
Ci sono pochi autori capaci di commuovere sino alle lacrime o di farti piegare in due dalle risate (e alla fine ti ritrovi in lacrime comunque... ); attualmente me ne vengono in mente solo due: Andrea Camilleri e Brendan O'Carroll.
Quest'ultimo è uno scrittore irlandese, classe 1955: sceneggiatore, giornalista, regista, attore teatrale, dalle nostre parti è noto soprattutto come autore della serie di romanzi dedicati ad Agnes Browne, la bella e tostissima irlandese della cui vita e delle cui avventure rigurgitano ben quattro romanzi. Il più recente, da noi uscito da poco, è "Agnes Browne ragazza", che pur essendo il quarto in ordine di pubblicazione, narrativamente costituisce il prequel degli altri tre.
Sono contenta di averlo letto, non solo perchè il romanzo è bello e divertente, ma anche perchè la recensione che lo riguarda mi fornisce l'occasione per parlare dell'intera saga: una delle cose migliori e più umane che io abba mai letto.
AGNES BROWNE RAGAZZA ("The Young Wan", 2003). Neri Pozza ed., 2009; trad. di Gaja Cenciarelli
Dublino, anni Cinquanta. Il romanzo inizia alla vigilia del matrimonio di Agnes (nata Agnes Reddin) con Rosso Browne.
Dietro la porta del povero ma dignitoso appartamento nel centro della città è appeso l'abito bianco con cui già si sono sposate la madre e la nonna: uno splendore, anche se lo strascico - originariamente lungo tre metri - è ora ben più corto. Nel tempo è servito per confezionare gli abitini di Battesimo tanto per Agnes quanto per sua sorella Dolly.
Al fianco di Agnes, la cui madre è ancora viva benchè scivolata in una tranquilla follia dopo la morte del marito, c'è la damigella d'onore, l'amica di sempre: l'ineffabile Marion. Per quanto Agnes è bella, flessuosa e bruna (la nonna paterna era spagnola), Marion è tozza e bruttina: eppure è lei ad essersi sposata per prima, senza perdere un grammo del suo energico buonumore, del suo incrollabile ottimismo e di quella tenace curiosità che già aveva fatto disperare le suore ai tempi della scuola.
Il lettore che abbia familiarità con la saga sa che Marion morirà di cancro di lì a meno di quindici anni: eppure la vitalità del personaggio è tale, che il dispiacere per la sua dipartita riesce ad essere accantonato.
Quasi lo stesso accade con Agnes, altrettanto intensa e vitale: il lettore affezionato conosce tutte le traversie della su vita adulta ma qui, tra queste pagine, rimane soprattutto affascinato dalla versione giovane del personaggio, dall'insieme dei particolari che - visti in retrospettiva - spiegano tante cose future.
Le radici di Agnes, del resto, sono piuttosto solide e la storia della sua famiglia si svolge in gran parte sullo sfondo delle lotte politiche che hanno insanguinato l'Irlanda sino a tempi abbastanza recenti. Agnes nasce alla metà degli anni Quranta, ma prima di lei c'erano state la Rivolta, l'opera e l'uccisione di Michaele Collins, le dure lotte sindacali che avevano causato non meno scontri e non meno morti.
Anche suo padre, Bosco Reddin, era un operaio ed un sindacalista; sua madre Connie invece era la figlia zitella del padrone della fonderia in cui Bosco lavorava. Il matrimonio con un proletario rompiscatole aveva significato per Connie l'ostracismo sociale e la perdita dei rapporti famigliari: il padre l'aveva diseredata, rifiutandosi poi di conoscere le nipotine. Ma il matrimonio dei Reddin era stato molto felice, almeno sino alla morte di Bosco, ucciso durante uno sciopero.
In seguito un'Agnes ancora adolescente aveva dovuto tenere tra le sue mani le redini della famiglia: prendersi cura della madre, sempre più anziana e svanita; prendersi cura della sorella minore, in apparenza destinata ad una precoce carriera criminale e ad un certo punto rinchiusa per furto in un carcere minorile; e intanto continuare ad andare a scuola, a vivere e a sognare.
Sì, perchè la caratteristica migliore di Agnes è proprio questa: la capacità di rimanere ancorata ai propri sogni. Per lei la vita sarà ardua, piena di gioie ma anche di enormi sacrifici, di duro lavoro e spesso di amarissime sconfitte: Agnes saprà affrontare tutto questo senza tirasi indietro, facendo ciò che c'è da fare e prendendo in genere le decisioni più giuste, non importa quanto difficili. Ma nemmeno per un momento, nei suoi cinquant'anni scarsi di vita, abbandonerà i sogni e le speranze per sè e per coloro che ama.
E' sempre piena di energia, a volte di umorismo, è testarda, un po' rozza, ha poca cultura e porta alla disperazione gli interlocutori più disponibili (alcuni dei quali dopo aver avuto a che fare con lei, hanno bisogno di un Valium... ), ma non è certo una donna leggera.
Sarà una gran madre e persino una nonna... questo romanzo però ce la mostra non ancora ventenne, impegnata sì nel lavoro (un banco di frutta e verdura al locale mercato) ma anche nei divertimenti tipici del tempo e dell'età: sono gli anni Cinquanta, nasce il rock'n'roll, e Marion trascina Agnes tra feste e sale da ballo.
Sarà lì che entrambe incontreranno i futuri mariti: il taciturno Tommo Monks per Marion, e il bell'ubriacone Rosso Browne per Agnes.
Rimasta presto incinta Agnes, dopo aver chiesto una bicicletta al posto dell'anello di fidanzamento, mette in cantiere l'inevitabile matrimonio con Rosso, il quale del resto non fa obiezioni.
Il romanzo, dopo aver assunto un largo andamento circolare, torna così al suo inizio.
Da par suo, per Agnes il giorno delle nozze non sarà un giorno privo di eventi collaterali: innanzitutto una licenza concessa alla carecrata Dolly si trasforma in occasione per far evadere la ragazza e farla emigrare in Canada. Il viaggio Oltreoceano sarebbe stato in realtà il sogno di Agnes che però, bloccata dalla sua situazione, vi rinuncia a favore della disastrata sorella: nel futuro, mentre Agnes continuerà a barcamenarsi nella natìa Irlanda, Dolly farà un ottimo matromonio e diventerà una tranquilla borghese, continuando a vivere felice in Canada, ben lontana dalle proprie origini.
E poi per Agnes c'è il problema del vestito: tutti sanno che è già incinta e sposarsi in bianco - come lei ostinatamente vuol fare - risulta contrario alle norme canoniche. Ma un vecchio debito di riconoscenza contratto dal prete con la famiglia Reddin farà sì che il matrimonio possa avvenire ugualmente.
Il prete responsabile di aver disobbedito rimane disoccupato, ma intanto Agnes può comparire nella chiesa di St. Jarlath in tutto lo straordinario splendore del suo storico abito bianco, suscitando l'ammirazione della folla lì convenuta per vedere come si sarebbe risolta la spinosa faccenda.
Comincia così la vita di Agnes come Agnes Browne: ma questo, appunto, è solo l'inizio.
GLI ALTRI ROMANZI
AGNES BROWNE MAMMA ("The Mammy", 1994). Neri Pozza ed., 2008; trad. di Gaja Cenciarelli
Si avvicina la fine degli anni Settanta: a soli trentaquattro anni, e con sette figli di varie età da mantenere, Agnes Browne rimane vedova. Dopo tredici anni di matrimonio Rosso non è un marito molto rimpianto: lavoratore pigro, ubriacone entusista, picchiava la moglie e non serviva a granchè. Finito il funerale (con un corteo "dislocato" degno de "La Coscienza di Zeno" e delle sue implicazioni psicologiche), Agnes si rituffa nella vita e nella necessità di crescere bene i suoi figli.
Ad un certo punto conosce Pierre, il pizzaiolo francese (sic!) che pur senza diventare mai suo marito sarà l'uomo più amato della vita. I ragazzi finiranno per considerarlo come il loro vero padre.
Ad Agnes piace la musica di Cliff Richards e nell'epilogo del romanzo - per una fortunosa serie di circostanze - riesce a realizzare l'assurdo sogno di ballare con lui.
I MARMOCCHI DI AGNES ("The Chisellers", 1995). Neri Pozza ed., 2008; trad. di Gaja Cenciarelli
Tre anni dopo la morte di Rosso, Agnes è ancora alle prese con la necessità di prendersi cura della sua numerosa prole. Ma i ragazzi iniziano a sottrarsi al controllo, a fidanzarsi, a trovare la propria strada umana e professionale.
Non per tutti si tratta di una strada buona: se il primogenito Mark è per Agnes un valido sostegno morale ed economico, il fratello Frankie diventa invece un punk simpatizzante neonazista, un piccolo delinquente che fugge a Londra e là muore di stenti, dopo un breve intermezzo di furti e droghe.
Intanto i Browne affrontano il doloroso distacco dal Jarro, il quartiere operaio nel centro di Dublino nel quale erano sempre vissuti: la riqualificazione urbana della zona li costringe all'emigrazione forzata nella periferica e "selvaggia" Finglas.
La corte di Pierre si fa più serrata, e alla fine Agnes gli cede (con grande soddisfazione di entrambi... ).
Malgrado la sua rapida degenerazione criminale, prima di morire Frankie riesce a compiere un'ultima azione che sarà molto utile alla sua lontana famiglia: ma nessuno di loro lo saprà mai.
AGNES BROWNE NONNA ("The Grannie", 1996). Neri Pozza ed., 2009; trad. di Gaja Cenciarelli
Nel corso del secondo romanzo Mark, il maggiore dei Browne, si era sposato: all'inizio del terzo romanzo nasce suo figlio Aaron, il primo nipotino per Agnes.
Tra la nostalgia per la mancanza del povero Frankie e il trauma di sentirsi chiamare nonna, Agnes non attraversa momenti particolarmente felici e in ogni caso ci sono sempre da considerare le preoccupazioni causatele dagli altri suoi figli.
In seguito Agnes acquisterà altri nipoti e Pierre, ispirato da alcune riviste, cercherà di fare di lei "un animale sessuale": il pover'uomo si scontrerà con l'energica reazione dell'amata, per la quale il massimo del sexy è un nuovo reggiseno Playtex, e non ci proverà mai più.
Gradualmente i ragazzi sistemano i casini delle rispettive vite, ed è quasi tutto a posto quando Agnes subisce improvvisamente l'ictus che se la porterà via.
Alle tre del pomeriggio del 6 dicembre 1992, a nemmeno cinquant'anni, Agnes Browne muore serenamente nel suo letto d'ospedale, circondata da tutti i suoi cari, per i quali lei era sempre stata la Mamma, così, con la "M" maiuscola.
E circondata dai suoi lettori, che non l'hanno amata di meno.
I FIGLI DI AGNES
Mark, è il primogenito. Dopo la morte di Rosso, a nemmeno quattordici anni, diventa lui il capofamiglia. Per fortuna di tutti quanti è buono, onesto, tenace e lavoratore.
Con l'aiuto di un mobiliere ebreo che lo prende a benvolere farà carriera e, una volta ereditata l'azienda, saprà farla crescere e prosperare con grande intelligenza.
Sposa la dolce sartina Betty, che gli dà il figlio Aaron. Betty, orfana di padre, era stata accompagnata all'altare da un Pierre grondante di orgoglio.
Frances, detto Frankie. Irrequieto e irresponsabile, prende una brutta strada.
Ancora giovanissimo muore a Londra di fame e di freddo, come un vagabondo. Per sua madre rimarrà comunque e per sempre "il piccolo Frankie", anche se prima di scappare le ha svaligaito l'appartamento.
Dermot e Simon, i gemelli. Il primo ha una certa inclinazione al crimine, ma in modo meno pericoloso e più creativo rispetto a Frankie. Tra alti e bassi si ritroverà con una ex ragazza morta per droga e un figlio (Cormac) da recuperare.
Dermot troverà poi la sua strada come autore di libri per bambini.
Simon invece è molto diverso: balbuziente e introverso, diventa uno stimato inserviente ospedaliero. Mette su famiglia con Fiona, che gli dà il figlio Thomas.
Rory, è gay. Da adolescente rischia di essere ucciso dalla banda naziskin di suo fratello Frankie; poi diventa un bravissimo parrucchiere e intreccia una relazione stabile con l'amico e socio Dino.
Malgrado gli atteggiamenti di Rory ed i suoi abiti (con predilezione per il rosso ciliegia... ), Agnes ignorerà per lungo tempo la reale condizione del figlio. Quando se ne renderà più o meno conto, ci passerà semplicemente sopra.
Cathy, l'unica femmina. Cresce dolce e senza paura, ha i suoi guai scolastici con le suore, poi diventa una bellezza bruna al pari della madre.
Con lieve scandalo dei Browne, sposa un poliziotto, che si rivela infine un marito dannoso e manesco. Cathy lo lascia, prendendo con sè la sua bambina, e in seguito diventa più felicemente la compagna di "Bomba" Bradley, storico amico ed ex complice di bravate di suo fratello Dermot.
Trevor, il più piccolo: all'inizio della storia ha solo tre anni.
Silenzioso ed introverso, manifesta uno straordinario talento per il disegno. Diventa infatti illustratore, fondando poi con la moglie Maria una piccola casa editrice che si avvale della preziosa collaborazione di suo fratello Dermot.
Malgrado nei romanzi, tra una cosa e l'altra, ci sia una certa abbondanza di bellissime storie d'amore, quella di cui sono protagonisti Trevor e Maria è una delle più gentili e poetiche.
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E' difficile dare un'idea esatta di quanto siano belli e divertenti questi romanzi perchè la saga è veramente densa di eventi e di personaggi; si può dire tuttavia che le storie finiscono per essere una riuscita mescolanza di pathos e di umorismo.
Ci si affeziona ai personaggi così come ci si affeziona ai luoghi: il Jarro, Il pub di Foley's, il mercato, la stessa città di Dublino.
L'autore usa storia, fantasia, e persino un pizzico di autobiografia. Nelle sue pagine molteplici sono gli intrecci, gli alti e bassi, le fortunose coincidenze e le strane circolarità: alla fine però i conti tornano perfettamente, escludendo in modo categorico noia o delusione.
E' vero, quella di Agnes Browne potrebbe sembrare in apparenza la tipica vicenda della povera vedova irlandese, cattolica, carica di figli, destinata a combattere con la vita come San Giorgio contro il Drago.
Eppure a me pare che in questi libri ci sia qualcosa di più: un'onestò di cuore e un'amabile scioltezza che fanno di Agnes Browne, dei suoi figli e del loro autore un gruppo interessante di gran bella gente.
I lavori di Neil Simon, commediografo statunitense nato nella seconda metà degli anni Venti, sono stati
spesso trasposti per il cinema; non di rado la sceneggiatura di quei film era poi opera dello stesso Simon.
Chi non ricorda pellicole come "A piedi nudi nel parco", "La strana coppia", "I ragazzi irresistibili" o "Il prigioniero della Seconda Strada"? Commedie umoristiche tipiche degli anni Sessanta e storie più introspettive appartenenti al periodo successivo, intrecci brillanti con picchi decisamente comici, personaggi normali, piccoli antieroi in perenne lotta contro le insidie della vita moderna o della sorte.
Sono film entrati a loro modo nella storia del cinema, arricchiti dal talento di attori "d'epoca" come Robert Redford, Jane Fonda, Walter Matthau o Jack Lemon... quel tipo di film che - come si dice con un pizzico di rimpianto - non si fanno più.
Ce n'è uno in particolare al quale mi sento molto legata, con l'affetto e la memoria: un gioiellino che dopo l'uscita nelle sale si caricò di premi grazie all'interpretazione di una delle sue attrici. Il film è "California Suite", e l'attrice è Maggie Smith.
CALIFORNIA SUITE (Columbia Pictures, 1978). Regia di Herbert Ross; sceneggiatura di Neil Simon, dalla sua omonima commedia del 1976. [ Distribuito in Italia da CEIAD ].
Per la sua partecipazione al film in un ruolo di attrice non protagonista, nel 1979 Maggie Smith vinse l'Oscar, il Golden Globe e il Kansas City Film Critics Circle Award.
Pur senza essere un vero e proprio film ad episodi, "California Suite" riesce comunque ad intrecciare cinque storie di altrettante coppie che alla vigilia della consegna degli Oscar si ritrovano ad occupare alcune stanze nello stesso Hotel di Los Angeles.
Da un punto di vista pratico la maggior parte delle storie si mantengono indipendenti le une dalle altre: l'unica cosa che le accomuna davvero è il luogo ove si svolgono, un Hotel di lusso (ma senza nome) in quella città adrenalinica e un po' isterica che è Los Angeles.
Analizzate meglio risultano però storie che hanno in comune anche qualcosa di più profondo: ciascuna a suo modo, sono tutte storie di piccole o grandi sconfitte a cui i personaggi reagiscono (e sopravvivino) in maniera diversa. Alcune più divertenti, altre semplicemente umane, tutte dotate di un certo significato.
C'è la storia di Bill e Hannah Warren (Alan Alda e Jane Fonda): sono divorziati e non si vedono da nove anni, ma lei è volata in California dove vive lui per recuperare la figlia diciassettenne Jenny, fuggita da New York (con i propri risparmi!) ed evidentemente molto scontenta del rapporto con la madre.
Hannah è un'intellettuale, una giornalista, una donna dura che copre con il sarcasmo le proprie paura. Bill dopo il divorzio è molto più rilassato, ringiovanito, persino preoccupato per la propria salute: la California gli fa bene, e tutto sommato lui pensa che potrebbe far bene anche a Jenny.
Alla fine di una stressante giornata costellata di caustiche battute e illuminata a sorpresa da affetti riscoperti, Hannah si convince a lasciare Jenny con il padre: supera la propria intansigenza e il proprio dolore per il bene della figlia. Capisce che ora deve continuare a vivere con lei lontana, anche se la California le sembra un posto davvero pessimo in cui crescere!
Nel frattempo sono sbarcate all'Hotel dove Hannah ha occupato una stanza anche due coppie di colore: i dottori Willis Panama (Bill Cosby) e Chauncey Gump (Richard Pryor) con le rispettive consorti. I due sono amici, lavorano nello stesso ospedale ed ora stanno concludendo a Los Angeles una vacanza che hanno passato insieme.
Il loro soggiorno è costellato da un'incredibile serie di disavventure e incidenti che ad un certo punto sfociano in aperta ostilità: una disgraziata partita a tennis finisce per diventare il catalizzatore di rancori sopiti e reciproche accuse. Finisce in rissa, ma quando i quattro - malconci e incerottati - salgono sull'aereo che li riporterà a casa, tutto sommato sono tornati amici, ancora disposti a sopportarsi a vicenda.
Un po' peggio invece rischia di andare per un altro personaggio: Marvin Michaels (Walter Matthau), giunto a Los Angeles per presenziare alla cresima di un nipote.
Marvin e sua moglie Millie (Elaine May) evitano sempre di volare insieme, in modo che - in caso di incidente aereo - i loro figli non si ritrovino orfani di entrambi i genitori. Millie quindi arriverà il mattino successivo.
In sua assenza fa compagnia a Marvin il fratello Henry, un erotomane di mezza età che dopo cena, pensando di fare una cosa utile e divertente, spedisce in camera dello stesso Marvin una giovane squillo per allietargli la nottata di solitudine.
Il povero Marvin fronteggia male la sorperesa, ma cede. In realtà il mattino dopo, con i postumi di una brutta sbronza, non ricorda quasi niente; la ragazza però, decisamente ancor più ubriaca, è ancora nel suo letto e non accenna minimamente a svegliarsi. Arriva Millie e Marvin cerca di fare l'impossibile per nasconderle l'imbarazzante presenza, alla fine però è costretto a confessare.
Millie la prende abbastanza bene: è incazzata nera ma decide di comportarsi dignitosamente e di "dimenticare" l'accaduto. Intanto però si vendica prosciugando la carta di credito del marito in abiti e cure estetiche: alla festa sarà bellissima ed elegante come forse non era mai stata. Dulcis in fundo: per recarsi alla festa, dato che sono in ritardo, Millie costringe un imbarazzato Marvin a dividere il taxi con la simpatica squillo, finalmente sveglia.
In questa parte del film ho sempre apprezzato molto la partecipazione di Elaine May, caratterista relativamente famosa che presta a Millie le sue sembianze apparentemente scialbe e dimesse. Come direbbe Camilleri, ha proprio la faccia che dovrebbe avere una moglie... ma (aggiungo io) possiede anche la fermezza e la simpatia di una gran donna.
Sin qui, quattro storie amene e interessanti. Ma la mia preferita, quella per cui cerco di rivedere il film ogni volta che passa in TV, è la quinta (che poi sarebbe in realtà la prima e ultima, la storia con cui il film si apre e si chiude). Si tratta di un episodio interpretato da Maggie Smith e Michael Caine, che tra passato e presente sono forse i miei attori più amati in assoluto, ma si tratta anche di una storia buffa, tenera e agrodolce che già da sola varrebbe la visione per chiunque.
Nei panni di Diana Barrie, Maggie Smith è entrata nella storia del cinema come la prima ed unica attrice a vincere un Oscar per aver interpretato il ruolo di un'attrice che l'Oscar NON lo vince.
Nei panni di Sidney Cochran, Michael Caine ha invece affrontato una delle tre interpretazioni di un personaggio gay riscontrabili nella sua lunghissima carriera. (Maggie e Michael in ogni caso torneranno ad essere "sposati" anche in "Amori e Ripicche" ovvero "Curtain Call", un film del 1999).
In "California Suite" i due sono coniugi londinesi che approdano a Los Angeles perchè lei, affermata e famosissima attrice, è candidata all'Oscar. Diana Barrie in realtà è una grande attrice teatrale, capace (come il personaggio che si trova in uno dei romanzi di Rex Stout!) di recitare tanto Shakespeare quanto Ibsen, ma il premio potrebbe conquistarlo per "Niente Curve a Sinistra", uno stupido film comico interpretato al fianco di James Coburn (che nel ruolo di se stesso fa un divertito cameo).
Sidney Cochran invece è solo un antiquario; esiste all'ombra della celebre moglie e la cosa pare non turbarlo affatto.
Come quasi tutto il resto del film, anche questa parte vive di battute ora aspre ora brillanti, tanto più riuscite quanto più sorprendenti: e il meglio della vicenda consiste appunto nel fatto che solo gradualmente lo spettatore è messo in grado di cogliere la natura profonda del rapporto tra Diana e Sidney.
Lei ostenta indifferenza, in realtà fibrilla e forse vincere non le dispiacerebbe affatto; dopo un po' però si inizia a comprendere che il suo nervosismo, il suo sarcasmo e la sua saltuaria cattiveria hanno ben poco a che fare con il premio e il noioso contorno. Diana è una donna frustrata e profondamente infelice: lei e Sidney hanno un matrimonio agiato e brillante che dura ormai da dodici anni, ma che è anche un'enorme e comoda finzione: Diana si appoggia umanamente a Sidney, capace di assecondarla senza essere servile, e in cambio lei lo lascia libero di vivere - con grande discrezione - la propria omossessualità.
Il problema consiste nel fatto che Diana è perdutamente innamorata di Sidney; anche lui l'ama, a suo
modo, però non è in grado di offrirle tutto ciò di cui lei avrebbe bisogno.
Qualche occasionale "gin & tonic" serve solo a rappezzare una situazione che per Diana si va facendo difficoltosa.
Le cose non migliorano quando l'Oscar le sfugge: la mancata vittoria in sè non è importante ma diventa elemento scatenante di una crisi che potrebbe trasformarsi in tragedia se Diana e Sidney non fossero quegli ineffabili personaggi che in effetti sono. Lei muta la rabbia e il dolore represso in un'accorata richiesta d'aiuto alla quale lui per una volta risponde sino in fondo: i due si parlano apertamente come non facevano da tempo e alla fine Diana avrà una tenera notte d'amore californiano, come se il suo matrimonio fosse un matrimonio vero.
Il giorno seguente, ripartiti alla volta di Londra, Diana e Sidney tornano ad "interpretare" se stessi: caustici o imperturbabili, a seconda delle circostanze, perfettamente consapevoli dei limiti imposti alla loro convivenza, e di nuovo disposti ad accettarli. Forse non proprio felici, ma nemmeno più infelici rispetto alla media dei normali esseri umani.
- Limitarsi a dire che in questo film Maggie Smith e Michael Caine sono perfetti non rende ancora sufficiente giustizia al loro talento. Stanno benissimo insieme e lo spettatore arriva ad amarli entrambi allo stesso modo, con le loro dolci debolezze ed i loro isterismi soavi.
Nota a margine:
- Forse risponde a verità che la California sia un luogo intellettualmente piuttosto discutibile, però ci sarebbe lo stesso da farci un pansierino. Se non altro, per motivi climatici: il film comprende la cerimonia degli Oscar, dunque è solo la fine di marzo... eppure Hannah Warren riesce a fare un bagno nell'Oceano, e indossa un bikini!
SIGNORE E SIGNORI ("Talking Heads", I, 1998), di Alan Bennett [ Adelphi ed., 2004, 2009; trad. di Davide Tortorella ]
Il mio rapporto con Alan Bennett è controverso. Si tratta di uno dei grandi nomi della scena letteraria e teatrale inglese, ma spesso il suo umorismo - e volte anche la sua cattiveria - mi sembrano così sottili da risultare faticosi.
La pièce da me preferita è senz'altro "La Cerimonia del Massaggio", quella in cui un compunto e affollatissimo funarale si trasforma in un caustico gioco della verità.
Il suo più recente romanzo "La Sovrana Lettrice" in cui un'amabile Regina Elisabetta scopre le gioie della lettura, va invece letto almeno due volte per essere apprezzato in pieno.
Ecco, Alan Bennett è un autore che mi fa questo effetto: devo pensarci su prima di capire bene ciò che ha scritto, prima di riderne, sorriderne, o di provare qualunque altra emozione. Bisogna anche dire che molte delle sue cose sono state composte per essere recitate, in teatro o in TV, e probabilmente anche questo ha un suo peso perchè un buon interprete potrebbe rendere un ottimo servizio addirittura ad un testo mediocre, e i testi di Alan Bennett mediocri non lo sono affatto.
Il volume che in Italia è stato intitolato "Signore e Signori" raccoglie alcuni monologhi originariamente destinati alla TV e in parte diretti e realizzati dallo stesso Bennett; non credo ne esista una versione italiana al di fuori - appunto - di quella letteraria ed è un peccato, perchè alcuni mi sarebbe proprio piaciuto vederli.
Una donna come tante
Anteriore ripetto agli altri e originariamente non compreso in questa raccolta, è il monologo più triste in assoluto, quello in cui non c'è proprio niente da ridere.
A parlare è Peggy Schofield, una noiosissima donna di mezza età la cui vita è tutta concentrata nel lavoro d'ufficio. Ma un brutto giorno il suo "caro piccolo tran-tran se ne è andato a carte quarantotto" e la povera Peggy si spegne in ospedale, vittima di un tumore allo stomaco.
Una patatina nello zucchero
Il quarantenne Graham ha qualche problema mentale e vive con l'anziana svampitissima madre. L'improvvisa ricomparsa di un antico spasimante di lei mette in pericolo il mènage famigliare, ma poi la vecchia signora rientra nei ranghi.
Una donna di lettere
Miss Irene Ruddock è una zitella di mezza età che riempie il proprio tempo scrivendo lettere di denuncia e protesta su tutto e su tutti. Si crede una paladina dell'umana civiltà, invece è solo una rompiscatole il cui zelo - tanto per citare una delle sue imprese - ha provocato l'esaurimento nervoso di un venditore di leccalecca da lei accusato di pedofilia in base a labili (ed erratissimi) indizi.
Il suo "hobby" finisce per condurla in galera, dove scopre un mondo tutto nuovo e in sostanza per lei - amante dell'ordine e dell'attivismo - molto soddisfacente.
La sua grande occasione
Lesley è un'aspirante attrice trentenne. Si sente molto impegnata e professionale, in realtà è solo un'attricetta di serie Z, le cui grandi performances si riducono a comparsate, meglio se in versione discinta (la fanciulla vanta un 95 di giro-seno... ).
Ostinatamente vorrebbe curare al massimo anche il suo personaggio più marginale; finise per girare uno scalcinato e stupidissimo film che verrà probabilmente distribuito in Germania e in Turchia. Ad uno sguardo esterno risulta tanto patetica... ma lei è contenta lo stesso perchè sente di aver "dato" il meglio di sè, arricchendosi in esperienza.
In trincea
Rimasta vedova, la sessantenne Muriel ha modo di esercitare al massimo il proprio carattere assennato, vivace ed ottimista. Assediata da opere benefiche che si disputano gli averi del defunto, imbrogliata dal figlio Giles che le fa fuori il patrimonio, angustiata dalla necessità di ricoverare in clinica psichiatrica la figlia Margaret (i cui problemi, all'insaputa della stessa Muriel, sono stati originati dal malsano rapporto con il padre), alla fine a Muriel rimane una vita dimessa e spartana della quale rifiuta di riconoscere la tragicità.
Una fetta biscottata sotto il divano
L'anziana Doris, maniaca della pulizia, ormai sempre più in predicato di essere traferita in un Istituto a causa delle precarie condizioni di salute, approfitta di un incidente domestico per lasciarsi morire ed evitare così il disastro.
A detta dello stesso Bennett, in alcune parole di commento, Doris è l'unica che "mangia la foglia e capisce che non ha scampo"; tuttavia anche lei ignora molte cose.
Un letto fra le lenticchie

E' il monologo migliore e più divertente della serie; mi piace moltissimo e confesso che uno dei motivi che mi hanno indotto a pubblicare la presente recensione è stata la possibilità di inserirvi la foto di Maggie Smith che compare sulla copertina del libro. La grande donna fu interprete del monologo verso la fine degli anni Novanta e sinceramente non riesco ad immaginare nessun'altra più adatta di lei a rivestire i panni della magra e nervosa Susan, moglie alcolizzata di un vicario anglicano.
Susan è una donna intrappolata dal ruolo pubbico che dovrebbe rivestire: agnostica, ha sposato un uomo di Chiesa; negata come casalinga e come decoratrice di altari, non è di alcuna utilità nè a se stessa nè alla carriera del marito; cinica e sarcastica quanto basta, ha idee molto personali su Gesù e sopporta a fatica quello che lei chiama il "fan club di Geoffrey", ovvero il gruppuscolo di parrocchiani che circondano il vicario e pendono dalle sue labbra.
Per ovviare ai problemi Susan beve a tutto spiano e intreccia un rapporto sessualmente molto soddisfacente con Mr Ramesh, il bel droghiere indiano a cui un giorno è stata condotta dalla sua costante - e sempre più lontana da casa -. ricerca di una bottiglia.
In realtà quasi tutti sanno che Susan beve; Geoffrey però lo scopre soltanto il giorno in cui è costretto ad amministrare la Comunione con sciroppo per la tosse anzichè con vino rosso perchè la riserva di quest'ultimo è stranamente esaurita.
E' dietro consiglio di Ramesh che Susan si decide ad entrare all'Anonima Alcolisti, ma il suo distacco dalla bottiglia viene salutato da Geoffrey e dal fan club come un miracolo per il quale avevano molto pregato. Susan diventa così un fiore all'occhiello da esibire, l'incarnazione della Preghiera Esaudita, il trionfo dell'amore: la sua vicenda finisce per essere utile persino alla carriera di Geoffrey, che ormai viene visto come un uomo "con l'esperienza della compassione, qualcuno che ha guardato in faccia la vita".
Mentre Ramesh torna in Patria per impalmare la fidanzata quattordicenne, Susan alla quale non è mai piaciuto andare in chiesa, si ritrova a frequentarne "due" - la parrocchia e l'AA - e un po' rassegnata, ma anche confermata nelle proprie convinzioni, si dice che "Geoffrey lo chiamerebbe il meraviglioso mistero di Dio".
NEW TRICKS
"New Tricks" è una deliziosa serie poliziesca prodotta dalla BBC, trasmessa anche in Italia da LA7: per noi attualmente è in riprogrammazione la Prima Stagione, risalente al 2004, ma nel recente passato si era già arrivati almeno alla Seconda.
Nel Regno Unito la serie debuttò il 27 marzo 2003; nel 2008 è stata trasmessa la Quinta Stagione e dato il successo crescente, per il 2009 ne è stata commissionata una sesta: mi auguro vivamente che tutta questa roba raggiunga anche noi perchè la serie - a metà fra il dramma e la commedia - merita alla grande di essere vista e apprezzata.
Il titolo NEW TRICKS deriva indirettamente dal detto anglosassone "The old dog doesn't need new tricks" (forse attraverso la versione adattata "New Tricks for Old Foxes", che fa dei personaggi qualcosa di simile a "vecchi marpioni"... ) ed è particolarmente appropriato dato cha la serie narra le avventure di una piccola ed eccentrica squadra di investigatori decisamente avanti con gli anni e di fatto già pensionati. Sostanzialmente la UCOS (Unsolved Crime and Opened Case Squad) è stata formata in seno al Dipartimento di Polizia londinese con il preciso scopo di occuparsi di vecchi casi irrisolti o rimasti in sospeso, ed i suoi membri sono tutti ex poliziotti che ora - come civili - continuano a mettere a frutto la loro esperienza, e in fondo anche il loro amore per la Giustizia.
Esistono altre serie TV ispirate allo stesso concetto: tra le più recenti c'è ad esempio l'americana "Cold Cases" prodotta dalla CBS, dove la squadra protagonista riprende in mano vecchi casi la cui soluzione sembra ormai al di fuori della portata - e forse anche dell'interesse - dei più. "New Tricks" però si distingue nel panorama generale del poliziesco soprattutto grazie allo spirito particolare che anima le sue storie e all'amabile eccentricità dei suoi personaggi. Le trame possono essere più o meno interessanti e coinvolgenti a seconda degli episodi e degli argomenti trattati, ma ciò che non viene mai meno è quel sano umorismo che riesce ad infiltrarsi anche nei momenti più improbabili, alleggerendo il dramma pur senza togliergli nulla in quanto a dignità.
Per le vittime vecchie e nuove del crimine c'è sempre, da parte della UCOS, un grande rispetto e il lavoro da fare viene immancabilmente impostato tenendo conto di quanto possa costare in termini umani riaprire vecchie ferite e rivangare tragedie semisepolte (ma anche quale sollievo possa portare ai vivi e ai morti il raggiungimento delle verità). In parallelo a questo aspetto diciamo così "ufficiale" c'è però quello che va considerato come il vero punto di forza del programma, ovvero i quattro personaggi principali, le cui vicende private e professionali si inseriscono nella trama a livelli spesso inestricabili. Data l'età, ciascuno dei membri della UCOS ha alle spalle un lungo passato che diventa parte integrante dell'atteggiamento nei confronti dei colleghi e delle stesse indagini che devono essere affrontate: e poichè i quattro sono caratterizzati da particolarità e stranezze che li rendono davvero unici ed impagabili, è facile immaginare quale vasto panorama di possibilità si apra sotto la penna degli sceneggiatori e davanti agli occhi degli spettatori.
Personalmente, confesso che non riesco a decidere quale possa essere il mio personaggio preferito in assoluto perchè ciascuno dei quattro ha molto di buono e di simpatico.
Le vicende attraversano momenti ora intensamente emotivi ora biecamente comici... e forse alla fin fine è più facile - ma anche più giusto - affermare che il tutto va preso in blocco così com'è: godendosi gli alti e i bassi di un eccentrico ma interessante divertimento.
I PERSONAGGI
SANDRA PULLMAN, sovrintendente [ interpretata da Amanda Redman ]
E' il capo dell'unità UCOS ed è l'unica ad aver mantenuto il suo status di ufficiale di polizia: i suoi tre sottoposti hanno invece uno status di collaboratori civili. Malgrado la non verdissima età Sandra è ancora una donna molto bella e vitale, non di rado in grado di attrarre uomini ben pià giovani di lei. Ma la sua vita sentimentale è un disastro: fra passato e presente ha collezionato una serie impressionante di relazioni fallite - in genere con uomini già sposati - e di delusioni.
In parte è il suo stesso carattere ad aver pesato negativamente: Sandra è sempre stata ambiziosa, energica, aggressiva, impegata in una rapida carriera che non ha lasciato spazio per nient'altro. Figlia di un ufficiale di polizia, Sandra nel corso della serie scopre anche qualche spiacevole segreto famigliare che non fa che inasprire il suo rapporto con la realtà; frequenta assiduamente - e direi con scarso successo - un'analista alla quale è molto affezionata.
A volte manifesta uno scarsissimo rispetto per le regole.
Le piacciono le cose belle ed è in grado di apprezzarle, benchè l'eleganza pura non faccia parte del suo stile. Verso i suoi uomini - che un po' la temono ma che imparano a volerle bene e a preoccuparsi per lei - ha inizialmente un attegiamento rigido che poi si stempera in qualcosa di molto simile all'amicizia: non è raro, da un certo punto in avanti, vedere i quattro che tutti insieme si godono un bicchiere di birra al pub.
E se vi state chiedendo come mai questo bel campione di poliziotta sia finita a guidare una scalcinata squadra di dubbia reputazione (perchè è così che la UCOS viene percepita nelle alte sfere), sappiate che la sua carriera è stata frenata e danneggiata dall'aver accidentalmente sparato ad un cane durante un'azione di liberazione di un ostaggio (sic!).
JOHN ALAN "JACK" HALFORD, ex sovrintendente [ interpretato da James Bolam ]
E' un vero signore, nel senso più alto ed antiquato del termine: onesto, pacato, seriamente interessato ai colleghi che in lui - più o meno consapevolmente - trovano un appoggio e un punto di riferimento. E' stato il superiore di Sandra nella Squadra Omicidi ed ora è un po' il suo braccio destro o meglio, è l'elemento che riesce ad equilibrare dall'interno quell'eterogeneo gruppo che è la UCOS.
Jack ha lasciato la polizia verso la fine degli anni Ottanta, in seguito alla tragica morte dell'amatissima moglie Mary, perita in un incidente stradale il cui responsabile non è mai stato identificato (ma nel corso della serie la vicenda avrà degli sviluppi e un colpevole salterà fuori... con altre spiacevoli conseguenze).
Anche se la morte di Mary costituisce un preciso spartiacque nella sua vita, Jack continua ad essere legatissimo alla moglie: non tanto al suo ricordo, quanto piuttosto a LEI come persona. Spesso le parla come se fosse presente, le spiega le sue idee e le chiede consiglio; a volte ci litiga addirittura se quella parte di coscienza che lui identifica ancora con la donna amata non gli risponde adeguatamente.
Nel giardino di casa Jack ha una semplice targa commemorativa sotto la quale riposano le ceneri di Mary, e lì attorno lui passeggia, cura i fiori o gioca a golf. Intendiamoci: Jack prova un dolore profondo ed è perfettamente consapevole della morte della moglie, ma l'ha amata così tanto che ne rifiuta l'assenza. E se proprio deve farci i conti, desidera farlo a suo modo, con tranquillità.
Su questo nessuno degli altri ha nulla da ridire.
GERALD "GERRY" STANDING, ex sergente [ interpretato da Dennis Waterman ]
Ai sui tempi è stato un gran poliziotto, ma lo ha danneggiato l'abitudine di non saper mantenere le giuste distanze dai criminali. Infatti su di lui sono circolate voci di corruzione, e il suo brutto carattere ha fatto il resto: un occhio nero procurato ad un diretto superiore lo ha fatto espellere dal Corpo. In realtà Gerry è onesto e non ha mai commesso gravi irregolarità; però è irritabile, menefreghista, nonchè appassionato scommettitore sulle corse ippiche: e tutto ciò non aiuta a renderlo universalmente simpatico e ben accetto. Persino Sandra all'inizio non lo sopporta: poi i due sviluppano un reciproco e più che giustificato rispetto.
Gerry si è unito alla UCOS soprattutto per ragioni economiche: aveva - e continua ad avere - problemi di soldi, un po' a causa delle scommesse, un po' a causa di tutti gli alimenti di cui deve farsi carico. Sposato e divorziato tre volte, ha avuto una figlia da ciascun matrimonio e la maggiore (mammina single) lo rende pure nonno nel corso della Prima Stagione.
A suo dubbio onore bisogna ammettere che i rapporti di Gerry con le ex mogli sono rimasti eccellenti: non di rado tutti quanti si ritrovano per cenare e chiacchierare amichevolemente. E Gerry - per il quale malgrado l'età ogni lasciata è ancora persa - non disdegna a volte di ritentare qualche avance.
Professionalmente Gerry non nutre una grande passione per le regole, ma in genere fa in modo di rivestire il proprio operato con un rispetto almeno apparente: anche perchè in caso contrario dovrebbe vedersela con Sandra, i cui furori possono davvero essere temibili.
BRIAN LANE, ex ispettore [ interpretato da Alun Armstrong ]
Tra i membri della UCOS è il più strano ed eccentrico, ma anche il più dolcemente inetto. Unisce una grande intelligenza ed una spaventosa (ma utile) memoria ad una preoccupante fragilità emotiva e psichica, tanto che gli altri tre, mentre ne ammirano le qualità, finiscono per sentirsi molto prottettivi nei suoi confronti.
La crisi di Brian e il suo abbandono della Polizia hanno origine in una tragica vicenda: la morte di un prigioniero posto sotto la sua custodia. I sensi di colpa lo hanno portato all'alcol, a disturbi psichici ossessivi (tra cui la convinzione di essere vittima di una congiura) e ad una asocialità patologica. Nel corso del tempo le cure ed i medicinali riportano Brian ad uno stato un po' più simile alla normalità, tuttavia per lui le cose non potranno mai più essere facili.
Nè lo sono per sua moglie Esther, che ad un certo punto lo lascia (portandosi via pure il cane) ma poi torna, commossa da Brian stesso che per una volta manifesta sentimenti ed emozioni, inginocchiandosi addirittura sotto le sue fineste, pregandola di non abbandonarlo... e di restituirgli il suo cane!
In realtà i due si amano, benchè più con abitudine che con passione, ed Esther sa che Brian ha bisogno di lei: è rasseganta e le va bene così (almeno all'inizio della serie).
Per l'attività della UCOS le qualità professionali di Brian sono fondamentali: lui è capace di "vedere" e ricordare cose alle quali gli altri non penserebbero nemmeno. Lo stress però lo danneggia in maniera strisciante giorno dopo giorno, e verso la fine della Quinta Stagione ciò avrà gravi conseguenze.
LE STORIE
L'ambientazione della serie è del tutto contemporanea; la città che fa da sfondo è una Londra un po' periferica, lontana dagli itinerari turistici più consueti ma ugualente caratteristica e riconoscibile.
Le trame dei vari episodi uniscono, come ho detto, elementi che appartengono alla vita privata dei personaggi con elementi esterni che costituiscono di volta in volta l'oggetto e l'ossatura dell'indagine.
L'omicidio non cade in prescrizione, per cui i casi di cui in maggioranza si occupa la UCOS possono avere origini anche molto lontane nel tempo, tanto che spesso la squadra deve fare i conti con l'assenza di testimoni o addirittura di presunti colpevoli, ormai morti o comunque irreperibili.
I casi affidati alla UCOS possono tornare attuali per i motivi più diversi: perchè viene ritrovata una vecchia arma del delitto, perchè si trova finalmente un corpo scomparso, perchè qualcuno improvvisamente si interessa di vecchie faccende, perchè qualcuno che era stato creduto colpevole si dimostra invece innocente.
Oppure perchè c'è sotto qualcosa di più personale: a volte Sandra e i suoi tornano in contatto con casi già affrontati... e in almeno una occasione Gerry fa in modo di aprire un'indagine seria per ripagare un debito di gioco che non potrebbe onorare altrimenti. Quando si dice "unire l'utile al dilettevole"... (ma ciò è MOLTO tipico di Gerry!).
CURIOSITA'
- Il tema musicale della serie (sigla di apertura e chiusura) è un'allegra canzoncina intitolata "It's Alright", scritta da Mike Moran.
La canta Dennis Waterman, che nella serie interpreta Gerry Standing.
- Il personaggio di Esther Lane, l'estenuata moglie di Brian, è interpretato da Susan Jameson, che nella realtà è la moglie di James Bolam (l'inconsolabile vedovo Jack Halford).
- Nella Terza Stagione (e successivamente anche nella Quarta e nella Quinta) compare il personaggio di Emily Standing, una giovane poliziotta che afferma ed è convinta di essere figlia naturale di Gerry. Ciò non corrisponde a verità, anche se per lungo tempo lo stesso Gerry continuerà a lasciargielo credere.
Il personaggio di Emily è interpretato da Hannah Waterman che nella realtà è la vera figlia di Dennis Waterman (alias Gerry).
- Uno dei creatori della serie, Roy Mitchell, è un grande tifoso della squadra di calcio West Bromwich Albion, per cui moltissimi personaggi della Prima Satgione portano il nome di calciatori che giocano - o hanno giocato - nella squadra stessa.

SITO UFFICIALE
http://www.bbc.co.uk/drama/newtricks
La nostra ormai beniamina, Georgette Heyer, continua a dilettarci con i suoi romanzi polizieschi in salsa rosa. Per dare maggiormente l'idea di che cosa sia lo humour di questa scrittrice, vissuta dal 1902 al 1974 e di come ella sia stata una maestra dei dialoghi nonsense, ho pensato di estrarre un brano dal libro in questione:
Ermyntrude trasalì. − Alexis! Mi ero dimenticata di lui. Questo dimostra in che stato siano i miei nervi! − disse con le lacrime agli occhi. − E io che volevo che fosse tutto così bello… un vero e proprio quadretto sulla vita nella campagna inglese! Mary, sai bene quanto avessi brigato per l’arrivo di Alexis mentre Wally si comportava nel modo più orrendo possibile. E come se non fosse bastato quello, è andato addirittura a farsi ammazzare! Cosa penserà mai Alexis?
− Ah! − esclamò l’ispettore. − Quindi al signor Carter questo gentiluomo straniero non piaceva?
− Oh, non so se gli piacesse o no, ma se vuole sapere come la penso io, credo che l’avrebbe apprezzato molto se non fosse stato per quella stupida storia del cane. In qualche modo, la cosa l’aveva messo contro Alexis.
− La storia del cane? − ripeté l’ispettore, cercando di seguire i vaneggiamenti di Ermyntrude.
Hugh, che era rimasto ad ascoltare quel discorso come in trance, incrociò per un attimo lo sguardo di Mary.
− Zia Ermy, la cosa non può certo interessare l’ispettore − disse Mary. − Non c’entra niente con questa indagine.
− Non ne sarei così sicuro, signorina − disse l’ispettore, cupo. − Se c’è stata qualche discussione sul cane o se magari quella povera bestia è stata maltrattata dall’ospite e il signor Carter se l’è presa, come me la sarei presa io, il fatto potrebbe avere rilevanza, perché sappiamo tutti quanto gli stranieri siano suscettibili e si offendano anche quando non c’è alcuna ragione. Badi bene, non voglio dire che…
− Ma lei è matto! − esclamò Ermyntrude, smettendo all’improvviso di piangere. Adesso sembrava stupefatta. − Chi ha mai detto che c’è stata una discussione per il cane? Che idea!
− Lei ha frainteso quello che voleva dire la signora Carter − intervenne Mary. − Il nostro ospite è un principe, e sfortunatamente lo spaniel di mio cugino si chiama Principe. Secondo mio cugino, la cosa poteva suonare un po’ imbarazzante. − la ragazza notò sul volto dell’ispettore un’espressione stupita, così aggiunse in tono disperato: − Per il fatto che avevano entrambi lo stesso nome, voglio dire.
Hugh si strinse il labbro inferiore tra i denti e si obbligò a fissare il muro davanti a sé.
L’ispettore era chiaramente scosso. Lanciò un’occhiata dura a Mary e disse in tono severo: − Sono costretto a dirle, signorina, che questo per me non ha il minimo senso.
− No, certo, è tutto molto stupido e banale. Gliel’ho detto che non aveva nulla a che vedere con l’indagine.
L’ispettore si volse verso Ermyntrude − Questo principe, signora, è un suo amico?
− Be’, certo − rispose Ermyntrude − E’ un mio carissimo amico.
− Vorrei parlargli, se non le dispiace − disse l’ispettore, con la sensazione di essersi finalmente avvicinato al centro del labirinto.
− Non è possibile. E’ andato a prendere il tè dal dottor Chester. Inoltre, a che scopo vuole parlargli? Non penserà che abbia ucciso mio marito, vero?
− Io non penso niente, signora − disse seccamente l’ispettore − Ma è mio dovere interrogare tutti coloro che abitano in questa casa. Se è fuori, aspetterò che rientri. Nel frattempo, vorrei rivolgere qualche domanda alla signorina Fanshawe.
− Non pensi di trascinare dentro questa faccenda la mia bambina! − disse Ermyntrude con un bagliore pericoloso nello sguardo. − Posso sopportare tante cose, ma non questo. La mia Vicky è un’innocente che si sta affacciando solo adesso alla vita, e se pensa che io resti a guardare mentre lei me la rovina, scoprirà ben presto di non poterlo fare, l’avverto!
L’ispettore divenne paonazzo. − Non c’è bisogno che mi parli così, signora. Io non ho intenzione di rovinare nessuno! Ma devo svolgere il mio lavoro e sono costretto a dirle che non posso permettere che qualcuno me lo impedisca come sta facendo lei adesso.
Una voce dal pianerottolo lo costrinse ad alzare lo sguardo. − Oh, cara Ermyntrude, com’è gentile da parte tua dire una cosa del genere su di me − esordì Vicky.
− Solo che non c’è più niente da rovinare dopo quello che è successo, e comunque puoi capire anche tu che persona gentile dev’essere l’ispettore quando è fuori servizio. − Lanciò all’ispettore un sorriso angelico e disse in tono confidenziale: − Scommetto che anche lei ha delle figlie, vero?
L’ispettore rimase come spiazzato da quell’improvvisa e incantevole visione di fragile bellezza, e rispose che non era sposato.
− Oh, davvero? Pensavo proprio di sì − disse Vicky. − Vuole parlarmi? Devo scendere?
− Se non le dispiace.
Ermyntrude, la cui rabbia aveva lasciato il posto alla più grande ammirazione materna, guardò la figlia volteggiare giù dalle scale in una nuvola di chiffon nero e disse involontariamente: − Oh, Vicky, sono contenta che ti sia tolta quei pantaloni! Non mi sembravano proprio adatti all’occasione.
− Oh, sì, lo sapevo bene − concordò Vicky, mentre il suo sguardo cadeva su Hugh − Mi chiedo perché sei tornato. Credo che la tua presenza qui sia del tutto fuori luogo.
− Dovresti essermi grata per avere accresciuto il tuo pubblico − rispose Hugh.
− Io ho bisogno di gente che sia in sintonia con me − disse Vicky − Tutti i grandi artisti sono così.
− E questo cosa c’entra? − domandò Hugh.
Senza tante cerimonie, l’ispettore interruppe quello scambio di battute. − Lei è la signorina Victoria Fanshawe?
− Sì, non lo sapeva? Solo, non mi chiami Victoria, se non le dispiace, perché in pratica non mi sento mai lei.
(pubblicato da "I Classici del giallo Mondadori il 15.3.2007 - Traduzione Marilena Caselli)
La trama è presto detta: Ermyntrude Fanshawe è una ricca, stravagante vedova, generosa e buona, che si è risposata con Wally Carter, un uomo senza arte, né parte, che spende i soldi della moglie e tenta di arricchirsi con affari senza speranza, in combutta con un losco vicino di casa. Ermyntrude è stata una bella donna, ma ora è grassoccia e ritinta e, non essendo di nobili origini, non è molto gradita ai signori di campagna che abitano nel villaggio di Fritton. Questo non la scoraggia, tanto che, per elevarsi ai loro occhi, decide di invitare per il weekend un principe georgiano conosciuto in vacanza: Alexis Varasashvili, il quale, caduto in disgrazia dopo la Rivoluzione, si arrabatta facendo una vita da gigolò cacciatore di dote. L'uomo non è ovviamente in sintonia con il marito della signora Fanshawe e non piace nemmeno agli altri abitanti della casa, che lo vedono come un approffittatore dell'ingenuità di Ermyntrude.
Altri interpreti di questa comedy of manners con il morto, sono la figlia di Ermyntrude: Vicky, giovanissima e molto bella, che ogni giorno interpreta un personaggio e si veste di conseguenza (le sue impersonazioni, che scandalizzano tutti, vanno dalla "ragazza disinibita", alla "ragazza sportiva", alla "vedova del malavitoso", ecc... ); in casa con loro abita una cugina di Wally, che lui ha preso con sè quand'era rimasta orfana: la mite e giudiziosa Mary, servizievole ed indispensabile segretaria tuttofare di Ermyntrude. Poi ci sono i tipici personaggi di contorno, dal medico di famiglia, il dottor Chester, al vicino di casa burbero, innamorato di Ermyntrude da sempre, Robert Steel, agli altri vicini: Harold White e i figli Jane e Alan; Lord Dering, la moglie ed il figlio Hugh.
Wally Carter non ne combina una giusta, ha anche i suoi intrallazzi con una donnella del paese e va sempre in giro dicendo che un giorno non avrà più bisogno dei soldi della moglie, perchè erediterà una fortuna da una ricca zia ottantenne che sta in manicomio e, prima o poi, passerà a miglior vita, lui spera. I corteggiatori di Ermyntrude: Robert Steel e il principe Alexis, sono i primi sospettati quando, dopo un incidente di caccia già preoccupante, il giorno seguente Wally Carter muore per un colpo di fucile mentre si sta recando a bere un tè a casa dei White. Le indagini sono affidate, dapprima, alla polizia di Fritton, nella persona dell'ispettore Cook, ma poi a districare la matassa ci penserà Scotland Yard, che invierà a Fritton l'ispettore Hemingway, già noto ai lettori di Georgette Heyer, perché nei suoi precedenti romanzi polizieschi lo avevamo trovato sergente, in compagnia del sovrintendente Hannasyde.
Tipico di tutti i gialli della Heyer, ormai lo abbiamo capito, è il gusto per commedia, per il gioco delle battute assurde, per la teatralità comica, quasi farsesca. Mentre leggiamo, siamo davanti ad un palcoscenico e immaginiamo i colori sgargianti, i veloci cambi di umore, l'andirivieni di personaggi esilaranti. L'autrice non abbandona mai il filone sentimentale e la spruzzata di rosa c'è sempre: all'inizio è il sottile punzecchiarsi di due protagonisti che già si intuisce si piacciono, ma non lo confessano; poi, sul finale, improvvisamente, si dichiarano e in un battibaleno si baciano e si fidanzano. E l'ispettore bonario, che aveva capito tutto fin dall'inizio, si complimenta con loro come un parente soddisfatto. Insomma, il morto è la scusa per il fuoco di fila di battute e di situazioni divertenti, ma è sempre un morto che non sta simpatico a nessuno e che viene ucciso quasi per giustizia divina da qualcuno che non disturba il quadro buffo d'insieme. :-D
Il titolo italiano di questo "giallo" non potrebbe essere meno azzeccato: il delitto avviene in un villaggio, ma per puro caso, perché tutta la trama si svolge a Londra e di silenzio non ve n'è traccia, anzi, i personaggi parlano dall'inizio alla fine.
Altra avvertenza: leggere i romanzi in ordine cronologico, perché in "Veleni di famiglia", scritto in data successiva, vi sono espliciti accenni a questa storia, anche se non viene rivelato l'assassino. Ci sono personaggi ricorrenti che appaiono in entrambi: l'avvocato Giles Carrington, che in "Il villaggio del silenzio" è protagonista, mentre in "Veleni di famiglia" è il legale che si occupa del testamento del defunto; il sovrintendente Hannasyde di Scotland Yard ed il sergente Hemingway.
La vittima designata è Arnold Vereker, ricco proprietario di una miniera, abituato a spassarsela allegramente con svariate donzelle che ospita nei weekend nella sua casa di Ashleigh Green, un villaggio nei pressi di Londra. Quella notte il suo cadavere, pugnalato alla schiena, viene ritrovato nel parco, imprigionato nella gogna che rappresenta una specie di attrazione locale, antico retaggio di un passato fosco. Ma non facciamoci trarre in inganno dall'esordio quasi gotico del romanzo, perché, dopo poche pagine, ci troviamo già nel bel mezzo di una commedia stile Katherine Hepburn prima maniera. Infatti la giovane Antonia Vereker, sorellastra di Arnold, aveva deciso proprio quella sera di incontrarlo per dirimere una faccenda che le sta a cuore e la polizia la sorprende nella casa del morto, senza alibi e con la gonna macchiata di sangue. Lei cerca confusamente di nascondere le ragioni per cui si trova in quella circostanza e comunque il sangue è del suo bull terrier (Antonia alleva questa razza canina...) che nella notte si era azzuffato con un suo simile mentre lei lo portava a spasso nel villaggio. Il resto della famiglia non è meno stravagante, a cominciare dal fratello di Antonia, Kenneth e dalla loro governante Murgatroyd. Il secondo fratellastro, Roger, è momentaneamente morto in Sudamerica, ma se ne saprà qualcosa più avanti. La parte residua della truppa è formata dalla fidanzata di Kenneth, Violet, dal promesso sposo di Antonia, Rudolph e da Leslie, vicina di casa che spasima per Kenneth. A nessuno importa alcunché del defunto e, ovviamente, nessuno ha un alibi decente, anzi...
Giles Carrington, che è il cugino dei Vereker, ha il difficile compito di aiutarli ad uscire dai guai ed essendo anche palesemente innamorato di Antonia, si darà un gran da fare per proteggerla.
Trattandosi di una commedia umoristica, più che di un giallo tradizionale, il modo che i protagonisti hanno di ribattere alle domande dell'investigatore è comico e surreale:
«Ricorda effettivamente qualcosa di ciò che ha fatto, signor Vereker, o sta solo propinandomi una recita imparata ad arte?
– Ma certo che mi ricordo – disse Kenneth, spazientito. – Non si può continuare a ripetere una storia senza ricordarsela. Ma lei vuole sapere se me la sono inventata? No, di certo! Me ne sarei studiata una di gran lunga migliore. Qualcosa con un certo stile. A dire il vero, io e mia sorella ne avevamo ideata una che era proprio una bellezza, ma abbiamo deciso di non usarla per via dello sforzo mentale che avrebbe comportato. Se ci si inventa una cosa, si finisce per dimenticare tutte le varie ramificazioni e implicazioni, e così ci si dà la zappa sui piedi.
– Mi fa piacere che se ne renda conto – disse Hannasyde in tono freddo». (Trad. Marilena Caselli)
La lettura è piacevolissima, come sempre accade con questa autrice, ma la soluzione del caso non è delle più riuscite: si giunge alla conclusione in modo affrettato, debole e poco comprensibile. L'avvocato Giles Carrington capisce tutto in una sera, utilizzando un metodo investigativo totalmente improvvisato e lo rivela al costernato sovrintendente Hannasyde.
Ah, ovviamente, l'amore trionfa. 

Torna di attualità, in questo Natale spumeggiante post-derby,
un divertentissimo libro pubblicato nel 2006, dopo la pseudorivoluzione calciopolesca:
Mai stati in B... e voi? Cronache di un altro anno neroazzurro.
Curatori: il sito interisti.org
Edizioni: TEA
Dalle note di copertina: "È proprio vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno: dopo mesi di intercettazioni, accuse, tribunali, rivelazioni e ricorsi, ecco che a squarciare il cielo plumbeo del calcio italiano giunge come un raggio di sole un'altra dose massiccia di ironia e comicità firmata interisti.org. Finalmente possiamo di nuovo sorridere di Serie A (e anche B) e di Champions League, di ritiri e silenzi stampa, di moviole, giudici sportivi e prove televisive, di interviste e pagelle. E per tirare il fiato e rilassarsi, cosa c'è di meglio di una puntata di Casa Milanello, l'imperdibile soap opera rossonera dei sentimenti, magari accompagnata da una delle gustosissime "Ricette di Chef Carletto"?"
Il libro è sinceramente molto divertente, specialmente per chi ricorda assai bene le peripezie attraversate dai nerazzuri nelle stagioni immediatamente precedenti a questo biennio scudettato. Vanno lette le autoironiche rivisitazioni delle partite e dintorni, ma soprattutto l'esilarante parodia intitolata "Casa Milanello".