LA LUNGA NOTTE - Dylan Dog, Albo Gigante n.°15. Sceneggiatura di Paola Barbato; disegni di Luigi Piccatto; copertina di Angelo Stano (Il personaggio di Dylan Dog è stato creato da Tiziano Sclavi).
Sergio Bonelli ed., novembre 2006.
In un impeto nostalgico di fine estate, alla ricerca di conforto morale, alcuni giorni fa sono andata a riprendere un albo a fumetti uscito circa tre anni fa; un Albo Gigante di Dylan Dog (familiarmente chiamato "Dylandogone"), uno dei migliori che siano mai stati pubblicati... e dire che di cose belle su Dylan ne esistono parecchie. Qui pesa positivamente soprattutto la sceneggiatura della sempre grande Paola Barbato.
In larga misura la storia dell'albo è un omaggio a "I Guerrieri della Notte", immortale film di Walter Hill (da cui il titolo del presente post: se non sapete a cosa si riferisce mi spiace, è troppo lungo da spiegare); tuttavia sono riscontrabili anche altri collegamenti, in particolare con alcuni romanzi di Anne Rice, dato che tra i personaggi sono i vampiri a rivestire il ruolo più importante.
Da Anne Rice deriva senz'altro l'idea delle congreghe di vampiri dedite ad un estenuato estetismo ed ubicate nel sottosuolo, ma anche l'idea che i vampiri possano essere creati per pietà oltre che con odio e violenza: Lestat rese vampira sua madre Gabrielle che stava per morire, preservandone l'esistenza: la stessa cosa accade ad uno dei personaggi dell'albo.
Il nome vampiresco di Drusilla deriva forse dalla serie TV di "Buffy" ma in generale nella trama del fumetto abbondano le suggestioni di una lunga tradizione cine-letteraria: i vampiri, del resto, non sono mica nati ieri!
L'impianto sportivo schermato da un incantesimo e pertanto invisibile agli umani mi sembra invece derivare dal IV volume di "Harry Potter"; dalla saga potteriana è mutuata anche la resistenza ai cattivi incantesimi mediante i ricordi felici: cosa che del resto si trova già in "Peter Pan".
- La sequenza iniziale dell'albo è un tipico esempio di umorismo dylaniato. Si vede Dylan alla guida del maggiolone, è notte e lui ha un'espressione seria. Riquadro dopo riquadro, l'azione è accompagnata da un pensiero che va componendosi lentamente:
ARRIVA IL MOMENTO / IN CUI ANCHE LA TEMPRA PIU' FORTE / INTACCATA DALL'USURA DEL TEMPO / E DALLE AVVERSITA' DELLA VITA / CEDE.
L'ENNESIMO VIAGGIO DI RITORNO DA UN CONVEGNO AMOROSO / LA SOLITA, UMIDA MALINCONIA DELLA NOTTE. LA SOLITUDINE DELLE STRADE.
IMPROVVISAMENTE SENTII CHE ERA TROPPO PER ME / AVEVO RESISTITO TANTE VOLTE, SUPERATO MOMENTI TERRIBILI / EPPURE LA FATICA MI INVESTI' COME UN VORTICE A CUI NON SEPPI RESISTERE, E COSI' / MI FERMAI.
Si è portati a credere che lo stato d'animo espresso sia quello di Dylan, caduto in depressione... e invece la cosa riguarda il maggiolone, che improvvisamente si blocca e lo lascia a piedi, lontano da casa e variamente imprecante.
Quando gli si avvicina un gruppo di ragazzi dall'inequivocabile aspetto punk, Dylan crede per un attimo che verrà pure rapinato; invece i ragazzi cercano di aiutarlo con l'auto: non riescono a riparare il guasto (anzi, smontano allegramente il motore... ) però sono gentili e Dylan si unisce a loro per fare due chiacchiere e per non rimanere solo.
Purtroppo è un errore perchè di lì a poco il gruppo dei sei ragazzi (Febo, Morgan, Drusilla, Clo e gli slavi Divna e Ion) si incontra - e si scontra - con un'altra banda di sei, guidata dall'iracondo Seth.
Nella concitazione della contesa, il cui oggetto sembra essere Varja, una ragazza che sta con Seth ma che interessa anche a Febo, tutti quanti si trasformano: Febo e i suoi sono vampiri, gli altri licantropi. Il povero Dylan invece è solo umano e non si trasforma affatto, cosa che suscita la sgradita attenzione di Seth, il quale propone di farlo fuori.
Per salvargli la vita, Febo finge allora che Dylan fosse destinato a diventare uno di loro, e lo morde sul collo. Per il momento questo mette fine alla lite ma mentre i licantropi se ne vanno, i problemi sono appena iniziati.
Perchè Dylan diventi un vero vampiro dovrebbe a sua volta bere il sangue di Febo, il rito però viene momentaneamente sospeso in attesa di vedere cosa accadrà: ma nel suo cuore Dylan sa già che alla fine si tratterà di scegliere se vivere da vampiro o morire da umano.
Per ora non gli resta che seguire Febo e gli altri, ai quali è comunque grato, e che nei suoi confronti continuano ad essere piuttosto amichevoli.
Dylan apprende così che quella è una notte speciale, la notte in cui come accade ogni anno le rappresentanze di tutte le razze magiche, aliene e mostruose si incontrano per rinnovare, sotto la guida di un giudice supremo e imparziale, il patto di tolleranza reciproca che permette la loro sopravvivenza.
Il rito contempla la realizzazione di un incantesimo fatto con elementi recati dalle varie razze: ed è qui che accade l'irreparabile, perchè quando più tardi, di fronte all'intera affollatissima assemblea viene recato l'elemento dei vampiri (sangue di vergine... e come ti sbagli?!) si scatena una reazione infausta che uccide il giudice supremo.
Febo e i suoi, subito giudicati responsabili, sono costretti ad una fuga precipitosa ed ovviamente Dylan è con loro.
Inizia così una lunga notte durante la quale i vampiri dovranno sottrarsi agli attacchi di tutte le altre razze e contemporaneamente cercare di scagionarsi. In realtà è evidente che il presunto sangue usato per l'incantesimo sia stato trasformato in qualcosa di diverso e pericoloso: i vampiri non possono trasmutare (come sanno anche i lettori di "Harry Potter", per cambiare la materia ci vuole un mago o una strega), quindi sono innocenti... a meno che non si siano assicurati la complicità di qualcuno. Non l'hanno fatto, ma questo va dimostrato.
Mentre scappano e si difendono, Dylan ha modo di conoscere meglio i compagni: Febo con il suo amore irrisolto per Varja (le razze non vanno mescolate, un vampiro e una licantropa non possono stare insieme); la dolce Drusilla, morta a diciassette anni, resa vampira da Febo che rimediò così in extremis al suo tragico tentativo di suicidio, causato da un amore infelice; la bellissima Divna, morta al mondo come strega (anche se non lo era) e rinata come potente vampira...
Ciascuno di loro ha alle spalle una storia, tanto dolore e infelicità; il presente si è fatto eterno, ma ancora non esclude la stanchezza.
Nelle storie dylaniate la dimensione "mostruosa" è spesso metafora della diversità e dell'alienazione, e questo albo non fa eccezione: la narrazione delinea l'esistenza di un mondo non umano in apparenza, ma sin troppo somigliante all'umano in sostanza. Anche lì pesano i pregiudizi, le divisioni e - come verrà dimostrato alla fine - persino le beghe politiche e le congiure.
In ogni caso i vampiri continuano la lotta e la fuga; Dylan li aiuta come può. Il gruppo viene inaspettatamente soccorso dai licantropi, i loro peggiori nemici, e viene invece tradito da una congrega di vampiri. I Nostri perdono Morgan, giovane e allegro, ucciso e decapitato dai demoni in Trafalgar Square.
E intanto Dylan sente crescere dentro di sè il vampiro in potenza, la cui natura comincia a sopraffare il lato umano. Per resistere a quello e agli altri pericoli della lunga notte Dylan può contare sull'appoggio di Febo, ma deve anche ricorrere a se stesso, alla propria immaginazione, alla capacità di opporre il sogno all'incubo: ed è durissima.
Si arriva infine all resa dei conti, l'ultima parte della lotta in cui si scopre che in effetti la responsabilità dell'immane casino va fatta risalire ad un gruppo deviato di streghe e negromanti, interessati ad avere un giudice supremo meno imparziale del solito e forse corruttibile.
Il nuovo giudice invece è un demone la cui irreprensibilità è all'altezza dei precedenti: ed è il suo intervento, quando ormai per i vampiri sembrava finita, a rimettere a posto le cose.
Giudicati finalmente innocenti, Febo e i suoi sono liberi. Gli ultimi eventi hanno però causato un grave danno: nelle fasi finali della battaglia la dolce Drusilla ha ricevuto una ferita mortale.
Mentre tutti se ne vanno, lasciando i vampiri al loro privato dolore e al rito che dovrebbe portare alla nascita del nuovo vampiro, la ragazza muore tra le braccia di un affranto Dylan, dopo avergli fatto giurare di baciarla, una volta spirata.
E' quello l'ultimo tributo di Drusilla all'amore in generale, all'affetto che aveva cominciato a nutrire per Dylan, il suo dono d'addio: nel bacio Dylan entra in contatto con una delle poche cose che possono uccidere un vampiro, ovvero il sangue di un morto. Il sangue di Drusilla insomma uccide il vampiro che c'è in lui e lo lascia di nuovo interamente umano.
Arriva così il momento del congedo: Febo, i vampiri superstiti e Dylan si lasciano da amici, con una punta di amara tristezza perchè probabilmente non si incontreranno mai più.
Poi, in un finale strappacuore che andrebbe incorniciato, Dylan si ritrova su di una verdeggiante collina con a fianco i corpi di Morgan e Drusilla: a lui è stato lasciato il compito di prendersi cura dei caduti.
Sorge l'alba, spira una lieve brezza, la lunga notte è finalmente terminata: la luce del sole nascente arde con una vampa improvvisa i corpi dei morti vampiri, e insieme illumina con pieno fulgore la malinconia di un uomo rimasto solo di nuovo.
- E provate a dire che sono "solo" fumetti...
LadyJack || 10:59 ||
lunedì, 07 settembre 2009
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HORROR POST, ovvero la Posta di Dylan Dog. Qui di seguito una rara testimonianza d'epoca: un'epistola da me inviata alla redazione in occasione della riduzione radiofonica di alcuni episodi del fumetto. Splendido esperimento.
sabato, 15 giugno 2002
Salve a tutti.
mi chiamo [...] e sono una lettrice di DYLAN DOG da circa 12 anni. A parte l'horror e la lettura nutro però anche una passione diversa (un'ALTRA! - come forse esclamerebbe mia madre...): la passione per le VOCI.
VOCI come suoni quando cantano e, soprattutto, quando recitano.
Mi piace ascoltarle, scoprire quanto possono essere belle, avvolgenti, o magari soltanto significative e singolari. Quando guardo un film o un cartone animato, lo "studio" del doppiaggio fa sempre parte del divertimento, tanto più che quelli italiani sono in genere ottimi doppiatori.
Insomma: apprezzo le VOCI e non ho mai faticato a credere vere quelle leggende antiche in cui ci si innamorava di qualcuno soltanto per averlo udito parlare. In fondo è accaduto anche a me: quante volte una voce mi ha colpito per la bellezze del suo timbro; quante volte mi sono poi divertita a riconoscerla e a cercarla in altri film, in altre occasioni; quante volte, al contrario, sono rimasta delusa se ad un attore conosciuto non avevano attribuito il suo solito "doppio" sonoro. Perchè è vero anche questo: come altre cose, le VOCI entrano nell'immaginario e sono in grado di incarnarsi e disincarnarsi, per quanto una voce veramente bella sia capace di vivere innanzitutto in se stessa.
Ciò detto, potrete capire allora quale esperienza siano stati per me gli sceneggiati di DD trasmessi su Radio2: storie dylaniate da ASCOLTARE...praticamente il massimo
Solo l'orario di trasmissione mi è risultato poco propizio e a volte ho dovuto aggirare l'ostacolo facendo registrare a qualcuno l'episodio di turno. Per il resto però ho apprezzato la scelta degli episodi forzatamente parca ma significativa, l'uso fantastico dei rumori di fondo o di accompagnamento e - naturalmente - le VOCI: tutti gli elementi più importanti per costruire la giusta atmosfera.
In particolare ho amato tantissimo Bloch, che già era il mio personaggio preferito: negli sceneggiati è stato dipinto in modo così caldo ed incisivo, che avrei potuto immaginarne esattamente l'aspetto anche se non l'avessi conosciuto in precedenza grazie ai disegni: quello era l'ispettore Bloch come lo avevo udito parlare nella mia fantasia mentre agiva sulla carta. Quello era l'ispettore Bloch, e basta.
Una tale preferenza non mi ha comunque impedito di apprezzare anche il magnifico lavoro realizzato sugli altri personaggi: lo humour "da brivido" di Groucho, l'intensità di Dylan, l'attenzione profonda prestata a qualunque partecipazione, grande o piccola che fosse.
Anzi, a proposito di Dylan devo dire che quella di Francesco Prando mi è sembrata una scelta molto azzeccata, perchè la sua voce possiede il giusto mix di ironia drammatica, utile a costruire un Dylan oltremodo convincente. Avrei potuto essere più contenta (forse...) solo nel caso in cui il Dylan radiofonico avesse parlato con la voce di Roberto Pedicini: personalmente tendo molto ad associarla all'adorabile faccia da schiaffi di Rupert Everett e dunque (per proprietà transitiva?!) anche a Dylan. Ma come ho detto, questa è una sensazione del tutto personale; e del resto non pochi dei miei eroi televisivi parlano invece proprio con la voce di Francesco: eroe più, eroe meno...mica ci stiamo lamentando!
Fra le interpreti femminili è stato poi molto bello ritrovare la dolcissima espressività di Laura Boccanera (senza ovviamente voler far torto a tutte le altre). Mi ha inoltre incuriosito la presenza di Claudia Catani nel ruolo di Lillie Connolly; che sia brava non è argomento di discussione, mi sono chiesta però se sia stata scelta proprio lei anche in virtù del fatto che, avendo già doppiato Gillian Anderson / Scully in "X-Files", poteva agevolare l'associazione mentale con una figura femminile dai capelli rossi, e per di più cattolica...ma scusatemi: forse questa è un'ipotesi un po' troppo sottile e bizantina!
In ogni caso, devo confessare che la versione radiofonica di "FINCHE' MORTE NON VI SEPARI" mi ha colpito forse più di tutte le altre. Da un certo punto di vista è strano, perchè questa non è mai stata una delle mie preferite tra le storie dylaniate: a causa di vari motivi, non ultimo il fatto che Lillie non mi è mai risultata veramente simpatica (tra le "amate notevoli" del fumetto, Lillie cede clamorosamente di fronte a Bree Daniels...). Eppure lo sceneggiato è riuscito a rendere in modo così preciso l'atmosfera difficile - cupa e tuttavia indefinitamente sognante - che caratterizza la storia, da farmi rivalutare (e molto!) la storia stessa.
Altra cosa che mi è piaciuta non poco è stata infine la voce "Hannibal-style" attribuita a Killex, perchè la scelta - lungi dal risultare banale - trasferiva piuttosto a livello sonoro l'implicito omaggio al personaggio che già esisteva sulla carta. Ho considerato anche questa come ulteriore piccola conferma di quanta intelligente ed amorevole attenzione sia stata usata per realizzare l'intero progetto radiofonico dedicato a DYLAN DOG.
Progetto che mi auguro possa avere un seguito in futuro.
Io mi pongo in ascolto: chissà che prima o poi dal silenzio non sorgano di nuovo le VOCI...
P.S. Approfitto di queste pagine per esprimere il mio più profondo apprezzamento anche nei confronti del recente numero di DD, "IL PREZZO DELLA MORTE". Storia bellissima e sorprendente, una delle migliori dell'intera serie.
A mia memoria inoltre, una delle poche storie dylaniate (se non l'unica...) assolutamente priva di un vero cadavere: eppure, che pathos! Che Bloch! Che Mrs. Hewitt!
Però mi è sorto un grave dubbio: perchè a pag.21 viene citato il marito di Florence Otway e poi a pag.82 la stessa Florence è definita "single rampante", seppur fornita di una vita sentimentale più che soddisfacente?
LadyJack || 10:41 ||
mercoledì, 01 agosto 2007
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Come gli appassionati sanno benissimo, e come i disinteressati stenteranno a credere, il titolo di questo post è un omaggio a DYLAN DOG: riproduce il suono del suo campanello.
Ebbene sì, il campanello al n°.7 di Craven Road, Londra, suona da più di vent'anni con un urlo.
Il fumetto è nato nel 1986 da un'idea del geniale Tiziano Scavi, che per creare Dylan sviluppò e mise a soqquadro trama e personaggi di uno dei suoi romanzi, "DELLAMORTE DELLAMORE" (Camunia ed.).
Molti sostengono che nel corso degli anni le storie - affidate di volta in volta a diversi disegnatori e sceneggiatori - abbiano perso l'iniziale brillantezza, diventando meno belle e interessanti. Ciò è vero solo in piccolissima parte: certo in vent'anni sono cambiate molte cose, alcune storie risultano inferiori ad altre, ogni tanto (specialmente negli albi celebrativi, dove spesso Sclavi torna come sceneggiatore) ci si può chiedere cosa mai abbia bevuto questa volta il nostro Tiziano preferito... ma nel corso del tempo i personaggi hanno svelato e approfondito i rispettivi caratteri, le vicende hanno trovato il loro sviluppo, e per una storia magari poco soddisfacente ce ne sono decine di altre in grado di sorprendere anche solo per un particolare, una situazione, un silenzio o una battuta.
DD è un fumetto di qualità. Dicono sia ormai un "cult"; io so soltanto una cosa: ho iniziato a leggerlo regolarmente dal settembre 1990, e da allora non l'ho più lasciato.
- Dylan, il cui nome è un omaggio al poeta Dylan Thomas, è un (eterno?!) trentaquattrenne londinese. Ex alcolista ed ex poliziotto dello Yard, è ora un "Indagatore dell'Incubo", ovvero un detective privato che indaga su vicende i cui sviluppi esulano dalla pura realtà.
I suoi casi lo hanno portato in contatto con mostri di varia natura, fantasmi, zombi, demoni, scienziati pazzi e psycho-killers, antiche maledizioni e modernissime follie: ma soprattutto lo hanno messo in condizione di mostrare la sua grande umanità.
Dylan combatte il Male in tutte le sue forme e nell'offrire aiuto a chi ne ha bisogno spesso non si preoccupa molto dell'aspetto finanziario della questione; soprattutto però, in ogni occasione, i suoi comportamenti seguono le regole abbastanza ferree che l'animo e il carattere gli impongono: Dylan rispetta la vita, TUTTA la vita (è anche vegetariano), e a volte ha pietà persino dei "mostri". Non perchè i "mostri" lo meritino in sè, ma piuttosto perchè il concetto stesso di "mostro" è alquanto ambiguo: molte storie avanzano il dubbio che i veri "mostri" abbiano in realtà un aspetto alquanto "normale".
Insomma, DD è un fumetto che pur senza potersi definire impegnato, si occupa però del mondo contemporaneo, della società, delle persone.
I responsabili del progetto hanno sempre evitato di fare del personaggio una "bandiera" per qualunque cosa: l'immagine di Dylan Dog è servita solo per le campagne estive contro l'abbandono degli animali - argomento che del resto gli è congeniale - ma a chi suggeriva di varare anche una campagna anti-AIDS, dato che il personaggio è molto popolare tra i giovani e i giovanissimi, è stato risposto che Dylan il preservativo lo usa ma non c'è bisogno di sottolinerlo.
In ogni caso, e al di là di qualunque polemica, era davvero auspicabile che Dylan praticasse sesso sicuro, dal momento che nella sua vita le donne non mancano certo: benchè alcune relazioni siano state più lunghe e profonde di altre, Dylan ama davvero tutte le sue donne...solo che non dura.
Lascia o viene lasciato, si innamora della donna sbagliata, la fidanzata di turno muore tragicamente oppure si scopre che è lei la colpevole: sono innumerevoli i modo in cui Dylan torna costantemente ad essere solo. Sino al prossimo amore, sino alla prossima esperienza.
Chi continua a rimanere al suo fianco è invece il fido (e malpagato!) assistente Groucho, il cui personaggio e le cui atroci battute sono ispirate ad uno dei Fratelli Marx; sotto un aspetto frivolo e demodè, sotto un apparente ed ironico menefreghismo, Groucho vuole molto bene a Dylan. Ma ci si può risparmiare qualunque gratuita illazione a proposito della sessualità dei personaggi o alla possibile ambiguità dei loro rapporti, perchè è ampiamente provato che anche Groucho preferisce le donne...e mica solo le bionde!
Groucho è un grande amico, si preoccupa per Dylan e lo aiuta come può; in casa è una specie di governante tuttofare: è lui che riassetta, prepara il te', risponde all'urlo del campanello, e spiazza i clienti con tremende freddure e commenti sui quali è meglio sorvolare. Nel corso delle indagini il suo compito classico è quello di "lanciare la pistola" a Dylan, che per lo più se ne va in giro disarmato.
Altro personaggio ricorrente, da me molto amato, è l'ispettore Bloch di Scotland Yard, ex superiore di Dylan al tempo in cui era ancora poliziotto. Stanco e disilluso, Bloch ha sviluppato nei confronti di Dylan un affetto paterno, a metà fra ammirazione (vera) e insofferenza (finta): quando è nei guai o è in cerca di informazioni riservate, è a Bloch che Dylan si rivolge. E il "vecchio" non l'ha mai nè deluso nè abbandonato.
Bloch insomma, che è vedovo ed ha perduto il suo unico figlio, è per Dylan il padre che Dylan non ha mai avuto: in senso letterale, forse, dato che la genesi famigliare del nostro indagatore è alquanto (e volutamente) nebulosa. Il passato del personaggio viene in genere illustrato, a pezzi e per enigmi, negli albi celebrativi che spesso sono pure a colori: il padre di Dylan forse è un demone, forse è uno scienziato pazzo; sua madre forse è un fantasma della memoria, forse è una ritornante. Forse tutti quanti provengono dal XVII secolo, e nella storia c'entra in qualche modo un galeone.
Dylan è stato allevato dai nonni, dai quali ha preso il cognome, ma in questa vicenda piena di "forse" non è dato sapere molto di più. Almeno per ora.
LadyJack || 10:29 ||
mercoledì, 01 agosto 2007
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Ho parlato di Diabolik, mito della mia infanzia. Non potevo tacere a proposito di un altro fumetto che mi ha fatto ridere e divertire tantissimo: ASTERIX.

Non ricordo di preciso come l'ho scoperto, forse semplicemente per caso in libreria. Letto il primo libro che fu regalato a me e a mio fratello: "Asterix e Cleopatra", gli altri vennero a ruota e li conserviamo ancora. Chi non conosce le buffe facce dei Galli di questo fumetto? E' praticamente l'unico luogo in cui i francesi risultano simpatici, ma è tutto fatto di carta e colori e non è reale. Però è uno spasso. In questo caso la figura da fessi la fanno i Romani di Cesare, vedasi la famosa nuvoletta che appare sovente sopra la testa di Obelix, mentre si tocca con l'indice e dice "Sono Pazzi Questi Romani" (S.P.Q.R.).
Stupenda anche la versione italiana (tradotta da Marcello Marchesi), in cui è possibile rendere ancora più tonti i legionari, dando loro la parlata in dialetto romanesco. Geniali le trovate di tutti i tipi che si trovano in ogni pagina di queste storie, intelligenti, ironiche e adatte non solo ad un pubblico di bambini, ma anche di adulti.
Bellissimo che siano stati pubblicati anche in latino, cosa che tra l'altro è avvenuta anche per i primi libri della serie di "Harry Potter", ad opera della casa editrice inglese ed è assurdo che, mentre i libri per ragazzi fanno questi sforzi ammirevoli, le scuole italiane accantonino sempre di più la lingua che ci insegna a parlare e a ragionare più di tutte.
Ma torniamo ad ASTERIX. Il protagonista è il guerriero più valoroso del villaggio. Piccolo, ma astuto e molto coraggioso, Asterix, insieme all'inseparabile amico Obelix è sempre pronto a mille avventure per difendere il loro piccolo villaggio o per sbeffeggiare il conquistatore romano. Grazie alla pozione magica del druido Panoramix può acquisire una forza sovrumana per brevi periodi di tempo. Scapolo incallito, nei vari numeri in cui si sviluppa la serie Asterix si ritrova ad affrontare le situazioni più diverse. Sempre contro il conquistatore romano, Asterix ama beffarsi degli accampamenti che circondano il villaggio degli "irriducibili" e si intromette anche nella vita romana al di fuori della Gallia. Viaggia per tutto il mondo arrivando anche in America. Grande amico di Asterix, di cui è l'inseparabile compagno d'avventura, Obelix è dotato di una forza sovrumana, perché da piccolo è caduto nel paiolo in cui il druido Panoramix stava preparando la sua pozione magica. Costruisce e commercia in menhir, e passa il suo tempo libero a chiaccherare e passeggiare con Asterix, a cacciare cinghiali e a fare a botte con i legionari romani. È un bonaccione di buon carattere e dall'insaziabile appetito e non c'è niente che ami di più di un buon banchetto intorno al fuoco con tutti i suoi amici e tanti cinghiali arrosto.
C'è poi il piccolo cane Idefix, buffissimo, che segue i due amici trotterellando e partecipando all'azione.
Fondamentale è il capo del villaggio, Abraracourcix. Orgoglioso e coraggioso, ha paura solo di una cosa: che il cielo gli cada sulla testa. Viene scorrazzato qua e là per il villaggio su uno scudo portato da due guerrieri semi-anarchici che immancabilmente lo fanno cadere per terra, mandando a rotoli la sua dignità di capo. L'unica che riesce ad assoggettarlo è la pettegola e ambiziosa moglie Beniamina. Assurancetourix, il bardo, è convinto di essere un grandissimo artista, ma è l'unico a pensarlo. Tutti gli altri trovano abominevoli le sue composizioni, che tra l'altro fanno sempre e immancabilmente piovere a dirotto, ma lo trovano una persona simpatica, a patto che stia zitto. Normalmente finisce legato e imbavagliato al termine del grande banchetto che tradizionalmente conclude ogni avventura.
Ma sono tanti i personaggi di questo villaggio brulicante di vita e di magia.
(i tratti dei personaggi sono stralciati da Wikipedia online)
Asterix il gallico appare per la prima volta sul n° 1 di Pilote nel 1959, su sceneggiatura di Goscinny e disegni di Uderzo.
Molto ben curato il sito internet italiano: http://www.asterixweb.it/asterixweb.htm
ArchieGoodwin || 18:57 ||
domenica, 24 giugno 2007
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Ho descritto cosa rappresentano per me i libri e la loro forma, il colore delle copertine, il profumo delle pagine... un filo legato a mille ricordi che partono dalla mia primissima infanzia e che comprendono la mia famiglia e principalmente mio padre. A questi ricordi si associano allo stesso modo i fumetti, o per meglio dire i "giornalini" che hanno accompagnato tutti i miei anni più belli e più cari. Qui le immagini sono diverse e vanno dai panini con la mortadella che a tavola divoravo leggendo "Topolino", ai pomeriggi estivi, ai giochi fatti per imitare "Le giovani marmotte" e, soprattutto, alla mia nonna materna che fu colei che comprò per la prima volta DIABOLIK a mio fratello e a me. E' un ricordo carissimo, struggente e grande. La mia nonna era davvero una persona speciale e noi l'adoravamo, perché sapeva giocare e divertirsi con noi e in casa sua c'erano sempre tante cose interessanti e nuove da scoprire. Leggeva tantissimo e di tutto, anche i fumetti. Fantastica. Non so come le venne in mente di comprare DIABOLIK, ma sta di fatto che ad un certo punto ne avevamo tantissime copie, perché lei prima li prendeva per sé e poi ce li dava ed era una festa quando a casa sua avevamo tutti quei giornalini da leggere e poi uscivamo e lei ci comprava il gelato con il bastoncino e ci faceva le patatine fritte e ci faceva assaggiare il caffè...
Di DIABOLIK mi piaceva tutto: la bellezza dei personaggi, lo stile delle storie, l'eleganza del racconto e, ovviamente, l'azione. Amavo le copertine e spesso ricopiavo i disegni che sul retro raffiguravano donne stupende, cercando di imparare a disegnare le forme umane. Sto parlando dei primi anni '70, un'epoca colorata e irripetibile, in cui si sognava ancora ad occhi aperti.

L'etica di DIABOLIK non era diseducativa per noi bambini, anzi e la magia dei volti che si trasformano grazie alle maschere di plastica mi affascinava. Mi piaceva moltissimo la coppia che lui forma con EVA KANT, l'esagerata bellezza dei due e quegli occhi di ghiaccio... Poi c'era l'ispettore GINKO, sempre alla caccia dell'imprendibile ladro, che riusciva appena in tempo a dileguarsi sulla sua splendida Jaguar piena di trucchi alla James Bond e a sparire in uno dei suoi innumerevoli rifugi. Altro mito: i rifugi di DIABOLIK! Comunque GINKO non è antipatico, tanto perde sempre... Anzi, il titolo che mi ricordo di più dei tanti che ho letto in quegli anni, è proprio uno in cui lui era protagonista: "Ricordo di Altea", dove la sua fidanzata muore, o sembra morire e lui è disperato...

DIABOLIK è ambientato in due città di fantasia: Clerville e Ghenf. Mi piacerebbe avere ancora l'ingenuità e la freschezza per potere leggere con lo stesso sguardo di un tempo questi fumetti, ma purtroppo sono passati gli anni e io sono diventata più cinica del previsto...
E il pugnale che fa SWISSSSSS..........

ArchieGoodwin || 21:08 ||
domenica, 17 giugno 2007
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