Harry Potter VI - il film

HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE ("Harry Potter and The Half Blood Prince"). GB. 2007-2008. Regia di David Yates.

Assieme a "Il Calice di Fuoco", "Il Principe Mezzosangue" è il mio romanzo preferito all'interno dell'intera saga potteriana: ne apprezzo la trama, le sottigliezze nelle quali J.K.Rowling è maestra, e lo trovo insieme drammatico e divertente, la giusta via d'accesso al "gran finale" costituito dal Settimo Volume.
Il relativo film è nettamente inferiore. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma certo non affermerò nemmeno di averlo trovato meraviglioso: troppe le differenze e le omissioni, per poterne restare davvero soddisfatti.
Il romanzo inizia con un tris di episodi il cui tenore spazia dal drammatico all'umoristico, passando per molti particolari che troveranno la loro giusta collocazione nel corso della storia.
C'è innanzitutto il faccia a faccia tra i due Ministri, quello Babbano e quello della Magia, per un aggiornamento sulla difficile situazione: Voldemort è tornato, ormai su questo non è più possibile avere dubbi, e la sua scalata al potere miete vittime e porta distruzione in entrambi i mondi.
Poi c'è Narcissa Malfoy, che assieme alla sempre irosa sorella Bellatrix si reca a casa di Piton per chiedergli di aiutare e proteggere Draco. Il Signore Oscuro intende vendicarsi del fallimento di Lucius (vedi vol. V) affidando a suo figlio un compito apparentemente grondanete di onore, ma in realtà quasi proibitivo per un ragazzino di sedici anni, che rischia dunque di fallire a sua volta, di morire e di rovinare definitivamente l'intera famiglia Malfoy. Anche se Bellatrix stenta a credere ai suoi occhi, Piton promette e si lega a Narcissa con un Voto Infrangibile, la cui rottura implicherebbe la morte.
Infine c'è Silente che va a prendere Harry e lo trascina con sè a casa del professor Lumacorno per convincere quest'ultimo a tornare ad Hogwarts. Il professore è inizialmente riluttante ma la somiglianza di Harry con la madre Lily - che Lumacorno aveva molto amato come sua allieva - risolve la situazione: cosa che del resto Silente aveva perfettamente previsto.
Il film inizia invece con qualche spettacolare distruzione a Londra, dove si trova anche Harry che sta per rimorchiare la cameriera di un bar quando viene distratto dall'arrivo di Silente, in procinto di trascinarlo da Lumacorno.

Poi la storia cinematografica, benchè alquanto sfrondata, segue più o meno quella del romanzo: il sesto anno ad Hogwarts alterna le normali attività scolastiche e sportive a qualche inquietante mistero. Mentre Draco si affanna attorno all'Armadio Svanitore e cerca di eliminare Silente, Harry trova il libro del Principe Mezzosangue e - con grave frustrazione di Hermione - in Pozioni diventa imbattibile.
Tutto intorno c'è un vivace sfarfallio di ormoni, che porta Ron tra le braccia di Lavanda Brown e Ginny tra le braccia di due o tre boyfriends, mentre Hermione ed Harry si sentono molto infelici.
Al termine di un turbine di ricordi recuperati che servono a ricostruire la vita e le imprese di Tom Riddle sino alla sua trasformazione in Lord Voldemort, c'è il drammatico episodio in cima alla Torre: Draco assale il già ferito Silente ma non si risolve ad ucciderlo. Al suo posto lo farà il tetro Piton.
Il film si conclude poi, come il libro, con Harry che decide di non tornare ad Hogwarts per il suo ultimo anno: si dedicherà piuttosto al difficile compito che gli ha affidato Silente, la ricerca degli Horcrux. Hermione e Ron, naturalmente, non lo lasceranno solo.
Pare che questo finale sospeso in generale non abbia incontrato il favore degli spettatori in sala, ma direi che si tratta di un momento ragionevole, dal punto di vista narrativo, non privo di una buona intensità.
A mio giudizio, sono ben altri i particolari discutibili del film, in primis la quasi totale eliminazione di quel tipico sense of humour che a J.K.Rowling serve sempre per ammorbidire - senza annullarli - molti dei momenti più difficili e drammatici.
In parte ciò deriva dalla compressione della storia e dalla riduzione dei personaggi, alcuni dei quali somigliano ben poco a se stessi: nel film solo Ron mantiene intatto il suo lato leggero (e Rupert Grimes potrebbe diventare un buon interprete di commedie), mentre personaggi come Silente, Lumacorno o i Wesley lo perdono quasi interamente.
In un paio d'ore c'è posto solo per i fatti più rilevanti, e questa storia di fatti rilevanti ne contiene parecchi. Così il film, con atmosfere cupe e colori lividi che inducono a chiedersi perchè mai il tutto non sia stato semplicemente girato in b/n, si concentra piuttosto sul lato drammatico: e si concentra così intensamente, che alla fine è difficile credere che narrativamente sia passato tanto tempo. Draco ad esempio, impegnato nell'ardua impresa di riparare l'Armadio e di sembrare un accettabile Mangiamorte, non dimostra certo lo sforzo di lunghi mesi di tentativi: ogni tanto è lì che ci prova, e alla fine ci riesce. Però mancano del tutto il sudore e lo stress provocati dall'incertezza e dalla durezza di un compito da affrontare giorno dopo giorno come obbligo mortale, senza poter fallire.
Senza contare poi che l'Armadio stesso "cade" un po' dal nulla; nei romanzi c'è un precedente che ne spiega le caratteristiche e l'uso che i Mangiamorte decidono di farne (cfr. vol. V), nel film c'è e basta.
Allo stesso modo, altri particolari vengono fortemente ridimensionati nel passaggio dalla la pagina scritta allo schermo: moltissimi dei ricordi sull'infanzia e la famiglia di Voldemort scompaiono, anche se nel romanzo costituiscono la parte forse più bella e significativa; è del tutto assente il peso dell'interazione malvagia che invade il mondo babbano, e non venitemi a dire che basta distruggere il Millennium Bridge per rappresentarlo (tra l'altro quel ponte non esisteva ancora al tempo degli eventi romanzeschi - anno '96); nè Silente nè Harry affrontano tutte le sofferenze e i dubbi del caso, Hermione è troppo marginale, e relativamente a Piton, non viene nemmeno giustificato il fatto che sia lui, il Principe Mezzosangue: la cosa viene affermata ma senza spiegazioni.
Il film insomma, benchè più che sufficiente dal punto di vista spettacolare ed interpretativo, inaridisce la storia originale, e ottiene il medesimo effetto dei precedenti: lo si può vedere - forse addirittura gustare ed apprezzare - se non si ha voglia di leggere il romanzo; una volta letto il romanzo, invece, se ne potrebbe tranquillamente fare a meno.

- Divenuta più adulta, la voce italiana di Harry Potter (Alessio Puccio) mi piace maggiormente, anche se quella originale di Daniel Radcliffe possiede un'intensità soffice che le è superiore.

LadyJack || 18:21 || giovedì, 15 ottobre 2009
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Harry Potter alla fine... dal mio punto di vista

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Poteva essere meglio.

Certo, molte interpretazioni suggerite da LadyJack mi trovano concorde... ma non riesco ad essere comunque soddisfatta di come si è giunti all'epilogo della vicenda.
La prima parte del volume, circa quattrocento e più pagine, è lenta ed ossessiva. Poi, all'improvviso, comincia la battaglia e, tolta di mezzo qualche necessaria ma non pregnante vittima, si arriva alla confezione veloce della vittoria del bene sul male. Un po' scontato, anche se si tratta di una storia per ragazzi.
Ci sono stati momenti, durante i precedenti sei libri, che mi avevano fatto immaginare qualcosa di più originale e profondo per il gran finale...
Mentre a LadyJack nasce spontaneo il paragone con lo sbalzo dall'innocenza beata di "Piccole donne" all'amara consapevolezza della realtà adulta rappresentata in  "Piccole donne crescono", a me viene in mente un assai più prosaico paragone con la struttura tipica delle vecchie telenovelas brasiliane: si soffre, si piange, si affrontano tutti i tipi di sventure per mille puntate e poi, nell'ultima, tutto si risolve in un amen. In "Harry Potter e i doni della morte" abbiamo anche l'appendice 19 anni dopo: Harry, Ginny, Hermione e Ron, diventati genitori, conducono la prole al treno per Hogwarts. Non si capisce cosa abbiano fatto in questi 19 anni, tranne avere avuto figli e non vedo l'utilità di questo breve e non illuminante salto nel futuro.
Avrei preferito un finale più ambiguo, sospeso ed inquietante, qualcosa su cui riflettere ed interrogarsi, anziché l'happy end standard.
Perché devono morire Dobby e Piton e viene codardamente risparmiata in toto la triade protagonista? In questo c'è una volontà furba di commuovere il pubblico, che sicuramente ha amato sia l'elfo domestico, sia l'ambiguo professore di pozioni, ma non si ha il coraggio di fare di più. Il carrozzone fabbricasoldi si sarebbe fermato di colpo e non avrebbe avuto senso fare l'ultimo film, sapendo che qualcuno degli eroi avrebbe fatto una brutta fine. Così il compromesso, secondo me, non è stato soddisfacente ed è un peccato. 
Severus Piton (o Snape, nella versione originale) è in qualche modo il vero protagonista delle ultime pagine del libro e, per quanto mi riguarda, lo considero il personaggio più bello ed intenso di tutta la saga. Il mio preferito in assoluto, molto più di Harry Potter.
Avrei voluto più spazio per le potenzialità inespresse di un altro carattere oscuro che mi aveva intrigata nel sesto libro: quel Draco Malfoy che l'autrice invece confina ad un ruolo di triste incompiutezza, quasi non sapesse cosa farne, temendo di dovere per lui allungare troppo il brodo, mentre aveva pronto il finale rapido dei 19 anni dopo...
Forse il progetto di sette libri era troppo o troppo poco, non so, ma l'ultimo sforzo non mi è sembrato veramente ispirato come i precedenti.

Consiglio comunque a tutti vivamente di leggere Harry Potter, è un'esperienza di lettura che non può non affascinare e appassionare anche i più refrattari al genere.

ArchieGoodwin || 20:52 || sabato, 01 marzo 2008
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HARRY POTTER - vol. 7 (ripresa)

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HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
Il periodo di tempo intercorso tra il 21 luglio 2007 (uscita anglosassone del romanzo) e il 5 gennaio 2008 (uscita italiana) è stato abbastanza duro: difficile restare indenni da rivelazioni indesiderate! Eppure - non so bene neanch'io COME - ci sono riuscita.
Ricordo di aver attuato fughe dallo scatto olimpionico ogni volta che in libreria o altrove udivo il benchè minimo accenno al romanzo; so di aver ripetutamente minacciato amici e nemici, diffidandoli dal parlare dell'argomento; e persino mia madre, edotta sul finale del romanzo da TG inopportuni in occasione del debutto londinese, si è impegnata a fondo per mesi allo scopo di tenermi all'oscuro (a patto che poi, una volta letto il libro, le raccontassi un po' l'intera saga...).
Alla fine, in ogni caso, mi sono ritrovata veramente felice di aver aspettato (la versione inglese non l'avrei apprezzata a fondo) e di essere sopravvissuta al rischio delle rivelazioni, godendomi appieno il romanzo e scoprendo per conto mio tutto ciò che c'era da scoprire.
Il romanzo mi è piaciuto abbastanza, non mi ha deluso, mi ha soddisfatto relativamente ai punti più importanti della storia, e da lettrice accanita credo che non avrei potuto chiedere nulla di più o nulla di molto diverso, anche se il grigiore e lo stesso lento esaurirsi degli eventi narrati non sono cose facilissime da accettare e da interiorizzare: c'è sempre in agguato la tentazione di pensare che la storia avrebbe potuto svilupparsi in altri modi, in altre direzioni, attraversando percorsi differenti per approdare a differenti conclusioni.
Anche se in precedenza non sono mai mancati i toni drammatici accanto a quelli umoristici, arrivare all'ultimo volume della saga ha significato passare dal divertimento e da una certa leggerezza, alla vita vera vissuta dai personaggi (un po' come passare da "Piccole Donne" a "Piccole Donne crescono"), con la tristezza e il senso di abbandono che ciò implica.
Nel complesso comunque la storia risulta ricca di dettagli, di elementi e di sottigliezze che la rendono molto apprezzabile. L'unico particolare che mi ha lasciata perplessa è il dubbio percorso compiuto dalla spada di Godric Grifondoro tra il capitolo 26 e il capitolo 36: se il folletto Unci-unci se ne è impadronito nel corso della rapina alla Gringott, come fa poi la spada a ricomparire ad Hogwart appena in tempo per emergere dal Cappello Parlante (così come era già accaduto nel vol.2), in modo che Neville possa poi impugnarla per decapitare Nagini?
In ogni caso, piuttosto che perdersi nei particolari, mi pare più importante notare altri livelli della trama: ad esempio il fatto che Harry riesce a sconfiggere Voldemort non solo con le attitudini positive che gli sono proprie (bontà, amore, altruismo, spirito di sacrificio, la predestinazione stessa che ha fatto di lui un simbolo nel mondo magico), e neppure grazie alla "semplice" fortuna che assiste gli audaci: Harry batte Voldemort soprattutto sul piano della comprensione e della logica, perchè mai come in questo caso l'egoistica visione del Male si è dimostrata insufficiente a cogliere l'importanza dei dettagli. Accecato dall'odio e dal rancore non meno che dalla sua costante ricerca del potere assoluto, Voldemort ha date per scontate troppe cose, e alla fine - giustamente - ne paga il prezzo.
Harry invece per arrivare alla sua incerta vittoria mette insieme un rompicapo faticoso e difficile che prevede - tra le altre cose - cieca obbedienza a Silente (anche se è morto, anzi proprio per questo), cieca obbedienza al destino segnato per lui (il che potrebbe portarlo a morire a sua volta), nonchè la corretta interpretazione di tutto ciò che già si sa o che si va a scoprire, con in più un bel po' di azione e di movimento (la fuga col drago dopo la rapina alla Gringott mi è piaciuta da matti!). Non gli manca nemmeno la scoperta di comportamenti tendenzialmente negativi ma necessari: ad un certo punto ad esempio Harry ha modo di verificare come le Arti Oscure funzionino soprattutto se chi le esercita ha un animo altrettanto oscuro: magari solo momentaneamente, a causa dell'odio o della rabbia, ma sono proprio l'odio e la rabbia il carburante più potente per la magia nera. Fortunatamente però Harry riesce anche a cogliere certe notevoli differenze, ed è poi questa consapevolezza che continua a spingerlo avanti, tenendolo dalla parte giusta.
Insomma: che Harry alla fine avesse la meglio, lo si poteva credere o lo si poteva almeno sperare. Giunti al dunque però si resta sorpresi dalla qualità degli eventi...e forse un po' sorpreso da se stesso lo è anche Harry: solitamente era Hermione la campionessa delle impennate logiche e mentali, qui invece Harry fa tutto da solo o quasi: ma a quel punto è giusto così, come se Harry - protagonista assoluto - avesse finalmente recuperato tutte le energie profuse senza risparmio nel corso dei sette lunghissimi anni della sua lotta contro il Signore Oscuro.
Del resto l'intera storia si svolge precisamente attraverso tutta una serie di corrispondenze e di equilibri tra i quali la raggiunta piena maturità di Harry è solo una piccola parte. In generale ci sono molte altre cose da considerare, non ultima una grande attenzione ai personaggi. E' vero che mentre per alcuni vengono addirittura recuperati eventi del passato, altri sfumano il proprio ruolo sin quasi a scomparire: i Malfoy, ad esempio, che durante la battaglia di Hogwart sono soltanto genitori angosciati e non più i campioni dell'Oscurità, o lo stesso Draco, la cui esistenza sembra passare dalla gloria possibile ad una dimensione piccola piccola. Ma per i personaggi che maggiormente hanno attratto la nostra attenzione e il nostro affetto il trattamento è diverso, più avvolgente: non è un caso ad esempio che a ciascuno dei personaggi più importanti (Ron, Hermione, Neville) venga data l'occasione di distruggere uno degli Horcrux, quasi come ricompensa per la lunga amicizia dimostrata nei confronti di Harry, e non soltanto perchè in un modo o nell'altro gli Horcrux devono essere distrutti.
Forse ciò che si potrebbe imputare a J.K.Rowling è una certa riluttanza ad "ucciderli", questi personaggi, una certa mancanza di coraggio nel compiere scelte davvero radicali, malgrado la costruzione di quel "cimitero" di cui parlavo nel precedente post dedicato al vol.7.
A ben guardare, sullo stesso Harry Potter è stato attuato qualche difficile equilibrismo, forse proprio per riuscire a coniugare le esigenze della trama con le aspettative dei fans: Harry Potter muore e contemporabeamente non muore, e questo è un fatto.
Personalmente avrei potuto accettare la morte definitiva del personaggio principale se l'evento fosse stato giustificato dai fini e dalle circostanze...magari non l'avrei accettato con gioia, ma l'avrei considerato uno dei tanti passaggi crudeli e necessari di cui la saga trabocca: la soluzione scelta dall'autrice mi pare insieme più intrigante e più sottile, ma anche fortemente compromissoria.
Discorso opposto, invece, per il mio amatissimo Piton. Per lui la morte arriva, ma in un certo senso è proprio la morte a dargli tutto ciò che non gli aveva dato la vita, compreso l'esatto riconoscimento del fatto che si trattava di un grande (seppur frustratissimo) uomo.
Sono veramente felice di aver verificato che la mia lunga fiducia in lui e in Silente non era stata mal riposta: le apparenze avverse coprivano una sostanza tutto sommato triste e dolcissima, il fatto che Piton era molto umano, molto fedele e molto solo.
La ricompensa aggiuntiva gli arriva nel momento in cui è lui stesso non meno di Harry Potter (che in altre circostanze avrebbe potuto essere SUO figlio...) a causare la distruzione di Voldemort.
E da qualche parte, nel futuro, c'è un piccolo mago che ne porta di nuovo il nome: Severus.
Qualcuno potrà esserne rimasto deluso, ma è così che il mondo dei romanzi di J.K.Rowling ha ritrovato il proprio equilibrio.



LadyJack || 15:56 || mercoledì, 27 febbraio 2008
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HARRY POTTER - vol.7

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ATTENZIONE: il post contiene numerosi particolari sulla trama e sul finale del romanzo.

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE ("Harry Potter and the Deathly Hollows", 2007)
E così, ci siamo: la saga è giunta al termine. Ne sono felice; anche un po' triste, però: mi conforta il pensiero che in fondo le storie di Harry Potter non mi abbandoneranno mai più, ma non posso nemmeno trascurare il fatto che le storie stesse, gli eventi, i personaggi ormai sono stati fissati per sempre in un certo modo. Riconosco comunque che il vol.7 non mi ha deluso, come avevo temuto: anzi, mi ha in un certo qual modo sorpreso, con la capacità - da parte dell'autrice - di tenere duro sino in fondo, di non cedere ad una conclusione dolce e facile, di aver saputo mantenere (dopo dieci anni!) altissimo il livello d'interesse degli appassionati.
Come ho già detto altrove, J.K.Rowling non è una grande scrittrice, ma è abilissima con le trame ed i caratteri: nel vol.7 lo confermano le enormi complicazioni dello svolgimento, nonchè la coerente crescita di tutti i personaggi, con particolare riguardo ad Harry, Hermione e Ron.
Sono loro tre, infatti, i protagonisti assoluti di questo volume, molto più di quanto non lo fossero già stati nel passato. Harry sarà anche il Prescelto, e nella storia dimostra come il Destino a volte possa avere pienamente ragione, ma senza il cuore, il cervello, l'appoggio e le abilità acquisite degli amici, difficilmente la battaglia contro Voldemort sarebbe stata vinta.
Qui ormai non c'è più Hogwarts, non c'è più l'infanzia, non c'è più il conforto degli adulti, non c'è più la fase di apprendimento: la magia viene usata, le decisioni vengono prese, la vita vera comincia ad essere vissuta. E naturalmente, c'è ancora da risolvere il grave problema costituito da Voldemort, che ormai è uscito allo scoperto ed ha esteso il proprio dominio sin negli stessi meandri del Ministero.
Il clima che si respira è quello di una guerra implicita e non a caso molte pagine fanno venire in mente le atmosfere belliche dell'Inghilterra degli anni '30: il nemico è in casa, può essere ovunque; incalcolabili sono le distruzioni, c'è un clima di terrore nel quale tra l'altro i Maghi si trovano costretti a difendere soprattutto i Babbani, diventati bersagli privilegiati dei Mangiamorte: persino Downing Street è presidiata da guardie del corpo magiche. Ma c'è anche una Resistenza, i nemici del Nemico che entrano in clandestinità e che - proprio come gli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale - ascoltano una radio pirata, le cui saltuarie trasmissioni diffondono notizie altrimenti inconoscibili e tengono viva la speranza.
Fedele alla promessa fatta a Silente, che gli ha lasciato l'incarico di distruggere gli Horcrux, anche Harry si defila: abbandona la casa dei Dursley (non più protetta al compimento del suo diciassettesimo anno di età), abbandona Hoghwarts e comincia a spostarsi fra l'Inghilterra e la Scozia, nel tentativo di rimanere nascosto sino al completamento della missione.
Per parecchi mesi lo accompagnano in questa vita randagia e spartana Ron ed Hermione, che alternano la fiducia alla delusione, quando scoprono che in realtà Harry non ha piano preciso.
In effetti per Harry le cose si fanno ben presto difficilissime: su di lui grava il peso dell'opposizione a Voldemort, con tutto ciò che essa comporta, ma ci sono anche i dubbi che riguardano Silente: perchè il suo maestro gli ha reso tutto così difficile? Perchè non si è spiegato meglio? Gli voleva davvero bene come era sembrato? E tutte quelle orribili voci che cominciano  a circolare su di lui (Silente che avrebbe avuto colpe inenarrabili e forse anche molta simpatia per le Arti Oscure), sono vere oppure no?
Ad un certo punto per di più - come se già non ci fossero abbastanza complicazioni - Harry scopre che in parallelo alla ricerca e alla distruzione degli Horcrux c'è anche la possibilità (e forse la necessità) di aprire una nuova ricerca: quella ai cosiddetti "Doni della Morte", una serie di oggetti leggendari i cui effetti potrebbero fare la differenza nella lotta contro Voldemort.
Insomma: Harry si trova oppresso e dilaniato come non mai, e solo gradualmente riuscirà a dimostrare - a noi e a se stesso - di essere sulla buona strada per diventare un ottimo mago e soprattutto un grande uomo: Silente lo aveva sempre saputo, ma Harry deve scoprirlo da solo. Ed è così che le sue intuizioni, le sue capacità, la sua ostinazione ed infine la sua assoluta disponibilità al sacrificio lo porteranno laddove doveva arrivare: alla vittoria.
Che Harry Potter morisse, francamente non lo avevo mai creduto: ma verificare che davvero è così, è stato bello.
Tra l'altro, giunge qui il momento di demolire una delle tante "voci" che erano circolate prima dell'uscita ufficiale del romanzo: quella relativa ai personaggi (probabilmente due) che sarebbero morti in quest'ultima avventura.
La "voce" sui due personaggi era totalmente infondata...o forse si è trattato del miglior eufemismo diffuso nel secolo, perchè in realtà il romanzo è un CIMITERO: tra buoni e cattivi, morti necessarie e morti suprflue, alla fine i personaggi conosciuti che dipartono sono più di una decina. In almeno un'occasione ciacuno, tanto Hermione quanto Hagrid sembrano già spacciati; eppure, malgrado ciò che era stato ipotizzato, i caduti non saranno loro.
Nel romanzo, comunque, la lista nera si apre abbastanza per tempo: ben prima di pagina 100 si verifica un durissimo scontro con i Mangiamorte in cui muoiono Edvige e Malocchio Moody, dei quali risulta persino impossibile recuperare i corpi. Nella stessa occasione George Wesley rimane gravemente ferito e perde un orecchio.
Durante un successivo scontro nella magione dei Malfoy, Minus muore strangolato dalla sua stessa mano d'argento per aver ceduto ad un moto di pietà nei confronti di Harry. Al momento della fuga Dobby, trafitto da un pugnale d'argento destinato ad Harry, gli muore poi tra le braccia (e questo...come farò a raccontarlo ad ArchieGoodwin! Potrebbe avere un mancamento).
Nel corso della battaglia di Hoghwarts che anticipa di poco l'epilogo muoiono Fred Wesley (sigh!), Remus Lupin, sua moglie Tonks, e persino il piccolo Colin Canon che pure come minorenne non avrebbe più dovuto trovarsi al castello. Poco oltre Molly Wesley, fuori di sè per la strage della sua famiglia, impegna Bellatrix Lestrange in un duello mortale e finalmete la annienta. Nel tentativo di uccidere Harry, che pure salva due volte la vita a Draco Malfoy, Tiger viene travolto dagli ingovernabili effetti del terribile incantesimo da lui stesso scatenato.
Ai margini della battaglia, a causa di un tragico fraintendimento che comunque contribuirà alla sua distruzione, Voldemort in persona taglia la gola a Severus Piton, pur essendo ancora convinto che egli faccia parte dei suoi sostenitori (qui il mancamento l'ho avuto IO...).
Infine, dopo una breve sosta nell'Aldilà durante la quale ha modo di chiarirsi (si fa per dire) con Silente, Harry Potter fa finalmente ciò che tutti quanti si aspettavano da lui: elimina Voldemort, servendosi di armi che il Signore Oscuro non è assolutamente in grado di comprendere, e quindi di stornare.
Dopo di che le cose cominciano gradualmente a riassestarsi, e la vita può di nuovo scorrere normale: l'epilogo, collocato diciannove anni dopo questi fatti, vede Harry e Ginny, Hermione e Ron adulti ormai sereni: genitori, tutori o amici di una nuova generazione di maghi che si preparano ad affollare la rinata Hoghwarts.
Potrebbe sembrare l'happy end di una soap opera (così l'ho sentita definire), a me però sembra piuttosto la giusta quiete dopo la brutta tempesta, l'arcobaleno dopo la pioggia. E' soltanto il momento di transizione esistenziale  tra un PRIMA fatto di sette romanzi che i fans hanno molto amato, e un DOPO che quegli stessi fans rimangono liberi di immaginarsi come vogliono.
Questo ennesimo tributo alla fantasia è forse l'ultimo ma non il minore tra i "doni" che il romanzo (del quale comunque tornerò a parlare) contiene per noi.

LadyJack || 15:54 || mercoledì, 16 gennaio 2008
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HARRY POTTER AND THE DEATHLY HALLOWS - SPOILER: MITOMANIE DI UN HACKER?

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Se ne parla in giro. Sarà una delle solite bufale. Riporto lo stralcio dal sito http://www.fantasymagazine.it:
L'antefatto
Un presunto pirata informatico, in arte Gabriel, avrebbe postato su un noto sito di hacker (insecure.org) tutti i segreti dell'ultimo romanzo di Harry Potter, compresi i nomi dei due personaggi che moriranno nelle ultime pagine. Secondo il ladro si è trattato di un gioco da ragazzi: sarebbe bastato mandare una mail infetta da un virus a un dipendente della casa editrice Bloomsbury: "E' stata la più semplice strategia d'attacco” — si legge nel messaggio — “E’ stupefacente vedere quanta gente all'interno della casa editrice  sia in possesso di copie e bozze di questo libro".  Il resto del post contiene motivazioni religiose: a convincerlo di portare avanti il suo piano sarebbe stata un affermazione dell'allora cardinale Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI), che considerava i libri del maghetto un'istigazione al neopaganesimo. Pertanto, lo spoiler sarebbe stato reso pubblico per rendere la lettura del prossimo libro “inutile e noiosa” e “per proteggere voi e le vostre famiglie”. Del resto anche il nickname scelto dal cracker sottende implicazioni ‘mistiche’, dal momento che, come noto, Gabriele è l’arcangelo messaggero che reca alla Vergine Maria la Parola del Signore. Il cracker in questione, firmandosi in cotanta maniera,  mostra dunque soffrire di un complesso narcisistico non indifferente, e nei contenuti intende evidentemente ergersi a ‘difensore della Fede’.

Ma veniamo anzitutto alla plausibilità dell’ ‘impresa’ dal punto di vista strettamente informatico: secondo i tecnici di Pc Tools, la ‘prodezza’ del cracker è teoricamente possibile. Ma il fatto che sia tecnicamente probabile non la rende automaticamente vera e a noi questo non bastava, così abbiamo interrogato il nostro esperto informatico, Silvio Sosio, il quale ci ha fornito qualche suggerimento in più, dichiarando: ” Il cracker non dà molti dettagli, ma mi pare plausibile. Nel senso che non spiega gran che e quindi non c'è molto da smontare. La sequenza (mail che ti fa cliccare, sito che ti fa scaricare un eseguibile truccato che dà all'attaccante la possibilità di prendere ‘possesso’ del computer) è abbastanza banale e piuttosto semplice, basta documentarsi un attimo. Ovviamente bisogna che il redattore sia così stupido da cliccare sul link, e che non abbia antivirus che lo avvisino che sta scaricando e poi eseguendo un programma potenzialmente ostile. Nel messaggio c'è un nome, milw0rm, che rappresenta un gruppo di cracker attivisti politici che hanno un sito dal quale si possono scaricare i sorgenti di virus e trojan di vario genere”. Non sfugga anzitutto, il fatto che, come sottolinea Sosio, i dettagli tecnici postati dal cracker sono vaghi, poiché, come si sa, meno si dice meno si incorre nel pericolo di tradirsi ed essere colti in fallo. Ma anche prendendo per oro colato il sistema descritto per violare i terminali di Bloomsbury,  pare possibile che, da un lato, la casa editrice prenda mille precauzioni per la sicurezza delle copie fisiche del libro, tenendole sotto custodia armata, facendo firmare accordi di segretezza a dipendenti e librai e poi non sicuri delle copie virtuali? Pare plausibile che il libro più desiderato del mondo giaccia nel pc di qualunque impiegato e che Bloomsbury non abbia messo in atto protezioni informatiche specifiche e che comunque sia così sprovveduta da non dotarsi nemmeno delle più elementari norme di sicurezza fornite da un semplice antivirus e da un firewall aggiornati? E che non abbia istruito i suoi dipendenti a usarli? A questo riguardo Sosio aggiunge: “Una precisazione tecnica, però:
1) trattandosi di un exploit via web, il firewall lascia passare le cose che passano via web;
2) gli antivirus bloccano virus e trojani conosciuti, ma non è escluso ovviamente che un cracker possa utilizzare trojani scritti o compilati ad hoc e quindi non individuabili”.
Benissimo, ammettiamo dunque che il signor Gabriel sia un piccolo genio hacker e abbia inventato un nuovo virus. Ma se voi foste il direttore di Bloomsbury, non avreste messo, piuttosto, un’unica copia del libro su cd, chiudendola quindi in una cara, vecchia cassaforte, accessibile solo tramite chiavi fisiche e/o combinazioni affidate a una memoria umana, anziché virtuale? Il cracker, inoltre, non parla solo di copie del libro ma anche di bozze (drafts): ora, perché mai la Rowling dovrebbe distribuire alla sua casa editrice le stesure provvisorie del proprio manoscritto?

ArchieGoodwin || 12:53 || domenica, 24 giugno 2007
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HARRY POTTER - vol.6

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J.K.Rowling non è in assoluto una grande scrittrice: è però una straordinaria tessitrice di trame ed un'eccellente creatrice di personaggi. Inoltre, se già non fosse autrice fantasy, il suo perfetto rigore per ciò che riguarda i particolari la renderebbe con ogni probabilità un'apprezzata giallista.
Tutte queste queste ottime qualità si ritrovano magnificate nel volume 6 di Harry Potter, forse il migliore della serie: il romanzo presenta di nuovo quella ben orchestrata complessità che già aveva caratterizzato il vol. 4, e soprattutto recupera quel "sense of humour" che più in generale aveva caratterizzato i primi quattro capitoli della saga. Dopo la parziale "delusione" del vol. 5, questa è una boccata di ossigeno molto positiva.
Interessante anche il fatto che ormai i ragazzi di Hogwarts stiano crescendo in fretta, non solo a causa di tutto ciò che devono affrontare nella loro militanza contro o pro Voldemort, ma anche per il naturale sviluppo che li coinvolge: in questo romanzo c'è ormai un turbinio di ormoni che di volta in volta può risultare buffo, intrigante, e persino commovente.
Ovviamente nella storia non mancano nemmeno gli eventi cupi e drammatici, e alcuni di essi sono davvero terribili (che ne dite di Harry e Draco che provano a lanciare Maledizioni Senza Perdono?!): eppure l'insieme è così interessante che non si vorrebbe rinunciare nemmeno ad una pagina. In ogni caso è inutile negare che l'episodio più tragico in assoluto - la morte di Silente - sia un gran brutto colpo per il lettore. Per me personalmente è stato anche peggio, non solo perché da sempre ho ammirato Silente (e come sarebbe potuto accadere il contrario?!), ma anche perché - ebbene sì, lo confesso - il mio personaggio preferito, tanto nei romanzi come nei film, è il professor Piton. Lo trovo affascinante nella sua apparente ambiguità, nella sua eleganza, nel mistero che lo circonda: da tempo morivo dalla voglia di verificare CHI realmente fosse Piton e QUALE ruolo rivestisse esattamente negli eventi della saga.
Sì, forse possiede una vena di perfidia, ma è anche un buon mago ed un abile occlumante: per tutto questo lo ammiro.
Ora però, dopo la tragedia, l'unica cosa che mi conforta è il non aver creduto nemmeno per un attimo che Severus Piton sia realmente responsabile dell'uccisione di Albus Silente.
Intendiamoci: non penso che la morte di Silente sia una finzione, anzi se così fosse rimarrei molto delusa: questa storia richiede un certo rigore, per cui un'onesta dipartita deve rimanere tale, e non seguire le deleterie tracce di qualche soap opera.
Del resto già nel vol. 1 proprio Silente affermava che la morte è solo un'altra grande avventura, per cui non trovo particolarmente sconvolgenti nemmeno tutte quelle "voci" che con sempre maggior insistenza parlano di una micidiale falcidia di personaggi alla fine del vol. 7 prossimo venturo. Insomma, la lotta contro Voldemort non è mica uno scherzo!
In relazione a Silente la questione mi sembra però un'altra: se il grande mago è morto in quel modo e in quel momento è solo perché lui stesso si è permesso di morire così. Probabilmente la cosa non era premeditata, anche perchè Silente non avrebbe mai lasciato volontariamente Harry a combattere da solo ma, date le circostanze, la sua scomparsa è stata giudicata necessaria per non distruggere in un attimo tutto ciò che era stato faticosamente congegnato allo scopo di combattere e vincere Voldemort. Ho l'impressione che in questo non facile meccanismo Piton sia stato - e continui ad essere - un ingranaggio fondamentale: e allora (I pray for it!), quando sul bastione della torre Silente lo implora, guardandolo negli occhi, "Severus... ti prego...", non vuole chiedergli di risparmiare la sua vita, ma esattamente il contrario. A dispetto dell'ostilità nutrita dallo stesso Harry, Silente si è sempre fidato di Piton, ed io mi dico che per questo deve avere avuto motivi inoppugnabili, anche se noi non li conosciamo ancora.
In definitiva, immaginate la difficoltà di suggerire a qualcuno "uccidimi" nelle circostanze in cui Silente lo fa con Piton... e poi immaginate lo stato d'animo (lo straordinario grado di amore e di obbedienza, ma anche il risentimento) di colui che si risolve ad eseguire con prontezza quell'ordine!
A parte il recupero del passato di Voldemort e di Piton, a parte i nuovi personaggi, a parte la faccenda (magnifica!) degli horcrux, a parte l'armadio di Montague, credo che un episodio come quello della torre sarebbe sufficiente già da solo per fare del vol. 6 un romanzo bellissimo.
Il vol. 7, che mi auguro non tardi troppo, sarà invece il romanzo più rapidamente letto in tutta la storia della letteratura mondiale.
E non sarebbe una cattiva idea fare uscire contemporaneamente tutte le edizioni dei vari Paesi: ma temo che non saremo così fortunati...

LadyJack || 14:18 || martedì, 05 giugno 2007
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HARRY POTTER - vol.5

Nella categoria : harry potter - Permalink

Dopo le meravigliose ed intricate complicazioni del vol.4, il vol.5 rischiava inevitabilmente di deludere un po'. In effetti non lo definirei il capitolo migliore della saga, ma una seconda lettura me lo ha fatto comunque rivalutare parecchio.
Ho così iniziato ad apprezzare quello che secondo me è il suo filo conduttore: la crisi puramente adolescenziale di Harry (il senso di inadeguatezza, l'ostilità per tutto e tutti, l'innamoramento) che va ad intrecciarsi con la più basilare crisi dovuta al ritorno di Voldemort, ovvero il suo destino di creatura eccezionale che va a sovrapporsi al suo normale destino di quindicenne.
Tutto ciò ovviamente non è molto divertente, e infatti ciò che manca di più nella storia, specialmente all'inizio, è quel senso dell'umorismo che faceva grande i primi quattro volumi.
E che dire della tetra magione dei Black in Grimauld Place? Pare il tributo di J.K.Rowling a tutti quei film horror che devono averla molto spaventata da bambina. Ci credo che Sirius la odia: vivere lì è come stare in una discarica di rifiuti gotici, e il ritratto di "mammina" è vagamente divertente solo se non lo si sente urlare sul serio.
Respirare polvere e malvagità non fa bene ai lettori come non fa bene ai personaggi; ma poichè al peggio non c'é mai fine, questa volta neppure il ritorno a scuola di Harry & C. è una cosa buona: ad Hogwarts arrivano i "nazisti", ovvero quel bieco ambiguo crudele emissario del Ministero che è Dolores Umbridge, e la situazione diventa orribile. In ogni caso il personaggio ha un suo fascino negativo: nel prossimo film la vedrei bene interpretata da Linda Hunt, corredata di vezzoso fiocco in testa.
Nel mezzo la storia, pur restando diversa dalle precedenti, innalza un po' il suo livello. Il mio momento preferito in assoluto è la fuga dei gemelli Weasley, un episodio memorabile e (finalmente!) spassoso. Ho sempre pensato che nei film Fred e George risultassero molto sacrificati, ma per fortuna nei romanzi la loro caratterizzazione non viene mai meno. Non piacerebbe anche a voi avere un po' di palude in un angolo di casa?
Poi però tutto torna oppressivo: la battaglia contro Voldemort e i suoi Mangiamorte, la profezia, e soprattutto la morte di Sirius... ogni cosa - compreso il colloquio finale ed esplicativo tra Silente ed Harry - ribadisce il senso di dramma imminente.
Insomma, anche nel vol.5 l'autrice continua a dimostrarsi bravissima per quanto riguarda la costruzione della trama e dei personaggi... ma per fortuna il vol.6 è poi infinitamente migliore!

LadyJack || 14:11 || martedì, 05 giugno 2007
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