberto Longhi nel corso del Novecento hanno prodotto un fervore curioso e un desiderio di approfondimento frenati soltanto dalla relativa scarsità di fonti.
Il Caravaggio infatti vive e rivive soprattutto attraverso la propria opera (una settantina di dipinti pressochè certi, più varie attribuzioni), nonchè attraverso un paio di contratti ufficiali... e molte citazioni nei verbali polizieschi dell'epoca: quindi la strada dell'aspirante biografo sin dall'inizio risulta abbastanza segnata.
A meno di non fare come Andrea Camilleri, che con IL COLORE DEL SOLE ha costruito una cronaca credibile ma romanzata ed immaginifica sul soggiorno del pittore in Sicilia, chi voglia parlare del Caravaggio deve procedere tenendo conto di quel poco che c'è: il rischio, naturalmente, è quello di raggiungere un risultato ormai abbastanza ritrito, e sta nell'abilità dello scrittore riuscire a schivarlo o meno.
A mio giudizio Peter Robb non ci riesce del tutto, eppure non si può dire che la sua biografia del Caravaggio non sia interessante.
E' documentatissima, innanzitutto: ciò rende la lettura densa e impegnativa, ma anche molto soddisfacente. Inoltre l'autore cerca costantemente di evidenziare i particolari ed i collegamenti meno noti o meno considerati, e se questo atteggiamento a volte lo porta a proporre ipotesi non sempre convincenti, gli si deve almeno riconoscere lo sforzo fatto per stabilire con il suo argomento un rapporto più personale e meno ordinario.
In gran parte la biografia procede attraverso l'analisi delle opere collocate nei singoli periodi in cui furono prodotte; attorno a questo nucleo di base Peter Robb ricostruisce poi la Roma del Cinque-Seicento, con i suoi papi, i personaggi notevoli, giù giù sino ai piccoli delinquenti e alle cortigiane che per il Caravaggio erano frequentazioni abituali.
Ci sono i modelli e le modelle usati dal pittore (molti identificati con precisione) e c'è il riconoscimento della novità dirompente costituita dall'arte del Caravaggio che - sorprendentemente - riuscì ad esprimere il proprio credo verista e naturalista in piena epoca controrifomistica.
La parabola artistica e umana del Caravaggio viene percorsa minuziosamente dall'inizio alla fine, e molto opportunamente, laddove è possibile, si riferisce persino la collocazione originale delle opere: cosa molto importante, perchè Caravaggio strutturava la luce e la composizione dei suoi dipinti tenendo conto della luce vera e delle vere condizioni in cui sarebbero poi stati sistemati.
In ogni caso tutto ciò, per quanto accuratamente ed intelligentemente esposto, non costituisce nulla di particolarmente originale: Caravaggio fu un uomo difficile ed un grande pittore, per motivi che ormai sono universalmente accettati.
La parte della biografia di Peter Robb che vuole invece essere davvero originale è quella che riguarda il soggiorno maltese del Caravaggio, con la fuga in disgrazia e la successiva morte a Porto Ercole.
Peter Robb ha un'idea abbastanza precisa dei motivi che portarono Caravaggio, recentemente ammesso nell'Ordine dei Cavalieri di Malta, ad essere estromesse e imprigionato: alla base ci sarebbe una storia di odio e gelosia che avrebbe fatto del Gran Maestro in persona un suo nemico.
Date le inclinazioni sessuali dei personaggi coinvolti, la cosa non sarebbe assurda.
In quanto alla fuga, alle febbri e alla morte del pittore avvenuta in seguito, l'autore avanza l'ipotesi che il Caravaggio (del quale mai è esistita una tomba) potrebbe essere morto in luoghi e circostanze diverse da quelle codificate dalla leggenda.
O addirittura potrebbe non essere morto affatto: non allora, almeno.
Su questo punto però c'è solo la sua congettura contro la cronaca.
L'apparato iconografico al centro del volume è ristretto ma significativo.

La morte della Vergine (1604 ca.)
Olio su tela, cm. 369 x 245
Parigi, Musée du Louvre
LadyJack || 11:11 ||
sabato, 13 ottobre 2007
commenti ||
commenti (popup)