Blood' n Fog

SHERLOCK HOLMES CONTRO DRACULA ("Sherlock Holmes vs Dracula, or The Adventure of The Sanguinary Count", 1978), di Loren D.Estleman
[ Gargoyle Books ed., 2008 ]

Il titolo del romanzo farebbe pensare ad una delle solite operazioni commerciali, deprecabili nella loro ricerca di un facile mercato, tipo "Alien contro Predator"; e del resto, leggendo le note conclusive, si scopre che l'autore era ed è tuttora molto affezionato al sottotitolo, trascurato oppure addirittura omesso da alcuni editori proprio per ragioni commerciali.
In ogni caso, tralasciando il titolo per immergersi nel pieno della storia, si trova un romanzo abbastanza soddisfacente. All'inizio potrebbe sembrare un po' scontato, specialmente per i lettori che abbiano grande familiarità con il "Dracula" di Bram Stoker: poi però il tutto si trasforma in una vera e propria storia alla Conan Doyle, una tra le più classiche, solidamente narrate dal buon dottor Watson... e allora il lettore si trova in una posizione decisamente migliore. Per scoprire, alla fine, che l'autore ha realizzato qualcosa di prevedibile eppure interessante, sfruttando ciò che la tradizione e il romanzo di Stoker mettevano a disposizione, facendolo però in maniera intelligente e solo apparentemente semplice. Mettendo in atto, tra l'altro, un buon mimetismo rispetto allo stile originale di Watson, del quale vengono rievocati i limiti e le debolezze, ma anche la straordinaria generosità.
In pratica l'idea di base è semplicissima ma efficace: in "Dracula" vengono narrate soprattutto le gesta di coloro che - capitanati dal professor Van Helsing - danno la caccia al sanguinario Conte per impedirgli di portare il terrore in Inghilterra; Loren D. Estleman, che si finge curatore del manoscritto originale di Watson, riempie i vuoti del romanzo di Stoker immaginando che nei suoi periodi di assenza o di relativa presenza il Conte sia alle prese con Sherlock Holmes, che per caso si è posto sulle sue tracce e non intende abbandonare la caccia, malgrado l'irrazionalità del caso in questione e a dispetto del fatto che Van Helsing ha rifiutato il suo aiuto.
Holmes infatti viene originariamente ingaggiato dal Dailygraph, il quotidiano di Whitby, per fare luce sui tragici eventi che circondano l'approdo in porto del veliero Demeter con il suo sinistro carico di morte e mistero (i lettori di "Dracula" sanno già che quell'evento corrisponde all'arrivo del Conte in Inghilterra). Seguendo indizi strani ed inquietanti ma inconfutabili Holmes arriva alla cripta dei Godalming proprio la notte in cui Lucy Westenra viene liberata dalla maledizione; segue un fruttuoso colloquio con Van Helsing, che colma le lacune, poi ognuno va per la sua strada. E mentre i personaggi di Bram Stoker agiscono fuori scena così come si sa, Holmes e Watson proseguono la loro indagine... e si trovano ad affrontare l'orrore.
Il poco fantasioso Watson, in particolare, ha molti problemi ad accettare la situazione, ma alla fine il suo senso dell'onore e l'amicizia indistruttibile per Holmes hanno la meglio.
Fra nebbie soprannaturali, sciami di topi, forsennate corse in carrozza, ghinee profuse senza risparmio ed azioni brillanti quanto energiche, i Nostri riescono ad intralciare i piani del Conte quel tanto che basta a farlo fuggire dall'Inghilterra, malgrado ad un certo punto l'Avversario abbia addirittura rapito la dolce Mary, moglie di Watson.
L'epilogo della vicenda, verificatosi nei Carpazi, verrà loro comunicato in seguito da un telegramma di Van Helsing.
In sostanza il romanzo - ambientato fra l'agosto e l'ottobre del 1890 - riesce abilmente ad incastrarsi tanto nella cronologia del romanzo di Bram Stoker (che sarebbe dunque gravemente lacunoso a proposito del ruolo svolto da Holmes nella vicenda) quanto in quella ben più complicata del "canone" holmesiano, fornendo al lettore appassionato un inedito punto di vista con cui considerare fatti sin troppo noti.
E' molto bello inoltre (e non certo consueto) trovare una storia che finalmente colga i personaggi di Holmes e di Watson non solo nelle rispettive caratteristiche ma anche nelle loro vere età: il cinema ci ha abituato ad Holmes e Watson troppo maturi tanto da far dimenticare ciò che dice Conan Doyle: all'epoca della loro fama Holmes e Watson erano giovanotti a malapena trentenni.

NOTA - La migliore e più affidabile cronologia holmesiana è ancora quella di John Hall, "I Remember the Date Very Well" (1993).

             
LadyJack || 10:51 || lunedì, 01 settembre 2008
commenti || commenti (popup)