PER SEMPRE - Kathleen E. Woodiwiss

PER SEMPRE (“Everlasting” – 2007) è l’ultimo romanzo scritto da Kathleen E. Woodiwiss ed è uscito postumo, con la supervisione dei parenti della scrittrice. Si dice che la Woodiwiss non abbia fatto a tempo a curarne la stesura definitiva e che quindi la storia risulti inevitabilmente scarna ed incompiuta. Può darsi, ma non ho notato la differenza rispetto alla produzione woodiwissiana dell’ultimo periodo, anzi.
Dopo avere letto tutti e tredici i romanzi dell’autrice, il mio parere è che quello meno riuscito sia “Una stagione ardente” e che “Il fiore sbocciato”, “Fiori sulla neve” e “Per sempre” si attestino sul medesimo livello di meccanismo ben oliato, ma un po’ freddino. Lontani sono l’ispirazione e l’entusiasmo percepibili nei mitici “Shanna” (il mio preferito), “Rosa d’inverno”, “Il lupo e la colomba” e “Come cenere nel vento”, per citare i più amati best sellers. Ma non sarebbe giusto stilare una vera e propria classifica, perché Kathleen E. Woodiwiss ha fatto moltissimo per questo genere bistrattato, tracciando una strada sulla quale l’odierna catena di montaggio del romance americano continua a camminare. Rendiamo quindi merito all’originalità e alla bravura della capostipite.
Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.
“Per sempre”
è collocato nel nord dell’Inghilterra, nel 1135 e narra la storia di Lady Abrielle di Harrington, fanciulla sassone dai capelli ramati e gli occhi verdi e di Raven Seabern, magnifico nobile scozzese dall’inarrivabile ardimento di guerriero e innamorato. Le lotte per il trono d’Inghilterra, le non sopite rivalità fra sassoni e normanni e l’odio per gli scozzesi sono il terreno su cui si muovono i destini di questi due giovani. Il padre di Abrielle, eroico combattente nelle Crociate, è stato ucciso tempo prima e l’ancora giovane madre di lei, Lady Elspeth, per sottrarre la figlia alle brame di possederla, al di fuori del vincolo del matrimonio, da parte di pretendenti pronti ad approfittare della mancanza di protezione di un padre, si è risposata con un altro eroe reduce dalle Crociate, il normanno Vachel de Gerard. L’unione è basata sull’amore e l’unica ombra che li turba è che Vachel ha perso tutte le sue ricchezze, dopo avere fatto dei prestiti al padre che non glieli ha mai restituiti, passando ogni avere all’altro figlio prima di morire. Ora l’unica salvezza dalla rovina e dalla povertà nella quale trascinerebbe la moglie e la figliastra, sarebbe che re Enrico I riconoscesse i meriti ed il servizio reso all’Inghilterra da Vachel durante i combattimenti in Terrasanta e gli concedesse un titolo e terre come ricompensa, come in passato aveva fatto con altri valenti reduci. La sera del banchetto in presenza del re, quando Vachel e la sua famiglia sperano di ottenere tale riconoscimento, ciò non avviene, perché la nuova politica del re è quella di non disperdere le ricchezze della corona in un momento difficile per la stabilità del suo trono. Vengono quindi celebrate le gesta degli eroi, compreso il defunto padre di Abrielle, ma senza concessioni materiali. Tutti gli uomini presenti al banchetto si sentono quindi autorizzati o a rivolgere la loro attenzione verso fanciulle che, a differenza di Abrielle, vantino una dote da portare al matrimonio, o a guardare quest’ultima non più come una giovane da sposare, ma come una vergine di cui è lecito approfittare per soddisfare i loro bassi istinti. Tra gli invitati c’è un emissario di re David di Scozia, che è cognato di Enrico I, l’aitante guerriero Raven Seabern. L’uomo, splendido nel suo tartan, pianta dal primo momento il suo sguardo appassionato e deciso su Abrielle e segue da lontano ogni suo gesto. La ragazza è turbata da quell’atteggiamento audace ed insistente, ma lei stessa fatica a non rispondere, cercando di non mostrare il proprio interesse.
In precedenza, Abrielle era stata la promessa sposa del nobile Weldon de Marlé, morto precipitando dalle scale del proprio maniero in circostanze misteriose. La ricchezza di Weldon era passata al fratellastro, l’orrendo e disgustoso ratto Desmond, che ora guarda con i suoi occhietti bovini Abrielle, meditando di impossessarsi della sua virtù. Non essendo più in grado di scegliere un pretendente, a causa della mancanza di dote ed avendo l’impellente necessità di trovare un marito ricco per evitare l’indigenza alla sua famiglia, Abrielle si trova in una situazione disperata. Quella sera stessa subisce un tentativo di stupro da parte di Desmond e viene salvata da Raven, che da questo momento diventa il suo angelo custode e salvatore in innumerevoli altre situazioni scabrose. Stranamente, però, Raven non è lesto a rivendicare la possibilità di chiedere lui la mano di Abrielle e la proposta di Desmond de Marlé diventa l’unica via d’uscita, così che la ragazza si immola con coraggio e abnegazione e accetta il viscido individuo. Orripilata dall’idea di farsi toccare da lui e a conoscenza di molte voci che lo definiscono pericoloso a tal punto dall’avere forse causato lui stesso la morte delle sue precedenti due mogli e del fratellastro, Abrielle guarda con angoscia al proprio destino, ma non vi si sottrae. A rendere più fosco l’alone che circonda il perfido Desmond, ci sono le figure del nipote Thurstan, che vorrebbe la parte dell’eredità di Weldon a cui lui pensa di avere il diritto e che invece Desmond ha riservato come pagamento ai genitori di Abrielle per il contratto di matrimonio, e quella della megera Mordea, sorellastra di Desmond e abile confezionatrice di pozioni velenose.
I convenuti alle nozze detestano la presenza di Raven e del padre Cedric, considerati nemici pericolosi in quanto scozzesi, ma che sono stati invitati appositamente da Desmond che vuole sadicamente sottoporre Raven alla tortura di vedere il sacrificio di Abrielle. Ma i due stranieri rimangono e Raven è deciso a non abbandonare il suo ruolo di protettore possessivo della bella dama in pericolo. La prima notte di matrimonio, Abrielle attende con sgomento e repulsione di dovere soggiacere ai propri doveri coniugali con il mostro grasso dall’alito fetido. Quando l’omuncolo, in preda ai fumi dell’alcol, si getta su di lei stritolandole bestialmente un seno, la fanciulla si divincola atterrita e fugge dal talamo a gambe levate. L’inseguimento per i corridoi del castello si conclude con l’intervento di Raven, che veglia su di lei come sempre. Sfuggendo ad un goffo tentativo di Desmond di aggredirlo, Raven si sposta di lato e il ratto perde l’equilibrio, cadendo a precipizio per le scale dalle quali lui stesso aveva gettato il povero Weldon. Desmond ne subisce la stessa sorte, arrivando in fondo con il collo spezzato.
A questo punto la vedova intonsa, divenuta ricca erede delle fortune del defunto, potrebbe scegliersi finalmente un marito a suo piacimento. L’attrazione fatale fra lei e Raven si è già palesata con un bacio rubato e le sensazioni che la torturano le dovrebbero fare prendere l’unica decisione sensata, ovvero accogliere la proposta di matrimonio dello scozzese, che nel frattempo si è dichiarato. Lui l’ama follemente, ma Abrielle non capisce perché Raven non l’abbia chiesta in moglie quando ancora Desmond non si era fatto avanti e lo faccia ora che lei è diventata ricca e possiede una dote. Sì, la sua bellezza può essere un valido motivo per avere attratto l’aitante giovane, ma il fatto che prima non la reclamasse per sé come fa ora, la rende insicura, perplessa e riluttante a cedergli. Anche se lui l’attizza come nessuno. In effetti, questo è il perno su cui si basano le successive pagine del romanzo. Lei lo vuole, lui la vuole, ma lei non gli crede e lui è convintissimo che alla fine la conquisterà comunque.
La malvagità e il desiderio di vendetta di Thurston, che vuole impossessarsi del castello dei de Marlé, mettono a più riprese in pericolo Abrielle. Durante uno dei rapimenti, Abrielle e la sua cameriera riescono a tramortire gli scagnozzi di Thurston e vengono poi raggiunte da Raven e dal gagliardo padre, Cedric. Raven riporta indietro Abrielle, mentre Cedric rimane a prestare soccorso alla domestica, in attesa dei rinforzi. Durante il ritorno al castello, Raven prepara un accampamento per la notte e, solo con Abrielle, cerca di confortarla dal freddo abbracciandola sotto la coperta. La ragazza, nel sonno, non si avvede dell’ardita vicinanza dell’uomo e la mattina i due vengono sorpresi da Vachel e dai suoi uomini che stavano andando a prestare aiuto ai salvatori delle due rapite. La posizione compromettente, anche se incolpevole, in cui vengono trovati i due, fa sì che l’unica soluzione per l’onore di Abrielle sia che Raven la sposi. Beh, siamo nel 1135 e in un romance! In men che non si dica, Abrielle passa da vedova vergine a moglie di Raven e, questa volta, il matrimonio viene prontamente consumato. Nonostante la passione la calamiti verso il marito, Abrielle continua a non fidarsi di lui e a pensare che il primo pensiero di Raven sia la sua dote. Nulla la fa capitolare da questa convinzione, nemmeno le costanti prove di devozione dell’innamoratissimo consorte. Ci vorranno molti altri perigli, sempre causati da Thurston e dalla putrida Mordea, l’assedio del castello e l’impavido comportamento di Raven, che vive solo per difendere la moglie e per conquistare il suo cuore, una serie di spargimenti di sangue, oltre, ovviamente agli irresistibili approcci amorosi notturni, ai quali cede immancabilmente, per convincere finalmente Abrielle che il marito vuole lei e non i suoi averi. A prova di ciò, all’insaputa di Abrielle, Raven aveva concordato con Vachel che nessuna dote gli sarebbe stata portata dalla sposa, in quanto lui era già provvisto di beni e voleva poterle dimostrare, un giorno, il proprio totale disinteresse.
Alla fine, Vachel avrà dal nuovo re d’Inghilterra il suo titolo nobiliare e la concessione di terre e sarà allietato dalla notizia che la sua sposa Elspeth aspetta un figlio. La stessa Abrielle, pure lei prontamente gravida, sarà anche molto sorpresa quando scoprirà che i possedimenti di Raven in Scozia sono addirittura più consistenti di quanto lei ha ereditato da de Marlé. L’ancora piacente ed in forma Cedric cederà (lui!) alla proposta di matrimonio inoltratagli, a mezzo del genitore, dall’amica del cuore di Abrielle, Lady Cordelia Grayson, una fanciulla bella e giovane che si è da subito invaghita dell’affascinante padre di Raven. Ed un futuro radioso coronerà la felicità dei nostri eroi.
Peccato che, pur se in una costosa edizione rilegata, questo volume della Sonzogno contenga ancora errori di stampa e che il cognome Grayson delle prime pagine si tramuti dopo un po’ in Greyson. La copertina è elegante, ma raffigura un’immagine assolutamente fuori contesto, come al solito.  Meglio la versione americana.
ArchieGoodwin || 22:25 || mercoledì, 13 agosto 2008
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FIORI SULLA NEVE - Kathleen E. Woodiwiss

Innanzitutto colgo l’occasione per bocciare tutte le copertine che la Sonzogno Editore ha affibbiato ai romanzi di Kathleen E. Woodiwiss.

In genere le copertine dei “romances” sono discutibili e molte addirittura orrende, ma l’idea di usare immagini che non hanno alcuna attinenza con la storia narrata nel libro, sbattendole per giunta su sfondi senza senso, è sommamente fastidiosa. Con la copertina di FIORI SULLA NEVE (“Forever in your embrace” – 1992) abbiamo sconfinato nel ridicolo: trattasi della foto di un ballo gattopardeggiante, tanto che nella dissolvenza color seppia intravediamo Alain Delon e Claudia Cardinale volteggiare nel famoso walzer, il che c’entra come i proverbiali cavoli a merenda con la trama ambientata in Russia nel 1620. Forse la progettista grafica si è confusa con “Il dottor Zivago” e, comunque, anche in quel caso avrebbe toppato di brutto! Questo mi ha indotto a non riportare tale copertina su questo blog, preferendole la pur insulsa omologa americana.
Altra nota di demerito sono le traduzioni. Ho notato che le traduttrici della Woodiwiss cambiano per ogni romanzo e temo che colei che si è cimentata in “Fiori sulla neve” fosse una di quelle meno in vena. A parte le ripetizioni, che forse sono una pecca dell’originale, dato che la stessa Woodiwiss badava di certo più alla sostanza che allo stile letterario, nelle prime pagine di questo romanzo la protagonista viene prima dotata di riccioli biondi e poco dopo si parla delle sue chiome corvine. Un’imperdonabile incongruenza.
Non dico che l’intreccio amoroso/avventuroso non sia divertente, anzi, con la Woodiwiss l’intrattenimento è garantito all’origine. Però l’ambientazione russa, a mio parere, è stentata e porta, temo, anche a svarioni storici che gli esperti potrebbero facilmente enumerare. Ma evidentemente l’autrice era in cerca di nuovi stimoli, dopo avere narrato tante volte di fanciulle inglesi spupazzate alternativamente in patria e nelle colonie d’oltreoceano… Lavorando di fantasia, in questo romanzo si narra anche di un fallito attentato allo zar, sventato dal nostro protagonista, il colonnello inglese Tyrone Rycroft. Anche se siamo in Russia, l’eroe doveva comunque essere un aristocratico e cavalleresco soldato britannico, mica poteva trattarsi di un tirannico principe russo! Come nei vecchi film western, vincono sempre i cowboys.
Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.
La vicenda si basa sull’incontro fra la bellissima contessa Synnovea Zenkova, dagli occhi verdi e dalla pelle candida, che naturalmente è di madre inglese, ed il suddetto colonnello Sir Tyrone Rycroft, ingaggiato dallo zar per istruire un reggimento di Ussari imperiali. Il prode colonnello era fuggito dalla sua patria dopo avere ucciso un uomo in un duello. Si era trattato di un delitto d’onore, in quanto il tipo era stato a letto con la giovane e volubile moglie di Tyrone, Angelina, la quale si sentiva sola durante i periodi di assenza del marito. La fornicazione fedifraga aveva prodotto anche un figlio bastardo che stava per nascere e Angelina, al quinto mese, aveva pensato di liberarsi del fardello procurandosi un aborto con un volo dalle scale. Purtroppo la caduta aveva causato traumi anche a lei, portandola alla morte. Tyrone, dopo il duello con il cornificatore, era stato costretto a rifugiarsi in Russia, in attesa che le conseguenze del suo gesto si appianassero e la famiglia dell’ucciso ritirasse le accuse nei suoi confronti. La decisione di non farsi mai più coinvolgere da una donna era rimasta ferma nell’animo del colonnello per un po’ di tempo, finché, durante una ricognizione, gli era capitato di dovere salvare dal rapimento e dallo stupro la giovane Synnovea. La contessa, rimasta orfana, stava recandosi a Mosca, dove lo zar voleva che fosse posta sotto la tutela della principessa Anna Taraslovna, cugina alla lontana del sovrano. Nella carrozza, scortata da soldati, Synnovea era in compagnia della sua cameriera irlandese, Ali McCabe e di un pomposo ed avido personaggio chiamato Ivan Voronskij, un ecclesiastico di dubbia onestà. Costui, in combutta con la principessa Anna, sua protettrice, comincia da subito a sentenziare con insopportabile arroganza e a tediare Synnovea con le sue viscide prediche.
Improvvisamente una banda di ladri capeggiata dall’enorme Ladislaus, figlio bastardo di un principe polacco che lo ha rinnegato e di una popolana cosacca, accerchia la carrozza e immobilizza i soldati. Il prete viene spogliato e derubato e Synnovea sta per essere violentata dallo stesso Ladislaus, che la carica sul suo destriero e la trascina via. Il colonnello Rycroft si avvede del misfatto e si lancia con i suoi uomini in difesa dei malcapitati, scegliendo come obiettivo precipuo il salvataggio della dama in pericolo. Lottando duramente contro il capo dei banditi, riesce a disarcionarlo e nel frattempo la ragazza fugge e si ricongiunge con la sua scorta, mentre i ladri sono stati sconfitti. Dimenticando l’eroe che l’aveva tratta in salvo, la contessina approda ad una locanda, dove sia i soldati, sia lei ed i suoi compagni di viaggio, trovano alloggio per la notte. Il bagno pubblico della locanda, con l’annessa piscina termica, viene utilizzato da tutti, finché arriva il turno di Synnovea, che al buio entra nell’ampia stanza e comincia a trastullarsi nella tinozza fumante. Dopo l’abluzione, la giovane si accinge a concludere il rituale della sauna nella piscina, ma quando entra nell’acqua si rende conto di non essere sola. La presenza, di cui aveva avuto una vaga sensazione in precedenza, è reale ed ha l’aspetto del colonnello Rycroft. L’uomo non si era palesato, volendo ammirare cotanta perfezione fino in fondo ed ora la reazione scomposta di Synnovea gli sta preparando un’ulteriore godimento. Infatti, la ragazza, starnazzando sconvolta, rischia di annegare nell’acqua profonda della piscina e Tyrone è costretto, suo malgrado, a risalvarla, acchiappandola e tenendola aggrappata a sé. I corpi nudi a contatto danno le prime avvisaglie che sotto la cenere divamperà presto un incendio. Tyrone ha il volto tumefatto dalle botte prese e date a Ladislaus e Synnovea immagina – ma poi si ricrederà – che non sia di bell’aspetto, tuttavia il fisico notevole dell’uomo le fornisce subito altre valevoli ragioni per fissarsi bene nella mente questo incontro… Non c’è un romance Woodiwissiano senza un bagno illuminante: il modo più rapido per fare conoscenza di doti che verranno poi nascoste per le prossime duecento pagine, prima dell’inevitabile esplosione dei sensi dei due protagonisti. Ma, già da quella prima visione, le idee di entrambi sono chiare e tanta avvenenza prima o poi deve essere assaggiata!
La convivenza sotto il tetto della principessa Anna si rivelerà un inferno, a causa dell’acidità frustrata di costei, della rapacità gretta di Ivan Voronskij, nominato quale inutile precettore della già istruita Synnovea e, soprattutto, delle smanie lussuriose del marito di Anna, Aleksej. Quest’ultimo, ancora piacente, ha la mania di sverginare fanciulle. Con le buone o con la violenza fisica, Aleksej si fa tutte le ragazze intonse che stuzzicano le sue brame lascive e questo gli consente di evitare malattie che potrebbe contrarre andando a letto con donne già condivise da altri… Anna è rosa dalla gelosia e odia Synnovea perché sa che sarà il prossimo boccone che il marito vorrà divorare. Ma il principe non ha fatto i conti con la grinta della contessina, che evita il suo primo tentativo di stupro spaccandogli il naso con una pietra ed il secondo sbattendogli in testa un candeliere. Nel frattempo Tyrone cerca di rivedere Synnovea, che lo ha stregato. L’ira di Aleksej, che non riesce a sottomettere la pulzella, si trasforma in sordida vendetta e, insieme con la moglie, progetta di dare Synnovea in sposa ad un anziano principe, ricco e vedovo e provvisto di numerosi figli della stessa età della ragazza.
Il colonnello Rycroft aveva presentato una petizione allo zar per chiedere il permesso di corteggiare Synnovea e non sa che in quegli stessi momenti la giovane viene fidanzata con il vecchio aristocratico. Ma, in combutta con l’amica contessa Natasha Andreevna, Synnovea decide che si farà compromettere da un uomo, in modo che il fidanzamento venga rotto. La scelta cade, ovviamente, su Tyrone, che, ignaro, si immola per la dolce causa. Il corteggiamento audace avviene in casa di Natasha, durante una festa. Il colonnello si apparta con Synnovea in giardino e dà libero sfogo a tutte le sue armi tattiche per sedurla. Lei gli lascia spazio, un po’ per raggiungere lo scopo di essere compromessa, un po’ perché il gioco le piace moltissimo. L’approccio si spinge oltre ogni soglia di decenza e i due quasi copulano seduta stante. Ma il luogo non è sicuro e un barlume di ritegno li induce a scappare nell’appartamento di lui, dove ricominciano il rito della consumazione. Giungono praticamente al dunque e le prime macchie di sangue si spargono sul lenzuolo, quando vengono interrotti dall’esercito dei ribaldi di Ladislaus, inviato da Aleksej, dietro pagamento, per catturare l’ardito colonnello e l’ormai poco vergine dama. Anche Ladislaus vorrebbe trastullarsi con Synnovea, ma per ora deve pensare ad acchiappare Tyrone che gli è sfuggito dalla finestra. Alla fine, l’uomo viene preso e tramortito. Messo ai ferri, si prepara per lui la punizione suprema: su ordine di Aleksej, il colonnello Rycroft dovrà essere castrato davanti agli occhi di Synnovea. Ma prima gli danno anche cinquanta frustate, tanto per non farsi mancare nulla. Un uomo può sopravvivere a cinquanta frustate??!! Rigirando il coltello nella piaga, Aleksej svela al povero Tyrone lo stratagemma architettato da Synnovea per non sposare il vegliardo e questo infuria il colonnello molto di più dello stare appeso come un salame spellato e fa passare in secondo piano l’incombente evirazione. Sentendosi usato e provando un dolore profondo per avere subito un altro tradimento da una donna, si rivolta contro la piangente ragazza e la scaccia come una sgualdrina. Nel frattempo, lo zar era stato avvisato del fatto e aveva mandato i soldati a liberare il suo colonnello preferito. Dopo un paio di giorni, Tyrone è già in piedi e ha solo un po’ di mal di schiena e Synnovea attende contrita la decisione del suo sovrano. Furente con la cugina per il modo in cui ha trattato la sua protetta, lo zar prende in mano la situazione e decide che se i due hanno fatto sesso, deve esserci il matrimonio riparatore. Tyrone non vuole più saperne di Synnovea, ma non può opporsi al volere dello zar. Gli rivolge un’altra petizione, però: se nei futuri tre anni e passa che dovrà trascorrere in Russia prima di avere terminato la sua missione di addestramento delle truppe non avrà adempiuto ai doveri coniugali, il matrimonio potrà essere annullato e lui tornerà in Inghilterra libero da ogni impegno. Sotto questi allegri auspici, le nozze vengono celebrate e i due sposini fanno del loro meglio per apparire una coppia felice quando sono in pubblico. In privato, Tyrone è irremovibile, anche se, ospite con la moglie della dimora di Natasha, deve dormire nello stesso letto di Synnovea e gli è alquanto arduo mantenere l’astinenza. Lei non sa del patto che il marito ha fatto con lo zar e pensa che con il tempo Tyrone potrà perdonarla ed essere per lei il marito che ha sempre sognato. In realtà i due si amano già da un bel po’, ma le circostanze li fanno comportare come due scemi e questo fornisce lo spunto per il prosieguo del romanzo, che altrimenti sarebbe già finito da un pezzo.
L’estenuante tira e molla nelle stanze coniugali, con Synnovea che si struscia vanamente al marito e lui che si fa il training autogeno per non cedere, arriva ben oltre l’umana comprensione. Ma tant’è, siamo in un romance. Nel frattempo, il pervertito di nome Aleksej continua a tramare loschi piani per rapire Synnovea e approfittare di lei anche se è già stata contaminata da un altro. Ladislaus con i suoi uomini rimane al soldo del violentatore folle e medita lui stesso vendetta contro il colonnello dagli occhi azzurri.
La convivenza farà capitolare finalmente le difese di Tyrone, che finirà per comprendere che Synnovea lo ama sul serio e ha sempre voluto essere sua moglie. Naturalmente, proprio quando i due piccioncini hanno cominciato a tubare e a consumare di gusto il matrimonio, ci sarà una temporanea separazione per consentire a Tyrone di adempiere al suo dovere di stanare Ladislaus e la sua banda.
Ma anche il bastardo polacco avrà la sua redenzione, nel momento in cui la sua compagna, che ovviamente era una ex innocente fanciulla da lui in precedenza strappata alla famiglia e che poi si era innamorata del suo nerboruto rapitore, ha le doglie del parto in piena tenzone fra il suo uomo ed i soldati del colonnello. Cannonate a destra e a manca fanno capitolare i banditi, Synnovea, svenuta ma viva, si ritrova fra le braccia del suo amato bene e tutti vivranno felici e contenti. Aleksej no, ovviamente. L’attentato allo zar fallisce grazie al provvidenziale aiuto degli uomini di Ladislaus, che hanno improvvisamente ritrovato la retta via e sono andati ad ingrossare le file del reggimento di Tyrone. La buona azione procurerà al razziatore l'indulto e l’opportunità di costruirsi un futuro onesto.
Nell’epilogo veniamo a sapere che Tyrone e Synnovea due anni dopo hanno già un bambino ed una bambina appena nata e che, finito il servizio in Russia, il colonnello, ora giustamente generale, tornerà in Inghilterra con la famigliola e si ricongiungerà con i genitori e la nonna. E la nonna è fondamentale, perché è l'unica che lo chiama Tyre. Tutto questo ci dà tanta soddisfazione!!!
ArchieGoodwin || 00:39 || martedì, 12 agosto 2008
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LA DONNA DEL FIUME - Kathleen E. Woodiwiss

Leggendo qua e là su internet i commenti a questo libro di Kathleen E. Woodiwiss, mi ero fatta un’idea errata sul suo contenuto. Ero convinta che LA DONNA DEL FIUME (“Come love a stranger” – 1984) fosse noioso. Per nulla. E’ uno dei romanzi di questa scrittrice che mi sono piaciuti di più. C’è un intreccio quasi giallo, con un bel finalone movimentato e, anche se si intuisce, essendo un romance, che tutto finirà in un certo modo, la storia è godibilissima e ben sviluppata. L’espediente della donna che non ricorda la propria identità ed è contesa fra due mariti che la reclamano come propria moglie dà lo spunto per il tratteggio di un personaggio molto affascinante: Ashton Wingate è senz’altro da annoverare fra i più appetibili esemplari maschili usciti dalla penna della Woodiwiss. Ovviamente è bellissimo, aitante, abbronzato, virile, pieno di attenzioni solo per la sua amata, è ricco, sprezzante del pericolo, sbaraglia i suoi avversari non solo fisicamente, ma anche con le sue risposte beffarde. Mai potrebbe esistere un uomo più perfetto nel globo terracqueo.


Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.
Scorrendo imponente lungo il Mississippi, La Sirena del fiume, un battello nuovo fiammante di proprietà del facoltoso Ashton Wingate, che possiede una piantagione a Natchez, vicino a New Orleans e ha interessi nel commercio fluviale, porta a bordo lui e la sua giovane e bellissima sposa, Lierin Somerton. Le nozze sono state celebrate un mese prima, quando i due si erano appena conosciuti e l’amore travolgente li aveva spinti a fare tutto subito, senza la presenza di parenti e amici. La coppia, in procinto di fare ritorno alle terre di Ashton, viene sorpresa da un attacco di pirati. Lierin viene sbalzata nel fiume e il marito, mentre sta per tentare di gettarsi in acqua per salvarla, viene gravemente ferito e perde conoscenza. La farà inutilmente cercare dai suoi uomini per molti giorni, finché dovrà rassegnarsi all’idea di averla persa per sempre.Tre anni dopo, nel 1883, il vedovo inconsolabile ha riversato tutte le sue energie nello sviluppo dei suoi commerci e vive cercando disperatamente di dimenticare l’unica donna che mai abbia amato. Una sera, tornando alla tenuta di Belle Chêne, la carrozza di Ashton di scontra con una donna che fugge al galoppo, avvolta da un mantello e con solo una camicia da notte indosso. La giovane resta priva di sensi per l’impatto e Ashton la soccorre e la porta a casa, sperando che si possa salvare. Nel frattempo, poco distante dalla villa, una mano misteriosa aveva dato fuoco al manicomio ed un inserviente era stato trovato accoltellato. Alcuni pazienti sono dispersi e qualcuno sospetta che la donna, che reca numerosi lividi e segni di essere stata precedentemente colpita, sia una delle anime derelitte che sono fuggite dal manicomio in fiamme. A Belle Chêne è in corso una festa per dare il bentornato ad Ashton, che era stato fuori per affari e, fra gli ospiti, vi è Marelda Rousse, una bella ereditiera che gli sta addosso da ancora prima che Ashton sposasse Lierin. Marelda è disposta a tutto pur di averlo e sputa veleno appena lui irrompe in casa con la sconosciuta discinta e svenuta fra le braccia. Ma l’uomo ha già avuto il suo shock: scostando i capelli scompigliati della ragazza, gli sembra di avere riconosciuto il volto della sua defunta moglie, Lierin. Sconvolto dalla possibilità di avere ritrovato il suo amore, Ashton non bada più ad altro.
La nonna di Ashton, Amanda e la di lei sorella, Jennifer, sono tutte prese da questo imprevisto evento e parteggiano per il caro nipote, accogliendo subito la presunta Lierin come una di famiglia. Purtroppo la giovane, forse per l’incidente, forse per qualcosa che l’aveva scossa prima, inducendola a quella fuga notturna, ha perso la memoria e non riconosce nemmeno se stessa. Un ritratto di Lierin dovrebbe essere la prova che Ashton ha veramente ritrovato sua moglie, ma lui è l’unico che lo può affermare, perché nessun altro a Natchez l’ha potuta conoscere prima. Lentamente, pazientemente e con un amore infinito, Ashton conquista la fiducia di lei e si insinua – nuovamente? – nel suo cuore. Per lui il sentimento che li aveva uniti è sempre vivo e la passione lo divora, ma cerca di non forzarla, a costo di notti insonni e sfibranti. Essendo Ashton Wingate un uomo bellissimo e irresistibile, non tarda a riscaldare il cuore di Lierin, che ben presto gli si getta fra le braccia. Tutto sembra procedere a meraviglia, anche se la giovane non dà cenno di ricordare alcunché, benché sia tormentata da qualche confuso incubo che non le dà pace. Quando ormai l’accettazione della condizione di moglie di Ashton l’ha rassicurata e la rende felice, un uomo di nome Malcolm Sinclair irrompe nelle loro vite, affermando di essere lui il legittimo marito della donna, che non sarebbe Lierin Somerton, ma la sorella gemella Lenore. Ad avvalorare quest’affermazione, Malcolm si porta dietro un vecchio che dovrebbe essere il padre di Lierin e Lenore, Robert Somerton. Ashton rifiuta con tutte le sue forze questa realtà che per lui è falsa e continua, senza scomporsi mai di un millimetro, a chiamare la donna Lierin e a dire che è sua moglie. La confusione nella mente di Lierin / Lenore è enorme. Malcolm le fa pressione e i suoi modi rozzi e senza mezzi termini le fanno temere che la vita di Ashton possa essere in pericolo, per cui accetta di abbandonarlo per un po’ e di seguire il padre nella loro casa di Biloxi, per mettere ordine nella sua mente ed evitare un duello fra i due mariti rivali. Nella villa sul mare arriva a tradimento anche Malcolm e questo getta Lierin / Lenore nel panico, anche perché lei non ha alcuna intenzione di sottostare alle voglie di costui, amando appassionatamente Ashton e portandone già in grembo il figlio. Ashton, disperato per avere perso nuovamente la sua Lierin, la cerca, la ritrova e si piazza con una fantasmagorica tenda da sultano, che gli era stata data come pagamento per certi commerci, sulla spiaggia di fronte alla villa di lei, provocando le ire funeste di Malcolm. Ashton, in quanto erede della defunta Lierin, reclama la proprietà del terreno circostante la villa e non ha alcuna intenzione di muoversi finché non avrà vinto la sua regina con quella che si profila come una lunga, sfibrante e ossessiva partita a scacchi. Il timore della violenza di Malcolm mantiene Lierin / Lenore a distanza da Ashton, ma nulla le impedisce di ammirarlo, mentre lui si muove con studiata lentezza e disinvoltura nei pressi della villa e fa il bagno nudo nel mare. Come si fa, dico io, co-me-si-fa??! Ah, ah, ah!…
Ovviamente gli eventi precipiteranno, finché Lierin, che ancora si crede Lenore, sarà nuovamente calamitata nelle braccia ardenti di Ashton e, a quel punto, le pedine della scacchiera cominceranno a cadere sotto i colpi del re. Una serie di personaggi torneranno al posto giusto nella memoria ritrovata della giovane e la resa dei conti, degna di un film poliziesco d’azione, con sorprese e rivelazioni, darà ragione alla fede incrollabile di Ashton Wingate.
La scena più gustosa: quando Malcolm Sinclair, tenendo sotto tiro Lierin, fa catturare Ashton dai suoi uomini, incaricandoli di castrarlo sotto gli occhi di lei. L’urlo di Lierin è inevitabile e ben comprensibile: “Nooooo!!!”. Per fortuna la minaccia non potrà essere realizzata, con buona pace dei due innamorati, ma quanta pauuuraaaaa!!!!
ArchieGoodwin || 13:31 || mercoledì, 06 agosto 2008
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IL FIORE SBOCCIATO - Kathleen E. Woodiwiss

IL FIORE SBOCCIATO (“The reluctant suitor” – 2003) è stato scritto durante gli ultimi anni di vita di Kathleen E. Woodiwiss e apparentemente ne risente. Lo stile non è quello ampio e descrittivo dei suoi primi libri e non vi è la medesima cura nello sviluppo lento e coinvolgente della trama. La scrittura procede inizialmente addirittura a scatti, come saltando rapidamente da una scena all’altra, rendendo difficile per il lettore immedesimarsi nei protagonisti o affezionarsi ad essi. Sembra un andamento frettoloso, come se i capitoli fossero stati messi insieme giusto per concludere e andare in stampa. Anche la storia d’amore è affrettata e portata al punto di non ritorno dal solito bagno galeotto, in cui lei appare a lui come mamma l’ha fatta e lo fa uscire di senno dalla brama incontenibile. Ma, se non ci si lascia scoraggiare dai primi, asettici capitoli, dopo un po’ il romanzo comincia a migliorare e si fa divertente come i suoi predecessori. Il finale è, al solito, scoppiettante e pieno di colpi di scena. Taluni, anche se prevedibili, sono ben inseriti nella storia e tutto si conclude piacevolmente, con i soliti morti, sparsi fra i cattivi che si frappongono tra i protagonisti e la felicità coniugale.
Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.
Per una fan di Georgette Heyer, è curioso leggere un romanzo della Woodiwiss ambientato proprio in epoca regency, dato che la buona Georgette mai si sarebbe sognata di porre le proprie eroine in simili imbarazzanti situazioni… Anche qui ci troviamo ad avere a che fare con matrimoni combinati, ma il nostro eroe non è certo il tipo che si fa imporre alcunché dai genitori. James Colton Wyndham, all’età di sedici anni, viene informato dal padre, Lord Sedgwick, marchese di Randwulf e discendente di una stirpe vichinga, che il suo futuro è già stato deciso: il marchese e il suo buon vicino, Lord Gyles Sutton vogliono che Colton sia promesso alla figlia minore di quest’ultimo, la piccola Adriana Sutton, che ha solo sei anni. Il contratto fra le due famiglie fa infuriare Colton, di natura assai indipendente e testarda e il giovane, in preda alla collera, grida che mai si farà imporre un matrimonio senza avere voce in capitolo e che non ha intenzione di sposare quell’ossuto spaventapasseri dagli occhi grandi. La bambina e i genitori di lei sentono queste parole e vedono Colton uscire per sempre dalla casa del padre, per andare ad arruolarsi. Passano sedici anni e Colton è diventato un eroe di guerra. Avendo fatto carriera militare, si è conquistato il grado di colonnello ed è uno dei più importanti ufficiali che si sono fatti valere sotto il comando di Wellington per sbaragliare Napoleone. Ora l’ex imperatore è a Sant’Elena e a Colton si aprirebbe la possibilità di diventare generale, ma nel frattempo gli giunge la notizia dell’improvvisa morte del padre e decide di tornare a casa per prendere l’eredità del marchesato e non lasciarlo nelle mani dell’avido cugino Latham. La madre Philana e la sorella Samantha lo accolgono estasiate, avendo temuto per la sua vita quando Colton era stato gravemente colpito ad una gamba in una delle battaglie decisive. In effetti, la ferita gli ha fatto quasi perdere l’arto ed ora il bellissimo ufficiale deve aiutarsi con un bastone, finché la rieducazione non gli consentirà di zoppicare sempre meno. Ma la sorpresa più grande arriva quando, mentre riprende la conoscenza della dimora paterna, si scontra fortuitamente con la donna più bella che i suoi navigati occhi di militare abbiano mai veduto. Lady Adriana Sutton non ha più sei anni, ma ventidue ed è sbocciata in una creatura da sogno, che gli provoca un’immediata ed imbarazzante reazione fisica quando lei gli inciampa addosso mentre tenta di sfuggire ad uno sfinente ammiratore. Adriana ricorda con dolore il gran rifiuto di Colton, perché, pur essendo all’epoca soltanto una bimba di sei anni, nutriva per lui una vera e propria adorazione. Insomma, lo aveva sempre amato. Anche Samantha, la sorella di Colton, ha sempre sperato che i due un giorno convolassero, ma il più convinto di tutti era stato Lord Sedgwick, che li vedeva come anime gemelle e considerava Adriana una seconda figlia e l’unica sposa adatta al proprio erede. Colton, imprigionato da questi parenti e amici paraninfi, aveva condotto una vita da scapolo avvezzo alle donne facili che circondano i militari e si era anche sollazzato con un’attrice piacente, la quale mostrava di gradire i piccoli regali che lui le faceva per contraccambiare i suoi favori e, in più, lo aveva rassicurato di non potere avere figli. Dopo la lunga astinenza patita a causa della grave ferita e della convalescenza, ora Colton si trova in un mare di guai: la ragazzina che non aveva voluto si è trasformata nella fonte delle più irresistibili tentazioni carnali che gli siano mai capitate e gli viene anche rivelato che, pur non avendo lui voluto sottostare al contratto, suo padre e Lord Gyles hanno firmato al posto suo e adesso l’onore gli impone di adempiere, portando avanti per tre mesi il corteggiamento a Lady Adriana. Se, passati i novanta giorni stabiliti, non intenderà fidanzarsi con lei, il contratto si intenderà sciolto senza ulteriori strascichi. Adriana, sempre più innamorata di Colton, vorrebbe lei stessa sottrarsi ad una simile tortura, perché non sopporterebbe un secondo rifiuto e teme di spezzarsi il cuore. Colton, per orgoglio, si ribella nuovamente all’imposizione, ma accetta il termine dei novanta giorni di corteggiamento, pensando che dopo sarà libero di scegliere Adriana come sua fidanzata, dimostrando a tutti che la decisione alla fine dipende soltanto dalla sua volontà. La ragazza è talmente bella e perfetta sotto tutti gli aspetti, che una schiera di innumerevoli pretendenti la circonda costantemente, fra i quali spicca un intruso che lei, per il suo buon cuore, non ha saputo allontanare: Roger Elston, allevato in orfanotrofio e con una cupa storia di miseria alle spalle, la ossessiona senza darle tregua. Impossibile per lui sposare una fanciulla aristocratica, per giunta da sempre promessa ad un marchese, ma questo non ferma gli insopportabili tentativi di Roger, che vuole costringerla a fidanzarsi con lui, anche se questo dovesse significare giungere a violentarla. Colton non è dell’avviso, ovviamente.
Ma poteva mancare la scena della vasca da bagno? Come avevo anticipato, il fattaccio avviene quando Lady Adriana si immerge beatamente nell’acqua proprio nella residenza del marchese (che vive con la madre Philana e una schiera di domestici, mentre la sorella Samantha è sposata). Infatti, Adriana è di casa, essendo cresciuta con Samantha e a lei è stata riservata una stanza nella quale si può riposare e rinfrescare quando più le piace. Quella sera è in programma una festa di compleanno e Adriana arriva a Randwulf Manor trafelata. Trova il bagno già pronto e pensa che sia stato preparato per lei. Colton, che momentaneamente occupa la sua stanza da ragazzo, proprio adiacente al bagno, ha lo stesso pensiero e, in effetti, quell'acqua calda era stata messa lì proprio per lui. Entra, si spoglia e quando si gira con solo un asciugamano intorno ai fianchi, scopre che nella vasca giace addormentata e ignara la splendida Adriana. Georgette non avrebbe mai descritto una scena simile, ma anche se ci fosse arrivata, non avrebbe certo lasciato il protagonista ad indugiare estasiato davanti alle curve della ragazza nuda. Invece la Woodiwiss di questi espedienti aveva fatto i suoi cavalli di battaglia… Dopo un bel po’, Colton tossicchia e Adriana si desta sotto il suo sguardo ardente. La pulzella vergine, pur abbagliata dalla bellezza arrogante di lui, si innervosisce alquanto e lo prega di andarsene, se è un gentiluomo. Ma no, lui non si muove di un millimetro. Continua ad analizzarla con sorrisini e battutine maliziose. La povera Adriana, dopo un lungo dialogo in cui tenta di tenergli testa, è costretta ad uscire dalla vasca senza potersi coprire, perché l’unico asciugamano nella stanza è quello che circonda la protuberanza di Colton. Lamentarsi le causa un peggiore destino, in quanto lui decide improvvisamente di fornirle un minimo di copertura proprio con lo stesso asciugamano, restando a sua volta completamente nudo. Argh! Adriana fugge dallo stanzino, non senza prima avere sbirciato il corpo muscoloso e scolpito di lui e avere persino notato la voglia a forma di gabbiano che Colton ha su una natica. Questi sono momenti indimenticabili… Da qui in poi, l’unico pensiero fisso di Colton Wyndham è portarsi a letto Adriana Sutton il più presto possibile. L’ossessione lo spinge a cercare in vari modi di abbattere le difese di lei, ma la ragazza è coriacea e anche manesca. Il periodo di corteggiamento fa lievitare i sentimenti del recalcitrante marchese e ben presto quello che vuole andare all’altare in fretta diventa proprio lui. Nel frattempo i soliti cattivi tramano morte e vendetta. Lady Adriana subirà un tentativo di stupro da parte di Roger Elston, ma Colton arriverà in tempo per salvarla. Anche qui, scampato il pericolo, la bella fanciulla offrirà una provvidenziale ed insperata visione delle sue forme che spuntano fra i brandelli di vestito strappato e Colton, passato lo spavento, si troverà giustamente ad occhieggiare e palpare qua e là, già che c’è… Dopo tutto non stanno per diventare fidanzati?
L’attrice che Colton frequentava ai tempi della guerra lo manda a chiamare, dicendo di essere in punto di morte. Quando Colton arriva al suo capezzale, la trova con il prete già pronto a celebrare il matrimonio, mentre una lurida balia tiene in braccio una bambina che gli viene prontamente affibbiata come figlia. Una voglia nella natica starebbe a dimostrare il marchio di fabbrica dei Wyndham e il povero Colton vede con orrore sgretolarsi il suo ormai ossessionante sogno di sposare Adriana. Essendo uomo d’onore, acconsente ad unirsi in matrimonio con la moribonda e, quando lei esala, porta via la bambina, ripromettendosi di trovare subito una sostituta all’immonda balia. Naturalmente la ferale notizia sconvolge Adriana, che già aveva in precedenza rotto con dolore il contratto di corteggiamento, perché convinta che Colton lo stesse rispettando solo per dovere e che, nonostante i continui accenni lussuriosi, non avrebbe mai voluto veramente portarla all’altare. Con il cuore spezzato, Colton non sa rassegnarsi a perdere Adriana, ora che si rende conto di amarla. Lei sta per accettare la proposta di matrimonio della seconda scelta, l’affascinante e innamorato marchese Riordan Kendrick. Lord Sutton, che si trova con la famiglia a Bath, fa avere un biglietto a Colton, nel quale lo informa della situazione. Colton parte a tutta velocità, ma la sua carrozza viene assalita e una pallottola lo centra nella schiena. Il fedele stalliere vorrebbe riportarlo a casa, perché il suo padrone sta perdendo molto sangue. Ma Colton vuole continuare la corsa verso Bath, a costo della vita. Tutti gli amici, Samantha e lo stesso Riordan Kendrick assisteranno alla proposta di matrimonio che Colton, accasciato sanguinante nella carrozza, farà alla sconvolta Adriana. Anche lei vorrebbe che lui si sottoponesse alle cure di un medico, ma Colton le dice che preferisce morire, piuttosto che vivere senza di lei. A questo punto, la ragazza accetta accorata la proposta di matrimonio del suo amato e la corsa prosegue a casa della di lei zia, dove il dottore toglierà la pallottola dalla schiena di Colton e subito un sacerdote, provvisto di una speciale licenza, celebrerà le nozze fra i due piccioncini. Il ferito ha perso molto sangue, ma non le capacità amatorie e riesce quella notte stessa a dare sfogo a tutta la passione duramente repressa, insieme ad una insospettabilmente audace novella moglie. La notte di nozze sarà interrotta un paio di volte, prima dai genitori di Adriana, ignari del matrimonio e quindi scandalizzatissimi dall’atteggiamento dei due, ma poi, a spiegazioni avvenute, molto propensi ad augurare loro ogni bene e a lasciarli proseguire con soddisfazione. Poi dalla madre dello sposo, anch’essa incredula davanti ad una visione tanto licenziosa di corpi nudi e atteggiamenti inequivocabili. Colti in flagrante, i due, imperturbabili, spiegano anche a lei che si sono sposati e subito Philana accetta felice la nuora tanto amata e l’abbraccia. Surreale e assurdo, se non fosse un romanzo della Woodiwiss…
Con tanto impegno profuso, l’erede è in arrivo da subito: nascerà Gordon Sedgwick Wyndham, ovviamente identico a Colton.
Ho trascurato altri personaggi, come la bella Felicity, nipote di un contabile molto stimato da tutti, che prima tenta vanamente di attirare l’attenzione di Colton e poi si sposa incautamente con Roger Elston, rifiutato da Adriana che lo crede comunque un povero diavolo, ma che in realtà di rivelerà capace di azioni orribili. Anche la defunta attrice tornerà miracolosamente e temporaneamente dall’aldilà per portare a termine il ricatto ai danni del povero Colton. Ma lui saprà come tenerle testa, non avendo alcuna intenzione di rinunciare all’amatissima Adriana. Scopriremo la soluzione al mistero della voglia nella natica della bambina e a quello di un certo numero di morti. A proposito di natiche, questa parte del corpo umano, anzi del corpo di sua moglie Adriana, è il vero feticcio di Colton Wyndham. La sua mano sta sempre depositata lì, anche nell’ultima scena del libro, quella in cui, naturalmente a letto, i due ripensano agli ultimi eventi e Colton cita Shakespeare: “Tutto è bene quel che finisce bene”. E l’ultimo chiuda la porta, direbbe Nick Carter…
ArchieGoodwin || 19:23 || domenica, 03 agosto 2008
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PETALI SULL'ACQUA - Kathleen E. Woodiwiss

Le lettrici di Kathleen E. Woodiwiss che sognavano un replicante del Ruark Beauchamp di “Shanna” sono state accontentate con la creazione di Gage Thornton, protagonista di PETALI SULL’ACQUA (“Petals on the river” – 1997). Anzi, a due capitoli dalla fine di questo romanzo, assistiamo addirittura all’apparizione di tutti i fratelli Beauchamp, in epoca pre-Shanna, giunti ad incontrare Gage, dal quale il capitano Nathaniel Beauchamp è in procinto di acquistare un veliero.
Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.

La storia di “Petali sull’acqua” è meno avventurosa di quella che in futuro vivrà Ruark, ma l’atmosfera del Nuovo Mondo ancora da sgrezzare lega fra loro questi audaci e laboriosi coloni. Siamo in Virginia, nel piccolo villaggio di Newportes Newes, nel 1747. Una nave galera, la London Pride, approda con il suo carico di detenuti deportati e pronti per essere messi in vendita come schiavi. Non tutti questi sventurati individui sono realmente colpevoli dei reati che vengono loro imputati e, fra essi, vi è una giovane fanciulla diciottenne dal cuore innocente: la stupenda Shemaine O’Hearn. La ragazza è la figlia di un ricco commerciante irlandese e della sua bella moglie inglese e ha avuto un’educazione raffinata, abituata agli agi e alle affettuose premure dei genitori che stravedono per lei. Purtroppo, nonostante i modi perfetti e la ricchezza di Shemaine, le sue origini non sono aristocratiche e la sua grave colpa è stata proprio quella di fidanzarsi con lo splendido marchese Maurice du Mercer, il giovane partito più desiderato di Londra, che si è perdutamente innamorato di lei. L’unica parente di Maurice, la nonna Edith, ha ben altre mire per il nipote, per il quale sogna un matrimonio che gli permetta di frequentare la vita di corte. L’anziana donna non ha scrupoli e, non essendo riuscita a convincere Shemaine a lasciare Maurice e l’Inghilterra, ordisce una trama per fare accusare la fanciulla di furto. Shemaine, mentre rientra da una cavalcata, viene portata via da un cacciatore di taglie e non riesce nemmeno a fare avvertire i suoi genitori. Gettata nel carcere di Newgate, viene condannata senza possibilità di difesa, grazie al danaro speso da Edith du Mercer per comprare la complicità di giudice e guardie. La marchesa giunge a commissionare l’omicidio di Shemaine, ma il secondino non riesce nel suo intento, così la ragazza finisce direttamente sulla nave galera che la porterà in Virginia. Edith du Mercer non è ancora soddisfatta e vuole comunque la morte di Shemaine, temendo che il nipote possa andarla a cercare fino in America. Così sulla London Pride Shemaine farà la conoscenza dei due personaggi che, a sua insaputa, sono stati pagati per renderle la vita un inferno fino cercare in ogni modo di ucciderla: il mozzo Potts e la prostituta Morrissa Hatcher la perseguiteranno fino alle ultime pagine del romanzo.
Nonostante non abbia mai avuto esperienze di tale durezza e sia sempre stata protetta dalla sua famiglia, Shemaine si rivela sorprendentemente capace di far fronte alle difficoltà, lotta e si adatta alle situazioni peggiori, senza mai lamentarsi o dare l’idea di essere sul punto di cedere. Siamo in pieno romance e quindi l’irrealtà di fatti e comportamenti non ci deve sorprendere, però la perfezione di Shemaine e quella del suo futuro padrone, Gage Thornton, vanno al di là di ogni più rosea immaginazione. Nei romanzi della Woodiwiss troviamo cattivi che possono esserlo talmente da diventare ridicoli e buoni che vanno oltre la santità. Non ci sono le vie di mezzo, a parte qualche personaggio di contorno. Shemaine, con i suoi capelli rosso fiamma, gli occhi verde smeraldo e la pelle color avorio, è già di per sé una visione soprannaturale, ma se a ciò si aggiunge la sua disumana e subitanea accettazione della propria condizione di galeotta e futura schiava, che per lei diventa immediatamente naturale, come prima lo era quella di agiata figlia di papà, non ci sono più confini alla favola. Il principe azzurro di Shemaine, ora che il ricordo del bellissimo e appassionato Maurice è stato sfocato dagli eventi, arriva sotto le sembianze di Gage Thornton, un trentatreenne vedovo che ha un figlio di due anni, Andrew, per il quale è in cerca di una bambinaia. Gage è giunto in Virginia dall’Inghilterra nove anni prima, a causa di un dissidio con il padre, Lord William Thornton, conte di Thornhedge. Una ragazza aveva affermato di aspettare un bambino da Gage e Lord William voleva che lui la sposasse per riparare. Gage aveva rifiutato, sapendo di non essere il padre ed era partito per l’America, per costruirsi una nuova vita con le proprie mani. Lord William è un ricco costruttore navale e Gage stesso ha fatto un prezioso apprendistato, prima come ebanista e poi come disegnatore di navi. La sua ambizione è poterne creare e costruire di proprie e in Virginia ha gettato le basi per dare corpo a tutto il talento di cui è dotato. Con grande abilità ed ingegno, Gage ha messo in piedi un laboratorio in cui, coadiuvato da alcuni fidati dipendenti, progetta e realizza mobili di altissima qualità, che vende ai benestanti dei dintorni e, nel frattempo, sta costruendo il suo primo veliero, al quale dedica giornalmente parte del proprio tempo. Purtroppo la moglie Victoria è morta un anno prima, cadendo sulle rocce mentre si trovava sulla prua della nave in costruzione e nel villaggio alcune malelingue credono che Gage l’abbia uccisa, mentre in realtà lui era in casa ad accudire al figlioletto ed era accorso sentendo le grida. Roxanne Corbin, una zitella esaltata e bruttina che spasima per lui e odia qualunque donna ostacoli il suo folle sogno di averlo per sé, era invece presente al fattaccio…
A Gage, dopo un anno, la vedovanza comincia a pesare e spera di unire l’utile al dilettevole, quando quella mattina si avvicina alla London Pride per dare un’occhiata alle donne che stanno per essere vendute come schiave. Ovviamente tutti gli occhi sono puntati su di lui, non solo per la voce che circola sulla morte di sua moglie, ma anche per il suo notevole aspetto. Gage Thornton è un uomo di non comune bellezza (ma va!), alto e dal fisico perfetto, a cui si aggiungono un’espressione enigmatica, un atteggiamento incurante dei giudizi altrui e una tenacia orgogliosa. Ha anche una grande generosità d’animo e un bellissimo rapporto con il proprio figlio, per il quale è un padre attento, affettuoso e sempre presente. Insomma, un altro fenomeno di perfezione! D'altro canto, il piccolo Andrew, ha due anni, ma, da come viene descritto dalla Woodiwiss, sembra averne almeno sei o sette, dato che parla perfettamente, capisce i concetti al volo e si atteggia da ometto alla minima sollecitazione...
L’incontro di due esseri soprannaturali inevitabilmente crea un’atmosfera sublime. Gage vede Shemaine in mezzo alle altre prigioniere e, benché sporca e stracciata, rimane folgorato dalla sua bellezza e dolcezza. Riesce a comprarla, spendendo tutto il suo denaro, guadagnato faticosamente, strappandola alle grinfie del capitano della nave, che già sognava di portarsela a terra per farne la propria schiava, all’insaputa della moglie-cerbero. Tutti quelli che vedono Shemaine sbavano per lei, tutte quelle che vedono Gage vanno in sollucchero per lui… ovviamente. La casa sul fiume in cui Gage vive con il figlio è un’altra opera magistrale, scaturita dal suo talento: l’ingegno permea l’intera struttura, ogni mobile, ogni comodità, perché Gage l’ha concepita come il luogo ideale nel quale crescere la sua famiglia e quella del Mulino Bianco gli fa un baffo. Da subito si capisce che per lui Shemaine non sarà mai una schiava e il modo in cui la tratta fin dall’inizio ci fa comprendere come egli già aneli il matrimonio con lei. Shemaine, ingenua e dolcissima, si impegna nel ruolo di angelo del focolare e riesce miracolosamente a ricordarsi le lezioni di economia domestica che la sua lungimirante madre l’aveva costretta a prendere… Per cui, appena arrivata, meraviglia se stessa e Gage con un’infornata di focaccine prelibate, primo passo verso un cammino disseminato di pranzi luculliani che fanno realizzare a Gage di avere centrato l’obiettivo: Shemaine O’Hearn è in realtà Biancaneve. Quindi, non solo la flessuosa e morbida visione lo tortura e gli fa sognare di poterla avere carnalmente, ma in lei scopre la personificazione del suo ideale di moglie e madre per suo figlio. Nel frattempo, Shemaine comincia a sbirciare di sottecchi le fattezze del suo aitante padrone e il fatto che lui sia così premuroso e caldo nei suoi confronti spazza via in fretta i suoi timori virginali. La passione non tarda ad ardere in loro, ma nel romanzo dei perfetti nulla può accadere prima del matrimonio. Incurante delle cattiverie che le pettegole del villaggio dicono alle spalle sue e di Shemaine, Gage la corteggia sempre più pressantemente e una sera le fa la proposta di diventare sua moglie. A quel punto la ragazza è già cotta da un pezzo e accetta di slancio. Le nozze si celebrano e finalmente i due sposini danno il via alla lussuria più sfrenata. Intanto, gli assassini tentano più volte di fare la pelle a Shemaine e allo stesso Gage. Assistiamo all’arrivo del di lui padre, pentito e desideroso di riconquistare il suo affetto, tanto che, durante uno dei vari tentativi di omicidio, Lord William si getterà a scudo sul figlio e si beccherà una lancia nella schiena per salvarlo. Ovviamente l’anziano genitore non morirà, anzi farà un’allegra convalescenza, durante la quale si rivelerà un nonno meraviglioso. Shemaine, istruita da Gage nell’uso del moschetto, dovrà uccidere un paio di cattivi che, cercando di ammazzare lei, se la stanno prendendo con il marito, minacciandolo di morte. Altri cadaveri fioccheranno come le mosche, tanto che in una delle scene finali Gage passerà la notte a raccogliere corpi e costruire bare. I genitori di Shemaine, accompagnati dal suo ex fidanzato Maurice, piomberanno a turbare la famigliola con la ferma decisione di riportare a casa la fanciulla. Ma, nonostante la bellezza e il fiero cipiglio del marchese reggano alquanto bene il confronto con quelli di Gage Thornton, Shemaine ha già fatto la sua scelta da tempo e non ha alcuna intenzione di abbandonare l’amatissimo marito, dal quale ora aspetta anche un bambino. Oh, che romantico! La terribile Edith du Mercer, nell’estremo tentativo di fare uccidere Shemaine, perderà per sempre il nipote, il quale, dopo avere digerito il rifiuto finale di Shemaine, decide di restare anche lui a vivere in Virginia e di corteggiare la bella sorella di Ruark Beauchamp, Garland, con la quale si sposerà. In “Shanna” vedremo Garland arrivare con una neonata in braccio e ora sappiamo l’antefatto.
Gage e Shemaine ingrandiranno la loro casa, in previsione di futuri lieti eventi e anche la costruzione di mobili e navi avrà un florido sviluppo. Tutti i famigliari dei due piccioncini si riuniranno con loro in Virginia e così la bella favola avrà il suo giusto epilogo.
Scena clou del libro: Shemanine sta facendo il bagno e, acchiappando un asciugamano posto in una cesta su di uno sgabello lì vicino, snida un serpente a sonagli, che saetta verso di lei per morderla. La ragazza salta fuori dalla tinozza con il piccolo asciugamano che le copre scarsamente le vergogne e Gage, all’epoca non ancora suo marito, irrompe nella stanza con un coltello per uccidere il serpente. Con un colpo gli taglia la testa, ma subito posa lo sguardo sulle fattezze della pulzella tremante e gocciolante. Ah, il guerriero e la sua dama hanno così il loro primo approccio fugace e foriero di futuri sguardi tentatori…
ArchieGoodwin || 01:35 || lunedì, 28 luglio 2008
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MAGNIFICA PREDA - Kathleen E. Woodiwiss

Deliziosa e leggerissima, un soffio di favola rosa ambientata in Inghilterra al tempo di Elisabetta I. Questo è MAGNIFICA PREDA (“So worthy my love” – 1989). Un nobile cavaliere, una fanciulla rapita, buffi servitori, assassini e intrighi di corte. Un po’ “bisbetica domata”, un po’ rievocazione dei film con Bette Davis ed Erroll Flynn, un po’ “oggi le comiche”.

Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.
Al centro della storia l’ingiusta accusa di alto tradimento inflitta all’apollineo ed audace marchese di Bradbury, Lord Maxim Seymour, che viene incolpato di avere ucciso un agente di Sua Maestà e di tramare per assassinare la stessa regina. Il marchese, che è stato incastrato dal vero colpevole, viene espropriato di tutti i suoi averi, privato del titolo e condannato alla decapitazione. Ma, durante il trasferimento dalla Torre al patibolo, riesce a fuggire con l’aiuto dei suoi fedeli servitori, viene ferito gravemente e creduto morto. Il capitano Nicholas von Reijn, membro della Lega Anseatica, è un caro amico di Maxim e conduce il ferito al sicuro ad Amburgo, dove potrà essere curato. Nel frattempo, a Londra, si celebra il matrimonio fra la bella figlia di Edward Stamford, Arabella e Lord Reland Huxford. La giovane è reduce da sei fidanzamenti andati a monte, a causa della morte prematura di tutti i suoi promessi, cosa che le fa pensare di avere su di sé una specie di maledizione. Il sesto fidanzato di Arabella era stato proprio Lord Seymour, l’unico che il di lei padre avrebbe realmente gradito come genero, essendo un partito facoltoso e di grande prestigio. Edward Stamford si è comunque appropriato della residenza e dell’entourage del marchese di Bradbury, il quale ora progetta di vendicarsi. La sera del matrimonio di Arabella un misterioso individuo incappucciato si aggira per il salone, fingendo di essere un servitore, ma in realtà i suoi occhi color smeraldo sono molto simili a quelli del ritratto dell’ex padrone di casa… Ritratto che ora è coperto e relegato in una stanza non visitata, ma che non è sfuggito allo spirito di osservazione della nipote di Edward, la graziosissima Elise Radborne, una fanciulla di diciassette anni non priva di risorse sorprendenti. Elise è l’unica figlia di Sir Ramsey Radborne, recentemente scomparso e forse rapito dai suoi stessi parenti e della sfortunata Deirdre, morta in circostanze misteriose quando Elise aveva solo due anni. La famiglia di Elise è composta da vari serpenti: oltre all’avido Edward, ci sono la zia Cassandra ei suoi degni figli. Cassandra, vedova del fratello di Ramsey, ha tutte le caratteristiche dell’arpia disposta a tutto per accaparrarsi le ricchezze di chicchessia. Al momento la sua vittima designata è Elise. Corrono voci che il padre della ragazza, prima di scomparire, avesse convertito molti suoi beni in denaro ed avesse nascosto il tesoro da qualche parte, per salvaguardare il futuro della figlia. Cassandra e i suoi figli, nel tentativo di estorcere ad Elise il nascondiglio del fantomatico tesoro, l’aveva rapita e tenuta prigioniera, non ottenendo nulla. Ora Elise, sfuggita alle grinfie della zietta, è ospite dello zio Edward e ne governa l’andamento domestico, pagandogli anche una profumata pigione. La sera del matrimonio di Arabella, Elise è occupata a sorvegliare che tutto proceda a dovere e, salendo le scale, si imbatte in un uomo che riconosce subito come colui che è raffigurato nel ritratto. L’imprevisto rovina il piano originario di Lord Seymour e un equivoco fatale unisce il suo destino con quello di Elise. Salita nella stanza di Arabella per aiutarla a prepararsi per la prima notte di nozze, Elise la trova deserta e, nella penombra, viene catturata da un paio di individui maldestri che tuttavia riescono a portarla via dal castello. Nel frattempo, Lord Seymour si palesa agli ospiti resi poco reattivi dalle libagioni e dal sonnifero che lui ha mescolato ai vini: salta sui tavoli con la spada sguainata e sfida Edward Stamford, urlandogli tutta la sua rabbia. Poi fugge nella notte e a nulla serve lo sgangherato inseguimento da parte di quelli che erano in grado di stare in piedi. Il rapimento di Elise è l’inizio di una comica degna di Stanlio e Ollio e forse proprio a loro si è ispirata la Woodiwiss quando ha creato i personaggi di Fitch e Spence, i due servitori imbranati e paurosi ai quali Lord Seymour ha affidato il ratto della fanciulla. Peccato che la ragazza da prendere, nei piani del marchese, fosse la sua ex-fidanzata Arabella, che lui avrebbe voluto accogliere nel suo rifugio di Amburgo e sposare prima che lei avesse consumato il matrimonio con Reland. La sorpresa e lo scorno di Maxim, quando i suoi prodi gli portano la recalcitrante ed infuriata Elise, sono nulla a paragone con la reazione della fanciulla offesa. Impacchettata come un salame e trascinata da Fitch e Spence su di una ridicola imbarcazione lungo il fiume e poi caricata sulla nave del capitano von Reijn, la giovane giunge finalmente a conoscere il mandante del suo rapimento. Il luogo in cui avrebbe dovuto essere ospitata non è il palazzo che Maxim aveva affittato ad Amburgo, perché i suoi servitori si sono fatti truffare dall’intermediario e il gruppetto si trova a dovere alloggiare in un cadente, freddo e lurido maniero sulla cima di un’altura, lontano dalla città. L’inverno del Mare del Nord e le tempeste di neve delle terre baltiche aumentano i disagi in cui si dibattono i nostri eroi. Una serie di umoristiche situazioni imperversano da qui in poi e il lettore non può che sorridere e divertirsi. Maxim Seymour è un uomo molto affascinante, coraggioso e nobile. Elise Radborne è una ragazza assai dotata dalla natura, sia di carattere, sia di aspetto. Le scintille fra i due giovani sprizzano in lungo e in largo. Piccole ripicche, scherzi di varia natura costellano la prima parte del loro rapporto. Maxim è affascinato dalla ragazza e nella sua mente il ricordo di Arabella, poco a poco, si affievolisce e scompare. Elise è assai colpita dalla bellezza e dal carisma di Maxim, ma non vuole mostrarsi debole al suo cospetto. Il capitano Nicholas von Reijn, che durante il viaggio in cui ha trasportato Elise sulla sua nave, si è invaghito di lei, le fa una strenua corte, inizialmente autorizzato da Maxim. Il clima avverso non permette che la fanciulla venga subito riportata in Inghilterra, per cui la convivenza forzata fra lei e Maxim si evolve da punzecchiatura maliziosa a passione inespressa, che poi diventerà un grande amore. Maxim, sempre più geloso del corteggiamento del capitano nei confronti di Elise, comincia a dimostrarle le sue intenzioni. Elise è inizialmente timorosa che lui voglia solo soddisfare i suoi istinti virili, dopo la lunga astinenza. Fatto sta che i sentimenti dei due si rivelano lentamente, finché, durante un soggiorno a casa del capitano von Reijn a Lubecca, Maxim porta Elise in una chiesetta e la sposa. Elise si trasforma da dispettosa fanciulla a dolcissima e adorante moglie e Maxim comincia a progettare il suo futuro con lei, cercando il modo di riabilitare il proprio nome ed ottenere giustizia dalla regina Elisabetta. Alle vicende amorose di Elise e Maxim si intrecciano i vari intrighi e le lotte di potere non solo a corte, ma anche ai vertici della Lega Anseatica, il cui capo è un individuo spietato che vorrebbe acquistare i servizi di Lord Seymour, per abbattere lo strapotere nei mari di Sir Francis Drake, pirata alle dipendenze di Elisabetta. Ovviamente Maxim saprà come destreggiarsi, riconquistare l’onore e la piena fiducia di Sua Maestà, a discapito di cattivi e pericolosissimi nemici. Cappa e spada, avvelenamenti, nemici insospettabili in agguato, capovolgimenti e lieto fine. I nostri eroi torneranno trionfalmente a casa, Maxim riavrà ciò che gli era stato ingiustamente tolto e l’amore fra lui e la bella Elise sarà coronato dal primo erede in arrivo.
ArchieGoodwin || 23:18 || lunedì, 21 luglio 2008
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COME CENERE NEL VENTO - Kathleen E. Woodiwiss

Riguardo a COME CENERE NEL VENTO (“Ashes in the wind” – 1979), potrei già spingermi a dire che si tratta del più riuscito dei romanzi di Kathleen E. Woodiwiss, anche se non li ho ancora letti tutti. 
Tanti scrittori si sono cimentati nell’epopea della Guerra di Secessione americana, sfornando opere di vario livello, ma comunque avvincenti, non fosse altro che per il fascino esercitato sul pubblico dall’unico vero momento in cui gli Stati Uniti hanno avuto una loro storia da raccontare. Prima non c’era stato molto da quelle parti… La Woodiwiss si muove dunque su di un terreno conosciuto e dimostra anche il gusto della ricostruzione di luoghi, sentimenti e fatti che portarono distruzione e spargimento di sangue nella sua terra, facendola poi rinascere piena di dignità e forte di una grande democrazia.

Attenzione: viene rivelata una parte della trama che potrebbe togliere il gusto della lettura a chi non conosce ancora la storia.

Il romanzo è diviso in due parti, proprio come due e opposti fra loro sono i lati degli Stati Uniti da cui muovono i protagonisti. Alaina MacGaren ha il sangue scozzese e le radici americane piantate nel suolo sudista della Louisiana, ad Alexandria. L’eroe maschile, Cole Latimer, di origine austriaca, viene da una famiglia del Minnesota, nell’estremo nord. Kathleen E. Woodiwiss nacque proprio ad Alexandria e morì a Princeton, Minnesota. Possiamo quindi dedurre il motivo per il quale questo romanzo è così preciso nelle descrizioni dell’atmosfera che respirano i personaggi e riesce a catturare anche chi, dopo “Via col vento”, pensa che dalla guerra fra Nord e Sud sia già stato cavato tutto il possibile in termini romanzeschi. In più, essendo questo un romance in piena regola, non manca il lieto fine, che viene raggiunto con tocchi a metà fra Daphne Du Murier, una spruzzatina di sorelle Brontë e tanto divertimento. La vena comica pervade anche i momenti più avventurosi della storia e, come in tutti i romanzi della Woodiwiss, siamo gratificati dalla leggerezza e dal garbo, accompagnati da un’allegra ironia. 
Ci troviamo a New Orleans, Louisiana, nel 1863 e i nordisti hanno preso possesso della città, mentre la guerra continua a mietere vittime. Il sud è destinato alla sconfitta e le sue terre, un tempo floride e indolenti, sono preda di razzie e distruzione selvaggia, non solo da parte dei soldati dell’Unione, ma soprattutto ad opera di degli sciacalli arricchitisi sul dolore altrui. Alaina McGaren è una diciassettenne privata dei sogni e degli affetti: la madre è morta di crepacuore dopo avere perso il marito ed un figlio in guerra, mentre l’altro fratello, Jason, anche lui soldato della Confederazione, è disperso. La fattoria di Briar Hill, nei pressi di Alexandria, è distrutta e Alaina, che aveva continuato nell’opera della madre, offrendo cibo e asilo ai soldati sudisti feriti o bisognosi di rifugio, viene bollata come spia e ricercata dall’esercito dell’Unione che ha posto una taglia sulla sua testa. Tradita da un vicino di casa, Alaina è costretta a travestirsi da monello, assumendo le sembianze maschili per non essere catturata e, perdendo per strada anche la protezione del fedele schiavo Saul, inseguito dai soldati, sale su un battello diretto a New Orleans, dove pensa di chiedere ospitalità agli zii. Alaina, ora Al, sporca e cenciosa per non rivelare la sua vera identità, sbarca spaurita con la sua valigia di vimini e subito viene aggredita da un gruppetto di soldati imberbi, che cominciano a provocare e torturare il ragazzetto indifeso. La scena attira l’attenzione di un soldato blu, il capitano Cole Latimer, ufficiale medico presso un ospedale dell’Unione insediatosi in città. Cole, alto, occhi azzurrissimi, fisico perfetto, diventa l’angelo custode di Al, che però non dimostra di gradire. Nel cuore di Alaina cova un odio sordo per gli yankees, che hanno provocato la morte dei suoi cari e l’orrore in cui si sta dibattendo. Ma Cole è testardo e riesce a convincere Al a seguirlo e a  fargli mangiare un piatto caldo alla locanda e poi lo accompagna a casa degli zii. Nessuno si aspetta di vedere arrivare Alaina sotto quelle puzzolenti e arruffate sembianze, ma i parenti le tengono il gioco, sapendo che anche loro rischierebbero la sua stessa sorte, se venisse scoperta l’identità della ragazza. Sulla soglia di casa Craighugh non sono però lo zio Angus e la zia Leala ad accogliere Al, ma la cugina Roberta, una bellissima fanciulla bruna che fa subito gli occhi dolci all’aitante capitano Latimer e comincia a tendere la sua velenosa rete per intrappolarlo, intravedendo avidamente in lui il solo mezzo per uscire dalle privazioni della guerra e diventare l’ammirata moglie di un facoltoso medico. Accecata da sogni di sfarzosi guardaroba, ricevimenti e vita di società, Roberta disprezza l’orgoglio sudista della sua gente e usa ogni mezzo per raggiungere il suo scopo. Anche vendere se stessa. E’ come se la Woodiwiss avesse diviso in due il personaggio di Rossella O’Hara, dandone la parte esasperante, cinica e calcolatrice a Roberta Craighugh e riservandone il lato fiero, orgoglioso, impavido e legato alla terra ad Alaina McGaren. Cole Latimer offre ad Al un posto come addetto alle pulizie nell’ospedale militare e, dopo numerosi scontri verbali, fra il ragazzetto sudicio e il testardo capitano comincia ad instaurarsi un reciproco rispetto, dato dall’ammirazione. Naturalmente Al è in vantaggio, perché sa con chi ha a che fare, mentre Cole non si dimostra particolarmente acuto, non accorgendosi minimamente di avere a che fare con una fanciulla. La licenza narrativa porterà ad estremi paradossali e ad una serie di opportuni equivoci, oltre che a numerose spassosissime scene fra i due. Il carattere di Cole si evolve, partendo da medico che ama la sua professione, dedito a salvare vite, orgoglioso, tenace, generoso, finché, incontrando sulla sua strada la meschina Roberta e la sfuggente Alaina, si trasforma in vittima delle donne, ingannato, offeso, insoddisfatto, un bel po’ gonzo, ombroso e infelice. Questo per tre quarti del romanzo. Alaina, vivendo le miserie umane dell’ospedale, si avvicina al dolore dei soldati e comprende che non ci sono differenze sotto le due uniformi in guerra. Il suo atteggiamento anti-yankee resta burbero solo in superficie, ma le piacerebbe molto potere svelare le proprie sembianze femminee per attirare l’attenzione di Cole, che comincia a turbare i suoi sonni. Una circostanza rocambolesca porta Alaina a salvare per la prima volta la vita al capitano Latimer, che è stato aggredito e spogliato di notte da malintenzionati e gettato nel Mississippi. Non stiamo qui a chiederci come una ragazzina minuta, quale ci viene descritta Alaina, possa riuscire a trarre dalle acque melmose del grande fiume un uomo di stazza doppia della sua che sta annegando, privo di sensi e obnubilato dall’alcol, perché altrimenti non sapremmo nemmeno come spiegarci in che modo lo stesso scricciolo possa poi issarlo sul cavallo e portarlo a casa degli zii, farlo salire per le scale al buio, benché ruzzolando una volta, ma senza svegliare nessuno e adagiarlo nella camera degli ospiti, sperando che non si svegli fino alla mattina, quando lei pensa di poterlo fare svicolare non visto. Altro posto non le viene in mente, perché la chiave dell'appartamento di Cole è misteriosamente sparita (rubata da Roberta che voleva farsi trovare lì nuda da lui e abbindolarlo per poi farsi sposare, ma quel piano era miseramente fallito...) e non se la sente di abbandonarlo in quelle condizioni nella stalla. Così quando Alaina, si toglie i panni di Al e va a farsi un bagno, lascia il capitano addormentato in quel letto… ma il sonno dell’uomo si interrompe e, ancora sotto i fumi dell’alcol e con il bernoccolo fresco, Cole si alza incapace di rendersi conto del luogo in cui si trova e, brancolando nel buio, fa cadere un lume, imprecando. Alaina, temendo che ciò svegli la zia e la cugina Roberta, si dimentica di essere in camicia da notte ed entra nella stanza degli ospiti per cercare di rimetterlo a letto. Lui è stordito e indifeso, così ad Alaina viene la luminosissima idea di fargli credere di trovarsi in un bordello, per avere la scusa di fargli bere un altro goccetto affinché ripiombi nel sonno. Gli si avvicina blandendolo, offrendogli il bicchiere, ma lui, in astinenza amatoria da un po’, si attizza davanti a quelle sinuose forme che fluttuano sotto la camicia da notte al chiarore della luna. Alaina, verginella ingenua, pensa di poterlo tenere a bada, mentre Cole, ormai convinto di essere davvero in un bordello, pretende soddisfazione dalla ragazza e l’abbranca. Alaina si divincola per un po’, ma poi si lascia trasportare, inebriata dal mascolino ardore del capitano Latimer. La breve e intensa esperienza di passione lascia entrambi segnati per il resto della storia. Alaina torna nella sua camera e si addormenta, senza accorgersi che Roberta, sentendo strani rumori, è sgusciata dalla propria stanza e l’ha vista uscire da quella degli ospiti. Incuriosita, la ragazza entra e vede Cole sdraiato nudo nel letto, nel mondo dei sogni. Le viene la folgorazione, notando le macchie rosse di sangue sparse sul lenzuolo (al buio!) e coglie due piccioni con una fava: lei non è più vergine, avendo già corso la cavallina con un tipo che ora è morto in guerra, ma può farsi passare per l’innocente che il capitano Latimer ha sedotto quella notte, inducendolo ad un propizio, per lei, matrimonio riparatore. Si ficca prontamente nel letto e, la mattina successiva, Cole si sveglia stordito sotto il tiro della pistola del padre di Roberta, deciso a fargli rimediare l’onta di avere sverginato la sua creatura. Incapace di mettere a fuoco gli avvenimenti della notte precedente, Cole pensa di avere fatto sesso con Roberta e, ricordandosi della beatitudine provata, pensa di avere trovato in lei la donna giusta, così si lascia trascinare in un subitaneo matrimonio, che sconvolge la povera Alaina. Cole si rende vagamente conto che la figuretta morbida e sensuale che aveva tenuto fra le braccia non sembra avere le stesse forme della prosperosa Roberta e comincia a temere di avere preso un granchio. Non sa che ha preso molto di peggio! Roberta è una vipera insensibile ed egoista, alla quale interessano solo i soldi e le apparenze e che non ha alcun sentimento nei confronti del marito. Lo sopporta passivamente a letto e lo tratta come un mezzo per ottenere i lussi che anela. Cole si è costruito una prigione infernale senza volere e, per giunta, continua a sognare quella donna che ora è convinto non sia affatto Roberta. Ossessionato dal ricordo di quelle sensazioni, l’uomo insegue fantasmi, che in realtà sono i vari travestimenti di Alaina, anche se lui non riesce ancora a comprenderlo. Persino un soldato ferito che ha perso la vista e versa in pessime condizioni in ospedale si rende conto che Al è una ragazza, ma Cole, per gli scopi della storia, è momentaneamente fesso. Alaina ha due buoni amici nel dottor Brooks e nell’anziana e simpaticissima signora Hawthorne, che conoscono la sua identità e comprendono anche i sentimenti che la ragazza nutre per il capitano. Verso pagina duecentoottanta, una circostanza fortuita fa sì che Cole incocci in Alaina vestita, anzi svestita da donna, nella stanza di Roberta e finalmente gli si aprono gli occhi e capisce persino che è lei la ragazza di quella notte. L’ossessione in lui aumenta a dismisura, ora che realizza in quale perverso guaio si è cacciato, sposando per la ragione sbagliata la donna che gli ha rovinato la vita, mentre si strugge per Alaina. Il divorzio non è contemplato dal romanzo e Roberta si autoeliminerà più avanti, lasciando posto alla seconda parte della storia. Nel frattempo cominciano i “voglio ma non posso” fra Cole ed Alaina, finché il capitano, in preda alla delusione e all’amarezza, si arruola volontario per una spedizione che lo porta lontano da New Orleans ed Alaina fugge dalla casa degli zii, inseguendo l’unica volontà che le rimane: rivedere i resti della sua casa di Briar Hill prima che la fattoria venga venduta all’asta ai nordisti. Cole, che, per caso, si trova proprio nei pressi di Briar Hill, nel tentativo di salvare i feriti che la sua truppa voleva lasciare indietro durante una ritirata, viene a sua volta ferito ad una gamba e catturato da alcuni disgraziati del luogo, gli stessi che avevano tradito Alaina consegnando il suo nome ai nordisti. Tenuto prigioniero in una baracca, il destino vuole che Cole venga salvato di nuovo da Alaina, che si aggirava in cerca di cibo, di nuovo vestita da ragazzo, insieme al ritrovato Saul. La fuga di Alaina, Saul e Cole per ritornare a New Orleans e salvare la gamba offesa del capitano, avviene a bordo di un carro funebre. Cole si nasconde nella bara semichiusa e i curiosi vengono allontanati con lo spauracchio che il caro estinto sia deceduto di febbre gialla. Alaina gode abbastanza a torturare un po’ il povero Cole e l’avventura è molto amena. La scheggia metallica conficcata nella gamba di Cole lo renderà zoppo per parecchie pagine e contribuirà, insieme al tormento causatogli dal lugubre matrimonio, ad abbrutirlo e farlo comportare in modo irascibile. Congedato dall’esercito per la ferita e promosso maggiore per l’atto eroico, Cole decide di tornare nelle sue proprietà in Minnesota e Roberta, che sperava di recitare la parte della moglie di un ufficiale nei salotti di Washington, si infuria, meditando la fuga appena in grado di portarsi via i soldi necessari. Il maggiore Latimer cerca di convincere Alaina ad accettare almeno il suo appartamento e una somma in denaro, ma lei rifiuta sdegnosamente e Cole, che vorrebbe darle molto di più, non sa fare altro che supplicarla almeno di passare quegli ultimi giorni insieme a lui. Ovviamente la ragazza lo schiaffeggia e fugge in lacrime e così lui parte per il nord. La signora Hawthorne, per gli amici Tally, e il dottor Brooks sono buoni custodi di Alaina, finché un giorno giunge opportuna la notizia della morte di Roberta, a causa di un aborto spontaneo. Poiché un losco figuro, di nome Jacques Du Bonnè, che fa sporchi affari e minaccia da tempo la virtù di Alaina, si sta facendo sempre più pericoloso, Tally pensa di scrivere a Cole per farglielo sapere e lui, non potendosi muovere dal Minnesota per il problema alla gamba, chiede per lettera la mano di Alaina allo zio di lei. Ecco che nasce il secondo grande equivoco, dopo il travestimento della ragazza: lo zio Angus, che non si dà pace per la morte della diletta figlia Roberta e ne incolpa il povero Cole (il quale non ha più fatto sesso con la moglie da quando ha scoperto la trama da lei ordita per farsi sposare e quindi non è nemmeno il padre del bambino per sbarazzarsi del quale lei è morta), pensa che sia una giusta punizione dare il consenso alle nozze della nipote facendole credere che il dottor Latimer la sposa perché si sente in debito e vuole solo un matrimonio formale. Contemporaneamente scrive a Cole che Alaina acconsente solo a patto che si tratti di un matrimonio di nome e non di fatto e così, per sfuggire alle grinfie di Du Bonnè, Alaina sposa per procura Cole e parte per il Minnesota. L'accordo prenuziale, che in realtà nessuno dei due ha chiesto, fa immaginare le cose sbagliate ad entrambi e Cole ed Alaina si rinfacciano e si beccano in continuazione, incapaci di rendersi conto del loro reciproco amore.
La seconda parte del romanzo si svolge totalmente in Minnesota, a guerra finita e, dopo esserci immedesimati nei tormenti del profondo sud per mezzo della storia di Alaina, divenuta per forza Al, ora siamo nel nevoso ed impervio nord, ai confini con la realtà, nel mondo di Cole Latimer. Un lungo tira e molla fra i due novelli sposi, condito da misteri ed altri nuovi personaggi, cambia ed evolve la storia. Il matrimonio, dopo un bel po’, viene finalmente consumato ed Alaina e Cole diventano quello che in effetti sono sempre stati: una coppia inseparabile e innamoratissima. Il destino cinico e baro continuerà a tentare di distruggere la loro serenità e molti altri avvenimenti ci terranno con il fiato sospeso in attesa del gran finale, quando tutti i cattivi smetteranno di incombere sulla famigliola, nel frattempo allietata dalla nascita di una bella bambina.
Le avventure di Cole ed Alaina sono un vero sollazzo e meritano di essere lette anche da chi non ama questo genere. La conclusione della storia è quasi grottesca nella sua irrealtà, ma è impossibile non affezionarsi a questo libro.

ArchieGoodwin || 02:00 || lunedì, 14 luglio 2008
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