
Chi ama i gialli e non ha mai letto questi due splendidi romanzi di Ellery Queen, corra subito in libreria e rimedi all'omissione.
IL PAESE DEL MALEFICIO ("Calamity town" - 1942) e L'ASSASSINO E' TRA NOI ("The murderer is a Fox" - 1945), recentemente ristampati da Oscar Mondadori, si possono sicuramente definire due capolavori del genere. Entrambi ambientati nella cittadina di Wrightsville, nella profonda provincia americana dei primi anni quaranta, ritraggono l'atmosfera tipica di quei luoghi che hanno fatto da sfondo ad alcune pietre miliari della letteratura e del cinema statunitensi. L'abilità di Ellery Queen nel costruire intrecci "impossibili" e quasi surreali si mescola qui con una vena narrativa ispiratissima, tanto che il romanzo riesce a prendere il sopravvento sulla trama poliziesca. Il famoso detective non è più un saccente scrittore che studia i crimini al microscopio con la sua mente matematica, ma un uomo con debolezze e dubbi, che soffre e sente su di sé il peso delle tragedie di cui è testimone. Attraverso i suoi occhi soffriamo e ci interroghiamo, ci dibattiamo per cogliere il perché di una situazione senza scampo e assistiamo alla spietata invadenza dei bravi cittadini di Wrightsville, che sputano le loro sentenze, macinando pettegolezzi dietro le linde facciate delle loro casette perbene.
IL PAESE DEL MALEFICIO
Ellery Queen decide di trasferirsi per alcuni mesi nella tranquilla cittadina di Wrightsville per cercare ispirazione e colore locale per il suo prossimo romanzo, presentandosi sotto lo pseudonimo di Ellery Smith. L'unico alloggio che riesce a trovare è una casa che è stata soprannominata "del malaugurio". La ricca famiglia Wright, una vera istituzione del luogo, nonché discendente del fondatore della città, è al centro di una vicenda tormentata. Il destino si è accanito prima sulla sorella maggiore, Lola, sposata e divorziata in un batter d'occhio e ora negletta ed emarginata e poi sulla seconda figlia dei Wright: Nora è una giovane dai nervi fragili che viene abbandonata alla vigilia del matrimonio dall'orgoglioso fidanzato Jim Haight, il quale rifiuta di ricevere in dono una casa ammobiliata dai genitori di lei. La casa rimane perciò vuota per tre anni e l'unico acquirente che si presenta muore misteriosamente d'infarto mentre la sta visitando insieme all'agente immobiliare. Sarà Ellery Queen a prendere provvisoriamente possesso dell'abitazione e così conoscerà i Wright, che abitano nella villa adiacente e diventerà una specie di confidente della figlia minore Patricia. Jim Haight ritorna all'improvviso, si riconcilia con Nora e le nozze vengono celebrate. Così Ellery lascia la casa "del malaugurio" ai proprietari predestinati e viene ospitato direttamente dai Wright, lieti di fornire alloggio al famoso scrittore. Tutto sembra procedere a meraviglia, quando, spostando alcuni libri che Jim si era portato da New York, Nora scopre per caso tre lettere che il marito avrebbe scritto e mai spedito, nelle quali descrive alla propria sorella i primi sintomi e poi l'aggravarsi e la morte della moglie per avvelenamento. Oltre alle lettere, salta fuori anche un libro di tossicologia, con una pagina contrassegnata che tratta degli effetti letali dell'arsenico. Ellery Queen e Patty Wright, che assistono alla strana reazione di Nora, riescono a leggere il contenuto delle lettere e cominciano a sorvegliare la situazione, ma sono incapaci di impedire quanto sta per accadere. Nelle date indicate dalle lettere si verificheranno realmente i fatti in esse descritti, con la sola differenza che la persona che morirà avvelenata non sarà Nora. Questo sconvolge non solo tutti presenti e l'intera Wrightsville, ma lo stesso Ellery Queen, che intraprenderà una dura lotta per comprendere la verità, mentre Jim Haight verrà condotto in cella e processato per omicidio.
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L'ASSASSINO E' TRA NOI
A distanza di qualche anno dalla tremenda vicenda che ha sconvolto John F. Wright e la sua famiglia, Ellery Queen si trova di nuovo immerso nell'atmosfera inquietante della piccola Wrightsville.
Davy Fox, ventenne eroe di guerra, torna a Wrightsville torturato da incubi di sangue e da un tremore alle mani che lo atterrisce. Dieci anni prima suo padre è stato condannato per uxoricidio e Davy ha sempre sentito incombere su di sé lo stesso destino tragico. Ogni notte deve lottare contro l'orrendo istinto di stringere le mani attorno al collo indifeso della sua adorata moglie Linda e ne è sconvolto. Linda, innamorata del marito e disperata per la situazione, pensa di chiedere l'aiuto di Ellery Queen. Il padre di Davy si è sempre dichiarato innocente, ma pare che l'unico ad avere l'opportunità ed il movente per avvelenare il succo di pompelmo della moglie, dieci anni prima, fosse lui e solo l'incrollabile fede di Linda, con il suo appello all'abilità di Ellery Queen, riesce a far sì che il caso venga riaperto. Come è accaduto nel precedente romanzo con i Wright, anche con la famiglia Fox assistiamo ad un eccellente approfondimento psicologico e ad un teatro di emozioni e capovolgimenti di stati d'animo che coinvolgono e affascinano. Ellery Queen arriverà alla soluzione, ovviamente, ma anche qui non potrà avere la soddisfazione di rivelarla apertamente, perché il risvolto umano sarà più forte di ogni cosa. Una vero cambiamento di rotta per l'illustre detective scrittore.
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Classico e lineare, senza batticuore, raffinato quanto basta. Molto anni '30, questo romanzo si legge piacevolmente. Non è un delitto della "camera chiusa", perché la camera si poteva aprire da una seconda porta, ma la soluzione del caso è arzigogolata come si confa al tipico Ellery Queen..
La parte più divertente è che la vittima è un ometto sconosciuto a tutti i protagonisti e, fino alla fine, nessuno sa chi sia e quindi perché sia stato assassinato. Viene trovato nell'anticamera dell'ufficio di un ricco editore e collezionista di gemme e francobolli, situata al ventunesimo piano dell'Hotel Chancellor di New York. Ellery Queen si trova per caso sul posto, in quanto era stato invitato a cena dall'editore per un motivo che resterà misterioso per una buona parte del romanzo. Il cadavere è stato rivestito alla rovescia dal suo omicida e anche tutti i mobili e i quadri della stanza sono stati rivoltati perché siano rovesciati rispetto alla loro posizione originale. Nessun segno lo identifica e gli sono state staccate persino le etichette degli abiti. Ellery parte in quarta con teorie sugli indizi rovesciati, sullo sfondo delle solite diatribe familiari fra i vari personaggi e qualche piccola deviazione che ingarbuglia la trama.
Si sente sicuramente la necessità di un po' più di "polpa" umana, rispetto alle complicazioni teoriche e ai ragionamenti astratti. E, per ora, il frutto è molto acerbo...
Questo è un romanzo particolare, direi bizzarro ed è singolare che io l'abbia letto proprio in quest'estate cosparsa di roghi.
IL CASO DEI FRATELLI SIAMESI comincia con Queen figlio che scarrozza l'imbronciato Queen padre su e giù per le montagne, per una vacanza a contatto con la natura che ben presto si trasforma in un incubo. I due, in cerca di un letto per riposarsi dalla polvere mangiata a bordo della vecchia Duesenberg di Ellery, si accorgono che attorno a loro la foresta è in fiamme. Trovare una via di fuga si fa arduo e l'unica strada agibile si rivela una trappola sinistra. Ellery e il padre si trovano in cima alla montagna, di notte, senza potere scendere dall'altro lato, perché li attenderebbe solo un dirupo e la vallata è ormai completamente in fiamme. La loro salvezza momentanea è rappresentata dalla tetra abitazione del dottor Xavier, che vive in quel luogo improbabile, con la moglie, la servitù, un collega che lo aiuta nei suoi esperimenti medici ed il fratello avvocato. In casa ci sono anche alcuni ospiti e l'ingresso inaspettato dei Queen porta un po' di turbamento, perché evidentemente c'è un segreto nascosto fra le mura domestiche... Complici la nottata fiammeggiante e l'atmosfera da fine del mondo, Ellery ed il padre si sentono inquieti ed anche un po' spaventati...
L'inizio del romanzo è quindi leggermente gotico, sembra di essere piombati in una storia a mezza via fra il Dott. Jeckyll e Frankenstein, ma non è così. L'aria misteriosa si solleva ben presto, grazie ad un normalissimo omicidio. Il padrone di casa viene trovato morto nel suo studio, adiacente al laboratorio e più avanti ci sarà anche un altro assassinio. Ellery e l'ispettore Queen rivelano la loro identità e cominciano le indagini, senza possibilità che alcuno abbandoni il luogo del delitto, perché l'incendio continua ad imperversare e gli aiuti non li possono raggiungere.
Sembra che il senso di asfissia e di tragedia imminente che attanagliano Ellery e Richard Queen possa essere placato soltanto dalla ricerca del colpevole, un tormentato gioco di abilità intellettuale che è l'unico passatempo rimasto per allontanare l'incubo del fuoco. La fuliggine e la cenere svolazzano e si depositano ovunque, le notizie dal paese sono sconfortanti: molta gente è già morta nel tentativo di spegnere l'incendio, che non si ferma davanti a nulla.
Quando le fiamme hanno ormai raggiunto la casa, non c'è altro da fare che combattere per morire con dignità. L'attesa del fuoco è il momento più riuscito del libro e il delitto ha un valore marginale, forse poteva anche non esserci... Ripensandoci, questo romanzo sembra un po' l'antesignano di uno di quei film catastrofici, tipo "L'inferno di cristallo", dove, mentre la natura mette l'uomo a dura prova, si consumano piccole debolezze che privano alcuni della catarsi finale.
Leggendo il libro, ci si sente in trappola insieme ad Ellery Queen e a suo padre e non si capisce se si ha più voglia di scoprire l'assassino o di vedere scendere la pioggia su quel pazzesco incendio. Ma le trappole sono più di una: c'è anche quella di un corpo che ne contiene due, quelli dei fratelli siamesi che danno il titolo al romanzo. Un tema un po' forte per un semplice racconto giallo, per fortuna non strumentalizzato in maniera grottesca dagli autori.
In ogni caso, alla fine si scopre il colpevole e la pioggia scende davvero... Of course.
Non capisco perché la traduzione italiana del titolo debba sempre "scantonare" così tanto, rispetto all'intenzione originale dell'autore del romanzo. Va bene che ogni lingua ha le sue esigenze e che è difficile rendere THE FRENCH POWDER MYSTERY con un significato comprensibile dalle nostre parti, ma questa volta occorreva conservare maggiore fedeltà, anche perchè il titolo del romanzo ha in sé la soluzione del caso in esso narrato.
Non che sia una soluzione che mi abbia entusiasmata, anzi. Sto cominciando a discernere i brani che mi soddisfano da quelli che non lo fanno, sto imparando a capire quando un libro giallo ha colto nel segno e quando va fuori dal seminato e stenta a trovare la conclusione perfetta.
L'inizio di quest'avventura di Ellery Queen è promettente: c'è un bel cadavere, una donna morta nascosta nel letto a scomparsa che fa parte di un arredamento all'ultima moda esposto in vetrina nel grande emporio French, sulla Quinta Avenue di New York. E' la signora Rosalind French che viene scoperta in maniera alquanto macabra, quando a mezzogiorno, come ogni mattina, una ragazza si accinge a fare la dimostrazione del lussuoso mobilio d'importazione davanti a decine di passanti incuriositi. Da qui parte un'indagine classica, che coinvolge i membri della famiglia, i dipendenti dell'emporio ed i soci del signor French. Anche la figlia di primo letto della signora, la giovane Beatrice Carmody, è scomparsa e la sua sparizione, unitamente ad alcuni particolari trovati nell'appartamento situato sopra l'emporio (in cui Ellery deduce che sia stato commesso l'omicidio), la fanno apparire quasi subito come una probabile sospettata di matricidio.
Le possibilità di sviluppo dell'intreccio sono molteplici ed Ellery si appropria ben presto dell'indagine, analizzando, come sua consuetudine, ogni centimetro del teatro delitto, lasciando al padre il compito di arginare l'ottusa invadenza del capo della polizia (chissà mai come si fa a diventare capo della polizia essendo ottuso... ).
Purtroppo il finale non è all'altezza delle premesse e si accontenta di dare una spiegazione ingegnosa, ma piuttosto "ordinaria" e per niente sorprendente a tutta la faccenda. Da Ellery Queen non posso aspettarmi l'eccellenza del dialogo, però mi attendo di essere spiazzata da una soluzione arditamente logica, ma al tempo stesso imprevedibile del caso. THE FRENCH POWDER MYSTERY viene, in ordine cronologico, immediatamente dopo THE ROMAN HAT MYSTERY. E' già molto meglio del primo romanzo, ma il genio di Ellery Queen è ancora in bozza. 
Sono di parte, l'ho già detto: amo Rex Stout e faccio fatica ad apprezzare senza pregiudizi Ellery Queen. Rispetto l'abilità e l'imprevedibilità di alcuni intrecci di quest'ultimo, senza dubbio più articolati delle trame di Stout, però a volte il troppo stroppia.
E' il caso, a mio parere, dell'opera prima del duo Dannay e Lee: "LA POLTRONA N. 30" (The Roman hat mystery - 1929) e di un altro romanzo di pochi anni dopo, intitolato "CINQUEMILA HANNO VISTO" (The American gun mystery - 1933).
Ho letto entrambi con fatica, per motivi diversi, ma uno di questi li accomuna: sono noiosi.
LA POLTRONA N. 30 racconta di un omicidio avvenuto all'interno di un teatro di New York, il Roman Theatre, durante la rappresentazione di un dramma rumoroso, fatto di morti e pistolettate. Nel mezzo del caos e dell'eccitazione del pubblico, un uomo viene avvelenato nelle ultime file, alla poltrona numero 30. E' una specie di azzeccagarbugli, un avvocato che vive di affari loschi e di ricatti e la sua morte non stupisce l'ispettore Queen, ma è pur sempre un delitto e deve essere preso l'assassino. Dicevo che è un romanzo noioso, per lo meno per i miei gusti ed infatti la scena delle prime azioni della polizia, che chiude tutti gli spettatori, gli attori e lo staff all'interno del teatro, per un'eterna e meticolosa perquisizione, per l'interrogatorio di rito e tutto quel che segue, è logorroica. L'attenzione al particolare non dev'essere estenuante per il lettore, necessita una pausa, un intermezzo ludico, altrimenti è pesante. Il metodo dell'ispettore Queen andrà bene per la polizia, ma in un romanzo giallo ci vuole ritmo e servono i diversivi. Troppo lungo il pezzo all'interno del teatro e troppo asfittica la ricerca del cilindro indossato dalla vittima, che pare sia introvabile, ma che nella mente di Ellery Queen contiene la chiave del mistero. Non è un delitto della "camera chiusa", ma è un senso di chiuso che domina tutto il romanzo e la figura di Ellery è stucchevole quasi quanto l'opera certosina del padre, che dà ordini ai suoi sottoposti. Flint vai di qua, Thomas vai di là, Hagstrom fai quello....
Anche la soluzione del caso è poco efficace, la logica è sforzata e si giunge ad una conclusione che non resterà impressa a nessuno.
CINQUEMILA HANNO VISTO è ancora peggio. La mitologia del vecchio West, del rodeo, dell'uso mirabolante di pistole e lazo sarà stata di moda all'epoca, ma a me non è mai interessata. Il tema è identico a quello del romanzo che ho appena esaminato: un'arena al posto di un teatro: il Coliseum di New York. Di nuovo tanto pubblico eccitato da spari e caos di cavalli al galoppo e, nel mezzo del frastuono, la star del rodeo, una vecchia gloria del cinema muto che tenta di riciclarsi per trovare spazio nel nuovo cinema che avanza, viene colpita al cuore e stramazza al suolo, calpestata dai cavalli che sopraggiungono. Ancora una volta, tutti chiusi per le perquisizioni e gli interrogatori. Si cerca l'arma del delitto e, tipico del Paese dello Zio Sam, ogni spettatore (o quasi) ha una pistola in tasca. Decine di revolver vengono riversati sul tavolo della scientifica, ma nessuno è quello incriminato. Ci sarà una scena identica, alla ripresa della rappresentazione che avverrà diversi giorni dopo, costituita da un omicidio fotocopia, all'apice delle evoluzioni di cowboys e cavalli. Manca solo John Wayne...
Il romanzo è breve, dovrei dire per fortuna e procede senza colore, né mistero. Si cerca l'arma. Punto. La sfida al lettore, questa volta, è una sorta di presa in giro, visto come si risolve il caso. Direi che non è nemmeno un finale degno della fama di Ellery Queen. Inchiostro sprecato. Le ultime pagine, in cui Ellery spiega meticolosamente il perché e il percome della traiettoria del proiettile, con tanto di disegni riportati nel libro, sono incomprensibili. Tanto più che la scoperta dell'assassino fa cadere le braccia. Una fregatura vera e propria per chi ha voluto arrivare fino in fondo alla lettura.