Georgette Heyer - FRIDAY'S CHILD (1944)


Not only was Sherry awaiting them in the Church porch, but the Honourable Ferdy Fakenham as well, who he had brought along to support him on this momentous occasion. Both gentlemen were very nattily attired in blue coats, pale pantaloons, gleaming Hessians, uncomfortably high shirt collars, and exquisitely arranged cravats, the Honourable Ferdy sporting, besides (for he was a very Tulip of Fashion), a long ebony cane, lavender gloves, and a most elegant buttonhole of clove-pinks. It was Ferdy who had procured a nosegay for the bride to carry, and the bow with which he presented it to her had made him famous in Polite Circles.
"Hallo, Kitten, that's a devilish fetching bonnet!" said the Viscount, by way of greeting. "But what the deuce made you late? You had best pay off the hack, Gil: no saying how long we shall be here."
"No, Sherry. Keep the hack!" said Mr Ringwood firmly.
"Why? If we want a hack, we can call up another, can't we?"
"The thing is, Sherry, there are one or two packages in it," explained Mr Ringwood, a little guiltily.
The Viscount stared at him, and then took a look inside the vehicle. "One or two packages!" he exclaimed. "Good God! What the deuce possessed you to bring a lot of bandboxes to a wedding?"
"Oh, Sherry, they are things I bought at the Pantheon Bazaar!" said Miss Wantage. "And we had no time to take them to your lodging, and I am very sorry if you do not like it, but I didn't buy the canary which I wanted!"
"My God!" said the Viscount, realizing his narrow escape.
"Told her you wouldn't like a canary," explained Mr Ringwood, with a deprecatory cough.
"I should think you might well!" replied his lordship. "Oh, well, it can't be helped: the hack had best wait for us! Lord, if I haven't forgotten to present you, Ferdy! It's Ferdy Fakenham, Kitten. He's some sort of cousin of mine, so you may as well call him Ferdy, like the rest of us. You're bound to see a lot of him. George Wrotham would have come along too, but we couldn't bring him up to scratch. Sent you his compliments, and wished us both happy, or some such flummery."



Questo è un saggio di un tipico dialogo fra i personaggi di FRIDAY’S CHILD: giovani virgulti oziosi dell’aristocrazia londinese, che giocano al matrimonio. In realtà Anthony Verelst, Visconte di Sheringham, detto dagli amici Sherry, sposa davvero la sua giovanissima ex compagna di marachelle, la diciassettenne orfana Hero Wantage. Dolcissima, sincera e totalmente fiduciosa nell’onniscienza del suo Sherry, Hero lo ha da sempre idolatrato ed amato incondizionatamente. Allevata senza affetto dalla cugina Jane, la piccola Hero è una sorta di Cinderella, anche se la sua famiglia era un tempo di nobile lignaggio. I suoi occhi hanno visto solo le campagne del Kent ed il suo triste destino, se il fato non si fosse interposto, sarebbe stato quello di essere spedita a Bath, per diventare una governante.
Sherry, che ha in mente il matrimonio come unico mezzo per entrare anzitempo in possesso dell’eredità paterna e liberarsi delle paturnie della madre e delle avide mani dello zio sanguisuga, viene decisamente rifiutato dalla “Incomparable” Miss Isabella Milborne, fiore di inarrivabile beltà sbocciato nella season londinese ed ancora indecisa fra i suoi vari corteggiatori. Irato ed innervosito dall’insuccesso e dall’inconveniente, Sherry giura alla genitrice svenevole che sposerà la prima ragazza che incontrerà tornando a Londra. Putacaso, lungo il tragitto, si imbatte nella povera Hero, che sta seduta su un muretto, piangente e disperata per il fatto di essere costretta a diventare una governante, mentre i suoi sogni vagano verso altri lidi. Sherry, che a prima vista potrebbe sembrare un giovane ragazzino egoista ed impulsivo, è in realtà anche tanto generoso e di buon cuore ed ha sempre nutrito un affetto protettivo nei confronti della sua amica, per cui non può nemmeno sopportare che le venga inflitta una simile ingiustizia. Decide quindi di portarla via con sé e, quasi contemporaneamente, viene folgorato da una luminosa idea: dato che è lei la prima ragazza che ha incontrato, la sposerà. La piccola Hero è estasiata e, in ogni caso, pronta a fare, come sempre, tutto quello che il suo eroe le chiede.
Da qui in avanti, la vicenda assume tinte comiche e vivaci. Innanzitutto ci sono alcune deliziose caratterizzazioni: lo stalliere Jason, un ladruncolo che Sherry ha preso sotto la sua ala protettrice e che serve fedelmente il proprio padrone, non resistendo, però, alla tentazione di rubacchiare oggetti vari agli amici di Sherry, che puntualmente lo deve ricondurre all’ordine e restituire il mal tolto alle rassegnate vittime; “the Honourable Ferdy Fakenham”, cugino di Sherry, di scarse doti intellettive, ma sicuro maestro di bon ton e comunque compagno di avventura immancabile, come lo sono, altresì Mr Gilbert Ringwood, il più saggio del gruppo e Lord George Wrotham. George merita un commento a parte, in quanto è l’eroe romantico del romanzo, o forse, nell’intenzione di Georgette Heyer, la sua irresistibile parodia. Bello, emaciato al punto giusto per le pene d’amore, con i capelli scuri naturalmente scomposti e non come quelli di Sherry, che se li fa spettinare ad arte dal suo valletto, Lord Wrotham è disperatamente innamorato di Isabella Milborne e vive cercando scuse per sfidare a duello i suoi amici o chiunque gli presti attenzione, solo per sfogare la propria frustrazione amorosa. Naturalmente nessuno accetta le sue provocazioni, un po’ perché è un tiratore infallibile, un po’ perché gli vogliono tutti bene. Questo ineffabile assemblaggio dà luogo ad un movimentato scambio di equivoci e follie giovanili, tutti conditi con il consueto leggero e sorridente umorismo della grande Georgette.
Hero cerca di inserirsi nelle consuetudini del bel mondo di Londra, cadendo in continue gaffes e causando discussioni con il marito, perché è difficile per lui inculcarle la differenza tra ciò che è “bon ton” e ciò che è inesorabilmente “bad ton” ed il fatto che la ragazza sia cresciuta senza imparare l’abc delle signorine dabbene è un problema che, pur rendendola unica e preziosa ai suoi occhi, la mette alla mercé dei maliziosi commenti delle gran dame di Almack’s. Entrambi vivono la loro nuova condizione come sempre hanno fatto, da compagni di gioco e senza consapevolezza delle diverse responsabilità. Sherry, che inizialmente aveva continuato a chiamare Hero con il vecchio nomignolo di “brat” (marmocchia), decide che al suo visetto da gattina si adatta meglio il vezzeggiativo “Kitten”, tutto pur di non usare quello strano nome che le hanno dato i suoi genitori e che non è neanche da femmina.
Nel frattempo, la dolce Hero si caccerà in un complicato pasticcio e, per un’ennesima incomprensione, fuggirà, facendo scoprire improvvisamente a Sherry i sentimenti che ha cominciato a provare per lei. Fuori di sé per l’angoscia e incapace di vivere senza la sua Kitten, Lord Sheringham diventerà forzatamente uomo e deciderà di dare una svolta responsabile alla propria esistenza, ritrovando la moglie e dedicandole tutto il suo amore.
Ciò che contraddistingue, come sempre, anche questo romanzo è il sapiente uso del linguaggio, calibrato mirabilmente a seconda degli strati sociali e dell’età dei vari personaggi. Dal gergo giovanile, incurante della forma, utilizzato dal gruppo di Sherry, al vero e proprio dialetto, un’incomprensibile accozzaglia di parole mozzate e slang di strada con il quale sproloquia l’incolto Jason. Questa capacità di entrare nello spirito dell’epoca e riportarci con incredibile vivacità l’atmosfera di salotti alla moda e club per gentiluomini della Londra regency, è frutto della costante e accuratissima ricerca che Georgette Heyer ha raffinato negli anni. In qualunque cosa sia uscita dalla penna di questa scrittrice, c’è sempre qualcosa di brillante e godibile, a prescindere. E’ lo spirito, il sense of humour, l’intelligenza e la raffinatezza di cui impregnava ogni sua pagina. Per me i romanzi della Heyer hanno la piena dignità di opere letterarie e tali devono essere considerate.

Riguardo a questo romanzo in particolare, leggero e tenero come i suoi protagonisti, la mitica Georgette nutriva sensazioni contrastanti. Dobbiamo considerare che “Friday’s child” fu scritto nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e la necessità di sollevare lo spirito con qualche ora di pura evasione era prevalente nel suo pubblico affezionato. Nella biografia intitolata “The Private World of Georgette Heyer” di Jane Aiken Hodge, si legge: «“Friday’s Child” seemed to answer a public outcry for more light-hearted regency fair. As Ms. Heyer herself wrote about this novel, “I think myself I ought to be shot for writing such nonsense, but it’s questionably good escapist literature and I think I should rather like it if I were sitting in an air-raid shelter, or recovering from flu. Its period detail is good; my husband says it’s witty—and without going to these lengths, I will say that it is very good fun”.»
(“Friday’s child” sembrò rispondere alla forte richiesta da parte del pubblico di avere sempre più regency dal ritmo vivace. Come la stessa Ms. Heyer scrisse a proposito di questo romanzo: “Credo che mi dovrebbero sparare per aver scritto una tale sciocchezza, ma si tratta indiscutibilmente di letteratura di evasione e penso che sarebbe ciò che preferirei leggere se mi trovassi nascosta in un rifugio antiaereo o convalescente da un’influenza. La cura dei particolari d’epoca è buona; mio marito dice che è spiritoso e, senza arrivare a tanto, io stessa direi che è molto divertente”).

In generale, se vi sentite giù o volete leggere qualcosa che sia come una boccata di aria fresca, non fatevi mai mancare un volume di Georgette Heyer sul comodino. Consigli per gli acquisti e Buon Natale!




St. James Street, Londra
Illustrazione dell'artista preferito di Georgette Heyer: Arthur Barbosa (1908-1995) 

ArchieGoodwin || 02:09 || domenica, 07 dicembre 2008
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Georgette Heyer - FREDERICA (1965)

Leggere un romanzo di GEORGETTE HEYER in versione originale non è stato per me semplicissimo, specialmente all’inizio, quando ho dovuto ambientarmi in una selva pullulante di termini tratti dallo slang regency, introvabili anche nel dizionario, ma poi l’esperienza mi ha gratificata, perché ho potuto toccare con mano il genio di questa scrittrice. Del resto, leggere “Frederica” direttamente in inglese è stata una scelta obbligata, dato che la traduzione italiana non viene ristampata da molti anni ed è inopinatamente fuori catalogo. Una chicca di così sottile ed impeccabile umorismo, inusitato alle nostre latitudini, in cui l’infausta opera defilippiana sta creando danni vieppiù irreversibili nei confronti di un popolo già pericolosamente refrattario alla lettura, resta perciò fuori dalla portata delle nostre librerie. What a pity!

FREDERICA appartiene al periodo “maturo” del lavoro di Georgette e ne risente positivamente, perché il romanzo si differenzia dalla solita storia comico-romantica a due con sottofondo di caratteri di contorno, dando parecchio spazio a non protagonisti di tutto rispetto, che contribuiscono a rendere il racconto più completo e vario. L’autrice si cimenta in tutte le direzioni, dando come sempre libero sfogo al divertimento di descrivere i più rinomati luoghi di svago dell’aristocrazia londinese di inizio ‘800, ma aggiungendo altre gustose nozioni riguardo ai primi tentativi di progresso tecnico, narrandoci di macchine a vapore, fonderie, strani veicoli a due ruote e mongolfiere. Tutto questo grazie all’avida curiosità e all’intelligenza vivacissima del piccolo Felix Merriville, il fratello minore di Frederica, un vulcano in eruzione.
Dopo avere sperimentato alcuni romances storici più moderni, è stato per me corroborante ritrovare la scrittrice che ha inventato il “regency” e leggere una storia in cui la parola amore viene citata per la prima volta solo nelle ultime due pagine, con il sorriso sulle labbra, quando i due protagonisti finalmente si lasciano un po’ andare ed arrivano persino ad abbracciarsi! Ma l’incredibile bravura di Georgette Heyer sta proprio in questo. Un equilibrio perfetto che intriga e sollazza il lettore, senza mai avere bisogno di scendere a descrizioni pratiche.
Il personaggio centrale del romanzo è Frederica Merriville, una giovane, piacente donna di ventiquattro anni, che si considera già di mezza età e dedica tutta se stessa al benessere dei propri fratelli. Rimasti orfani da alcuni anni, i ragazzi Merriville vivono nello Herefordshire. Harry frequenta Oxford e sarebbe nominalmente il capofamiglia, ma lascia volentieri l’onere alla sorella Frederica, molto più abile di lui nella gestione pratica e nell’educazione dei fratelli e capace di prendersi responsabilità assai pesanti per una donna sola. La sorella minore Charis è una bellezza incomparabile, totalmente inconsapevole del proprio aspetto, abile nei lavori domestici, priva di ambizioni e sfortunatamente dotata di scarsi mezzi intellettivi. Un’ochetta, ma buona. Il sedicenne Jessamy ha uno spiccato senso del dovere, passa la maggior parte del suo tempo sui libri e nutre una passione grandissima per i cavalli, con i quali è molto abile. Il più piccolo ed irrefrenabile è Felix, costantemente desideroso di conoscere i meccanismi ed il funzionamento delle macchine più moderne, si getta spesso nelle avventure più spericolate per assecondare le sue passioni. La famigliola, tranne Harry che si trova ad Oxford, si reca a Londra per la season, avendo Frederica affittato la casa nello Herefordshire per raccogliere una somma necessaria a prendere un appartamento ammobiliato nella metropoli e dedicarsi al tentativo di trovare uno sponsor per fare debuttare in società Charis. Trovare un marito adatto ed una sistemazione confortevole per la sorella è l’obiettivo di Frederica, che non ha mai avuto alcun desiderio per se stessa e si ritiene da sempre destinata ad una vita da amorevole zia zitella.
Nel frattempo, il trentasettenne Marchese Vernon Alverstoke, conduce una vita da edonista, totalmente incurante del suo prossimo e di alcunché. Ricchissimo ed allevato con distacco da genitori freddi, ha sempre saputo di essere ricercato soltanto per la propria posizione e, non avendo bisogno di nessuno, ha coltivato piacevoli interludi senza mai provare affetti o sentimenti che non fossero la noia e il disprezzo della stupidità. Infastidito dalle continue e pressanti richieste di favorire la numerosa prole delle sue due sorelle, la vedova Lady Louisa Buxted e Lady Augusta Jervington e disgustato dalle svenevolezze della cugina Lucretia Dauntry, madre dell’ottuso Endymion, da lui designato come proprio erede, il Marchese rifiuta con orrore di dare un ballo ad Alverstoke Hall in onore delle insignificanti nipoti. Lo sferzante umorismo di quest’uomo, il fascino della sua fredda calma, il costante controllo della situazione da parte della sua mente a cui nulla sfugge, sono il condimento più prezioso di questo romanzo della Heyer. Il Marchese di Alverstoke è un personaggio fantastico, che si crogiola nella propria noncuranza, che fa un vanto dell’egoismo e dell’indolenza più indecenti che si possano immaginare e che si diverte a dare risposte in grado di incenerire. L’unico essere per il quale prova rispetto è il suo segretario, Charles Trevor, un giovane talmente meritevole che Alverstoke pensa addirittura di aiutarlo ad intraprendere una carriera diplomatica. Anche se sostituirlo sarà una vera seccatura…
Ma un giorno l’eterna noia del Marchese finisce, perché nella sua vita entrano i formidabili Merriville. Frederica aveva sempre sentito il padre parlare di un lontano rapporto di parentela con il cugino Alverstoke ed è a lui che pensa di rivolgersi, una volta insediatasi a Londra, per chiedere di appoggiare il suo progetto relativo al debutto di Charis. L’amore per la sorella e l’abitudine ai gesti disinteressati non le fanno nemmeno sospettare di avere sollecitato la raccomandazione di un tipo totalmente avulso dal rendersi utile ai propri simili, ma Frederica non esita a trattare in maniera affabile, diretta e paritaria il temibile e spregiudicato Alverstoke, che rimane incuriosito e attratto dalla mente forte e dal carattere vivace della giovane donna. Frederica ha la capacità di tenergli testa e di comprendere al volo i sottintesi e le battute a doppio taglio del Marchese, rispondendogli a tono: una immediata e totale affinità elettiva li lega, rendendone i dialoghi uno spettacolo di raffinato umorismo e pungente ironia. Frederica non annoia il Marchese e gli fornisce continui motivi di divertimento. Lo sorprende con la sua spontaneità disarmante, con l’onestà ed il pragmatismo e lo soggioga con le sue amene vicissitudini familiari. Pur non volendo, Alverstoke si trova coinvolto nelle avventure di Felix e nei problemi adolescenziali di Jessamy: entrambi i ragazzi lo eleggono immediatamente ed istintivamente a loro idolo ed esempio maschile, tempestandolo di domande e di irresistibili sollecitazioni ad essere la loro guida e la responsabilità diventa così pressante che il Marchese si trova, suo malgrado, accresciuto di due pupilli da guidare e di una pupilla da far debuttare in società. Quest’ultima incombenza gli fornisce la succulenta occasione di fare un dispetto alla sorella Louisa, perché il gran ballo che si terrà ad Alverstoke Hall avrà come ospiti d’onore proprio le due sorelle Merriville, che diventeranno la novità più ammirata della stagione.
Da non perdere assolutamente, l’esilarante scena in cui il cane di Jessamy, Lufra, che Frederica porta a passeggio a Green Park, crea il caos mettendosi all’inseguimento di alcune mucche da latte che vengono fatte pascolare per creare una folcloristica immagine di pace bucolica nel bel mezzo di uno dei parchi più chic di Londra. Una delegazione inferocita, formata da due guardiani del parco, da una donna urlante e dal custode delle mucche, chiede conto dei danni alla povera Frederica, la quale non trova di meglio che inventarsi che il cane – in realtà meticcio di campagna – è un raro esemplare di collie di Barcellona, appartenente a suo cugino, il Marchese di Alverstoke. Cosicché la sgraziata comitiva si reca in massa a portare le proprie rimostranze alla magione del nobile gentiluomo, appena alzatosi ed ancora intento nella difficilissima arte dell’annodarsi al collo l’immacolato foulard di mussola. La descrizione del momento in cui Sua Grazia abbassa con un colpo preciso il mento per dare la forma finale all’opera, sotto lo sguardo ammirato del vice valletto e quello impenetrabile del valletto personale, pronto con altri sei foulard di riserva se il primo nodo non lo soddisfacesse, è da manuale!!! Ovviamente l’eleganza di Lord Alverstoke è sopraffina, senza alcuna concessione all’imperante dandismo sovraccarico di fronzoli e fermagli e il suo fisico, modellato dalla costante attività sportiva, è un esempio di affascinante mascolinità. Il Marchese, dopo un attimo di confusione, coglie al volo l’occhiata di Frederica e sta al gioco con magistrale bravura, trasformando la rumorosa protesta in umile accettazione di un equo risarcimento e, nel momento in cui uno dei rozzi guardiani del parco mette in dubbio la purezza della razza di Lufra, rimbrotta Frederica per avere frainteso le sue istruzioni e per non ricordarsi nemmeno che il “suo” cane non è in effetti per nulla un collie di Barcellona, bensì un bracco del Baluchistan!
Da qui in poi, ogni volta che un Merriville lo cercherà, il Marchese non saprà resistere e si sottoporrà ad esperienze per lui assai nuove, che metteranno alla prova il suo aplomb e gli faranno scoprire un’insospettabile abilità a trattare con i ragazzi e a maneggiare con successo le situazioni più complicate. Finirà persino, trascinato da Jessamy, ad inseguire a bordo del suo phaeton, tirato da una coppia di preziosi grigi, una mongolfiera vagante nel cielo sopra Londra, dove l’intraprendente Felix è salito durante una dimostrazione ad Hyde Park del nuovo prodigioso mezzo.
Nel tourbillon degli avvenimenti, il Marchese di Alverstoke si troverà perdutamente innamorato di Frederica, la quale nemmeno si sogna di avere suscitato tali sentimenti e non sa ancora di provarli lei stessa. Non sarà facile per lei mettere da parte le sue vecchie convinzioni e comprendere il proprio cuore, ma anche in questo l’avrà vinta il più corteggiato cuore di pietra di Londra, ora incredibilmente pronto e desideroso di prendersi cura di un paio di giovani virgulti e determinato a non lasciarsi sfuggire la sua adorata Frederica.
Grande Georgette!!!


ArchieGoodwin || 21:51 || domenica, 23 novembre 2008
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Georgette in Giallo

Il mio primo incontro con Georgette Heyer in veste di giallista si è risolto abbastanza felicemente. I romanzi regency sono senz'altro superiori per il brio degli intrecci e per la verve dei dialoghi, ma anche i due polizieschi che ho avuto modo di leggere sono soddisfacenti nel loro genere. Si tratta di gialli molto classici, ambientati nella campagna inglese fra gli anni '30 e i '40; romanzi in cui la storia - malgrado la bellezza ingegnosa di alcune soluzioni - risulta un po' subordinata agli ambienti e soprattutto ai personaggi. La creazione di "caratteri" resta uno dei punti di forza dell'autrice, che qui si firma Georgette Heyer Rougier, aggiungendo al proprio il cognome del marito Roger, sposato nel 1925.

DELITTO IMPERIALE ("Envious Casca", 1941) - (Sperling & Kupfer, 2008)
La trama si inserisce felicemente nella lunga tradizione letteraria dei delitti ambientati durante il periodo natalizio. La stessa Agatha Christie, con la scusa di un Natale celebrato in maniera tipicamente inglese, un paio di volte ha messo Poirot in una situazione analoga: una "felice" riunione di famiglia, con dovizia di dolci e di decorazioni natlizie, poi lievemente turbata da almeno un delitto.
Qui è la famiglia Herriad che si riunisce a Lexham Manor, grande casa di campagna di proprietà del burbero e ricco Nathaniel. Con lui già vivono lo svagato fratello Joseph e l'impenetrabile cognata Maud; per le Feste la casa viene raggiunta anche dai nipoti di Nat, Stephen e la sua artistica sorella Paula, ognuno dei quali porta un ospite. Stephen è accompagnato dalla bella e stupida fidanzata Valerie, Paula si tira dietro Willoughby Roydon, commediografo inedito ma da lei altamente apprezzato. Paula ambisce a recitare il ruolo principale nella sua nuova commedia, e naturalmente vorrebbe che lo zio la finanziasse.
Completano la compagnia la cugina Mathilda, donna non appariscente ma di grande buon senso, e Edgar Mottisfont, socio d'affari di Nat.
La riunione di famiglia è in realtà un'idea di Joseph, che vorrebbe appianare i numerosi contrasti esistenti; la forzata convivenza e la totale mancanza di spirito natalizio ottengono però il risultato esattamente opposto e Nat, di carattere ombroso e irritabile, al termine dell'ennesima discussione si ritira in camera sua, dopo aver lanciato fulmini e saette su tutti i presenti.
Naturalmente sarà lui a rivestire il ruolo della vittima, ucciso da una pugnalata all'interno della più classica tra le camere chiuse: un delitto impossibile, insomma.
Ma i probabili colpevoli sono molti, almeno stando al movente, perchè per ragioni di soldi, di paura o di vendetta praticamente chiunque potrebbe aver ucciso Nat. La vera sfida per il bravo ispettore Hemingway di Scotland Yard sarà tuttavia riuscire a capire le modalità del delitto, visto che di sicuro Nat non si è suicidato.
In effetti è questa la parte migliore e più astuta della trama, perchè in quanto al colpevole persino il lettore non può nutrire il benchè minimo dubbio: dato che il delitto è evidentemente premeditato, e dato il comportamento dei personaggi, c'è davvero una sola persona che può risultare responsabile: però bisogna dimostrarlo. Cosa che ovviamente Hemingway farà con maestria.
- Nella traduzione italiana il titolo è un po' troppo rivelatore, nel senso che attrae ulteriormente l'attenzione su di un particolare che già nella trama viene sottolineato ben bene.

DOPPIO MISTO CON LA MORTE
("Detection Unlimited", 1961) - (Sperling & Kupfer, 2008)
Rispetto al precedente, questo romanzo mi è parso più convincente per ciò che riguarda la trama poliziesca; anche qui però ci sono moltissimi particolari il cui scopo è evidentemente quello di fuorviare l'attenzione del lettore, e alla fine il colpevole è davvero il meno sospettabile in teoria, e dunque il più sospettabile in pratica. Ma la trama regge ed è soddisfacente; belli tutti i personaggi.
Thornden è il tipico villaggio della campagna inglese, immerso nel verde dei prati e dei boschi; gli abitanti si conoscono tutti, sono restii ad accettare cambiamenti e sono diffidenti verso gli stranieri e i nuovi arrivati.
I notabili del luogo sono gli Haswell, la famiglia più ricca dei dintorni, e gli Ainstable, i più aristocratici: Bernard è lo Squire del villaggio, amareggiato dalla morte in guerra dell'unico figlio e dall'incerta salute della moglie Rosamund.
Flora Midgeholme, moglie del maggiore Midgeholme, vive circondata da un improbabile numero di cani pechinesi; Kenelm Lindale e sua moglie Delia vivono l'uno per l'altro, ed entrambi per la loro bambina; Gavin Plenmeller - autore di romanzi gialli - vive per rompere le scatole al prossimo.
Completano il quadro altre figure minori, tra cui non bisogna assolutamente trascurare Sampson Warrenby: parvenu, arrampicatore sociale antipatico e privo di scrupoli, abile e inviso avvocato, probabile ricattatore non per soldi, ma per il gusto di esercitare il propio potere... ovviamente la vittima non può essere che lui. Quando la tiranneggiata nipote Mavis lo trova seduto in giardino, ucciso da un colpo sparatogli in testa, è più facile chiedersi chi non lo ha fatto fuori, invece del contrario!
Anche questa volta dunque il bravo ispettore Hemingway ha un ampio gruppo di persone all'interno del quale cercare il colpevole, tanto più che il delitto è stato appositamente commesso nel momento in cui quasi nessuno era in grado di procurarsi un alibi. L'assassino inoltre ha messo in atto un paio di depistaggi che sarà difficile smontare: ma non impossibile, perchè Hemingway con le sue riflessioni, la sua esperienza e il suo bieco senso dell'umorismo, è davvero un ottimo poliziotto.
Ed un ottimo personaggio: il mio preferito, direi.
LadyJack || 17:19 || martedì, 19 agosto 2008
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Vedove, gemelli e ragazze di buona famiglia

SCAMBIO DI CUORI ("False Colours", 1963)
La storia del romanzo, ambientata intorno alla fine del secondo decennio del XIX secolo, riprende un po' la tradizione della commedia antica sui gemelli identici ed intercambiabili, e nel suo svolgimento è abbastanza prevedibile, dal piccolo inganno al lieto fine. Eppure il romanzo mi è piaciuto, soprattutto grazie all'abilità e all'incrollabile umorismo con cui Georgette Heyer riesce sempre a delineare gli ambienti e i caratteri. Alcuni dei personaggi che agiscono nella storia (Lady Denville, Cressy, Sir Bonamy Ripple, la vecchia Lady Stavely o la signora Alperton) sono veramente fantastici: non tanto simpatici in sè, perchè a tratti presentano anche difetti e sgradevolezze, quanto piuttosto veri, umani e molto molto divertenti.
La storia, come dicevo, è storia di un piccolo inganno "innocente" ideato a fin di bene che ad un certo punto rischia però di diventare alquanto scandaloso.
Dal matrimonio della bella e sventata Amabel Cliffe con l'austero e bellissimo Lord Danville sono nati due gemelli, ormai ventiquatrenni: Evelyn, il maggiore, che ha ereditato il titolo dopo la morte del padre ma che non entrerà in possesso del patrimonio sino al trentesimo anno di età, e Christopher, che ha intrapreso con successo la carriera diplomatica.
I due fratelli, che si vogliono molto bene e adorano letteralmente la loro frivola ma affettuosissima genitrice, sono pressochè uguali in tutto tranne che nel carattere: irruente e scavezzacollo Evelyn (al quale il testamento paterno ha provocato un'insostenibile frustrazione), più serio e posato Chistopher detto Kit, che comunque possiede anche un grande senso dell'umorismo.
Per convincere lo zio-tutore Lord Brumby a farlo entrare anticipatamente in possesso del capitale, Evelyn si risolve a sposarsi: la scelta cade sulla bella seppur non ricchissima Cressida (Cressy) Stavely, che a sua volta possiede ottime ragioni per accettare un matrimonio di convenienza.
Alla vigilia della presentazione alla famiglia Stavely Evelyn scompare da Londra in circostanze un po' strane; al suo inatteso ritorno da Vienna Christopher si vede dunque indotto dalla madre a prendere per una sera il posto del fratello assente: si tratta di non umiliare Cressy e soprattutto di non contrariare la vecchia Lady Stavely, dalla quale dipendono tanto il consenso al matrimonio quanto certi benefici economici.
Kit per il fratello farebbe qualunque cosa e dopo aver superato qualche iniziale riluttanza accetta, anche perchè ha compreso che il desiderio da parte di Evelyn di mettere le mani sui propri soldi non è motivato da aspirazioni puramente indipendentistiche, quanto piuttosto dalla necessità di saldare il mare di debiti della loro ineffabile madre.
Madre che per parte sua riesce a trarre un grande divertimento da quelle inedite circostanze che invece fanno penare Kit: la sostituzione sarebbe dovuta durare una sera, ma Evelyn non ricompare e Christopher si ritrova intrappolato.
In più di un senso, povero lui, perchè tra una cosa e l'altra si innamora della fidanzata del fratello, la quale seppur in modo molto dignitoso non manca di manifestargli tutto il proprio attuale gradimento per un matrimonio che all'inizio l'aveva lasciata perplessa. Insomma, senza saperlo Cressy non era innamorata di Evelyn ma lo è di Kit... e lui comincia a prendere in considerazione quale sia il modo più corretto per  rivelare tutto.
Per fortuna comunque Cressy è una vera "donna alla Georgette Heyer", volitiva, intelligente, sensibile e dotata a sua volta di grande senso dell'umorismo: per cui arriva da sola a capire quanto necessario a risollevare Kit dalle proprie ambasce, aiutandolo inoltre ad affrontare la temibile nonna.
Di lì a poco Evelyn ricompare, rendendo finalmente conto dei motivi dell'assenza. Inizialmente il suo ritorno non fa che complicare ulteriormente le cose, in seguito però finisce per rivelarsi il primo decisivo passo per la felice soluzione dei residui patemi sentimentali ed economici della famiglia.
Georgette Heyer in versione sentimental-rocambolesca.
In ogni caso, ha ragione chi sostiene che tra i due fratelli, quello intelligente è solo Christopher...
LadyJack || 16:47 || venerdì, 06 giugno 2008
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I meandri di Georgette

Sto leggendo "La Falena Nera" ("The Black Moth" - 1921) e suggerisco ai neofiti di Georgette Heyer di non sovvertire l'ordine cronologico come ho fatto io, perché "La pedina scambiata" ("These Old Shades" - 1926) ne è l'evoluzione e può essere gustato appieno solo dopo avere letto il suo predecessore.
L'autrice ha riproposto i personaggi principali de "La pedina scambiata" nel suo seguito, intitolato "Il figlio del diavolo" ("Devil's Club" - 1932). Ma c'è un romanzo successivo, "L'incomparabile Barbara" ("An infamous army" - 1937), nel quale potranno essere reincontrati alcuni nostri beniamini: protagonista di questa storia è, infatti, Lady Barbara Childe, nipote di Dominic Alistair, duca di Avon e di sua moglie Mary Challoner. Quindi Leonie, duchessa di Avon, protagonista de "La pedina scambiata", è la sua bisnonna!
La storia si svolge a Buxelles, all'alba della battaglia di Waterloo e qui Lady Barbara incontrerà il colonnello Charles Audley, che già abbiamo conosciuto in "Il dandy della Reggenza" ("Regency Buck" - 1935), dove egli era il fratello di Lord Julian St. John Audley, duca di Worth. Ritroveremo quindi anche la moglie del duca di Worth, ora Lady Judith e, trattandosi di Waterloo, rivedremo anche il maggiore Harry Smith, eroe del romanzo
"La sposa spagnola" ("The Spanish Bride" - 1940).

A proposito de "La sposa spagnola", Harry Smith e Juana sono personaggi realmente vissuti ed è la loro storia che Georgette Heyer ha narrato in questo romanzo.
da Wikipedia:
Lieutenant General Sir Henry George Wakelyn Smith, 1st Baronet of Aliwal KCB (28 June 1787-12 October 1860), known as Sir Harry Smith, was a notable English soldier and military commander in the British Army of the early 19th century. He is particularly remembered as the hero of the Battle of Aliwal (India) in 1846.
Juana María de los Dolores de León Smith, Lady Smith (March 27, 1798 - October 12, 1872) was the wife of General Sir Harry Smith, Governor of the Cape Colony.



Born into an old Spanish noble family, she was a great-granddaughter of Juan Ponce de León.
In 1812, at the age of fourteen, she found herself orphaned and only with a sister, when her home town Badajoz was besieged for the fourth time during the Peninsular War. After the siege ended in a successful but very bloody storming by the British and Portuguese forces, the sisters sought protection from the plundering and pillaging soldiers by some British officers they found camping outside the city walls. One of them was Brigade-Major Harry Smith, of the elite 95th Rifles scout regiment, whom she married a few days later.
Instead of letting herself be sent home to her husband's family, she choose to accompany him with the army. She remained with him throughout the rest of the war, accompanying the baggage train, sleeping in the open on the field of battle, riding freely among the troops, and sharing all the privations of campaigning. Her beauty, courage, sound judgment and amiable character endeared her to the officers, including the Duke of Wellington, who spoke of her familiarly as Juanita; and she was idolized by the soldiers.
With the exception of his stint in the British-American War of 1812 she accompanied her husband in all his deployments, most notably in two postings in South Africa, where Sir Harry (he had been knighted in the meantime) served as Governor of Cape Colony and High Commissioner.
Juana Smith was given a pension of £500 by Parliament on 5 December 1848 in recognition of her husband's services to the country. The pair were always hopeless with money and he fought to get her a pension in his final years.
Known as Lady Smith in her later years, Juana Smith is commemorated directly in the name of Ladysmith, KwaZulu-Natal, South Africa and Ladismith, Western Cape, South-Africa, as well as indirectly in the name of Ladysmith, British Columbia, Canada.

ArchieGoodwin || 20:01 || venerdì, 02 maggio 2008
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Georgette Heyer: A LEZIONE D'AMORE - SYLVESTER ("Sylvester - or The wicked uncle" - 1957)

SYLVESTER è uno dei romanzi più riusciti di Georgette, senza alcun dubbio. Lo avvicinerei a "Sophy" e a "Venetia", per la varietà, la completezza e l'incontenibile spirito, che lo rendono una lettura piacevolissima.
Come spesso mi accade quando leggo le deliziose opere di questa scrittrice, mi trovo a divorare ogni pagina con infinito divertimento, desiderando arrivare alle succose pagine finali, ma con il dispiacere che queste segneranno il termine di un altro incantevole viaggio nel mondo Regency.

Sylvester Rayne, duca di Salford è ovviamente bello, ricco e ammirato. Il suo fratello gemello Harry è morto quattro anni prima, lasciando una moglie dall'aspetto angelico, ma snervante ed un figlio in tenera età. Il fratello era realmente l'altra metà dell'anima di Sylvester e questo lutto gli ha tolto l'amore per la vita. Gli restano il senso del dovere verso il proprio lignaggio, l'affetto della saggia e amorevole madre (che è anche poetessa) e la responsabilità del piccolo Edmund, di cui Harry gli ha affidato la tutela.
Il duca ha quindi già un erede nel nipotino e la stirpe è assicurata, ma è giunto il momento anche per lui di trovarsi una moglie e con estrema freddezza ha stilato un elenco di nomi da sottoporre alla madre, affinché lo consigli nella scelta. La duchessa è preoccupata per l'indifferenza e il distacco che si stanno impadronendo dell'animo del figlio, che ama profondamente la madre, ma non riesce a dimostrare per il prossimo altro che condiscendenza e buone maniere di rito. Il cuore di Sylvester è ghiacciato, come lo è il suo sguardo quando inarca quelle caratteristiche sopracciglia alate che ha preso dalla propria madre, ma che conferiscono al suo cipiglio un'aria sinistra. Talmente sinistra che la giovane Phoebe Marlow, vedendolo ad un ballo da Almack's (dove lui non l'aveva nemmeno notata, ovviamente) si è ispirata a lui per farne il protagonista di un romanzo a forti tinte, come si confaceva alla fantasia delle fanciulle ottocentesche, ma al tempo stesso satirico e farsesco, che mette alla berlina le debolezze e la vacuità di certi personaggi dell'aristocrazia londinese. Ma in quel momento Phoebe non conosceva Sylvester e viceversa. I loro destini si incontrano quando la madre del duca, suggerisce al figlio di sondare, anziché una delle giovani da marito della sua lista, la nipote della sua cara amica Lady Ingham, che lei aveva visto in fasce ed aveva sempre sognato che potesse un giorno essere la sposa di Sylvester. Incuriosito dal suggerimento della duchessa, il cui giudizio egli pone in gran riguardo, Sylvester va a trovare Lady Ingham, ma si pente subito, perchè la nobildonna cerca troppo palesemente di spingerlo all'incontro con Phoebe, in condizioni che potrebbero metterlo in difficoltà: a casa della ragazza, in un ambiente villico, ancorché nobile, che lo imbarazzerebbe oltremodo e lo costringerebbe a sentirsi obbligato a fare mosse per le quali non si sente pronto. Ma ormai il dado è tratto e il duca di Salford si incontra con Lord Marlow nella residenza di campagna di un comune conoscente e si fa convincere ad accettare il suo invito. Lord Marlow, che Lady Ingham ha messo a conoscenza dell'interesse del duca, spera di potere combinare il matrimonio fra lui e la piccola Phoebe. La ragazza, la cui madre è morta quando lei aveva pochi giorni di vita, vive con il padre, una matrigna severa, che l'ha comunque allevata con buona volontà ed equità, e le sorellastre minori. La persona che Phoebe ama di più è la fedele istitutrice ed è proprio costei che l'ha incoraggiata a scrivere quel romanzo ed è arrivata fino al punto di contattare un proprio parente a Londra per raccomandarne la pubblicazione. Il romanzo, intitolato "L'erede perduto" fa dell'inconsapevole Sylvester un'impietoso ritratto, a metà fra la caricatura e la realtà: lo dipinge arrogante, estremamente conscio della propria posizione e quindi incapace di considerare le esigenze dei suoi inferiori, i cui servigi egli considera a lui dovuti per diritto naturale. Le famigerate sopracciglia del Conte Ugolino (il protagonista del racconto) rendono impossibile non riconoscere in Sylvester l'ispiratore di tanta alterigia.
Sta di fatto che Phoebe non è né bella, né di buone maniere, veste in modo privo di eleganza, ama solo i suoi cavalli, tanto che appena può si rifugia nelle stalle ad accudirli e non corrisponde in alcunché alle esigenze di Sylvester, che si sente intrappolato in una situazione a lui sgradita e trova noiosissima la vita in quella famiglia di nobili di campagna, senza ricevimenti, senza giochi organizzati per compiacerlo e con l'orribile abitudine di cenare e coricarsi presto. Phoebe, che ha saputo dalla matrigna che c'è la possibilità che il duca possa farle una proposta di matrimonio, è terrorizzata dal fatto che l'evento possa avverarsi e medita una fuga istantanea. Niente la repelle maggiormente di quell'uomo pieno di sé, che l'ha fatta sentire invisibile e insignificante da Almack's e che è tanto lontano dai suoi ideali. Lei vuole vivere scrivendo romanzi, vuole essere indipendente e non le interessa Sua Signoria. Così chiede aiuto al suo amico fraterno, il giovane Tom Orde, figlio del magnanimo Squire del luogo, che, cavallerescamente accetta di accompagnarla in una fuga a Londra, dove Phoebe spera di essere accolta dalla nonna, Lady Ingham e di potere restare a vivere con lei.
Per la prima volta in vita sua, Sylvester non incontra il favore di una fanciulla, ma suscita in lei orrore e desiderio di scappare il più possibile lontano da lui. Naturalmente i due sono destinati ad incontrarsi presto, proprio durante il viaggio, perché il cocchio che Tom ha "preso in prestito" da casa si ribalta davanti all'apparire improvviso di un somaro e lo sventurato ragazzo, cadendo, si rompe un perone. Trovato rifugio in una vicina locanda, i due fuggitivi avranno presto la sorpresa di vedere arrivare il duca di Salford, che proprio lì si è fermato per riposarsi sulla strada del ritorno a casa. Miss Marlow, lontana dallo sguardo ammonitore della matrigna, che la intimidisce e la rende afasica, è capace di un linguaggio franco, irriverente, pieno di spirito acuto e affronta Sylvester non dal basso all'alto, come lui è abituato, bensì lo attacca, lo ridicolizza, lo mette in scacco. Gli scambi fra i due sono pieni di colpi bassi, di scintille e il duca, abituato a controllarsi e ad usare il savoir faire, impara ben presto che Phoebe è in grado di fargli perdere pericolosamente le staffe.
Contraltare di questa coppia improbabile, è quella formata dalla vedova cognata di Sylvester, Ianthe, che non perde occasione per dipingere il duca come un orribile tiranno che vuole portarle via il figlio e che ha per di più deciso di sposare in seconde nozze un ridicolo damerino, Sir Nugent Fotherby, preoccupato solo di ostentare la propria immensa ricchezza e di vestire nel modo più eccentrico possibile per stupire la società. Qui abbiamo la figura del dandy ridicolo, tanto diverso dagli "ineguagliabili" dipinti negli altri romanzi di Georgette Heyer. Sir Nugent è un personaggio patetico, una macchietta, come lo definisce Tom, ma almeno avrà il merito di toglierci di torno l'insopportabile Ianthe.
Sarà ben difficile per Phoebe fare a meno delle controbattute di Sylvester, lui che è comunque capace di gesti di grande calore e attenzione nei suoi confronti e che, in fin dei conti, la fa divertire, anche quando la chiama imprudentemente "Passerotto". Sarà ancora più difficile per lui poterla dimenticare, anche dopo che è "L'erede perduto" è stato pubblicato ed è diventato uno scomodo successo che lo ha messo sulla bocca di tutti, rendendolo furioso e ferito.
Le avventure di Sylvester ci portano in giro fra il Somerset, i salotti di Londra, le locande più umili e ci fanno arrivare in Francia, dove i mangiarane saranno testimoni di scenette spassosissime. E il piccolo Edmund, che in realtà adora "lo zio Vester", ci farà divertire con il suo inconsapevole uso di un linguaggio da stallieri e con gli scherzi pestiferi che giocherà al povero Sir Nugent e ai suoi amati stivali.

DA LEGGERE!!!!!

ArchieGoodwin || 22:08 || sabato, 05 aprile 2008
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Georgette Heyer: L'INCANTEVOLE AMANDA ("Spring muslin" - 1956)

Un altro affascinante e disincantato Corinthian è il protagonista maschile di questo romanzo. Sir Gareth Ludlow non è più di primo pelo, avendo già trentasette anni e nel suo passato una storia d'amore finita tragicamente. La bellissima e vivace fidanzata Clarissa è infatti morta otto anni prima per un incidente, cadendo proprio dal pericoloso calessino che lui non voleva farle guidare. Sir Gareth non riesce a farsi piacere nessun'altra dopo di lei, ma è giunto il momento di trovare una moglie e decide che, rotto per rotto, tanto vale accasarsi con una gentildonna di poche pretese, non avvenente e nemmeno giovanissima, per potere avere un futuro tranquillo e fatto di reciproca comprensione. La scelta cade sulla scialba e invisibile Lady Hester Theale, sua vecchia amica, che vive in casa con il padre, il fratello e la cognata e che ha solo la considerazione di un paio di affezionati servitori. La donna porta già la cuffietta ed è rassegnata ad un futuro di zitellaggine, per cui quando la sorella di Sir Gareth viene a sapere che le intenzioni dell'adorato fratello sono quelle di gettare alle ortiche una scia di giovani e amabili creature, desiderose di ricevere da lui una proposta di matrimonio, scegliendo al posto loro una donna tanto deprimente e non degna di lui, si sente angosciatissima. Ma Sir Gareth ha deciso e parte per andare a chiedere la mano di Lady Hester, dopo averne già parlato con il di lei padre. La famiglia della donna è sbigottita, ma fa di tutto perché le cose riescano a puntino, poiché mai e poi mai si sarebbe potuto immaginare che Hester, dopo il fallimento di innumerevoli Stagioni a Londra, avrebbe potuto ambire ad un simile partito.
Durante il viaggio Sir Gareth, fermatosi a ristorarsi in una locanda, si imbatte in una giovanissima ed incantevole fanciulla di appena diciassette anni, che l'oste ha scambiato per una donna poco raccomandabile, in quanto viaggia da sola e con l'unico bagaglio costituito da due cappelliere. La giovane Amanda, che si è data il cognome "Smith" per non farsi riconoscere, è in realtà fuggita dalla casa del nonno per costringerlo ad acconsentire al suo matrimonio con un ufficiale dell'esercito, il suo adorato Neil Kendal. Il quale ignora, d'altro canto, che lei si trovi in una situazione tanto pericolosa ed è in viaggio dalla Spagna, in convalescenza per una ferita di guerra. Il maggiore Kendal di sicuro disapprovarebbe tanta scelleratezza, perché lui è piuttosto il tipo d'uomo che sa come fare rigare dritto l'incontenibile ragazza, ma in questo momento solo Sir Gareth è presente ed è lui che, colpito dalla vaga somiglianza che l'espressione volitiva di Amanda ha con quella dell'indimenticabile Clarissa, decide di prenderla sotto la propria ala protettiva e di ricondurla alla ragione, prima che si comprometta ulteriormente.
Da qui una serie infinita di avventure, in cui la fantasia sfrenata, l'impudenza e l'ardimento incosciente di Amanda mettono a dura prova la pazienza e l'abilità di Sir Gareth che, pur abituato a trattare con gli inesauribili figli di sua sorella, fa una fatica tremenda a tenerla a bada ed infatti Amanda gli scappa più di una volta.
Le situazioni e i personaggi che incontriamo in questo romanzo sono, come sempre con Georgette Heyer, strepitosi, divertenti e adorabili. C'è, ad esempio, il vecchio satiro, fratello del padre di Lady Hester, che reputa l'innocente Amanda un bocconcino troppo prelibato per lasciarselo sfuggire e riesce a portarla per un attimo via da sotto il naso di Sir Gareth, mentre quest'ultimo sta tentando di porre la fanciulla proprio sotto la protezione di Miss Theale. Amanda, ovviamente, "evade" di nuovo e il grassone si ritrova a vagare per i boschi, sudato, sfinito e ridicolo.
In una successione di scenette che raggiungono apici farseschi esilaranti, Sir Gareth, che nel frattempo è stato rifiutato da Hester (una donna conscia della propria inadeguatezza nei confronti di un uomo tanto bello e nobile e che non l'ha scelta per amore), raggiungerà alla fine il premio per tante fatiche. Anche se non è quello che tipicamente avremmo immaginato, conoscendo i finali di Georgette.
Il romanzo è sulla linea di "Belinda e il duca" e di "La ragazza chiamata Carità", ma l'irrequieta e ingenua protagonista questa volta è anche intelligente, ricca di iniziativa e persegue il suo obiettivo con disarmante tenacia. Benché per tre quarti della storia si vorrebbe prenderla a ceffoni...

ArchieGoodwin || 20:33 || sabato, 05 aprile 2008
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