
IL MERCANTE DI VENEZIA ("The Merchant of Venice", 1594 / 1597), di William Shakespeare
E' molto difficile spiegare in poche parole cosa abbia rappresentato William Shakespeare nell'ambito della mia formazione mentale: dato che la brevità non è uno dei migliori talenti di cui dispongo, ci rinuncio in partenza. Dirò soltanto che in gran parte proprio a lui è dovuto il mio amore per la lettura: giudicate voi l'entità del debito...
Tra le opere shakespeariane mi piacciono soprattutto le tragedie e i drammi storici, non posso quindi affermare che "Il Mercante di Venezia" sia tra le mie preferite in assoluto: tuttavia si tratta di una cosa interessante e piena di spunti affascinanti che una recente visione dell'omonimo film (perso all'epoca, recuperato in DVD) ha ulteriormente impreziosito. Del film parlerò più sotto, ora soffermiamoci sulla storia in quanto tale.
Nella migliore tradizione shakespeariana la commedia presenta una trama principale a cui si affiancano numerose sottotrame minori, ad essa intrecciate. La trama principale è rappresentata dalla storia d'amore e di amicizia che lega il mercante Antonio al giovane Bassanio e alla donna da questi amata, la bella Porzia. Le trame minori riguardano altri innamoramenti paralleli, ciascuno dei quali ha caratteristiche proprie e proprie conseguenze.
La storia è ambientata nella Venezia del pieno Rinascimento, opulenta, vitalissima e per certi versi pericolosa; malgrado il fatto che il tema amoroso venga declinato in varie forme assieme a quelle complicazioni umane che all'autore riuscivano tanto bene, alla fin fine uno degli elementi più determinanti per l'intreccio è qualcosa di assai più prosaico: l'economia.
TRAMA: Per poter corteggiare adeguatamente la ricca Porzia, di cui è perdutamente innamorato, Bassanio - giovanotto di bell'aspetto e belle speranze, perennemente squattrinato - chiede aiuto all'amico Antonio. Questi è un ricco mercante, legato a Bassanio da grande affetto, per cui la richiesta dovrebbe trovare sicura ed immediata soddisfazione. Sfortuna vuole però che tutti i beni di Antonio siano impegnati in quel momento in un trasporto marittimo di merci pregiate: impresa rischiosa ma potenzialmente fruttuosa e per l'epoca piuttosto normale. Tuttavia Antonio è così interessato alla felicità di Bassanio che non esita a fare l'unica cosa possibile: si rende garante del prestito che il giovane chiederà ad un noto usuraio, Shylock.
Gran personaggio, quest'ultimo: in lui Shakespeare è riuscito a dipingere la realtà storica (ai cristiani era proibita l'usura, agli ebrei era vietato commerciare: ergo, erano gli ebrei che facevano circolare il denaro), coniugandola con una dimensione tragica non comune, se applicata ad una figura che il pubblico avrebbe inevitabilmente avvertito come negativa.
Shylock accetta il contratto, ovviamente, ma impone una strana clausola che lì per lì sembra una specie di scherzo anche se in realtà è dettata dall'odio che l'usuraio nutre per il ricco mondo veneziano e per tutti coloro che lo disprezzano, pur utilizzandone i servigi: Shylock chiede dunque che se il prestito non verrà rimborsato entro i tre mesi previsti, Antonio paghi con una libbra delle propria carne.
L'affare viene concluso, il denaro passa di mano e Bassanio può provvedere a tutto ciò che gli occorre per cercare di conquistarel a bella Porzia.
L'impresa amorosa ha una dimensione favolistica, dato che i pretendenti della gentildonna devono affidarsi ad una scelta fortunata fra tre scrigni per poterla sposare: così ha stabilito il defunto padre di lei e la stessa Porzia non ha voce in capitolo. In realtà Bassanio le è tutt'altro che indifferente, quindi la prova risulta molto stressante per entrambi: grande è però la felicità quando Bassanio sceglie lo scrigno giusto e ottiene il diritto di impalmare l'ereditiera.
Le nozze vengono celebrate e nello stesso giorno si sposano anche Graziano e Nerissa: lui famiglio di Bassanio, lei ancella di Porzia, fulminati da Cupido in occasione della prova dei tre scrigni.
Prima che i matrimoni vengano consumati arrivano però brutte notizie: in un naufragio Antonio ha perduto tutte le navi e le ricchezze, il prestito richiesto a Shylock è scaduto e l'ebreo reclama il proprio diritto.
Anche quando la notizia del naufragio si rivelerà poi falsa, Shylock continuerà a rifiutare il rimborso in denaro, esigendo una libbra della carne di Antonio. Poichè la carne è da prelevarsi da un punto del corpo a discrezione di Shylock e poichè Shylock ha deciso di tagliare vicino al cuore, la sorte del povero Antonio pare segnata: l'uomo non potrà sopravvivere alla ferita e l'ebreo godrà della propria sanguinosa vendetta.
La questione viene portata in giudizio davantoi al Consiglio presieduto dal Doge, ma sembra che non vi sia nulla da fare: il contatto va rispettato.
Quando già il coltello di Shylock è levato contro Antonio interviene però a salvare la situazione un giovane avvocato (che in realtà è Porzia travestita): poichè il patto menziona carne e non altro, Shylock dovrebbe colpire Antonio senza farlo sanguinare e senza prelevare nè più nè meno che una libbra esatta di carne.
Data l'impossibilità dell'impresa Shylock fa allora marcia indietro e dichiara di volersi accontentare del denaro, ma a quel punto il giovane avvocato gli ritorce contro il contratto stesso: con la sua pretesa Shylock ha attentato alla vita di un cittadino della Repubblica Veneziana, reato che prevede per il colpevole la pena di morte e la confisca dei beni.
Shylock è annientato, ma non si infierisce contro di lui: il Doge lo grazia, e i suoi beni finiscono metà allo Stato e metà ad Antonio, il quale però vi rinuncia destinandoli generosamente - quando Shylock sarà morto - a Lorenzo, un altro dei suoi famigli che ha rapito e sposato Jessica, la figlia (consenziente) dello stesso Shylock.
Poichè Jessica aveva già provveduto a sottrarre al padre un bel po' di monete d'oro, e poichè in seguito al giudizio l'ex usuraio è costretto a farsi cristiano, Shylock è in definitiva il tragico e assoluto predente dell'intera storia.
Storia che poi si conclude con qualche schermaglia amorosa e con la rivelazione del ruolo avuto da Porzia e Nerissa nel salvataggio di Antonio.
- Tra i personaggi, come ho già detto, grandeggia Shylock.
A me però piace molto Antonio, il cui carattere sta tutto nell'amore e nell'abnegazione tributati a Bassanio: il suo comportamento andrebbe considerato imprudente e quasi stolto, non fosse per il fatto che Antonio è mosso da una generosità assolutamente sovrumana.
Come spesso accade in Shakespeare, poi, in questa vicenda il mondo viene fatto girare dagli uomini in apparenza, dalle donne in sostanza: e sono le donne, nella gioia e nel dolore, a risultare alla fine più vive. Porzia e Nerissa e Jessica sarebbero limitate dalla loro natura femminile, ma provvedono a travalicare utilmente e con intelligenza.
Bassanio, attorno al quale ruota gran parte della storia, è invece un po' come il Principre Azzurro delle fiabe: un bell'accessorio.
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"The Merchant of Venice", di Michael Radford [ 2004; distibuito in Italia da Istituto Luce ]
con Al Pacino (Shylock), Jeremy Irons (Antonio), Joseph Fiennes (Bassanio), Lynn Collins (Porzia), Heather Goldenhersh (Nerissa), Zuleikha Robson (Jessica).
Il film è fedelissimo alla commedia originale, il cui testo è stato in pratica usato come sceneggiatura. Ha il pregio di rendere allettante l'opulenza dell'epoca, con ricchi costumi e colori caldissimi; completa il quadro la vera città di Venezia, utilizzata come scenografia naturale: magari l'acqua dei canali è stata ripulita a fondo (niente inquinamento, nel '500!), ma i cieli, le pietre e i marmi sono assolutamente autentici.
Perfetti gli interpreti: Al Pacino come bieco Shylock (doppiato in italiano dal sempre magnifico Giancarlo Giannini), Jeremy Irons come umanissimo Antonio, Joseph Fiennes come dolce ed imperterrito Bassanio. Porzia ha una bellezza magica e un po' inquietante, Nerissa un simpatico musetto da madonna birichina.
Particolarmente ben riuscita la parte del processo, con il lungo succedersi di momenti drammatici. Sulla scena, in epoca elisabettiana, doveva essere un delirio: ruoli femminili ricoperti da ragazzi che alla fine fingevano di essere ciò che in effetti erano, ovvero maschietti; nel film però persino il travestimento di Porzia e di Nerissa risulta abbastanza convincente.
E in ogni caso è proprio il processo il grande momento tanto per Shylock quanrto per Antonio: il primo
rivela finalmente tutta la propria strisciante cattiveria (e Shakespeare, che poteva rendere il personaggio grandioso ma non certo accettabile, lo asseconda con perizia); l'altro invece suscita partecipazione e pietà. Antonio è terrorizzato dall'idea di essere in punto di morte, ma si sforza di manatenere la propria dignità e comunque il suo pensiero dominante è ancora e sempre Bassanio: se deve morire, morirà, ma vuole evitare all'amico tanto amato qualunque senso di colpa.
Uno dei pregi del film consiste nell'essere riuscito a renere palese, con equilibrio e sobrietà, un elemento già contenuto nel testo ma per ragioni di discrezione lasciato all'intuizione e ai sottintesi: il fatto che il rapporto tra Antonio e Bassanio sia un rapporto d'amore vero e proprio. Un amore come quelli classici dell'antica Grecia tra un adulto (Antonio) e un giovane (Bassanio), destinato a durare finchè il giovane non fosse a sua volta cresciuto e maturato: e qui infatti Antonio si fa da parte per lasciare il posto a Porzia, al matrimonio e a tutta una vita piena di possibilità.
Uno dei momenti più significativi (e tristi) del film coincide con il finale, quando i due grandi avversari si ritrovano ad affrontare in parallelo ma separatamente la proproia solitudine. Shylock sconfitto e umiliato, viene escluso dalla comunità che era stata sua: per lui, che comunque non sarà mai un vero cristiano, si chiudono per sempre le porte del Ghetto.
Antonio, dopo aver rischiato e sofferto, viene escuso da quella stessa felicità che ha contribuito a costruire: tutti si allontanano e le allegre risate sfumano in lontananza fuori dalla stanza nella quale lui si ritrova solo, in silenzio.
CURIOSITA'. Gli appassionati di assurdi collegamenti cinematografici sarranno lieti si apprendere che Zuleikha Robson (Jessica) può essere vista anche nella Quinta Stagione di "Lost": è la cacciatrice di taglie che riesce a catturare Sayid dopo averlo sedotto in un bar di Los Angeles e che per sua sfortuna si ritrova poi con lui sull'aereo che gli "Oceanic Six" utilizzano per tornare sull'Isola dopo aver vissuto tre anni nel mondo normale.