GIDEON FELL: PANICO A TEATRO ("Panic in Box C", 1966), di John Dickson Carr [ Mondadori ed., 1975, 2009. I Classici del Giallo n°.1226, 13 / 08 / 2009; trad. di Mario Caricchio ]
La riedizione di un romanzo di John Dickson Carr è sempre una festa. Forse questo romanzo in particolare non è da considerare tra i suoi migliori, tuttavia la storia presenta caratteristiche che lo rendono ugualmente appetibile: complessità e mistero, dramma ed umorismo, un delitto così strano da parere quasi impossibile, dialoghi densi e non di rado brillanti, personaggi tratteggiati con rapidità ma anche con grande precisione.
John Dickson Carr lo si legge sempre con impeto.
TRAMA: Gennaio del 1965: una violenta tempesta fa da sfondo al prologo del romanzo, ambientato sul piroscafo Illyria, in navigazione da Southampton a New York. Sulla nave viaggiano alcuni notevoli personaggi: Philip Knox, storico di origine americana vissuto a lungo in Inghilterra, che ora torna in patria per tenere una serie di conferenze su "I Misteri del passato"; il suo amico, il dottor Gideon Fell, ugualmente proiettato verso una serie di conferenze di argomento criminale ("Gli assassini che ho conosciuto") e infine la bellissima Lady Severn con il suo seguito.
Nelle cronache mondane la donna, vedova poco più che cinquantenne, è meglio nota come Margery Vane, ex attrice di grande talento la cui vita privata è stata segnata da una lontana tragedia: quasi quarant'anni prima, non ancora diciottenne, aveva sposato il suo pigmalione, il famoso attore Adam Cayley, all'epoca già sessantenne. L'uomo ne aveva fatto la prima attrice del suo nuovo teatro, il Mask Theatre di Richbell nelle contea di Westchester; lo spettacolo di apertura era stato il "Romeo e Giulietta", dove ovviamente i coniugi Cayley ricoprivano il ruolo dei protagonisti. L'anziano Adam però era morto in scena, nel corso del terzo atto, e ciò aveva fatto fallire l'intero progetto legato al teatro: venduto per pagare i debiti, il Mask era poi diventato un cinema.
Ora però l'edificio è stato riconvertito in teatro e Margery Vane sta tornando in America per finanziarlo e per occuparsi del suo sviluppo. Il Mask riaprirà con un nuovo allestimento di "Romeo e Giulietta": Margery non vi reciterà, ma sarà comunque lei a prendere tutte le decisioni.
Il viaggio sull'Illyria viene funestato da alcuni strani avvenimenti, tra cui un colpo di pistola probabilmente destinato alla stessa Margery che però va a vuoto e provoca soltanto un vetro rotto; si conclude poi regolarmente, e i vari personaggi sbarcati sulla costa americana avranno modo di incontrarsi di nuovo dopo qualche mese, in occasione appunto della prova generale al Mask Theatre.
Lo spettacolo è ad inviti, quindi vi presenziano poche persone: Philip Knox con sua moglie Judy (reincontrata per caso dopo vent'anni di separazione), gli assistenti di Margery Vane (la segretaria Bess Harkness e il gigolò-tennista Lawrence Porter), l'amministratore Judson Lafarge con sua moglie Connie (vecchia fiamma di Philip) e il giudice Cunningham, consulente storico dello spettacolo, che dalla sua collezione ha prestato tutte le armi di scena: spade, pugnali e balestre.
C'è Margery, ovviamente, e ci sono alcuni esponenti della legge da lei invitati: il tenente di polizia Carlo Spinelli, il procuratore Gulick e il dottor Fell.
Tra gli attori spiccano Barry Plunkett (l'energetico regista che reciterà anche il ruolo di Malvolio), Anne Winfield (bellezza molto spirituale che gode però di una solida fama di sgualdrina) e Kate Hamilton, l'unica attrice che già aveva fatto parte della compagnia originaria degli anni Venti e che ora ricopre il ruolo della Balia di Giulietta.
C'è nervosismo in teatro e nel romanzo continuano ad addensarsi presagi inquietanti, per cui non è poi una vera sorpresa la morte di Margery, che avviene durante la rappresentazione: il terzo atto del dramma risulta di nuovo fatale. La donna, che assisteva alla prova seduta in uno dei palchi laterali, è stata colpita alla schiena da una freccia di balestra che le ha trapassato il cuore. Sul volto del cadavere sono rimasti impressi dolore e sorpresa... ma i guai sono appena iniziati.
La posizione del corpo e quella della freccia rendono difficile stabilire da dove sia partito il colpo, di cui però tutti hanno udito il rumore; Margery era sola nel palco la cui porta era chiusa a chiave, nessuno ha visto nulla e nel teatro non sono entrati estranei. Tuttavia le persone presenti, sia quelle sulla scena che quelle in poltrona, sono sempre state in vista di qualcun altro e l'unico privo di alibi - Lawrence Porter - si dimostra ad un certo punto ugualmente al di sopra di ogni sospetto. L'arma del delitto inoltre - una balestra ritrovata in platea - era troppo vecchia e malandata per aver consentito la precisione e la forza del colpo.
Insomma: Margery Vane è evidentemente morta, ma non si sa bene come sia potuto accadere, nè avanzare ipotesi credibili sull'identità del colpevole. Manca inoltre un chiaro movente perchè gran parte dei presenti erano beneficiari della generosità di Margery, mentre pochi altri - come Philip - non avevano avuto con lei rapporti abbastanza lunghi e profondi da giustificare odio, rancore o motivi di interesse. Durante la serata solo Judy aveva apparentemente avuto una discussione con l'ex attrice, ma la sua posizione al momento del delitto la mette fuori causa.
Il tenente Spinelli, alquanto alterato ma abile e intelligente, solo molto lentamente riesce a dipanare l'intricata matassa; lo assiste naturalmente il dottor Fell, che però in questo romanzo costituisce una presenza meno ingombrante e determinante rispetto ad altri casi.
Alla fine l'impensabile assassino viene non solo identificato, ma anche incastrato a dovere e ucciso, proprio mentre stava per eliminare la povera Judy, che per lui avrebbe potuto diventare un problema.
Il romanzo insomma finisce come ci si poteva aspettare, con la soluzione della vicenda e con la giusta sistemazione di un paio di storie romantiche, lasciando però qualche dubbio sulla reale coerenza d'insieme.
Più che veramente abile, l'assassino di turno è stato molto fortunato, e la "rappresentazione" del delitto montata all'interno dell'altra rappresentazione, quella del "Romeo e Giulietta", assume un po' il sapore di una estemporanea complicazione.
La cosa più interessante del libro, da porre forse in relazione con l'età non più verde dell'autore all'epoca della composizione, è il fatto che nessuno dei personaggi è giovanissimo: sono tutte persone almeno quarantenni che la vita ha già messo variamente alla prova.
LadyJack || 15:35 ||
venerdì, 14 agosto 2009
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GIDEON FELL E LA GABBIA MORTALE ("The Problem of the Wire Cage", 1949), di John Dickson Carr
[ Gialli Mondadori, 1982, 2009 ]
E' sempre bello quando la Mondadori riedita i romanzi degli autori più classici, e se si tratta di John Dickson Carr - per il quale nutro la più alta stima e il più profondo affetto - la gioia è anche maggiore. Non ha molto peso il fatto che si tratti di un volume da edicola, che io abbia già letto il romanzo nel passato, o - come nel presente caso - che io ricordi addirittura chi sia l'assassino: il bello consiste semplicemente nel leggere una storia costruita come un piccolo meccanismo perfetto e complicatissimo, ricca tanto di personaggi interessanti quanto di un trascinante umorismo.
LA TRAMA: Il ventiduenne Frank Dorrance e la ventisettenne Brenda White, orfani provenienti da famiglie alquanto problematiche, sono stati cresciuti da un paio di tutori che erano stati amici dei loro genitori ai tempi dell'Università. Brenda vive ancora a Higghate, in casa di Nicholas Young, un anziano psicanalista che forse era stato innamorato di sua madre; Frank invece, dopo la morte del suo tutore Jerry Noakes, abita a Londra in un appartamento.
Morendo Noakes ha lasciato uno strano testamento: ha nominato Frank e Brenda eredi del suo ingente patrimonio, a patto che i due giovani si sposino; ovviamente il documento prende anche le necessarie precauzioni per evitare che dopo il matrimonio gli eredi si precipitino a divorziare. Tutti si aspettano dunque che Frank e Brenda convolino al più presto, ed in effetti all'inizio del romanzo (ambientato sullo scorcio degli anni Quaranta) manca un solo mese alle nozze.
Tuttavia una cosa risulta molto chiara: Frank e Brenda non si amano affatto ed anzi Frank - un giovane viziato, arrogante, menefreghista e forse pericoloso - a Brenda non piace nemmeno.
Poi c'è l'ulteriore complicazione data dal fatto che di Brenda è innamorato cotto il giovane avvocato Hugh Rowland... e Brenda è tutt'altro che insensibile alla questione. Ma con che cuore si può rinunciare alle cinquantamila sterline dell'eredità? Tanto più che Frank Dorrance avrebbe sicuramente qualcosa da ridire su di una tale decisione. E comunque Brenda, malgrado il sincero sentimento nei confronti di Hugh, sembra preoccupata anche per qualche altro motivo.
La situazione è dunque spinosa e in quel sabato 10 agosto in cui il romanzo inizia le cose sembrano sul punto di precipitare; all'orizzonte si profila un terribile temporale che forse è metafora e presagio del peggio che sta per accadere.
La tenuta di Higghate è fornita anche di un campo da tennis ed è lì che nel tardo pomeriggio si ritrovano a giocare un doppio misto Frank e Brenda contro Hugh e la giovane vedova Kitty Bancroft, loro vicina di casa.
Gli animi non sono sereni, inoltre i quattro vengono sorpresi dal temporale e costretti a rifugiarsi in una specie di padiglione adiacente al campo: lo spazio ristretto e soffocante non aiuta a migliorare la situazione, e come se non bastasse i giovani non trovano di meglio che mettersi a discutere su quale sia il metodo più sicuro per commettere un omicidio. Poi il temporale finisce e tutti si disperdono in attesa della cena.
Di lì a meno di venti minuti Frank viene ritrovato ucciso - strangolato - al centro del campo da tennis, il cui terreno bagnato reca solo le sue impronte. O per meglio dire: ci sono anche le impronte di Brenda, che si è avvicinata per sincerarsi dell'accaduto, ma il lettore - e più tardi Hugh, che farà di tutto per difenderla - sono certi del fatto che non sia lei l'assassina. Quindi in apparenza ci si trova di fronte al tipico delitto impossibile: un cadavere nel bel mezzo del nulla.
Per Brenda e Hugh il problema principale è dato però dal fatto che la polizia, nella persona del sovrintendente Hadley di Scotland Yard, non può essere altrettanto sicura dell'innocenza di Brenda (Hugh viene invece escluso perchè comunque le orme sono piccole piccole), tanto più che ora la ragazza è rimasta unica erede delle cinquantamila strerline, e senza ulteriori condizioni.
Un altro possibile colpevole sarebbe Arthur Chandler, l'innamorato di una ragazza che Frank aveva recentemente ingannato e spinto sull'orlo del suicidio: Chandler è un acrobata (elemento quanto mai promettente!), peccato che di lì a poco venga fatto fuori anche lui, con tre colpi di pistola: altro delitto apparentemente impossibile, avvenuto in un teatro pieno di testimoni che letteralmente non hanno visto NIENTE.
Insomma, pagina dopo pagina la vicenda si ingarbuglia sempre di più... ma per fortuna a fianco del sovrintendente Hadley compare ad un certo punto il venerabile dottor Fell, la cui potente immaginazione ricostruisce infine l'accaduto in tutto il suo terribile orrore: Frank in definitiva è stato ucciso da qualcuno che voleva i suoi soldi, ma la questione è infinitamente più complicata.
In ogni caso Dickson Carr, che si dimostra sinceramente affezionato ai suoi personaggi e che in fondo è un romanticone sentimentale, dopo tante traversie regala a Hugh e Brenda un giusto happy end: in viaggio di nozze - ubriachi e lieti - li spedisce a Parigi.
Evviva!
- Come spesso capita con John Dickson Carr il romanzo dovrebbe essere lugubre e cupo, dato che la storia è pur sempre imperniata su una o più morti violente: eppure l'autore riesce ad inserire tocchi umoristici, quando non decisamente comici, che se da un lato distraggono l'attenzione del lettore (scrivere gialli equivale a fare trucchi di magia), dall'altro ne ritemprano l'animo in maniera molto gradita.
All'interno del romanzo il meccanismo legato al primo omicidio è forse un po' macchinoso per quanto non impossibile, ma ciò che si tende a ricordare della storia è altro: l'ambientazione, i rapporti umani, i dialoghi. E quello straordinario concentrato di british humour che è Rowland senior, il padre di Hugh: il quale, tra una citazione e l'altra, si mostra preoccupatissimo di decidere quale sia il luogo opportunamente lontano in cui spedire la temibile moglie allo scopo di tenerla ignara degli eventi, piuttosto che del fatto che il figlio possa davvero essere un assassino. Che uomo, che genitore... che avvocato!
LadyJack || 15:35 ||
sabato, 10 gennaio 2009
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LETTORE, IN GUARDIA ! ("The Reader is Warned", 1951), di Carter Dickson, ed. Mondadori 1983, 2008.
Strana storia e strano romanzo: ma del resto le stranezze sono tipiche nella creatività di John Dickson Carr - o Carter Dickson che dir si voglia.
Questo non è il suo miglior romanzo in assoluto, è tuttavia piuttosto interessante e persino leale nei confronti del lettore, benchè la trama viva di un'atmosfera densa di mistero, a tratti abbastanza angosciante. Ma l'abilità da parte dell'autore è - come suo solito - proprio quella di creare una vicenda apparentemente assurda e paradossale, dove l'occulto o comunque l'inconoscibile si scontra con il senso comune, con la scienza e con la più basilare razionalità: eppure alla fine tutto si spiega, tutto diventa chiaro.
Sconsiglierei la lettura a chi non ami gli intrecci arzigogolati al limite dell'improbabile, la consiglierei invece a chi sia disposto a farsi affascinare dai rompicapi complessi eppure logici.
TRAMA: la storia si svolge in Inghilterra tra la fine di aprile e il maggio del 1938.
Il giovane medico legale John Sanders, che lavora per il Ministero degli Interni, viene invitato dal suo amico avvocato Lawrence Chase a trascorrere un weekend in campagna, in casa di una coppia di amici che si dichiarano ansiosi di conoscere tanto John quanto il famoso Sir Henry Merrivale, all'epoca ancora capo del controspionaggio militare.
John accetta e un venerdì pomeriggio si reca a Fourways, una villona in stile gotico vittoriano ove abitano i coniugi Constable: Sam, ipocondriaco ed irritabile, e la moglie Mina, famosa scrittrice di romanzi rosa-gialli, più giovane di lui di vent'anni. Sir Henry invece non potrà arrivare prima della domenica.
John scopre ben presto che nell'invito di Lawrence c'è uno scopo recondito: alla villa sono presenti anche la signorina Hilary Keen, a sua volta impiegata al Ministero, ed Herman Pennik, strano ma affabile individuo.
E' quest'ultimo a costituire il problema: Pennik si dichiara in grado di leggere il pensiero e Mina, donna effervescente dalle emozioni estreme, è entusiasta di lui. Lawrence Chase pensa invece che l'uomo sia un impostore, e vuole assicurarsi l'appoggio di John e di H.M. per smascherarlo.
Anche il padrone di casa è piuttosto scettico nei confronti di Pennik: Sam non perde occasione per deridere e sbeffeggiare l'indesiderato ospite.
L'atmosfera del weekend si fa subito pesante, e mentre John inizia a pentirsi di essere andato (benchè la signorina Keen potrebbe costituire un valido "compenso"... ) le cose precipitano. Forse esasperato dall'incredulità scientifica di alcuni tra i presenti e desideroso di impressionare ulteriormente gli altri, Pennik si lascia sfuggire una specie di profezia: Sam sarà morto prima di cena.
Lì per lì pare che Pennik abbia "letto" intenzioni omicide nella mente di qualcuno, ma in seguito, quando Sam muore davvero - in stranissime circostanze e senza cause apparenti - diventa chiaro che Pennik è piuttosto convinto di essere lui l'assassino: Sam insomma sarebbe stato ucciso dalla forza del suo pensiero.
Si aprono così tempi difficli per l'ispettore capo Masters, richiamato da Scotland Yard ad occuparsi del caso: perchè a parte l'assurdità della cosa, anche se Pennik si dichiara colpevole non è possibile provare niente e non è possibile accusarlo, tanto più che il presunto sensitivo ha un alibi di ferro.
Quando poi muore anche Mina che - passata dall'entusiasmo all'odio per l'uomo che in apparenza l'ha resa vedova - lo aveva sfidato pubblicamente ad agire contro di lei, la situazione diventa veramente pazzesca. E Pennik ha di nuovo un solido alibi.
I giornali scandalistici e il pubblico vanno in visibilio, Masters invece inizia a contemplare la possibilità del suicidio...
Per fortuna però arriva il Vecchio, reduce dall'aver investito una mucca guidando un treno (è una lunga storia!) e gradulmente le cose assumono un aspetto tutto diverso; l'insospettabile ed insospettato colpevole verrà non solo smascherato ma addirittura colto sul fatto.
- Acido e roboante, non esattamente simpatico ma astuto e maneggione, nonchè intelligente, Sir Henry Merrivale rimane un personaggio magnifico.
LadyJack || 11:46 ||
giovedì, 16 ottobre 2008
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E' UN REATO, DOTTOR FELL! ("The Dead Man's Knock", 1958), di John Dickson Carr
[ I Classici del Giallo Mondadori n°.960, 5 / 06 / 2003 ]
Ogni cespo di lattuga ha diritto ad avere qualche foglia appassita o molliccia: immagino quindi che all'interno della vastissima produzione di John Dickson Carr possa anche trovare posto un romanzo di qualità inferiore.
Trama, personaggi ed atmosfere più sfuggenti del solito: a tratti questo non sembrerebbe nemmeno un romanzo di John Dickson Carr: almeno così ho pensato all'inizio, prima che le cose migliorassero un po' grazie alla comparsa in scena del dottor Fell ed in virtù del fatto che al centro della vicenda trova pur sempre posto il classico delitto impossibile, commesso apparentemente all'interno di una camera chiusa.
Protagonisti della vicenda, ambientata nell'ambito della ristretta comunità del Queen's College, sono il professor Mark Ruthven e sua moglie Brenda; il matrimonio tra i due sta cadendo a pezzi: forse lei ha una relazione con il giovane e spensierato Frank Chadwick, perchè si sente trascurata dal marito, e forse lui per ripicca sta pensando di intrecciare una relazione con la provocante e disinibita Rose Lestrange. O forse tutto è frutto di un tragico accumulo di numerosi fraintendimenti.
In ogni caso, ad un certo punto Rose viene trovata uccisa all'interno della propria stanza da letto, la cui porta risulta chiusa a chiave dall'interno. la morte però non può assolutamente passare per un suicidio.
Malgrado l'ambiguità delle circostanze, Mark e soprattutto Brenda si ritrovano in cima alla lista dei sospettati; tuttavia molti altri potrebbero rientrare nella medesima categoria: il professor Sam Kent, amico dei Ruthven, sua figlia Caroline e il di lei fidanzato Toby Saunders; Judith Walker, vedova di un altro professore del College; e forse anche lo stesso Frank Chadwick.
Personaggi ed atmosfere sfuggenti, come dicevo: e probabilmente solo il dottor Fell avrebbe potuto dipanare questa intricata matassa, applicando alla fine una personalissima - ma tutto sommato equilibrata - idea di Giustizia.
E COSI' FINO AL DELITTO ("And so to Murder",1941), di Carter Dickson
[ I Classici del Giallo Mondadori n°.972, 28 / 08 / 2003 ]
Fortunatamente QUESTO somiglia molto di più ad un bel romanzo del vecchio John - o Carter che dir si voglia: brioso, animato, drammatico eppur divertente. Ricorda un po' le commedie brillanti degli anni '30 e '40, e forse non è un caso che la vicenda sia ambientata nel mondo degli studi cinematografici dell'epoca, ancora ricchi di vere "stelle" e di grande creatività.
La giovane Monica Stanton è autrice di "Desire", un romanzone storico-sentimentale dalle atmosfere alquanto bollenti che la sta rendendo ricca e famosa: ciò depone a favore della sua grande e sbrigliata fantasia, perchè Monica è figlia di un vicario, e anche se tutti pensano il contario, Eve D'Aubray - disinibita eroina del romanzo - rappresenta solo i suoi sogni e non certo le sue esperienze.
In virtù della popolarità acquisita Monica viene assunta come sceneggiatrice ai Pineham Studios, presso la Albion Film: curerà l'adattamento del più recente romanzo del famoso giallista William Cartwright; lo stesso William deve invece trarre una sceneggiatura da "Desire". L'incrocio di incarichi è frutto di una "brillante" idea del produttore Thomas Hackett, ma lascia alquanto insoddisfatti i due giovani, ciascuno dei quali avrebbe preferito occuparsi della propria opera.
In brevissimo tempo tra Monica e William si instaura un sentimento di insofferenza che sconfina nell'odio.
Monica tiene duro soltanto perchè adora lavorare per il cinema e per gli Studios, dove ha tra l'altro incontrato il suo idolo, la fascinosa attrice Frances Fleur, che è anche la migliore candidata ad impersonare Eve D'Aubray sullo schermo.
Poi però le cose si complicano: William mette da parte il suo risentimento (nonchè la sua odiosa barba...) e si innamora di Monica; a lei succede più o meno lo stesso (a parte la barba...) benchè non sia assolutamente disposta ad ammetterlo...le complicazioni si moltiplicano quando Monica subisce un paio di strani tentativi di omicidio dai quali è sempre William a salvarla.
Alla fine entra in campo Sir Henry Merrivale (il Vecchio in persona!) che tra un sospetto di spionaggio (l'Inghilterra è già in guerra), un depistaggio, un mugugno e la pretesa di poter fare un provino per il "Riccardo III", incastrerà il bieco colpevole.
LadyJack || 14:50 ||
mercoledì, 09 gennaio 2008
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DESTARE I MORTI ("To Wake the Dead", 1937)
[ I Classici del Giallo Mondadori, nov. 2007, vol.1181 ]
In una classifica ideale dei migliori romanzi dicksoniani questo "Destare i Morti" non lo metterei nelle primissime posizioni, tuttavia la storia risulta più che leggibile e non priva di qualche pregio.
C'è il dottor Fell, innanzitutto, e già questo basterebbe ad innalzare il livello della narrazione; ci sono inoltre molti dei "trucchi" per cui Dickson Carr è diventato famoso e in virtù dei quali, nella trama, quasi nulla e nessuno è mai esattamente ciò che sembra.
C'è una delle tipiche storie d'amore dicksoniane, con un lui ed una lei che come motto potrebbero adottare il seguente: "ti detesto da morire...ma mi sa che alla fine ti sposo!".
C'è infine uno scioglimento degli enigmi rigoroso e convincente, con un colpevole insospettabile ma anche molto logico.
Insomma, le migliori regole del giallo vengono rispettate alla perfezione e di ciò il lettore non si può lamentare.
I difetti del romanzo - se "difetti" li si può chiamare - sono invece l'essere poco gotico, l'avere personaggi meno incisivi del solito, il presentare un'atmosfera un po' fredda: e con ciò non mi riferisco al fatto che la storia sia ambientata in una Londra invernale e piena di neve, quanto piuttosto al legame emotivo un po' inferiore al solito che si instaura tra il romanzo e il lettore.
In ogni caso, leggere qualcosa di John Dickson Carr è sempre bello.
LA TRAMA: Al termine di una scommessa che lo ha visto viaggiare (e risultare irreperibile) tra Johannesburg e Londra per dieci settimane, Christopher Kent, ricco autore di romanzi polizieschi, torna in Inghilterra...e comincia ad inciampare in parenti morti assassinati.
Per un fuggevole momento lo stesso Chris rischia di entrare a far parte della rosa dei sospetti, ma ben presto il dottor Fell riesce a dimostrare che le cose sono molto più oscure e complesse di come potrebbero sembrare.
Sullo sfondo c'è anche un misterioso braccialetto con incastonata una pietra semipreziosa che reca un'inquietante iscrizione...
LadyJack || 16:09 ||
martedì, 04 dicembre 2007
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CARTER DICKSON - I CLASSICI DEL GIALLO RACCOLTA
Pubblicazione settimanale n.°16 del 26 ottobre 2007
[A.Mondadori ed.]
Com'è noto CARTER DICKSON è uno degli pseudonimi adottati da John Dickson Carr, forse per non inflazionare il mercato editoriale con un unico nominativo, dato che per anni la sua produzione come autore fu alquanto abbondante.
Ma tra l'una e l'altra personalità non ci sono grandi differenze qualitative: i romanzi di entrambi sono gialli bellissimi ed intriganti, spesso crudeli eppure venati di un certo umorismo, con trame avvincenti e perfettamente complicate ma leali, ricche di personaggi vividi e funzionali.
Insomma, il buon vecchio John avrebbe anche potuto farsi chiamare XYZ e sarebbe comunque rimasto un grande e fantastico scrittore.
Il volume in esame raccoglie tre romanzi ed un racconto in cui la mente investigativa è rappresentata da quello che per Carter Dickson divenne un protagonista ricorrente: Sir Henry Merrivale.
Chiamato anche H.M. o il Vecchio - come lui stesso preferisce definirsi - Sir Henry Merrivale colpisce innanzitutto per la sua stramba fisicità, che parzialmente lo accomuna ad un altro personaggio di Dickson Carr, il dottor Fell (sembra però che il modello reale di riferimento sia stato Winston Churchill): ha la forma di un barilotto, con un imponente pancione che "lo precede come la polena di una nave", ed un enorme testone calvo che luccica al sole. Fuma sigari pestilenziali e i suoi occhiali cerchiati di tartaruga scivolano su un grosso naso. Spesso lo ritroviamo in posa con le mani sui fianchi e sul volto un'espressione acida e maligna; dobbiamo inoltre ringraziare la discrezione dell'autore che non riferisce per intero alcune delle esternazioni del Vecchio, limitandosi a definirle "roboanti sequele di imprecazioni, invettive ed oscenità".
H.M. si rivolge a chiunque con un paternalistico "figliolo", indipendentemente dall'età o dalla condizione del soggetto, e la sua più moderata esclamazione è "O tempora. O mores. O diavolo!".
Le sue intense emozioni svariano dall'interesse all'imbarazzo, passando per la collera o la perplessità, ma il suo faccione è più spesso rischiosamente paonazzo che mortalmente pallido.
Insomma, H.M. in apparenza è tutt'altro che dolce o gradevole (e personalmete provo maggiore simpatia per il dottor Fell), ma i suoi modi caustici e spinosi occultano un certo grado di umanità e soprattutto una mente deduttiva di altissimo livello: qualità che gli riescono utili tanto nelle misteriose attività che svolge per il Ministero della Guerra (sono gli anni '40, molto difficili per l'Inghilterra) quanto nelle varie indagini in cui si trova coinvolto.
E sono queste indagini, determinate da ciò che lo stesso H.M. definisce "la maledetta e disgraziata perversità delle cose del mondo", che costituiscono le trame di ventidue romanzi e due racconti scritti da Carter Dickson fra il 1934 e il 1955.
Il volume n.°16 de "I Classici del Giallo" è dunque soltanto un piccolo assaggio.
LadyJack || 16:48 ||
giovedì, 15 novembre 2007
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John Dickson Carr amava le storie ed i personaggi creati da Sir Conan Doyle, al quale negli anni '40 dedicò una biografia che viene tuttora considerata magnifica.
Amava quei personaggi ma non li adorava al punto da reputarli persone reali, come molti fans erano - e sono ancora - tentati di fare.
Dickson Carr ebbe modo di descrivere Holmes e Watson come "il dottore dal cuore saldo e l'investigatore più grande di tutti", ma anche di affermare: "Nemmeno per scherzo dobbiamo permettere che la fede nella reale esistenza di Sherlock Holmes e di John H.Watson si trasformi in un'ossessione che rasenta la mania religiosa".
Il suo entusiasmo, insomma, era tanto genuino quanto criticamente impostato, e la cosa lo mise in condizione di contribuire al canone holmesiano e ai suoi sviluppi in maniera molto fattiva e intelligente.
Nel 1959 ad es., in occasione del centenario della nascita di Conan Doyle, Dickson Carr curò una nuova edizione dei racconti; nell'introduzione al volume dichiarò la sua profonda ammirazione con le seguenti parole: "Troverete in queste storie quel senso del meraviglioso che mantiene in vita la gioia e l'entusiasmo, e quel gusto del pittoresco che noi abbiamo quasi smarrito del tutto, oltre all'umanità che (si spera) non perderemo mai".
In precedenza, sempre nel corso degli anni '50, Dickson Carr aveva curato per la BBC alcuni adattamenti radiofonici delle storie di Holmes, e nel 1954 aveva dato alle stampe "The Exploits of Sherlock Holmes", una raccolta di racconti scritti a quattro mani assieme al figlio di Conan Doyle, Adrian.
Il libro contiene una serie di storie incentrate su quei casi che Watson citava spesso senza poi narrarli per esteso: un'appendice dei racconti originali, insomma, in cui gli autori rispettavano la struttura e lo stile del canone holmesiano,e in cui tuttavia riuscirono anche ad inserire elementi tipicamente dicksoniani: il delitto nella camera chiusa ("L'avventura della camera sigillata") e la sparizione impossibile di un uomo in pubblico ("L'avventura del miracolo a Highgate"):
Per certi versi, come scrittore John Dickson Carr fu un prestigiatore ed un manipolatore, la cui abilità uguagliò quella di alcuni dei suoi personaggi: la "magia" di Holmes non poteva lasciarlo indifferente.
Tuttavia, come si è detto, il suo amore non si trasformò mai in idolatria, e ciò gli permise di comporre anche due brevi commedie che i "fedeli-troppo fedeli" di Holmes considererebbero senz'altro eretiche: le due PARODIE SHERLOCKIANE, composte sul finire degli anni '40 (e in seguito pubblicate) sono impertinenti ed irriverenti quanto si può temere...ma anche umoristiche quanto si può desiderare.
John Dickson Carr negava la sacralità del canone holmesiano, però non volle mai e poi mai mancargli di rispetto; inoltre le suddette parodie sono intrinsecamente legate alla sua vita di uomo e di scrittore.
-Nel 1948 John Dickson Carr si trasferì dall'Inghilterra agli Stati uniti perchè le condizioni politiche del suo Paese nel dopoguerra non lo soddisfacevano più.
Nello Stato di New York entrò a far parte della Società degli Scrittori Polizieschi d'America, di cui fu eletto presidente nel 1949.
La Società teneva un abituale congresso nell'aprile do ogni anno, e nel corso del congresso veniva presentata una breve commedia umoristica dal titolo generico di "La marcia del crimine": autori ed attori della piéce erano gli scrittori stessi - anche i più famosi - che a mio parere si divertivano da matti.
Quando spettò a Dickson Carr presentare un testo, egli scelse l'argomento holmesiano: per due occasioni compose quelle che sono appunto note come PARODIE SHERLOCKIANE, nelle quali è possibile riscontrare una miriade di citazioni palesi ed occulte.
Come ho detto, quella gente si divertiva!
PARODIE SHERLOCKIANE
L'AVVENTURA DEI DOCUMENTI CONK-SINGLETON
Un misterioso e pluridecorato Visitatore (ruolo rivestito all'epoca dallo stesso Dickson Carr) si rivolge ad Holmes per risolvere un delicato enigma: il Primo Ministro Gladstone è stato avvelenato e il principale indiziato è nientemeno che...la Regina Vittoria!
Naturalmente i documenti che indurrebbero al sospetto sono falsi ed Holmes lo capisce subito.
Battute da ricordare:
HOLMES : Vedo che Sua Maestà non era di buon umore.
VISITATORE : [...] Ma come avete fatto a capirlo?
HOLMES : Sua Maestà ha sottolineato due volte la parola "bastardo" [...].
Molto divertente anche la lettera che Gladstone - in stato di progressiva ebrezza alcolica - indirizza alla Regina, ringraziandola per avergli regalato...una cassa di vino!
L'AVVENTURA DEL RIPOSTIGLIO PARADOL
Lord Matchlock, Ministro degli Esteri, è stato notato aggirarsi per Constitution Hill senza calzoni.
Lady Imogene Ferrers, figlia del Ministro, si rivolge ad Holmes, portandogli un paio di calzoni che ha visto precipitare da una finestra di Buckingham Palace e che non sono quelli di suo padre.
L'ambasciatore francese, Marquise de Paradol, si rivolge ad Holmes per recuparare i propri calzoni ed un segretissimo trattato.
Al termine di un'accurata deduzione Holmes ritrova il documento, e restituisce a ciascuno i propri pantaloni.
Battute da ricordare:
PARADOL : Ma sì! All'improvviso ho visto...in uno specchio!...sei uomini mascherati e con barbe false strisciare verso di me con l'intenzione di assalirmi. Allora grido: Viva la France! e faccio il mio dovere. Via i pantaloni!
IMOGENE : Voi avete fatto questo in presenza di Sua Maestà?
PARADOL : Col massimo rincrescimento! Lei [...] è svenuta...bum!...su un sofà [...].
LadyJack || 17:31 ||
martedì, 04 settembre 2007
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