"Come out and play - ay!"

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LA LUNGA NOTTE - Dylan Dog, Albo Gigante n.°15. Sceneggiatura di Paola Barbato; disegni di Luigi Piccatto; copertina di Angelo Stano (Il personaggio di Dylan Dog è stato creato da Tiziano Sclavi).
Sergio Bonelli ed., novembre 2006.

In un impeto nostalgico di fine estate, alla ricerca di conforto morale, alcuni giorni fa sono andata a riprendere un albo a fumetti uscito circa tre anni fa; un Albo Gigante di Dylan Dog (familiarmente chiamato "Dylandogone"), uno dei migliori che siano mai stati pubblicati... e dire che di cose belle su Dylan ne esistono parecchie. Qui pesa positivamente soprattutto la sceneggiatura della sempre grande Paola Barbato.
In larga misura la storia dell'albo è un omaggio a "I Guerrieri della Notte", immortale film di Walter Hill (da cui il titolo del presente post: se non sapete a cosa si riferisce mi spiace, è troppo lungo da spiegare); tuttavia sono riscontrabili anche altri collegamenti, in particolare con alcuni romanzi di Anne Rice, dato che tra i personaggi sono i vampiri a rivestire il ruolo più importante.
Da Anne Rice deriva senz'altro l'idea delle congreghe di vampiri dedite ad un estenuato estetismo ed ubicate nel sottosuolo, ma anche l'idea che i vampiri possano essere creati per pietà oltre che con odio e violenza: Lestat rese vampira sua madre Gabrielle che stava per morire, preservandone l'esistenza: la stessa cosa accade ad uno dei personaggi dell'albo.
Il nome vampiresco di Drusilla deriva forse dalla serie TV di "Buffy" ma in generale nella trama del fumetto abbondano le suggestioni di una lunga tradizione cine-letteraria: i vampiri, del resto, non sono mica nati ieri!
L'impianto sportivo schermato da un incantesimo e pertanto invisibile agli umani mi sembra invece derivare dal IV volume di "Harry Potter"; dalla saga potteriana è mutuata anche la resistenza ai cattivi incantesimi mediante i ricordi felici: cosa che del resto si trova già in "Peter Pan".

- La sequenza iniziale dell'albo è un tipico esempio di umorismo dylaniato. Si vede Dylan alla guida del maggiolone, è notte e lui ha un'espressione seria. Riquadro dopo riquadro, l'azione è accompagnata da un pensiero che va componendosi lentamente:

ARRIVA IL MOMENTO / IN CUI ANCHE LA TEMPRA PIU' FORTE / INTACCATA DALL'USURA DEL TEMPO / E DALLE AVVERSITA' DELLA VITA / CEDE.
L'ENNESIMO VIAGGIO DI RITORNO DA UN CONVEGNO AMOROSO / LA SOLITA, UMIDA MALINCONIA DELLA NOTTE. LA SOLITUDINE DELLE STRADE.
IMPROVVISAMENTE SENTII CHE ERA TROPPO PER ME / AVEVO RESISTITO TANTE VOLTE, SUPERATO MOMENTI TERRIBILI / EPPURE LA FATICA MI INVESTI' COME UN VORTICE A CUI NON SEPPI RESISTERE, E COSI' / MI FERMAI.

Si è portati a credere che lo stato d'animo espresso sia quello di Dylan, caduto in depressione... e invece la cosa riguarda il maggiolone, che improvvisamente si blocca e lo lascia a piedi, lontano da casa e variamente imprecante.
Quando gli si avvicina un gruppo di ragazzi dall'inequivocabile aspetto punk, Dylan crede per un attimo che verrà pure rapinato; invece i ragazzi cercano di aiutarlo con l'auto: non riescono a riparare il guasto (anzi, smontano allegramente il motore... ) però sono gentili e Dylan si unisce a loro per fare due chiacchiere e per non rimanere solo.
Purtroppo è un errore perchè di lì a poco il gruppo dei sei ragazzi (Febo, Morgan, Drusilla, Clo e gli slavi Divna e Ion) si incontra - e si scontra - con un'altra banda di sei, guidata dall'iracondo Seth.
Nella concitazione della contesa, il cui oggetto sembra essere Varja, una ragazza che sta con Seth ma che interessa anche a Febo, tutti quanti si trasformano: Febo e i suoi sono vampiri, gli altri licantropi. Il povero Dylan invece è solo umano e non si trasforma affatto, cosa che suscita la sgradita attenzione di Seth, il quale propone di farlo fuori.
Per salvargli la vita, Febo finge allora che Dylan fosse destinato a diventare uno di loro, e lo morde sul collo. Per il momento questo mette fine alla lite ma mentre i licantropi se ne vanno, i problemi sono appena iniziati.
Perchè Dylan diventi un vero vampiro dovrebbe a sua volta bere il sangue di Febo, il rito però viene momentaneamente sospeso in attesa di vedere cosa accadrà: ma nel suo cuore Dylan sa già che alla fine si tratterà di scegliere se vivere da vampiro o morire da umano.
Per ora non gli resta che seguire Febo e gli altri, ai quali è comunque grato, e che nei suoi confronti continuano ad essere piuttosto amichevoli.
Dylan apprende così che quella è una notte speciale, la notte in cui come accade ogni anno le rappresentanze di tutte le razze magiche, aliene e mostruose si incontrano per rinnovare, sotto la guida di un giudice supremo e imparziale, il patto di tolleranza reciproca che permette la loro sopravvivenza.
Il rito contempla la realizzazione di un incantesimo fatto con elementi recati dalle varie razze: ed è qui che accade l'irreparabile, perchè quando più tardi, di fronte all'intera affollatissima assemblea viene recato l'elemento dei vampiri (sangue di vergine... e come ti sbagli?!) si scatena una reazione infausta che uccide il giudice supremo.
Febo e i suoi, subito giudicati responsabili, sono costretti ad una fuga precipitosa ed ovviamente Dylan è con loro.
Inizia così una lunga notte durante la quale i vampiri dovranno sottrarsi agli attacchi di tutte le altre razze e contemporaneamente cercare di scagionarsi. In realtà è evidente che il presunto sangue usato per l'incantesimo sia stato trasformato in qualcosa di diverso e pericoloso: i vampiri non possono trasmutare (come sanno anche i lettori di "Harry Potter", per cambiare la materia ci vuole un mago o una strega), quindi sono innocenti... a meno che non si siano assicurati la complicità di qualcuno. Non l'hanno fatto, ma questo va dimostrato.
Mentre scappano e si difendono, Dylan ha modo di conoscere meglio i compagni: Febo con il suo amore irrisolto per Varja (le razze non vanno mescolate, un vampiro e una licantropa non possono stare insieme); la dolce Drusilla, morta a diciassette anni, resa vampira da Febo che rimediò così in extremis al suo tragico tentativo di suicidio, causato da un amore infelice; la bellissima Divna, morta al mondo come strega (anche se non lo era) e rinata come potente vampira...
Ciascuno di loro ha alle spalle una storia, tanto dolore e infelicità; il presente si è fatto eterno, ma ancora non esclude la stanchezza.
Nelle storie dylaniate la dimensione "mostruosa" è spesso metafora della diversità e dell'alienazione, e questo albo non fa eccezione: la narrazione delinea l'esistenza di un mondo non umano in apparenza, ma sin troppo somigliante all'umano in sostanza. Anche lì pesano i pregiudizi, le divisioni e - come verrà dimostrato alla fine - persino le beghe politiche e le congiure.
In ogni caso i vampiri continuano la lotta e la fuga; Dylan li aiuta come può. Il gruppo viene inaspettatamente soccorso dai licantropi, i loro peggiori nemici, e viene invece tradito da una congrega di vampiri. I Nostri perdono Morgan, giovane e allegro, ucciso e decapitato dai demoni in Trafalgar Square.
E intanto Dylan sente crescere dentro di sè il vampiro in potenza, la cui natura comincia a sopraffare il lato umano. Per resistere a quello e agli altri pericoli della lunga notte Dylan può contare sull'appoggio di Febo, ma deve anche ricorrere a se stesso, alla propria immaginazione, alla capacità di opporre il sogno all'incubo: ed è durissima.
Si arriva infine all resa dei conti, l'ultima parte della lotta in cui si scopre che in effetti la responsabilità dell'immane casino va fatta risalire ad un gruppo deviato di streghe e negromanti, interessati ad avere un giudice supremo meno imparziale del solito e forse corruttibile.
Il nuovo giudice invece è un demone la cui irreprensibilità è all'altezza dei precedenti: ed è il suo intervento, quando ormai per i vampiri sembrava finita, a rimettere a posto le cose.
Giudicati finalmente innocenti, Febo e i suoi sono liberi. Gli ultimi eventi hanno però causato un grave danno: nelle fasi finali della battaglia la dolce Drusilla ha ricevuto una ferita mortale.
Mentre tutti se ne vanno, lasciando i vampiri al loro privato dolore e al rito che dovrebbe portare alla nascita del nuovo vampiro, la ragazza muore tra le braccia di un affranto Dylan, dopo avergli fatto giurare di baciarla, una volta spirata.
E' quello l'ultimo tributo di Drusilla all'amore in generale, all'affetto che aveva cominciato a nutrire per Dylan, il suo dono d'addio: nel bacio Dylan entra in contatto con una delle poche cose che possono uccidere un vampiro, ovvero il sangue di un morto. Il sangue di Drusilla insomma uccide il vampiro che c'è in lui e lo lascia di nuovo interamente umano.
Arriva così il momento del congedo: Febo, i vampiri superstiti e Dylan si lasciano da amici, con una punta di amara tristezza perchè probabilmente non si incontreranno mai più.
Poi, in un finale strappacuore che andrebbe incorniciato, Dylan si ritrova su di una verdeggiante collina con a fianco i corpi di Morgan e Drusilla: a lui è stato lasciato il compito di prendersi cura dei caduti.
Sorge l'alba, spira una lieve brezza, la lunga notte è finalmente terminata: la luce del sole nascente arde con una vampa improvvisa i corpi dei morti vampiri, e insieme illumina con pieno fulgore la malinconia di un uomo rimasto solo di nuovo.

- E provate a dire che sono "solo" fumetti...

LadyJack || 10:59 || lunedì, 07 settembre 2009
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Blood' n Fog

SHERLOCK HOLMES CONTRO DRACULA ("Sherlock Holmes vs Dracula, or The Adventure of The Sanguinary Count", 1978), di Loren D.Estleman
[ Gargoyle Books ed., 2008 ]

Il titolo del romanzo farebbe pensare ad una delle solite operazioni commerciali, deprecabili nella loro ricerca di un facile mercato, tipo "Alien contro Predator"; e del resto, leggendo le note conclusive, si scopre che l'autore era ed è tuttora molto affezionato al sottotitolo, trascurato oppure addirittura omesso da alcuni editori proprio per ragioni commerciali.
In ogni caso, tralasciando il titolo per immergersi nel pieno della storia, si trova un romanzo abbastanza soddisfacente. All'inizio potrebbe sembrare un po' scontato, specialmente per i lettori che abbiano grande familiarità con il "Dracula" di Bram Stoker: poi però il tutto si trasforma in una vera e propria storia alla Conan Doyle, una tra le più classiche, solidamente narrate dal buon dottor Watson... e allora il lettore si trova in una posizione decisamente migliore. Per scoprire, alla fine, che l'autore ha realizzato qualcosa di prevedibile eppure interessante, sfruttando ciò che la tradizione e il romanzo di Stoker mettevano a disposizione, facendolo però in maniera intelligente e solo apparentemente semplice. Mettendo in atto, tra l'altro, un buon mimetismo rispetto allo stile originale di Watson, del quale vengono rievocati i limiti e le debolezze, ma anche la straordinaria generosità.
In pratica l'idea di base è semplicissima ma efficace: in "Dracula" vengono narrate soprattutto le gesta di coloro che - capitanati dal professor Van Helsing - danno la caccia al sanguinario Conte per impedirgli di portare il terrore in Inghilterra; Loren D. Estleman, che si finge curatore del manoscritto originale di Watson, riempie i vuoti del romanzo di Stoker immaginando che nei suoi periodi di assenza o di relativa presenza il Conte sia alle prese con Sherlock Holmes, che per caso si è posto sulle sue tracce e non intende abbandonare la caccia, malgrado l'irrazionalità del caso in questione e a dispetto del fatto che Van Helsing ha rifiutato il suo aiuto.
Holmes infatti viene originariamente ingaggiato dal Dailygraph, il quotidiano di Whitby, per fare luce sui tragici eventi che circondano l'approdo in porto del veliero Demeter con il suo sinistro carico di morte e mistero (i lettori di "Dracula" sanno già che quell'evento corrisponde all'arrivo del Conte in Inghilterra). Seguendo indizi strani ed inquietanti ma inconfutabili Holmes arriva alla cripta dei Godalming proprio la notte in cui Lucy Westenra viene liberata dalla maledizione; segue un fruttuoso colloquio con Van Helsing, che colma le lacune, poi ognuno va per la sua strada. E mentre i personaggi di Bram Stoker agiscono fuori scena così come si sa, Holmes e Watson proseguono la loro indagine... e si trovano ad affrontare l'orrore.
Il poco fantasioso Watson, in particolare, ha molti problemi ad accettare la situazione, ma alla fine il suo senso dell'onore e l'amicizia indistruttibile per Holmes hanno la meglio.
Fra nebbie soprannaturali, sciami di topi, forsennate corse in carrozza, ghinee profuse senza risparmio ed azioni brillanti quanto energiche, i Nostri riescono ad intralciare i piani del Conte quel tanto che basta a farlo fuggire dall'Inghilterra, malgrado ad un certo punto l'Avversario abbia addirittura rapito la dolce Mary, moglie di Watson.
L'epilogo della vicenda, verificatosi nei Carpazi, verrà loro comunicato in seguito da un telegramma di Van Helsing.
In sostanza il romanzo - ambientato fra l'agosto e l'ottobre del 1890 - riesce abilmente ad incastrarsi tanto nella cronologia del romanzo di Bram Stoker (che sarebbe dunque gravemente lacunoso a proposito del ruolo svolto da Holmes nella vicenda) quanto in quella ben più complicata del "canone" holmesiano, fornendo al lettore appassionato un inedito punto di vista con cui considerare fatti sin troppo noti.
E' molto bello inoltre (e non certo consueto) trovare una storia che finalmente colga i personaggi di Holmes e di Watson non solo nelle rispettive caratteristiche ma anche nelle loro vere età: il cinema ci ha abituato ad Holmes e Watson troppo maturi tanto da far dimenticare ciò che dice Conan Doyle: all'epoca della loro fama Holmes e Watson erano giovanotti a malapena trentenni.

NOTA - La migliore e più affidabile cronologia holmesiana è ancora quella di John Hall, "I Remember the Date Very Well" (1993).

             
LadyJack || 10:51 || lunedì, 01 settembre 2008
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