
DARKLY DREAMING DEXTER, di Jeff Lindsay [ Orion Books Ltd., 2005 ]
Si tratta del primo romanzo dedicato alle avventure di Dexter Morgan, il killer dei serial killers. Più o meno copre gli eventi narrati anche nella Prima Stagione dell'omonima serie TV; io però ho cercato di leggerlo con mente sgombra e in ciò sono stata aiutata dal fatto che si trattava della versione originale: le mie conoscenze linguistiche sono così limitate che l'inglese può ancora sembrarmi un'eccitante scoperta.
Jeff Lindsay comunque possiede uno stile accessibile, intrigante e ricco di guizzi apprezzabili persino dalla sottoscritta: che ne dite ad esempio di un'affascinanate espressione come "so tantalizingly", che vorrebbe dire più o meno "in modo così appetitoso"... e - pensato da Dexter - vi lascio immaginare a cosa possa riferirsi!
Nell'originale inoltre si può ripetutamente trovare un giochino che la traduzione italiana perde senza rimedio: la tendenza da parte dell'autore ad usare allitterazioni in "d" alle quali accodare il nome di Dexter, quasi dei piccoli tautogrammi, così come avviene anche in tutti i titoli dei romanzi. Tra le pagine si trovano quindi espressioni come:
- dear dazed Dexter
- dull dim Dexter
- dear decimate Dexter
- dear dark Dexter
- deftly dreaming Dexter
- e la mia preferita: deeply dead Dexter dating debutante doxies (in relazione ai suoi dubbi su di un appuntamento con Rita).
Funny silly moments!
La cosa migliore rimane comunque la voce stessa di Dexter, alla quale viene affidata la narrazione: scanzonata, sarcastica, crudele e sincera, capace tanto di descrittività quanto di introspezione. Magnifici panorami e uccisioni rituali si alternano alle considerazioni del protagonista su se stesso, sulle cose e sugli esseri umani, che spesso suscitano perplessità e stupore con i loro alieni comportamenti e le altrettanto aliene emozioni.
Dexter sarà pure una sorta di guscio vuoto, una perfetta imitazione di essere umano, ma quando si tratta di usare le parole, la simbiosi identificativa tra lui ed il suo autore funziona magnificamente, catturando il lettore con ciò che gli viene fatto scorrere sotto gli occhi e nella mente: tiepide notti di plenilunio, afose giornate di traffico omicida, bizzarre indagini su squartamenti dei quali nessuno si stupisce poi troppo, gare di astuzia e di aggiramento in cui l'istinto animale conta quanto - e forse più - dell'intelletto.
Miami al massimo del proprio splendore, ed un simpatico assassino che fa davvero del suo meglio per comportarsi da bravo ragazzo.
TRAMA: Dopo una serie di appostamenti durati alcune settimane Dexter cattura quella che si scoprirà essere la sua trentasettesima vittima: si tratta di Padre Donovan, un pedofilo già responsabile della scomparsa di numerosi bambini, tutti orfani ospitati in una struttura da lui gestita. Solo a Miami, le vittime del prete sono almeno sette: Dexter pone l'uomo di fronte ai cadaveri recuperati, poi (come dice lui) si mette al lavoro.
Questa uccisione, come tutte le altre, risponde al cosiddetto "codice di Harry", l'insieme di regole che il padre adottivo ha inculcato a Dexter per permettergli di essere un assassino di utilità sociale e per impedirgli di essere preso: Dexter uccide altri assassini, è estremamente cauto e cancella ogni traccia, conservando di ciascuna vittima solo una goccia di sangue su di un vetrino.
Del resto, se c'è qualcuno che sa come gestire le prove, quello è proprio Dexter, cha a ventotto anni è un apprezzato agente della Polizia Scientifica, un analista che si occupa di tracce ematiche.
Dexter insomma conduce una interessante doppia vita, mentendo a tutti tranne che a se stesso.
Un giorno riceve una chiamata da parte della sorella Deborah, a sua volta poliziotta della Buoncostume: nella zona dei motels sulla Tamiami Trail sono stati ritrovati dei resti umani, gambe femminili fatte a pezzi.
Il caso è stato affidato al detective LaGuerta, donna ambiziosa ma non molto capace, e Deb, che lavorava in zona sotto copertura, pensa possa essere arrivata l'occasione per una promozione. Deb odia il lavoro alla Buoncostume, che la costringe ad andare in giro abbigliata come una prostituta; vuole passare alla Squadra Omicidi e chiede l'aiuto di Dexter per risolvere il caso.
La ragazza non conosce la reale identità del fratello, sa però che Dexter possiede un istinto infallibile sui serial killers, qualcosa che lei colloca quasi al confine con il paranormale, ma che in realtà gli deriva dal fatto di essere lui stesso un serial killer: Dexter sa esattamente come funziona la mente di un assassino e quali sono tutte le mosse possibili.
Ovviamente Dexter non rifiuta di aiutare Deb perchè conosce i suoi problemi e, come dice lui, vorrebbe vederla felice. Anche se non è disposto ad ammetterlo, per Deb nutre un certo affetto: pensa a lei come "povera piccola" ("poor child") se è in vena di paternalismo, ma più spesso la definisce "my only sister", la mia unica sorella. Dexter crede di non avere sentimenti, ma nei confronti di Deborah, alla quale è unito anche dal ricordo di Harry, ne ha eccome.
Inoltre l'intrigante caso del nuovo serial killer finisce per assumere una valenza molto personale: sin dall'inizio Dexter rimane affascinato dalla "pulizia" nello stile delle uccisioni, dalla precisione chirurgica delle incisioni, dalla totale mancanza di sangue; nel primo ritrovamento, e in quelli che poi seguiranno, riconosce un tocco artistico che gli provoca qualcosa di molto simile all'invidia. Per breve tempo è tentato di trovare il killer per se stesso, per conoscerlo meglio ed imparare da lui, poi però sente il richiamo del dovere e ricorda ciò che ha promesso a Deb.
Mentre il detective LaGuerta si accanisce su piste inconsistenti, Dexter si avvicina molto di più al killer, che ad un certo punto sembra quasi provocarlo, chiamandolo ad una sfida: si fa inseguire, si introduce nel suo appartamento e nella sua auto, gli lascia indizi macabri e misteriosi (la Barbie a pezzi nel frigorifero, che compare anche nella serie TV).
E per Dexter si apre una profonda crisi: inizia a fare sogni strani ed inquietanti che lo fanno sentire sempre più prossimo al killer. C'è una comprensione sin troppo profonda, una sorta di identificazione, tante cose difficili da spiegare: Dexter, che sa di essere "decisamente sociopatico ed occasionalmente omicida", comincia a credere di poter essere anche pazzo; comincia a chiedersi se per caso il killer non è lui stesso che agisce in stato di sonnambulismo e di incoscienza.
Tutto questo avrà poi una spiegazione, perchè in effetti il killer possiede un preciso legame con Dexter e il suo operato non ha fatto altro che riportare alla luce ricordi lontani, un passato sepolto del quele Dexter non era nemmeno consapevole.
Il killer infatti è suo fratello Brian ed il passato sepolto - dal quale entrambi sono usciti con una netta inclinazione omicida - ha a che fare con l'uccisione della loro madre, fatta a pezzi con una sega elettrica all'interno di un container nel porto di Miami. L'unica differenza tra i due fratelli consiste nel fatto che Dexter, adottato da Harry Morgan, è in qualche modo riuscito ad incanalare e a dominare le proprie pulsioni; Brian invece, più grande di due anni e all'epoca della tragedia affidato ai Servizi Sociali, non ha ricevuto nessun tipo di aiuto.
Ora il fratello maggiore vuole riunirsi al minore e ricostituire la famiglia: l'ultima mossa è il rapimento di Deborah, che nelle sue intenzioni dovrebbe diventare la loro prima vittima in comune.
Dexter è fortemente tentato di unirsi al fratello, di abbandonarsi al senso di appartenenza, alla gioia di aver trovato qualcuno che è esattamente come lui, che lo capisce e al quale non sarebbe necessario nascondersi: però si accorge che semplicemente non può uccidere Deb.
In un drammatico epilogo durante il quale Dexter lotta duramente con se stesso e con il ricordo di Harry, si inserisce anche l'arrivo del detective LaGuerta che, insospettita, lo aveva seguito.
Dexter nega definitivamente la possibilità di uccidere la sorella, però lascia fuggire Brian che prima di andarsene avrà comunque la sua vittima: il funerale con il quale si conclude il romanzo è quello del detective LaGuerta, eroicamente caduta nell'adempimento del dovere (anche se in realtà la donna non aveva capito quasi niente e si era soltanto trovata nel posto sbagliato al momento peggiore).
Deb invece, che ora conosce un po' meglio il fratello ma che fingerà di averlo dimenticato, viene finalmente promossa alla Omicidi come aveva desiderato.
Dexter per parte sua, recuperata la tranquillità, si dice che alla fine le cose potranno tornare ad essere come erano sempre state, sotto la luce brillante di quella luna che lui tanto ama.
DIFFERENZE - Accanto al filone principale della trama che illustra gli omicidi del serial killer di turno e la relativa indagine, il romanzo lascia largo spazio anche per la costruzione del personaggio protagonista, tanto per ciò che riguarda il presente di Dexter quanto per ciò che riguarda il suo passato.
Ci sono numerosi flashback nei queli viene recuperato lo straordinario rapporto che Harry Morgan aveva saputo instaurare con il figlio adottivo, c'è la rievocazione del primo omicidio di Dexter ai danni dell'infermiera assassina e c'è - verso l'epilogo - la rivelazione del traumatico episodio riguardante la morte della madre: ricordi prima confusi, poi via via più precisi.
Ma c'è anche il Dexter del presente che - sorpreso e perplesso - si trova a meditare sul come e sul perchè ha finito per fare sesso con Rita.
Tutte queste cose compaiono anche nella serie, con l'unica differenza data dalla necessità di estendere trecento pagine in una ventina di episodi: in TV gli eventi procedono più lentamente e si svolgono in maniera ben più articolata, molti di essi tuttavia rispettano il significato originario.
Nel passaggio dalla pagina scritta allo schermo ci sono però un paio di personaggi che subiscono cambiamenti abbastanza radicali.
Uno è il personaggio del detective Migdia LaGuerta: tra romanzo e serie TV le uniche cose di lei che rimangono invariate sono il nome, la professione e l'origine cubana: per il resto, potrebbe trattarsi di donne appartenenti a due pianeti diversi. Mentre LaGuerta letteraria è una maneggiona ambiziosa e politicamente abile, un detective mediocre, con un gran gusto per l'abbigliamento ma scarsa inclinazione per l'investigazione intelligente, il suo corrispondente televisivo risulta ben più positivo: si tratta sempre di una donna bella, forte ed elegante, ma anche di un buon poliziotto, benchè la sua carriera non sia del tutto priva di ombre.
In TV il detective LaGuerta viene silurata per motivi politici e perde il suo posto a capo del Dipartimento, nel libro il personaggio viene fatto fuori in maniera un po' più letterale.
L'altra grande differenza riguarda poi il personaggio di Brian, che in TV beneficia di un interessante e graduale sviluppo (è un chirurgo ortopedico ed instaura una forte relazione con Deborah) mentre nel romanzo viene allo scoperto solo nella parte finale: è un importatore, è stato in prigione e fisicamente somiglia a Dexter molto più di quanto non accada nella serie.
Benchè il romanzo sia bello e ben costruito, direi che relativamente all'epilogo la soluzione televisiva risulta quasi superiore: lì Brian non fugge, ma viene elegantemente "punito" dal fratello. Al pari di tutti i serial killers nei quali si è già imbattuto, Dexter lo uccide con un'arma da taglio, per una volta simulando un suicidio anzichè smembrare e disperdere il corpo.
Nell'uno e nell'altro caso le azioni di Dexter rispondono comunque alla necessità di mettere al sicuro Deborah, anche se in TV la soluzione è più certa e definitiva. Inoltre, mentre nella serie Deborah dopo esser stata rapita viene drogata e non può quindi vedere o sentire ciò che passa tra i due fratelli, nel libro la ragazza è sì immobilizzata ma perfettamente cosciente: ha dunque modo di assistere a ciò che sta accadendo e di capire che Dexter non ha esattamente le mani pulite.
Sarà un "piccolo" grumo di polvere nascosto sotto il tappeto...
Qui le due versioni della storia finiscono insomma per collocarsi in ambiti nettamente separati; sembra infatti che a partire dalla Seconda Stagione la serie non sia più basata sui romanzi, ma su trame originali appositamente sviluppate.
Sono curiosa di verificare.

- Il romanzo è disponibile anche in versione italiana: "La Mano Sinistra di Dio", Sonzogno ed. (2009), che corrisponde a "Dexter il Vendicatore", Giallo Mondadori n.°2971 (2009).


Incipit: "Primo: io di fatture non capisco un cazzo. Vabbè che ho fatto ragioneria, ma sono passato con trentasei e all'esame ho copiato da Bresciani, che stava nel banco davanti. E mi hanno pure beccato, merda".
Il personaggio di Dexter Morgan mi piace da matti... ma non fatelo sapere alla mia amica Francesca, perchè potrebbe mettersi ad esternare con violenza contro di me e contro quelle che lei definisce "schifezze truculente piene di sangue e cadaveri". A dire il vero, è dubbio che Francesca sappia esattamente chi è Dexter Morgan perchè la serie TV che lo ha reso famoso anche in Italia certamente non rientra nell'ambito delle sue visioni, neanche per sbaglio. Io invece, che con il macabro ho un rapporto migliore, Dexter l'ho conosciuto proprio in TV ancor prima che nei romanzi originali; devo ammettere che si tratta di un personaggio borderline, immerso in vicende che letteralmente grondano sangue e che non girano certo attorno agli elementi macabri e crudeli, cercando di evitarli. Ciò che però salva il tutto dall'essere pura macelleria, oltre le motivazioni di senso compiuto, è il soave umorismo: già in TV ci si poteva stupire dell'equilibrio con il quale la serie era stata realizzata - a fronte di atmosfere e argomenti difficili da digerire - ma leggendo i romanzi si rimane semplicemente incantati dall'ironica leggerezza della narrazione. Dexter Morgan (è lui che racconta in prima persona) propina al lettore le storie più estreme, ma lo fa con uno stile impeccabile e molto divertente: lui stesso sa ed ammette di essere un mostro, tuttavia ambisce ad essere un mostro simpatico.
Ma chi è dunque Dexter Morgan? Formalmente è il protagonista di una serie di thrillers scritti da Jeff Lindsay; il vero nome dell'autore, che vive in Florida ed ha sposato la nipote di Hemingway, è però Jeffry P.Freundlich.
Nella serie TV Dexter ha il volto dolce, carinissimo e inquietante di Michael C.Hall e a mio parere (anche in considerazione dell'ottima prova di sè che l'attore ha dato in "Six Feet Under") la scelta è stata perfetta: in lui, che sembra un così bravo ragazzo, riescono a convivere senza stridori il lato oscuro e quello rassicurante. E Dexter li possiede entrambi.
Dexter Morgan è un giovane poliziotto del Dipartimento di Miami; più precisamente è un analista della Squadra Scientifica e la sua specializzazione riguarda le tracce ematiche.
Come molto "eroi" della Storia però possiede una doppia vita, un lato nascosto e in questo caso tutt'altro che politically correct: Dexter infatti è anche il killer dei killers, nel senso che la sua attività segreta consiste nell'eliminare - in modo elegante e pulito ma parecchio sanguinolento - altri assassini colpevoli di crimini efferati che difficilmente la legge riuscirebbe non solo a punire ma addirittura ad individuare.
Ciò non è bello, lo ammette lui stesso, tuttavia è inevitabile e per quanto incredibile possa sembare, corrisponde comunque ad un male minore.
Dexter infatti ha subito un trauma infantile di indescrivibile violenza: a soli tre anni assistè alla morte della madre, fatta a pezzi con una sega elettrica, e rimase per giorni abbandonato in un lago di sangue. Il trauma ne ha raggelato le emozioni e ne ha sbilanciato le inclinazioni verso l'omicidio: lui stesso non si considera più un normale essere umano, sa di non possedere una coscienza. E' vuoto, non prova niente, nemmeno paura, non ha un senso morale... però ha un sistema di regole, e sono queste che lo aiutano a tirare avanti.
La salvezza per Dexter è stata rappresentata da un poliziotto, ormai defunto da molti anni: Harry Morgan, colui che lo trovò sulla scena dell'omicidio materno e in seguito lo adottò legalmente. Harry aveva "visto" in Dexter tutto ciò che c'era da vedere, la sete di sangue e il buio dell'animo, ma anche l'innata incredibile positività: aveva insegnato al ragazzo il dominio di sè, la pazienza, la necessità di sembrare normale e infine aveva dirottato le sue doti verso un ambito - diciamo così - socialmente utile. Seguendo i moniti di Harry, Dexter non uccide nessuno della cui colpevolezza non sia assolutamente certo: prima di agire si procura le prove dei crimini (quasi come un bravo poliziotto... e lui è veramente molto bravo), ma quando poi agisce non c'è esitazione, non c'è dubbio o rimorso, e non c'è pietà. Come assassino può subire la tentazione e ancor più spesso la curiosità, qualunque altro sentimento gli è invece del tutto estraneo.
Dexter, che non è un essere umano, deve però fingere e cercare di sembrarlo: per non destare sospetti, per non essere scoperto, per poter continuare ad esercitare il suo singolarissimo hobby.
Ha un lavoro, una casa, abitudini di vita, una sorellastra - Deborah detta Debs - che è a sua volta poliziotta
nella Squadra Omicidi, e per la quale nutre qualcosa di strano e indefinito che non riesce a chiamare affetto. Ha persino una ragazza, la dolce Rita, madre di due figli e reduce da un matrimonio disastroso, cosa che la rende poco esigente in fatto di sesso, soprattutto desiderosa di calma e tranquillità. E' lei il suo "travestimento" migliore, perchè accanto a Rita Dexter raggiunge il massimo livello di apparente normalità: cene e giochi con i bambini, jogging attorno all'isolato, serate sul divano davanti alla TV, il bacio della buonanotte sulla soglia di casa.
Rita è innamorata, mentre Dexter non riesce nemmeno a capire cosa ciò possa significare: però i due stanno bene insieme e la loro relazione fornisce a ciascuno quello di cui ha più bisogno.
Da un punto di vista puramente clinico Dexter ha una personalità anomala e leggermente dissociata, però non è davvero malato. Per sfortuna delle sue vittime è intelligente, tenace, molto paziente e - nei limiti concessi alla sua attività - abbastanza creativo. Non usa pistole, predilige le armi da taglio e nella sua mente "la Lama" va sempre scritta con l'iniziale maiuscola.
Dexter è soprattutto una sorta di grande attore, alle prese con le difficoltà di un ruolo singolare, ma assolutamente consapevole del divario tra realtà e simulazione: come dice lui stesso, "una perfetta imitazione di essere umano".
"Dopotutto, sarei potuto diventare qualcosa di molto peggio. Per
esempio un mostro pazzo e perverso che uccide e uccide
lasciando cumuli di carne marcescente sulla sua strada.
Invece, eccomi qua, dalla parte della verità, della giustizia
e dell'American way. Resto sempre un mostro, d'accordo,
ma quando ho finito pulisco tutto per bene".

/------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------/
DEXTER IL DEVOTO ("Dearly Devoted Dexter", 2005), di Jeff Lindsay [ Mondadori ed., 2009. Giallo Mondadori n°.2985, 13 / 08 / 2009; trad. di Cristiana Astori ]
Incipit: "C'è di nuovo quella luna, che galleggia bassa e paffuta nella notte tropicale. Il suo richiamo solca il cielo opaco fino alle orecchie frementi di quella cara vecchia presenza nell'ombra: il Passeggero Oscuro, rannicchiato comodo comodo sul sedile posteriore deella Dodge dell'ipotetica anima di Dexter".
Dexter è sulle tracce di Randy MacGregor, un pedofilo omicida già responsabile della scomparsa di numerosi bambini. Le prove, sotto forma di orribili foto, sono inequivocabili e MacGregor, che nella vita di tutti i giorni è un agente immobiliare, paga il suo tributo all'ignara giustizia. Dopo averlo eliminato secondo l'inconfondibile stile che lo contraddistingue, Dexter scopre che l'uomo aveva un complice; lo identifica con alta probabilità in Steve Reiker, un fotografo che guarda caso si occupa di bambini e che vive nei sobborghi. Prima di potersi assicurare della colpevolezza del sospetto Dexter è però costretto ad occuparsi di un altro grave problema che lo riguarda da vicino: uno dei poliziotti del Dipartimento, il sergente Doakes, ha iniziato a nutrire seri dubbi nei suoi confronti e ha deciso di tenerlo d'occhio. Senza curarsi di essere visto, assicurandosi anzi di essere quanto più minaccioso possibile, il sergente ha iniziato a controllarlo e a pedinarlo; ovunque vada, Dexter scorge parcheggiata da qualche parte la Taurus marrone di Doakes e il volto inespressivo del sergente dietro il finestrino.
In queste condizioni è assolutamente impossibile per Dexter muoversi come al solito. Dominando la frustrazione, non può far altro che aspettare, mostrando al suo persecutore un aspetto banale e innocuo che gli costa fatica, ma che tutto sommato viene curato con ottimismo e tranquillo buonumore.
A cambiare la situazione interviene poi ciò che a Miami non può mancare a lungo: un brutto caso da risolvere. In una fatiscente abitazione del quartiere cubano viene ritrovato un uomo (se lo si può ancora definire tale... ) il cui corpo è stato pesantemente mutilato; è vivo ma non è in grado di raccontare niente. Ancor prima che i poliziotti di Miami abbiano potuto superare lo shock dell'evento, il Dipartimento viene estromesso da caso: da Washington arriva un federale, Kyle Chutsky, che prende la faccenda nelle sue mani, scegliendo Deborah Morgan come agente di collegamento.
Dexter, che al seguito della sorella era presente al ritrovamenrto della vittima (unico a non scomporsi e a non mostrare debolezza di stomaco) ha notato in Doakes qualche strano comportamento: e poichè ciò che mette in difficoltà il sergente a lui può invece risultare molto utile, va a scavare in Rete e scopre alcuni interessanti particolari. Ricostruisce una possibile storia che verrà di lì a poco confermata dagli sviluppi della situazione a da qualche ammissione di Chutsky, che nel frattempo ha trovato il modo di iniziare una relazione sentimentale con Deborah.
In breve, Chutsky, Doakes ed altri erano stati un gruppo di agenti americani a supporto di una della tante fazioni che qualche anno prima avevano trasformato il Salvador in una piccola anticamera dell'Inferno. All'epoca si erano serviti (o almeno, non ne avevano ostacolato le attività) di un torturatore soprannominato dottor Danco, in seguito venduto ai cubani e dato per morto. E' lui che, evidentemente sin troppo vivo, è tornato per vendicarsi.
Dexter è ben poco interessato all'intera faccenda, al massimo è incuriosito e ammirato dalla tecnica di Danco, e pigramente prende in considerazione la possibilità di scovarlo ed eliminarlo per proprio conto. In breve però gli eventi precipitano e Dexter si trova molto più coinvolto di quanto avrebbe voluto: Kyle Chutsky scompare e Deborah impazzisce all'idea che sia finito nelle mani del dottor Danco. Chiede l'aiuto di Dexter e lui da bravo fratello non può tirarsi indietro... anche se implicitamente continua a tenere presenti e a non disprezzare alcuni possibili vantaggi personali.
Sullo sfondo del traffico omicida e caotico di Miami inizia così una caccia in cui Dexter assume lo strano ruolo di tuttofare altruista e magnanimo: sostiene Debs e le salva la vita, svolge brillanti ricerche, ha parecchie utili intuizioni, va a riprendere Chutsky (che per fortuna è ancora quasi intero) e infine convince Doakes ad accettare di fare da esca per catturare lo sfuggente Danco.
Tra una cosa e l'altra si ritrova pure ufficialmente fidanzato con Rita... ma questa è un'altra lunga storia.
Ad un certo punto lo stesso Dexter rischia di diventare una delle vittime di Danco; vanno però a salvarlo
Chutsky (con le stampelle) e Deborah (in versione pistolera). Il tutto si svolge inoltre in modo tale da far sì che Doakes cessi di costituire un problema e una minaccia. Così alla fine, molto sollevato e giustamente gratificato, Dexter può tornare ad occuparsi di Reiker e della questione che aveva lasciato in sospeso.
- Il romanzo, il secondo della serie, va a sovrapporsi in piccolissima parte a quello che in TV è stato l'epilogo della Prima Stagione. Ci sono alcune differenze, relative a personaggi e situazioni, ma per valutarle pienamente bisognerà aspettare il seguito della storia.
Io intanto cercherò di procurarmi altri romanzi, dato che come al solito il riassunto fornisce soltanto una pallida idea delle qualità impagabili dell'originale: tanto la storia con i suoi personaggi (Deborah ad esempio è magnifica), quanto l'ameno e scorrevolissimo stile narrativo.
Guarda un po', ho trovato un altro autore interessante.
IL RITRATTO DI ELSA GREER ("Five Little Pigs", primo episodio della Nona Stagione di "Poirot", 2003. Regia di Paul Unwin)
Su Rete4 continuano i sabati pomeriggio dedicati agli sceneggiati ispirati alle opere di Agatha Christie; questa volta (11 aprile '09) è stato il turno de "Il Ritratto di Elsa Greer" in forma di vero e proprio TV movie. La cosa mi ha reso felice perchè come ho già avuto modo di spiegare in un precedente post, il romanzo è uno dei miei preferiti; ancor più felice sono poi stata nel rendermi conto che la drammatizzazione era non soltanto molto fedele all'originale, ma anche suggestiva e realizzata con intelligenza: il che non si può dire di altri episodi della serie dove - fatto salvo il costante impegno di David Suchet nel rendere al meglio il personaggio di Poirot - a volte gli adattamenti e le variazioni risultano ben poco convincenti.
Qui invece è stata rispettata non solo la storia (già bella di per sè) ma soprattutto l'atmosfera: triste e nostalgica, gravata di tutto il peso di ciò che avrebbe potuto essere, e non è stato.
La trama è abbastanza nota. Al raggiungimento della maggiore età la bella Lucy Lemarchant, cresciuta in America presso alcuni parenti, viene a conoscenza di un doloroso segreto famigliare: sua madre - Caroline Crale - è morta in carcere dopo essere stata giudicata colpevole dell'omicidio del marito Amyas Crale, un famoso pittore. La vicenda risale a quattordici anni prima, quando Lucy era ancora bambina. Durante un'estate maledetta i Crale avevano riunito nella loro casa alcuni amici; in particolare Amyas aveva ospitato la giovane Elsa Greer, alla quale stava facendo il ritratto.
Amyas e Caroline erano sempre stati uniti da un rapporto violentemente passionale, anche se Amyas aveva tradito la moglie in più occasioni. Caroline aveva sempre perdonato, consapevole del suo ruolo escusivo nella vita del marito; l'arrivo di Elsa però, viziata egoista e determinata, aveva infranto fragili equilibri.
La morte di Amyas, avvenuta di lì a poco e dovuta ad avvelenamento, era stata pertanto attribuita a Caroline con il movente della gelosia: e Caroline, pur avendo inizialmente insinuato che la morte fosse dovuta a suicidio, durante il processo non aveva fatto nulla per scagionarsi.
Ora però Lucy, che non crede alla colpevolezza della madre, desidera riesaminare gli eventi: incarica Poirot di individuare il reale colpevole o, in alternativa, di dimostrare definitivamente e con chiarezza le responsabilità di Caroline.
Poirot accetta il difficile compito e attraverso numerosi colloqui con gli attori e i testimoni del vecchio dramma riesce a ricostruire una strana verità, che comprende anche le motivazioni del singolare comportamento tenuto da Caroline, la quale in sostanza e in virtù di un tragico fraintendimento, si era fatta carico di colpe non sue.
Ironia della sorte: tentando di coprire la persona che credeva colpevole e verso la quale si sentiva in eterno debito, Caroline aveva in realtà coperto il suo peggior nemico, la persona responsabile del disgregamento della sua vita e della sua felicità.
Già il romanzo originale è permeato di un'atmosfera rarefatta e fatalmente tragica, all'interno della quale
ciascuno dei personaggi ruota vanamente attorno ai propri rimpianti e alle proprie illusioni: attraverso le immagini il film rende ancor più chiaro il concetto, grazie all'ottima ricostruzione dei luoghi, agli interpreti tutti perfetti e dotati del giusto "aspetto d'epoca", e persino grazie alla musica, struggente e maliconica, a suggerire l'irrimediabile succedersi degli eventi.
Ancor più chiaramente che sulla pagina, lo schermo dice quanto i personaggi fossero inizialmente giovani, intensi, pieni di passioni forse pericolose. Caroline possiede una grazia commovente, e Philip Blake è talmente bello e infelice che fa male guardarlo, ma persino Mrs. Williams (meno giovane degli altri) e la stessa Elsa (affascinante ed ipnotica nei suoi enormi occhi, più che veramente bella) rimangono positivamente nella memoria, e così tutti gli altri.
Nell'alternanza tra il presente e il passato, che si spinge sino all'epoca in cui Amyas, Caroline, Philip e Meredith erano ragazzi, emergono tutti i difficili rapporti esistenti tra i personaggi: ciò che nel libro viene raccontato attraverso i memoriali dei cinque testimoni principali, nello sceneggiato trova voce in maniera più immediata e diretta. Alla fine è comunque Poirot ad interpretare le parole, le ammissioni, e persino i dolorosi silenzi.
Poche le varianti rispetto alla storia originale: Caroline non si limita a morire in carcere, ma più crudelmente viene proprio impiccata; Lucy (che nel romanzo si chiama Mary) è autonoma e non ha nessun matrimonio in vista a motivare il suo desiderio di verità; Adrienne Warren, la sorellastra di Caroline, è stata ribattezzata Angela. Alcuni dei personaggi inoltre sono animati da sentimenti più ambigui e complessi rispetto ai loro corrispondenti romanzeschi, in un modo che ad Agatha Christie sarebbe stato abbastanza estraneo, ma che all'interno dello sceneggiato funziona ed intensifica il tutto: Mrs. Williams aveva nutrito una fortissima ed irrisolta inclinazione per Caroline, mentre Philip era - e malgrado la morte, è ancora - perdutamente innamorato di Amyas.
In nessun momento dello sceneggiato è visibile qualcuno dei quadri di Crale, nemmeno il ritratto di Elsa, ma va bene così: perchè doverli immaginare è infinitamente preferibile al restarne delusi.
PERSONAGGI E INTERPRETI:
- Hercule Poirot: David Suchet
- Caroline Crale: Rachael Stirling (da adulta) e Lottie Unwin (da ragazza)
- Amyas Crale: Aidan Gillen (da adulto) e Darien Smith (da ragazzo)
- Philip Blake: Toby Stephens (da adulto) e Jacek Bilinski (da ragazzo)
- Meredith Blake: Marc Warren (da adulto) e Joel De Temperley (da ragazzo)
- Elsa Greer: Julie Cox
- Mrs. Williams: Gemma Jones
- Lucy Lemarchant: Aimee Mullins (da adulta) e Melissa Suffield (da bambina)
- Angela Warren: Sophie Winkleman (da adulta) e Talulah Riley (da bambina)
Curiosità: Gemma Jones, che nello sceneggiato presta il suo volto intenso, quasi privo di trucco e disfatto dalle illusioni perdute al personaggio di Mrs. Williams, negli anni Settanta fu la popolarissima "Duchessa di Duke Street".

La tv britannica è da sempre la mia fonte principale di godimento. Fin dalla più tenera età, sono stata avvinta dagli sceneggiati made in U.K., che la nostra Rai trasmetteva in bianco e nero, spesso e volentieri. Erano tempi gloriosi, in cui la televisione aveva gli indici di gradimento e la qualità prevaleva sempre e comunque. Oggi ci sono frequenti cadute di tono, perché il mondo è cambiato ovunque, ma la BBC e la ITV continuano ugualmente a proporre meravigliosi sceneggiati in costume, tratti da classici della letteratura, che sono tipici del gusto e della tradizione di quel Paese.
Purtroppo per noi, a parte qualche incursione ad opera di Sky, difficilmente riusciamo ad avere sui nostri schermi le versioni tradotte di queste piccole perle e dobbiamo ricorrere ai dvd in lingua originale. Acquistarli è abbastanza agevole anche online, attraverso i tanti siti disponibili, fra cui uno dei più famosi è www.amazon.co.uk/ , anche se, personalmente, preferisco farmi una piccola lista e attendere il prossimo (spero!) viaggio oltremanica.
I consigli per i miei acquisti comprendono questi dvd:

BRIDESHEAD REVISITED - Complete Series [DVD] [1981]
prodotto dalla ITV
Un capolavoro basato sul romanzo di Evelyn Waugh,
che lanciò Jeremy Irons e che aveva nel cast Laurence Olivier e Claire Bloom
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()


THE COMPLETE FORSYTE SAGA - [DVD] [2003]
La curiosità, per avere letto recentemente lo stupendo romanzo
di John Galsworthy, mi porta a desiderare di vedere questa serie della BBC.

Elizabeth Gaskell è una scrittrice purtroppo sconosciuta ai più in Italia,
dove i suoi romanzi non sono stati mai tradotti.
Eppure è molto amata in Inghilterra e fa parte dei classici
anche per quanto riguarda le versioni televisive delle sue opere.
Di lei possiedo i libri (in inglese) da cui sono tratti questi due sceneggiati,
ma sono colpevole di non averli ancora letti.
Mi riprometto di farlo quanto prima e, nel frattempo, metto in lista questi dvd:
NORTH AND SOUTH - Complete BBC Series [DVD] [2005]
CRANFORD - Complete BBC Series [2007] [DVD]
Non tratto da un romanzo, ma caro alla mia memoria,
perché trasmesso in Rai quando ero molto giovane,
questo classico farà parte della mia bacheca.
UPSTAIRS, DOWNSTAIRS - The Complete Series [DVD] (2008)



THE DUCHESS OF DUKE STREET
Series 1 Vol. 1 & 2
Series 2 Vol. 1 & 2
[DVD] [1976] (2003)
Era in onda alla fine degli anni '70 anche sulla Rai, ma non l'ho mai visto.
Basato sulla vera storia di Rosa Lewis,
che da semplice cuoca finì per gestire il Cavendish Hotel di Jermyn Street a Londra,
luogo a me assai caro, perchè vi ho alloggiato per ben due volte durante le mie escursioni in quella città.
Consigli per i vostri acquisti, perché io ce li ho già:
WIVES AND DAUGHTERS - [1999] DVD
Di questo sceneggiato bellissimo, tratto dal romanzo incompiuto
di Elizabeth Gaskell, ho la VHS.
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
E, per chi ancora non lo sapesse, il mio non plus ultra resta sempre questo:



POLDARK
Series 1 - Part 1 [DVD] [1975] (2003)
Series 1 - Part 2 [DVD] [1975] (2003)
Series 2 - Part 1 [DVD] [1975] (2003)
Series 2 - Part 2 [DVD] [1975] (2003)
Tratto dai romanzi di Winston Graham.
Compratelo, vedetelo e rivedetelo. Non ve ne pentirete!!!!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()



Ovviamente, gli sceneggiati che amo sono anche le varie versioni dei romanzi di Jane Austen e la Jane Eyre di recente produzione BBC, ma ne parlerò in un'altra occasione. Per fortuna li ho tutti, anche grazie a Sky che li ha riproposti da poco.
Un capolavoro della letteratura, un'opera così tipicamente inglese e impregnata di riferimenti storici e culturali, merita che il piccolo e grande schermo se ne occupino a più riprese e così è stato, negli anni.
The Forsyte Saga (2002) miniserie
I primi due libri ed il primo interludio furono adattati dalla Granada Television per il network ITV, anche se, come nella produzione BBC del 1967, la miniserie presenta numerose licenze poetiche rispetto all'opera originale di John Galsworthy.
The Forsyte Saga: To Let (2003) miniserie
Immediatamente dopo il successo dell'adattamento televisivo del 2002, fu realizzata una seconda miniserie nel 2003, che ritrae il terzo libro della saga, "To let". La maggior parte del cast riprese i propri ruoli, ma la vecchia generazione di Forsytes era morta nella precedente serie. I principali personaggi, interpretati da Damian Lewis, Gina McKee, Rupert Graves, e Amanda Root sono presenti.
La scena finale, che si vede nel secondo video qui inserito da YouTube, non rispecchia il romanzo originale di Galsworthy: Irene non stringe la mano a Soames e i due non si dicono addio con il sorriso sulle labbra. Questa è la versione addolcita dalla ITV, che però incontra la mia approvazione, in quanto Soames meriterebbe più clemenza da parte di Irene, dopo che il tempo e la vita hanno sicuramente fatto scontare ad entrambi qualunque colpa essi abbiano commesso l'uno nei confronti dell'altra...
Le due serie sono uscite anche in DVD (non reperibili in italiano, dato che la nostra tv preferisce materiale come "I Cesaroni"...), che sono già nella mia lista della spesa londinese.
La vecchia serie del 1967, in onda sulla BBC, è ormai un ricordo un po' scolorito:
E poi c'è il film del 1949: "That Forsyte woman".
Regia di Compton Bennet, con:
(Soames Forsyte) Errol Flynn, (Irene Forsyte) Greer Garson, (June Forsyte) Janet Leigh, (Wilson) Gerald Oliver Smith, (Philip Bosinney) Robert Young, (Vecchio Jolyon Forsyte) Harry Davenport